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venerdì 11 luglio 2014

Jeffrey Satinover. Il cervello quantico. Per poterci migliorare continuamente non dobbiamo smettere di allenarci, ma, per averne voglia, dobbiamo essere disposti a fallire, una volta dopo l'altra. Dietro le ultime mode di carattere pedagogico e terapeutico si nasconde un vizio tipicamente umano, vecchio quanto il mondo: la strenua volontà di evitare i fallimenti, costi quel che costi


NON EVITARE I FALLIMENTI

"Per poterci migliorare continuamente non dobbiamo smettere di allenarci, ma, per averne voglia, dobbiamo essere disposti a fallire, una volta dopo l'altra.
Dietro le ultime mode di carattere pedagogico e terapeutico si nasconde un vizio tipicamente umano, vecchio quanto il mondo: la strenua volontà di evitare i fallimenti, costi quel che costi".
Jeffrey Satinover - "Il cervello quantico"



lunedì 19 novembre 2012

Winston Churchill. Non arrenderti mai. Non arrenderti mai. Mai, mai, mai: in niente, grande o piccolo, importante o insignificante. Non arrenderti mai, se non di fronte ai tuoi principi o al buon senso. Non cedere mai davanti alla forza. Non cedere mai davanti all’apparente superiorità schiacciante del nemico

"Le scuole non hanno per forza di cose a che vedere con l'educazione... sono soprattutto istituzioni di controllo che devono inculcare nei giovani i comportamenti basilari. L'educazione è qualcosa di molto diverso e ha poco spazio nella scuola"
Winston Churchill

Quando chiesero a Winston Churchill di tagliare i fondi destinati all'arte per sostenere lo sforzo bellico, egli rispose semplicemente "Ma allora per cosa combattiamo?"

L'abilità in politica consiste nella capacità di prevedere ciò che accadrà domani, la settimana prossima, il mese prossimo, l'anno prossimo. E successivamente nell'essere in grado di spiegare perché non è avvenuto.
Winston Churchill


È un peccato non fare niente col pretesto che non possiamo fare tutto
Winston Churchill


Un pessimista vede le difficoltà in ogni opportunità, un ottimista vede le opportunità in ogni difficoltà
Winston Churchill

Non arrenderti mai. Non arrenderti mai. Mai, mai, mai: in niente, grande o piccolo, importante o insignificante. Non arrenderti mai, se non di fronte ai tuoi principi o al buon senso. Non cedere mai davanti alla forza. Non cedere mai davanti all’apparente superiorità schiacciante del nemico.
Winston Churchill


Sangue, fatica, lacrime e sudore.
13 maggio 1940: Winston Churchill non nascose agli Inglesi le enormi difficoltà cui sarebbero andati incontro rifiutando la pace con i nazisti e, nel discorso trasmesso per radio, pronunciò frasi poi divenute celebri.
"Dico al Parlamento che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore.
Voi chiedete: qual è la nostra linea politica? 
Io rispondo fare la guerra per terra, mare, aria. 
Guerra con tutta la nostra potenza e tutta la forza che Dio ci ha dato,
e fare la guerra contro una mostruosa tirannia. Questa è la nostra linea politica.
Voi chiedete: qual è il nostro obiettivo?
Posso rispondere con una parola. È la vittoria.
Vittoria a tutti i costi, vittoria malgrado qualunque terrore,
vittoria per quanto lunga e dura possa essere la strada, 
perché senza vittoria non c'è sopravvivenza." ‪
Winston Churchill‬,  ‪1940, discorso seconda guerra mondiale‬

Conosciuta la decisione di Churchill, ‪Hitler‬ invase l'Inghilterra.
Tra la Lutwaffe (l'aviazione tedesca) e la Royal Air Force (chiamata brevemente Raf) si scatenò la prima grande battaglia aerea della storia, che durò tutta l'estate del 1940 e si concluse con la vittoria delle forze britanniche.


Bizzarro popolo gli italiani.
Un giorno 45 milioni di fascisti.
Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani.
Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.
Winston Churchill



Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre
e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.
Winston Churchill



mercoledì 24 ottobre 2012

Sorensen. Il nostro compito è simile a quello del suonatore d’arpa. Al suonatore d’arpa viene un callo sulla punta delle dita in questo modo non si ferisce quando suona e tira le corde; però se è un buon suonatore, nonostante i calli conserva un’ottima sensibilità. I calli non gli impediscono di essere un buon suonatore, sono proprio essi che lo rendono tale. Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di continuare a funzionare correttamente anche avendo paura



Il nostro compito è simile 
a quello del suonatore d’arpa. 
Al suonatore d’arpa viene un callo
sulla punta delle dita 
in questo modo non si ferisce quando suona

e tira le corde
;
però se è un buon suonatore, 
nonostante i calli 
conserva un’ottima sensibilità. 
I calli non gli impediscono
di essere un buon suonatore
,
sono proprio essi che lo rendono tale. 
Il coraggio non è l’assenza di paura,
ma la capacità di continuare a funzionare correttamente anche avendo paura

K.C. Sorensen











martedì 23 ottobre 2012

Zane Grey. Tener duro quando si perde, combattere con l'amarezza della sconfitta e la debolezza del dolore, vincere l'ira, sorridere quando si vorrebbe piangere, resistere ai malvagi e bassi istinti, odiare l'odio e amare l'amore, andare avanti quando si preferirebbe morire, inseguire pur sempre la gloria e il sogno, credere con indefettibile fede un qualcosa che dovrà accadere; ecco quel che qualsiasi uomo può fare. E con questo essere grande



Tener duro quando si perde, combattere con l'amarezza della sconfitta e la debolezza del dolore, vincere l'ira, sorridere quando si vorrebbe piangere, resistere ai malvagi e bassi istinti, odiare l'odio e amare l'amore, andare avanti quando si preferirebbe morire, inseguire pur sempre la gloria e il sogno, credere con indefettibile fede un qualcosa che dovrà accadere; ecco quel che qualsiasi uomo può fare. E con questo essere grande.
Zane Grey 

 ”Il Vagone di 3 classe” L'opera è del pittore, litografo e caricaturista, Honorè Daumier Marsiglia 1808,-1879



martedì 2 ottobre 2012

La Quercia e le Canne. Ancora un MONITO DAL MONDO DELLE PIANTE: chi muore combattendo è più felice di chi rimane in vita cedendo di fronte al più forte e accontentandosi di una miserabile vita.



La Quercia e le Canne.
Ancora un MONITO DAL MONDO DELLE PIANTE: chi muore combattendo è più felice di chi rimane in vita cedendo di fronte al più forte e accontentandosi di una miserabile vita.


Il vento sradicò una quercia e la gettò nel fiume. Essa, mentre veniva trascinata, chiese alle canne: “Perché voi, essendo deboli e sottili, non venite sradicate dai venti violenti?”. Queste risposero: “Voi combattete con i venti e venite sradicati; noi invece, piegandoci a qualsiasi vento, rimaniamo illese”. E la quercia disse: “Allora preferisco la morte a una vita miserabile: io infatti muoio avendo combattuto libera, voi invece salvate la vita cedendo a qualsiasi potere e a qualsiasi forza”. 
 L'altra riflessione che potrebbe ispirare questa favola sempre moderna potrebbe essere questa: "Se, nella vita, tieni troppo duro, tutti sono tentati di spezzarti; ma se cedi facilmente, non ci trovano gusto, e ti lasciano in pace" ma non so quanto possa essere valida in tempi più moderni...

*Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Le favole di Esopo si possono descrivere come archetipiche; la stessa definizione corrente di "favola" è basata principalmente sulla favola esopica. Si tratta di componimenti brevi, in genere con personaggi che sono animali personificati, con lo scopo esplicito di comunicare una morale. Molte di queste favole sono talmente celebri da aver acquisito nella cultura moderna il ruolo di proverbio. 

Le Favole di Esopo   [Per "Favole di Esopo" (in lingua greca: Αἰσώπου μῦθοι) si intende la raccolta di 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Émile Chambry costituite probabilmente da un nucleo primario di favole a cui nel corso dei secoli se ne sono aggiunte altre di varia origine] è, insieme alla Bibbia, il libro illustrato con più continuità dall’inizio della storia della stampa. Diversamente dalla Bibbia, però, è di argomento laico e questo ha fatto sì che sia stato anche illustrato con grande diversità e libertà nel corso dei secoli. [...]



***********************
Nella seconda favola di J. De La Fontaine**, il quale si è ispirato  al suo predecessore greco, la superba quercia  si crede fortunata con la cresta sempre esposta al sole e incurante del vento, più in gamba della canna che, invece, è costretta ad abbassare la testa. La canna sembra essere la più debole, ma a conti fatti risulta più forte della quercia, perchè si piega senza spezzarsi. La quercia, invece, per quanto robusta può venire sradicata. Anche qui ritorna il tema del rigore morale, ma pure quello del giudizio, delle apparenze e non ultimo della perseveranza: la quercia infatti, può resistere ai forti venti e agli uragani per un tempo limitato in quanto troppo esposta. La duplice morale che ci suggerisce la favola di la Fontaine potrebbe essere questa: fare resistenza ingrandisce l'orgoglio ma spezza i rami della perseveranza. 
Non giudicare mai dalle apparenze, non essere rigidi, ma sapere, al momento opportuno scegliere di piegarsi per "vincere". 
Guardando alla vita di La Fontaine (nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi sempre sotto la protezione dei nobili dell'epoca) si può avere la percezione di questa favola in termini meno "rigidi" rispetto al giudizio morale sulle canne... Un proverbio sicilano dice "calati juncu, passa la china" che vuol dire "piegati giunco, sta per arrivare la piena" (dopo che la piena sarà passata, il giunco si raddrizzerà).
Rimangono dopo aver letto entrambe le favole gli stessi interrogativi: vince nella vita chi ha talvolta l'umiltà di piegarsi, ed è questa la vera forza, oppure la forza sta nel rigore morale e nella perseveranza?
Si vince alla lunga distanza e vincere è resistenza o anche nella morte c'è una vincita seppure meno manifesta? Ma soprattutto mi vien da pensare...  davvero alla fine conta chi vince? E cosa mai  si vince?




"La Canna e la Quercia" 

di J.De La Fontaine




Disse la Quercia ad una Canna un giorno:
- Infelice nel mondo è il tuo destino:
non ti si posa addosso un uccellino,
né un soffio d’aria ti svolazza intorno,
che tu non abbia ad abbassar la testa.

Guarda me, che gigante a un monte eguale,
non solo innalzo contro il sol la cresta,
ma sfido il temporale.
Per te sembra tempesta ogni sospiro,
un sospiro a me sembra ogni tempesta.

Pazienza ancor, se concedesse il Cielo
che voi nasceste all’ombra mia sicura:
ma vuole la natura
farvi nascer di solito alla riva
delle paludi, in mezzo ai venti e al gelo.

- La tua pietà capisco che deriva
da buon cuore, - rispose a lei la Canna. -
Il vento che mi affanna
mi può piegar, non farmi troppo male,
ciò che non sempre anche alle querce arriva.

Tu sei forte, ma chi fino a dimani
può garantirti il legno della schiena? -
E detto questo appena,
il più forte scoppiò degli uragani,
come il polo non soffia mai l’uguale.

La molle Canna piegasi,
e resiste la Quercia anche ai più forti
colpi del vento, per un po’, ma infine
sradica il vento il tronco,
che mandava le foglie al ciel vicine,
e le barbe nel Regno imo dei morti.

Favole classiche - J.De La Fontaine (Libro I favola XXII)

 Traduzione di Emilio De Marchi (XIX secolo)



**Jean de La Fontaine (Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695) è stato uno scrittore e poeta francese, autore di celebri favole con intenti moralisti.
Le sue favole, popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell'epoca. A Parigi,  prese a condurre una vita piuttosto oziosa entrando sotto la protezione di Nicolas Fouquet, politico in auge a quell'epoca che amava circondarsi di letterati; per compiacerlo, la Fontaine scrisse per lui varie opere.Quando però Fouquet cadde in disgrazia, La Fontaine coraggiosamente prese le parti del suo protettore scrivendo in sua difesa L'elégie aux nymphes de vaux: questo lo fece cadere a sua volta in disgrazia e in gravi difficoltà finanziarie. Poco tempo dopo, divenne "gentiluomo servente" sotto la protezione di Madame d'Orleans di Lussemburgo e dopo la morte di questa passò sotto la protezione di Madame de la Sablière, intenditrice di filosofia e scienza, il cui salotto era frequentato dai personaggi più ingegnosi dell'epoca. Frequentò letterati del calibro di Jean Racine, Molière e Madame de La Fayette. Nel 1683 fu eletto membro dell'Académie Française. Morta la sua protettrice, il poeta, fece pubblica sconfessione dei suoi Racconti e si dedicò a ferventi pratiche religiose.(wikipedia)



giovedì 27 settembre 2012

Anna Magnani. Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai. Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore. Questo mi dà una tal forza da leoni. Una forza che non mi fa avere paura di nulla



7 marzo 1908 a Roma nasce Anna Magnani, figlia di una sarta e di padre ignoto. Da adulta scoprì che il padre, di origini calabresi, si chiamava Del Duce. Decise di tenere il cognome della madre, non voleva essere "la figlia Del Duce". Nannarella cominciò nella rivista, il cinema arrivò nel 1934 con "La cieca di Sorrento". Fu la prima attrice italiana a vincere l'Oscar nel 1955 per "La rosa tatuata" (dopo di lei Sophia Loren nel '62).
Il 26 settembre 1973 moriva Anna Magnani... Ci manchi tanto,  Annarè...




Quando esistevano l'arte e gli artisti. Anna Magnani è tutto quello che oggi non esiste più.
Prima bastava uno sguardo per riempire una scena, oggi non bastano gli effetti speciali!
Di Anna Magnani non si può dire nulla, non bastano le parole per descrivere la sua grandezza.


Non togliermi neppure una ruga.
Le ho pagate tutte care
[rivolgendosi al truccatore]
Anna Magnani


Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai.
Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico:
 la vendetta è volgare come il rancore.
Questo mi dà una tal forza da leoni.
Una forza che non mi fa avere paura di nulla.
Anna Magnani

Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori».
Anna Magnani, citato in “Nannarella: il romanzo di Anna Magnani” di Giancarlo Governi


Non so se sono un'attrice, una grande attrice o una grande artista.
Non so se sono capace di recitare.
Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne.
Ho solo bisogno di incontrarle.
Devono essere vere, ecco tutto
Anna Magnani

‎… lo so, sono la donna più discontinua del mondo.
Tutto cambia dentro di me da un’ora all’altra.
Il fatto è che seguo il mio istinto ed il mio cuore.
Non mi curo di quel che sembro, mai!
Sono cosi come la vita, le speranze, ipocrisie.
Anna Magnani


Nun c'è niente de più bello de na persona in rinascita...
Quanno s'ariarza dopo 'na caduta, dopo 'na tempesta e ritorna più forte e bella de prima.
Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo con un sorriso!"
Anna Magnani

"L'amore? 
Toglietemi pure tutto, l'Oscar, il denaro, la casa, 
ma l'amore no, non portatemelo via: 
l'amore è pioggia e vento, è sole e stella. 
L'amore è respiro e, lo so, lo so, è veleno. 
Certe sere mi dico: Anna apri l'occhio, 
questa è la cotta che ti manda al creatore....
Perchè, vedi, lo ammetto ho un carattere eccessivo e smodato. 
Non mi so frenare, 
ogni volta che amo mi impegolo fino ai capelli. 
Sapessi che strazio, poi uscirne vivi, che tragedia scappare! 
E una mattina ti svegli nel letto e non hai più sangue. 
Ma poi ricomincia ed è meraviglioso".
Anna Magnani

Chi ammiro io? Vuole dei nomi? No, è meglio che le dica che cosa ammiro. Io rispetto il talento, il vero talento che è tutto il contrario dei bluff; la fedeltà, la vera fedeltà che è tutto il contrario dell’amicizia superficiale e passeggera; e la sincerità, persino la crudele sincerità che è tutto il contrario dell’ipocrisia. Ecco che cosa ammiro io.
Anna Magnani

Lei era una di quelle persone che non si sentivano mai soddisfatte.
Quelle che volevano sempre di più. Non dagli altri. Da se stesse.
Edvania Paes


Se la morte mi spaventa ancora un pò, è perché sono come Don Chisciotte e vorrei che ciascuno potesse essere se stesso per poter poi morire in pace. Quello che mi atterrisce è di sparire da un momento all’altro, improvvisamente, senza essere riuscita a sapere chi era veramente la Magnani o, meglio, chi era la piccola Anna. Ma lo so chi era. Una piccola bugiarda che viveva nel sogno per non dover affrontare la realtà. Senza madre, senza padre, mi sono trasformata in formica. Ho recitato la parte dell’aggressiva, ma non lo ero. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della pavida quando ero invece un leone. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della coraggiosa quando invece ero un agnello. Di qui, ancora, le mie collere. Povera pazza! Se oggi dovessi morire, sappiate che muoio ricca perché ho capito tutto questo. Sappiate che le mie collere erano solo rivolte contro di me. Ho anche capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per quella lacrima, ho implorato quella carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori. Ho lavorato molto per prepararmi. Ho lottato, ho urlato alla vita, e oggi posso sorridere alla morte. Non mi inchinerò all’ultimo momento davanti a un Crocifisso. Lo guarderò come un altro me stesso che è morto solo perché un giorno su questa terra nessuno possa più mentire”.
Anna Magnani



Non essere schiave delle mode e libere di essere non di apparire


[...]  dopo aver vissuto si diventa più belli, quando serve solo a noi stessi e non ce ne importa pù nulla....


E' arrivata all'Oscar senza l'aiuto di nessuno!


 il volto della vita senza ritocchi ma con espressività vera


lunedì 30 luglio 2012

Eduardo De Filippo. Io ti dico che l’uomo è uomo quando non è testardo. Quando capisce che è venuto il momento di fare marcia indietro, e la fa. Quando riconosce un errore commesso se ne assume le responsabilità, paga le conseguenze, e cerca scuse. Quando riconosce la superiorità di un altro uomo e ce lo dice. Quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura.

«Pronto, casa De Filippo? Qui è la televisione»
«Un attimo che vi passo il frigorifero».
Eduardo De Filippo
(la battuta è di Eduardo che voleva evidenziare come la TV, fosse solo un elettrodomestico e non... )


- Serve Telepatia, sai cosa vuol dire Telepatia?
- Sì, mi avevano spiegato che ...
- Telepatia vuol dire che quando Io Non Busso, Tu Mi Apri La Porta.
Eduardo De Filippo


Stamme a sentì. Tu credi che il tempo passi? Non è vero. Il tempo è una convenzione. Se gli uomini non si fossero organizzati in questo mondo, tu come potresti trovarti ad un appuntamento? Se ognuno di noi vivesse senza impegni, senza affari, voglio dire una vita naturale, primitiva, tu dureresti. Dureresti senza saperlo. Dunque, il tempo sei tu.
Eduardo De Filippo, La grande magia


Capa d'Angelo: È muto? [riferendosi a zi' Nicola]
Carlo: No. La storia è un pò lunga. Non parla perché non vuole parlare. Ci ha rinunziato. Eh, sono tanti anni. Dice che parlare è inutile. Che siccome l'umanità è sorda, lui può essere muto.
Eduardo De Filippo, Le voci di dentro: atto II


Io ti dico che l’uomo è uomo quando non è testardo. Quando capisce che è venuto il momento di fare marcia indietro, e la fa. Quando riconosce un errore commesso se ne assume le responsabilità, paga le conseguenze, e non cerca scuse. Quando amministra e valorizza nella stessa misura tanto il suo coraggio quanto la sua paura.
Eduardo De Filippo (1900 -1984) Il Sindaco del Rione Sanità (tre atti di Eduardo de Filippo)


Se si usa la vita che continua, la tradizione, nel modo giusto, essa ci può dare le ali. Certo se ci si ferma al passato diventa un fatto negativo, ma se ce ne serviamo come un trampolino, salteremo molto più in alto che se partissimo da terra. Non vi pare
Eduardo De Filippo


Tutti credono che far niente sia una cosa facile, ma bisogna vedere questo niente come lo fanno. Socrate, Platone, Diogene, non facevano niente tutto il giorno, ma quel niente lo facevano in modo perfetto.
Eduardo De Filippo


Napule è ’nu paese curioso è ’nu teatro antico, sempre apierto.
Ce nasce gente ca senza cuncierto scenne p’ ’e strate e sape recità.
Nunn’è c’ ’o ffanno apposta; ma pe’ lloro ‘o panurama è ‘na scenografia,
‘o popolo è ’na bella cumpagnia, l’elettricista è Dio ch’ ’e fa campà. Ognuno fa na parte na macchietta se sceglie o tip o n’omm a truccatura
L’intercalare, a camminatura pe fa successo e pe se fa guarda.
Eduardo De Filippo



Che brutto suonno che mi so' fatto stanotte. Mi sono sognato che lavoravo
Che brutto sogno ho fatto stanotte. Ho sognato che lavoravo
Natale in casa Cupiello, 1931


Eduardo De Filippo
Napoli 1900 - Roma 1984



(...) Arrivai al terzo atto con sgomento. 
Recitavo e sentivo attorno a me un silenzio assoluto, terribile. 
Quando dissi l’ultima battuta, la battuta finale:
"Adda passà ’a nuttata",
e scese il pesante velario, ci fu un silenzio ancora, per otto, dieci secondi, poi scoppiò un applauso furioso, e anche un pianto irrefrenabile, tutti avevano in mano un fazzoletto, gli orchestrali del golfo mistico che si erano alzati in piedi, i macchinisti che avevano invaso la scena, il pubblico che era salito sul palco, tutti piangevano, e anch’io piangevo, e piangeva Raffaele Viviani che era corso ad abbracciarmi. Io avevo detto il dolore di tutti» [...]



Eduardo De Filippo

















venerdì 25 maggio 2012

Publilio Siro. Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura



Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura
Publilio Siro


Chi può passare da un amore all'altro può anche smettere di amare sia l'uno che l'altro.
Publilio Siro






I GRECI E LA LORO SAGGEZZA Massime, Sentenze e Aforismi

venerdì 13 aprile 2012

Paolo Borsellino. Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno


Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno

Paolo Borsellino



chissà xchè alla chiesa non viene in mente di fare santi questi EROI del nostro tempo ........



 Coraggio da ammirare, contro vigliacchi che tuttora predicano la morale. Nessun dubbio che stiano tramando per sfuggire allla giustizia, anche con altre vittime. Ormai supponiamo chi sono, mancano solo prove legali. Le avremo con mandato di cattura internazionale per, residenti su suolo italiano

questi sono uomini da prendere in esempio nelle vita persone,che per un ideale hanno perso la vita,quell'ideale era cambiare il mondo cosa assurda credete...ma mai assurda come quella di non provarci con tutte le tue forze a farlo, che questi uomini siano d'esempio per tutti noi.. [...]


Mimmo Xasthur Valentino:
Gente come Paolo Borsellino sono dio per me e non quell'essere inesistente che molti religiosi predicano compreso i mafiosi che hanno anche le immaginette sante nelle loro case!!!


Michele Palmieri:
unico insieme a FALCONE quando li avete uccisi sieti saliti al potere e non siete piu scesci bastardi.






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