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sabato 29 settembre 2018

Alphonse Karr. La proprietà è una trappola; ciò che crediamo possedere, in realtà ci possiede

Le ingiurie sono molto umilianti per chi le dice, quando non riescono ad umiliare chi le riceve.
Alphonse Karr

Il superfluo è diventato cosi necessario che molte persone, per procurarselo, considerano il necessario come superfluo.
Alphonse Karr

La proprietà è una trappola; ciò che crediamo possedere, in realtà ci possiede.
Alphonse Karr





ALPHONSE KARR (Parigi, 24 novembre 1808 – Saint-Raphaël, 29 settembre 1890)
è stato un giornalista, scrittore e aforista francese.
Fu noto per lo spiccato umorismo satirico che gli procurò anche molti nemici.
Esordì a ventiquattro anni con un romanzo che ebbe immediatamente successo: 
“Sous les tilleuls” (1832). 
Caustico, di sbrigliata fantasia ma romanziere mediocre, seguitò con “Une heure trop tard” (1833), “Vendredi soir” (1835), “Voyage autour de mon jardin” (1845) e altri romanzi ai quali alternò la pubblicazione periodica delle pungenti “Guêpes” (1839-49). Redattore capo del Figaro, dopo la rivoluzione del 1848 fondò il Journal sotto gli auspici di L.-E. Cavaignac, e lo diresse fino al colpo di stato del 1851. Esiliatosi a Nizza, si dedicò all'orticoltura e riprese senza grande successo la pubblicazione delle “Guêpes” (Nouvelles guêpes, 1853-55; Guêpes hebdomadaires, 1871-76).


La nostra epoca è troppo corrotta per non essere austera; è un fenomeno che si riproduce in tutte le epoche analoghe. Mai la morale di carta e i moralisti della penna sono stati così terribilmente severi; – l’amore specialmente ha il privilegio di eccitare il loro odio ufficiale. E quanti ne conosco di questi dottori in ipocrisia che gettano alte grida quando si racconta una buona piccola storia d’amore! – in gran parte perché i loro amori non si potrebbero raccontare. Siate dunque un po’ più indulgenti per l’amore – e abbiate meno ammirazione per l’odio e i suoi effetti. Riserbate dunque i vostri fulmini per gli ambiziosi, pei conquistatori, per gli avari, – la cui felicità fatta dell’infelicità altrui non può esistere che umiliando, uccidendo, rovinando gli altri. – E lasciate tranquillo questo povero amore, che solo offre dei piaceri e delle felicità che non si possono gustare senza condividerle con un altro. Alphonse Karr. Le Donne. Incipit


AFORISMI SULLE DONNE, SULL'UOMO E SULL'AMORE

• È quasi impossibile non ingannare gli uomini: 
essi non domandano altro che d'essere ingannati. 
Hanno in testa un tipo di donna strana che non somiglia affatto a una donna vera e cui bisogna far di tutto per somigliare, sotto pena di non ottenere la loro preziosa approvazione. 
(p. 26-27)

• Gli uomini molto giovani amano una donna perché è donna: 
il sesso rappresenta per loro tutte le grazie, tutte le qualità e i pregi; in amore essi forniscono tutto. Essi non domandano che un pretesto per amare; ma giunge un'età in cui non ci contentiamo più di un pretesto, vogliamo delle ragioni, e delle ottime ragioni. 
(p. 23)

• In certe donne che non sono né belle né piacevoli quanto altre, c'è un fascino invincibile che attrae gli uomini e stupisce e fa sdegnare le altre donne le quali non possono rendersene conto, perché esso agisce soltanto sugli uomini. La ragione è che una certa donna è più donna di un'altra come fra due bottiglie di vino delle stesse dimensioni una contiene più aroma ed essenza di vino di un'altra, così in una donna c'è molta più femminilità che in un'altra. 
(p. 31)

• L'amore è come quegli alberi all'ombra dei quali muore ogni vegetazione. 
L'uomo che ama una donna, non soltanto non ama altra cosa, ma neppure ne odia alcuna. Invano egli cerca nelle pieghe del proprio cuore tutte le preferenze, tutte le simpatie, tutte le ripugnanze: tutto ciò è morto, morto d'indifferenza, morto di freddo. 
(p. 51)

• L'amore è l'origine, la causa e lo scopo di tutto quanto è grande, nobile e bello. 
Il volgo crede, secondo la mitologia, che la bellezza sia la madre dell'amore, invece è l'amore che crea la bellezza, è l'amore che dà espressione allo sguardo, grazia al corpo, fascino allo spirito, vibrazione alla voce; l'amore è il sole che fa sbocciare i fiori dell'anima; l'amore produce le nobili ambizioni, l'amore produce il genio. 
(p. 50)




domenica 27 novembre 2016

La calunnia del femminicidio. Violenza è violenza, a prescindere dal genere. Quella femminile viene raccontata molto di più perchè é una forma di violenza messa in atto da un "forte" su un "debole" (idealmente), quella maschile non viene raccontata, e credo forse potrebbe essere riconducibile a un senso di vergogna e umiliazione? (la vittoria di un "debole" su un "forte"? idealmente e ipoteticamente). Ma anche gli uomini subiscono violenza sia fisica che psicologica, e le donne possono essere altrettanto malvagie e malate. La violenza é tale a prescindere dal genere, razza e specie.





Violenza è violenza, a prescindere dal genere. 
Quella femminile viene raccontata molto di più perchè é una forma di violenza messa in atto da un "forte" su un "debole" (idealmente), quella maschile non viene raccontata, e credo forse potrebbe essere riconducibile a un senso di vergogna e umiliazione? (la vittoria di un "debole" su un "forte"? idealmente e ipoteticamente). Ma anche gli uomini subiscono violenza sia fisica che psicologica, e le donne possono essere altrettanto malvagie e malate
La violenza é tale a prescindere dal genere, razza e specie.



LO STATO DELLA RICERCA IN MATERIA DI VIOLENZA DOMESTICA
Quando la bugia sembra vera nasce la calunnia

2. LA CALUNNIA DEL FEMMINICIDIO
Posted on 19 agosto 2013 by pct38

Il termine “femminicidio” è stato coniato da Maria Marcela Lagarde 
– una femminista comunista messicana – ed è divenuto popolare per via del  film “Bordertown”, 
che narrava delle migliaia di donne uccise nella città messicana di Ciudad Juarez. 
Secondo la teoria femminista venivano uccise in quanto donne da maschi violenti nell’indifferenza della polizia. Secondo la realtà, Ciudad Juarez (la vecchia El Paso dei film western, oggi situata sul confine con gli Stati Uniti) è diventata il crocevia mondiale del narcotraffico e la città con più omicidi al mondo, con la polizia impotente a fermare le guerre fra i cartelli della droga. I becchini fanno gli straordinari tutte le sere, e l’80% dei circa 10 mila omicidi sono stati a danno di uomini.  Molti di questi omicidi vengono compiuti da donne killer, attive soprattutto nel cartello Los Zetas, preferite ai killer uomini perché meno sospettabili. In una retata  nel campo di addestramento per killer di San Cristobal de la Barranca la polizia catturò molte assassine.
Le più note sono Maria del Pilar Narro Lopez, alias “la comandante Bombon” e Maria Jimenez, che catturata dopo decine di omicidi ha confessato:

«noi donne lo facciamo per il denaro. Mi misi ad uccidere diventando sicario a tempo pieno insieme a ragazze così belle e con unghie grandi e affilate come coltelli che ispiravano pensieri inverecondi». [Corriere della Sera, 16/8/2011, “Le donne di Ciudad Juarez: vittime, madri e sicarie”].

Ma l’eroina delle femministe è Diana La Cazadora, l’assassina seriale che ammazza uomini.

Femministe occidentali notarono che “femminicidio” era un termine che colpiva la fantasia e consentiva di calunniare gli uomini.

E così il femminicidio è un fenomeno esploso in Italia dal 2010, ma solo sui media, che hanno diffuso questa parola inventata apposta per odiare gli uomini, per far credere che esista una strage di donne, per chiedere leggi secondo cui la vita di una donna ha più valore della vita di un uomo.

Secondo la propaganda femminista ripresa dalla stampa, l’ONU avrebbe detto che “femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni”.   Questa stupidaggine non la ha detta l’ONU, ma una femminista (Rashida Manjoo) che presiede un comitato femminista (CEDAW)  tollerato dentro l’ONU.

La realtà dei veri dati del vero ONU [2011 Global Study on Homicide, UNODC Homicide Statistics] è che:

L’Italia è uno dei paesi al mondo con il più basso tasso di omicidi femminili:  
5 per milione all’anno, circa la metà che nei nostri paesi confinanti 
(9 per milione per anno in Francia, 7 in Svizzera, 13 in Austria…). 
Fra i grandi paesi, solo Giappone, Irlanda e Grecia hanno tassi minori. 
Una donna italiana ha, in tutta la sua vita, una probabilità dello 0.05% di subire un omicidio. 
Se non ci fossero altre cause di morte, una donna vivrebbe in media 200mila anni prima di subire un omicidio. Per fare un confronto, è la stessa probabilità di morire in un incidente con un trattore: 
in entrambi i casi circa 150 decessi all’anno [Dati ASPAS 2010].  
Nessuno parla di ‘trattoricidio’. Il numero di donne che si suicidano (22 per milione per anno) è più del quadruplo di donne vittime di omicidio. Nessuno parla di “auto-femminicidio”.  
Unico vero numero da strage è quello dei bambini abortiti 
(7800 per milione di donne per anno, per un totale di 5 milioni dal 1982 ad oggi nella sola Italia).

In Italia il tasso di omicidi maschili è di 16 per milione all’anno, 
cioè vengono uccisi più di 3 uomini per ogni donna uccisa. 

Sia uomini che donne uccidono in prevalenza uomini: circa 400 ogni anno.  
Le donne assassine uccidono nel 39% dei casi donne, e nel 61% dei casi uomini.  
Gli uomini assassini uccidono nel 31% dei casi donne, e nel 69% dei casi uomini
[Ministero dell’Interno, Rapporto sulla Criminalità, “Gli omicidi volontari”, Tabella IV.18, “Genere della vittima secondo il genere dell’autore di omicidio commesso in Italia tra il 2004 e il 2006”]. 

Ricerche criminologiche indicano che il numero di donne assassine è sottostimato in quanto le donne hanno maggiore tendenza a commissionare omicidi e ad uccidere avvelenando. Nessuno parla del ‘maschicidio’.  

In Italia il tasso di suicidio di uomini separati è di 284 per milione all’anno [Dati EURES 2009]. 
Nessuno ne parla, sebbene si tratti di una vera strage di stato: 
il tasso di suicidi si quadruplica con la separazione, 
anche a causa delle sentenze  che privano i papà dei loro figli, della loro casa, del loro reddito.

Il femminicidio non esiste in nessun paese al mondo: ovunque vengono uccisi più uomini che donne. Gli unici paesi nei quali il tasso di donne uccise è quasi pari al tasso di uomini uccisi sono quelli che hanno adottato politiche femministe (47% di omicidi femminili in Croazia, 41% in Norvegia…) o dove le donne partecipano alla vita pubblica (49% di omicidi femminili in Germania, 48% in Svizzera…).  Viceversa, il tasso di omicidio di donne è una piccola percentuale del totale di omicidi nei paesi dove molte donne preferiscono il ruolo femminile tradizionale (7% in Grecia, 18% in Irlanda, 23% in Italia…).
a3
La realtà è l’opposto dell’ideologia femminista, secondo cui esisterebbe un “patriarcato” che opprime ed uccide le donne.
Riassumendo:
a2
Come mai il fenomeno più piccolo di tutti, gli omicidi di donne, riceve l’attenzione maggiore? 

In parte è perché gli omicidi, pur essendo una causa di morte statisticamente marginale, ricevono molta attenzione sui media.  Questo causa una percezione distorta della realtà, similmente a come accade per gli incidenti aerei:  sono eventi così rari che finiscono in prima pagina, mentre gli incidenti stradali sono così frequenti che non fanno notizia. Gli aerei, il mezzo di trasporto più sicuro, vengono così percepiti come pericolosi.  Allo stesso modo gli omicidi più rari, quelli di donne, attirano più attenzione.

Ma soprattutto, grazie a campagne di disinformazione finalizzate a costruire l’allarmismo del femminicidio, gestiste da professioniste che farebbero invidia a Wanna Marchi. Lo scopo è ottenere leggi che discriminano contro gli uomini, che radicano nella legge la falsa ideologia femminista [Convenzione di Istanbul, per ora ratificata da Montenegro, Albania, Turchia, Portogallo e Italia ma non dai paesi seri] ma soprattutto far avere un ruolo istituzionale e finanziamenti pubblici per i centri anti-violenza e per le avvocate femministe:

«Norme per il contrasto al femminicidio.
il centro antiviolenza che presta assistenza alla persona offesa può intervenire in giudizio …
La gestione delle case e dei centri delle donne è assicurata attraverso convenzioni…
Agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a 85 milioni di Euro…» 
[Decreto-Legge 14 agosto 2013, n. 93 — Gazzetta Ufficiale]

Il decreto legge italiano sul “femminicidio” prevede infatti che le donne non possano ritirare le denunce e che lo stato le rimborsi anche in deroga ai limiti di reddito: il chiaro intento è tutelare le parcelle, non le donne.

È la stessa fondatrice dei centri anti-violenza per sole donne a dire che le femministe li usano per calunniare gli uomini e privare i bambini dei loro papà.

https://violenzafamiliare.wordpress.com/2013/08/19/la-calunnia-del-femminicidio/



pct38
I dati contraddicono l’ideologia della “violenza di genere” assunta per vera dai media: 
i dati dicono che il tasso di donne uccise è basso in paesi come Italia, Grecia, Giappone, 
dove sono più diffusi i tradizionali ruoli di genere. La violenza domestica non ha niente ha che fare con la cultura tradizionale, secondo cui la donna è sì considerata come un bambinone, ma che deve essere protetta morendo in guerra e non deve essere toccata nemmeno con un fiore.

Paradossalmente, le femministe hanno successo nell’imporre le loro politiche (che hanno fallito nel contrastare la violenza domestiche, essendo basate su presupposti ideologici falsi) in quanto sfruttano l’istinto maschile secondo cui la donna è vittima da proteggere e difenderla è dovere del cavaliere medievale.

Dire che l’anti-violenza è diventata una industria, che stati finanziano fanatiche che si arricchiscono con false accuse di violenza, può sembrare una affermazione forte. Ma è la realtà letterale, sostenuta fra l’altro da attiviste come Erin Pizzey (fondatrice centri anti-violenza) e Loiuse Malenfant, giornaliste come Donna Laframboise (autrice dell’inchiesta “One-Stop Divorce Shops”) e Trudy Shuett, giudici come Francisco Serrano Castro, dai massimi esperti di violenza domestica, da sociologi come Gerhard Amendt autore di questo testo in materia:

http://www.welt.de/politik/deutschland/article4295642/Why-Womens-Shelters-Are-Hotbeds-of-Misandry.html

e fa storcere il naso anche a me.



Stefano
io parlo da uomo che si sta separando,
Sono stanco di sentire parlare solo della violenza sulle donne, 
che resta un atto riprovevole e non accettabile.
Ma bisognerebbe parlare un po’ della violenza che le donne applicano verso gli uomini, non voglio generalizzare, mai mi permetterei anche perché vorrebbe dire che rinuncio ad un eventuale futuro con una donna, ma la mia esperienza personale si basa continue persecuzioni, minacce, diffamazioni, false denunce, tra l’altro dati delle procure indicano come false la maggior parte delle denuncie realizzate in fase di separazione da donne verso gli uomini. Io stesso ne ho ricevute, tutte smontate da prove tangibili, episodi di violenza che sostiene di aver subito mentre ero da tutt’altra parte per lavoro, e altro. Ripeto non generalizzo perché sarebbe un gravissimo errore, conosco donne che hanno subito ogni tipo di violenza e con una dignità incredibile crescono figli si ricostruiscono un futuro.
Ma sopratutto anche per loro, per coloro che realmente hanno subito, che non posso più tollerare il sistema che cavalcando il “tormentone” del momento cercano di sfruttare per i loro comodi e necessita’ finendo poi per screditare coloro che realmente hanno subito.
Una cosa la devo dire sui suicidi dei padri separati, purtroppo è un fenomeno reale, finché non si vedrà realmente applicata la legge sulla bigenitorialita’ il fenomeno non potrà rientrare, io da padre separato, e mi definisco pure fortunato in quanto passo 2 settimane al mese con mio figlio, e che sto lottando per l’affidamento esclusivo, posso capire il dolore di coloro che si vedono portare via tutto dalla fine di una relazione, e con tutto intendo il tempo che possono passare con i propri figli.







lunedì 28 dicembre 2015

Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici" Nel '67 rifiutò di sposare l'uomo che l'aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. "Mai avere paura di lottare"

Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"Franca Viola: "Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici"
Nel '67 rifiutò di sposare l'uomo che l'aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. "Mai avere paura di lottare"

di CONCITA DE GREGORIO



ALCAMO - È di nuovo Natale a casa Viola. In sala da pranzo finiscono il dolce e i racconti il marito, Giuseppe, i due figli, Sergio e Mauro, le nuore. L'unica nipote, tredici anni, è appena uscita per raggiungere gli amici. Una ragazzina bellissima, Sonia: bruna e bianca come sua nonna Franca. "Ha visto com'è cresciuta? Mi ricordo che dieci anni fa, quando lei signora venne a trovarmi, mi trovò che pulivo le scale, di fuori, e quando la feci entrare in soggiorno c'era il triciclo della bambina e i suoi giocattoli a terra. Che vergogna questo disordine, pensai. Ancora me ne dispiaccio. Lei è l'unica giornalista che ho fatto entrare in casa mia, lo sa? Non lo so perché: certe volte è una parola, uno sguardo. Una cosa piccola, è quella che cambia".

Non c'era nessun disordine signora Franca, solo il triciclo di una bambina. "Sonia adesso ha la stessa età di quando mi sono promessa a suo nonno Giuseppe. La vita è un lungo attimo. Mi somiglia moltissimo: quando a scuola hanno chiesto le foto dei nonni le ho dato la mia alla prima comunione e la maestra ha detto 'Sonia, avevo chiesto la foto di tua nonna non la tua'. Ma questa è mia nonna, è Franca Viola... Mi rende così felice che sia orgogliosa di sua nonna. Certo che la sa la storia, sì, gliel'ho raccontata io ma non ce ne sarebbe stato bisogno. Sta su Internet, mi cerca lei tutte le notizie. Io non so usare il computer, neppure riesco a vedere i messaggi nel telefono. Però c'è lei che fa tutto. Le ho solo detto, in più: l'importante Sonia è che tu faccia quello che ti dice il cuore, sempre. Poi certo, bisogna che le persone che ti amano ti aiutino e non ti ostacolino, come è successo a me con mio padre e mia madre. Ma lo sa che sono passati cinquant'anni dal fatto?". Il fatto, lo ha sempre chiamato. "Chi se lo poteva immaginare che sarebbe stata una vita così". Così come? "Così bella. Perché poi la storia grande nella vita delle persone è una storia piccola. Un gesto, una scelta naturale. Io per tantissimi anni non mi sono resa conto di quello che mi era successo. Quando mi volle vedere il Papa, il giorno del mio matrimonio, chiesi a mio marito: ma come fa il Papa a sapere la nostra storia, Giuseppe?".

"Per me la mia vita è stata la mia famiglia. Stamattina sono andata a trovare mia madre, che vive qui accanto, da sola. Ha 92 anni, è lucidissima. Per prima cosa mi ha detto: Franca, ti ricordi che giorno è oggi? È il 26 mamma, sì. Per lei il 26 dicembre è il giorno del mio rapimento e il giorno della morte di mio padre. Lo sa che mio padre è morto 18 anni dopo il mio rapimento, lo stesso giorno alla stessa ora? È stato in coma tre giorni, io pensavo: vuoi vedere che aspetta la stessa ora. E infatti: è morto alle nove del mattino, l'ora in cui entrarono a casa a prendermi. Ha aspettato, voleva dirmi: vai avanti".

Cinquant’anni fa, alle nove del mattino, Franca aveva 17 anni e 11 mesi. Era la ragazza più bella di Alcamo, figlia di contadini. Filippo Melodia, nipote di un boss, la voleva per sé. Lei si era promessa a Giuseppe Ruisi, un coetaneo amico di famiglia. Melodia e altri dodici della sua banda bussarono alla porta e rapirono lei e il fratello Mariano, 8 anni. Li portarono in un casolare in campagna. Dopo due giorni lasciarono andare il bambino, dopo sei portarono Franca a casa della sorella di Melodia, in paese. La legge diceva, allora, all’articolo 544 del codice penale, che il matrimonio avrebbe estinto il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Reato estinto per la legge, onore riparato per la società. Doveva sposare Melodia, insomma: era scritto. Ma Franca non volle. Fu la prima donna in Italia – in Sicilia - a dire di no alla “paciata”, la pacificazione fra famiglie, e al matrimonio riparatore. Ci fu un processo, lungo, a Trapani. Lei lo affrontò. Un grande giudice, Giovanni Albeggiani.

I sequestratori furono tutti condannati. Melodia è morto, ucciso da ignoti con un colpo di lupara, molti anni dopo. Gli altri sono ancora lì, in paese. «Quando li incontro per strada, capita, abbassano lo sguardo. Non fu difficile decidere. Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: non potevo radermi se non c’eri tu, mi disse. Cosa vuoi fare, Franca. Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me. È per questo che quando ho letto quel libro sulla mia storia, “Niente ci fu”, mi sono tanto arrabbiata. Non è quella la mia storia, per niente. Mio padre non era un padre padrone: era un uomo buono e generoso. Lo scriva». Lo scrivo. «Perché poi vede, il Signore mi ha dato una grazia grande: non ho mai avuto paura di nessuno. Non ho paura e non provo risentimento». Intende risentimento per chi la rapì? «Né per loro nè per nessun altro dopo. Sono stati molti altri i dolori della vita, ma di più sono state le gioie. Ho un marito meraviglioso. Nei giorni del processo e anche dopo mi arrivarono tante proposte di matrimonio, per lettera. Giuseppe però mi aveva aspettata. Io non volevo più maritarmi, dopo. Gli dicevo: sarà durissima per te. Ma lui mi ha detto non esistono altre donne per me, Franca. Esisti tu. Sono arrivati i figli, mio padre ha fatto in tempo a vederli e vedermi felice. Poi c’è stata la malattia di Sergio: temevo che morisse. Quando nel 2014 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto darmi il titolo di Grande ufficiale ho pensato ecco, una persona ora la conosco. E ho chiesto aiuto per curare Sergio. Ma non è servito a niente. Mi hanno dato il numero di un medico, dal Quirinale, poi questo medico non rispondeva e quando sono andata a Roma con mio figlio, ad agosto, mi hanno detto che era in ferie. Ho lasciato stare e ho fatto da sola. Un difetto si ce l’ho: l’orgoglio. Il Signore spero mi perdoni».

Il 9 gennaio Franca Viola compirà 69 anni. Nella sua vita ha visto abolire la norma del codice penale sul matrimonio riparatore. Ha visto nel 1996, solo 20 anni fa, la legge che fa dello stupro un reato contro la persona e non contro la morale. Si è vista riprodotta in foto, con grande incredulità, sui libri di scuola. «Il primo è stato Sergio. Era alle medie, mi ha detto: mamma sul mio libro c’è una tua foto da ragazza. Come mai? Gli ho raccontato. Un poco, certo, non tutto. Certe cose non si possono raccontare. Ma altre sì: che ciascuno è libero fino all’ultimo secondo, che tutto quello che dipende da te è nelle tue mani. Questo ho potuto spiegare ai miei figli e adesso a mia nipote. Sonia è una ragazzina del suo tempo. Vorrebbe fare l’attrice, mi fa sorridere: mi dice nonna, ma tu non conosci nessuno che mi possa insegnare a recitare? Le dico amore mio, impara da sola. Ciascuno si fa con le sue mani. I fatti grandi della vita, glielo ripeto sempre, mentre accadono sono fatti piccoli. Bisogna decidere quello che è giusto, non quello che conviene».

E per se stessa, Franca? Cosa si augura, ancora? «Di vedere guarito del tutto mio figlio. Di avere altri Natali con mio marito, con Sergio e Mauro, le loro mogli. Che ci sia un mondo meno ostile, meno feroce tutto attorno a noi. Perché è peggiorato, il mondo, sa, in questi anni. Però ora vedo questo Papa e sì, ecco, un desiderio ce l’avrei. Quando andai da Paolo VI ero giovane, tante cose non le capivo. Adesso che sono vecchia mi piacerebbe andare da Papa Francesco e consegnare a lui i miei ringraziamenti al Signore per la vita meravigliosa che mi ha dato. Ma lo faccio qui, se me lo consente lo faccio attraverso di lei. Ho il peccato dell’orgoglio, è vero,

ma non quello della presunzione. Il Papa non può certo conoscere una storia così vecchia, una piccola storia siciliana. Come fa. Ha tantissime cose molto importanti da fare, in tutto il mondo. Un compito enorme. Infatti lo penso e lo prego. Tanto, prego per lui».


http://www.repubblica.it/cronaca/2015/12/27/news/_io_che_50_anni_fa_ho_fatto_la_storia_con_il_mio_no_alle_nozze_riparatrici_-130210807/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

sabato 26 settembre 2015

Lina Merlin. È il difettoso sistema economico-sociale che crea la necessità della prostituzione. Bisogna trasformare la società attuale e la vergognosa istituzione cesserà. […] Quando la donna comprenderà ch’ella è parte, e non la meno trascurabile, della classe degli sfruttati, parteciperà alla lotta contro il regime che la opprime

È il difettoso sistema economico-sociale che crea la necessità della prostituzione. Bisogna trasformare la società attuale e la vergognosa istituzione cesserà. […] Quando la donna comprenderà ch’ella è parte, e non la meno trascurabile, della classe degli sfruttati, parteciperà alla lotta contro il regime che la opprime.
Lina Merlin in un articolo su: “Eco dei lavoratori” 4 Marzo 1922

mercoledì 25 marzo 2015

Joumana Haddad. «Ma tutti quei bravi devoti, sono cosi poco fiduciosi nella solidità della loro fede, al punto di temere un confronto con una persona che vede le cose diversamente?». La risposta è, purtroppo, un «sì» irrevocabile. Perché in società dove la regola numero uno di sopravvivenza, per la maggioranza (non generalizziamo), è il mantenimento dell’ignoranza, l’ipocrisia e l’auto-inganno, è normale essere terrorizzati dalle voci diverse, dissenzienti, fuori dal gregge, e provare a silenziarle o pretendere assurdamente che non esistano.

Ultima notizia dalla mia parte del mondo. 
Esistono arabi che, apparentemente, sarebbero più pericolosi dei criminali dello Stato Islamico. 
Più pervertiti. Più temuti. Più «mortali». Indovinate chi sono? Beh, gli atei! Mi faccio pure altre domande, tipo: «Ma tutti quei bravi devoti, sono cosi poco fiduciosi nella solidità della loro fede, al punto di temere un confronto con una persona che vede le cose diversamente?». La risposta è, purtroppo, un «sì» irrevocabile. Perché in società dove la regola numero uno di sopravvivenza, per la maggioranza (non generalizziamo), è il mantenimento dell’ignoranza, l’ipocrisia e l’auto-inganno, è normale essere terrorizzati dalle voci diverse, dissenzienti, fuori dal gregge, e provare a silenziarle o pretendere assurdamente che non esistano. Ovviamente, oltre ad essere pubblicamente atea e laica, sono anche «accusata» di tante altre cose: sono donna («Come osa, quella femminuccia, contraddirci?»); lotto per l’uguaglianza tra uomini e donne («Allerta al diavolo!»); difendo la libertà sessuale nel mondo arabo («Scandalo! Noi le nostre donne le vogliamo vergini e “pure”. Il sesso è solo per il nostro piacere, e i loro corpi ci appartengono»); infine, combatto malattie che sono ormai modi di vita qui, come la discriminazione, l’oppressione, l’omofobia… Insomma, si capisce perché sono una persona non grata per gli estremisti. In conclusione, caro Islam, il tuo vero nemico non è l’ateo, ma tutti quelli che stanno uccidendo e commettendo orrori nel tuo nome. Il tuo vero nemico non è l’uguaglianza tra uomini e donne, ma ogni musulmano che sposa una bambina, o gli impone il niqab, o l’infibulazione. Il tuo vero nemico non è la libertà, ma l’oppressione dei diritti umani. Il tuo vero nemico non sta fuori di te: corre nel tuo stesso sangue. Caro Islam, il tuo assassino ha tanti nomi: si chiama Stato Islamico. Al Qaeda. Boko Haram. Talebani… Occorre che ti salvi prima di loro. Poi, se vuoi, parleremo di ateismo.
Joumana Haddad



Essere arabo oggi implica in primo luogo – senza generalizzare – padroneggiare l’“arte della schizofrenia”.
Perché? Perché essere arabo oggi significa dover essere un ipocrita. Significa non poter vivere e pensare quello che realmente vivi e pensi con onestà, spontaneità e innocenza. Significa sdoppiarti, perché ti è proibito dire la nuda verità (e la verità è nuda, questo è il suo ruolo e questo è il suo potere), perché la maggior parte degli arabi si affida a una rete di confortanti bugie e illusioni. Essere arabo comporta che la tua vita e le tue storie devono essere represse, frenate e codificate. Devono essere riscritte per soddisfare i guardiani della “castità araba”, in modo che questi ultimi possano essere sicuri che il delicato “imene arabo” sia protetto dal peccato, dalla vergogna, dal disonore o dal difetto. Gli oscurantisti si moltiplicano come funghi nella cultura araba; ovunque ci imbattiamo nelle loro ombre, su ogni questione. Le loro anime sono parassiti, così come i loro cuori, le loro menti e i loro corpi. Possono sopravvivere solo come zecche. La loro attività è distorcere e opprimere qualsiasi cosa libera, bella o creativa che sia sfuggita alla loro ipocrisia e superficialità. Ovunque riescono a risplendere la libertà, la creatività e la bellezza, essi lanciano ondate di ostilità e risentimento, promuovono campagne di distorsione e menzogna, in modo da distruggere ciò che è sfuggito alla loro mediocrità.
Joumana Haddad, Ho ucciso Shahrazad





lunedì 16 marzo 2015

Nel villaggio Himba, dove le donne si tingono di rosso l’acqua è degli uomini Esiste un posto in Africa che è una «Svizzera d’Africa». Un’Africa che parla inglese e tedesco, un’Africa pulita, dove – mi dicono- si vive bene. Ma, in realtà, viaggiando in questo posto in Africa, grande più del doppio della Germania intera, mi rendo conto che proprio Svizzera non è. È un paese vasto e bellissimo, ma la povertà si vede. È un paese dove essere mezzi neri e mezzi bianchi è un vanto: con orgoglio, i mulatti si autoproclamano «bastards». E c’è un altro tipo di orgoglio, l’orgoglio Herero: donne con sottane lunghe e colorate, bambini che si aggrappano alle gonne. Nelle città le donne sono felici, le ragazzine ballano con la divisa di scuola.



Nel villaggio Himba, dove le donne si tingono di rosso l’acqua è degli uomini
Esiste un posto in Africa che è una «Svizzera d’Africa». 
Un’Africa che parla inglese e tedesco, un’Africa pulita, dove – mi dicono- si vive bene. 
Ma, in realtà, viaggiando in questo posto in Africa, grande più del doppio della Germania intera, mi rendo conto che proprio Svizzera non è. È un paese vasto e bellissimo, ma la povertà si vede. È un paese dove essere mezzi neri e mezzi bianchi è un vanto: con orgoglio, i mulatti si autoproclamano «bastards». E c’è un altro tipo di orgoglio, l’orgoglio Herero: donne con sottane lunghe e colorate, bambini che si aggrappano alle gonne. Nelle città le donne sono felici, le ragazzine ballano con la divisa di scuola.
Ma esiste un villaggio, dentro questo immenso paese, nel cuore Himba, il cuore nero e segreto della Namibia. Il villaggio è raggiungibile via sterrato, un villaggio ricco, dove c’è anche un bagno funzionante. Un villaggio profondamente animista, in cui vivono le regole e le tradizioni, che la scolarizzazione non ha toccato. Una specie di riserva. E quel villaggio è costruito attorno ad un recinto per le bestie. Le bestie sono una ricchezza, per un villaggio Himba. L’erba non cresce, i bambini girano scalzi sulla terra battuta, le donne seminude e con la pelle tinta di rosso. Le donne non parlano, le donne osservano, le donne allattano. Le donne lavorano, le donne tengono acceso il fuoco sacro che non si deve spegnere mai. Gli uomini amministrano i soldi. Gli uomini le vogliono rosse. Allora, le donne si pitturano il corpo con unguenti di bellezza. Battono il latte di capra, lo trasformano in burro, lo mischiano alla terra rossa e si cospargono l’una con l’altra. Le donne partoriscono figli ma, non toccano l’acqua.
Sì, perché questo villaggio è ricco: c’è un lavabo scrostato con acqua corrente dove gli uomini si lavano, si rinfrescano il corpo. La calura è arida e secca. Volano le mosche. Ma, l’acqua è degli uomini. L’accesso al villaggio si paga. Uomini vestiti intascano soldi d’occidente, donne seminude non parlano.
Entro in una capanna: una donna mostra ai miei occhi occidentali il suo rituale per lavarsi. Prende dei pezzi di erbe aromatiche e, con il fuoco crea un braciere. Lo lascia bruciare bene. Il profumo è aspro. Il calore, a contatto con le parti intime, brucia e disinfetta: tiene lontani i parassiti. Lei prende i carboni ardenti e li passa sul corpo. Sudore. I suoi occhi incutono rispetto e mi dicono che, nonostante tutto, è una regina.
All’aria aperta, altre donne mi riempiono le braccia di braccialetti, mi pitturano il viso, si accalcano attorno a me con i loro bambini nudi. Ma, lei, la regina muta di questo villaggio d’Africa, scompare.
Mentre noi, donne occidentali, discutiamo e combattiamo per i nostri diritti e, nonostante questo, viviamo in un mondo dove la parità è ancora lontana, esistono donne che non arrivano nemmeno a immaginare le nostre battaglie. Queste donne, come tante donne nel mondo, non possono neanche accedere alla cultura per migliorare le proprie condizioni e lottare. Queste donne non conoscono altro e considerano il proprio modo di vivere «normale», sono donne che non possono lavarsi con l’acqua perché l’acqua è degli uomini. Sono donne che sono donne comunque. Sono donne che hanno occhi che fanno riflettere.
Di Sara Mauri



martedì 10 marzo 2015

L’immagine raffigura una lavanderia delle Maddalene in Irlanda. Data e luogo sono sconosciuti. Ci sono due donne: un’anziana con i capelli molto corti e una ragazzina. Entrambe hanno uno sguardo vuoto e rassegnato. Le “Magdalene Laundries”, ovvero le lavanderie delle Maddalene, sono nate in Irlanda alla fine del dicottesimo secolo, con lo scopo di dare rifugio a prostitute. Le donne “peccatrici” ricevevano rifugio in cambio di lavoro non retribuito nelle lavanderie. Le lavaderie si sono trasformate ben presto in luoghi dove qualsiasi donna considerata peccatrice veniva reclusa: giovani ragazze madri, vittime di stupri, ragazze con malattie psichiatriche, ragazze provenienti da orfanotrofi.


Le fotografie che hanno fatto la storia.

L’immagine raffigura una lavanderia delle Maddalene in Irlanda. Data e luogo sono sconosciuti. 
Ci sono due donne: un’anziana con i capelli molto corti e una ragazzina. Entrambe hanno uno sguardo vuoto e rassegnato. Le “Magdalene Laundries”, ovvero le lavanderie delle Maddalene, sono nate in Irlanda alla fine del dicottesimo secolo, con lo scopo di dare rifugio a prostitute. Le donne “peccatrici” ricevevano rifugio in cambio di lavoro non retribuito nelle lavanderie. Le lavaderie si sono trasformate ben presto in luoghi dove qualsiasi donna considerata peccatrice veniva reclusa: giovani ragazze madri, vittime di stupri, ragazze con malattie psichiatriche, ragazze provenienti da orfanotrofi. Si calcola che dal 1922 fino al 1996 (anno nel quale l’ultima lavanderia è stata chiusa) sono state recluse all’incirca 15’000 donne (la più giovane aveva 9 anni e la più anziana 89). In media le donne lavoravano in questi istituti per 7 mesi, ma molte ci rimanevano per tutta la vita. Le “fallen women” subivano violenze verbali e fisiche da parte delle congregazioni religiose che governavano gli istituti. Le giovani ragazze madri erano costrette a dare in adozione i bambini, oppure a cederli agli orfanotrofi. Si stima che tra il 1950 e il 1960 2’000 bambini illegittimi irlandesi siano stati adottati da famiglie statunitesi, senza alcun controllo da parte delle autorità competenti. La storia di Philomena Lee, raccontata nel film “Philomena”, è un esempio di coraggio e forza d’animo. Dopo 50 anni di silenzio, Philomena decide di andare alla ricerca di suo figlio. Molte donne venivano stigmatizzate dalla società, e per vergogna taquero per tutta la loro vita, senza mai parlare delle loro esperienze nelle lavanderie o dei loro bambini perduti. Nel 2013 lo Stato Irlandese fece le prime scuse pubbliche, e il primo ministro Enda Kenny ammise: “Alle Maddalene era stato detto che stavano lavando via il loro peccato, ma sappiamo ed è la nostra vergogna, che stavano lavando via un’ombra dalla nostra nazione.” 
grazie ad Anna per foto e didascalia!


Guardatevi il film molto interessante sull'argomento : 
https://www.youtube.com/watch?v=rV1JSr9Gj-4



In questo documentario ci sono le testimonianze a cui si è ispirato il film "Magdalene" http://youtu.be/FtxOePGgXPs





mercoledì 2 luglio 2014

Alma Gijini. Qualcuno che riesca a farle ridere. Qualcuno di cui si possano fidare. Qualcuno che le desideri ad ogni ora del giorno e in ogni veste: truccate o meno, con i tacchi o i piedi scalzi, pettinate o spettinate. Qualcuno che le faccia sentire importanti anche solo con dei piccoli gesti. Non chiedono molto, solo che ciò che dai loro parta dal cuore.

Qualcuno che riesca a farle ridere. Qualcuno di cui si possano fidare. Qualcuno che le desideri ad ogni ora del giorno e in ogni veste: truccate o meno, con i tacchi o i piedi scalzi, pettinate o spettinate. Qualcuno che le faccia sentire importanti anche solo con dei piccoli gesti. Non chiedono molto, solo che ciò che dai loro parta dal cuore.
Alma Gijini

martedì 27 maggio 2014

sabato 30 giugno 2012

Plutarco. Considerazioni sull'amore coniugale.


Mario Fabi

Plutarco. Considerazioni sull'amore coniugale.

Quanto ai giovani che, pur non essendo perversi per natura, sono stati indotti dall'inganno o dalla violenza a concedere e ad offrire se stessi, non c’é nessun uomo che essi guardino con sospetto e odino di più di quelli che hanno abusato di loro e si vendicano in modo terribile, quando se ne presenta l'occasione: così, Cratea uccise Archelao, che n’aveva fatto il suo amante, e Pitolao fece lo stesso con Alessandro di Fere; Periandro, il tiranno di Ambracia, domandò al suo amante se non fosse ancora in gravidanza e quello, preso dall'ira, lo uccise.
Invece l’unione carnale con la legittima sposa è fonte di amicizia, come una comune partecipazione ai grandi misteri. Il piacere è di breve durata, ma da esso fiorisce, giorno per giorno, tra gli sposi il rispetto reciproco, la compiacenza, l’affetto e la fedeltà. Non vaneggiavano i Delfici quando chiamavano Afrodite “Armonia” e neppure Omero, quando chiamo una simile unione “Amicizia”...


PLUTARCO - Sulle donne
Perché parlare ancora della loro saggezza, intelligenza, fedeltà e lealtà, quando in molte di loro é apparso chiaramente un coraggio, un valore, una grandezza d'animo virile? E sarebbe davvero strano, rimproverare alla loro natura, bella per altri aspetti, d’essere incompatibile con la sola amicizia. Le donne amano i figli e i mariti e la capacità di amare in loro é come una terra fertile, pronta ad accogliere il seme dell'amicizia e non è priva di seduzione e di grazia. Come la poesia, applicando al discorso gli ornamenti del canto, del metro e del ritmo, rende la sua capacità educativa più forte e la sua capacità di danneggiare più irresistibile, così la natura, dotando la donna del fascino dello sguardo, della forza persuasiva della voce e dell’attrattiva della bellezza del corpo, da una parte assiste con grandi mezzi colei che é dissoluta per il piacere e la seduzione, dall'altra assiste anche colei che é saggia per guadagnarsi l'affetto e l'amicizia del marito. Platone invitava Senocrate, che era di animo nobile ed elevato per alcuni aspetti, ma troppo serio di carattere, lo invitava, dunque, a "sacrificare alle Cariti"; così si potrebbe consigliare alla donna virtuosa e saggia di sacrificare all'Amore, affinché il dio abiti nella sua casa come protettore delle nozze e la fornisca di tutti quegli ornamenti propri del sesso femminile e suo marito non la lasci per un'altra e sia costretto a dire, come nella commedia:
CHE DISGRAZIATO SONO, QUALE DONNA INGANNO !
Infatti, nel matrimonio, amare é un bene più grande che essere amati; quando si ama si evitano molti errori, o meglio si evitano tutti quelli che rovinano e alterano le nozze.....

....Per quanto riguarda il sentimento doloroso che si prova all'inizio del matrimonio, questo non si deve temere come una ferita o una bruciatura e perciò anche dopo una ferita, non é una cosa terribile l'unione con una donna onesta; é come l'innesto di un albero. Del resto, una ferita é anche all'inizio della gravidanza, infatti, non esiste un'unione completa se l'uno non subisce qualche modificazione da parte dell'altro.
All'inizio, lo studio della matematica mette in agitazione i bambini e quello della filosofia i giovani, ma questo studio non resta sempre arido per loro. Così per gli amanti succede come quando due liquidi si mischiano tra loro; l'amore all'inizio sembra produrre un fervore e un turbamento, ma poi, col tempo, si calma, si purifica e mostra una più grande stabilità. Quest’unione che é detta "assoluta" é veramente quella di due sposi che si amano; mentre l'unione di quelli che vivono insieme senza questo profondo legame, assomiglia a quei contatti e intrecci di cui parla Epicuro e porta con se urti e repulsioni, non arrivando mai a quell’unione che solo l'Amore produce, quando presiede la convivenza degli sposi. Non esistono piaceri più grandi ne vantaggi più continui e nessun altro affetto é così splendente e invidiabile come
L’ACCORDO DI TUTTI I SENTIMENTI, IN CASA, TRA MARITO E MOGLIE. ( PLUTARCO)

giovedì 3 maggio 2012

Alda Merini. Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive…

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini

Io sono stata messa in manicomio perché ero colpevole di adulterio: amavo l'arte più della mia famiglia, ma non potevo dire che ero un'adultera sacrificale. Il manicomio mi liberò da questo tormento. Diciamo che il manicomio è stata una grande educazione sentimentale, ho imparato ad amare i miei simili ma non a desiderarli. Imparai ad educarli, salvai molte vite dalla disperazione, nessuno in manicomio sapeva che io ero poeta e mi guardavano come una donna che soffriva e basta. Avevo un numero, il 47, il numero della casa dove abito.
Alda Merini


A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione, non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra per tanti anni,
non per costruivi tombe, o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà quotidiana.
Alda Merini


La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di e...ssere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore..
Alda Merini


Bambino, se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fà delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento.
Alda Merini


Ho solo bisogno di silenzio,
tanto ho parlato troppo
è arrivato il tempo di tacere,
di raccogliere i pensieri allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno?
SANNO ASCOLTARE ANCHE IL SILENZIO,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.
Alda Merini

Basics of Mind (Fondamenti di Psicologia):
Che donna eccezionale... Purtroppo, ancora una volta, 
la profondità dell'animo deriva dalla sofferenza.


Il mio passato.
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
... è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini



Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
... ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini


Filomena Di Donato
ecco una meravigliosa poesia, che evidenzia la donna in tutta la sua essenza!





MAIEUTIKÉ di Olga Tamburini




venerdì 20 aprile 2012

Maria la Sanguinaria. Tutti sapevano che le donne, come i pazzi, subivano l'influsso della luna, che le rendeva instabili e capricciose e a cui nessuna donna, per quanto dotata o ben intenzionata, poteva sfuggire

*_Artisticamente citando_*

«L'idea di una donna alla testa dello Stato appariva esecrabile per principio. Se era innaturale che una donna impartisse ordini al marito, che li impartisse a un'intera nazione era un mostruoso dilatamento di tale innaturale situazione. Gli uomini erano forti e prudenti, avevano l'acume e la magnanimità necessarie per governare gli altri; le donne erano deboli fisicamente e psicologicamente, erano prive della logica, della concentrazione e dell'ampiezza di vedute richieste per guidare un organismo politico. Tutti sapevano che le donne, come i pazzi, subivano l'influsso della luna, che le rendeva instabili e capricciose e a cui nessuna donna, per quanto dotata o ben intenzionata, poteva sfuggire.»

Maria la Sanguinaria - C. Erickson



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