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sabato 20 settembre 2014

Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione. "Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".


"Quali sono i soli oggetti che hanno fino a questi ultimi tempi occupato i sovrani di Europa? Un arsenale formidabile, un’artiglieria numerosa, una truppa ben agguerrita. Tutti i calcoli, che si sono esaminati alla presenza de' principi, non sono diretti che alla soluzione di un solo problema: trovar la maniera di uccidere più uomini nel minor tempo possibile".
Gaetano Filangieri, "La scienza della legislazione", libro I, 1780. Incipit dell'Introduzione.






giovedì 18 settembre 2014

William Garrison. Contraddizioni dell'ideologia della Non Violenza. Il caso dell'abolizionista statunitense William Garrison. Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...]. Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene.

CONTRADDIZIONI DELL'IDEOLOGIA DELLA NON-VIOLENZA. 
IL CASO DELL'ABOLIZIONISTA STATUNITENSE WILLIAM GARRISON


William L. Garrison (12 dicembre 1805 – 24 maggio 1879) è conosciuto soprattutto come direttore del giornale abolizionista radicale The Liberator, e come uno dei fondatori dell'American Antislavery Society; promosse l'"immediata emancipazione" degli schiavi negli Stati Uniti. Garrison era anche un'importante voce a favore del suffragio universale e critica nei confronti della diffusa tradizionale ortodossia religiosa che supportava lo schiavismo e si opponeva al suffragio alle donne.
Il suo approccio nei confronti dell'emancipazione poneva l'accento sulla non-violenza e la resistenza passiva, ed attirò un seguito appassionato. Col tempo però si rese conto della contraddizione di portare avanti una lotta non-violenta nel momento in cui due parti in lotta adottano entrambe pratiche violente. [...]

E' celebre un suo discorso proferito dopo che le forze reazionarie degli Stati del Sud ebbero impiccato il militante abolizionista non-violento John Brown nel 1859, in cui arriva alla conclusione che in presenza di un conflitto che vede entrambe le parti in lotta far ricorso alle "armi carnali", si può operare una scelta solo distinguendo tra oppressori e oppressi, augurandosi dunque la vittoria dei secondi. Ecco il discorso:

"Sono un non-resistente, un credente nell'inviolabilità della vita umana in ogni circostanza. E dunque, in nome di Dio, io disarmo John Brown e ogni schiavo del Sud. Ma non mi fermo qui; se lo facessi sarei un mostro. Io disarmo altresì, in nome di Dio, ogni proprietario di schiavi e ogni tiranno nel mondo [...] Sono un non-resistente e non solo desidero ma ho lavorato incessantemente per realizzare un'abolizione pacifica della schiavitù, mediante un appello alla ragione e alla coscienza del proprietario di schiavi. E, tuttavia, in quanto uomo di pace e "oltranzista" uomo di pace, sono pronto ad augurare il successo ad ogni insurrezione di schiavi nel Sud e in ogni altro paese schiavistico [...].

Dovunque ci sia una contesa tra oppressi e oppressori ed entrambe le parti siano armate, Dio sa che il mio cuore dev'essere con l'oppresso e sempre contro l'oppressore. Pertanto, una volta che esse siano iniziate, io non posso che augurarmi il successo di tutte le insurrezioni di schiavi. Ringrazio Dio allorchè uomini che credono nel loro diritto e dovere di impugnare armi carnali sono così avanzati da prendere tali armi dal campo del dispotismo per portarle nel campo della libertà. E' un'indicazione di progresso e un segno positivo di crescita morale. E' una via che si innalza verso la sublime piattaforma della non-resistenza; ed è il metodo di Dio per far giungere la sua punizione sulla testa del tiranno. Piuttosto che vedere uomini portare le loro catene con spirito codardo e servile, come uomo di pace preferirei vederli spaccare la testa del tiranno con le loro catene."

Il testo è interessante perchè testimonia di come anche un noto credente, così appassionato nella fede per la non-violenza, posto di fronte alla situazione storica concreta, abbandoni il rifiuto di principio della violenza, rovesciandolo anzi nella consacrazione teologica, più o meno accentuata, della violenza stessa.

(citazione e commenti rielaborati da D. Losurdo, "La non-violenza. Una storia fuori dal mito", pp. 20-22)



domenica 3 agosto 2014

Lukècs. Per Lukàcs, intellettuale organico al marxismo, uno stato non è mai l'affermazione pacifica di volontà condivise dentro e fuori l'oggettiva territorialità sulla quale si fonda. La comparsa di uno Stato è sempre un atto di forza. Trae a sé l'unica legittimità della violenza: principio proclamato dallo stato di diritto. Esso persegue la pacificazione interna e rivolge all'esterno la violenza e chiede sempre il sacrificio dei propri cittadini per la salvaguardia della propria esistenza. Lo Stato è con le parole di Lukàcs "l'immoralità organizzata, all'interno come polizia, punizione, ordini sociali, commercio, famiglia; all'esterno come volontà di potenza, di guerra, di conquista, di vendetta" e, ancora, Lo Stato come tubercolosi organizzata "se i microbi della peste si organizzassero" afferma Lukàcs "fonderebbero il Regno mondiale" o, negli attuali termini americani, il Nuovo Ordine Mondiale.


LO STATO BORGHESE È UNA TUBERCOLOSI ORGANIZZATA (LUKÀCS)

Per Lukàcs, intellettuale organico al marxismo, uno stato non è mai l'affermazione pacifica di volontà condivise dentro e fuori l'oggettiva territorialità sulla quale si fonda. La comparsa di uno Stato è sempre un atto di forza. Trae a sé l'unica legittimità della violenza: principio proclamato dallo stato di diritto. Esso persegue la pacificazione interna e rivolge all'esterno la violenza e chiede sempre il sacrificio dei propri cittadini per la salvaguardia della propria esistenza. Lo Stato è con le parole di Lukàcs "l'immoralità organizzata, all'interno come polizia, punizione, ordini sociali, commercio, famiglia; all'esterno come volontà di potenza, di guerra, di conquista, di vendetta" e, ancora, Lo Stato come tubercolosi organizzata "se i microbi della peste si organizzassero" afferma Lukàcs "fonderebbero il Regno mondiale" o, negli attuali termini americani, il Nuovo Ordine Mondiale.



mercoledì 26 febbraio 2014

Costarica. Da quando abbiamo deciso di abolire l'Esercito, siamo diventati il paese più sicuro In Centro America. È difficile da comprendere, ma ci slamo liberati dai colpi di Stato e dalle guerre civili perché non avendo esercito risolviamo tutte le questioni per via pacifica. Abolire l'esercito ci permette di Investire i soldi previsti per la difesa per la salute e per l'educazione.

La presidentessa della Costarica Laura Chichilla Miranda

Da quando abbiamo deciso di abolire l'Esercito, siamo diventati il paese più sicuro In Centro America.
È difficile da comprendere, ma ci slamo liberati dai colpi di Stato e dalle guerre civili perché non avendo esercito risolviamo tutte le questioni per via pacifica.
Abolire l'esercito ci permette di Investire i soldi previsti per la difesa per la salute e per l'educazione.




lunedì 24 settembre 2012

L'URLO "BASTA" urlò la maestra, così forte che i vetri tremarono. Silenzio. Un bambino con gli occhiali alzò la mano: "Io credo che fare un urlo per avere silenzio sia come fare la guerra per avere la pace

L'URLO
"BASTA" urlò la maestra, così forte che i vetri tremarono. Silenzio. 
Un bambino con gli occhiali alzò la mano: 
"Io credo che fare un urlo per avere silenzio sia come fare la guerra per avere la pace



 ... sono d'accordo... succede anche quando si cerca di insegnare ai cani a non abbaiare sempre. io cerco di parlare loro a voce bassissima... solo così capiscono il valore del silenzio e della serenità...



 ai tempi miei, non volava una mosca...oggi è un'altra storia!




domenica 9 settembre 2012

Georges Bernanos. Le cose piccole hanno l'aria di nulla ma danno la pace. Sono come i fiori dei campi verdi. Li crediamo senza profumo e tutti insieme imbalsamano l'aria

‎Chi cerca la verità dell'uomo deve farsi padrone del suo dolore! 
George Bernanos, La gioia 


L'imbecille è innanzitutto abitudinario e vive di partito preso.
Georges Bernanos


Le cose piccole hanno l'aria di nulla ma danno la pace.
Sono come i fiori dei campi verdi.
Li crediamo senza profumo e tutti insieme danno balsamo all'aria
Georges Bernanos. Diario di un curato di campagna


La grande disgrazia, l'unica disgrazia di questa società moderna, la sua maledizione, è che essa si organizza visibilmente per fare a meno della speranza come dell'amore; immagina di supplirvi con la tecnica, aspetta che i propri economisti e i propri legislatori le forniscano la doppia formula di una giustizia senza amore, di una sicurezza senza speranza.
Georges Bernanos



martedì 31 luglio 2012

Daisaku Ikeda. La mappa della felicità. È fácile dire "questo non mi riguarda !", ma è un pensiero che porta la nostra vita a ripiegarsi nel piccolo io. Ogni volta che ripetiamo " questo non mi riguarda !" perdiamo un pò della nostra umanità. Al contrario, una donna che lotta per creare una società pacifica è un'ambasciatrice di pace.

La vita è piena di sofferenze impreviste (...) ma se superi una situazione difficile , puoi superare tutto. Si acquisisce forza, coraggio e sicurezza con ogni esperienza in cui smetti veramente di aver paura. Allora potrai dire "Ho superato quella situazione orribile. Posso sopportare la prossima che capiterà'". E' vero : la lotta contro grandi difficoltà ci fa crescere in modo straordinario. Possiamo richiamare e manifestare quelle capacità che sono sopite in noi. La difficoltà può essere fonte di crescita dinamica e di progresso.
Daisaku Ikeda,  Giorno per giorno




  I love me


È fácile dire "questo non mi riguarda!", ma è un pensiero che porta la nostra vita a ripiegarsi nel piccolo io. Ogni volta che ripetiamo "questo non mi riguarda!" perdiamo un po della nostra umanità. Al contrario, una donna che lotta per creare una società pacifica è un'ambasciatrice di pace.
Daisaku Ikeda. La mappa della felicità

Migliorare e dare spazio alle nostre capacità innate può innescare una trasformazione e un empowerment di efficacia globale. Questo è ciò che noi nella SGI chiamiamo rivoluzione umana, il cui epicentro è l'empowerment che fa scaturire le possibilità illimitate di ogni individuo. Il costante accumulo di tali cambiamenti, sia a livello individuale che di comunità, prepara al genere umano la strada per superare i problemi generali che ha davanti.
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale


I nostri rapporti umani sono come uno specchio. Quindi, se state pensando dentro di voi stessi, "Se solo fossero un po' più gentili con me, avrei potuto parlare con loro di qualsiasi cosa", allora quella persona sta probabilmente pensando: "Se solo si aprissero con me, sarei stato più gentile con loro. "
Pertanto, si dovrebbe fare la prima mossa per aprire i canali della comunicazione.
Daisaku Ikeda


Our human relationships are like a mirror. So if you’re thinking to yourself, “If only so and so were a little nicer to me, I could talk to them about anything,” then that person is probably thinking, “If only such and such would open up to me, I would be nicer to them.” Therefore, you should make the first move to open the channels of communication.


Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se pensate: "Non funzionerà mai", proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà al fallimento.
Daisaku Ikeda



Salute psicofisica:
Si racconta la storia di due cani, che, in momenti diversi, entrarono nella stessa stanza. 
Uno ne uscì scodinzolando, l’altro ne uscì ringhiando. 
Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprire cosa rendesse uno felice e l’altro così infuriato. Con grande sorpresa scoprì che la stanza era piena di specchi. Il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentre il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro. Quello che vediamo nel mondo intorno a noi è un riflesso di ciò che siamo.


PROPOSTA DI PACE 2014 DI DAISAKU IKEDA (SINTESI)
La creazione di valore per un cambiamento globale: costruire società solide e sostenibili
13/02/2014: Per celebrare il 26 gennaio, anniversario della fondazione della Soka Gakkai Internazionale (SGI), vorrei offrire alcune riflessioni su come reindirizzare le correnti di pensiero del XXI secolo verso una speranza, una solidarietà e una pace di più ampio respiro, per costruire una società globale sostenibile dove la dignità di ogni individuo brilli del proprio splendore intrinseco.
Alla luce della maggior frequenza di disastri naturali ed eventi climatici estremi occorsa negli ultimi anni, come anche di gravi crisi umanitarie causate da conflitti nazionali e internazionali, sempre più spesso viene sottolineata l’importanza di potenziare la resilienza delle società umane. In senso generale, la resilienza può essere intesa come capacità di realizzare un futuro pieno di speranza, in base al desiderio naturale delle persone di lavorare insieme verso obiettivi comuni.
Migliorare e dare spazio alle nostre capacità innate può innescare una trasformazione e un empowerment di efficacia globale. Questo è ciò che noi nella SGI chiamiamo rivoluzione umana, il cui epicentro è l’empowerment che fa scaturire le possibilità illimitate di ogni individuo. Il costante accumulo di tali cambiamenti, sia a livello individuale che di comunità, prepara al genere umano la strada per superare i problemi generali che ha davanti
La sfida della creazione di valore è quella di collegare il micro e il macro in modo da rafforzare la trasformazione positiva a entrambi i livelli.
La filosofia buddista adottata dai membri della SGI stimola le persone a vivere con un senso di determinazione che si può formulare come l’impegno a realizzare una promessa, o un voto, profondamente sentiti. Essa incoraggia le persone, anche quando si trovano assediate da grandi difficoltà, a considerare l’ambiente circostante come l’arena in cui realizzare la propria missione nella vita e ad aspirare a creare storie personali che diventino fonte di speranza duratura.

  • Educazione alla cittadinanza globale

Vorrei offrire qui alcune proposte specifiche incentrate su tre aree chiave che appaiono critiche nell’impresa di creare una società globale sostenibile. 

La prima è legata all’educazione, con particolare attenzione ai giovani. 
Un summit programmato per settembre 2015 adotterà una nuova serie di obiettivi di sviluppo globale, definiti Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Sollecito affinché tra questi vengano inclusi obiettivi legati all’istruzione: in particolare, garantire l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria, eliminare la discriminazione di genere a tutti i livelli e promuovere l’educazione alla cittadinanza globale.
Un programma educativo alla cittadinanza globale dovrebbe approfondire la comprensione delle sfide che attendono l’umanità: dovrebbe identificare i primi segni dei problemi globali incombenti nei fenomeni locali, dando alle persone il potere di intervenire; e dovrebbe alimentare lo spirito di empatia e coesistenza insieme alla consapevolezza che le azioni che portano profitto a un paese potrebbero avere un impatto negativo o essere percepite come minaccia da altri paesi.

L’empowerment dei giovani è un’altra area che, insieme all’istruzione, dovrebbe costituire un obiettivo centrale degli SDGs. In particolare, propongo che nella determinazione degli SDGs si includano le seguenti linee guida:

- che tutti gli Stati si impegnino ad assicurare un lavoro decoroso per tutti;
- che i giovani siano in grado di partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi che la società e il mondo si trovano ad affrontare;
- che si sviluppino gli scambi tra i giovani, per alimentare legami di amicizia e solidarietà che oltrepassino i confini nazionali.

Gli scambi tra i giovani, in particolare, contribuiscono ad alimentare l’amicizia e i legami che fungono da baluardo contro l’odio e il pregiudizio che possono diffondersi nella psiche collettiva. Come tali, la loro inclusione nei SDGs avrebbe un grande significato.


  • Rafforzare la resilienza.

In secondo luogo, vorrei proporre la creazione di processi cooperativi regionali per ridurre il danno causato da fenomeni climatici e disastri di portata estrema, rafforzando la resilienza di regioni come l’Asia e l’Africa. 
La preparazione ai disastri e le procedure di soccorso e di ripresa successiva al disastro dovrebbero essere considerate fasi di un processo integrato. A questo fine vorrei proporre la creazione di un sistema di cooperazione da parte dei paesi confinanti per favorire la reazione dei paesi colpiti: grazie a simili sforzi prolungati di cooperazione per aumentare la resilienza e la ripresa, lo spirito di aiuto e sostegno reciproco può diventare una cultura condivisa della regione.
Insisto inoltre affinché l’iniziativa pionieristica di una cooperazione regionale di questo tipo sia intrapresa in Asia, una regione profondamente segnata dai disastri. Avere in quell’area un modello di successo sarà di ispirazione per creare collaborazioni in altre regioni. Una base per questo esiste già nel Forum regionale dell’ASEAN (ARF), che possiede una piattaforma di discussione per il miglioramento della cooperazione. Invito le nazioni della regione a realizzare in Asia un accordo focalizzato sulla resilienza e sulla ripresa, una bozza di struttura basata sull’esperienza dell’ARF.
Inoltre, l’impegno per rafforzare la resilienza grazie agli scambi e alla cooperazione tra città gemellate fornisce una base importante per la creazione di spazi di coesistenza pacifica in tutta la regione. Esorto con forza che si tenga appena possibile un summit Giappone-Cina-Corea del Sud per dare inizio a un dialogo che conduca a questo tipo di cooperazione, inclusa la cooperazione sui problemi ambientali.

  • Abolizione delle armi nucleari

La terza area di discussione di cui vorrei parlare riguarda le proposte per il divieto e l’abolizione delle armi nucleari.
Il documento finale della Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) del 2010 e la Conferenza sull’Impatto Umanitario delle Armi Nucleari tenutasi l’anno scorso a Oslo, in Norvegia, hanno contribuito a incoraggiare un crescente numero di governi a impegnarsi nel porre l’impatto umanitario delle armi nucleari al centro di tutte le discussioni sul disarmo e la non-proliferazione nucleare.
Dal maggio del 2012 questi governi hanno più volte emesso dichiarazioni congiunte su questo argomento, e la quarta in ordine di tempo, rilasciata nell’ottobre del 2013, è stata firmata dai governi di centoventicinque Stati, tra cui il Giappone e numerosi altri Stati protetti dallo scudo nucleare di Stati dotati di armi nucleari.
Il riconoscimento condiviso che le armi nucleari sono sostanzialmente diverse dalle altre armi, che si trovano ben oltre una linea che non deve essere attraversata, e che è inaccettabile infliggere le loro catastrofiche conseguenze umanitarie su qualsiasi essere umano – questo riconoscimento ha in sé la chiave per superare la pura e semplice idea che le armi nucleari possano essere usate per realizzare obiettivi di sicurezza nazionale.
Ho più volte sollecitato la convocazione di un summit per l’abolizione delle armi nucleari da tenersi a Hiroshima e Nagasaki l’anno prossimo, il 2015, nel settantesimo anniversario del bombardamento atomico di quelle città. In particolare spero che i rappresentanti delle nazioni che hanno firmato la Dichiarazione congiunta sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari, come anche i rappresentanti della società civile globale e, soprattutto, i giovani cittadini di tutto il mondo, si riuniranno in un summit globale di giovani per l’abolizione nucleare al fine di adottare una dichiarazione dove si affermi il loro impegno a porre fine all’era delle armi nucleari
Contemporaneamente a questo, vorrei fare due proposte concrete. La prima riguarda un accordo per il non uso delle armi nucleari. Sarebbe una conseguenza naturale del fatto di aver posto al centro delle deliberazioni per la Conferenza di revisione dell’NPT del 2015 gli effetti catastrofici a livello umanitario dell’uso delle armi nucleari, e sarebbe un mezzo per fare un passo avanti nell’implementazione dell’articolo VI dell’NPT, in base al quale gli Stati dotati di armi nucleari si sono impegnati in buona fede a perseguire il disarmo nucleare.
La creazione di un accordo sul non-uso – in cui gli Stati nucleari si impegnano, come obbligo radicato nello spirito di base dell’NPT, a non usare armi nucleari contro gli Stati partecipanti al trattato – apporterebbe un maggior senso di sicurezza fisica e psicologica agli Stati che si sono affidati allo scudo nucleare dei loro alleati, aprendo la strada ad accordi sulla sicurezza che non siano dipendenti dalle armi nucleari.
Secondo i programmi, il Summit G8 del 2016 avrà luogo in Giappone: in parallelo potrebbe svolgersi un summit allargato dedicato alla realizzazione di un mondo senza armi nucleari, che fornirebbe la sede opportuna per impegnarsi pubblicamente per una sottoscrizione di tale accordo in tempi brevi.
La mia seconda proposta concreta è di utilizzare il processo che si sta sviluppando intorno alle Dichiarazioni congiunte sull’impatto umanitario dell’uso di armi nucleari per coinvolgere ampiamente l’opinione pubblica internazionale e attivare negoziazioni per un completo divieto delle armi nucleari.
È importante ricordare che un accordo sul non uso non è altro che una testa di ponte verso il nostro ultimo obiettivo: la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari, obiettivo che potrà essere raggiunto solo grazie a un’accelerazione dell’impegno in tal senso, spinta dalle voci unite della società civile globale.
I membri della SGI sono determinati a proseguire gli sforzi per eliminare le armi nucleari e tutte le altre cause di infelicità dalla Terra, e a portare avanti il proprio impegno per la creazione di valore, lavorando con i giovani del mondo e con tutti coloro che si dedicano a una visione del futuro piena di speranza.
(Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale)




http://www.ikedaquotes.org/human-relationships/humanrelationships227?quotes_start=35

martedì 3 aprile 2012

venerdì 16 dicembre 2011

sabato 10 dicembre 2011

Enrico Ruggeri. La Balalaika

Enrico Ruggeri
La Balalaika

 

La balalajka, la balalajka
Dentro alle case mutilate dalla faida
Ancora suona la balalajka
Lungo i giardini tra le croci e le moschee
Il fiume va piu' nero della sera
Oltre la torre e l'universita'
C'e' sopra il ponte una bandiera
Che sta sventolando ancora
Qui c'e' ancora la citta'
Qui c'e' la gente dentro al bar
Il cielo e' sopra la citta'
E ci nasconde, ci confonde e cambia
Qui c'e' tutta la citta'
La mia
E' primavera, e' primavera
Amore aspettami che c'e' una vita intera
C'e' ancora sole a primavera
Ti porto sopra alla collina
e tu verrai
Sopra Dobrinja, dopo Nedzarici
Ci sono fiori dedicati a noi
Ho l'indirizzo degli amici
Li potrai vedere ancora
Qui c'e' ancora la citta'
Qui c'e' la gente dentro al bar
Il cielo e' sopra la citta'
E ci difende e sempre ci accompagna
Qui c'e' tutta la citta'
La mia
Oh balalajka, oh balalajka
Non c'e' piu' neve, brilla tutta la bascarsija
Ancora suona la balalajka
Il mio futuro voglio regalare a te
A te che sei la vita che volevo
Perche' la vita e' il sogno che farai
Sale la luna a Sarajevo
Che ci sta aspettando ancora
Qui c'e' ancora la citta'
Qui c'e' la gente dentro al bar
Il cielo e' sopra la citta'
E ci difende e sempre ci accompagna
Qui c'e' ancora la citta'
Qui c'e' la gente dentro al bar
Il cielo e' sopra la citta'
La mia

giovedì 8 dicembre 2011

Pace, Fede, Amore, Speranza

Pace....Fede....Amore....
Le Quattro Candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La Prima Candela diceva:
"IO SONO LA PACE
Ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non resti altro da fare che spegnermi!".
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La Seconda Candela disse:
"IO SONO LA FEDE
Purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere niente di me, e per questo motivo non ha senso che io resti accesa".
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di essa e la spense.
Triste Triste,

La Terza Candela a sua volta disse:
"IO SONO L' AMORE
Non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari."
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

INASPETTATAMENTE.................
un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le TRE CANDELE SPENTE.
Impaurito per la semi oscurità disse:
"MA COSA FATE VOI DOVETE RIMANERE ACCESE, IO HO PAURA DEL BUIO!"
E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora La Quarta Candela impietositasi disse:
"NON TEMERE, NON PIANGERE:

POTREMO SEMPRE RIACCENDERE,
LE ALTRE CANDELE:
Io Sono LA SPERANZA".
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo presela LA CANDELA DELLA SPERANZA, E RIACCESE TUTTE LE ALTRE.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE..................
E CHE CIASCUNO DI NOI POSSA ESSERE LO STRUMENTO, COME QUEL BIMBO, CAPACE IN OGNI MOMENTO DI RIACCENDERE CON LA SUA SPERANZA:
LA FEDE, LA PACE E L' AMORE!!!.

di: una tribù che balla

domenica 4 dicembre 2011

Libera nos, Domine.


Da morte nera e secca, da morte innaturale
da morte prematura, da morte industriale
per mano poliziotta, di pazzo o generale
diossina o colorante, da incidente stradale
dalle palle vaganti d'ogni tipo e ideale
... da tutti questi insieme, e da ogni altro male
libera, libera, libera,
libera nos, Domine.

Da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore
Dai pazzi giacobini e dal loro bruciore
da visionari e martiri dell'odio e del terrore
Da chi ti paradisa dicendo "è per amore"
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore"
libera, libera, libera,
libera nos, Domine

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti
da falsi intellettuali giornalisti ignoranti
Da eroi, navigatori, profeti, vati, santi
dai sicuri di sè presuntuosi e arroganti
Dal cinismo di molti dalle voglie di tanti
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti
libera, libera, libera,
libera nos, Domine

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura
dai preti di ogni credo da ogni loro impostura
Da inferni e paradisi da una vita futura
da utopie per lenire questa morte sicura
Da crociati e crociate da ogni sacra scrittura
da fedeli invasati di ogni tipo e natura
libera, libera, libera,
libera nos, Domine
libera, libera, libera,
libera nos, Domine
Da: Suoni Ribelli.

Margherita Di Prete: dai che ce la facciamo ad avere un mondo migliore!






Bob Dylan - Soffiando nel vento - BLOWIN IN THE WIND

SOFFIANDO NEL VENTO

Blowin' in the wind (Bob Dylan and Joan Baez)
Soffiando nel vento
Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?
E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima che verranno abolite per sempre?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?
E quanti orecchie deve avere un uomo
prima che ascolti la gente piangere?
E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?
E per quanti anni può la gente esistere
prima di avere il permesso di essere libere
E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

http://youtu.be/bkdPUUjrnHI

Nohawh - indiani Irochesi. Pace, Guerra, Giustizia.


"La pace non è soltanto il contrario di guerra:
pace è di più.
Pace è la legge della vita umana.
Pace è quando noi agiamo in modo giusto.
è quando tra ogni singolo essere umano
regna la giustizia."

Nohawh - indiani Irochesi

martedì 29 novembre 2011

Elenco blog personale