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giovedì 13 ottobre 2016

Dogmatismo. Derivato dal greco δόγμα (dogma) che significa «decreto, decisione», da δοκέω (docheo) che significa «mi sembra»; è definito come un atteggiamento del pensiero, nella ricerca della verità, analogo a quello del credente rispetto al dogma, per cui l’accettazione di un principio è determinata non già dalla dimostrazione del suo fondamento razionale, ma dal riconoscimento di un’autorità divina o umana, che ne costituisce la fonte.






Robert Delsol a 


113. DOGMATISMO
Derivato dal greco δόγμα (dogma) che significa «decreto, decisione», da δοκέω (docheo) che significa «mi sembra»; è definito come un atteggiamento del pensiero, nella ricerca della verità, analogo a quello del credente rispetto al dogma, per cui l’accettazione di un principio è determinata non già dalla dimostrazione del suo fondamento razionale, ma dal riconoscimento di un’autorità divina o umana, che ne costituisce la fonte.

Esso è riferito a ogni atteggiamento di intransigenza su premesse ideologiche, o su principî, teorie, affermazioni (proprie o altrui), che, da un lato, ne impedisce uno sviluppo o un’interpretazione critica, e, dall’altro, respinge ogni forma di dubbio o discussione.

Ci sono vari tipi di dogmi, che vanno da quelli più noti di tipo religioso a quelli politici, da quelli sociali a quelli scientifici.

La differenza tra i dogmi religiosi e gli altri dogmi riguarda il metodo; infatti, mentre il dogma religioso è immutabile nell'eternità ed è una verità assoluta accettata per fede; i dogmi politici cambiano nel tempo, i dogmi della matematica hanno solo lo scopo di porre le basi per una teoria si modifica nel tempo.
Cosa rende sicuro il dogmatico di essere nel giusto e di possedere la verità?


Filosoficamente il solipsismo che si auto alimenta di autoreferenzialismo, o pragmaticamente la sete di potere che si alimenta della semplicità dei più.


quelli delle scienze non sono dogmi perchè contengono la possibilità di falsificazione, è il soggetto che attribuisce alla costruzione scientifica l'aura di verità assoluta. Un bisogno di certezza per alcuni una strumentalizzazione per altri ?



La posizione "dogmatica", quella di chi pretende di affermare la verità e di possederla, non è accettabile perché non è dimostrabile, perché la motivazione della verità che si afferma risale all'infinito oppure si risolve in una petizione di principio.
Secondo la filosofia classica, la verità esiste, ma non è possibile definirla né possederla
Va ricercata nel dialogo e nell'argomentazione: 
soltanto in essi si disvela, anche se mai totalmente. 
Se rinunciamo a cercarla, evidentemente non la vediamo; ugualmente, se ci limitiamo ad affermarla, senza argomentarla, senza cercarla, essa cessa e si nasconde: perché fuori dal dialogo non è più verità, bensì dogma. Il "dialettico", colui che cerca la verità attraverso il dialogo e l'argomentazione, in un certo senso può anche ispirare tenerezza: perché non raggiungerà mai il possesso della verità, non conseguirà mai pienamente il fine della sua ricerca.
Ma ciò non è un male e soprattutto non significa che quella ricerca sia inutile e vada abbandonata perché infruttuosa: semplicemente è necessario cercare la verità perché questa si mostri, ed è impossibile fermarla in modo da possederla. 
Se abbandonassimo la ricerca, saremmo dogmatici oppure scettici, e la verità ci si nasconderebbe del tutto. Se invece la cerchiamo, la verità ci si disvela, seppure in modo fragile ed incompleto perché lo fa soltanto nel dialogo e nel confronto delle argomentazioni.


Nella nota si afferma che esistono vari tipi di dogma,tra cui anche quelli scientifici.
Per quest'ultima categoria, mi pare che la definizione sia poco appropriata, in quanto la ricerca scientifica condotta attraverso il metodo sperimentale galileiano, non produce dogma ma leggi, la cui validità è sempre comprovabile da chiunque sia in grado di verificarle, fino a prova contraria. Dunque, non dogma ma leggi scientifiche, che sono ben altra cosa, ove si pensi che tutta la storia della scienza non è stata altro che una battaglia contro ogni forma di dogmatismo.




Anche la scienza non considera più i propri principi o leggi come verità indiscutibili......
Galilei pensava le scoperte scientifiche come una messa in luce delle leggi divine che governano il mondo. Oggi si pensa più alla legge scientifica come una evidenza statistica e nulla più.

mercoledì 2 ottobre 2013

Christopher Hitchens. Socrate. La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia




Christopher Hitchens. Socrate. Filosofia e religione.
“La collisione fra le nostre facoltà razionali e la fede organizzata, per quanto dovesse già essersi verificata nell’intimo di molti, ha la sua probabile scena originaria nel processo di Socrate del 399 a.C. non ha alcuna importanza, a mio parere, che neppure si sappia con certezza se Socrate sia esistito davvero. Le testimonianza circa la sua vita e le sue parole sono di seconda mano, quasi (ma non esattamente) come i libri della Bibbia ebraica e cristiana e i hadith dell’islam. La filosofia, in ogni caso, non ha bisogno di tali prove, dato che il suo terreno non è quello della sapienza «rivelata». Tuttavia, qualche plausibile elemento della vita di Socrate lo conosciamo (era un soldato coraggioso che può ricordare nell’aspetto Švejk; aveva una moglie megera; era afflitto da attacchi di catalessi) e tanto basta. Dalle parole di Platone, il quale se non altro fu un testimone oculare, sappiamo che in un periodo di paranoia e tirannia ad Atene Socrate venne accusato di empietà, con la pena che ne conseguiva. Come emerge dalle nobili parole dell’<Apologia>, egli non cercò di salvarsi la vita dichiarando cose in cui non credeva, come faranno piú tardi altri uomini di fronte all’Inquisizione. Sebbene non fosse un ateo in senso stretto, lo si reputava piuttosto appropriatamente un folle per la sua vocazione al libero pensiero e perché non accettava limiti alla ricerca rifiutando ogni dogma. Egli affermava che tutto ciò che «sapeva» era l’ampiezza della sua ignoranza (e questo, per me, è tuttora il crisma di una persona istruita). Secondo Platone, il grande ateniese amava osservare riti e consuetudini della città, affermava che era stato l’oracolo di Delfi a ordinargli di diventare filosofo, e sul letto di morte, condannato a bere la cicuta, parlò di una possibile vita nell’aldilà, nella quale coloro che si erano disfatti del mondo attraverso l’esercizio della mente potevano continuare a condurre una vita puramente intellettuale. Ma anche in quel momento egli non mancò di distinguersi aggiungendo che poteva non essere cosí. La questione, come sempre, merita di essere indagata. La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia.”

CHRISTOPHER HITCHENS (1949 – 2011), “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”, trad. di Mario Marchetti, Einaudi, Torino 2007, Capitolo diciottesimo ‘Una tradizione piú bella: la resistenza della razionalità’, pp. 244 – 245.



“ The original collision between our reasoning faculties and any form of organized faith, though it must have occurred before in the minds of many, is probably exemplified in the trial of Socrates in 399 BC. It does not matter at all to me that we have no absolute certainty that Socrates even existed. The records of his life and his words are secondhand, almost but not quite as much as are the books of the Jewish and Christian Bible and the hadiths of Islam. Philosophy, however, has no need of such demonstrations, because it does not deal in «revealed» wisdom. As it happens, we have some plausible accounts of the life in question (a stoic soldier somewhat resembling Schweik in appearance; a shrewish wife; a tendency to attacks of catalepsy), and these will do. On the word of Plato, who was perhaps an eyewitness, we may accept that during a time of paranoia and tyranny in Athens, Socrates was indicted for godlessness and knew his life to be forfeit.
 The noble words of the Apology also make it plain that he did not care to save himself by affirming, like a later man faced with an inquisition, anything that he did not believe. Even though he was not in fact an atheist, he was quite correctly considered unsound for his advocacy of free thought and unrestricted inquiry, and his refusal to give assent to any dogma. All he really «knew,» he said, was the extent of his own ignorance. (This to me is still the definition of an educated person.) According to Plato, this great Athenian was quite content to observe the customary rites of the city, testified that the Delphic oracle had instructed him to become a philosopher, and on his deathbed, condemned to swallow the hemlock, spoke of a possible afterlife in which those who had thrown off the world by mental exercise might yet continue to lead an existence of pure mind. But even then, he remembered as always to qualify himself by adding that this might well not be the case. The question, as always, was worth pursuing. Philosophy begins where religion ends, just as by analogy chemistry begins where alchemy runs out, and astronomy takes the place of astrology.”
CHRISTOPHER HITCHENS, “God is not Great. How Religion Poisons Everything”, Twelve, New York 2007, Chapter Eighteen ‘A Finer Tradition: The Resistance of the Rational’, pp. 255 – 256.

domenica 23 settembre 2012

Bert Hellinger. Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.

"Perdonare” non significa capire ma lasciar andare…
Lasciar andare la nostra rabbia, la nostra paura, il nostro risentimento
Bert Hellinger, psicoterapeuta tedesco, “Le costellazioni familiari”


Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.
Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro. Se ci stacchiamo da qualcosa che alla lunga rappresenta un peso piuttosto che un aiuto ad andare avanti, poi saremo pronti ad aprirci all’essenziale, a ciò che conta...
 Bert Hellinger. Gli ordini del successo



Ciascuno di noi fa parte di una famiglia con cui vive ed a cui è legato, che lo voglia o meno. 
Spesso continuiamo a ripetere conflitti e malesseri nelle nostre esperienze, oppure portiamo sulle spalle pesi che non ci appartengono. O anche, viviamo a nostra insaputa il tragico destino di un familiare, scomparso da tanto tempo e mai conosciuto. Tutte queste dinamiche ci legano in modo negativo alla famiglia, impedendoci di guardare in avanti con forza gioiosa e di avere successo nella nostra vita.
Bert Hellinger





Francesca Carella:
Solo se si allontanano da noi non ci appartenevano. Ma se, in un modo o nell'altro si riavvicineranno... ci appartenevano eccome, e quel "qualcos'altro", non avrà motivo di manifestarsi...


mercoledì 29 agosto 2012

La mente come l'acqua prende ogni forma, per cui vigila dove si posa, dove entra, che pensiero alberga, i tuoi pensieri ti diranno dove il tuo cuore sta mettendo radici: se pensi solo al calcio il tuo spirito diventa sportivo, se pensi solo ai soldi il tuo spirito diventa affarista, se pensi solo al sesso avrai uno spirito morboso, se pensi solo alla religione avrai uno spirito moralista o isolato


 
LA MENTE INFORME ED INFORMA TUTTO.
"La mente simile all'acqua, cede a qualsiasi cosa vi venga immersa. Giacchè si ritira sempre, non può essere danneggiata a meno che tu la congeli prigioniera del freddo dell'oblio, però quando non rifletti, è acqua stagna, potreste colpirla all'infinito con un coltello senza lasciare neppure un taglio, e non vi opporrebbe mai resistenza".
La mente come l'acqua prende ogni forma, per cui vigila dove si posa, dove entra, che pensiero alberga, i tuoi pensieri ti diranno dove il tuo cuore sta mettendo radici: se pensi solo al calcio il tuo spirito diventa sportivo, se pensi solo ai soldi il tuo spirito diventa affarista, se pensi solo al sesso avrai uno spirito morboso, se pensi solo alla religione avrai uno spirito moralista o isolato, ecc... non lasciare mai che la tua mente si fermi in un solo pensiero stagno; nella preghiera essa deve tendere alla quiete altrimenti, come l'acqua mossa, non riflette la verità che vi si rispecchia... la preghiera ti rivelerà il fluire della mente in tutte le direzioni della natura.
 

giovedì 28 giugno 2012

IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO


Birdlip, 16 luglio, 1941
IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO
Coscienza intellettuale e Coscienza morale sono similari nelle loro rispettive sfere, stando una nel Centro Intellettuale, l’altra nel Centro Emozionale.
Coscienza intellettuale è conoscere tutto simultaneamente.
Coscienza morale è sentire tutto simultaneamente.

COSCIENZA MORALE
Come si sa, nell’esperienza religiosa come mezzo di trasmettere l’insegnamento dell’umanità cosciente all’umanità addormentata, una delle cause del fallimento proviene dal fatto che ogni persona si stabilisce un proprio dogma come fosse una verità assoluta, e in questo modo gli uomini si perseguitano, si disprezzano, si uccidono in nome di Dio. Lo fanno con tutto il fervore e adducono nel fare così che è in accordo con la loro coscienza. Ma questa coscienza è Falsa o Meccanica ed ha la sua origine nella Personalità. Questa Coscienza Falsa o Acquisita non si basa nella comprensione interiore. È vincolata alla Falsa Personalità e in questo modo con il sentimento d’essere meritorio e pertanto con il sentimento di avere ragione e d’essere migliore degli altri, e considera coloro che hanno credenze religiose differenti come inferiori, disprezzabili o meritevoli di morte.
La differenza tra Coscienza Vera e la Coscienza Meccanica o Falsa si fonda sul fatto che la Coscienza Vera è la stessa per tutti gli uomini e parla la stessa lingua. La Coscienza Meccanica o Falsa è diversa per ogni persona, secondo la nazione, l’educazione, i costumi, forme di credenze, ecc.
Se tutti gli uomini potessero svegliarsi, la Coscienza Vera parlerebbe a tutti loro e starebbero in accordo gli uni con gli altri, perché parlerebbe ad ognuno nella stessa maniera.
La Coscienza Vera esiste in tutti gli uomini però è sotterrata e fuori della loro portata. La Personalità è cresciuta sopra di essa ed il risultato è che i nostri sentimenti, il nostro senso di noi stessi, si è trasferito nella Personalità. Per questo sentire tutto simultaneamente” è impossibile e sicuramente sarebbe insopportabile così come siamo. “Sentire tutto simultaneamente” equivale a dire che siamo uno. Ma la Personalità è divisa in pezzetti. L’idea fondamentale che è necessario capire sulla Personalità è che essa è multipla. Per questo motivo ora ci si sente in un modo e poi in un altro, ma separatamente e non allo stesso tempo e senza nemmeno ricordarlo, ci si comporta ora in una forma e dopo in un’altra. E a tutto questo cangiante caleidoscopio che è dentro di noi lo si chiama “Io”. Cioè, uno s’immagina di essere una persona. Fintanto che un uomo prende se stesso come una persona mai si muoverà da dov’é. Per svegliare la Coscienza è necessario che cominci a vedere le contraddizioni che stanno in se stesso. Ma se cerca di vedere le contraddizioni in se stesso considerandosi sempre come fosse una persona non otterrà alcun risultato. Sarà come se credesse che tutto quanto ciò che vede davanti a lui sia una parte del suo corpo.
Quello che soprattutto impedisce che un uomo possa vedere le contraddizioni in lui sono i respingenti. Al posto di avere una Vera Coscienza l’uomo ha una Coscienza Artificiale e respingenti. Dietro ogni persona ci sono anni e anni di vita sbagliata e stupida, compiacente ad ogni classe di vizi (debolezze), di sonno, di ignoranza, di affettazione, di mancanza di sforzo, di lasciarsi portare dagli avvenimenti, di chiudere gli occhi, di lottare per evitare i fatti sgradevoli, di mentire costantemente a se stesso, di abusare degli altri e attribuire la colpa agli altri, di trovare difetti in tutti, di giustificare se stesso, di essere vuoto, di parlare male, e così via. Il risultato di ciò è che la macchina umana è sudicia e lavora male. E questo non è tutto, perché si creano in essa strumenti artificiali dovuti al suo cattivo funzionamento. E per una persona che desideri svegliarsi e convertirsi in un’altra persona e fare un'altra vita, questi strumenti artificiali ostacolano le sue buone intenzioni. Sono chiamati respingenti. Come i dispositivi dei vagoni della ferrovia, la loro azione è di smorzare gli shock nelle collisioni. Ma nel caso dei respingenti in un uomo la loro azione proviene dal motivo di prevenire che i due lati contradditori di se stessi arrivino ad essere simultaneamente Coscienza Intellettuale.
I respingenti sono creati gradualmente ed involontariamente intorno a noi dalla vita, attraverso la nostra educazione. La sua azione tende ad impedire che un uomo esperimenti la Coscienza Morale, cioè, che senta “tutto simultaneamente”. Per esempio, esistono dei respingenti molto forti in ciò che ci piace e ciò che ci disgusta, nei nostri sentimenti gradevoli verso qualcuno e i nostri sentimenti sgradevoli. Per rompere un respingente è necessario osservare se stessi per un lungo periodo e ricordare in che modo si sentiva e in che modo si sente ora. Cioè, è necessario vedere nello stesso momento i due lati di un respingente, vedere i lati contraddittori di se stesso che sono separati dal respingente. Una volta che un respingente è rotto non si può più riformare.
I respingenti fanno sì che la vita dell’uomo sia più facile. Gl’impediscono di sentire la Vera Coscienza. Ma gl’impediscono anche che si sviluppi. Lo sviluppo interiore dipende dagli shocks. Solo gli shocks possono tirar fuori un uomo da dov’é. Quando un uomo comprende qualcosa su di se, ha uno shock, ma la presenza dei respingenti che sono in lui gl’impediscono di comprendere alcunché, perché i respingenti sono fatti per attutire gli shock. Quanto più un uomo osserva se stesso, più probabilità avrà di cominciare a veder i respingenti in lui. Quanto più ci si osserva, tanto più facile vi sarà avere indizi di voi come un tutto. Se si osservano differenti momenti della propria vita, dopo qualche tempo si ottiene un indizio di se che copre simultaneamente un periodo, cioè, ci amplia il nostro grado di coscienza. Ma per prima cosa si deve cercare di osservare tutto di voi in un preciso momento, lo stato emozionale, i pensieri, le sensazioni, le intenzioni, la postura, i movimenti, il tono della voce, le espressioni facciali e così via. Tutto questo deve essere fotografato insieme. Questa è un’osservazione completa e da essa si originano tre cose:
1) una nuova memoria di se, 2) un cambio completo del concetto che si ha su di se, 3) lo sviluppo del sapore interiore in relazione alla qualità di ciò che si osserva internamente. Per esempio, per il sapore interiore si può riconoscere senza nessuna difficoltà che si sta mentendo o che si è in uno stato negativo, quantunque ci si giustifichi e si protesti che non è così. Qui tutto si fonda nel porsi o no la sincerità interiore. Se non si pone, è meglio abbandonare il lavoro. Tocca dire del sapore interiore che è il debole inizio della Vera Coscienza, perché è qualcosa che riconosce la qualità dello stato interiore in cui si sta. L’osservazione di se e il sapore interiore non sono la stessa cosa però possono coincidere. Quanto più si comprende il lavoro, più corretta sarà la disposizione nella vostra mente rispetto al lavoro e più capirà il suo significato, più facilmente passerà alla Vera Coscienza. Si è detto alcune volte che se si possedesse la Vera Coscienza il lavoro non sarebbe più necessario perché lo si conoscerebbe di già.
 
 

martedì 17 aprile 2012

Jostein Gaarder. Il mondo di Sofia. Una volta, in russia, un astronauta e un neurochirurgo si misero a discutere sulla fede cristiana

Sono stato lassù: non ci sono marziani, non ci sono angeli, non c’è dio: siamo soli.
Yuri Gagarin, al rientro dal primo viaggio nello spazio


Una volta, in Russia, un astronauta e un neurochirurgo si misero a discutere sulla fede cristiana. 
Il chirurgo era credente, l'astronauta no. "Sono stato nello spazio tante volte", si vantava quest'ultimo, "ma non ho mai visto un angelo". Il chirurgo, dopo un attimo di riflessione, ribatté: "e io ho operato una gran sfilza di cervelloni, eppure non ho mai visto un solo pensiero".
Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia


Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma.
Anche tu lo sei: noi siamo l'enigma che nessuno risolve.
Jostein Gaarder, “C’è nessuno?” (1996)


Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta. Chi si inchina si piega. [...] Non devi mai piegarti davanti a una risposta. [...] Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre.
Jostein Gaarder, “C’è nessuno?”


La verità è che mi sento già come un fantasma, e devo respirare a fondo ogni volta che ci penso. 
Comincio a capire perché i fantasmi spesso gemano ed ansimino da fare tanta paura.
Non è per spaventare i loro successori.
È solo perché soffrono indicibilmente a respirare in un'epoca che non è la loro.
Jostein Gaarder, La ragazze delle arance


Non bisogna perdere la capacità di stupirsi, perché altrimenti il mondo e la nostra stessa vita diventerebbero un'abitudine.
Jostein Gaarder


Oggi la maggior parte degli studenti sostiene di voler diventare famosa, e lo dice con assoluta serietà. Vent'anni or sono un'affermazione simile sarebbe stata considerata piuttosto impudente. Nel corso di una generazione, tuttavia, i presupposti culturali si sono ribaltati. Negli anni'50 e'60 non si andava in giro raccontando di voler diventare famosi. Ci si accontentava di diventare medico o poliziotto. Se si diceva di voler diventare famosi, si doveva come minimo mettere in chiaro in quale campo, e così lo scopo da raggiungere veniva anteposto alla celebrità in sé. Adesso è diverso. Prima si decide di diventare famosi, poi, in seconda battuta, si valuta come. Che la fama di cui si gode sia merita è irrilevante o quasi. Nel peggiore dei casi, ci si accontenta di essere lo stronzetto di un reality-show, o, volendo scendere ancora più in basso, di commettere un crimine dai risvolti sensazionali. Io ho precorso questa evoluzione; è come se avessi sempre saputo che, un giorno, diventare famoso sarebbe equivalso a essere un individuo volgare. Ho sempre evitato la volgarità.
Jostein Gaarder



IL MONDO DI SOFIA, LA FILOSOFIA PER TUTTE LE ETÀ

Il mondo di Sofia.
La filosofia è l’arma del pensiero.
Non è facile approcciarsi ad una materia come questa, soprattutto per coloro che, per vari motivi, ne sono completamente a digiuno. È però inutile negare con quanto fascino questa disciplina attragga a sé, non tanto per la possibilità di conoscere il pensiero di mille e più soggetti dispersi e vitali nella storia dell’uomo, quanto per la facoltà intrinseca di essere noi stessi dei filosofi, anche se in sola versione Bignami. Ne Il mondo di Sofia, uno dei must read più acclamati degli ultimi anni, la filosofia diventa protagonista assoluta, spiegata con fare moderno, mai grave eppure accattivante, con un salto progressivo da un capo all’altro nello spazio e nel tempo.

Solitamente, pensando al Il mondo di Sofia, non vi è una definizione univoca del genere:
c’è chi lo definisce un romanzo filosofico, chi un giallo raffinato, chi, invece, addirittura un libro d’avventura. Sono troppe difatti le sfumature che seguono il fluire delle pagine de Il mondo di Sofia, una sorta di breve trattato di filosofia vestito da metaromanzo, un percorso di lettura che invita non solo alla conoscenza, ma soprattutto alla riflessione personale fin dalle prime pagine.

Quando nel 1991 Jostein Gaarder pubblicò per la prima volta Il mondo di Sofia, il successo fu repentino: basti pensare che il Frankfurter Allgemeine Zeitung ne parlò con toni a dir poco entusiastici «600 pagine scritte con uno stile limpido e pieno d’humour… Jostein Gaarder siede sul trono dell’Illuminismo europeo». Ad oggi, questo romanzo filosofico resta la porta d’ingresso ideale per chi vuole approcciarsi alla filosofia, così come rappresenta una piacevole lettura per coloro che, lontani dai banchi di scuola e dagli scranni accademici, voglio rispolverare la storia del pensiero trattata in modo brillante e succinta.

La trama
Norvegia. Sofia Amundsen è una ragazzina uguale a tante altre e la sua vita non è dissimile da quella della maggioranza dei suoi coetanei quattordicenni. Tutto cambia, però, quando nella sua cassetta della posta cominciano ad arrivare strane lettere anonime contenenti domande altrettanto spiazzanti come “Chi sei tu?” e “Da dove viene il mondo?.

Nella sua curiosità di giovane, Sofia entrerà man mano in un meccanismo sofisticato, che diventerà non solo una scuola di filosofia grazie alle lezioni di studio e pensiero del saggio Alberto Knox, ma un percorso atto ad aprire la mente e a fuggire dalla finzione delle pagine scritte.

Sullo sfondo, neanche troppo velatamente, si destreggiano altri due importanti personaggi: il maggiore Albert Knag e sua figlia Hilde Mǿller Knag, quest’ultima della stessa età di Sofia.

Si parte, così, dall’alba dei tempi seguendo la filosofia come intreccio storico mai sopito, come volano della libertà e della conoscenza a più livelli. Un libro nel libro, una affascinante avventura che lasciamo al lettore la curiosità di vivere nella propria testa.

Note sull’autore.
Nato ad Oslo nel 1952, Jostein Gaarder ha insegnato filosofia per dieci anni prima di approdare alla scrittura. È con Il mondo di Sofia – edito in Italia da Longanesi – che avviene, però, la consacrazione internazionale, un vero e proprio best seller rimasto per mesi ai primi posti delle classifiche di Gran Bretagna, Spagna, Germania, Francia, Stati Uniti e Italia, dove ha ricevuto anche il Premio Bancarella nel 1995.

Fra le sue opere maggiori ricordiamo L’enigma del solitarioIl venditore di storieLa ragazza delle arance e Scacco matto, tutti pubblicati con Longanesi.

http://www.recensionilibri.org/2013/02/il-mondo-di-sofia-la-filosofia-per-tutte-le-eta.html







Più bello ancora "Il mondo di Sofia", parere personale, ovviamente!



 



mercoledì 15 febbraio 2012

Anacleto Verrecchia. Tutti parlano dell'imprinting delle oche a opera di Konrad Lorenz. Ma i preti che imprimono i loro dogmi metafisici nel tenero cervello dei bambini fanno forse qualche cosa di diverso? L'unica differenza sta nella qualità dell'imprinting, perché le oche imprintate da Lorenz si mettono al seguito di un'intelligenza geniale, mentre i bambini imprintati dai preti diventano più oche delle oche



Tutti parlano dell'imprinting delle oche a opera di Konrad Lorenz. Ma i preti che imprimono i loro dogmi metafisici nel tenero cervello dei bambini fanno forse qualche cosa di diverso? L'unica differenza sta nella qualità dell'imprinting, perché le oche imprintate da Lorenz si mettono al seguito di un'intelligenza geniale, mentre i bambini imprintati dai preti diventano più oche delle oche


Anacleto Verrecchia (1926 – 2012)

sabato 28 gennaio 2012

Émile Auguste Chartier. Svegliarsi è proprio decidere di far questo: svegliarsi significa rifiutarsi di credere senza capire, senza esaminare, ma cercare qualcosa d’altro oltre a ciò che si mostra; svegliarsi vuol dire mettere in dubbio quello che ci si presenta, stendere le mani per provare a toccare ciò che si vede, aprire gli occhi per cercare di vedere ciò che si tocca; significa confrontare le testimonianze e accettare solo le immagini che resistono al confronto; significa confrontare il reale con il possibile per cercare di raggiungere il vero; significa dire alla prima apparenza, tu non esisti. Svegliarsi significa mettersi alla ricerca del mondo

L'AVVENTURA DELLA CONOSCENZA:la stanza di Virginia Woolf e altri luoghi
Svegliarsi è proprio decidere di far questo: svegliarsi significa rifiutarsi di credere senza capire, senza esaminare, ma cercare qualcosa d’altro oltre a ciò che si mostra; svegliarsi vuol dire mettere in dubbio quello che ci si presenta, stendere le mani per provare a toccare ciò che si vede, aprire gli occhi per cercare di vedere ciò che si tocca; significa confrontare le testimonianze e accettare solo le immagini che resistono al confronto; significa confrontare il reale con il possibile per cercare di raggiungere il vero; significa dire alla prima apparenza, tu non esisti. Svegliarsi significa mettersi alla ricerca del mondo.
Émile Auguste Chartier
Vittoria Scolari: Mi sono messa alla ricerca del mondo fin da giovanissima . . . . ho trovato solo due o tre cose belle e purtroppo una vastissima miseria umana . . . . . . e ho capito che è l'egoismo che rovina tutto ! Allora è necessario cercare in primis dentro di sè . 

martedì 24 gennaio 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

Salman Rushdie. Il dubbio, mi sembra, è la condizione principale dell'essere umano nel ventesimo secolo.


Il dubbio, mi sembra, è la condizione principale dell'essere umano nel ventesimo secolo.

Salman Rushdie

La poesia salverà il mondo

Salman Rushdie

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ahmed Salman Rushdie
Ahmed Salman Rushdie (Bombay, 19 giugno 1947) è uno scrittore e saggista britannico, autore di opere di narrativa in gran parte ambientate nel subcontinente indiano.
È cresciuto a Bombay e ha frequentato il King's College di Cambridge in Inghilterra. È un cittadino britannico. Nel 1999 s'è sottoposto ad un delicato intervento alle palpebre per curare un disturbo congenito ai tendini rattrappiti, che ne rendevano difficoltosa l'apertura, col rischio della perdita della vista. Nel 2004, Rushdie si è sposato per la quarta volta, questa volta con la modella ed attrice indiana Padma Lakshmi, dalla quale si è poi separato il 2 luglio 2007.
Il suo stile narrativo, che amalgama il mito e la fantasia con la vita reale, è stato descritto come collegato al realismo magico.

Indice

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I versi satanici[modifica]

Nel 1988 scrisse I versi satanici (The Satanic Verses), una storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti della figura di Maometto, e ritenuta blasfema dagli islamici.
La pubblicazione del libro provocò nel febbraio 1989 una fatwa di Khomeini che decretò la condanna a morte del suo autore, reo di bestemmia. Un privato cittadino offrì una taglia per la morte dello scrittore, tollerata dal regime khomeinista. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi nel Regno Unito e vivendo sotto protezione.
Il traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, fu però ucciso da emissari del regime iraniano[1][2], mentre il traduttore italiano, Ettore Capriolo, fu ferito[2]. Ferito fu anche l'editore norvegese del libro.[3]
La fatwa è stata reiterata ancora il 17 febbraio 2008, in quanto "la condanna a morte dell'Imam Khomeini contro Salman Rushdie ha un significato storico per l'islam e non è semplicemente una condanna a morte"[4].

Opere[modifica]

La sua carriera di scrittore cominciò con Grimus, una fiaba fantastica, in parte fantascientifica, che venne ignorata dal pubblico e dai critici.
Il suo romanzo successivo, I figli della mezzanotte, invece, lo catapultò nella fama letteraria ed è considerato il suo miglior lavoro fino ad ora. Inoltre influì in modo significativo sul corso che la scrittura Indiana in Inglese avrebbe avuto nella decade successiva. Per quest'opera fu in seguito premiato con il premio 'Booker of Bookers' nel 1993; in seguito è stata selezionato come miglior romanzo a cui sia stato assegnato il Premio Booker nei suoi primi 25 anni. Nel 2008 I figli della mezzanotte è stato insignito del premio "Best of Bookers", miglior vincitore del premio Booker nei suoi primi 40 di vita. Questo fu visto in India come un attacco alla dinastia Nehru-Gandhi e Rushdie fu costretto a lasciare l'India per le minacce.
Il successo delle reazioni che incitavano violenza nei confronti delle sue opere produsse molta pubblicità e libri venduti; una formula che ripeté nuovamente. Dopo il successo di I figli della mezzanotte, Rushdie scrisse un racconto, La vergogna, in cui delinea i tumulti politici in Pakistan basando i suoi personaggi su Zulfikar Ali Bhutto ed il Generale Muhammad Zia-ul-Haq. Entrambi questi lavori sono caratterizzati da, oltre allo stile del realismo magico, l'occhio dell'immigrante del quale Rushdie è così conscio.
Rushdie è molto influenzato anche dalla letteratura moderna. I figli della mezzanotte prende in prestito temi dal romanzo Il tamburo di latta di Günter Grass, che Rushdie sostiene lo abbia ispirato a diventare uno scrittore. I versi satanici è chiaramente influenzato dal classico romanzo russo Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov.
India e Pakistan furono i temi, rispettivamente di I bambini della mezzanotte e La vergogna. Nei suoi lavori successivi, Rushdie rovesciò il mondo occidentale con L'ultimo sospiro del moro, che esplora i collegamenti commerciali e culturali tra India e Penisola iberica.
Rushdie pubblica successivamente La terra sotto i suoi piedi, romanzo che rivisita in chiave moderna, attraverso Bombay, Inghilterra, Usa, il mito di Orfeo ed Euridice nelle due popstar Vina e Ormus. Tema principale del libro è quindi lo stretto rapporto di interdipendenza che esiste tra amore, morte e musica.
Ha anche scritto e pubblicato un libro per bambini, Haroun and the Sea of Stories, vincitore del Writer's Guild Award. Ha inoltre pubblicato varie opere di saggistica (non-fiction), come The Jaguar Smile, Imaginary Homelands, The Wizard of Oz e, in qualità di co-curatore, The Vintage Book of Indian Writing. È anche autore di una raccolta di storie brevi intitolata East, West.
Rushdie ha ricevuto molti altri premi per le sue opere, incluso l'European Union's Aristeion Prize for Literature e nel 1989 il Germany's Author of the Year Award. È anche membro della Royal Society of Literature e Commandeur des Arts et des Lettres dal 1999. Rushdie è presidente del PEN American Center e Honorary Professor in Humanities al MIT. I suoi libri sono stati tradotti in trenta lingue.

Bibliografia[modifica]

La bibliografia riporta il titolo italiano e quello originale, tra parentesi, con la data di prima pubblicazione. A seguito l'eventuale editore italiano e l'anno di pubblicazione.

Note[modifica]

  1. ^ ma l' Islam vuole morto Rushdie in archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 10-09-2011.
  2. ^ a b «Tradusse 'VERSETTI SATANICI' un iraniano lo accoltella». la Repubblica, 04 luglio 1991. URL consultato in data 11-08-2009.
  3. ^ «Oslo, ferito un editore Ha pubblicato Rushdie». Corriere della Sera, 12 ottobre 1993. URL consultato in data 11-08-2009.
  4. ^ Fatwa: Iran: Il regime dei mullah conferma la condanna a morte contro Rushdie in Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. URL consultato il 2008-02-24.

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