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martedì 28 febbraio 2012

Roberto Benigni. All'Inferno.


All'Inferno con Benigni

di Wlodek Goldkorn (23 dicembre 2008)

Gli INTERCETTATI e i CORROTTI. Gli IGNAVI e i BIGOTTI. Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell'Italia di oggi. PARLA DELLA VOLGARITÀ E DELLA SPERANZA. E SPIEGA PERCHÉ SILVIO BERLUSCONI CI FA RIDERE
Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c'ha un bel suono. Sono anni che non faccio un'intervista a 'L'espresso', e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io 'L'espresso', e chissà cosa mi racconterebbe 'L'espresso'...
Le racconterebbe l'Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all'ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è 'Tutto Dante', una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d'Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
"Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto".
E lei lo porta in giro per il mondo.
 "Infatti torno dall'estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l'immagine del lago di Cocito dell'Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della 'Commedia' che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l'entusiasmo degli italiani all'estero. Partivo dicendo: 'In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono'. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata".

E' una maschera della commedia dell'arte, Silvio Berlusconi?
 "Di più. Non è una maschera, è la maschera. E' spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. E' piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: 'Berl', e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: 'Perché Dio', e niente. Dico invece 'Berlusconi', ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. E' un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all'estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo".

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In 'La vita è bella', il film che le è valso l'Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz...
 "Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po' più bella".

L'Italia piace al mondo?
 "Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all'architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana".

Lei ama sottolineare le sue radici...
 "Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso".

I ricchi considerano i poveri volgari.
 "E' questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo".

E' in grado di definire la volgarità?
 "Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un'indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch'io non ci sono caduto qualche volta".

La tv è volgare?
 "A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all'assuefazione".

Naturalmente non fa i nomi...
 "Farli sarebbe volgare davvero".

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
 "Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella 'Commedia' corrisponde a un'emozione. Ed è una lezione di libertà".
Perché?
 "Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l'eternità. L'inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l'amore terrestre".

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c'è un pezzo molto applaudito...
 "'Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa'? Ma so' bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l'Isola della fregna'. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così".

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
 "Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all'inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. E' un protagonista".

Perché non ha fatto quello spettacolo?
 "Perché sarebbe cabaret. Preferisco la 'Commedia'".

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
 "Quel girone sarebbe pieno. L'ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero 'io sono meglio di loro'. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza".

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
 "Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell'ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto".

Lei spesso dissacra il potere.
 "Una volta era facile. Oggi s'è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. E' il suo lavoro".

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
 "Volevo sentire il suo corpo. L'ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l'ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino".

Oggi i capi dei partiti come sono?
 "E' cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un'altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili".

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
 "Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?".

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
 "Berlinguer andava bene. Adesso c'è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin".

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
 "Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. E' ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti".

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
"Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono 'L'espresso'. Però l'abbiamo detto. Ma io non l'ho detto. E' 'L'espresso' che lo ha scritto. Sono stato frainteso".

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
 "Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. E' una maschera, per come esprime i concetti, non per l'aspetto fisico. E' un testo teatrale".
Mariastella Gelmini?
 "E' impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: 'Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione'".

Giulio Tremonti?
 "Un'immagine, nitida. Non uno da mandare all'inferno".

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
 "Sì. E la 'Commedia' è il poema dell'incredibile, è audace e moderna. C'è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l'hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille".

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
 "Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro".

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
 "Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l'80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano".

Ultima domanda. Lei va in giro con la 'Commedia' in tutta l'Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
"Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell'aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla 'Commedia' come non si può sfuggire alla propria coscienza. E' come chinarsi sull'abisso. E quando guardi l'abisso l'abisso guarda te".
Http://espresso.repubblica.it/dettaglio/allinferno-con-benigni/2054071//2

lunedì 27 febbraio 2012

Roberto Benigni. Giudizio Universale.



Roberto Benigni. Giudizio Universale.



Roberto Benigni: "Dio e Berlusconi"

http://www.youtube.com/watch?v=ZBBBgeUohnA

venerdì 27 gennaio 2012

Roberto Benigni. Dante: Gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte

Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano 
Tucidide

Chi non impedisce un'ingiustizia ne è complice.
Lucio Anneo Seneca

I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita:
non vogliono vivere, né sanno morire.
Lucio Anneo Seneca. Lettere a Lucilio. 62/65


Gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte 
Gian Carlo Visani
Il caro Dante non sopportava soprattutto gli ignavi, che non erano degni nemmeno dell'inferno. D'altra parte i punti di vista sul mondo sono innumerevoli: si va dal classico "in medio stat virtus" a "uno il coraggio non se lo può dare", come afferma don Abbondio, a "tengo famiglia", per cui si mandavano allo sbaraglio i celibi o i drogati.
Il mondo è un posto pericoloso non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma a causa di quelli che osservano "senza dire nulla".
 Albert Einstein

 Gli Ignavi.
http://youtu.be/s-S7EVJGLo8

Gli IGNAVI si evolvono


I cosiddetti IGNAVI sono una categoria di peccatori incontrati da Dante Alighieri nell'Antinferno .
Questi dannati sono coloro che, nella vita terrena non agirono né in direzione del bene né nel male , non osarono mai avere una propria idea, ma si adeguarono sempre ai flussi delle maggioranze.


Non a caso Dante definisce queste anime come coloro "che mai non fur vivi"

Traspare da queste parole il massimo disprezzo del poeta verso tali peccatori.

Non siamo certamente noi a stabilire cos'è il bene e cos'è il male e tanto meno vogliamo usare un linguaggio da predicatori idoneo ad altre epoche storiche. Abbiamo riportato il pensiero diDante sull'ignavia, soltanto per rimarcare che la mancata partecipazione dei cittadini su problematiche che li riguardano, rallenta o affossa la possibilità di trasformazione della società.

Anche nel Medioevo schierarsi e partecipare alla vita del Comune erano considerate azioni fondamentali nella vita di un cittadino.


Siamo nel 2011 e gli IGNAVI non sono più quelli descritti dal Sommo Poeta, ma hanno subito una mutazione antropologica.

Non solo sono indifferenti a tutto, ma si adoperano con solerzia a rompere i c******i a chi sta faticando per produrre qualche cambiamento in positivo. Li potremmo definire IGNAVI EVOLUTI.

Ci rendiamo conto che molti ritengono che esista una via individuale alla soluzione dei propri problemi, senza capire che i suoi problemi sono anche quelli degli altri e si risolvono in manieracollettiva o semplicemente, non si risolvono.



Gli IGNAVI devono “portare il pane a casa”, non si espongono, non prendono mai posizione e si riconoscono dalle loro risposte.

Gli IGNAVI EVOLUTI (vedi sopra) non si limitano all'indifferenza, ma creano problemi in modo strumentale per portare acqua al proprio mulino. Si arrampicano sugli specchi e non danno mai una spiegazione consequenziale agli interlocutori.



Se dici loro che ti stai organizzando per rendere l'acqua un bene comune grazie ad una proposta di modifica allo statuto comunale, e che chiunque ha la volontà di farlo è ben accetto, loro ti rispondono: “Ma è solo un codicillo, non è importante e c'è il

referendum che ha abrogato le leggi in materia”.

Il referendum, però, ha creato un vuoto legislativo in cui gli ignavi sguazzano. Non pretendiamo di spostare gli altri sulle nostre posizioni, ma almeno seguano l'esempio di altri comuni (vedi Napoli) .



Esistono poi gli IGNAVI EVOLUTI ANONIMI BENALTRISTI che rispondono sistematicamente ad ogni questione che tu poni con un “c'è ben altro di importante da fare”.

Potremmo continuare per ore, ma ormai avete capito l'andamento delle discussioni con questi personaggi.



La pena del contrapasso per gli ignavi, non a caso, è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati da mosche e vespe, poichè nella vita, non sono stati pungolati da niente. In poche parole, non hanno vissuto.

La pena per gli IGNAVI moderni è peggiore, ed applicata già in vita, non hanno più un futuro, non avranno la pensione, sono condannati a vivere sotto il peso di un enorme debito pubblico che loro non hanno creato, ma non hanno fatto nulla per opporsi.
Assistono ogni giorno alla cementificazione del loro territorio, vedono peggiorare inesorabilmente le loro condizioni di vita, ma non se ne curano. Nelle urne scelgono il meno peggio o vendono il loro voto al miglior offerente.

Per quanto tempo ancora???

Noi, con i nostri limiti e le nostre possibilità, ci proviamo, speriamo che qualche ignavo si risvegli ed abbia voglia di partecipare.

sabato 26 novembre 2011

Roberto Benigni. Un paese che non difende i suoi valori.

Un Paese che non DIFENDE I SUOI VALORI con forza è pronto per l'oppressione e la servitù.
Roberto Benigni

Nora Miotto: 
Anche di MEMORIA STORICA, senza quella difficilmente si recuperano i valori condivisi
Foto bacheca
Roberto Benigni

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