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martedì 21 gennaio 2014

William Burroughs. La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte

La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande 
se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte.
William Seward Burrough


Mi appoggiai allo schienale lasciando la mente libera di pensare senza incalzarla.
Incalzala troppo e quella va a puttane come un quadro di comando sovraccarico, 
o ti si rivolta contro con un atto di sabotaggio…
E io non avevo margini d’errore.
William S. Burroughs, Pasto nudo.



Noi sappiamo che una passione divorante può produrre sintomi fisici... 
febbre... perdita di appetito... anche reazioni allergiche... 
e poche sindromi sono più ossessivi e potenzialmente autodistruttive dell'amore.
William Burroughs, scrittore



Uno scrittore può scrivere soltanto di una cosa: di quello che c’è davanti ai suoi sensi al momento di scrivere…Sono uno strumento di registrazione…Non presumo di imporre una “storia”, una “trama”, una “continuità”… Finché riesco a registrare direttamente certe aree del processo psichico posso avere funzioni limitate…il mio vero obiettivo non è quello di intrattenere… 
(Il Pasto Nudo, pag. 223)

“Tagliate le linee delle parole – Tagliate le linee della musica – Frantumate le immagini di controllo – Frantumate le macchine di controllo -Incendiate i libri – Uccidete i preti – Uccidete! Uccidete! Uccidete!” (La Morbida Macchina, pag. 92)


"Prima di tutto prendemmo la nostra immagine e la codificammo. 
Un codice tecnico sviluppato dai teorici dell’informazione. 
Quando scoprimmo che il materiale dell’immagine non era materia morta, ma mostrava di possedere lo stesso ciclo di vita di un virus, questo codice venne scritto a livello molecolare per risparmiare spazio. Se questo virus fosse stato diffuso in tutto il mondo avrebbe infettato l’intera popolazione, trasformandola in nostre repliche, quindi non era sicuro rilasciare il virus finché non fossimo stati certi che anche gli ultimi gruppi destinati a trasformarsi in repliche non avessero compreso quello che stava succedendo. A questo scopo inventammo una varietà di forme, cioè una varietà del contenuto informativo della molecola, il che, enfin, costituisce sempre una permutazione del materiale esistente. Informazioni accelerate, rallentate, alterate in maniera casuale irradiando il materiale virale con raggi ad alta energia emessi dai ciclotroni, in breve abbiamo creato un’infinita varietà a livello informativo, sufficiente a tenere occupati per sempre i cosiddetti scienziati nell’esplorazione della “ricchezza della natura”. “In questo lasso di tempo era di fondamentale importanza che nessun umano potesse immaginare di essere senza corpo. Ricordate che la varietà da noi inventata era una permutazione della struttura elettromagnetica formata da interazioni fra materia ed energia, quindi non la materia prima alla base di un’esperienza non corporea”. 
(Nova Express, pag. 54)


Come abbiamo visto l’immagine è droga – Quando un paziente perde una gamba che subisce un danno? – Ovviamente l’immagine che ha di sé stesso – E così ha bisogno di una dose di immagine preparata – Le droghe allucinogene modificano lo schema di scansione della “realtà” in modo da mostrarci una “realtà” diversaNon c’è nessuna “realtà” vera o reale – La “realtà” è semplicemente uno schema di scansione più o meno costante – Questo schema che accettiamo come “realtà” ci è stato imposto dal potere che controlla questo pianeta, un potere orientato principalmente verso il controllo totale. (Nova Express, pag. 57)



Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole […] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l’esperienza del non-corpo. E’ arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l’esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell’ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada […] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. E’ qualcosa che avverrà nell’era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore […] L’idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” […] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo? (Autobiografia di William Burroughs)



Non c’è che un’unica cosa di cui può scrivere uno scrittore
ciò che è davanti ai suoi sensi nel momento in cui scrive… 
Io non sono che uno strumento di registrazione
Non pretendo di imporre “storia”, “trama” o “continuità”… 
Fin tanto che riesco a registrare direttamente alcune aree del processo psichico 
posso pensare di avere una certa funzione… 
Non sono uno che vuole far divertire… [...] 

"Pattugliare è la mia occupazione principale. 
Per quanto il Servizio di Sicurezza sia rigido e chiuso, io sono sempre in qualche posto all’Esterno a dare ordini e all’Interno di questa camicia di forza di gelatina che cede e si tende ma si riforma sempre davanti a ogni movimento, ad ogni pensiero, a ogni impulso, bollata dalsigillo di un’ispezione aliena…”
 William Burroughs,“Prefazione atrofica” che sta alla fine del Pasto nudo:





Annexia, 
dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale
è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
"Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (…), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati".





Freeland Republic, 
invece, “luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati”,
è “pulita e noiosa, mio dio!” Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire “morbida”:

 «Il Dr. Benway è stato chiamato come consulente presso la Repubblica della Libertà, un luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati... Benway è un manipolatore e coordinatore di sistemi di simboli, un esperto di tutti gli aspetti dell'interrogatorio, del lavaggio del cervello e del controllo... A Annexia il suo incarico era Demoralizzatore Totale... "Deploro la brutalità", diceva. "Non serve. D'altra parte il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, dà origine all'angoscia e a un particolare senso di colpa... Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è un attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personaleDeve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole. Il bisogno spasmodico dei tossicomani del controllo deve essere opportunamente nascosto da una burocrazia intricata e arbitraria, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico».
William Burroughs, Pasto nudo.


"Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti. Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (…)
I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili. Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili".
William Burroughs, Pasto nudo.


Il tossico funziona col tempo della droga. Il suo corpo è il suo orologio e la droga ci passa in mezzo come in una clessidra. Il tempo ha un significato per lui in riferimento ai suoi bisogni. Poi il tossico fa la sua brusca irruzione nel tempo degli altri e, come tutti gli Emarginati, tutti i Postulanti, deve aspettare, a meno che finisca con l’armonizzarsi con il tempo dei non tossici.
(Il Pasto Nudo, pag. 219)




Se per amore si intende quello sdoganato dalla letteratura, cinema e Sanremo la cosa é assolutamente corretta. Altra faccenda se per amore si intende quell'evento, salvifico, che Martin Buber chiama
"Io-Tu".




Il mondo che molti identificano con gli scenari di Blade Runner era già stato disegnato anni prima, e con più venefiche insinuazioni, da William Burroughs, soprattutto nella Macchina morbida.
È un mondo intermedio fra l’organico e l’inorganico, dove la droga – ogni sorta di droga – costituisce il collante universale, e la paranoia, con la sua inclinazione a trovare in tutto – e in primo luogo nella mente dei singoli come della società – qualche perverso agente di controllo, costituisce la lingua franca, l’unica in cui personaggi larvali sono in grado di intendersi.  [...]
La macchina morbida – secondo volume di una tetralogia che comprende,
oltre a Pasto nudo, The Ticket That Exploded e Nova Express [...].
http://www.adelphi.it/libro/9788845917905


User Icon  30/05/2013 00.54.42
[...] "Operazione Maya" tra i capitoli, rimane quello più chiaro e "leggibile", una sorta di viaggio fantascientifico. [...] Pasto Nudo è Superiore. Rimane il top.


gianmichele 01/09/2011 23.41.04
[...] La macchina morbida è il corpo umano e il sistema di potere che lo controlla e, anche, macchina del tempo con cui stravolgere l'ordine del mondo.
"Questo posto cattivo Segnore, tu pazzo o che cosa a camminare solo da queste parti? dove andare?", [...] si forma una mega esplosione allucinatoria al rallentatore dove si passeggia dalla fine del mondo alla propria stanza e viceversa,dalle caverne ai Maya, dalla giungla alle moderne città-fogna. Le ossessive immagini sessuali trovano radice nella teoria di W. Reich, lo psicanalista che credeva di aver scoperto una misteriosa energia libidica, l'Orgone, e anche il suo opposto, l'Orgone mortale che gli alieni spargevano sulla terra. Il libro di Burroughs è pieno di immagini fantascientifiche oltre che delle sue personali ossessioni omosessuali, ma contiene anche l'appello alla rivolta e una modernissima ricetta per sabotare dall'interno la morbida e orrida Macchina.


[...] Alla conferenza letteraria di Edimburgo dell’agosto 1962 (lo stesso anno della pubblicazione negli USA del Pasto nudo) lo stesso Burroughs chiarì ancora la questione: 
"Nei miei libri agisco da geografo", disse in quell’occasione, 

"sono un esploratore delle aree psichiche, e non vedo ragione di continuare a esplorare zone che sono state ampiamente indagate." 

Quello che Il pasto nudo ci offre è insomma uno sguardo sull’universo concentrazionario e occlusivo del controllo e della droga. Da qui prende l’avvio quella particolarissima "continuità" che lega l’uno all’altro tutti i libri di Burroughs almeno fino a Nova express, (La morbida macchina, per esempio, comincia con gli stessi personaggi e la stessa ambientazione del Pasto nudo) e che ruota proprio attorno al tema del controllo e del complotto. Le "aree psichiche" esplorate da Burroughs diventano qui delle aree geografiche in senso letterale, paesi fantastici che servono da sfondo e da commento alle azioni dei personaggi: Annexia, Freeland Republic, Interzone
Il dottor Benway, nel capitolo del Pasto nudo che porta il suo nome, è la nostra guida in queste waste lands, in questi territori desolati che sono il riflesso dei loro abitatori. 
Annexia e Freeland Republic costituiscono, fin dalle prime pagine del libro, una riedizione della coppia utopia/distopia, ma in realtà non rappresentano che due diversi modi di realizzare il controllo totale. Annexia, dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale, è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (...), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. 
Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati.

Freeland Republic, invece, 
"luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati", è "pulita e noiosa, mio dio!" 
Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire "morbida":
"Deploro la brutalità. Non serve a niente. Invece il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, se viene applicato con abilità dà origine all’angoscia e a un particolare senso di colpa. (...)". 

Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è l’attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personale. Deve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole
Il bisogno spasmodico di controllo che hanno i tossicodipendenti deve essere occultato, pudicamente nascosto da una burocrazia arbitraria e abbastanza intricata, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico.
In queste regioni, e poi nell’Interzona, dove si svolge la maggior parte degli altri capitoli del Pasto nudo, scivolano parlano si bucano scopano si sparano scompaiono e riappaiono i personaggi del libro, personaggi per niente "classici", nel senso che Burroughs non ha alcun interesse a dirci nulla sulle loro motivazioni, sui loro processi mentali, sulla loro "psicologia". Quello che ci scorre sotto agli occhi, di questa galleria di figure, è innanzitutto la loro carne malata di droga in continua trasformazione, e le parole che la descrivono, un flusso di parole in caduta libera ("parole che cadono" [falling words] è uno dei sintagmi più usati da Burroughs nei suoi primi libri). 

Con grande anticipo sui tempi, Il pasto nudo è un "manuale delle giovani marmotte" della mutazione, una guida al decadimento e alla trasformazione del corpo. La magmaticità del linguaggio non è altro che lo strumento più adatto per dire di questa mutazione: il trapasso continuo da un luogo a un altro, da un personaggio a un altro, da uno stile a un altro, segue illustra e potenzia questo affascinante spettacolo dei corpi, anch’essi in caduta libera, e della loro continua evoluzione. Uno degli incubi più presenti nel Pasto nudo è la dissoluzione, la perdita di forma del corpo, il suo liquefarsi in una informe gelatina, un blob. Burroughs crea anche degli eroi eponimi di questa fluidificazione del corpo, i Mugwump, la cui descrizione ricorda vagamente quella dei marziani di Wells e la figura che diede loro Byron Haskin nella trasposizione cinematografica della Guerra dei mondi:
Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti
Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (...) I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili
Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. 
Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili.
La denuncia di Burroughs contro il controllo totale, che nel libro viene visto principalmente come il controllo della droga e del sistema che la sorregge sul corpo del tossicodipendente, non si appoggia però su una visione romantica dell’innocenza originaria del corpo. La sua concezione è ancora, tutto sommato, quella del meccanicismo settecentesco, arricchita da una considerazione disincantata ma in fondo favorevole delle conquiste della scienza e della tecnica contemporanee. 
Ma proprio perché l’antropologia di Burroughs è ancorata alla visione dell’uomo macchina, egli può vedere più lucidamente lo scacco del programma occidentale di riduzione delle tensioni e delle contraddizioni
Nella scena di apertura del capitolo "Riunione del congresso internazionale di psichiatria tecnologica", il dottor "Fingers" Shafer, detto "Lobotomy Kid", presenta il suo capolavoro, L’Uomo Americano Completamente Deangosciato (The Complete All American De-anxietized Man), praticamente un manichino decerebrato: questo, però, appena portato in aula, si agita finché 

"la sua carne si muta in gelatina viscida e trasparente che si dissolve in nebbia verdastra, rivelando un mostruoso millepiedi nero", e intanto "ondate di una puzza sconosciuta riempiono la stanza bruciando i polmoni, attanagliando lo stomaco..." 

Il corpo dell’uomo è malato in quanto tale, irreparabilmente. 
Per questo esso è diventato, secondo una teoria burroughsiana tanto suggestiva quanto scientificamente infondata, un ostacolo all’ulteriore evoluzione dell’umanità. 

"Per il semplice fatto di essere in un corpo umano, 
siete totalmente controllati da ogni sorta di necessità biologiche ed esteriori", 
afferma Burroughs nell’intervista alla Paris Review, con una intuizione curiosamente vicina alle concezioni gnostiche del corpo come prigione. [...] 

© 1992, Antonio Caronia, Tratto da "Archeologie", pubblicato per gentile concessione dell'autore
http://www.intercom.publinet.it/ic11/Ballard3.htm



Benché i suoi interventi dalle colonne dei giornali di lingua inglese siano frequenti, Burroughs li concepisce sempre e soltanto come un antigiornalismo. Egli avverte una totale disparità fra l’attività dello scrittore, che è di ordine qualitativo, e quella del giornalista, che è di ordine quantitativo. Per di più, contrariamente all’ideologia corrente in questo campo, egli afferma che il giornalista è perfettamente irresponsabile: 

«Genet dice che uno scrittore assume il terribile peso della responsabilità che ha nei confronti dei personaggi da lui creati. Sono le sue creazioni e lui ne è responsabile. I giornalisti non hanno alcuna responsabilità. Lasciamoli andare a dirottare un aereo, a uccidere cinque donne, ad assassinare il presidente: poi che cosa gli capita? Chi se ne preoccupa?».
Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

[...] Secondo William Burroughs, l’universo è interamente governato da un’economia virale
Tutti i fenomeni esistenti sono sovradeterminati da un processo di contagio. Per definizione, l’essere umano è abitato da un virus, e questo virus sta all’origine della sua dualità. 
Tutta la sua opera è complessivamente percorsa dall’ossessione della contaminazione.

In «Operazione riscrittura» (capitolo del Biglietto che è esploso), 
egli considera la parola come un’attività teleguidata, che non dipende dalla volontà del locutore
«L’uomo moderno ha perduto la facoltà del silenzio. 
Provate a fermare il vostro discorrere sub-vocale. 
Provate a raggiungere anche solo dieci secondi di silenzio interiore. 
Incontrerete un organismo antagonista che vi costringe a parlare».

[Ne La macchina morbida una] lotta mortale fa da substrato alle forme moderne dell’intossicazione. Burroughs le identifica innanzitutto nella pubblicità, per assimilarle successivamente a un sofisticato organismo di controllo più vasto che è quello della stampa e del linguaggio in generale. [Viene così lanciato] un appello alla rivolta contro l’oppressione della macchina di controllo, mantenuta dall’ordine linguistico

«Tagliate le linee delle parole – 
Tagliate le linee della musica – 
Frantumate le immagini di controllo – 
Frantumate le macchine di controllo – 
Incendiate i libri – 
Uccidete i preti – 
Uccidete! Uccidete! Uccidete!».
[...]


Nella Rivoluzione elettronica Burroughs preconizza la definitiva soppressione di ogni relazione d’identità mediante l’abolizione del verbo essere: 
«La parola ESSERE in inglese contiene, come un virus, il suo precodificato messaggio di distruzione, l’imperativo categorico di condizione permanente. Essere un corpo, non essere niente altro, restare un corpo. Se vedete la relazione dell’io con il corpo come la relazione di un pilota con la nave, vedete in pieno la forza devastante del comando della mente reattiva di essere un corpo…». 

Burroughs ipotizza che l’identità sia stata imposta all’uomo artificialmente e si mantenga nelle sue strutture mentali come una malattia contagiosa, che si trasmette ereditariamente

Definisce l’E’ dell’identità come «il meccanismo virale archetipo», che mantiene gli individui in una serie di situazioni restrittive e cerca solo di perpetuarsi mediante la riproduzione e la moltiplicazione monadica di se stesso.

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

Digressione
18 sabato Ott 2014
Burroughs ostenta il più profondo disprezzo per la formazione universitaria. Non cessa di denunciare l’insegnamento in generale. […] Peraltro, Burroughs ha prospettato l’ipotesi di un tipo d’insegnamento radicalmente diverso, che si basa soprattutto sull’apprendimento dei meccanismi di difesa contro le pressioni esercitate sull’individuo
«Il programma proposto è essenzialmente una disintossicazione dalla paura interiore e dal controllo interiore, una liberazione del pensiero e dell’energia…». 

The Job è attraversato da parte a parte dalla descrizione delle diverse discipline che verrebbero impartite agli studenti: «Ci sono corsi di virologia, di linguistica e di semantica generale, un corso di tecnica di assassinio, di armi improvvisate e un corso di sommossa».

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia




All’inizio i cambiamenti fisici erano lenti, poi hanno fatto balzi in avanti con sordi tonfi neri, ricadendo negli strati di tessuto molle, lavando via i tratti umani… Nel posto ove regna il buio assoluto la bocca e gli occhi sono un organo solo che balza in avanti per mordere con denti trasparenti… ma nessun organo è costante sia per funzione che per posizione… dappertutto germogliano organi sessuali… ani che schizzano, defecano e si richiudono… l’organismo intero muta colore e consistenza con variazioni allotropiche alla frazione di secondo…
William S. Burroughs, Pasto nudo


https://antiumanistica.wordpress.com/category/parole/william-s-burroughs/



Corpi-Macchina e Virus del linguaggio: William Burroughs
Jakob Mohr, Beweisse, 1910
Liberato su cauzione, dopo 13 giorni di prigione, ed espulso dal Messico come “straniero indesiderato”, dopo aver affidato i bambini ai nonni, Burroughs inizia un’esistenza nomadica, un cammino infernale che lo porterà tra la Colombia, Parigi, Copenaghen e Tangeri, nel 1954, all’epoca “città-libera” e capitale del narcotraffico nel mediterraneo, nell’Interzona che gli farà scoprire tutte le sostanze psicotrope esistenti, sperimentandole su sé stesso e scrivendo sotto l’effetto, spingendosi fino al limite estremo di tolleranza alle droghe, fino ad un propizio viaggio per disintossicarsi, a Londra, nel 1956, dove inizierà la cura che lo riporterà sulla terra.


"Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare […] me ne stavo là, con l’ultimo assegno tra le mani e d’un tratto mi resi conto che era l’ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute […] l’aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA […] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto […]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il con­gelamento dell’attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta […] che tutti vedano ciò che c’è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali […] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini […] che tutti vedano con chiarezza attraverso l’inganno che induce in confusioni […] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza".



https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:rwQkTaSWVzkJ:https://emilianodimarco.wordpress.com/2014/05/06/corpi-macchina-e-virus-del-linguaggio-william-burroughs/+&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it








venerdì 9 novembre 2012

Audrey Hepburn. La felicità non è mai nelle grandi cose, non ti arriva nella vita con grandi annunci e fanfare. Le cose più belle, quelle che ti daranno felicità vera, arrivano in punta di piedi, in silenzio e attendono, pazienti, che tu le noti

La felicità non è mai nelle grandi cose, non ti arriva nella vita con grandi annunci e fanfare.
Le cose più belle, quelle che ti daranno felicità vera, arrivano in punta di piedi, in silenzio e attendono, pazienti, che tu le noti.
Audrey Hepburn


La mia vittoria più grande è stata quella di essere capace di convivere con me stessa, di accettare i miei difetti.
Sono molto lontana dall'essere umano che vorrei essere.
Ma ho deciso che non sono tanto male, dopo tutto.
Audrey Hepburn


Quando gli abbiamo chiesto di rivelare i suoi segreti di bellezza, la bellissima attrice Audrey Hepburn ha scritto questo commovente poesia, che fu letto ai suoi funerali....

"per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili
Per avere gli occhi belli, guardate quello che le persone hanno di bello in loro.
Per rimanere sottile, condividi i tuoi pasti con coloro che hanno fame.
Per avere dei bei capelli, lascia che un bambino le accarezzi ogni giorno. Per avere un bel portamento cammina sapendo di non essere mai sola, perché coloro che ti amano e ti hanno amato ti accompagnano. Le persone, più ancora che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparati,viziati, risvegliati, voluti e salvati: non rinunciate mai a nessuno.
Pensateci: se un giorno hai bisogno di una mano, ne troverai una alla fine di ciascuna delle tue braccia.
Crescendo vi renderete conto che hai due mani, una per aiutare te stesso, l'altra per aiutare coloro che ne hanno bisogno.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, il suo viso o il suo modo di sistemare i capelli. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore.
La bellezza di una donna non è nel suo trucco, ma la vera bellezza della sua anima. E ' la tenerezza che dà, l'amore, la passione che essa esprime. La bellezza di una donna cresce con gli anni."
Audrey Hepburn








domenica 22 gennaio 2012

Elias Canetti. Le parole hanno un'importanza enorme per il paranoico. Sono ovunque, come le cimici, e continuamente sul chi vive. Si serrano insieme in un ordine universale che esclude ogni cosa al di fuori di sé. Forse la più accentuata tendenza alla paranoia è rivolta alla completa cattura del mondo mediante parole, come se il linguaggio fosse un pugno e il mondo vi stesse dentro.

«Trovare difetti nella gente è così facile, ma non porta a niente»,
osservava Elias Canetti alludendo a quanto sia semplice,
e nello stesso tempo vana, la critica degli altri.
L'innamoramento può essere allora definito
come la momentanea volontà di sospendere il giudizio,
anche a costo di chiudere gli occhi.
Alain de Botton, Esercizi d'amore (Essays in Love), 1993




La sua testa era fatta di stelle,
ma non erano ancora organizzate in costellazioni.
Elias Canetti.



La memoria si blocca.
Ma è ancora lì tutta intera.
Anche le cose più dimenticate si ripresentano,
ma quando vogliono loro.
Elias Canetti


Da allora, da quando avevo dieci anni, è per me una sorta di articolo di fede credere che sono fatto di molte persone, della cui presenza in me non mi rendo assolutamente conto. Credo che siano loro a decidere ciò che mi attira negli uomini e nelle donne che mi capota di incontrare. Sono stati il pane e il sale della mia prima età. Sono la vera vita segreta del mio spirito.
Elias Canetti, La lingua salvata


Non c'è sentimento che cresca più rigoglioso della paura, e saremmo davvero ben poca cosa senza le paure che abbiamo patito. È una tendenza caratteristica degli esseri umani esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi. Forse, di tutte le cose del mondo, nulla si evolve e si trasforma meno della paura. Quando penso ai miei primi anni, per prima cosa ritrovo le paure di cui essi abbondarono in maniera inesauribile. Molte le ritrovo soltanto ora, mentre in altre, che non troverò mai, risiede presumibilmente il segreto che mi fa desiderare una vita interminabile.
Elias Canetti, La lingua salvata



Non vince la donna che corre dietro,
né quella che scappa.
Vince quella che aspetta.
Elias Canetti


Le donne più sciocche: quelle che vanno subito a raccontare tutto;
al primo orecchio che capita; e prima che le cose siano veramente successe.
Elias Canetti


Si può vivere soltanto se, con una certa frequenza, 
non si fa quello che ci si propone.
L'arte consiste nel proporsi la cosa giusta da non fare.
Elias Canetti, scrittore bulgaro naturalizzato britannico,
premio Nobel per la letteratura 1981, che nacque nel 1905


La libertà della persona consiste per buona parte in una difesa dalle domande.
La tirannide più pressante è quella che si permette di porre le più pressanti domande.
Elias Canetti, Massa e potere, Bompiani 1981.


La paranoia presenta due caratteristiche fondamentali.
L'una è definita “dissimulazione”, dagli psichiatri, e non è altro che la simulazione nel preciso significato in cui abbiamo usato questo termine. I paranoici possono simulare così bene che è davvero difficile accorgersi della malattia in molti di essi. L'altra caratteristica è un incessante smascheramento di nemici. I nemici sono dovunque, sotto le vesti più pacifiche e inoffensive, e il paranoico, che ha il dono di penetrare i pensieri, sa benissimo cosa si nasconde dietro quelle parvenze. Egli getta la maschera dal volto dei nemici, e si scopre che in fondo il nemico è sempre uno e il medesimo.
Elias Canetti, Massa e potere, 1981.


Le parole hanno un'importanza enorme per il paranoico.
Sono ovunque, come le cimici, e continuamente sul chi vive.
Si serrano insieme in un ordine universale che esclude ogni cosa al di fuori di sé.
Forse la più accentuata tendenza alla paranoia
è rivolta alla completa cattura del mondo mediante parole,
come se il linguaggio fosse un pugno e il mondo vi stesse dentro.
Elias Canetti, Massa e potere,  pag 548



L'amenità della storia sta nel fatto che l'asino, dopo aver mangiato, si sente solo. Non appena vede di lontano qualcosa che gli ricorda un suo simile, vorrebbe che si trattasse di un'asina. Raglia e accorre verso la presunta asina. Ma con il suo raglio rivela d'essere un'asino e viene ucciso dal guardiano del campo. - Senza saperlo, il guardiano è stato preso per un'asina anziché per una preda gradita alla tigre. Anziché l'amore desiderato, l'asino trova la morte.
Elias Canetti, Massa e Potere, pag. 450



Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […]
Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile.
È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza.
Elias Canetti, Massa e Potere

Se le gazzelle avessero una fede e se il leone fosse il loro dio, potrebbero spontaneamente concedergli una di loro per placare la sua avidità. È proprio quello che accade fra gli uomini: dalla loro angoscia di massa trae origine il sacrificio religioso, che per un certo periodo di tempo frena il corso e la fame del potere pericoloso.
Elias Canetti, Massa e Potere


Lo scoppio di una guerra è innanzitutto lo scoppio di due masse. […]
L'entusiasmo con cui gli uomini accolgono una dichiarazione di tal fatta ha la sua radice nella vigliaccheria del singolo di fronte alla morte. […] Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra – e cioè morire insieme – risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto.
La muta è un gruppo di uomini eccitati, il cui desiderio più intenso è essere di più.
Elias Canetti, Massa e Potere

Buona parte dell'autorità di cui godono le dittature deriva dal fatto che si accorda loro la forza concentrata del segreto, ripartita su molti e rarefatta nelle democrazie. Si osserva con scherno che le democrazie sono parolaie.
Elias Canetti, Massa e Potere




Affaticamento da cose non avvenute.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell’orologio, 1987 (framm. del 1985)


I frammenti di un uomo, tanto più preziosi di lui.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio
(quaderni di appunti 1973-1985), 1987, appunto del 1985


Chi obbedisce a se stesso soffoca non meno di chi obbedisce ad altri.
Soltanto l'incoerente non soffoca, colui che si dà ordini ai quali si sottrae.
Talvolta, in circostanze particolari, è giusto soffocare.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio


Parlava sempre d'amore e non permetteva a nessuno di avvicinarsi.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio, 1987 (framm. del 1973)

Lui baciò l'ultimo pensiero di lei e si assopì.
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio, 1987 (framm. del 1980)



Si deve chiamarla pigrizia se si lasciano sparpagliate tutte le parti di sé, dovunque si trovino?
Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio, 1987



C'è la povera parola engagement (impegno), che era nata per divenire banale e che oggi cresce ovunque come la gramigna. Essa suona come se di fronte alle cose davvero importanti dovessimo assumere una posizione impiegatizia. La vera responsabilità è cento volte più ardua poiché è sovrana e si determina da sé.
Elias Canetti, "La coscienza delle parole" (Karl Kraus, scuola di resistenza)



Elias Canetti, "La coscienza delle parole" (Karl Kraus, scuola di resistenza).
In questo volume sono presentati in ordine cronologico i saggi che ho scritto fra il 1962 e il 1974. 


A un primo sguardo potrà sembrare un po’ strano trovare qui riunite figure come Kafka e Confucio, Büchner, Tolstoj, Karl Kraus e Hitler, catastrofi terrificanti come quella di Hiroshima e considerazioni letterarie sulla stesura dei diari o sulla genesi di un romanzo. Ma io mi sono appunto occupato man mano di queste cose, poiché solo in apparenza esse sono fra loro incompatibili. Il pubblico e il privato non sono più separabili ormai, si compenetrano a vicenda in modi che in passato sarebbero apparsi inauditi. I nemici dell’umanità hanno acquistato potere rapidamente, sono assai prossimi alla meta finale, la distruzione della terra, è impossibile non tener conto di loro e ritrarsi nella esclusiva contemplazione di modelli spirituali che ancora possono avere per noi un certo significato. Questi sono diventati più rari, molti che potevano bastare alle epoche passate non hanno in sé una ricchezza sufficiente, il campo che abbracciano è troppo limitato per poter essere utili anche a noi. Tanto più importante diventa dunque parlare dei modelli che hanno retto perfino alla mostruosità di questo nostro secolo». Così scriveva Elias Canetti presentando la prima edizione di questo volume (1974). E spiegava poi che, unica eccezione, era incluso nel libro il suo discorso su Hermann Broch, tenuto a Vienna nel 1936, soprattutto perché in esso aveva formulato i «tre comandamenti» dello scrittore. Essi ci mostrano, nella loro congiunzione, il nodo inestricabile dei rapporti fra lo scrittore e il suo tempo: esserne «l’umile e devotissimo schiavo»avere la «ferma volontà» di darne una «visione d’insieme» e, infine, opporvisi, essere «contro il suo specifico odore, contro il suo aspetto, contro la sua legge». A distanza di quarant’anni, nel discorso di Monaco che chiude questo volume, Canetti offriva poi una definizione che implica quei «tre comandamenti» e schiude l’accesso a tutta l’opera sua, oltre che a questo libro stesso: lo scrittore come «custode delle metamorfosi», erede della capacità mitica di aprire in sé un vasto spazio dove ospitare le figure più contrastanti. Figure che, per lo scrittore, «sono la sua molteplicità, articolata e consapevole, e siccome vivono dentro di lui, rappresentano la sua resistenza alla morte.







Perché vuoi sempre spiegare?
Perché vuoi sempre scoprire che cosa c'è dietro?
E più dietro ancora, sempre e solo dietro?
Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena?
E sarebbe da disprezzare solo per questo?
Forse c'è molto di più alla superficie – forse è tutto falso ciò che non è superficie, forse tu vivi ormai tra immagini illusorie, continuamente cangianti, non belle come gli dèi, ma svuotate come quelle dei filosofi. Forse sarebbe meglio: tu allineeresti parole (giacché hanno da essere parole), ma ora sei sempre alla ricerca di un senso, come se ciò che tu scopri potesse dare al mondo un senso che il mondo non ha.
Elias Canetti, La rapidità dello spirito


Ciò che è interessante nelle filosofie è la loro assurdità.
Presentano varie possibilità del mondo.
Non occorre sceglierne una e accettarla, ma devono esserci.
È un povero gioco quello che si accontenta di smascherarle tutte come assurde.
Proprio l'assurdo è la cosa più importante: a
nzi, si potrebbe dire, quello che hanno di più vivo e vitale.
Non cambiamo affatto e cambiamo immensamente:
l'una cosa è vera come l'altra, insieme all'altra, e il fatto è sconcertante.
Elias Canetti, La rapidità dello spirito




Analizzato nelle sue parti, un sogno perde il suo potere.
Elias Canetti, Auto da fé  (Die Blendung), 1935 - pag. 47



Quante volte bisogna dire ciò che si è, prima di diventarlo veramente?
Elias Canetti, La provincia dell'uomo (Appunti 1942 - 1972), 1973. Appunto del 1955



È proprio del pensiero essere crudele, a prescindere dal suo contenuto.
È il processo stesso del pensare che è crudele,
il processo di distacco da tutto il resto,
lo strappo, l'urto, il filo della lama che recide.
Elias Canetti, La provincia dell’uomo, 1973 (appunto del 1967)


Una passione può essere indicibilmente bella quando torna a nascere cieca, avventata, dalla domesticazione, dall’ordine e dalla consapevolezza. Si salva proprio perché minaccia distruzione. Chi vive senza passione non vive; chi la padroneggia sempre, vive a metà; chi in essa va in rovina, ha per lo meno vissuto; chi la ricorda ha futuro, e chi l’ha bandita non ha altro che passato.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973


La più dolorosa illusione del trattamento psicoanalitico è l’eterno prestare orecchio al paziente. Questi trascorre ore e ore a parlare, ma in verità non viene nemmeno ascoltato, se non per quello che già si sa prima che egli abbia aperto bocca. Avrebbe anche potuto rimanere muto ad ogni seduta. Se non fosse così, tutta la teoria della psicoanalisi si sarebbe già da molto tempo dissolta in niente. Infatti un solo uomo cui veramente si presti orecchio porta a pensieri completamente nuovi. L’impresa dello psicoanalista consiste perciò nella resistenza verso il suo paziente, il quale può dire quello che vuole; il risultato è già noto e anticipato come in una inscalfibile sentenza dell’oracolo. La posa dell’ascoltare non è altro che arroganza.
Elias Canetti,  La provincia dell'uomo, 1973



E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori? – darwinismo capovolto. (1948)
Elias Canetti, La provincia dell'uomo,


Tutto quello che si è dimenticato grida aiuto nel sogno.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973 (frammento del 1963)


Come fanno, quelli che non sono incrinati?
Gli imperturbabili, di cosa sono fatti?
Elias Canetti, da La provincia dell'uomo


Non sarà che sopravvaluti le metamorfosi degli altri?
Ce ne sono tanti che hanno sempre la stessa maschera,
e quando gliela si vuole strappare ci si accorge che è il loro volto.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo


Di tanto in tanto sparire, mai per sempre.
Elias Canetti, La provincia dell’uomo, 1973 (frammento del 1968)


Gli adulatori appassionati sono i più infelici degli uomini.
Di tanto in tanto li coglie un odio selvaggio e imprevedibile per la creatura che hanno a lungo adulato. Quest’odio, non possono padroneggiarlo; a nessun prezzo riescono a domarlo; vi cedono come la tigre alla sete di sangue. È uno spettacolo sconcertante: l’uomo che prima aveva per la sua vittima solo parole della più cieca adorazione, revoca ciascuna di esse con altrettanto esagerate ingiurie. Non dimentica nulla di quanto potrebbe aver fatto piacere all'altro. Nella sua collera frenetica ripercorre l’elenco delle sue precedenti dolcezze e le traduce con precisione nella lingua dell’odio.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo, 1973


Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene un momento in cui d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto; muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo


...Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent'anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.
Elias Canetti


Mi addolora che non si arriverà mai a un’insurrezione degli animali contro di noi, degli animali pazienti, delle vacche, delle pecore, di tutto il bestiame che è nelle nostre mani e non ci può sfuggire.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo



La differenza consiste oggi che tutto viene fotografato. Non c'è più miseria che si possa celare. 
Tutta la miseria è divenuta pubblica. Ma questo significa soltanto che tutti vi si abituano più in fretta. Prima un uomo poteva pretendere di non sapere nulla. Oggi un uomo può pretendere di essere inerme, perchè sa troppo. [...] Così ogni momento di tranquillità è abissale ipocrisia.
Elias Canetti, La provincia dell'uomo


Non sarà che sopravvaluti le metamorfosi degli altri?
Ce ne sono tanti che hanno sempre la stessa maschera,
e quando gliela si vuole strappare ci si accorge che è il loro volto.
Elias Canetti, La Provincia dell'Uomo


Lei abita nella vecchia camera di lui e la ama, come lui fosse morto.
Le dà molto fastidio quando, poi, ci viene lui.
Elias Canetti, "La provincia dell'uomo"






Elias Canetti (Ruse, 25 luglio 1905 – Zurigo, 14 agosto 1994) è stato uno scrittore, saggista e aforista bulgaro naturalizzato britannico di lingua tedesca, insignito del Nobel per la letteratura nel 1981. È considerato l'ultima grande figura della cultura mitteleuropea, per quanto la sua opera risulti abbastanza eccentrica rispetto alla tradizione stessa che quella cultura ha formato tra l'inizio del Novecento e la fine della seconda guerra mondiale. A parte Karl Kraus, figura dominante sino al 1960 e in seguito Hermann Broch, è difficile infatti trovare riferimenti precisi senza scorgere influssi taoisti e buddhisti nel pensiero canettiano.

Elias Canetti nacque a Rusčuk (oggi Ruse, Bulgaria), primo dei tre figli di Jacques Canetti, commerciante ebreo di remote origini spagnole (gli avi paterni nacquero con il cognome di Cañete ma, in seguito all'espulsione degli ebrei dalla penisola iberica avvenuta nel 1492, modificarono il proprio cognome e si rifugiarono inizialmente in Anatolia), e di Mathilde Arditti, nata da una ricca famiglia ebraica sefardita bulgara di remote origini italiane (gli avi materni erano sefarditi livornesi che intorno al XVII secolo si stabilirono in Bulgaria). La lingua della sua infanzia fu il ladino o giudeospagnolo parlato in famiglia, ma il piccolo Elias fece presto esperienza con la lingua tedesca usata in privato dai genitori (che la consideravano la lingua del teatro e dei loro anni di studio a Vienna).

Dopo avere appreso il bulgaro, si trovò ad avere a che fare con l'inglese quando il padre decise di trasferirsi per lavoro a Manchester nel 1911. La decisione fu accolta con entusiasmo da Mathilde Arditti, donna colta e liberale, che poté sottrarre Elias all'influenza del nonno paterno che lo aveva iscritto alla scuola talmudica. Nel 1912, con la morte improvvisa del padre Jacques, cominciarono le peregrinazioni della famiglia, che si spostò prima a Vienna e poi a Zurigo, dove Canetti trascorse, tra il 1916 e il 1921, gli anni più felici.
In questo periodo, nonostante la presenza dei fratelli più piccoli, il rapporto di Canetti con la madre (che dal 1913 soffriva di periodiche crisi depressive) diventò sempre più stretto, conflittuale e segnato dalla dipendenza reciproca.


La tappa seguente fu Francoforte, dove ebbe modo di assistere alle manifestazioni popolari a seguito dell'assassinio del ministro Walther Rathenau, prima esperienza di massa che gli lasciò un'impressione indelebile. Nel 1924 Canetti fece ritorno con il fratello Georges a Vienna, dove si laureò in chimica e rimase quasi ininterrottamente fino al 1938. Canetti si integrò velocemente nell'élite culturale viennese, studiando con avidità le opere di Otto Weininger, Sigmund Freud (che gli suscitò diffidenza sin dall'inizio) e Arthur Schnitzler, e assistendo alle conferenze di Karl Kraus, polemista e moralista. In uno di questi incontri culturali conobbe la scrittrice sefardita Venetiana (Veza) Taubner-Calderòn, bella ma fin dalla nascita priva dell'avambraccio sinistro; nel 1934 la sposò, nonostante l'avversione della madre.
Sotto l'influenza del ricordo delle manifestazioni viste a Francoforte, nel 1925 cominciò a prendere forma il progetto di un libro sulla massa. Nel 1928 andò a lavorare a Berlino come traduttore di libri americani (soprattutto Upton Sinclair) e qui conobbe Bertolt Brecht, Isaak Babel' e George Grosz. Due anni più tardi conseguì il dottorato in chimica, professione che però non praticò mai e verso la quale non mostrò comunque alcun interesse. Tra il 1930 e il 1931 incominciò a lavorare al lungo romanzo Die Blendung (letteralmente L'accecamento, tradotto in italiano come Autodafé), pubblicato nel 1935, e, tornato a Vienna, continuò le frequentazioni dell'ambiente letterario: Robert Musil, Fritz Wotruba, Alban Berg, Anna e Alma Mahler.
Nel 1932 uscì il suo primo lavoro teatrale, Nozze. Due anni dopo fu la volta di La commedia della vanità. Nel 1937 Canetti si recò a Parigi per la morte della madre, evento che lo segnò profondamente e che chiude simbolicamente l'ultimo volume dell'autobiografia.
Nel 1938, a seguito dell'annessione dell'Austria alla Germania nazista, Canetti emigrò prima a Parigi e poi a Londra. Nei vent'anni successivi, si dedicò esclusivamente all'imponente progetto sulla psicologia della massa, il cui primo e unico volume, Massa e potere, fu pubblicato nel 1960. Nel 1952 prese la cittadinanza britannica: due anni dopo, al seguito di una troupe cinematografica, trascorse un periodo in Marocco, da cui trasse il volume Le voci di Marrakesh.
La prima del suo dramma Vite a scadenza si tenne a Oxford (1956). La moglie Veza, sposata nel 1934 e con la quale condivideva gli entusiasmi socialisti e la venerazione per Karl Kraus, morì suicida nel 1963 in seguito al fallimento del loro matrimonio, forse dovuto anche ai frequenti tradimenti di Elias. Nel 1971 Canetti sposò la museologa Hera Buschor, dalla quale ebbe l'anno seguente una figlia, Johanna. Nel 1975 le Università di Manchester e di Monaco gli conferirono due lauree honoris causa. Nel 1981 ricevette il premio Nobel per la letteratura, "per opere contraddistinte dalla visione ampia, dalla ricchezza di idee e dalla potenza artistica". Dopo la morte di Hera (1988), Elias Canetti tornò a Zurigo, dove si spense nel 1994, e nel cui cimitero fu sepolto accanto a James Joyce.

Traduzione di Renata Colorni e Furio Jesi










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