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mercoledì 4 febbraio 2015

Con Aerarium o Aerarium populi Romani veniva indicata l'amministrazione patrimoniale della Res publica romana. Qui confluivano tutte le rendite dello Stato, comprese quelle provenienti da tutte le province romane. In questo caso i questori, sottoposti al Senato centrale ed ai governatori provinciali, raccoglievano le imposte attraverso i pubblicani (che avevano in appalto la riscossione dei tributi, da versare successivamente all'aerarium). Augusto riorganizzò l'amministrazione finanziaria dello Stato romano, costituendo il fiscus Caesaris (ovvero la cassa delle entrate dell'imperatore), accanto al vecchio aerarium, che rimase la cassa principale (ora affidata dal 23 a.C. a due pretori, non più a due questori), i tributi venivano raccolti nelle province senatorie dai quaestores, ed amministrati centralmente da pretori anziani o ancora in carica. Inoltre nel 6 d.C., sempre ad opera di Augusto venne costituito l'aerarium militare, le cui entrate provenivano dalle imposte sulle successioni e sulle vendite e serviva per pagare gli stipendi ed il premio di congedo ai veterani delle legioni.

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ERARIO NELL'ANTICA ROMA
Con Aerarium o Aerarium populi Romani veniva indicata l'amministrazione patrimoniale della Res publica romana. Qui confluivano tutte le rendite dello Stato, comprese quelle provenienti da tutte le province romane. In questo caso i questori, sottoposti al Senato centrale ed ai governatori provinciali, raccoglievano le imposte attraverso i pubblicani (che avevano in appalto la riscossione dei tributi, da versare successivamente all'aerarium). 
Augusto riorganizzò l'amministrazione finanziaria dello Stato romano, costituendo il fiscus Caesaris (ovvero la cassa delle entrate dell'imperatore), accanto al vecchio aerarium, che rimase la cassa principale (ora affidata dal 23 a.C. a due pretori, non più a due questori), i tributi venivano raccolti nelle province senatorie dai quaestores, ed amministrati centralmente da pretori anziani o ancora in carica. Inoltre nel 6 d.C., sempre ad opera di Augusto venne costituito l'aerarium militare, le cui entrate provenivano dalle imposte sulle successioni e sulle vendite e serviva per pagare gli stipendi ed il premio di congedo ai veterani delle legioni.

Pertanto il bilancio dello stato risultava essenzialmente suddiviso in tre sezioni:

1. L’erario pubblico vero e proprio, l’Aerarium Saturni, come si è detto, amministrato da due pretori in attuazione di ordini ed indicazioni del Senato, tenuto in larga misura a riserva nel caso che eventi imprevedibili ne avessero imposto l’impiego;

2. L’Aerarium militare, il fondo che serviva esclusivamente a pagare le pensioni e le liquidazioni di fine rapporto ai soldati in congedo. Alimentato dall’introito di alcune imposte secondarie, veniva periodicamente reintegrato con contributi governativi fino al raggiungimento del pareggio di bilancio.

3. Infine la dotazione imperiale, dove veniva amministrata direttamente dall’imperatore per il tramite di segretari, ragionieri e consulenti fiscali, la gran parte del denaro pubblico.

Alla morte di Tiberio le casse dell’erario romano contenevano circa 2 miliardi e 700 milioni di sesterzi (Dione Cassio ne contava circa 3 miliardi e 300 milioni, considerando che la cifra ammontava a 4 anni di entrate tributarie che in quel tempo erano di circa 800 milioni di sesterzi l’anno)



Senz’altro le forze, non l’impenetrabilità, abbandonavano Tiberio: il rigore dell’animo era lo stesso. Irrigidito nel parlare [lett. “nel discorso”] e nel volto, talvolta nascondeva con affettata cordialità il deperimento, per quanto manifesto. Dopo aver cambiato località (sempre) più spesso, alla fine si stabilì presso il promontorio di Miseno in una villa che un tempo era appartenuta [lett. “di cui era stato proprietario”] a Lucio Lucullo. In quell’occasione si seppe che si stava avvicinando alla morte [lett. “ai funerali”]. C’era (lì) un medico notevole nel lavoro, di nome Caricle, certamente non solito regolare la salute del principe, ma piuttosto offrire abbondanza di consigli. Costui, come allontanandosi per affari propri, dopo avergli stretto la mano fingendo [lett. “sotto l’aspetto di”] un ossequio, sentì il battito delle vene e confermò a Macrone che lo spirito stava venendo meno e che non sarebbe sopravvissuto oltre due giorni. Il 16 marzo [lett. “il diciassettesimo giorno prima delle Calende di Aprile”], allontanatasi l’anima, si credette che avesse terminato la vita [lett. “la mortalità”], e tutti si stavano congratulando con Gaio Cesare, il nuovo principe, quando, improvvisamente, venne riferito che a Tiberio erano ritornati la voce e la vista. Il terrore, dunque, pervase tutti quelli che si erano rallegrati della sua morte, ma l’intrepido Macrone comandò di soffocare il vecchio stendendogli [lett. “con lo stendere”] sopra molte coperte. Così morì Tiberio nel settantottesimo anno d’età.

giovedì 29 maggio 2014

29 maggio 1176: la Lega Lombarda sconfigge l'imperatore Federico I Barbarossa nella Battaglia di Legnano. L'antefatto: tra i Comuni medievali, quelli lombardi avevano ottenuto dai feudatari molte libertà ma erano rimasti sudditi dell'Impero germanico, che considerava la Lombardia parte del Regno d'Italia. Da molto tempo, tuttavia, gli imperatori germanici non si occupavano del Regno, impegnati com'erano a lottare contro i feudatari tedeschi e contro il papa. I Comuni erano molto solerti nel manifestare a parole la loro devozione verso l'imperatore, però battevano moneta per conto proprio, imponevano tasse e si facevano la guerra come e quando volevano. Tutto questò durò finché nel 1152 salì sul trono il duca di Svevia Federico di Hohenstaufen (1152-1190), che in Italia sarà detto "Barbarossa". Egli era un uomo energico che si era prefisso la missione di far rispettare nei suoi territori l'autorità imperiale.


‎accaddeoggi‬ 29 maggio 1176: la Lega Lombarda sconfigge l'imperatore Federico I Barbarossa nella Battaglia di Legnano.
L'antefatto:
tra i Comuni medievali, quelli lombardi avevano ottenuto dai feudatari molte libertà ma erano rimasti sudditi dell'Impero germanico, che considerava la Lombardia parte del Regno d'Italia. Da molto tempo, tuttavia, gli imperatori germanici non si occupavano del Regno, impegnati com'erano a lottare contro i feudatari tedeschi e contro il papa. I Comuni erano molto solerti nel manifestare a parole la loro devozione verso l'imperatore, però battevano moneta per conto proprio, imponevano tasse e si facevano la guerra come e quando volevano.
Tutto questò durò finché nel 1152 salì sul trono il duca di Svevia Federico di Hohenstaufen (1152-1190), che in Italia sarà detto "Barbarossa".
Egli era un uomo energico che si era prefisso la missione di far rispettare nei suoi territori l'autorità imperiale.
Così, quando nel corso di una Dieta i rappresentanti di Lodi gli espressero le loro lagnanze per la prepotenza della città di Milano (la accusavano di soffocare con la violenza i commerci di tutti i Comuni vicini), Federico ne approfittò e inviò a Milano un suo ambasciatore, ingiungendo il Comune di prestargli obbedienza. I Milanesi risposero stracciando le lettere imperiali e costrinsero l'inviato a una fuga precipitosa. La posta in gioco era molto alta, perché le libertà comunali avevano reso Milano una città ricchissima, lanciata alla conquista di mercati in Germania e nelle altre città padane.
Nel 1158 l'imperatore scese in Italia e convocò la Dieta di Roncaglia. In essa l'imperatore Barbarossa riaffermò la propria esclusiva competenza sulle regalìe (i diritti di imporre tasse, battere moneta, stipulare contratti ecc.) e dispose che in ogni città si insediasse un governatore di nomina imperiale, proibendo qualsiasi altra forma di organizzazione politica.
Papa Alessandro III (1159-1181), ostile al Barbarossa, si schierò con i Comuni. L'imperatore reagì nominando un antipapa e, dopo un lungo assedio, rase al suolo Crema (1159) e distrusse Milano (1162).
Dopo questi episodi alcuni comuni veneti e lombardi si riunirono in due leghe difensive che si fusero, poi, nel 1167 nella Lega Lombarda, cui aderì anche il pontefice.
Lo scontro decisivo con Barbarossa avvenne nel 1176 a Legnano, dove le truppe imperiali vennero duramente sconfitte.
Un'ultima nota: alla storica Battaglia di Legnano fa riferimento l' "Inno d'Italia", che recita «Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano».
Amos Cassioli (1832-1891), "La battaglia di Legnano", presso la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze.


lunedì 10 febbraio 2014

Anacarsi. Il mercato è un posto dove gli uomini possono ingannarsi a vicenda." (η αγορά είναι ο τόπος όπου οι άνθρωποι μπορούν να αλληλοεξαπατούνται)

La democrazia è nata ad Atene, quando Solone ha cancellato i debiti dei poveri verso i ricchi.
Mikis Theodorakis 

Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. 
L’abilità consiste nel ridurre le spese, 
dando nondimeno servizi efficienti, 
corrispondenti all'importo delle tasse. 
Maffeo PANTALEONI (1857-1924)


Il mercato è un posto dove gli uomini 
possono ingannarsi a vicenda."
(η αγορά είναι ο τόπος όπου οι 
άνθρωποι μπορούν να αλληλοεξαπατούνται)
Anacarsi

Kristos...
... le minoranze egemoni hanno assoluta necessità di sudditi per esercitare la loro protervia e non possono farli fuori tutti ... Ne colpiscono alcuni, i più deboli (sarà un caso che stanno demolendo in accelerazione lo "stato sociale"), per "educare" tutti gli altri ... Senza sudditi l'egemonia non può esistere ...


Se uno uccide un uomo è un assassino; 
ne uccide un milione,
è un conquistatore;
se li uccide tutti, è un dio...
Jean Rostand

La paura della morte ha creato gli dei.
Epicuro


Il Settimo Sigillo - La danza della morte - "Det Sjunde Inseglet", Ingmar Bergman, 1957

Dialogo tra Jöns lo scudiero e il pittore.

- Che cosa dipingi?
- La danza della morte
- E quella è la morte?
- Sì, che prima o dopo danza con tutti
- Che argomento triste hai scelto...
- Voglio ricordare alla gente che tutti quanti dobbiamo morire
- Non servirà a rallegrarla...
- E chi ha detto che ho intenzione di rallegrare la gente? Che guardino e piangano.
- Aaah, invece di guardare chiuderanno gli occhi...
- E io ti dico che li apriranno... Un teschio, spesso interessa molto di più di una donna nuda
- Se li spaventi però...
- ...Li fai pensare
- E se pensano...
- ...Si spaventano ancora di più.

http://www.youtube.com/watch?v=tOFZthboXtw


P.S.
Quando la morte si presenta con la sua vera faccia, scarna e truculenta, non la si considera senza timore. 
Ma quando, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di lei, avanza camuffata... 
allora siamo presi da un terrore senza fondo.
Soren Kierkegaard

Dipinto:
"Il trionfo della morte"
Pieter Brueghel il Vecchio

L'unione del gregge costringe il leone a coricarsi affamato.
Proverbio africano 

L'onestà è la miglior politica.
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte 

Il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare.
Enzo Biagi 

Noi viviamo in una democrazia dove puoi dire tutto quello che vuoi, tanto non ti ascolta nessuno.
Pippo Franco

Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della verità, universale e onnipresente, bisogna riuscire ad amare la più modesta creatura quanto noi stessi. E un uomo che nutre questa aspirazione non può esimersi dal partecipare a nessun aspetto della vita, ecco perché la mia adorazione per la Verità mi ha portato ad interessarmi anche di politica; posso affermare senza la minima esitazione, sebbene con molta umiltà, che coloro che sostengono che la religione non c’entra con la politica, ignorano cosa sia la politica.
Gandhi 

Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola!
Anton Pavlovic Čechov

Per un candidato è pericoloso dire cose che la gente potrebbe ricordare.
it is dangerous for a national candidate to say things that people might remember
Eugene Joseph McCarthy 

Se chi lavora mangiasse, cosa mangerebbe chi non lavora?
Da I pensieri di Gasparazzo – Lotta Continua – Torino – 1975 

La differenza che c'è fra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non perdi tempo a votare
Charles Bukowski 

Sono arrivato alla conclusione che la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici
Charles De Gaulle 

non votate, serve solo a incoraggiarli
Anonimo 

Il sonno è di destra, il sogno di sinistra... 
Votate per una lucida insonnia.
Gesualdo Bufalino, Bluff di parole, 1994

Abbiamo il miglior Congresso che il denaro possa comprare
Will Rogers (1879 – 1935), comico USA 

Dovrebbe esserci un giorno - anche uno solo - di caccia aperta ai senatori.
Will Rogers - (1879 – 1935), comico USA 

Poche cose sono immutabili come l'attaccamento dei gruppi politici alle idee che hanno loro permesso di raggiungere il potere
John Kenneth Galbraith 

La democrazia è una forma di religione. 
È l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari…
Henry Louis Mencken (1880-1956) 

La democrazia è un agnello in mezzo a due lupi che votano su cosa mangiare a colazione. 
La libertà un agnello bene armato che contesta il voto. 
Benjamin Franklin) 

se il voto cambiasse qualcosa, lo renderebbero illegale
Anonimo 

Voti ogni volta che fai la spesa
Alex Zanotelli 

Io mi rifiuto di pagare le tasse il cui impiego ritengo destinato a scopi ingiusti e immorali
Henry David Thoreau 

Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l'elettore medio.
the best argument against democracy is a five minute conversation with the average voter
Winston Churchill 

Il leviatano insapiens demens...
"Homo Homini Lupus"
"... bellum omnium contra omnes"
(letteralmente "guerra di tutti contro tutti")
Thomas Hobbes, Il leviatano

Io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest'uomo o a questa assemblea di uomini, a questa condizione, che tu gli ceda il tuo diritto, e autorizzi tutte le sue azioni in maniera simile. Fatto ciò, la moltitudine così unita in una persona viene chiamata uno stato, in latino civitas. Questa è la generazione di quel grande Leviatano o piuttosto - per parlare con più riverenza - di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa... 
Thomas Hobbes, Leviatano p. 167


Le persone sono state create per essere amate,
mentre le cose sono state create per essere utilizzate. 
Il motivo per cui il mondo è nel caos è
perché le cose sono amate
e le persone sono utilizzate
Anonimo


L'evoluzione umana. Un crescere della potenza della morte.
Franz Kafka 

Il cibo cotto è stata la causa dell’indebolimento della razza umana e dell’accorciamento della vita. 
Lucrezio 


Quelli che approvano un'opinione privata 
la chiamano opinione; 
ma quelli che la disapprovano 
la chiamano eresia.
Thomas Hobbes, Il Leviatano


Sbalordito il Diavolo rimase, 
quando comprese quanto osceno fosse il bene...
John Milton

Chi è senza peccato passi da casa mia che rimediamo.
Oscar Wilde

La follia è a discrezione della maggioranza.
Anonimo


Molta saggezza, la più pura follia.
Anche in questo prevale la maggioranza.
Conformati, e sei saggio
dissenti, e sei pericoloso.
Un matto da legare
Emily Dickinson 1862


Dipinto:
Il bestemmiatore
(The Blasphemer)
William Blake


Il mondo è iniquità: se lo accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice.
Jean Paul Sartre

La libertà vertiginosa deve scegliere di avere infinitamente torto.
Jean Paul Sartre


dal capitolo II de "Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov:
http://www.masterandmargarita.eu/estore/pdf/ebit001_maestromargherita.pdf

[...]
Pilato tacque per un istante, poi chiese piano in aramaico: 
- Sei tu che inciti il popolo a distruggere il tempio di Jerushalajim? 
Il procuratore sedeva immobile come se fosse stato di pietra, e solo le 
sue labbra si muovevano appena quando pronunciava le parole. Era come di 
pietra perché temeva di muovere la testa che ardeva di un dolore infernale. 
L'uomo dalle mani legate si sporse un po' in avanti e cominciò a parlare: 
- Buon signore! Credimi... 
Ma il procuratore, sempre senza muoversi e senza alzare la voce, lo 
interruppe subito: - È me che chiami «buon signore»? Ti sbagli. A Jerushalajim tutti 
sussurrano che io sono un mostro crudele, e questa è la pura verità, - e con la 
stessa voce monotona aggiunse: - Chiamate il centurione Ammazzatopi. 
Sembrò a tutti che la luce sulla loggia si offuscasse quando davanti al 
procuratore apparve il centurione della prima centuria Marco, detto 
l'Ammazzatopi. Egli superava di tutta la testa il piú alto soldato della legione e 
aveva le spalle cosí larghe che nascose completamente il sole ancora basso 
sull'orizzonte. 
Il procuratore si rivolse in latino al centurione: 
- Questo delinquente mi chiama «buon signore». Portalo fuori un 
momento e spiegagli come deve parlare con me. Ma non rovinarlo. 
Tutti, tranne l'immoto procuratore, seguirono con lo sguardo Marco 
l'Ammazzatopi che con un cenno della mano indicò all'arrestato che doveva 
seguirlo. In genere l'Ammazzatopi era sempre seguito dagli sguardi di tutti, 
dovunque apparisse, a causa della sua statura, e quelli che lo vedevano per la 
prima volta erano colpiti anche dal suo volto deturpato: il naso gli era stato rotto 
da una clava manica. 
Sul mosaico risuonarono i pesanti calzari di Marco, l'uomo legato lo seguí 
senza far rumore, un silenzio assoluto regnò nel porticato, e si sentivano tubare i 
colombi sul ripiano del giardino presso il balcone, e l'acqua del ninfeo cantava 
una bizzarra e gradevole canzone. 
Al procuratore venne voglia di alzarsi, di mettere la tempia sotto un getto 
d'acqua e di rimanere cosí. Ma sapeva che questo non gli avrebbe recato sollievo.
Dopo aver condotto il prigioniero fuori del porticato, nel giardino, 
l'Ammazzatopi prese una frusta dalle mani di un legionario fermo ai piedi di una 
statua di bronzo, e colpí le spalle dell'arrestato quasi senza prendere lo slancio. Il 
movimento del centurione fu incurante e lieve, ma l'uomo crollò immediatamente 
a terra come se gli avessero colpito i tendini delle gambe, boccheggiò, il colore 
gli scomparve dal volto e gli occhi persero ogni espressione. 
Con la sola mano sinistra, Marco sollevò facilmente il caduto come se 
fosse stato un sacco vuoto, lo rimise in piedi e disse con voce nasale, 
pronunciando a stento le parole aramaiche: 
- Il procuratore romano va chiamato egemone. Non usare altre parole. 
Devi stare sull'attenti, hai capito, o vuoi ancora una botta? 
L'arrestato barcollò, ma si dominò, il colore ritornò sul suo viso, riprese 
fiato e rispose con voce rauca: 
- Ti ho capito. Non picchiarmi. 
Un minuto dopo era di nuovo davanti al procuratore. 
Si sentí una voce fioca, malata: 
- Nome? 
- Il mio? - replicò in fretta l'arrestato, esprimendo con tutto il suo 
atteggiamento che intendeva rispondere a tono, senza piú provocare l'ira. 
Il procuratore disse con voce sommessa: 
- Il mio lo so. Non far finta di essere piú stupido di quanto sei. Il tuo. 
- Jeshua, - rispose rapido l'accusato. 
- Hai un soprannome? 
- Hanozri. 
- Di dove sei? 
- Della città di Gamala, - rispose l'arrestato indicando con un movimento 
della testa che laggiú, lontano, alla sua destra, verso nord, esisteva una città 
chiamata Gamala. 
- Di che sangue sei? - Non lo so di preciso, - rispose pronto l'arrestato. Non ricordo i miei 
genitori. Mi dicevano che mio padre era siriano... 
- Dove vivi di solito? 
- Non ho una dimora fissa, - rispose con timidezza l’arrestato _ Vado da 
una città all'altra. 
- Tutto questo può essere detto in modo piú breve, con una parola 
soltanto: vagabondo, - disse il procuratore, e chiese: - Hai parenti? 
- Non ho nessuno. Sono solo al mondo. 
- Sai leggere e scrivere? 
- Sí. 
- Sai qualche lingua oltre l'aramaico? 
- Sí, il greco. 
Una palpebra enfiata si sollevò e un occhio velato dalla sofferenza fissò il 
prigioniero. L'altro occhio rimase chiuso. 
Pilato cominciò a parlare greco: 
- Sei tu che intendevi distruggere il tempio e incitavi il popolo a farlo? 
L'arrestato allora si animò di nuovo, i suoi occhi non esprimevano piú 
spavento, e disse in greco: 
- Io, buon... - il terrore balenò nei suoi occhi perché per poco non si era 
sbagliato, - io, egemone, non ho mai avuto l'intenzione di distruggere il te [...]

Pilatus .- Quid est veritas, Claudia? Audi EAM, EAM cognoscis quando dicitur? 
(Che cos'è la verità, Claudia? Tu la senti esso, la riconosci quando parla?)

Claudia .- Ita audio . Num et tu? 
(Sì, e tu no.?) 

Pilatus: quomodo? Potes mihi dicere? 
(Come? Me lo puoi dire?)

Claudia: Si vis non veritatem audire, nemo tibi potest dicere. 
( Se non si sente la verità, nessuno può te la può dire)

(Verità .. vuoi sapere qual'è la mia verità, Claudia? Ho registrato ribellioni in questo avamposto marcio per undici anni. Se io non condanno questo uomo, conosco Caifa, inizierà una ribellione. Se lo faccio condannare anche i suoi seguaci possono. In entrambi i casi, ci sarà spargimento di sangue. Cesare mi ha avvertito, Claudia. mi ha avvertito due volte. Giura che la prossima volta che il sangue sarebbe stata il mio. Questa è la mia verità!) 
Pilatus: Veritas. Vis mea m veritatem cognoscere, Claudia? Rebeliones opprimebam in hac Statione Remota undecim ans. Si Hunc non condemnabo, scio Hunc Caiafam seditonem initaturum Esse. Si ita condemnabo, discipuli eius initiabunt. Uterlibet sanguis effugitur. Cesare mi monuit, Claudia. Bis monuit, vice proxima ipse iuravit ERIT sanguis meus. Ecce mea est veritas.

(Mio signore, Erode si rifiuta di condannare l'uomo lo stanno riportando qui abbiamo bisogno di rinforzi...) 
Miles romanus (Abenader ): Domine, Herodus noluit hominem condemnare. Eum Hunc reddunt. Necesse ERIT suplementum novum habere.

(Non voglio causare una sommossa)
Pilatus: No llo incitare seditionem. 

(C'è già una rivolta!)
Miles romanus (Abenader): Seditio est iam 

In dubio pro reo - Ponzio Pilato e Claudia

http://www.youtube.com/watch?v=eUymNYT9egE


Ma guai a voi, ricchi, 
perché avete già la vostra consolazione. 
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. 
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti 
e piangerete.
Gesù - (Luca 6, 24-25)

15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 
16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 
17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 
18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 
19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 
20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
Matteo 7,15-20

Possibile che nessuno parli del diritto di epicheia? 
Gente svegliatevi! Se mettete questa parola su qualsiasi motore di ricerca andate a finire nei vari miei blog che per pigrizia non ho rimosso da internet, e che ora testimoniano che sono l'unica persona in Italia che si è accorta di questo importante concetto rivoluzionario cristiano. Possibile che siate tutti cattolici mai divenuti cristiani?"
Nereo Villa

http://epicheia.blogspot.com/

Epicheia cristiana è il diritto ed il dovere di non pagare le tasse là dove lo stato di diritto diventa diritto di stato alla rapina legale, e dove la legge costringe al male da compiere: sottostare democraticamente alla mafia del potere finanziario, ed accettare il signoraggio - deprecato da gesù con le parole “non chiamate nessuno signore” - che fa del cittadino un mafioso nella misura in cui accetta di pagare il pizzo di un debito inesigibile sotto forma di tasse.

Il problema è sapere se è giusto dichiarare il giusto, di fronte al fatto che, per esempio, in Italia la riscossione delle imposte non funziona da almeno 21 secoli. E questo è un dato storico: basta leggere le famosissime Verrine, cioè le arringhe di Cicerone contro Verre in merito a gravi episodi di corruzione circa la riscossione delle imposte (1).
Sapere chi dichiara il giusto e sapere il motivo per cui è giusto dichiarare il giusto sono dunque per Matteo due conoscenze che non possono fargli proseguire la sua professione di agente tributario.
Egli decide di seguire Gesù.
Seguire Gesù significa agire secondo epicheia.
Agire secondo epicheia significa: pago il tributo se lo ritengo equo, non pago il tributo il cui impiego percepisco destinato a scopi ingiusti e immorali, come le guerre per esempio. E fino a prova contraria, la salute di ogni Stato si chiama guerra.
Le guerre si fanno perché con la fiscalità sui sacrifici (fiscalità reddituale attuale) si genera solo carestia e debito pubblico: "Le finanze devono essere riequilibrate" - diceva Cicerone nel 63 a. C. - "Il debito pubblico dev'essere ridotto. L'arroganza dei burocrati dev'essere mitigata e l'assistenza alle terre straniere ridotta, altrimenti Roma andrà in rovina"!
Ecco dunque perché l'errore tecnico della fiscalità sui sacrifici va risolto. Perché è dai tempi pre cristiani che dev'essere risolto, e non lo è.
Di fronte a questo problema il mondo si comporta ancora come se la concezione della sua rotondità non fosse mai nata, e come se nelle coscienze esso si presentasse ancora in forma piatta, o cubica, ecc.

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