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venerdì 7 febbraio 2014

Luis Chiozza. Perché ci ammaliamo? L'esistenza psichica, e con essa il campo dei significati, costituisce una realtà tanto primaria quanto la realtà materiale che costituisce il mondo nel quale governano le leggi della scienza fisica. Si tratta di una realtà "storica", la cui organizzazione concettuale, come quella della fisica, è governata da sue proprie leggi ed ha i suoi propri diritti


Freud dimostrò che i sintomi isterici potevano ESSERE LETTI come segni di un linguaggio criptico simile a quello dei sogni. Weizsacker e Groddeck comprsero che OGNI malattia del corpo poteva essere considerata nella stessa identica maniera, ovvero che poteva essere interpretata come un simbolo linguistico.
Luis Chiozza, Per un incontro tra medicina e psicoanalisi, Quaderni di psicoterapia infantile, 1995 Borla, pag.26.


L'esistenza psichica, e con essa il campo dei significati, costituisce una realtà tanto primaria quanto la realtà materiale che costituisce il mondo nel quale governano le leggi della scienza fisica. Si tratta di una realtà "storica", la cui organizzazione concettuale, come quella della fisica, è governata da sue proprie leggi ed ha i suoi propri diritti.

Luis Chiozza, Perché ci ammaliamo? 1986 Buenos Aires, ed.it. 1988 Borla, pag.30.



sabato 8 dicembre 2012

LA MENTE UMANA FRONTIERA TRA REALTÀ E FANTASIA, TRA IL MONDO DELLA MATERIA E QUELLO DELLO SPIRITO. La mente è l'incontro dell'energia dello spirito con quella del fisico, è il modo in cui le potenze dell’anima (intelletto e volontà) decodificano ed assimilano le energie. Il cuore nostro funziona come un campo MAGNETICO: se lo carichi solo di negatività la mente magnetizza solo forze negative e si diventa duri, insensibili, indifferente, immorali, ecc … ma se lo carichi soltanto con energia positiva la mente diventa molle, quindi sei una persona delicatissima, ipersensibile e permalosa, debole, timida e rigida




LA MENTE UMANA FRONTIERA TRA REALTÀ E FANTASIA, TRA IL MONDO DELLA MATERIA E QUELLO DELLO SPIRITO. La mente è l'incontro dell'energia dello spirito con quella 
del fisico, è il modo in cui le potenze dell’anima (intelletto e volontà) decodificano ed assimilano le energie. Il cuore nostro funziona come un campo MAGNETICO: se lo carichi solo di negatività la mente magnetizza solo forze negative e si diventa duri, insensibili, indifferente, immorali, ecc … ma se lo carichi soltanto con energia positiva la mente diventa molle, quindi sei una persona delicatissima, ipersensibile e permalosa, debole, timida e rigida. Dovete caricarvi alla pari, un po’ di dolce e un po’ di amaro … NON RINUNCIATE MAI A NESSUNO DI QUESTI ELEMENTI. Non esiste giusto o sbagliato, esiste il diverso; non esiste il giudizio assoluto, esiste l'opinione. Non prendiamocela se qualcuno la vede differentemente da noi, se te la prendi non sei sicuro di quello che pensi e cerchi nell'approvazione dell‘altro la tua sicurezza. Se siamo realmente sicuri di ciò che pensiamo, non abbiamo alcun bisogno di imporlo agli altri come se fosse verità assoluta. Chi impone, è tutto tranne che sicuro della propria verità.

giovedì 6 dicembre 2012

Acqua e Ossigeno (H2O) con il movimento psichico (ipofisi) proprio come avviene in una centrale idroelettrica producono in noi l'energia. Non è quindi una questione solo CHIMICA ma anche PSICOLOGICA (spirituale), cioè il modo in cui noi recepiamo, accogliamo, viviamo, convertiamo tutte le informazioni ricevute dall'esterno, perchè come avete visto il cibo (gusto) è una minima parte, quasi tutto il resto lo recepiamo attraverso la psiche (tatto, olfatto, udito, vista). Direi che un 80% dell'energia che aziona il nostro fisico è di natura spirituale, soltanto il restante 20% è materiale (cibo, aria, pulizia e ristoro fisico). Sono quindi le vostre percezioni interiore ad influenzare ed influire sulla vostra biologia e non viceversa.

 
DALL'ENERGIA ESTERIORE ALL'ENERGIA INTERIORE.
Il mondo che ci circonda, le persone, l'ambiente, i problemi, l'alimentazione sono stimoli emozioni vibrazioni energie che entrano in noi attraverso i sensi esterni (vista, udito, tatto, olfatto, gusto) le informazioni di questi sensi vanno all'ipofisi (colei che regola il sistema endocrino) e a tutti i sistemi di connessione con il midollo spinale dove esso finisce (lungo la spina dorsale), come una macchina queste correnti ci mettono in MOTO, è il sistema nervoso, la CENTRALINA elettrica che è nutrita dagli zuccheri liberati nel sangue mediante il glucagone prodotto dalla coda del pancreas rilasciato poi nel fegato. Questi impulsi azionano tutti i muscoli e quindi tutti gli organi, ma ecco dove sta il nocciolo della questione: gli organi agiscono quindi in corrispondenza alla qualità e quantità del sangue che li stimola, ma questo a sua volta dipende dalla linfa che lo deve giornalmente depurare e questa linfa dipende dai liquidi che prendiamo dall'alimentazione e dall'ossigeno che respiriamo. Dunque Acqua e Ossigeno (H2O) con il movimento psichico (ipofisi) proprio come avviene in una centrale idroelettrica producono in noi l'energia. Non è quindi una questione solo CHIMICA ma anche PSICOLOGICA (spirituale), cioè il modo in cui noi recepiamo, accogliamo, viviamo, convertiamo tutte le informazioni ricevute dall'esterno, perchè come avete visto il cibo (gusto) è una minima parte, quasi tutto il resto lo recepiamo attraverso la psiche (tatto, olfatto, udito, vista). Direi che un 80% dell'energia che aziona il nostro fisico è di natura spirituale, soltanto il restante 20% è materiale (cibo, aria, pulizia e ristoro fisico). Sono quindi le vostre percezioni interiore ad influenzare ed influire sulla vostra biologia e non viceversa.
 
 
... non sono pienamente d'accordo, tutt'al più, direi il 50% di ciascun aspetto: materiale e spirituale.
Gli additivi chimici dei cibi, i suoi conservanti, le carni piene di antibiotici ecc dove li mettiamo? Solo in questo 20%? Troppo valore al pensiero a discapito della materia
 
la materia è un esponente del tuo pensiero..... come sei cio che mangi... ancor di piu sei cio che pensi....sicuramente il 50 % e un giusto compromesso.... ma se ci deve essere qualcosa di speciale..... be sicuramente nasce dai tuoi pensieri..... (spirito psiche) valuta che l'80 % delle malattie sono psicosomatiche....ho comperato ultimamente un dizionario di psicosomatica editrice riza.....(lo trovi su internet (cerca)..... ) be e a dir poco impressionante come da una malattia riesci a leggere i pensieri di una persona....... o dai pensieri di una persona riesci a vedere cio che somatizza nel tempo......
 
 
non sono in grado di fare le percentuali ma è certo che noi siamo quello che sentiamo vediamo mangiamo udiamo e sentiamo. Tutto arriva e fortunatamente o sfortunatamente ognuno di noi trasferisce al nostro corpo mente e anima in maniera diversa. Mi piacerebbe cogliere e capire come fare si sono certa che ogni nostro senso sia collegato alla mente e successivamente il corpo risponde.
 
 
convengo pienamente che siano le percezioni interiore di ognuno ad influenzare ed influire sulla propria biologia e non viceversa.
 
questi sono concetti noti da tempo di psicosomatica, tu devi invertire le cose, ci sono sostanze che alterano lo stato di coscienza, quindi (sono diplomato in chimica per questo vedo le cose diversamente) rifletti, io non vedo separazione, una gerarchia di superiorità tra psiche e corpo; ci sono stati della mente che dipendono solo dalla quantità di neurotrasmettitori, quindi anche la senzazione di felicità, paura e tanto altro, però che il cervello fisico ben nutrito di pensieri positivi e di vitamine e tutto quello che serve alla sua salute, è una grande risorsa
 
Se è tutto una questione di chimica...basterbbe la molecola giusta.. Mai trovata ...La psichiatria cerca d'intontirti o di rilassarti con certe sostanze che aggiscono sul cervello...ma il male non è li...sicuro, è meglio di niente..
 
 
il vero intermediario tra sistema nervoso e apparato endocrino non è l'ipofisi ma l'ipotalamo
 
 
 

venerdì 21 settembre 2012

martedì 22 maggio 2012

Frank Ostaseski. "La morte è insita nella vita di tutte le cose". La morte ci mette di fronte senza mezzi termini all'innegabile verità dell'impermanenza. Tutto viene e va

Gianfranco Bertagni
 
"Gli occhi di un malato che sta morendo sono gli specchi più tersi che abbia mai incontrato. Davanti a quello sguardo non ci si può nascondere. Nel corso degli anni ho visto riflettersi in quegli occhi le abitudini della mia vita. [...] Le preziose certezze, le identità e i comportamenti abituali cui garantiamo solida copertura, alla presenza della morte immediatamente si palesano. Capiamo subito quali tendenze portano alla pienezza e quali contribuiscono alla separazione e al perpetuarsi della sofferenza. [...]
Nel poema sacro induista Mahabharata c'è una domanda [...]: «Che cosa, nell'universo, è degno della più gran meraviglia?». E la risposta è: «Non vi è uomo o donna che, pur vedendo morire gli altri attorno a sé, crede di andare incontro allo stesso destino».
[...] La morte ci mette di fronte senza mezzi termini all'innegabile verità dell'impermanenza. Tutto viene e va. Ogni pensiero, ogni atto di amore. Ogni vita viene e va. Prendiamo atto di non essere esenti da questo mutamento continuo. La morte è insita nella vita di tutte le cose. Ecco perché si può dire che una vita che non abbraccia la morte è una vita dimezzata.
[...] Dimenticare la morte è dare la vita per scontata e quindi inseguire il miraggio della gratificazione compulsiva. Se invece siamo disposti a toccare con mano il suo carattere precario, ci accorgiamo di quanto la vita sia preziosa. Questo rimette tutto in prospettiva. Ci incoraggia a vivere pienamente ogni attimo. Non abbiamo più tempo da sprecare. Siamo pronti a dire: «Ti voglio bene». Impariamo a non fissarci così ostinatamente sulle nostre opinioni. Ci prendiamo un tantino meno sul serio. Lasciamo andare più facilmente. Nei rapporti con gli altri c'è più posto per la gentilezza.
[...] Alla luce della morte, quello che conta veramente diventa chiaro.
[...] Chi sta morendo è un depositario di saggezza. Dall'orlo del baratro della morte si vede un orizzonte che lo sguardo ordinario non arriva a cogliere. La malattia corrode la nostra facciata e la nostra personalità ben costruita. Morendo, tutte le definizioni che ci siamo dati - padre, dispensatore, amante, insegnante buddhista - vengono deposte con garbo o strappate via. Se tutto cambia, scompare e si trasforma costantemente, chi siamo noi? Su cosa possiamo contare?
[...] Morire è molto di più di un evento clinico. Riguarda in primo luogo la relazione. La relazione che abbiamo con noi stessi, con le persone che amiamo, con Dio, lo Spirito, la Vera Natura, o con ciò che comunque rappresenta per noi la bontà fondamentale.
Se tutto ciò è vero, si può senz'altro affermare che nell'assistenza ai morenti il sostegno spirituale abbia la stessa importanza di una terapia del dolore adeguata o del controllo dei sintomi.
[...] Per me il «sostegno spirituale» [...] è entrare in rapporto con la vita senza mediazioni. Significa aiutare l'altro a scoprire la propria verità, anche se potremmo non condividerla. A volte si tratterà di convocare un sacerdote perché amministri i sacramenti, o di poggiare uno scialle di preghiera sulle spalle del morente. A volte, semplicemente, di preparare un brodo caldo con affetto, o di aiutare il malato a scrivere una lettera di riconciliazione. Principalmente, significa [...] restare presenti nel territorio del mistero e delle domande senza risposta"
Frank Ostaseski


Il lavoro preparatorio alla morte è molto importante, doveroso, ci mette uin contatto con la nostra parte migliore, ci riconcilia allo scopo ed alle azioni delle nostra vita. Dal cuore sgorga tanto, tanto amore ed umiltà. [...] Avere paura della morte, particolarmente della ns sofferenza fisisica nell'affrontarla, è umano, altrimenti saremmo già degli illuminati. E' il lavoro su di sè, che porta la contemplazione della medesima, che ci porterà a sua volta all'accettazione dell concetto di morte.

Marco Busetta:

La morte costringe all'onestà, su questo non ci piove. E' solo scappando da quella sensazione e da quello stato che si può tornare a essere disonesti


Barbara Berton:

[...] Ho vissuto da vicino la fine della vita di quattro miei stretti famigliari e tre di loro ho accompagnato nel modo più dolce e amorevole che io potessi. Le mie maturate consapevolezze mi hanno permesso di evolvere anche in questo e l'ultimo volo è stato quello di mio padre, giunto quando ero ormai pronta a comprendere che è solo l'amore che accompagna, l'amore e la compassione nuda. Con mio fratello ho affrontato la morte inaspettata, con mia madre quella tragica, con mia nonna una morte serena e con mio padre la morte mi ha insegnato l'amore incondizionato. Trovo molto carino a tal proposito un liberculo che si intitola Cronaca di una disincarnazione. [...]



Clary Dionisio:

Questo è uno dei rari scritti [...] sulla morte. Senza uno vero approfondimento della morte, quale vita è? Fuggire a lei, è vivere nel miraggio di un ego, come dici molto bene e meglio te. [...]



Cristiana Berti:

Ho sperimentato tutto cio' che e' scritto da Ostaseski, con un'intensita' e un amore che non sapevo di avere. Ho dato solida base a quello in cui credevo anche prima... Peccato che alla maggior parte della nostra societa' occidentale non interessa un c...o della verita' acquisita. Ed e' iniziata la guerra per salvaguardare e vivere secondo la mia verita' e consapevolezza.

Gianfranco Bertagni:

Ma anche nelle società orientali non pensare che le cose stiano poi così diversamente.
C'è tutta una retorica sull'Oriente in certi ambienti...



Alberto Pennella:
bellissimo testo e lo trovo anche nella mia esperienza con mia nonna. 5 anni sul letto senza muoversi, con piaghe inestinguibili oramai. lei era in perenne meditazione, il suo piano di memoria era svanito, si ravvivava solo nel presente di quando uno le raccontava una storia passata, poi svaniva subito. l'unica cosa che le importava, sul suo letto di Presenza, era che intorno ci fosse armonia, lei sentiva anche a distanza quando non c'era tra le persone, era l'unica cosa che la toccava, l'armonia nel presente. Lei viveva "in quel territorio del mistero e delle domande senza risposta". quando morì suo marito, di cui lei si accorse energeticamente della sua non presenza, disse: non c'è più... e pianse per poco. al funerale di lui fui l'unica persona che accettò di dormire nel letto di lui, nella stessa stanza della branda dove stava mia nonna. di notte tossiva compulsivamente e mi preoccupai, mi alzai e le chiesi che cosa le poteva essere di aiuto, mi disse con un soffio di voce: non devi fare niente...





Fortunata Romeo:ho lavorato molto con gli anziani vicini alla morte.. alcuni restano attaccati ossessivamente ad un rimpianto, all'amore che non hanno vissuto, altri con l'incubo di un rimorso... insomma tutto ciò che in vita hanno tenuto dentro, come un segreto, li ha rosi da dentro ed emerge implacabile negli ultimi giorni di vita. ma ne ho visto anche altri morire in pace, magari con una piccola malinconia per il distacco dai loro affetti ma senza attaccamenti eccessivi, insomma la qualità della morte se così si può dire si decide in vita.


lunedì 30 gennaio 2012

Jeff Foster. In principio, ero fermamente convinto che ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Più tardi, ho acquisito il concetto spirituale che ci fosse qualcosa di sbagliato con l'essere o avere un 'io', in primo luogo! In questi giorni,... mi rendo conto che non c'è niente di sbagliato in me, e niente di male con il 'me'. L'oceano danza come l'onda, in tutta la sua imperfezione straordinariamente perfetta. Che libertà!



In principio, ero fermamente convinto che ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Più tardi, ho acquisito il concetto spirituale che ci fosse qualcosa di sbagliato con l'essere o avere un 'io', in primo luogo! In questi giorni,... mi rendo conto che non c'è niente di sbagliato in me, e niente di male con il 'me'. L'oceano danza come l'onda, in tutta la sua imperfezione straordinariamente perfetta. Che libertà!
Jeff Foster



In the beginning, I strongly believed that there was something wrong with me. Later on, I acquired the spiritual concept that there was something wrong with being or having a 'me' in the first place! Double trouble! These days, I realise that there's nothing wrong with me, AND nothing wrong with 'me'. The ocean dances as the wave, in all its extraordinarily perfect imperfection. What freedom!


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