Il disegno cosiddetto libero è tale solo se nasce spontaneamente dal bambino e solo cosi il bambino esprime al meglio se stesso, le sue emozioni. Se gli viene richiesto diventa per forza una consegna e dunque è un'altra modalità.
Una gentile amica aveva preso l'abitudine di starmi a guardare e, come finiva la riunione, si precipitava a strapparmeli di mano, qualche volta mi pregava di datarli, più avanti volle addirittura che li firmassi. Lo consideravo un'innocua mania da collezionista, c'è gente che colleziona scatole di fiammiferi e altre cosucce assolutamente inutili.
Ma un giorno m'informa che [...]
Manlio Cecovini, Dizionarietto di filosofia quotidiana
quando andavo a scuola, le magistrali, avevo un quaderno solo per questo.
Mentre i professori spiegavano o interrogavano, io scarabocchiavo.
Era come se tenendo le mani occupate, il corpo fisico impegnato in un'attività,
la mente potesse rendersi indipendente.
Se l'insegnante era interessante seguivo ciò che diceva
ma se era noiosa me ne andavo vagando per altri mondi... E lo faccio tuttora!
Scarabocchiavo spesso una casetta, le montagne sullo sfondo e vicino delle siepi con degli alberi alti che sembravano cipressi ma che io sapevo che non lo erano. In età adulta ho trovato quegli alberi nella realtà e sono i pioppi. Mi piacciono moltissimo per le loro foglie che si muovono al minimo soffio di vento resistendogli. Che dici, vado a vedere o potrei scoprire qualcosa che non mi garba?
Però non sono d'accordo con l'ultimo paragrafo,
per me tenere la mente (corpo) occupata consente allo spirito (anima) di poter emergere e volare...
Io figure geometriche......mi preoccupa la chiusura del sentimento e la troppa logica.
Uhmm dovrò cambiare disegno.
Sto osservando questa cosa con i piccoli,è interessante seguire come nasce la forma.
Ancora non so, forse vanno integrate la creazione naturale con quella guidata.
Mah....io tutti questi problemi non me li sono mai fatti.
Di solito gli metto davanti i colori e già subito ho un'indicazione di quello che preferiscono come tonalità. Hanno già un'idea precisa di cosa vogliono rappresentare. Hanno spesso dietro genitori che vorrebbero "definirli" in modo da fare bella figura. Io intervengo per degli una conoscenza su come mescolare i colori e uso dei pennelli. A me succede di capire il temperamento e anche chi è portato o ha proprio una passione. Sarebbe bello che lo capissero anche i genitori..ma di solito no.

Io rispetto il disegno libero dei bambini che attraverso forme e colori esternano se stessi, ciò che piace e ciò che temono. Il 99% delle volte sono loro stessi a spiegare cos'è questo e quel segno. La mia nipotina ha fatto un disegno dove appariva una casa alta e vicino una piccolina e mi ha spiegato che quella alta è la casa nostra, dei nonni, e quella più piccola è della sua famiglia in effetti noi nonni viviamo in una palazzina di tre piani e lei con la sua famiglia in una villetta. Quando vuol fare un regalo lei fa disegni e li dedica alla persona a cui vuol regalarlo (va ancora alla materna). Quando era piccolina, (1 anno e mezzo/due) si metteva sulle mie ginocchia e voleva che le disegnassi: il sole, un cuore, un fiore e una casa in seguito ha chiesto anche qualche animale. Sapeva bene quello che voleva ed oggi disegna molto bene. Nessuno l'ha sollecitata e quando non capisco cosa vuol rappresentare mi spiega pazientemente. Oggi parlo della mia esperienza con i nipoti perchè è la più recente ma lo stesso accadeva a scuola. Secondo me il disegno dei bambini non va mai corretto (il cane si fa così, la casa è più grande di..., il sole rosa non esiste e così via) Il disegno è anche espressione della fantasia dei bambini per questo non va corretto e tanto meno definito scarabocchio

viene in mente il Piccolo Principe con il suo disegno dell'elefante inghiottito dal serpente.
Importante attività per lo sviluppo del bambino e della sua capacità di esprimere le sue esperienze interiori del mondo che lo circonda. L'ho usato anche terapeuticamente, come
ho usato il gioco e i pupazzetti per aiutare i bambini a dare forma alle parole che non avevano
Concordo con la Montessori che il disegno libero è propedeutico alla scrittura così come la scrittura è all'inizio per il bambino una forma di disegno a cui associare a fatica il suo valore simbolico (significato /significante). Penso che chiedere ad un bambino di interpretare il suo disegno libero sia uno sbaglio, sarebbe come chiedergli di spiegare un sogno, ne nascerebbe un altro racconto che non ha nulla a che vedere col sogno ma una sorta di ricordo trasformato da nuove fantasie che si rincorrono anche per compiacere e compiacersi. Nel bambino l'azione a volte precede il pensiero e anzi l'educazione consiste spesso nell'insegnargli a far precedere il pensiero all'azione.
chiedendo a un bimbo di spiegarci il suo disegno se ne capiscono le pulsioni interne e si puo' indirizzare il dialogo lungo quelle linee, lasciando al bimbo l'iniziativa di scegliere i percorsi.
ho un nipotino di cinque anni e mezzo e gli faccio spesso questa domanda ed è interessante vedere come si diverte all'idea che gli venga chiesta una interpretazione e allora comincia a inventare ...sai
penso che la stessa cosa capita agli artisti quando un critico d'arte parla delle loro opere e così ad uno scrittore ...però stanno "al gioco".
..
dai particolari disegnati e dall'uso del colore si colgono aspetti dello sviluppo intellettivo, sociale-emozionale. È' straordinario come,
attraverso la grafica, si possano osservare alcuni aspetti che di quel bambino non si erano colti prima.
Il disegno libero é rilevatore di pensieri aggiornati,
della loro qualità ed armonia o meno, del suo stato psichico. Ricordo un disegno di un bambino di 5 anni...Un'ape che entra nella sua casetta, dove l'ape era perfetta in volo con un'espressione magica e la casetta curata in ogni minimo dettaglio (tendine, balconi con fioriere, il tetto di tegole, le finestre aperte al sole..., alberelli bassi e alti in giardino...). Il disegno era grande e proporzionato dai colori sfumati e solari.
La casetta non era appunto un alveare ma in quella casetta c'era la sua serenità.
Il racconto del disegno viene più o meno spontaneo a seconda anche della sua riuscita.
Ci sono bambini che spiegano per ansia, vogliono esprimere attraverso il proprio capolavoro,altri che cancellano per insicurezza guardando i loro vicini, altri che non ti dicono nulla. Talvolta in alcune linee e colore mescolati, si nasconde la loro sofferenza...
Montessori é stata sempre un'attenta osservatrice con capacità straordinarie che le hanno assicurato successi formativi in termini di evoluzione globale dei bambini di cui si occupava. Una donna di grande profilo umano che ha dato un'impronta pedagogica eccellente che è necessario seguire ancora.
Capire il tuo bambino attraverso l´interpretazione dei suoi disegni e dei colori
Psicologia in linea
Capire il tuo bambino attraverso l´interpretazione dei suoi disegni e dei colori
Il disegno è un linguaggio non verbale che il bambino usa spontaneamente per comunicare con il mondo degli adulti. E' attraverso il disegno che l'adulto può verificare lo stato d'animo del bambino e la sua maturazione affettiva, sociale e intellettiva e se ben interpretato può diventare un mezzo terapeutico in quanto esso riflette il benessere o il malessere di cui il bambino vuole liberarsi.
Per non bloccare la sua creatività , non bisogna assolutamente intervenire sul disegno, correggerlo o criticarlo tanto meno interferire con suggerimenti, piuttosto è necessario incoraggiarlo e gratificarlo. Non è solo attraverso un disegno che si riesce ad interpretare il suo stato interiore, ma occorre un insieme di lavori grafici per vedere se il bambino ha qualche problematica .
La ripetitività del disegno che si sussegue nel tempo, la prevalenza del colore nero (paura), l'assenza di alcune parti del corpo ( mani, viso, occhi), gli occhi senza pupilla (sempre se ripetitivi), sono segnali che dovrebbero essere approfonditi con persone competenti.
Attraverso il disegno della propria famiglia, fatto senza costringere il bambino, possiamo capire tante cose. Ad esempio il primo personaggio che disegna è quello che ammira di più; se disegna per primo se stesso , è un bambino egocentrico (fino a 5-6 anni è normale); se disegna se stesso in un angolino, ha scarsa fiducia di sé; tende a disegnare il suo rivale con una statura minore alla sua, questo per sminuire il potere che ha su di lui. In genere tendono ad escludere dal disegno alcuni componenti della famiglia perchè li rifiutano vuoi per paura, vuoi per gelosia, soprattutto se è nato da poco un fratellino o una sorellina . Anche il colore è molto importante nel disegno perchè ci invia dei messaggi importanti.
Solo dopo i sei anni i colori vengono utilizzati nella maniera giusta. Se un bimbo disegna un fumo grigio e intenso che esce dal camino significa che sta vivendo un periodo di ansia, se disegna un albero tutto marrone con radici profonde, vuol dire che sta attraversando un momento di tristezza; un tetto viola indica che stiamo chiedendo troppo al bambino. L' assenza di colore nel disegno, significa apatia e freddezza di sentimenti causati da momenti negativi che stanno vivendo.
Ecco ora il significato emotivo di alcuni colori nel disegno:
il nero è un colore negativo e significa assenza di colore, buio. Il bambino sta attraversando un disagio interiore;
il marrone esprime gioia e significa che il bambino sta vivendo un momento o delle esperienze gioiose. Se prevale vuol dire che si stà chiedendo troppo;
il blu rappresenta la ricerca della serenità e di un ambiente rassicurante e affettuoso. Quando prevale c'è un forte autocontrollo,
il verde rappresenta la crescita interiore. Indica maturità e affermazione. Il bambino che ne fa uso è legato alle tradizioni, se lo usa prevalentemente, è sintomo di pigrizia;
il giallo indica che il bambino vive bene le proprie scelte. Sono intuitivi e amano portare a termine il proprio lavoro con costanza e determinazione. La prevalenza del colore giallo è indice di rapporto difficile con il padre o con la madre;
il rosso esprime energia, voglia di fare,desiderio di vivere intensamente la vita. Chi lo usa è un bambino impulsivo e molto estroverso. La prevalenza del rosso è indice di aggressività.
Nella figura umana il bambino tende a rappresentare se stesso, pertanto una figura umana ben definita, colorata, accurata ed armonica è indice di un bambino che vive un buon rapporto con se stesso e con il mondo che lo circonda. Tutto ciò naturalmente è legato all'età, all'ambiente che lo circonda ed al proprio vissuto.
Ad esempio a 3 anni il bambino disegna “l'uomo girino”, cioè un tondo a cui vengono attaccate delle linee (da 2 a 4 ) che rappresentano gambe e braccia. Solo in seguito aggiungerà dei particolari, primi tra i quali le parti essenziali del viso(occhi-bocca), in seguito e gradualmente aggiungerà i dettagli.
Solo dopo i 7 anni, la figura sarà abbastanza realistica, apparirà il profilo e la figura in movimento.
Secondo la teoria di Jung, è importante osservare il bambino mentre disegna e tenere in considerazione:
la disposizione sul foglio:
-se il bambino usa tutto lo spazio per disegnare indica sicurezza, intelligenza ed entusiasmo;
-se utilizza lo spazio alto del foglio è indice di timidezza, sensibilità, ottimismo, ma poco senso pratico;
-se si disegna nella parte bassa del foglio indica praticità, istintività e tendenza al pessimismo;
-se si disegna al centro, ha bisogno di essere al centro dell'attenzione e di essere gratificato;
-se si disegna a sinistra del foglio è indice di insicurezza, introspezione, attaccamento alla madre ed al passato;
-infine se si disegna nella parte destra indica un bambino sicuro, socievole, estroverso ed attaccato alla figura paterna e proiettato nel futuro;
la dimensione:
il disegno molto piccolo di sé, è tipico di un bambino con scarsa auto-stima, un bambino che non vuole apparire, mentre la figura grande è indice di sicurezza e fiducia in se stesso. Una parte celata di sé rappresenta il desiderio di nascondere quella parte che gli crea ansia. I bambini che soffrono di enuresi, nascondono la parte inferiore dietro ad un oggetto.
le proporzioni :
una testa grossa indica un bisogno di rapporti interpersonali, una testa piccola è sintomo di esperienze difficili vissute;
la bocca rossa rivela aggressività, quella sottile insoddisfazione, se assente è indice di carenze affettive;
le orecchie indicano curiosità per il mondo circostante, orecchie molto grandi scarsa autostima;
braccia lunghe quando il bambino ha voglia di abbracciare e comunicare; le mani invece hanno un significato ambivalente: servono per accarezzare ma anche per picchiare.
il tratto (linee, pressione ):
il tratto grafico rappresenta la personalità.
E' sottile e indeciso nei bambini timidi, insicuri o che hanno paura;
è sciolto e scorrevole in bambini affettuosi e socievoli;
è deciso in bambini che hanno forza di volontà;
è molto deciso in coloro che hanno grinta e determinazione, che nutrono orgoglio e risentimento e sono impulsivi;
i tratti arrotondati indicano tranquillità, quelli spigolosi stress e aggressività.
Fonte: Redazione - viveredonna.blogspot.com
http://www.adiantum.it/public/478-capire-il-tuo-bambino-attraverso-l-interpretazione-dei-suoi-disegni-e-dei-colori.asp
La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti
NASCITA DEL GRAFISMO
1° fase : 18 / 20 mesi
Livello vegetativo / motorio
Stadio orale
2° fase : 20 / 36 mesi
Livello percettivo/rappresentativo
Stadio anale
3° fase : 36 / 48 mesi
Livello comunicativo /sociale
Stadio genitale
Le età delle diverse fasi sono generali e indicative.
Ogni bambino, poiché persona unica e irripetibile, manifesta nei confronti del disegno interessi e attitudini che comprendono influenze genetiche, caratteriali, ambientali (economiche, culturali) e psicologiche.
Che cosa è importante osservare :
- L’occupazione dello spazio
- L’impugnatura
- Il punto di partenza
- Il tratto
- La pressione
- La forma
- Il materiale
- La composizione
- I legamenti
- La dimensione
- Il dinamismo
IL DISEGNO
Nell’attivita’ rappresentativa il bambino trae grande piacere dalla triade “occhio , cervello, mano”.
Due processi fondamentali stanno alla base della maturazione percettiva :
- Identificazione
- Differenzazione
Il processo d’identificazione
L’attenzione del bambino è attratta verso cio’ che di comune c’e’ tra l’oggetto stimolo e i suoi schemi mentali (le esperienze di vita vissute).
Il processo d’identificazione è molto usato dal bambino piccolo che senza alcun problema, “sistema” il nuovo stimolo tra i propri schemi mentali, senza preoccuparsi se coesistono differenze rilevanti.
Al bambino non interessano le corrispondenze, ma si accontenta delle somiglianze e delle analogie.
I tratti che rappresentano l’oggetto sono pochi ed essenziali.
Il bambino vede solo gli aspetti della realta’ che hanno qualche attinenza con i suoi bisogni e le sue correnti affettive.
Fin verso i 10 anni il bambino non disegna quello che “vede”, ma quello che “sa” delle cose.
Il disegno non riproduce la realta’, ma esprime una definizione di significati.
La grammatica del disegno infantile risiede in gran parte negli “errori” che il bambino compie.
Comprendere il significato di tali “errori” è importante per conoscere quali sono i bisogni, le richieste e gli interessi del bambino.
In questo contesto s’inseriscono:
o La trasparenza (il bambino al di la di ciò che è possibile, disegna quello che per lui è significativo e che gli suscita reazioni emotive)
o Il ribaltamento (il bambino si colloca all’interno delle situazioni che va a rappresentare e se ne lascia coinvolgere)
o I rapporti di grandezza (il bambino tende a enfatizzare, aumentando le dimensioni di ciò che per lui ha un significato affettivo importante)
o La collocazione spaziale (il bambino tende a posizionare nel centro del foglio ciò che per lui riveste maggior importanza. Il centro è il filo conduttore del disegno).
Il processo di differenzazione
L’attenzione è centrata sulle differenze che oggetti e situazioni percepite presentano rispetto a oggetti e situazioni note.
Verso i 10 anni i bambini tendono a tenere sempre piu’ conto delle proporzioni metriche degli oggetti e della loro disposizione secondo un piano d’insieme.
Il bambino rinuncia a rappresentare ciò che sa a vantaggio di ciò che vede.
Si entra nella fase del realismo visivo, in contrapposizione al realismo intelletivo dell’eta’ precedente.
Dai 10 ai 14 anni , il ragazzo consolida questo modalita’ d’espressione, perfezionando la sua tecnica grafica.
LA FIGURA UMANA
Evoluzione del disegno
3/4 anni
Il bambino rappresenta “la persona”.
In un unico schema rappresenta chiunque.
- CERCHIO (la testa molto grande) da cui si dipartono le braccia e le gambe. L’omino “cefalopode” universale per tutte le razze del mondo.
- Ben presto all’interno del cerchio compaiono due occhi grandi. Successivamente compaiono la bocca e il naso.
4 anni e mezzo
- Primo abbozzo di tronco, a cui spesso è aggiunto l’ombelico che affascina molto i bambini. A volte lo posizionano al di fuori della figura.
5 anni
- L’omino è riconoscibile, le braccia e le gambe sono collocate in modo corretto al tronco. Compaiono le orecchie spesso di dimensioni eccessive. L’occhio acquista un contorno più preciso, nel centro compare la pupilla (che rimarrà anche nelle figure di profilo). Il tronco si allunga e si allarga e diventa più grande della testa. Braccia e gambe sono bidimensionali e a volte compaiono accenni di vestiario. L’omino è posto sempre in verticale.
6 anni
- L’omino è proporzionato, compare il collo, le braccia “acquistano” le mani. Ci vuole un po’ più di tempo affinché le braccia diventino una prosecuzione delle spalle e la testa si sollevi sul collo. L’omino è inserito in un contesto e personalizzato.
Il cammino per arrivare alla figura completa di organi e abiti in corretti atteggiamenti di quiete e di moto dura almeno 10 anni e in alcuni casi non si conclude mai.
CENNI SULL’INTERPRETAZIONE
DEL DISEGNO DELLA FIGURA UMANA
L’assunto che sta alla base del disegno della figura umana è che in tale figura il soggetto proietta il proprio vissuto corporeo, l’immagine del suo Io e del suo mondo affettivo.
Fino all’età di circa 12 anni può essere uno strumento utile nella valutazione dello sviluppo mentale del bambino.
Che cosa è importante osservare :
- Successione delle figure
- Espressione e/o atteggiamento
- Confronto tra le due figure
- Dimensione della figura rispetto al foglio
- Collocazione del disegno sul foglio
- Movimento
- Tracciato del disegno
- Ombreggiatura
- Trasparenza
- Figura schematica / stilizzata
- Presentazione (fronte - profilo - schiena)
- Ambientazione
- Omissioni
Come più volte ricordato, durante la giornata di studio, l’interpretazione e l’analisi del disegno della figura umana, deve essere utilizzato solo da studiosi che hanno un bagaglio teorico-scentifico approfondito e consistente, e che comunque partono dal presupposto che ogni test, per essere utilizzato nel modo più adeguato, è solo uno strumento che ha bisogno di essere avvalorato da un’indagine molto complessa e articolata.
IL DISEGNO DELL’ALBERO
Il disegno dell’albero è considerato un valido aiuto per comprendere gli aspetti più autentici ma nascosti, della personalità.
In termini psicanalitici, l’albero è il simbolo del Sé, cioè di quell’energia che investe l’intera persona e ne rivela la vera essenza.
Che cosa è importante osservare :
- Collocazione del disegno sul foglio
- Dimensione del disegno
- Ambientazione
- Proporzioni tra le parti (radici, tronco, chioma)
- Omissioni
- Inserimenti
- Antropomorfizzazioni
- Tratto grafico
- Ombreggiature
- Stereotipie
Anche per il disegno dell’albero valgono le stesse considerazioni sopra esposte.
La simbologia dell’albero è molto interessante e affascinante, infatti il suo ciclo naturale ricorda l’evoluzione di un essere vivente.
La nascita e lo sviluppo della vita all’interno di un nucleo protetto (radici); la crescita e l’evoluzione con tutti i “pericoli” e le problematiche a esse legate , la carica energetica entusiasmante e vitale necessaria alla crescita; la maturazione e il lento degrado (il tronco e la chioma).
La vita dell’albero, legata al ciclo delle stagioni, simbolicamente rappresenta la vita dell’essere umano, che in base a situazioni naturali e/o esistenziali, “impara” a dosare e utilizzare al meglio le proprie risorse e potenzialità.
Come nell’albero, il ciclo periodicamente si ripete.
IL DISEGNO DELLA CASA
La casa è uno dei temi più rappresentati dai bambini. La casa simboleggia il rifugio, il calore familiare, il nucleo originario amato o sofferto.
Può essere accogliente ma anche respingente.
Può essere reale o immaginaria.
In ogni caso, il disegno della casa esprime un importante contenuto emotivo del bambino e in esso il bambino proietta se stesso.
Che cosa è importante osservare:
- Evoluzione del disegno rispetto l’età del soggetto
- Dimensione della casa
- Tipologia della casa
- Omissioni
- Ambientazione
- Collocazione del disegno
- Utilizzo e scelta dei colori
A 4/5 anni il disegno della casa presenta tratti semplici : un quadrato con sopra un triangolo.
Dai 5 ai 6 anni il disegno si arricchisce di particolari (porta, finestre, camino, etc.)
Verso i 7 anni la casa è inserita in un ambiente ricco di altri elementi : sole, alberi, strade, prati, fiori, nuvole, etc.
Casa accogliente
Segni che denotano un bambino aperto, spontaneo, estroverso, curioso, sicuro dei suoi rapporti affettivi :
Casa grande
Finestre aperte con tendine colorate
Porta con maniglia ben visibile
Comignolo con il fumo
Presenza di una strada lineare che va verso il basso
Presenza di un sole non oscurato da nuvole
Presenza di alberi e/o di altri elementi distanti dalla casa
I bambini introversi, timidi, molto sensibili, che hanno bisogno di continue conferme da parte dei familiari tendono a disegnare una casa piccola, sulla base inferiore del foglio e con meno elementi rappresentati. I colori sono più tenui, il tratto più leggero.
Casa respingente
Segni che denotano situazioni problematiche:
Finestre assenti , sbarrate , chiuse, minuscole e/o sotto il tetto
Porte assenti, sbarrate, con presenza di chiavistelli
Presenza di due porte
Tetto schiacciato o molto allargato, non proporzionato al resto della casa
Comignolo senza fumo o assente
Strada tortuosa - strada che va verso l’alto - strada che s’interrompe bruscamente - strada che si biforca
Presenza di recinti e di palizzate
Presenza di alberi attorno alla casa
Casa disegnata in lontananza inserita in un paesaggio molto vasto (collina, monti, prati)
Presenza di sole coperto da nuvole
Mancanza di colori
Quando un bambino disegna un castello solitamente esprime una grande fantasia e creatività, anche in questo caso ciò che importa osservare è il messaggio emotivo del disegno.
Può essere il “rifugio ideale”, oppure una “prigione”.
Secondo Ribaud, i bambini allevati in orfanotrofio (ricerca) quando disegnano una casa tendono a riempire il foglio di tantissimi oggetti. Per loro la casa non è un rifugio emotivo.
I bambini adottati che hanno vissuto in istituto solitamente disegnano due case e due strade.
Le case inoltre, tendono a avere poche e piccole aperture verso l’esterno.
Per i bambini nomadi la casa è il carrozzone e spesso anche quando si adeguano a modelli di vita stanziale, permangono dei particolari tipici delle roulotte (tetti piatti , scalette).
Per i bimbi nomadi comunque la casa ha poca risonanza emotiva , infatti per loro la vita affettiva e sociale si svolge all’aperto.
IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA
Con il disegno della famiglia, reale o immaginaria, il bambino / ragazzo, esprime le dinamiche relazionali intrafamiliari.
Ogni bambino ha un particolare modo di vivere i rapporti con gli altri membri della famiglia che dipende, oltre che dal suo temperamento anche dal sesso e dalla posizione che occupa nella gerarchia familiare.
Nel disegno della famiglia è fondamentale conoscere la realtà socio / culturale e economica del soggetto a cui è somministrato il test.
Cosa è importante osservare:
- Livello grafico e formale
- Rapporti spaziali tra i personaggi
- Personaggio valorizzato
- Personaggio svalorizzato
- Personaggio aggiunto
- Personaggio omesso
- Movimento / staticità
- Ambientazione
- Dimensioni dei personaggi
- Uso e scelta dei colori
Come sempre, quando si studia un disegno, è importante osservare:
La forza , il ritmo , l’ampiezza del tracciato, la zona del foglio occupata dal disegno, la direzione della strutturazione del disegno.
Nel disegno della famiglia queste voci rivestono un’importanza interpretativa molto forte.
Altri fattori importanti da considerare sono:
Il grado di perfezione del disegno (livello di quantità e qualità dei particolari disegnati),
struttura formale dei personaggi disegnati (prevalenza di forme tondeggianti - quadrate- spigolose),
postura dei personaggi,
differenzazione di sesso e di ruolo,
grado di dinamicità e d’interazione,
presenza o meno di un’ambientazione,
vicinanza (intimità realmente vissuta o desiderata),
lontananza (distacco emotivo, isolamento, separazione effettiva, gelosia edipica, competizione tra fratelli),
valorizzazione di un personaggio (disegnato per primo , più particolareggiato, dimensioni maggiori, posizione centralizzata),
svalorizzazione di un personaggio (disegnato per ultimo, lontano dal gruppo, con pochi particolari, dimensione più piccola),
omissioni (personaggio non disegnato, rimosso, disegnato e poi cancellato, parti del corpo non disegnate e/o eliminate),
personaggi immaginari aggiunti (animale, mostro, bambino, uomo, donna).
USO E SCELTA DEI COLORI
Il colore usato dai bambini ci dà delle indicazioni sulla loro personalità ed anche sul loro stato psicofisico.
I colori rappresentano il mondo emotivo del bambino e come si relaziona con la realtà.
Un bimbo che usa colori vivaci, caldi, con i quali ricopre tutto il foglio, esprime un carattere estroverso e bisognoso di spazi. Userà tutti i colori e i pastelli necessari per comunicare la sua creatività.
Un bimbo sofferente o triste utilizzerà pochi colori, probabilmente delicati e stesi sulla carta con leggerezza.
Colorare può attivare un processo di benessere che stimola la fantasia e la fiducia in se stessi e verso gli altri.
Molti bambini che non sono stati abituati a colorare, usano con molta parsimonia e timore i colori, specialmente gli acquarelli e le tempere, perché ciò che prevale è la paura di sporcare e di sbagliare.
Ciò potrebbe far perdere interesse e motivazione nei confronti di tutto ciò che è nuovo e diverso dal solito.
Esiste un parallelismo tra enfasi del colore e emotività.
I bambini tra i 3 e i 6 anni, hanno per il colore un forte interesse che precede l’interesse per la forma.
Le tonalità sono tanto più forti quanto più il bambino è piccolo. Con la crescita subentrano le sfumature e i toni si fanno meno netti e violenti.
L’assenza del colore in un disegno infantile può rivelare un vuoto affettivo e a volte una tendenza antisociale.
In media i soggetti bene adattati utilizzano almeno cinque colori nei loro disegni; i bambini particolarmente insicuri e/o con problemi relazionali ne usano in media due.
Solo con la crescita un bambino utilizza colori adeguati agli oggetti disegnati.
Fino agli otto anni il bambino usa il colore sotto la spinta delle sue emozioni.
Oggetto e colore che piacciono hanno la stessa risonanza emotiva.
SIMBOLOGIA DEI COLORI
Colori caldi : rosso - giallo - arancione
Colori freddi : verde - blu - violetto
Effetti /valenze psicologiche dei colori
I colori caldi esprimono, suscitano, provocano, ispirano:
attività , eccitazione, serenità, gioia, impulsività (positiva/negativa)
I colori freddi esprimono, suscitano, provocano, ispirano:
passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia, riflessione
Secondo la teoria cromatica di Kandinsky (1940) il colore possiede particolari caratteristiche di sonorità e di movimento.
Per es. un cerchio colorato di giallo dà l’impressione che il giallo si espanda all’infuori e si “avvicini” a chi guarda, mentre un cerchio colorato di blu sviluppa un movimento centripeto, allontanandosi.
L’occhio è colpito dal giallo e affonda nel blu.
Per Kandinsky il giallo guardato direttamente, soprattutto inglobato in una forma geometrica, rende inquieti, punge, eccita in modo esasperante. E’ il colore della follia e del delirio.
Il blu tanto più diventa profondo, tanto più invita l’uomo verso l’infinito, e ciò può destare nostalgia.
Il verde assoluto è il colore più tranquillo, non ha movimento, nè risonanze emotive; se prevalgono tonalità di giallo prende vita, viceversa se prevale il blu diventa riflessivo.
Il rosso è vivace , possiede energia e determinazione . Rappresenta la vita ma anche la morte.
L’arancione (rosso /giallo) ha in sé il movimento del giallo e la forza del rosso, esprime gioia e allegria.
Il marrone (rosso- nero) esprime inibizione e carenza di energia.
Il violetto (rosso - blu) esprime un senso di lontananza , di tristezza e di solitudine.
Il bianco è la somma dei colori, è un non suono, un silenzio che nasconde in sé infinite possibilità. Il bianco è il simbolo della giovinezza, della purezza, della pace.
Il nero è “un nulla” senza possibilità, senza avvenire, né speranza. Musicalmente è la fine del suono.
Sul nero qualsiasi colore risalta e si precisa, mentre sul bianco i colori si offuscano e s’indeboliscono.
L’equilibrio tra nero e bianco dà origine al grigio che non ha né sonorità , né movimento.
Questa mancanza di movimento è inconsolabile ed è diversa da quella del verde che nasce da colori vivi.
La simbologia dei colori assume significati diversi nella storia dei popoli.
Per es. in Cina il bianco è il colore del lutto; in alcune tribù dell’Africa Orientale il nero è il colore della gioia; per i giapponesi , i tibetani, e anche per diversi occidentali il rosso è il simbolo del male.
Ricercatori
Apple (1931) Traube (1937) pionieri - test famiglia
Porot (1952) Minkowska (1952 ) prime applicazioni sistematiche (test famiglia)
Luis Corman ( test proiettivo a indirizzo psicanalitico, test famiglia)
Florence Goodenough (test di intelligenza figura umana)
Karen Machover (test proiettivo figura umana)
Karl Kock ( test albero)
BIBLIOGRAFIA
Evi Crotti “ Alberto Magni
“Come interpretare gli scarabocchi”
Edizioni Red
Evi Crotti - Alberto Magni
“Colori”
Edizioni Red
Marthe Bernson
“Dallo scarabocchioi al disegno”
Armando Editore
Anna Oliverio Ferraris
“Il significato del disegno infantile”
Bollati Boringhieri
Karen Machover
“Il disegno della figura umana”
Organizzazioni Speciali - Firenze
Karl Koch
“Il reattivo dell’albero”
Organizzazioni Speciali - Firenze
D. Passi Tognazzi
“Metodi e tecniche nella diagnosi della personalità”
Giunti Barbera
Franca Medioli Cavara
“Il disegno nell’età evolutiva - esercitazioni psicodiagnostiche”
Boringhieri
http://www.psicologi-italia.it/psicologia/disegni-bambini/1042/interpretazione-disegni-bambini.html
I disegni della mente dei bambini
INTRODUZIONE DI ANGELA TESSITORE
L'uso del disegno ha una doppia funzione, diagnostica e terapeutica.
Quando l'ansia raggiunge livelli tali da bloccare la capacità verbale della vittima,
l'espressione grafica può diventare l'unica forma di comunicazione efficace.
Lasciati liberi di disegnare i bambini possono riprodurre i loro incubi notturni, possono illustrare le parti del corpo che sono state toccate, le zone violentate; spesso un fiore appassito, senza petali e privo di colori o un lottatore vinto esprimono l'immagine che il minore ha di sé in quel momento.
In casi di violenza intrafamiliare si può ricorrere al disegno cinetico della famiglia dove si chiede di raffigurare tutti i membri della famiglia mentre stanno facendo qualcosa. La vicinanza, la distanza o le barriere che interpone tra le figure possono fornire una rappresentazione grafica dei rapporti familiari nel loro complesso e del ruolo che sente di occupare all'interno del nucleo.
Un altro metodo è il disegno del corpo soprattutto quando il minore denuncia sintomi psicosomatici come dolori di stomaco, di testa, oppure paura di aver subito dei danni irreparabili; tale disegno può evidenziare un'immagine di sé e del proprio corpo drasticamente deformata. La violenza infatti costituisce una pericolosa violazione di quella distanza interpersonale che è fondamentale per mantenere integra l'immagine di sé tanto che il bambino può provare una forte sensazione di espropriazione anche sul piano fisico.
Il disegno come strumento di terapia e diagnosi diminuisce nella fascia dell'adolescenza, qui infatti perde la sua carica protettiva e di immediatezza che invece aveva negli anni precedenti.
I DISEGNI NELLA MENTE DEL BAMBINO
di Francesca Piperno e Stefania Di Biasi
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Età Evolutiva, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
L’obiettivo dello studio è stato quello di analizzare i disegni della famiglia di bambini vittime di abuso (fisico e/o sessuale), confrontati con quelli di bambini non abusati.
Sono stati analizzati i disegni di 12 bambini vittime di abuso fisico, 12 vittime di abuso sessuale e 12 non abusati, di età compresa tra i 5 ed i 10 anni. I disegni della famiglia sono stati valutati utilizzando una specifica Scala di Screening (FDI). Questa scala analizza variabili qualitative e quantitative, come la qualità del disegno, la percezione che il bambino ha dei membri della famiglia e di se stesso al suo interno. I risultati hanno evidenziato differenze significative tra il campione dei bambini abusati (fisicamente e/o sessualmente) ed il gruppo di controllo.
I bambini abusati tendono a disegnare il corpo umano in modo distorto, la figura umana è povera di dettagli ed il disegno presenta più indicatori traumatici; nella maggior parte dei casi i bambini abusati omettono dal disegno il principale caregiver.
In conclusione, i disegni della famiglia dei bambini vittime di abuso (fisico e/o sessuale) mostrano in modo significativo più indicatori di stress emotivo rispetto a quelli dei bambini del gruppo di controllo.
Negli ultimi anni i bambini vittime di abuso sessuale e fisico sembrano aumentare, ma è la legge del silenzio ciò che rende il fenomeno un dramma non facilmente riconoscibile e conoscibile. La segretezza, la vergogna, la paura insita sulla scena dell’abuso sessuale e del maltrattamento, soprattutto intrafamiliare, costringe gli specialisti ad attivare ogni risorsa: educativa, sociale, psicologica, medica, per capire, proteggere, curare sia le vittime che gli abusanti.
Da parte loro, i bambini si trovano a dover elaborare diversi tipi di sentimenti in rapporto ai diversi tipi di trauma. La loro possibilità di elaborazione psicologica dipende dalla modalità con cui i bambini possono sopportare l’oggetto traumatico, l’azione traumatica e la propria immagine durante e lungo l’evento traumatico. Il trauma derivato dal maltrattamento o abuso sessuale diviene sempre un danno psichico. Il danno mentale che registriamo riguarda l’area relazionale, quell’area affettiva tra genitore e figlio che dovrebbe costituire il motore della vita psichica. Per aiutare le vittime è necessario trovare strumenti capaci di cogliere il disagio del bambino anche quando il trauma non trova parole per essere espresso.
In questo lavoro vorremmo descrivere i disegni dei bambini vittime di maltrattamento fisico e di abuso sessuale, confrontare entrambi con i disegni di un campione di bambini normali al fine di delineare la qualità della sofferenza mentale connessa con esperienze traumatiche.
In passato molte ricerche hanno messo in dubbio la validità del disegno come test proiettivo (Hagood, 1992, Thomas e Gray 1992; Thomas e Jolly, 1998; Veltman e Browne 2002), tuttavia il disegno viene considerato dalla psicoanalisi, come dalla psicologia dello sviluppo, il mezzo che permette al bambino di esprimere il suo disagio, la sua angoscia e la sua modalità difensiva contro il dolore.
Con il disegno il bambino è messo in condizione di rivolgere una richiesta di aiuto, ma anche di comunicare vissuti che non possono essere rappresentati tramite la parola, perché troppo dolorosi o rimossi: “È lo sguardo che testimonierà la vita” (Sacco, 1996).
Tra le varie tecniche il Disegno della Famiglia (Ddf) è un test largamente usato nel corso della valutazione psicodiagnostica, poiché permette al clinico (Carlson, 1991) di entrare in contatto:
• con la percezione che il bambino ha di se stesso,
• con la percezione che il bambino ha delle figure genitoriali,
• con alcuni indicatori di sviluppo in merito all’organizzazione mentale.
IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA
Il test ideato da Corman (1967) ha lo scopo di indagare le relazioni che il bambino ha instaurato con le figure genitoriali e con le altre persone della famiglia.
Il disegno della famiglia viene considerato, nell’ambito della metodologia di ricerca sul bambino e la famiglia, uno strumento elettivo per indagare le rappresentazioni mentali dei legami “in sintonia con i concetti della developmental pychology” (Tambelli et al. 1995).
Il Ddf rivela l’immagine della famiglia che il bambino ha acquisito nel corso della crescita, quindi pensiamo che colga le fantasie che combinano i vissuti soggettivi e il loro incontro con il mondo esterno.
DISEGNO DELLA FAMIGLIA E MALTRATTAMENTO
Nei casi di maltrattamento infantile il disegno della famiglia viene ritenuto dalla letteratura uno strumento di indagine clinica e di ricerca particolarmente significativo (Veltman e Browne, 2001, 2002) dato che:
• disegnando se stesso, come parte integrante di una famiglia,
il bambino può esprimere pensieri e sentimenti inibiti;
• il clinico può essere messo in condizione di accostare eventuali conflitti familiari
• spesso i bambini maltrattati o abusati presentano disturbi del linguaggio
e/o difficoltà nella comunicazione verbale: il disegno potrebbe quindi aiutare questi bambini a veicolare le loro emozioni esprimendo graficamente i loro vissuti.
Nel contesto clinico individuale, il disegno della famiglia fornisce un ampliamento della lettura del disagio del bambino; semmai appare problematico quale valore possiamo attribuirgli se lo usiamo in ambito sperimentale su casistiche.
Da diversi anni molti contributi si sono orientati al suo uso per la ricerca in età evolutiva,
con lavori di diverso spessore per la variabilità metologica e teorica.
La vastità degli studi trova un suo limite nella eterogeneità della metodologia e dei parametri utilizzati per valutare il Ddf.
Veltman e Browne (2001, 2002) hanno svolto una revisione della letteratura sulla qualità del disegno della famiglia in bambini maltrattati e bambini vittime di abuso sessuale.
Sono stati revisionati 317 studi, tra questi sono stati selezionati i 23 più rilevanti.
Da un’attenta analisi dei lavori emerge che le variabili maggiormente prese in considerazione
(Allik et al., 1985; Freeman et al., 1985; Thomas e Silk, 1990; Hammer, 1997) sono:
1) Grandezza e valorizzazione dei personaggi:
la grandezza della figura umana riflette l’autostima del bambino; è inoltre importante valutare non solo la grandezza dell’intera figura, ma anche quella di alcune singole parti del corpo.
2) Posizione delle figure sul disegno (vicinanza affettiva): la distanza tra i membri della famiglia potrebbe essere l’espressione grafica della distanza emotiva tra gli individui.
3) Omissione di personaggi o di parti del corpo: l’omissione di se stessi è espressione di forti vissuti di inadeguatezza.
In sintesi dalla letteratura (Carpenter, Kennedy et al., 1997; Veltman e Browne 2002) emerge che:
• Il disegno della famiglia discrimina i bambini sofferenti da quelli normali.
• I bambini maltrattati tendono ad omettere se stessi e una delle figure genitoriali,
e a disegnare il corpo in modo distorto, povero di dettagli, con scarsa differenziazione sessuale; emerge inoltre aggressività, clima negativo e tratto marcato.
• I bambini abusati sessualmente tendono a disegnare figure grandi o con genitali in evidenza, mani tagliate, assenza di piedi.
Quindi, gli studi indicano che il Ddf è un buon strumento per comprendere l’ansia e le paure, ma contemporaneamente sottolineano che non è corretto utilizzarlo come unica forma di diagnosi né come indicatore di abuso o negligenza, in quanto il Ddf va integrato con tutto il processo di assessment. Il Ddf permette di accertare la presenza
di un pregresso abuso ma non il tipo di violenza subito dal bambino.
In questa prospettiva, ci proponiamo di indagare se le rappresentazioni colte al Ddf differenzino:
• i bambini clinici dai normali: è importante verificare se gli strumenti che abitualmente usiamo
siano capaci di identificare i bambini abusati, che spesso soffrono in silenzio;
• i bambini maltrattati dai bambini abusati sessualmente,
per poter individuare aree di sofferenza e di vulnerabilità specifica,
che possono pesare diversamente nello sviluppo futuro.
In particolare, l’obiettivo del nostro lavoro è di capire se nel disegno i bambini maltrattati
e abusati sessualmente, rappresentino sé stessi e le proprie figure di riferimento con caratteristiche diverse e se le eventuali differenze possano essere assunte come indicatori sui diversi rischi psicopatologici connessi con la sofferenza mentale di tipo traumatico.
Inoltre la qualità della rappresentazione potrà dare indicazioni su come il trauma incida sullo sviluppo e la maturazione degli affetti, al fine di offrire interventi psicoterapeutici volti ad affrontare il dolore mentale.
È stata presa in considerazione una casistica di bambini vittime di abuso sessuale ed abuso fisico, diagnosticati negli ultimi due anni (2001-2003) presso il nostro centro, e bambini non abusati selezionati in modo casuale presso diversi circoli scolastici di Roma.
Il campione totale è composto da 36 bambini (18 maschi e 18 femmine), di età compresa tra i 5 ed i 10 anni.
Tutti i bambini erano normodotati sul piano cognitivo.
Il campione è stato così suddiviso:
• GRUPPO M: 12 bambini vittime di abuso fisico (4 femmine e 8 maschi; età compresa tra i 5.6 e 9 anni)
• GRUPPO A: 12 bambini vittime di abuso sessuale (7 femmine e 5 maschi; età compresa tra 5 e 10 anni)
• GRUPPO C: 12 bambini appartenenti al gruppo di controllo ( 7 femmine e 5 maschi; età compresa tra 6 e 9 anni)
Per ogni bambino è stata effettuata un’attenta valutazione psicodiagnostica, ponendo particolare attenzione alla presenza di difficoltà cognitive, problemi comportamentali, disturbi del tono dell’umore, adattamento e competenze sociali.
Per analizzare i disegni della famiglia abbiamo sviluppato una griglia di valutazione e per evitare interpretazioni soggettive, abbiamo scelto di privilegiare indici formali, tralasciando letture simboliche o contenutistiche.
Per la scelta delle variabili abbiamo fatto riferimento all’ampio ed esauriente lavoro
di Tambelli, Zavattini e Mossi (1995), che oltre ad illustrare un’articolata rassegna critica sull’uso del test, propongono una revisione del sistema di analisi, revisione che in parte abbiamo utilizzato nel nostro lavoro ad integrazione del sistema indicato da Corman (1967).
In rapporto all’obiettivo di ricerca, e cioè come il bambino si percepisce e si colloca all’interno del nucleo familiare, ci siamo interessati di verificare i seguenti indici in rapporto alla famiglia reale:
- la maturità grafico-rappresentativa;
- i personaggi omessi;
- la distorsione del corpo;
- il ruolo delle identificazioni;
- la vicinanza affettiva
RISULTATI E DISCUSSIONE DEI DATI
1. Maturità grafico-rappresentativa (grafico1)
Si vuole misurare secondo i parametri di Piaget (Piaget e Inhelder, 1956,1969,1971),
Kellogg (1969) e di Lurcat (1985), se il livello grafico è compatibile con l’organizzazione cognitiva di base del bambino (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
Sebbene tutti i bambini abbiano un livello cognitivo adeguato alla norma, nei bambini vittime di abuso (fisico e/o sessuale) il livello grafico del Ddf risulta inferiore all’organizzazione cognitiva di base.
Bambini maltrattati. Lo schema corporeo è accennato, spesso stilizzato, mancano particolari, è assente l’uso della prospettiva, anche nei bambini sopra i sette anni.
Bambini abusati sessualmente.
Questo gruppo appare con caratteristiche non omogenee, al suo interno solo metà dei bambini risulta carente nella rappresentazione grafica rispetto al livello cognitivo e in relazione al campione normale.
Possiamo considerare la povertà grafica e l’immaturità del disegno come un primo indicatore di sofferenza, che investe le funzioni mentali nell’ambito simbolico-rappresentativo.
Si profila un’ area di rischio che coinvolge aspetti neuropsicologici e meta-rappresentativi.
Bambini intelligenti che disegnano in modo immaturo sono bambini che sollecitano l’attenzione dello specialista, ma solo un assessment approfondito potrà indicare quale direzione diagnostica e terapeutica è necessario intraprendere.
Eseguono disegni articolati, il corpo è ricco di particolari, le figure sono complete.
Le esperienze di abuso appaiono correlate, in modo significativo, con un rischio nell’uso delle funzioni grafico-rappresentative.
2. Omissione dei personaggi (grafico 2)
Indica la modalità che il bambino può usare per svalorizzare un personaggio eliminando un personaggio immaginario e comunicare così qualcosa di innapagato o non accettato dalla famiglia
(Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
Bambini maltrattati.
I personaggi maggiormente omessi sono i genitori.
Questa modalità è coerente con i dati relativi all’identificazione. Il genitore violento viene escluso oppure non registrato insieme alla madre. Pertanto vengono aggiunti personaggi esterni al nucleo familiare, per lo più coetanei, oggetti e/o animali. Escludere i genitori lascia un vuoto nelle figure di base necessarie a proseguire il processo di identificazione. Escludere il caregiver indica il bisogno di tenersi lontano dai sentimenti dolorosi e dalle fantasie, forse perché intrise di aggressività verso il padre violento. (D. al posto di una famiglia disegna un pesce piccolo che grida “AIUTO”, mentre un grande pesce sta per inghiottirlo).
Bambini abusati sessualmente.
I bambini appaiono maggiormente ambivalenti, cancellano se stessi o i genitori, in un caso omettono tutta la famiglia. Il numero di personaggi aggiunti non è significativo. Il senso di colpa sembra gravare in parte sul bambino, ma in maniera significativa sono i genitori ad essere eliminati. (G. disegna solo una casa stilizzata in mezzo ad un mare agitato; S. disegna tre figure sospese nel vuoto, senza mani, e un maschio omettendo se stessa).
Bambini normali.
Il campione normale non omette nessun genitore. La coppia genitoriale è valorizzata in modo significativo. (G. disegna i genitori che passeggiano a braccetto, lei li guarda sorridendo; L. pur essendo figlio unico disegna un gruppo familiare ricco di particolari e la coppia di genitori incornicia tre bambini di tre diverse età).
3. Distorsione del corpo (grafico 3)
Questa variabile misura la cura con cui il bambino disegna le figure umane:
capacità di rappresentare il corpo in modo adeguato per forma, grandezza e particolari (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
L’ esperienza di abuso (fisico e/o sessuale) appare correlata in modo significativo con una alterata e distorta rappresentazione grafica dell’immagine corporea.
Bambini maltrattati.
Il dato più inquietante riguarda le deformazioni, schematizzazioni del corpo, in particolare l’assenza o la deformazione del viso. Le alterazioni del corpo rimandano ad una scarsa immagine del proprio corpo, corpo fisicamente attaccato, non visto nella sua fragilità, privo del rispecchiamento che viene fornito da un adulto protettivo, una marcata espressione di angoscia relazionale.
Bambini abusati sessualmente.
Un numero significativo di bambini distorce il corpo. Il contatto fisico con la sessualità adulta genera una alterata percezione del proprio schema corporeo, i pupazzi sono devitalizzati con il volto vuoto di espressione: l’immobilità emotiva generata dal trauma.
Ci sembra importante sottolineare come “l’erotizzazione del disegno”, uno degli aspetti che viene considerato patognomonico dalla letteratura nei casi di abuso sessuale, nel nostro campione emerga solo in 2 bambini su 12.
Pensiamo che l’ abuso sessuale determini una distorsione e una devitalizzazione più complessa di tutto il corpo.
Bambini normali. La deformazione e la schematizzazione sono assenti.
4. Identificazione (grafico 4)
Riguarda la scelta del personaggio che il bambino indica alla domanda
“Chi vorresti essere?”.
Rappresenta il personaggio i cui attributi il bambino vuole fare suoi e la risposta non tiene conto dei livelli più profondi che in genere non sono direttamente espressi, ma che sono deducibili da indici indiretti come la valorizzazione di un personaggio (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
Bambini maltrattati.
I bambini vittime di abuso fisico si identificano nel 67% dei casi con se stessi, nel 33% con altro (animali, amici, fratelli eccetera), nello 0% dei casi con genitori e con nessuno.
Tutti i bambini escludono i genitori dalle loro scelte, al desiderio di essere qualcuno d’altro si sovrappone una scelta di realtà: essere se stesso. La letteratura indica come centrale in età evolutiva la scelta di un ‘engramma’ che ruota intorno all’idea di famiglia con padre, madre, bambino che ricevono il 75% delle scelte (Tambelli et al., 1995).
I bambini esposti a violenza sentono che si devono distaccare dagli adulti perché i loro modelli contengono aggressività e vedono i genitori come inaffidabili. Se nel passaggio verso la pubertà il distacco dalle figure genitoriali è compatibile con il processo di svincolo, che cosa significa anticiparlo? (C. disegna una piccola casa in un angolo e commenta: “La casa di un cagnolino…il padre sfonda tutta la casa…trovano un gattino, ma il cane lo ammazza”)
Bambini abusati sessualmente.
I bambini vittime di abuso sessuale si identificano nel 42% dei casi con nessuno, nel 33% con se stessi, nel 25% con altro e nello 0% dei casi con i genitori. Tutti i bambini escludono i genitori dalle loro scelte, s’impone in misura simile sia il desiderio di essere se stessi sia il desiderio di essere nessuno.
La ferita aperta dall’abuso allontana il desiderio di assomigliare ad un genitore. Appare interessante che il genitore abusante e il genitore non abusante siano entrambi vissuti come poco desiderabili, questo conferma che l’abuso sessuale nasce da dinamiche confusive e coinvolge tutto il nucleo familiare. Essere se stessi denuncia un tentativo di fare affidamento sulle proprie risorse, ma non volere desiderare di assomigliare a qualcuno, sembra essere la soluzione estrema di un bambino che, oppresso dalla realtà, non trova neanche nella fantasia una via di fuga. Come si organizza l’identità di un bambino che desidera non essere presente nella realtà relazionale che abusa di lui?
Bambini normali.
I bambini appartenenti al campione di controllo si identificano nel 50 % dei casi con uno dei genitori, nel 42% dei casi con altro (fratelli, sorelle), nell’8% dei casi con se stessi e nello 0% dei casi con nessuno.
Si dividono, quindi, tra il desiderio di essere un genitore ed il desiderio di essere un fratello, scelte coerenti con i dati della letteratura ( Bruening, Wagner, Johnson, 1997) in cui emerge il bisogno di modelli, ma anche le tensioni relative alla rivalità con i fratelli. Processi compatibili con le dinamiche familiari normali.
5. Vicinanza affettiva (grafico 5)
Lo spazio che il bambino pone tra se stesso e i vari personaggi della famiglia.
Bambini maltrattati. In modo significativo, emerge un’assenza/negazione dei legami primari, la metà dei bambini si disegna isolato, solo tre sono vicino alla madre, tre vicino ad un fratello. Si conferma la perdita di una dimensione affettiva centrale intorno ai genitori. Questo dato combinato con le identificazioni testimonia di un vuoto relazionale vissuto nella famiglia. Essere lontano significa essere solo, non poter contare su relazioni che forniscano sicurezza.
Bambini abusati. In modo significativo, quasi la totalità dei bambini si disegnano isolati. La solitudine è totale, perché non c’è genitore in grado di accogliere il loro malessere.
Essere da soli può dunque indicare il rifiuto di rapporti che sono fonte sia di atti violenti sia di atti morbosi. L’isolamento dalla famiglia o meglio dai genitori rischia di far perdere a questi bambini quegli importanti investimenti che sono necessari per le turbolente trasformazioni dei processi d’ identità.
Bambini normali. Tutti si disegnano vicino o in mezzo ai genitori: in 12 casi su 12 si collocano graficamente vicino o in mezzo alla coppia genitoriale.
Il numero limitato dei casi non ci permette di trarre conclusioni e ci limitiamo a dare spunti di riflessione sul problema.
In accordo con la più recente letteratura abbiamo scelto di distaccarci dalla interpretazione tradizionale di Corman (1967), privilegiando una lettura che ci indicasse la visione emozionale del bambino su di sé e sulla sua famiglia (Bombi e Pinto,1993; Tambelli et al.,1995).
In accordo con la letteratura i dati indicano che il Ddf differenzia popolazioni normali da popolazioni con sofferenze emotive.
Tutte le variabili analizzate differenziano in modo statisticamente significativo i campioni clinici dal gruppo di controllo.
I bambini che hanno sperimentano una forma di abuso (fisico e/o sessuale) proiettano il loro dramma interiore sul disegno: i vissuti di solitudine, angoscia, inadeguatezza emergono sia dall’analisi grafica che da quella contenutistica.
• contano solo su se stessi e il loro rischio psicopatologico sarà in rapporto a quali figure si sceglieranno come modelli di identificazione alternativi ai genitori;
• vanno incontro a serie difficoltà per quanto riguarda l’apprendimento scolastico.
• L’effrazione traumatica del maltrattamento rappresenta un rischio globale per lo sviluppo anche a causa del contesto socio-culturale deprivato e deprivante.
- I bambini che hanno subito abuso sessuale
• segnalano con il loro desiderio di non essere nessuno, un nascente disinvestimento dalle relazioni;
• mostrano punti di vulnerabilità nell’area dei disturbi dell’umore, l’inibizione emotiva sembra caratterizzare i loro disegni.
• L’impatto del trauma rimanda al declino degli affetti verso i legami primari e alla perdita del piacere di fantasticare.
In sintesi quello che emerge riguarda, in rapporto alla fase di sviluppo esaminata, una diversa espressività clinica per gravità a favore dei bambini esposti e vittime di abuso fisico e un’ area di vulnerabilità per i bambini abusati sessualmente. Il Ddf non può differenziare singoli casi per eventi traumatici, ma può descrivere i loro effetti sia sul piano neuropsicologico che psicopatologico, e aiutare il clinico nella comprensione della sofferenza mentale infantile per poter costruire percorsi terapeutici specifici per il trauma.
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https://sites.google.com/site/noatviolence/la-rappresentazione-mentale-della-famiglia-nei-bambini-maltrattati-e-abusati-sessualmente
Fortunato S. / Criminologia Clinica
Il SOSPETTO NELL’ABUSO ALL’INFANZIA
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Specialista in Criminologia Clinica, specializzazione conseguita alla Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
già Docente di Indagine e Semiotica del Linguaggio all’Università degli Studi di L’Aquila
Docente di Criminologia Clinica alla Libera Università Ludes di Lugano (Svizzera)
E-mail: direttore@criminologia.it 59100 Prato (PO) Via Ponzano 26
Presidente CSI- PERITI E CONSULENTI FORENSI,
UNITED NATIONS Academic Impact Member (Nazioni Unite)
L’interpretazione del disegno nel sospetto d’abuso all’infanzia
PARERE SPECIALISTICO CRIMINOLOGICO CLINICO A BASE EPISTEMOLOGICA ED ERMENEUTICA
Sull’interpretazione del disegno nel sospetto d’abuso all’infanzia1
Il disegno del bambino (come dell’adulto) può dirci tante cose, ma il rischio sta sempre nell’interpretazione che ne fa l’adulto. Il disegno è una forma di linguaggio e, il linguaggio, per sua natura, non è mai neutro2.
Il bambino inizia con lo scarabocchio, che rappresenta l’anticamera del disegno, poi diventa comunicazione. Il disegno è una forma di espressione del proprio stato d’animo, dei propri sentimenti, emozioni, pensieri, angosce, ansie e quant’altro. Nell’interpretazione però, c’è incertezza semantica per colmare la quale vale la frase di Karl Popper: «E’ facile ottenere conferme, o verifiche, per quasi ogni teoria, se quel che cerchiamo sono appunto delle conferme»3
.
Prendiamo il disegno di Goya, sotto in figura:
la scena del sonno della ragione rappresenta un uomo addormentato (probabilmente Goya stesso) mentre prendono forma, attorno a lui, strani uccelli notturni (sembrano dei pipistrelli giganti), inquietanti volti ghignanti e demoniaci felini che, come suggerisce il titolo, sono generati della sua mente. Cosa dovremmo dedurre sul piano clinico da questo disegno? Goya era depresso? Abusato sessualmente o cosa?
Il sonno della ragione genera mostri, autore:
Francisco Goya4
1
Per un approfondimento sul tema, rimando alla mia opera:
Sul metodo e contro il metodo scientifico in perizia, prefazione di Piero Luigi Vigna,
Post-fazione di Ferrando Mantovani, Ed. GraficaElettronica 2007
2
Luce Irigaraym Parlare non è mai neutro, Ed. Riuniti, Roma 91
3
Karl Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino
4
Il sonno della ragione genera mostri (El sueño de la razón produce monstruos) è un'acquaforte e acquatinta realizzata nel 1797 dal pittore spagnolo Francisco Goya e facente parte - è il foglio n° 43 - di una serie di 80 incisioni ad acquaforte chiamata Los caprichos (I capricci) pubblicata nel 1799.
6
Prendiamo L’Urlo5,
il celebre dipinto di Edvard Munch: l'opera è un simbolo dell'angoscia e dello smarrimento che segnano tutta la vita del pittore norvegese.
La scena rappresenta un'esperienza vera della vita dell'artista:
mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Nordstrand (oggi quartiere di Oslo), il suo animo venne pervaso dal terrore.
Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza:
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo
infinito pervadeva la natura»6.
Domande: sul piano clinico come dovremmo interpretare il disegno?
Depressione? Manie persecutorie? Istinto di morte? Abuso sessuale o cosa?
5
L'urlo, o anche Il grido, è un celebre dipinto di Edvard Munch (titolo originale in norvegese: Skrik). Realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, come per altre opere di Munch è stato dipinto in più versioni; quella collocata alla Nasjonalgalleriet di Oslo ha dimensioni 91 x 73,5 centimetri.
6
Nello studio della sua opera si legge questa interpretazione:
«L’artista ci offre il ricordo, lo scatto di quel momento per lui inspiegabilmente terrificante attraverso i suoi occhi. Filtra il reale attraverso il suo stato d’animo, la sua intima sofferenza, il pesante tanfo della paura. I colori del tramonto perforano la sua sensibilità con violenza, animandosi di cruenta intensità. Ed ecco che allora, nell’impeto dell’angoscia, l’uomo che urla solitario sul ponte perde ogni forma umana, diventa preda del suo stesso sentimento, serpentiforme, quasi senza scheletro, privo di capelli, deforme.
Si perde insieme alla sua voce inascoltata ed alla sua forma umana tra le lingue di fuoco del cielo morente, così come morente appare il suo corpo, le sue labbra nere putrescenti, le sue narici dilatate e gli occhi sbarrati, testimoni di un abominio immondo. Munch parla con il suo linguaggio unico e drammatico dell’impotenza dell’uomo di fronte alla supremazia della natura, di fronte alla quale siamo piccoli ed inequivocabilmente soli, noi uomini che viviamo della falsità dei rapporti umani, della cecità che porta gli amici dell’artista ad allontanarsi ignari di fronte all’orrendo spettacolo di cui egli è intimo testimone. Il dipinto fa in realtà parte di un più vasto progetto, una narrazione ciclica intitolata “Il Fregio della vita” (1893-1918) composta da numerose tele elaborate secondo quattro temi fondamentali:
Il risveglio dell’amore, L’amore che fiorisce e passa, Paura di vivere, di cui fa parte Il Grido, e La Morte» (così in Wikipedia.org)
7 Se volessimo affermare che il disegno X potrebbe avere un’unica interpretazione (cosa ovviamente non vera, giacché osservando un qualunque disegno ognuno che l’osserva, con l’occhio, vede ciò che cerca), questa interpretazione o teoria perché sia scientifica deve poter scartare o escludere il verificarsi di certi eventi possibili, deve poter proibire o vietare, il verificarsi di certi eventi7 .
Il dogma del significato a cui il disegno ha dato origine, può essere eliminato adottando, come criterio di demarcazione, la falsificabilità.
In altre parole, le asserzioni (o i sistemi di asserzioni), sono scientifiche soltanto se sono in grado di entrare in collisione con l'esperienza o, più precisamente, soltanto se possono essere controllate in modo sistematico, vale a dire, se possono essere sottoposte a controlli che potrebbero confutarle.
Detto in parole popperiane:
«Il criterio dello stato scientifico di una teoria è la sua falsificabilità, confutabilità o controllabilità»8.
Da ciò segue che il disegno, in quanto tale, dice tutto e dice niente, ossia ontologicamente è e, al tempo stesso, non-è; il che ci porta a dire, che è fuori dalla scienza perché in contrasto sia col principio della non contraddizione della logica, in base a cui, non possano essere contemporaneamente validi un enunciato (semplice) e il suo opposto (cioè l’enunciato ottenuto attraverso la negazione del primo); sia col principio del terzo escluso, in base a cui, per qualsiasi enunciato (semplice) valgono o l’enunciato stesso o la sua negazione e ovviamente non entrambi. P.Q.M Non si può stabilire l’abuso all’infanzia dall’interpretazione del disegno, se non in modo arbitrario e su un piano assolutamente opinabile. Nella fattispecie, inoltre, pur volendo fare uno sforzo, le sei fotografie sopra riprodotte, riferite ai disegni nel fascicolo per cui c’è processo, rivelano vivacità di colori, estro e fantasia, che c’entra l’abuso sessuale? Prof. Saverio Fortunato Specialista in Criminologia Clinica 7 Karl R. Popper, op. cit. 8 ibidem
http://www.saveriofortunato.it/forense/disegno/sulla_interpretazione_del_disegno_nel_sospetto_d_abuso_all_infanzia_di_Prof_Saverio_Fortunato.pdf