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domenica 9 luglio 2017

Erasmo da Rotterdham, Elogio della follia. …è pacifico che tutte le passioni rientrano nella sfera della follia: ciò che distingue il savio dal pazzo è che questi si fa guidare dalle passioni, mentre il primo ha per guida la ragione. Perciò gli stoici spogliano il sapiente di tutte le passioni come fossero delle malattie. Tuttavia questi elementi emotivi, non solo assolvono la funzione di guide per chi si affretta verso il porto della sapienza, ma nell’esercizio della virtù vengono sempre in aiuto spronando e stimolando, come forze che esortano al bene. Anche se qui fieramente leva la sua protesta Seneca, col suo stoicismo integrale, negando al sapiente ogni passione. Ma così facendo distrugge anche l’uomo e crea al suo posto un Dio di nuovo genere, che non è mai esistito e non esisterà mai; anzi, per parlare ancora più chiaro, scolpisce la statua di un uomo di marmo, privo d’intelligenza e di qualunque sentimento umano. Perciò, se lo desiderano, si godano pure il loro saggio, che potranno amare senza rivali, e dimorino con lui nella Repubblica di Platone, o, se preferiscono, nel mondo delle idee, o nei giardini di Tantalo

"Platone e …..l'”idea” del manicomio.
Il giudice rinchiuderà nel sophronisterion coloro che sono diventati atei per stoltezza, non per malvagità di sentimenti e di costumi, e ve li terrà secondo la legge per non meno di cinque anni. Durante questo periodo nessun altro dei cittadini potrà frequentarli, ad eccezione dei magistrati che fanno parte del consiglio notturno che si incontreranno con loro per educarli e salvare le loro anime. Quando sarà passato per loro il periodo di incarcerazione, se qualcuno di loro sembrerà rinsavito vada ad abitare con gli altri saggi, ma se verrà giudicato in modo contrario e sarà trovato ancora colpevole, allora sia condannato a morte” 
Platone, Leggi, 909 a, citato in Giulio Guidorizzi, 
“Ai confini dell’anima – I Greci e la follia” Raffaello Cortina Editore, Milano 2010, pag. 46.

Si tratta del primo testo dell’antichità (le Leggi, un’opera della tarda maturità di Platone, risalgono alla metà del 4° secolo avanti Cristo) che prevede per i folli un istituto manicomiale, seppure con finalità rieducative (il sophronisterion è una casa di “temperanza”, dove si è rieducati a riacquistare la “temperanza”); contiene, tuttavia, già i tratti di un’istituzione che avrà molta “fortuna” nell’Occidente. 

Commenta Guidorizzi: “Il sophronisterion platonico anticipa un’idea che ricompare sinistramente lungo la storia della psichiatria moderna: la follia s’identifica con la mancanza d’integrazione con il sistema dominante, perché solo un pazzo può rifiutarsi di riconoscere che il sistema di valori e le leggi della società sono incontestabili, giuste, equilibrate; le migliori nel miglior mondo possibile. Il sophronisterion platonico si configura pertanto come il primo caso (solo teorico) d’intervento sulla follia da parte di un potere costituito, e quindi di gestione ideologica della follia”. 
Giulio Guidorizzi, op. cit., pag. 46.
3 febbraio 2011

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Michel de Montaigne
la follia……
Chi squilibra l’anima, “chi più spesso la spinge alla follia se non la sua prontezza, il suo acume, la sua agilità e infine la sua stessa forza? Da che cosa nasce la più sottile follia se non dalla più sottile saggezza? Come dalle grandi amicizie nascono grandi inimicizie; dalle saluti vigorose, le malattie mortali; così dalle rare e vive emozioni delle nostre anime, le pazzie più straordinarie e più bizzarre;….. Nelle azioni degli uomini insensati vediamo come propriamente la pazzia si accordi con le più vigorose operazioni dell’anima nostra. Chi non sa quanto sia impercettibile la distanza tra la follia e le ardite elevazioni di uno spirito libero e gli effetti di una virtù suprema e straordinaria?
Michel de Montaigne, Saggi, Oscar Mondadori, Milano, 1970, vol. I, pag. 641


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Tale è la peggiore delle follie: non riconoscere la miseria nella quale si è imprigionati, la debolezza che ci impedisce di accedere al vero e al bene; non sapere quale parte di follia ci spetta. Rifiutare questa sragione che è il segno stesso della nostra condizione significa rinunciare a usare per sempre in modo ragionevole la propria ragione. Perché se la ragione esiste, essa consiste proprio nell’accettare questo cerchio continuo della saggezza e della follia, nell’essere chiaramente coscienti della loro reciprocità e della loro impossibile separazione. La vera ragione non è esente da ogni compromesso con la follia; al contrario, essa è obbligata a percorrere le vie che questa le traccia
Michel Foucault, “Storia della follia nell’età classica”, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1981, pagg. 52-53

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“…è pacifico che tutte le passioni rientrano nella sfera della follia: ciò che distingue il savio dal pazzo è che questi si fa guidare dalle passioni, mentre il primo ha per guida la ragione. Perciò gli stoici spogliano il sapiente di tutte le passioni come fossero delle malattie. Tuttavia questi elementi emotivi, non solo assolvono la funzione di guide per chi si affretta verso il porto della sapienza, ma nell’esercizio della virtù vengono sempre in aiuto spronando e stimolando, come forze che esortano al bene. Anche se qui fieramente leva la sua protesta Seneca, col suo stoicismo integrale, negando al sapiente ogni passione. Ma così facendo distrugge anche l’uomo e crea al suo posto un Dio di nuovo genere, che non è mai esistito e non esisterà mai; anzi, per parlare ancora più chiaro, scolpisce la statua di un uomo di marmo, privo d’intelligenza e di qualunque sentimento umano. Perciò, se lo desiderano, si godano pure il loro saggio, che potranno amare senza rivali, e dimorino con lui nella Repubblica di Platone, o, se preferiscono, nel mondo delle idee, o nei giardini di Tantalo”. 
Erasmo da Rotterdham, Elogio della follia, cap. 30


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“Follia e società”
[...] Basaglia dice: “Occorre fondare una nuova medicina, consapevole del fatto che l’uomo è un corpo sociale oltre che un corpo organico. Ed è su questo corpo sociale che la nuova medicina deve lavorare, non più solo sul corpo organico. Noi vogliamo trasformare il malato mentale morto nel manicomio in persona viva, responsabile della propria salute. Non lasciamo la persona che sta male nelle mani del solo medico, ma cerchiamo di costruire un nuovo schema di vita insieme con altre persone, che non sono solo malati. Quando cerchiamo di coinvolgere la comunità nella cura del paziente, stiamo tentando di eliminare il corpo morto, il manicomio, e di sostituirlo con la parte attiva della società. Questo è il modello che proponiamo e che è disfunzionale alla logica della società in cui viviamo.” 
(cit. da U. Galimberti)


L’utopia di Basaglia “era di fare della clinica un laboratorio per rendere “umane” e non “oggettivanti” le relazioni tra gli uomini, attraverso la creazione di servizi di salute mentale diffusi sul territorio, residenze comunitarie, gruppi di convivenza, con la partecipazione di maestri, educatori, accompagnatori, attori motivati”.
(cit. da U. Galimberti)



Per approfondire:
→ D la Repubblica delle Donne (pag. 146)
→ Franco Basaglia: L’uomo e la cosa
22 giugno 2009

https://www.facebook.com/groups/carljungitalia/permalink/10156278249137646/

giovedì 23 luglio 2015

Cosa ha visto uno Sciamano in un ospedale psichiatrico.

Cosa ha visto uno Sciamano in un ospedale psichiatrico

Secondo gli sciamani la malattia mentale simboleggia la “nascita di un guaritore”, spiega Malidoma Patrice Somé. I disturbi mentali sono emergenze spirituali, crisi spirituali e devono essere presi in considerazione come tali per aiutare il guaritore a “nascere”.

Ciò che nella cultura Occidentale viene visto come malattia, il popolo Dagara lo considera una “buona notizia dall’altro mondo”. La persona che sta attraversando la crisi è stata scelta come mezzo per comunicare un messaggio alla comunità dal regno dello spirito.

“Disturbi mentali e  disturbi comportamentali di ogni tipo  sono tutti segni che due energie incompatibili si sono fuse nello stesso campo,” dice il Dott. Somé. Questi disturbi si verificano quando la persona non viene assistita nel rapportarsi con la presenza dell’energia del regno dello spirito.

Una delle cose che il Dott. Somé notò quando arrivò negli Stati Uniti nel 1980 per i suoi studi universitari fu il modo in cui l’Occidente tratta la malattia mentale.

Quando un suo collega fu ricoverato in un istituto mentale a causa di “depressione nervosa” il Dott. Somè decise di andare a fargli visita. Non sapeva però che questa visita sarebbe stata per lui una fonte di riflessione.

“Ero così scioccato. Quella fu la prima volta che mi sono ritrovato faccia a faccia con ciò che viene fatto qui alle persone che presentano gli stessi sintomi che ho visto nel mio villaggio”.
Ciò che colpì il Dott. Somè fu che  l’attenzione ai sintomi era basata sulla patologia, sull’idea che quella condizione era qualcosa che doveva essere fermata.
Questa visione era in completa opposizione con il modo in cui la sua cultura considera questa situazione.

Mentre si guardava intorno nel reparto osservando i pazienti, alcuni in camicie di forza, altri tenuti in celle perchè sotto  farmaci, altri urlando, fece questa considerazione: “Così è questo il modo in cui i guaritori che stanno tentando di nascere vengono trattati in questa cultura. Che peccato! Che peccato che una persona finalmente allineata con la potenza dall’altro mondo venga così sprecata”.

Noi occidentali non siamo educati ad affrontare e riconoscere l’esistenza di fenomeni psichici, di un mondo spirituale. In effetti le abilità psichiche sono quasi denigrate.
Quando le energie del mondo spirituale emergono in una psiche occidentale, l’individuo è completamente incapace di integrarle o anche soltanto di  riconoscere cosa sta accadendo. Il risultato è tremendo: senza  il giusto contesto e assistenza nei rapporti con un altro livello di realtà la persona è considerata folle.

Il dosaggio pesante di  farmaci anti-psicotici aggrava poi il problema e impedisce l’integrazione delle due energie  che potrebbe portare allo sviluppo dell’anima e alla crescita dell’individuo che ha ricevuto queste energie.

Nel reparto di salute mentale il Dott.Somè vide molti esseri in giro fra i pazienti, “entità” che sono invisibili alla maggior parte delle persone ma che gli sciamani e sensitivi sono in grado di vedere. “Sono loro la causa della crisi in queste persone”, ha detto. Gli sembrò che questi esseri stessero cercando di eliminare  i farmaci e i loro effetti dai corpi delle persone con cui stavano cercando di fondersi, aumentando così  il dolore dei pazienti.

“Gli esseri agivano quasi come una sorta di escavatore nel campo energetico delle persone
Le persone  a cui stavano facendo tutto ciò urlavano e basta” ha detto. 
Non poteva più stare in quell’ambiente e dovette andar via.

Nella tradizione Dagara la comunità aiuta la persona a conciliare le energie di entrambi i mondi. La persona così è in grado di essere un ponte tra i mondi e aiutare gli altri  con le informazioni e le guarigioni di cui hanno bisogno.
La crisi spirituale si conclude con la nascita di un nuovo  guaritore.

Gli esseri che stavano aumentando la sofferenza dei pazienti  in ospedale stavano in effetti cercando di fondersi con loro per trasmettere dei messaggi dall’altro mondo. Le persone con cui avevano scelto di unirsi non ricevevano assistenza per imparare a essere un ponte tra i mondi e tentativi di unione degli esseri erano falliti.
Il risultato è stato il mantenimento del disordine iniziale dell’energia e l’aborto della nascita di un guaritore.

La cultura occidentale ha sempre ignorato la nascita di un  guaritore”, afferma il dottor Somé. “Di conseguenza, ci sarà una tendenza dall’altro mondo a continuare a provare con quante più persone possibile, nel tentativo di attirare l’attenzione di qualcuno”. Gli spiriti sono attratti da persone i cui sensi non sono stati anestetizzati, “La sensibilità è praticamente letta come un invito a entrare”, osserva.
Coloro che sviluppano i cosiddetti disturbi mentali sono più sensibili ed ecco perchè le entità del mondo dello spirito li scelgono, nella cultura occidentale sono considerai semplicemente ipersensibili.
Le culture indigene non la vedono in questo modo e di conseguenza le persone effettivamente sensibili non si sentono troppo sensibili, sanno semplicemente che il loro compito è fare da ponte tra i due mondi.


Come trattano gli sciamani quella che in Occidente è chiamata Schizofrenia?
La  schizofrenia è caratterizzata da una speciale “ricettività a un flusso di immagini e informazioni che non possono essere controllate”, ha detto il dottor Somé. 
“Quando questa condizione si verifica in un momento che non viene scelto personalmente, e in particolare quando si tratta di immagini che fanno paura e non coerenti, la persona va in delirio”.
In questa situazione è necessario prima separare l’energia della persona dalle energie estranee, utilizzando la pratica sciamanica (nota come “sweep”) per cancellare la seconda  aura della persona. Con la pulizia del campo energetico la persona non viene investita da marea di informazioni e  non ha più ragione di essere spaventata e turbata, spiega il dottor Somé.

Dopodichè è possibile aiutare la persona ad allinearsi con l’energia dello spirito che sta cercando di venire dall’altro mondo passando attraverso la persona e far nascere il guaritore.  
E' il  blocco di questo passaggio in cui lo spirito sta cercando di emergere che crea problemi. “L’energia del guaritore è un’energia ad alta tensione”, osserva. 
Quando è bloccato, brucia  la persona. E ‘come un corto circuito. Questo è il motivo per cui può essere davvero spaventoso e capisco perché questa cultura preferisce confinare queste persone”.

Ancora una volta, l’approccio sciamanico è quello di lavorare sull’allineamento delle energie, non c’è blocco e la persona può diventare il guaritore che è  destinato ad essere.
Bisogna sottolineare però che non tutti gli esseri spirituali che entrano nel campo energetico di una persona sono lì per promuovere la nascita di un guaritore. Ci sono anche energie negative pure, presenze indesiderate nell’aura. In questi casi l’approccio sciamanico è quello di rimuoverli dall’aura, piuttosto che lavorare per allineare le energie discordanti.

Alex: Pazzo negli Stati Uniti, Guaritore in Africa.
Per testare la sua convinzione che la visione sciamanica della malattia mentale vale anche per il  mondo occidentale, così come nelle culture indigene, il Dottor Somè  portò con sè un malato mentale al suo ritorno in Africa, nel suo villaggio. “Sono stato spinto dalla mia curiosità di scoprire se c’è verità nell’idea che la malattia mentale sia collegata all’allineamento con un essere proveniente da un altro mondo” ha detto  il Dott. Somé.
Alex aveva  18 anni, aveva avuto un crollo psicotico all’età di 14.  
Aveva allucinazioni, tendenze suicide e aveva attraversato cicli di depressione pericolosamente gravi. Era in un ospedale psichiatrico, sotto farmaci,  ma non stava guarendo. “I genitori avevano fatto di tutto, senza successo” ha detto  il Dott. Somé. “Non sapevano cos’altro fare”.

Con il loro permesso, il Dott. Somè portò Alex con se in  Africa. 
“Dopo otto mesi lì, Alex era diventato abbastanza normale. E’ stato in grado di aiutare i guaritori nelle guarigioni; stava seduto con loro tutto il giorno e li aiutava, li assisteva in quello che stavano facendo con i loro pazienti . . . Ha trascorso circa quattro anni nel mio villaggio”.
Alex era rimasto per scelta, non perché aveva bisogno di essere guarito. 
Si sentiva “molto più sicuro in Africa che in America”.
Per allineare la sua energia con quella dell’essere spirituale Alex ha attraversato un rituale sciamanico leggermente diverso da quello utilizzato con le persone della cultura Dagara. 
“Il risultato è stato simile, anche se il rito non era letteralmente lo stesso “, spiega il Dott. Somé. 
Il fatto che allineare l’energia abbia funzionato  per guarire Alex ha dimostrato al Dott. Somè che la connessione tra mondo spirituale e malattia mentale  è davvero universale.
Dopo il rituale, Alex ha iniziato a condividere i messaggi che lo spirito  aveva per questo mondo.
L’intera esperienza lo ha portato  ad  andare al college per studiare psicologia. Ha deciso di tornare  negli Stati Uniti dopo quattro anni perché “ha scoperto che tutte le cose che doveva fare erano state fatte avrebbe quindi potuto andare avanti con la sua vita”.

L’ultima volta che il Dott. Somé ha sentito Alex, il ragazzo stava frequentando la  scuola di specializzazione in psicologia ad Harvard. Nessuno pensava che sarebbe mai stato in grado di completare gli studi universitari, tanto meno ottenere un grado avanzato.

Un approccio sacro rituale alla malattia mentale
Uno dei doni che uno sciamano può portare al mondo occidentale è quello di aiutare le persone a riscoprire i rituali. “L’abbandono dei rituali può essere devastante. Dal punto di vista spirituale, il rituale è inevitabile e necessario se si vuole vivere” ha scritto il Dott. Somè in Ritual: Power,  Healing and Community. “Dire che il rituale è necessario nel mondo industrializzato è un eufemismo.  Abbiamo visto con la mia gente che è probabilmente impossibile vivere una vita sana senza di esso”.
Il Dott. Somè ha capito che i rituali usati nel suo villaggio non potevano essere semplicemente trasferiti in Occidente, così durante i suoi anni di lavoro sciamanico ha progettato rituali che soddisfano le esigenze molto diverse di questa cultura.
Una di queste esigenze è ad esempio che le persone capiscano che il loro disagio proviene dal fatto che sono “chiamati da esseri provenienti da un altro mondo a collaborare  nel lavoro di guarigione”. Il rituale permette loro di uscire dal disagio e accettare questa chiamata.
Un’altra necessità  riguarda l’iniziazione. Nelle culture indigene di tutto il mondo, i giovani sono iniziati all’età adulta quando raggiungono una certa età. 
La mancanza di tale iniziazione in Occidente è parte della crisi che le persone vivono.

Un altro rito che va molto bene per le persone che chiedono il suo aiuto è fare un falò e metterci dentro elementi che simboleggiano le questioni che si stanno accendendo nella persona. “Potrebbe essere  rabbia e frustrazione nei confronti di un antenato che ha lasciato un’eredità di omicidio e riduzione in schiavitù o qualsiasi altra cosa, cose  con cui il discendente deve convivere “, spiega lo sciamano. “Se queste cose vengono viste come ciò che sta bloccando la persona , lo scopo di vita e anche il punto di vista della persona sulla vita come qualcosa che può migliorare, allora ha senso cominciare a pensare in termini di come trasformare quel blocco in una strada che porti a qualcosa di più creativo e appagante”.
Fonte: The Natural Medicine Guide to Schizophrenia, pages 178-189

Si può credere o meno in un mondo degli spiriti o nel fatto che siamo fatti di energie ma ciò che è davvero interessante di questo articolo è il punto di vista alternativo che offre. Siamo abituati a pensare al disturbo mentale come ad una malattia da guarire, qualcosa che non funziona più nella persona e deve essere aggiustata con trattamenti, farmaci, ricoveri.
Questo sciamano invece ci offre tanti spunti su cui riflettere soprattutto in una società come quella occidentale in cui si tende a dare molto credito a ciò che dice la scienza a discapito di una visione più spirituale ed energetica.
Lungi da me affermare che la scienza stia sbagliando o non sia utile, semplicemente ritengo che adottare un punto di vista completamente materialistico sia riduttivo in un campo vasto e per molti versi ancora sconosciuto come il benessere.
Dal mio punto di vista che si parli di  sciamani, guaritori, psicologi, medici bisogna tener presente sempre il fine ultimo di una professione di guarigione: aiutare la persona a ritrovare il benessere  e le gioia, componenti che sono la base su cui costruire la vita, non un optional.

Fonte: psyta.net




Sono convinta che il dott Somè dica qualcosa che fa orrore alla nostra cultura ma che ha elementi di verità . Per la medicina Ayurvedica ( esisteva un Dvd feltrinelli al riguardo) la malattia mentale è un'esplosione improvvisa del 6 chakra, e viene trattata con un massaggio energico di tutto il corpo del colpito avvolto in panni come una mummia: sarebbe a dire che di colpo e' andato dall'altra parte del ponte e va ristabilita la connessione con il primo corpo (chakra). Tutto ciò è rubricato nel magico onnipotente, "da noi", e persino chi ha attraversato il ponte si trova in posizione anomala rispetto ai colleghi. Così è accaduto a Gabriel Slonina Ubaldini, medico e psichiatra ora defunto che si e' inoltrato su questa strada e che ricordo con grande affetto e ammirazione.




http://www.pianetablunews.it/?p=17024



martedì 17 febbraio 2015

Salgari. Le scrivo in uno dei più tristi momenti della mia vita. Mia moglie, dopo un mese di pazzia, diventata furiosa, ho dovuto ricoverarla ieri sera al manicomio.


Con Una Lettera

Emilio Salgari a Enrico Bemporad 
Torino, 20 aprile 1911

Le scrivo in uno dei più tristi momenti della mia vita. Mia moglie, dopo un mese di pazzia, diventata furiosa, ho dovuto ricoverarla ieri sera al manicomio. Mi occorre di fare subito un deposito di lire 300 che io non posseggo perché con le infermiere durante questo lungo periodo sono stato pelato. Io la prego di mandarmi la terza rata di 600 lire ed io le prometto di rimetterle fra giorni altre cento cartelle. Mi lasci un momento di respiro per rimettermi da questa terribile scossa. 
Emilio Salgari

L'editore Enrico Bemporad spedì la somma tre giorni dopo l'invio della lettera, ma quel denaro non arrivò mai nelle mani dell'autore del Corsaro Nero e Sandokan. La mattina del 25 aprile sulle colline che sovrastano Torino, Salgari si tolse la vita squarciandosi il ventre e la gola.



mercoledì 25 giugno 2014

In una psichiatria figlia della Rivoluzione francese, lo psichiatra Philippe Pinel inizia a distinguere la malattia dalla colpa, la cura dalla punizione, i malati dai delinquenti. Si direbbe che nasce in quell’occasione la psichiatria come atto di liberazione. Ma da cosa veramente libera Pinel? «Da un bel nulla», dirà più avanti il filosofo Michel Foucault


Michel Foucault   storico e filosofo francese tra i grandi pensatori del XX secolo. 
Il tema centrale del suo  pensiero è la conoscenza.  Ad essa Foucault  lega la storia stessa della cultura dell'occidente. L’uso che della conoscenza ne fa la Chiesa o la scienza   determina la struttura della società. La storia e’ dunque il risultato di momenti di grave crisi delle "verità" seguiti da periodi di relativa stabilità in cui una serie di "discorsi" domina su altri. I  lavori di Foucault si concentrano sullo studio delle grandi organizzazioni sociali: prigioni, ospedali, e scuole, contenitori  e luoghi discriminatori del “sapere”.


Le critiche di Foucault a Freud
“Freud ha demistificato tutte le altre strutture dell’asilo: ha abolito il silenzio e lo sguardo, ha cancellato l’autoriconoscersi della follia, (...) ha fatto tacere le istanze della condanna. Ma in compenso ha sfruttato la struttura che avvolge il personaggio medico; ha ingrandito le sue virtù di taumaturgo, preparando uno statuto quasi divino alla sua onnipotenza. Ne ha fatto lo Sguardo assoluto, il Silenzio puro, il Giudice che punisce e ricompensa in un giudizio che non accondiscende neppure al linguaggio; ne ha fatto lo specchio in cui la follia, in un movimento quasi immobile, si innamora e si disinnamora di se stessa. (...) Ha liberato il malato da quell’esistenza nell’asilo alla quale l’avevano condannato i suoi liberatori (Tuke e Pinel); ma non l’ ha liberato da ciò che c’era d’essenziale in quell’esistenza; ne ha raggruppato i poteri e li ha tesi al massimo, annodandoli tra le mani del medico; ha determinato la situazione psicoanalitica, in cui, per un corto circuito geniale, l’alienazione sconfigge l’alienazione, inquantoché nel medico essa diventa soggetto. Il medico, come figura alienante, resta la chiave della psicoanalisi”.
Michel Foucault, Storia della follia nell'età classica


Michel Foucault e il potere
“Di modo che è assai difficile liberarsi dal potere, dato che, se il potere non avesse altra funzione che di escludere, di impedire o di punire, come un super-io freudiano, sarebbe sufficiente una presa di coscienza per sopprimere i suoi effetti o anche per sovvertirlo. Penso che il potere non si accontenti di funzionare come un super-io freudiano. Non si limita a reprimere, a limitare l’accesso alla realtà, a impedire la formulazione di un discorso: il potere lavora il corpo, penetra il comportamento, si mescola al desiderio e al piacere, ed è in questo lavoro che bisogna sorprenderlo, e questa analisi, che è difficile, è quella che va fatta
Michel Foucault, Asili. Sessualità. Prigioni., in Archivio Foucault-2. 1971-1977


"In una psichiatria figlia della Rivoluzione francese, lo psichiatra Philippe Pinel inizia a distinguere la malattia dalla colpa, la cura dalla punizione, i malati dai delinquenti. Si direbbe che nasce in quell’occasione la psichiatria come atto di liberazione. Ma da cosa veramente libera Pinel? «Da un bel nulla», dirà più avanti il filosofo Michel Foucault."
da "Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e il ruolo dell'informazione" di Anita Eusebi



“Forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia.” … Resterà soltanto un enigma di questa Esteriorità. Quale era dunque, ci si domanderà, questa strana delimitazione che è stata alla ribalta dal profondo Medioevo sino al ventesimo secolo e forse oltre? Perché la cultura occidentale ha respinto dalla parte dei confini proprio ciò in cui avrebbe potuto benissimo riconoscersi, in cui di fatto si è essa stessa riconosciuta in modo obliquo? Perché ha affermato con chiarezza a partire dal XIX secolo, ma anche già dall’età classica, che la follia era la verità denudata dell’uomo, e tuttavia l’ha posta in uno spazio neutralizzato e pallido ove era come annullata?”
Michel Foucault, Storia della follia nell'età classica








sabato 3 maggio 2014

Durante una visita ad un Manicomio, un visitatore domandò al Direttore come facessero a stabilire se un paziente dovesse essere ricoverato. 'Vede', rispose il Direttore, 'riempiamo una vasca da bagno e quindi forniamo al paziente un cucchiaino da caffé, una tazza da tè ed un secchio e gli chiediamo di svuotarla.....' 'Ahhh capisco...' disse il visitatore. 'Una persona normale userebbe il secchio perchè è più grande...' 'No'. Disse il Direttore. 'Una persona normale toglierebbe il tappo! Preferisce un letto vicino alla finestra?'

Datemi un uomo sano di mente ed io lo curerò per voi...
Carl Gustav Jung



Durante una visita ad un Manicomio, un visitatore domandò al Direttore come facessero a stabilire se un paziente dovesse essere ricoverato.
'Vede', rispose il Direttore, 'riempiamo una vasca da bagno e quindi forniamo al paziente un cucchiaino da caffé, una tazza da tè ed un secchio e gli chiediamo di svuotarla.....'
'Ahhh capisco...' disse il visitatore. 'Una persona normale userebbe il secchio perchè è più grande...'
'No'. Disse il Direttore. 'Una persona normale toglierebbe il tappo! Preferisce un letto vicino alla
finestra?'



Machiavelli non diceva che il fine giustifica i mezzi? Il cucchiaio, la tazza,il secchio o il tappo sarebbero stati tutti mezzi validi, non si è parlato di limiti di tempo per svuotare la vasca. Non potrebbe essere una persona infinitamente paziente chi sceglierebbe il cucchiaio?Nietzsche diceva: è meglio essere folli per proprio conto che sani con le opinioni altrui. E con molta coerenza morì pazzo



Questo vuol dire che l'essere umano sceglie solo le vie indicate e raramente guarda oltre



Allora rintronato di un direttore formula meglio la domanda idiota! Le persone normali se gli dai tre alternative ne scelgono una perciò preparati il letto te accanto alla finestra!!!!!! Le alternative fornite sono tre. Quindi.....fra le tre alternative si sceglierebbe quella più fattibile!



È tendenzioso il quesito! Se gli strumenti indicati sono quelli, il "concorrente" di turno è indotto a ritenere di dover scegliere solo tra quelli! Diverso sarebbe stato se, con il medesimo scenario (quindi vasca piena,secchio, cucchiaino e caffè sul bordo) il direttore avesse detto: "come ritiene di dover svuotare questa vasca?" . Morale della favola: la tendenziosità è finalizzata a riempire il Manicomio e fare più soldi! 



Io invece avrei usato il cucchiaino per riempire la tazza, ogni tazza piena la svuotavo nel secchio, che a sua volta appena riempito lo risvuotavo nella vasca per non buttare l'acqua terra e bagnare il pavimento



E' solo questione di tempo ! Anche con il cucchiaino puoi svuotarla! Non aveva mica chiesto di svuotarla nella maniera più rapida! In merito al termine "persona normale" potremmo parlarne per giorni.....



Io, che sono ciciotella, avrei sfruttato il principio di Archimede ...e nella vasca mi ci sarei infilata dentro...ovviamente sarei diventata il direttore della struttura.



Resta per inteso che fornendo degli strumenti atti allo svuotamento, l'utilizzo del tappo sia automaticamente escluso...



Come quel matto che disegna un cerchio per terra e ci salta dentro... Il dottore gli si avvicina e gli chiede:"Che fai?" e quello: "Faccio un salto in centro, ti serve qualcosa?"



Bell'esempio di come la psichiatria generi sè stessa: a casa propria ognuno avrebbe tolto il tappo.



Ho lavorato in un centro psichiatrico e all'inizio mi chiedevo cosa ci facessero li dentro certe persone...e mi sono fatta tante domande anche sulla mia esistenza.???? Sono d'accordo il confine è sottilissimo...


Concetto chiave delle tecniche di persuasione. ..la costruzione della proposizione è volutamente fuorviante....tipico della pubblicità più ragionata. ..



Sembra una metafora della politica italiana. Forza Italia ha sempre scelto il cucchiaino, il PD la tazza e la sinistra "vera", se avesse potuto, avrebbe usato il secchio. mai che si possa votare per qualcuno sano di mente che abbia il coraggio di levare il tappo una volta per tutte...



E normale che tutti dicano il secchio, perché prima di vedere la foto già state pensando di svuotarla con il secchio, il cervello ci fotte.







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