Visualizzazione post con etichetta Strategia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Strategia. Mostra tutti i post

sabato 5 settembre 2015

Cornoldi. Il modello metacognitivo multicomponenziale proposto dal Test AMOS - Abilità e motivazione allo studio. Prove di valutazione e orientamento (A. Moè, R. De Beni e C. Cornoldi, Erickson, Trento, 2003)



Molti studenti, pur avendo buone potenzialità per realizzare un apprendimento efficace, non riescono a svilupparle nel modo adeguato. Questo può dipendere dalla difficoltà a costruirsi un buon metodo di studio. Che fare? 
Un nuovo articolo di Olivia Maranghi.

Aspetti cognitivi ed emotivo-motivazionali. 

Un intervento nella scuola ­secondaria
L'autrice illustra un intervento sul metodo di studio, realizzato in una scuola secondaria, che aveva come obiettivo quello di stimolare momenti di riflessione e di confronto, e di fornire indicazioni operative sugli aspetti implicati nel processo di apprendimento.
Nel variegato panorama scolastico attuale rileviamo come molti studenti, pur avendo buone potenzialità per realizzare un apprendimento efficace, in realtà non riescano a svilupparle nel modo adeguato e a raggiungere risultati soddisfacenti.
Questo può dipendere dalla difficoltà di questi studenti di costruirsi un buon metodo di studio e di saperlo utilizzare e adattare alle diverse situazioni di apprendimento che incontrano nella loro carriera scolastica. Riuscire a studiare in modo efficace e soddisfacente costituisce una competenza fondamentale non soltanto nell’ambito scolastico, ma anche in molti altri settori, per arricchire le proprie conoscenze e inserirsi nel contesto sociale e culturale, realizzando così le proprie potenzialità e aspettative.
Tuttavia, cercare di insegnare agli studenti un metodo di studio stereotipato potrebbe non essere un utile investimento. Infatti ogni studente, secondo le proprie caratteristiche e il contesto di apprendimento che affronta, ha bisogno di adattamenti del metodo di studio, per il quale ricerca una modalità personale. Pertanto può risultare più opportuno offrire agli studenti la possibilità di riflettere sulla propria attività di studio e di monitorarla, scegliendo di volta in volta la strategia migliore.

Appaiono interessanti gli approcci che considerano lo studio caratterizzato da diverse componenti:
  • abilità specifiche; 
  • strategie di apprendimento; 
  • aspetti metacognitivi;
  • aspetti motivazionali.


Con il termine “strategie” ci riferiamo alle procedure che riguardano i processi di acquisizione, le tecniche di lettura e di memorizzazione.
Gli aspetti metacognitivi sono quelli che riguardano il ruolo del soggetto che apprende, che autonomamente si autoregola e valuta il proprio livello di preparazione.
Gli aspetti motivazionali sono relativi alla percezione di autoefficacia e alle attribuzioni, grazie alle quali gli individui interpretano le cause degli eventi. Gli studenti che attribuiscono importanza all’impegno sono più motivati al successo e ottengono migliori prestazioni, mentre coloro che associano i successi o i fallimenti a eventi non controllabili o casuali tendono a scegliere compiti nei quali il rischio di fallire è basso.
Tuttavia le diverse competenze risultano poco efficaci senza desiderio di apprendere, e una buona motivazione può scontrarsi con un metodo di studio non adeguato, determinando comunque risultati insoddisfacenti.
Alla luce di quanto emerso, il modello metacognitivo multicomponenziale proposto dal Test AMOS - Abilità e motivazione allo studio. Prove di valutazione e orientamento (A. Moè, R. De Beni e C. Cornoldi, Erickson, Trento, 2003) ci è apparso un buon punto di partenza per proporre un intervento sul metodo di studio, in quanto valutando molteplici aspetti consente agli studenti di stimare i propri punti di forza e di debolezza, così da avviare attività mirate. Il percorso proposto aveva come obiettivo quello di stimolare momenti di riflessione e di confronto e di fornire indicazioni operative sugli aspetti implicati nel processo di apprendimento.

IL PERCORSO REALIZZATO
L’intervento si è svolto con 4 classi prime di un Istituto Tecnico situato nel comune di Firenze.
Gli incontri, di 2 ore ciascuno, erano strutturati tutti nello stesso modo; si è cercato di lasciare ogni volta lo spazio per la costruzione attiva delle conoscenze e delle opinioni dei ragazzi sull’argomento trattato.
In ogni incontro erano previsti una breve presentazione e momenti di brainstorming sull’argomento. In seguito veniva proposto un questionario o un’attività specifica, con successiva valutazione dei risultati emersi.
La parte finale di ogni incontro era lasciata libera per le considerazioni degli studenti e la proposta di indicazioni operative mirate.
Gli argomenti affrontati con i ragazzi sono stati i seguenti:
apprendimento e atteggiamento verso la scuola;
motivazione e convinzioni;
attribuzioni e strategie di studio.
Olivia Maranghi (Psicologo dello sviluppo e dell’educazione, Università di Firenze): 
04 Settembre 2015

http://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/educazione/aspetti-cognitivi-ed-emotivo-motivazionali-un-intervento-nella-scuola-%C2%ADsecondaria/

sabato 24 maggio 2014

Võ Nguyên Giáp. Un comandante in capo deve avere sempre l'iniziativa sull'avversario, cercare sempre il contatto con il nemico senza attendere che egli venga da lui, costringerlo a combattere, a uscire dai trinceramenti, a disperdere le forze. Velocità e sorpresa. Quando non si è molto forti, bisogna essere molto abili



IL COMANDANTE GIAP, TERRORE DEGLI IMPERIALISTI

Ha sconfitto i Giapponesi. Scacciato i Francesi. Umiliato gli Americani. Terrore di ogni imperialismo capitalista. Onore al compagno comandante Giap. La rivoluzione ti rende immortale.

"Un comandante in capo deve avere sempre l'iniziativa sull'avversario, cercare sempre il contatto con il nemico senza attendere che egli venga da lui, costringerlo a combattere, a uscire dai trinceramenti, a disperdere le forze. Velocità e sorpresa. Quando non si è molto forti, bisogna essere molto abili."
Võ Nguyên Giáp, An Ka il 25 agosto 1911 - Hanoi, 4 ottobre 2013


venerdì 23 maggio 2014

Costanzo Preve. Ancora e sempre sul Comunismo. Se si tenta di fare un bilancio ragionato e non distruttivo dell’esperienza dei partiti comunisti novecenteschi, ci si accorge che un difetto strategico, particolarmente presente nel vecchio PCI, è quello di aver messo la tattica davanti alla strategia, fino al punto che quest’ultima si è identificata totalmente con la prima, con gli esiti noti alla Occhetto, D’Alema, Veltroni e Penati. Se può interessare, questa è la critica esplicitamente rivolta al PCI da Lukács


IL TRAGICO ERRORE DI CONFONDERE LA TATTICA CON LA STRATEGIA
"Se si tenta di fare un bilancio ragionato e non distruttivo dell’esperienza dei partiti comunisti novecenteschi, ci si accorge che un difetto strategico, particolarmente presente nel vecchio PCI, è quello di aver messo la tattica davanti alla strategia, fino al punto che quest’ultima si è identificata totalmente con la prima, con gli esiti noti alla Occhetto, D’Alema, Veltroni e Penati. Se può interessare, questa è la critica esplicitamente rivolta al PCI da Lukács. Prego verificare."
Costanzo Preve, "Ancora e sempre sul Comunismo", 2011







lunedì 21 aprile 2014

I Maestri del Socialismo I FONDAMENTI TEORICI NECESSARI AL BUON MILITANTE: LA DIFFERENZA TRA TATTICA E STRATEGIA I due termini, desunti dal linguaggio militare, indicano le forme attraverso cui si realizza la direzione complessiva della lotta di classe: «La capacità strategica e tattica del partito è la capacità di organizzare e unificare attorno all'avanguardia proletaria e alla classe operaia tutte le forze necessarie alla vittoria rivoluzionaria e di guidare di fatto verso la rivoluzione approfittando delle situazioni oggettive e degli spostamenti di forze che esse provocano sia tra la popolazione lavoratrice che tra i nemici della classe operaia. Con la sua strategia e con la sua tattica il partito dirige la classe operaia nei grandi movimenti storici e nelle sue lotte quotidiane. L'una direzione è legata all'altra ed è condizionata dall'altra» (Gramsci, Tesi di Lione, p. 50).

I Maestri del Socialismo
I FONDAMENTI TEORICI NECESSARI AL BUON MILITANTE: 
LA DIFFERENZA TRA TATTICA E STRATEGIA

I due termini, desunti dal linguaggio militare, indicano le forme attraverso cui si realizza la direzione complessiva della lotta di classe:
«La capacità strategica e tattica del partito è la capacità di organizzare e unificare attorno all'avanguardia proletaria e alla classe operaia tutte le forze necessarie alla vittoria rivoluzionaria e di guidare di fatto verso la rivoluzione approfittando delle situazioni oggettive e degli spostamenti di forze che esse provocano sia tra la popolazione lavoratrice che tra i nemici della classe operaia. Con la sua strategia e con la sua tattica il partito dirige la classe operaia nei grandi movimenti storici e nelle sue lotte quotidiane. L'una direzione è legata all'altra ed è condizionata dall'altra» (Gramsci, Tesi di Lione, p. 50).

Sono dunque elementi vitali per la strategia e la tattica l'analisi delle condizioni storiche in tutti i loro aspetti e delle possibilità d'azione del proletariato di fronte ad esse, l'agitazione dei problemi e degli obiettivi e la propaganda della linea del partito con lo scopo di legare ad esso, attraverso la difesa e la lotta per le loro rivendicazioni, le masse lavoratrici.

In particolare la strategia determina, in una data fase storica, la direzione dell'obiettivo principale del proletariato, cioè fissa la prospettiva generale e il relativo piano complessivo della disposizione delle forze. Essa quindi è relativa a tutta un'epoca storica, di cui traccia la tendenza e gli sviluppi in senso rivoluzionario.

La tattica invece ha per oggetto la linea di azione nelle diverse situazioni concrete che si possono presentare: il compito della direzione tattica quindi è di mettere in primo piano quegli obiettivi intermedi di lotta, quelle formule organizzative, quella politica di alleanze che meglio rispondono alle condizioni concrete della lotta di classe, alle specificità con cui una tendenza generale si realizza nei diversi paesi, nei diversi periodi, all'interno dei differenti strati sociali. Essa ha il compito di trovare nella catena degli avvenimenti «quell'anello particolare aggrappandosi al quale sarà possibile reggere tutta la catena», quell'obiettivo parziale il cui raggiungimento prepara le condizioni e avvicina la soluzione dei compiti strategici. La tattica dunque dipende ed è parte della strategia, nella misura in cui non si svolge isolatamente, ma come episodio inserito in un contesto strategico, che ne fissa i presupposti e le prospettive.

Una concezione della tattica che la riduca a tatticismo diplomatico, non ne comprenderebbe i caratteri di specificazione della strategia. Slegare la tattica dalla strategia oppure negare la prima e vedere solo la seconda, come è tipico del dottrinarismo e del dogmatismo, non vuol dire "salvare" i principi, ma anzi avere di essi una visione astratta, proprio in quanto non se ne individuano i passi politici reali che li concretizzano nelle diverse fasi storiche.

Concepire una strategia svuotata dai suoi contenuti tattici concreti significa riprodurre quel distacco tra obiettivo finale e pratica politica che fu tipico della Seconda Internazionale e del revisionismo. 

Scrive Stalin sulla questione:

"La tattica è subordinata agli interessi della strategia.

I successi tattici, in linea di massima, preparano i successi strategici. Il compito della tattica consiste nel condurre le masse alla lotta, nel dare loro tali parole d’ordine, nel condurle su nuove posizioni in modo tale che la lotta nel suo complesso porti alla vittoria, cioè al successo strategico. Ma accade talvolta che il successo tattico distrugga o allontani il successo strategico e quindi, in questi casi, non bisogna curarsi dei successi tattici.

Un esempio. Al principio del 1917, nel Periodo di Kerenski la nostra agitazione contro la guerra, fra gli operai e i soldati, consegui indubbiamente un risultato tattico negativo perché le masse cacciarono i nostri oratori dalla tribuna, li picchiarono, talora E massacrarono; le masse non affluivano nel partito ma si allontanavano da esso. Quell’agitazione, però, malgrado il suo insuccesso tattico, ci avvicinò a un grande successo strategico, perché le masse capirono ben presto che la nostra agitazione contro la guerra era giusta e ci accelerò e facilitò poi il loro passaggio dalla parte del partito.

Ancora un esempio: la richiesta dell’Internazionale comunista di dividersi dai riformisti e dai centristi in adempimento delle 21 condizioni richiesta che evidentemente racchiude in sé un certo elemento tattico negativo, poiché diminuisce coscientemente il numero dei “partigiani” dell’Internazionale comunista e indebolisce temporaneamente quest’ultima, porta in compenso a un grande vantaggio strategico, liberando l’Internazionale comunista dagli elementi infidi, fatto che indubbiamente porterà a un suo rafforzamento e a un consolidamento della sua compattezza interna, cioè al consolidamento della sua Potenza in generale."


fonti: http://www.resistenze.org/sito/ma/di/di/mddis1.htm#StrategiaTattica, http://paginerosse.wordpress.com/2013/01/23/stalin-strategia-e-tattica-politica-dei-comunisti-russi/




lunedì 6 gennaio 2014

Kahneman. Teorie della decisione.

Teorie della decisione: la rivoluzione Kahneman

Premio Nobel nel 2002 per l’Economia. E’ lui il punto di svolta

Articolo a cura dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

L’autore che maggiormente rappresenta il punto di svolta all’interno del campo decisionale è certamente Daniel Kahneman, al quale è stato conferito nel 2002 il Premio Nobel per l’Economia a suggello del suo fondamentale lavoro nel campo delle TEORIE DECISIONALI E DELL’ECONOMIA.
Nonostante i numerosi tentativi di tematizzare e dare organicità all’ampio orizzonte delle TEORIE DELLA DECISIONE, solo negli Anni Settanta vennero pubblicati alcuni fondamentali lavori che gettarono le fondamenta della ricerca sulla PSICOLOGIA DELLE DECISIONI così come noi oggi la conosciamo ed apprezziamo. 
Entrambi gli articoli sono firmati da Kahneman e dall’amico Tversky i quali, a partire dal 1974, hanno pubblicato decine di lavori scientifici in cui è stata ampiamente discussa una nuova MODALITÀ DI STUDIO SU COME LE PERSONE VALUTANO L’INCERTEZZA E PRENDONO DECISIONI.
In concreto, Kahneman e Tversky mostrano per la prima volta in modo davvero convincente, ed inattaccabile, come I GIUDIZI DEGLI INDIVIDUI SIANO IL PRODOTTO FINALE DELL’AZIONE DI PARTICOLARI MECCANISMI COGNITIVI QUALI LA RAPPRESENTATIVITÀ, LA DISPONIBILITÀ E L’ANCORAGGIO.
Con questi termini viene fatto riferimento a SPECIFICI PROCESSI COGNITIVI CHE IN MANIERA DEL TUTTO INCONSAPEVOLE DIRIGONO E INFLUENZANO IN MANIERA MASSIVA LA MAGGIOR PARTE DELLE NOSTRE DECISIONI QUOTIDIANE.
La disponibilità, ad esempio, è un’euristica descritta ampiamente dagli autori, utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, LE PERSONE UTILIZZANO LA LORO ESPERIENZA RELATIVA ALL’ACCADIMENTO DI QUEGLI EVENTI IN PASSATO. Tuttavia, IN QUESTE OCCASIONI, LE INFORMAZIONI CHE VENGONO RECUPERATE DALLA MEMORIA NON SONO QUELLE CON IL POTERE INFORMATIVO MAGGIORE MA SPESSO SONO QUELLE PIÙ VIVIDE, SONO CIOÈ LE INFORMAZIONI ALLE QUALI L’INDIVIDUO HA ASSOCIATO I CONNOTATI EMOTIVI PIÙ FORTI.
Ciò significa che EVENTI CHE SI SONO VERIFICATI PIÙ SPESSO NELLA VITA DI UN INDIVIDUO, O CHE LO HANNO MAGGIORMENTE IMPRESSIONATO, TENDONO AD ESSERE GIUDICATI COME PIÙ PROBABILI ANCHE SE IN REALTÀ NON LO SONO. A dimostrazione di ciò, LE PERSONE IN MEDIA GIUDICANO LA FREQUENZA DEGLI INCIDENTI AEREI SIGNIFICATIVAMENTE SUPERIORE RISPETTO AL REALE RAPPORTO TRA VOLI AEREI SENZA INCIDENTI E VOLI CON INCIDENTI.
In questo modo Kahneman, in prima persona, ha dato inizio ad un lungo percorso che ha progressivamente messo in discussione la validità descrittiva dell’assunzione di razionalità e del modello normativo dell’Utilità Attesa, proposto da von Neumann.
Le loro ricerche hanno come punto di partenza la CONSTATAZIONE E VALUTAZIONE DI APPARENTI ANOMALIE E CONTRADDIZIONI OSSERVABILI NEL COMPORTAMENTO QUOTIDIANO DELLE PERSONE. 
In particolar modo essi osservano che POSTI DEGLI INDIVIDUI DI FRONTE AD UNA SCELTA, ESSI SI COMPORTANO IN MANIERA SIGNIFICATIVAMENTE DIVERSA, MOSTRANDO UNA PROPENSIONE AL RISCHIO OPPURE UN’AVVERSIONE AD ESSO, A SECONDA DI COME LA SCELTA E LE OPZIONI VENGONO PRESENTATE LORO. 
L’esempio proposto dall’autore è il seguente: LE PERSONE SONO DISPOSTE AD ATTRAVERSARE UN’INTERA CITTÀ PER RISPARMIARE 5 EURO PER UN CAPO CHE NE COSTA 15, MENTRE NON SONO DISPOSTE A FARE ALTRETTANTO PER RISPARMIARE LA STESSA CIFRA PER L’ACQUISTO DI UN CAPO CHE È VENDUTO A 125 EURO.
In ambito finanziario, questo fenomeno è rappresentato da:
una tendenza degli investitori ad assumersi più rischi se questo significa evitare una perdita sicura;
una TENDENZA AD ESSERE PIÙ PRUDENTI QUANDO VIENE DATA L’OPPORTUNITÀ DI OTTENERE UN GUADAGNO SICURO.
Da queste riflessioni, gli autori sono arrivati a dimostrare come le preferenze vengano espresse nel momento stesso in cui viene posto il problema e in funzione del MODO IN CUI LE INFORMAZIONI SONO PRESENTATE DI VOLTA IN VOLTA, e che, quindi, non vi è modo per la nostra mente di garantire l’esistenza di un ordine di preferenze e credenze, che sia coerente e determinato a priori. 
Questo non significa, sottolinea Kahneman, che LA SCELTA VIENE COMPIUTA IN MANIERA NECESSARIAMENTE IRRAZIONALE, ma è fondamentale per gli operatori del settore economico/decisionale riconoscere e tenere debitamente in considerazione l’asimmetria spesso evidente nelle scelte quotidiane degli uomini.
Tale asimmetria, aggiunge l’autore, è molto evidente nelle situazioni di rischio in cui IL SOGGETTO DEVE PRENDERE UNA DECISIONE E METTERE IN ATTO UN CERTO COMPORTAMENTO IN UNA SITUAZIONE DI INCERTEZZA. Qui, infatti, il comportamento sembra essere dettato da una valutazione soggettiva delle probabilità, molto diversa da quella oggettiva.
Il lavoro che più di ogni altro merita di essere citato è certamente l’articolo pubblicato nel 1979 sulla prestigiosa rivista Econometrica, in cui Kahneman e Tversky attraverso la definizione della TEORIA DEL PROSPETTO, stabiliscono uno dei punti di riferimento più solidi e convincenti per lo studio delle decisioni in condizioni di incertezza.
Nel corso della sua vita Kahneman si è inoltre interessato ad una disciplina emergente come l’ECONOMIA COMPORTAMENTALE, dando anche in questo ambito un fondamentale contributo grazie all’utilizzo di scenari di vita quotidiana che hanno permesso di evidenziare distorsioni valutative in ambito economico.
A suggello del grande contributo di questo professionista all’economia e alle discipline psicologiche che si interessano dei processi decisionali in condizioni di incertezza, nel 2002 è stato conferito a Daniel Kahneman il Premio Nobel per l’Economia.
Federica Grazioli    

Bibliografia
Kahneman D., Tversky A. (1974). Judgment under uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185, 1124-1131.
Kahneman D., Tversky A. (1979). Prospect theory: An analysis of decision under risk. Econometrica, 47, 263-291.
Kahneman D., Tversky A. (1981). The framing of decisions and the psychology of choice. Science, 211, 453-458.
Kahneman D., Slovich P., Tversky A. (eds). (1982). Judgment under uncertainty: Heuristics and Biases. New York: Cambridge University Press.

http://www.soldionline.it/guide/psicologia-finanza/teorie-della-decisione-la-rivoluzione-kahneman

mercoledì 1 gennaio 2014

Sun Tzu. La mossa del cavallo. Lasciare una via di fuga. Lascia una via d’uscita a un esercito accerchiato. Accerchia da tre lati ma lasciane uno libero, per indicare così la strada alla vita. Non incalzare un nemico disperato. Un animale atterrito lotterà fino alla fine, è una legge naturale

L'ARTE DELLA GUERRA
In un terreno aperto, non ti accampare.
In una zona di confine, stringi alleanze.
In una zona crocevia, non rimanere.
In un terreno chiuso, elabora strategie.
In un terreno di morte, combatti.
L’invincibilità sta nella difesa.
La vulnerabilità sta nell’attacco.
Se ti difendi, sei più forte.
Se attacchi, sei più debole.
Quando il nemico cerca il vantaggio, getta l’esca per ingannarlo.
Quando è in confusione, attaccalo.
Quando il nemico è potente, stai in guardia.
Quando è forte, evitalo.
Quando è infuriato, provocalo.
Quando è impreparato, attaccalo.
Quando meno se lo aspetta, fai la tua mossa.
Sun Tzu


20. Se vuoi attaccare in un punto vicino, simula di dover partire per una lunga marcia;
se vuoi attaccare un punto lontano, simula di essere arrivato presso il tuo obbiettivo.
Sun Tzu, L'arte della guerra.


21. Offri al nemico un’esca per attirarlo; fingi disordine fra le truppe, e colpiscilo


27. Il segreto per creare le divisioni interne sta
nell’arte di suscitare i seguenti cinque contrasti:
dissensi tra i cittadini nelle città e nei villaggi;
dissensi con gli altri paesi; dissensi all’interno;
dissensi che hanno per conseguenza la condanna a morte;
e dissensi le cui conseguenze sono i premi e le ricompense.
Queste cinque specie di dissensi non sono che rami di uno stesso tronco.


28. Se mi chiedesse: Come devo comportarmi contro un esercito nemico ben
ordinato che è sul punto di attaccare ?. Risponderei: Impossessati di qualche
cosa che sia caro al tuo nemico, ed egli gli si piegherà ai tuoi desideri.


38. Ricorda, le truppe più valorose devono essere impiegate come fa il
serpente detto Reazione Simultanea, che sta sul Monte Ci’ang: quando lo
colpisci alla testa, ti attacca con la coda; quando lo colpisci alla coda, ti
attacca con la testa; quando lo colpisci a metà corpo, testa e coda ti attaccano
insieme.

55. Corrompi tutto quel che c’è di meglio nel nemico con offerte, con doni,
con promesse. Distruggi la fiducia nei suoi ufficiali inducendo i migliori di
essi ad azioni vergognose e vili, e non mancare di divulgarle.

56. Stringi relazioni segrete con quel che c’è di meno raccomandabili tra i nemici e moltiplica il numero di questi agenti.

4. Ma la “capacità di previsione” non è un dono degli Dei,
né si ottiene interrogando spiriti e fantasmi,
né con ragionamenti o calcoli.
Si ottiene impiegando uomini
che ci informano sulla situazione del nemico.


La mossa del cavallo. Lasciare una via di fuga.

Quando tempo fa lessi “L’arte della Guerra” di Sun Tzu una delle idee che più mi avevano colpito è quella di lasciare sempre una via di fuga per il nemico, “Lascia una via d’uscita a un esercito accerchiato”, che si può commentare con Cao Cao “La regola degli antichi aurighi dice: “Accerchia da tre lati ma lasciane uno libero, per indicare così la strada alla vita”. 

Se la vita è presente nella loro mente, i soldati nemici si batteranno con meno ardore. Del resto lo stesso Sun Tzu subito dopo dice anche di “Non incalzare un nemico disperato”, perché “Un animale atterrito lotterà fino alla fine, è una legge naturale”.

Non è una mossa strategica, sconosciuta all’occidente, tantè che come racconta Machiavelli nel suo “Arte della guerra”, fu adottato da Cesare contro delle tribù germaniche: queste, completamente circondate si battevano con furia; aprendo loro una via di fuga, Cesare preferì farsi carico del successivo inseguimento piuttosto che avere a che fare con un nemico così combattivo e furioso.
Quello che cambia, e questo lo abbiamo capito leggendo Francois Jullien, è che quello che per gli occidentali è solo un espediente, un aneddoto su cui neanche soffermarsi, per i cinesi è un concetto dalla portata molto più profonda. Nella mentalità cinese quello che rende pavidi o coraggiosi e il “potenziale della situazione”, e quindi quello che il generale deve fare non è chiedersi come rendere i suoi uomini coraggiosi e i suoi nemici pavidi, ma come agire, come operare per costringerli in quelle determinate situazioni.

Se lasciare una via di fuga serve per rendere “pavido” il nemico, tagliare i ponti, bruciare le navi, “far salire in alto e poi togliere la scala” è un modo per rendere coraggiosi i propri soldati. Portati in territorio nemico e isolate le vie di comunicazione, gli uomini non avranno scelta e saranno costretti al coraggio.
Il bruciare i ponti”, secondo gli economisti Avinash Dixit e Barry Nalebuff e anche un modo per rendere credibili i propri impegni.
Premesso che la credibiità è fondamentale per la buona riuscita di ogni strategia, chiarito che “Stabilire una buona credibilità in senso strategico significa far sì che ci si aspetti che portiate a termine le vostre mosse incondizionate, manteniate le vostre promesse e mettiate in atto le vostre minacce” si può sostenere che bruciarsi i ponti alle spalle è proprio uno dei possibili modi per obbligarsi a mantenere i propri impegni. Citando ancora Dixit e Nalebuff “Credibilità implica trovare il modo per non tornare indietro. Se non c’è un domani, l’impegno di oggi non può essere ritrattato.”


L'Arte della Guerra in una versione su bamboo
L'arte della Guerra di Sun Tzu, in versione bamboo
L’immagine è tratta da Wikipedia.

http://lamossadelcavallo.wordpress.com/2008/12/02/lasciare-una-via-di-fuga/

mercoledì 21 novembre 2012

Ercolani. Ai miei allievi, se avessi degli allievi a cui insegnare qualcosa, direi: buttate via i miei quaderni di appunti, non trascrivete nulla delle mie osservazioni. Se il primo compito è ricordare ogni parola, ogni sillaba e ogni pausa del discorso, il compito successivo è dimenticare e ricordare solo il tono



Ai miei allievi, se avessi degli allievi a cui insegnare qualcosa, direi: buttate via i miei quaderni di appunti, non trascrivete nulla delle mie osservazioni. Se il primo compito è ricordare ogni parola, ogni sillaba e ogni pausa del discorso, il compito successivo è dimenticare e ricordare solo il tono. Nessuno di noi è perfetto o felice: nessuno ha ricevuto le giuste carezze o le giuste offese.
 Qualcosa di meno o qualcosa di più certamente. In ognuno di noi c’è un punto nero. Il difetto o l’eccesso. Un punto che solo noi vediamo, a cui nessun altro deve accedere. Per difendere quel punto si usano mille strategie. Potreste uccidere o diventare pazzi, se lo profanassero. La filosofia lo circuisce con le idee, la scienza con i teoremi, la poesia con le parole. Avete vent’anni. Non restate fermi dentro un’aula. Ci sono nomadi in un deserto sterminato, gambe che marciano verso una meta sconosciuta, menti che pensano cose incomprensibili. Vi insegno che è necessario fuggire. Di quel punto, voi non sapete ancora nulla. E se restate qui ve lo nasconderanno e morrete, senza aver visto la vostra essenza.
M. Ercolani


 un’esortazione alla fuga come pedagogia e vera appropriazione di sé, come avvicinamento all’ignoto che siamo.


 Usare sempre mille strategie!!


 insegnare la necessità della fuga..acquisire consapevolezza creativa..è la sfida più ardua ma affascinante che ci sia..anche "didatticamente" possibile? eh..






lunedì 16 gennaio 2012

II STRATAGEMMA. Togliere la legna da sotto il pentolone. Non opporsi alla forza dell'avversario, ma togliere la linfa alla sua potenza: è controproducente confrontarsi direttamente con un avversario potente e combattivo, meglio individuare le fondamenta su cui poggia la sua potenza e progressivamente minarle.


II STRATAGEMMA


                                                da ( i 36 stratagemmi)...
  

                       togliere la legna da sotto il pentolone


Non opporsi alla forza dell'avversario, ma togliere la linfa alla sua potenza:

è controproducente confrontarsi direttamente con un avversario potente e combattivo, meglio individuare le fondamenta su cui poggia la sua potenza e progressivamente minarle. 


sempre su: E.P

andrea de nuccio

Elenco blog personale