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lunedì 4 gennaio 2016

Ulrike Meinhof. No, non voglio essere una delle vostre donne confezionate col cellephane. Non voglio essere presenza tenera di piccole risate e di sorrisi stupidamente allettanti e dovermi sforzare di essere quel tanto triste e ammiccante e al tempo pazza e imprevedibile e poi sciocca e infantile e poi materna e puttana e poi all'istante ridere pudica in falsetto a una vostra immancabile trivialità.

No, non voglio essere una delle vostre donne confezionate col cellephane. Non voglio essere presenza tenera di piccole risate e di sorrisi stupidamente allettanti e dovermi sforzare di essere quel tanto triste e ammiccante e al tempo pazza e imprevedibile e poi sciocca e infantile e poi materna e puttana e poi all'istante ridere pudica in falsetto a una vostra immancabile trivialità.
Ulrike Meinhof

lunedì 28 dicembre 2015

Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici" Nel '67 rifiutò di sposare l'uomo che l'aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. "Mai avere paura di lottare"

Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"
Nel '67 rifiutò di sposare l'uomo che l'aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. "Mai avere paura di lottare"

di CONCITA DE GREGORIO



ALCAMO - È di nuovo Natale a casa Viola. In sala da pranzo finiscono il dolce e i racconti il marito, Giuseppe, i due figli, Sergio e Mauro, le nuore. L'unica nipote, tredici anni, è appena uscita per raggiungere gli amici. Una ragazzina bellissima, Sonia: bruna e bianca come sua nonna Franca. "Ha visto com'è cresciuta? Mi ricordo che dieci anni fa, quando lei signora venne a trovarmi, mi trovò che pulivo le scale, di fuori, e quando la feci entrare in soggiorno c'era il triciclo della bambina e i suoi giocattoli a terra. Che vergogna questo disordine, pensai. Ancora me ne dispiaccio. Lei è l'unica giornalista che ho fatto entrare in casa mia, lo sa? Non lo so perché: certe volte è una parola, uno sguardo. Una cosa piccola, è quella che cambia".

Non c'era nessun disordine signora Franca, solo il triciclo di una bambina. "Sonia adesso ha la stessa età di quando mi sono promessa a suo nonno Giuseppe. La vita è un lungo attimo. Mi somiglia moltissimo: quando a scuola hanno chiesto le foto dei nonni le ho dato la mia alla prima comunione e la maestra ha detto 'Sonia, avevo chiesto la foto di tua nonna non la tua'. Ma questa è mia nonna, è Franca Viola... Mi rende così felice che sia orgogliosa di sua nonna. Certo che la sa la storia, sì, gliel'ho raccontata io ma non ce ne sarebbe stato bisogno. Sta su Internet, mi cerca lei tutte le notizie. Io non so usare il computer, neppure riesco a vedere i messaggi nel telefono. Però c'è lei che fa tutto. Le ho solo detto, in più: l'importante Sonia è che tu faccia quello che ti dice il cuore, sempre. Poi certo, bisogna che le persone che ti amano ti aiutino e non ti ostacolino, come è successo a me con mio padre e mia madre. Ma lo sa che sono passati cinquant'anni dal fatto?". Il fatto, lo ha sempre chiamato. "Chi se lo poteva immaginare che sarebbe stata una vita così". Così come? "Così bella. Perché poi la storia grande nella vita delle persone è una storia piccola. Un gesto, una scelta naturale. Io per tantissimi anni non mi sono resa conto di quello che mi era successo. Quando mi volle vedere il Papa, il giorno del mio matrimonio, chiesi a mio marito: ma come fa il Papa a sapere la nostra storia, Giuseppe?".

"Per me la mia vita è stata la mia famiglia. Stamattina sono andata a trovare mia madre, che vive qui accanto, da sola. Ha 92 anni, è lucidissima. Per prima cosa mi ha detto: Franca, ti ricordi che giorno è oggi? È il 26 mamma, sì. Per lei il 26 dicembre è il giorno del mio rapimento e il giorno della morte di mio padre. Lo sa che mio padre è morto 18 anni dopo il mio rapimento, lo stesso giorno alla stessa ora? È stato in coma tre giorni, io pensavo: vuoi vedere che aspetta la stessa ora. E infatti: è morto alle nove del mattino, l'ora in cui entrarono a casa a prendermi. Ha aspettato, voleva dirmi: vai avanti".

Cinquant’anni fa, alle nove del mattino, Franca aveva 17 anni e 11 mesi. Era la ragazza più bella di Alcamo, figlia di contadini. Filippo Melodia, nipote di un boss, la voleva per sé. Lei si era promessa a Giuseppe Ruisi, un coetaneo amico di famiglia. Melodia e altri dodici della sua banda bussarono alla porta e rapirono lei e il fratello Mariano, 8 anni. Li portarono in un casolare in campagna. Dopo due giorni lasciarono andare il bambino, dopo sei portarono Franca a casa della sorella di Melodia, in paese. La legge diceva, allora, all’articolo 544 del codice penale, che il matrimonio avrebbe estinto il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Reato estinto per la legge, onore riparato per la società. Doveva sposare Melodia, insomma: era scritto. Ma Franca non volle. Fu la prima donna in Italia – in Sicilia - a dire di no alla “paciata”, la pacificazione fra famiglie, e al matrimonio riparatore. Ci fu un processo, lungo, a Trapani. Lei lo affrontò. Un grande giudice, Giovanni Albeggiani.

I sequestratori furono tutti condannati. Melodia è morto, ucciso da ignoti con un colpo di lupara, molti anni dopo. Gli altri sono ancora lì, in paese. «Quando li incontro per strada, capita, abbassano lo sguardo. Non fu difficile decidere. Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: non potevo radermi se non c’eri tu, mi disse. Cosa vuoi fare, Franca. Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me. È per questo che quando ho letto quel libro sulla mia storia, “Niente ci fu”, mi sono tanto arrabbiata. Non è quella la mia storia, per niente. Mio padre non era un padre padrone: era un uomo buono e generoso. Lo scriva». Lo scrivo. «Perché poi vede, il Signore mi ha dato una grazia grande: non ho mai avuto paura di nessuno. Non ho paura e non provo risentimento». Intende risentimento per chi la rapì? «Né per loro nè per nessun altro dopo. Sono stati molti altri i dolori della vita, ma di più sono state le gioie. Ho un marito meraviglioso. Nei giorni del processo e anche dopo mi arrivarono tante proposte di matrimonio, per lettera. Giuseppe però mi aveva aspettata. Io non volevo più maritarmi, dopo. Gli dicevo: sarà durissima per te. Ma lui mi ha detto non esistono altre donne per me, Franca. Esisti tu. Sono arrivati i figli, mio padre ha fatto in tempo a vederli e vedermi felice. Poi c’è stata la malattia di Sergio: temevo che morisse. Quando nel 2014 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto darmi il titolo di Grande ufficiale ho pensato ecco, una persona ora la conosco. E ho chiesto aiuto per curare Sergio. Ma non è servito a niente. Mi hanno dato il numero di un medico, dal Quirinale, poi questo medico non rispondeva e quando sono andata a Roma con mio figlio, ad agosto, mi hanno detto che era in ferie. Ho lasciato stare e ho fatto da sola. Un difetto si ce l’ho: l’orgoglio. Il Signore spero mi perdoni».

Il 9 gennaio Franca Viola compirà 69 anni. Nella sua vita ha visto abolire la norma del codice penale sul matrimonio riparatore. Ha visto nel 1996, solo 20 anni fa, la legge che fa dello stupro un reato contro la persona e non contro la morale. Si è vista riprodotta in foto, con grande incredulità, sui libri di scuola. «Il primo è stato Sergio. Era alle medie, mi ha detto: mamma sul mio libro c’è una tua foto da ragazza. Come mai? Gli ho raccontato. Un poco, certo, non tutto. Certe cose non si possono raccontare. Ma altre sì: che ciascuno è libero fino all’ultimo secondo, che tutto quello che dipende da te è nelle tue mani. Questo ho potuto spiegare ai miei figli e adesso a mia nipote. Sonia è una ragazzina del suo tempo. Vorrebbe fare l’attrice, mi fa sorridere: mi dice nonna, ma tu non conosci nessuno che mi possa insegnare a recitare? Le dico amore mio, impara da sola. Ciascuno si fa con le sue mani. I fatti grandi della vita, glielo ripeto sempre, mentre accadono sono fatti piccoli. Bisogna decidere quello che è giusto, non quello che conviene».

E per se stessa, Franca? Cosa si augura, ancora? «Di vedere guarito del tutto mio figlio. Di avere altri Natali con mio marito, con Sergio e Mauro, le loro mogli. Che ci sia un mondo meno ostile, meno feroce tutto attorno a noi. Perché è peggiorato, il mondo, sa, in questi anni. Però ora vedo questo Papa e sì, ecco, un desiderio ce l’avrei. Quando andai da Paolo VI ero giovane, tante cose non le capivo. Adesso che sono vecchia mi piacerebbe andare da Papa Francesco e consegnare a lui i miei ringraziamenti al Signore per la vita meravigliosa che mi ha dato. Ma lo faccio qui, se me lo consente lo faccio attraverso di lei. Ho il peccato dell’orgoglio, è vero,

ma non quello della presunzione. Il Papa non può certo conoscere una storia così vecchia, una piccola storia siciliana. Come fa. Ha tantissime cose molto importanti da fare, in tutto il mondo. Un compito enorme. Infatti lo penso e lo prego. Tanto, prego per lui».


http://www.repubblica.it/cronaca/2015/12/27/news/_io_che_50_anni_fa_ho_fatto_la_storia_con_il_mio_no_alle_nozze_riparatrici_-130210807/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

domenica 7 giugno 2015

Le religioni come strumento di legittimazione della sottomissione della donna.

LE RELIGIONI COME STRUMENTO DI LEGITTIMAZIONE DELLA SOTTOMISSIONE DELLA DONNA

"Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo. Non dare all'acqua un'uscita né libertà di parlare a una donna malvagia."
(Antico Testamento, Siracide, 25,24)

"È bene il tener rinchiusa la moglie cattiva."
(Antico Testamento, Siracide, 42,6)

"Se le vostre donne avranno commesso azioni infami... confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte."
(Corano - Sura IV, 15)

"Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia."
(Nuovo Testamento, 1-Timoteo 2,12; di San Paolo)

"La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell'immondezza mestruale. Ogni giaciglio sul quale si coricherà durante tutto il tempo del flusso sarà per lei come il giaciglio sul quale si corica quando ha le regole; ogni mobile sul quale siederà sarà immondo, come lo è quando essa ha le regole. Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; dovrà lavarsi le vesti, bagnarsi nell'acqua e sarà immondo..."
(Antico Testamento, Levitico 15,25)

"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio."
(Nuovo Testamento, 1-Corinzi, 11,3, di San Paolo)

"Gli uomini hanno autorità sulle donne, per la superiorità che Allah ha concesso agli uni sulle altre" 
(Corano - Sura IV, 34)

"La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione."
(Nuovo Testamento, 1-Timoteo 2,11)

"O credenti. Quando vi accingete alla preghiera... se siete malati, o siete in viaggio, o usciti dalla latrina, o avete toccato donne, e non trovate acqua, cercate della polvere pulita e passatevela sulla faccia e sulle mani."
(Corano - Sura IV,43)

"Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge."
(Nuovo Testamento 1-Corinzi 14, 34, di San Paolo)

Tutto ciò per spiegare il ruolo nefasto delle religioni nel corso della Storia. Le religioni sono sempre state il grimaldello usato dalle classi dominanti per giustificare una gerarchizzazione della società basata sull'oppressione (di genere, sociale, etnica, religiosa, economica o giuridica) di tutta una serie di categorie sociali. La liberazione dalle religioni è il primo passo per la liberazione del genere umano da una schiavitù mentale auto-inflittasi.

[FONTE, dove trovare tantissime altre citazioni tratte dai libri "sacri": http://www.utopia.it/vox1/400antinomie1.htm]


venerdì 20 aprile 2012

Maria la Sanguinaria. Tutti sapevano che le donne, come i pazzi, subivano l'influsso della luna, che le rendeva instabili e capricciose e a cui nessuna donna, per quanto dotata o ben intenzionata, poteva sfuggire

*_Artisticamente citando_*

«L'idea di una donna alla testa dello Stato appariva esecrabile per principio. Se era innaturale che una donna impartisse ordini al marito, che li impartisse a un'intera nazione era un mostruoso dilatamento di tale innaturale situazione. Gli uomini erano forti e prudenti, avevano l'acume e la magnanimità necessarie per governare gli altri; le donne erano deboli fisicamente e psicologicamente, erano prive della logica, della concentrazione e dell'ampiezza di vedute richieste per guidare un organismo politico. Tutti sapevano che le donne, come i pazzi, subivano l'influsso della luna, che le rendeva instabili e capricciose e a cui nessuna donna, per quanto dotata o ben intenzionata, poteva sfuggire.»

Maria la Sanguinaria - C. Erickson



domenica 11 dicembre 2011

Dacia Maraini. Tante difficoltà in più o ti distruggono o ti inducono a costruire strategie di sopravvivenza, anche gioiose, anche ingegnose

I destini familiari si ripetono attraverso le generazioni, quasi una fatalità che si tramanda da padre in figlio, da madre in figlia. Non so se sia una maledizione o una benedizione. Le donne come natura sono uguali agli uomini, ovvero capaci di fare il male e il bene. La forza del male abita anche nel cuore delicato delle donne e a volte viene fuori con furia. La giustizia è fatta di distacco, comprensione, giudizio, non di ritorsione e regolamento di conti.
Dacia Maraini

Può capitare di vivere senza "esistere". L'ignoranza può essere sublime, ma è sempre perdente e conduce verso la catastrofe. Anche oziare, ma con consapevolezza, può essere un'arte.
Dacia Maraini


Tante difficoltà in più o ti distruggono o ti inducono a costruire strategie di sopravvivenza, anche gioiose, anche ingegnose.
Dacia Maraini (Fiesole, 13 novembre 1936)


Donne mie
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?
Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.



«Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,/
sappiate che se volete diventare persone/
e non oggetti, dovete fare subito una guerra/
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini,/
ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi/
con le dita per non vedere le ingiustizie che vi fanno».
Dacia Maraini




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