sabato 5 novembre 2016

ERODOTO E IL "BARATTO SILENZIOSO.





1. ERODOTO E IL "BARATTO SILENZIOSO"
Lo storico di Alicarnasso (V secolo) descrive una singolare forma di commercio praticata dai Cartaginesi nella Libia e finalizzata all’approvvigionamento dell’oro proveniente da giacimenti locali:
λέγουσι δὲ καὶ τάδε Καρχηδόνιοι. εἶναι τῆς Λιβύης χῶρόν τεκαὶ ἀνθρώπους ἔξω Πρακλέων στηλέων κατοικημένους: ἐςτοὺς ἐπεὰν ἀπίκωνται καὶ ἐξέλωνται τὰ φορτία, θέντες αὐτὰἐπεξῆς παρὰ τὴν κυματωγήν, ἐσβάντες ἐς τὰ πλοῖα τύφεινκαπνόν. τοὺς δ᾽ ἐπιχωρίους ἰδομένους τὸν καπνὸν ἰέναι ἐπὶτὴν θάλασσαν καὶ ἔπειτα ἀντὶ τῶν φορτίων χρυσὸν τιθέναικαὶ ἐξαναχωρέειν πρόσω ἀπὸ τῶν φορτίων. τοὺς δὲ Καρχηδονίους ἐκβάντας σκέπτεσθαι, καὶ ἢν μὲνφαίνηταί σφι ἄξιος ὁ χρυσὸς τῶν φορτίων, ἀνελόμενοιἀπαλλάσσονται, ἢν δὲ μὴ ἄξιος, ἐσβάντες ὀπίσω ἐς τὰ πλοῖακατέαται: οἱ δὲ προσελθόντες ἄλλον πρὸς ὦν ἔθηκανχρυσόν, ἐς οὗ ἂν πείθωσι. ἀδικέειν δὲ οὐδετέρους. οὔτε γὰρ αὐτοὺς τοῦ χρυσοῦ ἅπτεσθαι πρὶν ἄν σφιἀπισωθῇ τῇ ἀξίῃ τῶν φορτίων, οὔτ᾽ ἐκείνους τῶν φορτίωνἅπτεσθαι πρότερον ἢ αὐτοὶ τὸ χρυσίον λάβωσι. Erodoto, Storie, IV, 196, 1
I Cartaginesi raccontano anche questo: c’è una località della Libia e ci sono uomini che la abitano fuori dalle colonne d’Eracle; quando i Cartaginesi giungono presso di loro, scaricano le merci, le mettono in fila sulla spiaggia, salgono sulle navi e innalzano del fumo; gli indigeni, visto il fumo, vengono al mare e quindi, deposto dell’oro in cambio delle merci, si ritirano lontano da esse. Allora i Cartaginesi sbarcano e osservano: se l’oro sembra loro corrispondere al valore delle merci, lo prendono e se ne vanno; in caso contrario, salgono di nuovo sulle navi e vi restano; gli indigeni si accostano e aggiungono altro oro, finché non li soddisfino. Nessuno fa torto all’altro; infatti né i Cartaginesi toccano l’oro prima che gli indigeni l’abbiano equiparato al valore delle merci, né gli indigeni toccano le merci prima che gli altri abbiano preso l’oro.

2. I "VIAGGI" DI IBN BATTUTA, cartografo arabo del quattordicesimo secolo. 
Ibn Battuta scrisse che sulle sponde del fiume Volga il commercio di lunga distanza aveva la forma seguente: Ogni viaggiatore... lascia le merci che ha portato... e si ritira nel suo accampamento. 
Il giorno successivo ritorna alle... sue merci e trova di fronte a sè pelli di zibellino, martora ed ermellino. 
Se il mercante è soddisfatto della merce che gli è proposta per lo scambio se la prende, altrimenti la lascia. Gli abitanti del luogo allora aggiungono altre pelli, ma talvolta si riprendono le merci e lasciano quelle del mercante. Questo è il loro modo di fare commercio. 
(Battuta 1929: 151).

3. LA "BALLATA SUI CANI", DI LARS GUSTAFSSON (1936-2016)
Quando Ibn Batutta, viaggiatore arabo,
medico e acuto osservatore del mondo,
nato nel Maghreb nel quattordicesimo
secolo, giunse alla città di Bulgar,
venne a conoscenza della Tenebra.
La Tenebra era un paese a quaranta
giorni di viaggio verso Nord.
Fu alla fine del mese di Ramadan,
e quand'egli ruppe il digiuno al calare del sole
ebbe appena il tempo di pronunciare la
preghiera della notte prima che
il nuovo giorno albeggiasse. Le betulle s'ergevano bianche.
Ibn Batutta, viaggiatore arabo, non giunse mai
più a Nord di Bulgar.
II racconto sulla Tenebra e i viaggi per raggiungerla lo affascinarono.
II viaggio viene intrapreso solo da ricchi mercanti.
Si spostano con centinaia di slitte
cariche di cibo, bevande e legna,
perché là il suolo è coperto di ghiaccio
e nessuno può camminarci sopra senza scivolare
tranne i cani, le cui unghie riescono a far presa
nel ghiaccio eterno. Non ci sono
alberi né pietre, e tanto meno case,
per orientarsi durante il viaggio.
Le guide al Paese della Tenebra sono
i vecchi cani che già hanno fatto il viaggio molte volte.
Simili cani hanno un prezzo che può arrivare
a mille dinari o più, perché le loro conoscenze
sono insostituibili. Al momento di un pasto
si servono i cani prima degli uomini
perché altrimenti il capo della muta s'infuria
e se ne va, abbandonando il padrone
al suo destino.
Nella grande Tenebra.
Dopo quaranta giorni di viaggio
i mercanti si fermano nella Tenebra.
Depongono a terra le merci e fanno ritorno al campo.
Il giorno successivo tornano e trovano
mucchi di zibellini, ermellini e scoiattoli
un po' discosti dalle merci accatastate.
Se il mercante è soddisfatto dello scambio prende le pelli.
Altrimenti le lascia lì. Allora gli abitanti
della Tenebra aumentano la loro offerta con altre pelli
oppure si portano via tutto quello che avevano messo lì
e sdegnano le merci dello straniero.
È il loro modo di commerciare.
Ibn Battuta ritornò nel Maghreb
e morì in età avanzata. Ma quei cani
che, muti ma sapienti,
privi di parola ma con cieca sicurezza
correvano sul ghiaccio levigato dal vento addentrandosi
nella Tenebra
ancora non ci danno pace.
Noi parliamo, e le parole sotto più sapienti di noi.
Noi pensiamo, e il pensato ci precede
come se sapesse qualcosa
che noi ignoravamo. Messaggi corrono
attraverso la storia, un codice che si traveste da idee,
rivolgendosi ad altri e non a noi.
La storia delle idee non è una scienza della psiche.
E i cani, con passi rapidi e sicuri,
sempre più nella tenebra.
da: Pozzi artesiani sogni cartesiani, 1980.
Traduzione di Fulvio Ferrari


1. ERODOTO E IL "BARATTO SILENZIOSO"
Lo storico di Alicarnasso (V secolo) descrive una singolare forma di commercio praticata dai Cartaginesi nella Libia e finalizzata all’approvvigionamento dell’oro proveniente da giacimenti locali:
λέγουσι δὲ καὶ τάδε Καρχηδόνιοι. εἶναι τῆς Λιβύης χῶρόν τεκαὶ ἀνθρώπους ἔξω Πρακλέων στηλέων κατοικημένους: ἐςτοὺς ἐπεὰν ἀπίκωνται καὶ ἐξέλωνται τὰ φορτία, θέντες αὐτὰἐπεξῆς παρὰ τὴν κυματωγήν, ἐσβάντες ἐς τὰ πλοῖα τύφεινκαπνόν. τοὺς δ᾽ ἐπιχωρίους ἰδομένους τὸν καπνὸν ἰέναι ἐπὶτὴν θάλασσαν καὶ ἔπειτα ἀντὶ τῶν φορτίων χρυσὸν τιθέναικαὶ ἐξαναχωρέειν πρόσω ἀπὸ τῶν φορτίων. τοὺς δὲ Καρχηδονίους ἐκβάντας σκέπτεσθαι, καὶ ἢν μὲνφαίνηταί σφι ἄξιος ὁ χρυσὸς τῶν φορτίων, ἀνελόμενοιἀπαλλάσσονται, ἢν δὲ μὴ ἄξιος, ἐσβάντες ὀπίσω ἐς τὰ πλοῖακατέαται: οἱ δὲ προσελθόντες ἄλλον πρὸς ὦν ἔθηκανχρυσόν, ἐς οὗ ἂν πείθωσι. ἀδικέειν δὲ οὐδετέρους. οὔτε γὰρ αὐτοὺς τοῦ χρυσοῦ ἅπτεσθαι πρὶν ἄν σφιἀπισωθῇ τῇ ἀξίῃ τῶν φορτίων, οὔτ᾽ ἐκείνους τῶν φορτίωνἅπτεσθαι πρότερον ἢ αὐτοὶ τὸ χρυσίον λάβωσι. Erodoto, Storie, IV, 196, 1
I Cartaginesi raccontano anche questo: c’è una località della Libia e ci sono uomini che la abitano fuori dalle colonne d’Eracle; quando i Cartaginesi giungono presso di loro, scaricano le merci, le mettono in fila sulla spiaggia, salgono sulle navi e innalzano del fumo; gli indigeni, visto il fumo, vengono al mare e quindi, deposto dell’oro in cambio delle merci, si ritirano lontano da esse. Allora i Cartaginesi sbarcano e osservano: se l’oro sembra loro corrispondere al valore delle merci, lo prendono e se ne vanno; in caso contrario, salgono di nuovo sulle navi e vi restano; gli indigeni si accostano e aggiungono altro oro, finché non li soddisfino. Nessuno fa torto all’altro; infatti né i Cartaginesi toccano l’oro prima che gli indigeni l’abbiano equiparato al valore delle merci, né gli indigeni toccano le merci prima che gli altri abbiano preso l’oro.
2. I "VIAGGI" DI IBN BATTUTA, cartografo arabo del quattordicesimo secolo. Ibn Battuta scrisse che sulle sponde del fiume Volga il commercio di lunga distanza aveva la forma seguente: Ogni viaggiatore... lascia le merci che ha portato... e si ritira nel suo accampamento. Il giorno successivo ritorna alle... sue merci e trova di fronte a sè pelli di zibellino, martora ed ermellino. Se il mercante è soddisfatto della merce che gli è proposta per lo scambio se la prende, altrimenti la lascia. Gli abitanti del luogo allora aggiungono altre pelli, ma talvolta si riprendono le merci e lasciano quelle del mercante. Questo è il loro modo di fare commercio. (Battuta 1929: 151).
3. LA "BALLATA SUI CANI", DI LARS GUSTAFSSON (1936-2016)
Quando Ibn Batutta, viaggiatore arabo,
medico e acuto osservatore del mondo,
nato nel Maghreb nel quattordicesimo
secolo, giunse alla città di Bulgar,
venne a conoscenza della Tenebra.
La Tenebra era un paese a quaranta
giorni di viaggio verso Nord.
Fu alla fine del mese di Ramadan,
e quand'egli ruppe il digiuno al calare del sole
ebbe appena il tempo di pronunciare la
preghiera della notte prima che
il nuovo giorno albeggiasse. Le betulle s'ergevano bianche.
Ibn Batutta, viaggiatore arabo, non giunse mai
più a Nord di Bulgar.
II racconto sulla Tenebra e i viaggi per raggiungerla lo affascinarono.
II viaggio viene intrapreso solo da ricchi mercanti.
Si spostano con centinaia di slitte
cariche di cibo, bevande e legna,
perché là il suolo è coperto di ghiaccio
e nessuno può camminarci sopra senza scivolare
tranne i cani, le cui unghie riescono a far presa
nel ghiaccio eterno. Non ci sono
alberi né pietre, e tanto meno case,
per orientarsi durante il viaggio.
Le guide al Paese della Tenebra sono
i vecchi cani che già hanno fatto il viaggio molte volte.
Simili cani hanno un prezzo che può arrivare
a mille dinari o più, perché le loro conoscenze
sono insostituibili. Al momento di un pasto
si servono i cani prima degli uomini
perché altrimenti il capo della muta s'infuria
e se ne va, abbandonando il padrone
al suo destino.
Nella grande Tenebra.
Dopo quaranta giorni di viaggio
i mercanti si fermano nella Tenebra.
Depongono a terra le merci e fanno ritorno al campo.
Il giorno successivo tornano e trovano
mucchi di zibellini, ermellini e scoiattoli
un po' discosti dalle merci accatastate.
Se il mercante è soddisfatto dello scambio prende le pelli.
Altrimenti le lascia lì. Allora gli abitanti
della Tenebra aumentano la loro offerta con altre pelli
oppure si portano via tutto quello che avevano messo lì
e sdegnano le merci dello straniero.
È il loro modo di commerciare.
Ibn Battuta ritornò nel Maghreb
e morì in età avanzata. Ma quei cani
che, muti ma sapienti,
privi di parola ma con cieca sicurezza
correvano sul ghiaccio levigato dal vento addentrandosi
nella Tenebra
ancora non ci danno pace.
Noi parliamo, e le parole sotto più sapienti di noi.
Noi pensiamo, e il pensato ci precede
come se sapesse qualcosa
che noi ignoravamo. Messaggi corrono
attraverso la storia, un codice che si traveste da idee,
rivolgendosi ad altri e non a noi.
La storia delle idee non è una scienza della psiche.
E i cani, con passi rapidi e sicuri,
sempre più nella tenebra.
da: Pozzi artesiani sogni cartesiani, 1980.
Traduzione di Fulvio Ferrari

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