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martedì 13 maggio 2014

Marius Schneider: Il significato della musica. Nella maggior parte delle civiltà antiche, il musico è considerato un personaggio straordinario, talora semi-divino, poiché - somigliante quasi al creatore - egli crea, traendo dal nulla. Pur senza possedere una materia, egli fa sorgere forme reali. E anche se non è creatore, anche se è soltanto imitatore, egli ha il potere di esercitare una certa influenza sulla natura acustica dei creatori di questo mondo. Benché la sua azione sia soltanto analogica, egli possiede la facoltà di udire la voce segreta di tutti gli oggetti animati e inanimati e di rifletterli. Durante il sonno riceve la visita dei morti che gli conferiscono la capacità di trasformarsi in una dimora passeggera degli dei.

Nella maggior parte delle civiltà antiche, il musico è considerato un personaggio straordinario, talora semi-divino, poiché - somigliante quasi al creatore - egli crea, traendo dal nulla. Pur senza possedere una materia, egli fa sorgere forme reali. E anche se non è creatore, anche se è soltanto imitatore, egli ha il potere di esercitare una certa influenza sulla natura acustica dei creatori di questo mondo. Benché la sua azione sia soltanto analogica, egli possiede la facoltà di udire la voce segreta di tutti gli oggetti animati e inanimati e di rifletterli. Durante il sonno riceve la visita dei morti che gli conferiscono la capacità di trasformarsi in una dimora passeggera degli dei.
Marius Schneider: Il significato della musica 


sabato 4 gennaio 2014

Mario Rigoni Stern. Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare. Cantava il falegname, il contadino, l’operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere. Oggi hanno smesso. La gente non canta e non racconta più




Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare.
Cantava il falegname, il contadino, l’operaio, quello che va in bicicletta, il panettiere.
Oggi hanno smesso. La gente non canta e non racconta più.
Mario Rigoni Stern

Una mela guasta può far marcire una mela sana, ma una mela sana non può sanare una mela guasta.
Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve




Illustrazione di Kiyo Murakami


mercoledì 21 agosto 2013

Marius Schneider. La musica primitiva. IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a LEGGERLO IN UNA TRAMA SIMBOLICA E MITICA...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima. "Ogni RITO CURATIVO è perciò un SACRIFICIO ESPIATORIO CHE DEPURA AL TEMPO STESSO IL MALATO E IL DEMONE DELLA MALATTIA. [...] Non si può soccorrere una persona se la sua "SOSTANZA SONORA" non è presente. CERCA IL NOME (la sostanza sonora danneggiata) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÉ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA, QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE. [...] Molto spesso la guarigione può essere ottenuta solo quando il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo; BISOGNA CHE LO SCIAMANO MANGI IL DEMONE IN MODO RITUALE. [...] I Chippewa dicono che OGNI ANIMALE HA CREATO UNA MALATTIA E AL TEMPO STESSO UN MEDICAMENTO CAPACE DI COMBATTERLA. Uno stesso essere apporta felicità o sventura a seconda che si riesca a sacrificarlo e a FARLO RISUONARE oppure no. LA MALATTIA È UNO SPIRITO CHE, PUR SOFFRENDO PER IL SUO ATTACCAMENTO ALLA MATERIA E PER LA BRUTTEZZA DELLA PROPRIA VOCE,CERCA DI SFUGGIRE AL SACRIFICIO SONORO"




IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a LEGGERLO IN UNA TRAMA SIMBOLICA E MITICA...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima.
"Ogni RITO CURATIVO è perciò un SACRIFICIO ESPIATORIO CHE DEPURA AL TEMPO STESSO IL MALATO E IL DEMONE DELLA MALATTIA. [...] Non si può soccorrere una persona se la sua "SOSTANZA SONORA" non è presente. CERCA IL NOME (la sostanza sonora danneggiata) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÉ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA, QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE. [...] Molto spesso la guarigione può essere ottenuta solo quando il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo; BISOGNA CHE LO SCIAMANO MANGI IL DEMONE IN MODO RITUALE. [...] I Chippewa dicono che OGNI ANIMALE HA CREATO UNA MALATTIA E AL TEMPO STESSO UN MEDICAMENTO CAPACE DI COMBATTERLA. Uno stesso essere apporta felicità o sventura a seconda che si riesca a sacrificarlo e a FARLO RISUONARE oppure no. LA MALATTIA È UNO SPIRITO CHE, PUR SOFFRENDO PER IL SUO ATTACCAMENTO ALLA MATERIA E PER LA BRUTTEZZA DELLA PROPRIA VOCE,CERCA DI SFUGGIRE AL SACRIFICIO SONORO".
Marius Schneider. La musica primitiva




IL RITO É PARTE INTEGRANTE DI OGNI PROCESSO DI GUARIGIONE e dobbiamo imparare a leggerlo in una trama simbolica e mitica...ovvero psicologicamente, dal punto di vista dell'anima.


e SICCOME IL SUONO È LUCE, LA MALATTIA FUGGE QUANDO LA SI ILLUMINA....



"il medico si decide a offrire alla malattia il proprio corpo"...qualche "medico ortodosso" potrebbe prendere un colpo alla sola lettura di ciò...


Molto significativo il pensiero: "LA MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA QUANDO SENTE CANTARE IL PROPRIO NOME O LA PROPRIA VOCE"  E' la sintesi del libro"Il mago di Earthsea" di cui ho scritto la trama alcuni giorni fa sul gruppo di Carl Gustav Jung... [...]
In alcuni casi RIPETERE GLI STESSI GESTI PERMETTE AI SIGNIFICATI DI RINNOVARSI CONTINUAMENTE



Le STEREOTIPIE ad esempio, considerati ATTEGGIAMENTI APPARENTEMENTE INCOERENTI, IMMOTIVATI E RIPETITIVI DEL CORPO E DI ALCUNE SUE FUNZIONI, hanno molto probabilmente un ARCAICO SIGNIFICATO RITUALE E SONO ANCORA POCO COMPRESI dalle neuroscienze e ridotti solamente a segni e sintomi di disturbi neuropsichiatrici, psicotici, nevrotici o neurologici.



Lucia sì hai ragione, ma forse QUEL MEDICO DOVREBBE SAPERE E NON LETTERALIZZARE CHE SI PARLA DEL "CORPO SOTTILE" DELLA RELAZIONE, DI OGNI RELAZIONE, di ciò che accade nel campo della relazione,dove non ci sono più solo lui e il paziente separati e portatori di conoscenze e VISSUTI DIFFERENTI, compresi quello della malattia...


LA MALATTIA È UN AMICA! La puoi distruggere se l'ami: solo amando la tua malattia hai la consapevolezza di sfuggirla!


[…] Sai dirmi COME SI TROVA "IL NOME (LA SOSTANZA SONORA DANNEGGIATA) DELLO SPIRITO DELLA MALATTIA, POICHÈ OGNI MALATTIA SI DÀ ALLA FUGA"? Per me è molto importante in quanto direttamente interessata.


spesso è quel "dio" o "spirito" o "ISTANZA PSICHICA" che noi abbiamo negato...JUNG DICEVA CHE GLI DEI NEGATI TORNANO SOTTO FORMA DI MALATTIE...e in quella realtà spesso si cela il nostro Daimon... è IL DAIMON CHE CI FA INCONTRARE CIÒ CHE NEGHIAMO O NON VOGLIAMO RICONOSCERE...Allora il nostro compito sarà RICONOSCERLO, NOMINARLO E ALLA FINE ONORARLO...


 […]  chiederò queste notti al MAGO DEI SOGNI di mostrarmi il mio Daimon...


[…] IL MEDICO È IN GRADO DI CURARE "L'ALTRO DA SÉ" SOLO SE LO RICONOSCE COME PARTE DI SÉ, NON SEPARATO. QUESTO È AMORE. L'AMORE È IN GRADO DI CURARE, perché è in grado di "sanare" l'anima. Perché parla all'Anima. E anima e corpo sono un tutt'uno. È anche questo che intendi dire?




ricordo il film "il Miglio Verde" il protagonista era uno sciamano inconsapevole, MANGIAVA LA MALATTIA ...OFFRIVA ALLA MALATTIA IL PROPRIO CORPO....quel film mi affascinò e commosse moltissimo !!! Che meraviglia parlare della "SOSTANZA SONORA" ...



potremmo provare a chiederci e immaginare QUAL È LA "SOSTANZA SONORA" CHE CI ACCOMPAGNA OGNI GIORNO, quali ENERGIE VIBRAZIONALI emettiamo e condividiamo quotidianamente...QUAL È LA NATURA PROFONDA DEI NOSTRI PENSIERI E SOPRATTUTTO DELLE NOSTRE IMMAGINI...


Ho sempre pensato che, nella seduta psicoanalitica, passi qualcosa , vibrazioni di energia...




"NON SI PUÒ SOCCORRERE UNA PERSONA SE LA SUA SOSTANZA SONORA NON È PRESENTE..." QUANDO SI CHIEDE L'ATTENZIONE DI QUALCUNO E QUANDO CI SI DISPONE ALL'ASCOLTO, QUELLO VERO, credo che stiamo aprendo la nostra cassa armonica perché risuoni della sostanza sonora dell'altro in armonia con la nostra ...stiamo aprendo ritualmente una porta verso un giardino che prodigiosamente rifertilizza ciò che stava morendo ovvero le note stonate

Opzioni

se NOI SIAMO "CAMPI DI ENERGIA" CHE VENGONO SCAMBIATI E SI INTRECCIANO TRA DI LORO, SIA CHE SI CHIAMINO DIALOGO, SILENZIO, CONTATTO, SOFFERENZA, ENERGIA...l'unica realtà realmente curativa è il "CAMPO DELLA RELAZIONE". Non è così estraneo quindi alla nostra visione occidentale e separata comprendere la METAFORA e talvolta la realtà concreta e operativa di un RITUALE SCIAMANICO o sciamanizzante di coloro i quali, percepita l'assenza o la frammentarietà totale o parziale di quella "realtà sonora" di cui si parla, vadano alla ricerca di quell'anima persa o bloccata nelle infinte trame delle sovrastrutture, delle sofferenze mai riconosciute per riportarla al "corpo sottile" della relazione...


Interessanti riflessioni, UN MIO MAESTRO DICEVA "A PATTO CHE DI ANIMA CE NE SIA ALMENO UN POCO"! A proposito poi del "CAMPO DELLA RELAZIONE", le sue variabili sono quelle di un CAMPO ENERGETICO: tutte collegate perchè è la" situazione" ad essere comune ed è la situazione intera, quindi, a venire, ad esempio, mantenuta in memoria se solo una di quelle variabili si ripresenta, dando vita a RIATTUALIZZAZIONI, nella vita e nel campo analitico, che è dove possiamo fare qualcosa in quanto analisti. Di qui, ne POSSONO NASCERE "INTRECCI DIVERSI" (che ho chiamato "PROCESSO DI ELABORAZIONE RICOMBINATIVA" (2007, Armando), INTRECCI CHE POSSONO PORTARE AD ALTRO DI COMPLETAMENTE DIVERSO E NUOVODi qui, PUÒ COMINCIARE A TESSERSI L'INDIVIDUAZIONE (che mi rappresento come "la nascita del proprio originale") al di là cioè di ripetizioni e omologazioni... Penso che l'ANALISTA potrebbe anche essere visto, in alcuni casi, come UNO SCIAMANO COLTO E MODERNO.







sabato 3 agosto 2013

Louis Armstrong. Quando suono, penso a quei momenti del passato e dentro di me nasce una visione. Una città, una ragazza lontani nella memoria, un vecchio senza nome incontrato in un posto che non ricordo. I suoni che escono dalla tromba di un uomo, sono parte di lui


Quando suono, penso a quei momenti del passato e dentro di me nasce una visione.
Una città, una ragazza lontani nella memoria, un vecchio senza nome incontrato in un posto che non ricordo. I suoni che escono dalla tromba di un uomo, sono parte di lui.
Louis Armstrong, nato il 4 agosto 1901


Louis Armstrong. What a wonderful world
http://youtu.be/E2VCwBzGdPM




IL 4 AGOSTO 1901, NACQUE IL TROMBETTISTA “LOUIS ARMSTRONG“ 
Louis Daniel Armstrong noto anche con il soprannome di Satchmo o Pops (New Orleans, 4 agosto 1901 – New York, 6 luglio 1971) è stato un trombettista e cantante statunitense. 
Louis Daniel Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana. Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901. Louis Armstrong ebbe un'infanzia travagliata. Le sue giornate trascorrono in bilico fra l'emarginazione e la delinquenza anche se, fortunatamente, un grande interesse nasce dentro di lui, un antidoto capace di allontanarlo da pericolose deviazioni e nello stesso tempo di "sollevarlo" da quello squallido ambiente: la musica. Ancora troppo giovane per suonare la tromba o per apprezzarne potenzialità e sfumature, si limita in quel periodo a cantare in un gruppo locale assai peculiare, dato che come palcoscenico aveva unicamente le strade. Ma la vita di strada è pur sempre la vita di strada, con tutti i pericoli e i disagi che essa comporta. Louis, pur volendo, non può del tutto estraniarsi da quel contesto. Un giorno viene addirittura sorpreso a sparare con un revolver sottratto ad uno dei compagni della madre, per festeggiare la fine dell'anno. La conseguenza è che viene trasferito in un riformatorio per circa due anni. Da ciò nasce forse l'ansia d'amore che contrassegna la sua vita, che vedrà scorrere davanti a sè due mogli e moltissime relazioni. Anche in riformatorio Louis Armstrong trova il modo di far musica: entra a far parte prima del coro dell'istituto e successivamente della banda, dove inizia suonando il tamburo. Prende anche le prime lezioni di cornetta. Il merito è tutto del suo maestro, Peter Davis, che gli dà l'opportunità di studiare i rudimenti di questa sorta di "succedaneo" della tromba. La banda dell'istituto è molto amata dagli abitanti e gira le strade suonando melodie in voga all'epoca come la celeberrima "When the Saints Go Marchin'in" che, recuperata parecchi anni dopo, diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia. Dal novembre del 1918, incentivato dal lavoro sui "riverboats" (i battelli che navigavano sul fiume Mississippi), Armstrong impara a decifrare le partiture, diventando in questo modo un musicista completo. Dopo qualche anno di questo regime non proprio riposante (lavorare sui battelli era molto faticoso), nel 1922 si trasferisce a Chicago, lasciando una New Orleans che, gradualmente, "corrompeva" sempre di più il suo gusto musicale, fino a rispolverare un vetusto e annacquato folclore. Fortunatamente viene ingaggiato da King Oliver nella sua "Creole Jazz Band", nella quale ha la possibilità di proporsi come solista e di far spiccare l'estremo virtuosismo che ormai ha acquistato con il suo strumento. E' infatti opinione comune di appassionati e storici, affermare che "Satchmo" avesse inventiva, fantasia ritmica e melodica, unite ad un'impressionante volume sonoro e ad un'inconfondibile timbro. Dopo una serie di tournè, si arriva al 1924, anno particolarmente importante per "Satchmo". Si sposa, lascia l'orchestra di Oliver ed entra nella big Band di Fletcher Henderson, un colosso del jazz che disponeva di una delle migliori orchestre del tempo, zeppa di solisti di pregio. Come riprova del salto di qualità, Armostrong ha l'opportunità di incidere brani con Sidney Bechet, Bassie Smith e molti altri. Successivamente decide di intraprendere la carriera da solista. Registra "Hot Fives and Hot Sevens" trasformando così il jazz in una delle più alte espressioni della musica, con la sua tromba chiara e brillante e la sua voce sporca pescata direttamente dal fondo della gola. Da allora è solo un susseguirsi di successi, all'ombra però di alcune voci critiche che denunciano limiti e scadimenti del fenomeno Armstrong. Louis viene addirittura accusato di essere uno zio Tom a causa dell'ambiguità verso i fratelli neri. Ma proprio per la sua presenza carismatica contribuisce a rompere ogni barriera razziale diventando una delle prime star di colore nella musica. La sua vita, oltre ai concerti dal vivo e alle tournée, si arricchisce di collaborazioni (ad esempio con Zilmer Randolph), e comincia anche ad aprirsi al cinema, apparendo in alcune pellicole; tra queste ne ricordiamo una, "Alta società" (High society) del 1956, di Charles Walters, con Grace Kelly, Bing Crosby e Frank Sinatra, in cui il musicista introduce e conclude la prima e l'ultima scena del film. Diventato ormai un'icona (e qualcuno dice anche la macchietta di se stesso), Louis Armstrong negli ultimi anni era certo diventato l'ambasciatore del jazz nel mondo, ma ha anche prestato la sua immagine ad una serie di eventi assai discutibili sul piano artistico. In quella fase della sua carriera il Maestro non era più in grado di prendere decisioni autonome ma si faceva "gestire" da funzionari senza troppi scrupoli. Dopo questo triste declino, il re del jazz muore il 6 luglio 1971 nella sua casa nel Queens a New York.


giovedì 23 maggio 2013

Kandinskij. Il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima

Nel 1909 Wassily Kandinsky, uno dei rappresentanti della pittura astratta del Novecento, terminò la stesura di uno dei suoi testi più famosi ed enigmatici: Lo spirituale nell’arte. In questo testo, che parla di pittura e del ruolo dell’artista nella società, si insiste sulla funzione dell’arte di elevare lo Spirito dell’uomo. Leggiamo: “La pittura è un’arte, e l’arte non è l’inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e che deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima, al movimento del triangolo. E’ un linguaggio che parla all’anima con parole proprie, di cose che per l’anima sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere.”


"Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde".
Vasilij Kandinskij

Il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima.
Il colore è il tasto.
L’occhio è il martelletto.
L’anima è un pianoforte con molte corde.
L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima.
Vasilij Kandinskij


"Il nuovo inizio consiste nel riconoscimento dei nessi. Ci si renderà conto più chiaramente che non esistono problemi speciali, che possono essere riconosciuti o risolti isolatamente, perchè in definitiva tutte le cose sono connesse e dipendono una dall'altra"
Vasilij Kandinskij


La vera opera d’arte nasce dall’Artista: una creazione misteriosa, enigmatica e mistica. Separata da lui acquista una vita autonoma, una personalità, diventa un soggetto indipendente, animato da un respiro spirituale. Il soggetto vivente di un’esistenza reale.
Vasilij Kandinskij


Vasilij Kandinskij: così è nato l’Astrattismo
Scritto il dicembre 17, 2014 by restaurars
Di Laura Corchia

“Il sole tramontava; tornavo dopo avere disegnato ed ero ancora tutto immerso nel mio lavoro, quando aprendo la porta dello studio, vidi davanti a me un quadro indescrivibilmente bello. All’inizio rimasi sbalordito, ma poi mi avvicinai a quel quadro enigmatico, assolutamente incomprensibile nel suo contenuto, e fatto esclusivamente di macchie di colore. Finalmente capii: era un quadro che avevo dipinto io e che era stato appoggiato al cavalletto capovolto. […] Quel giorno, però, mi fu chiaro che l’oggetto non aveva posto, anzi era dannoso nei miei quadri”.

Vasilij Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910, olio su tela, Centro Pompidou, Parigi
Vasilij Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910, olio su tela, Centro Pompidou, Parigi


Così, Vasilij Kandinskij descrive la nascita della corrente che lo renderà celebre in tutto il mondo: l’Astrattismo.

Con l’emergere di questo filone, l’arte perse il suo compito di “rappresentare” per porsi come puro veicolo espressivo.

Vasilij Kandinskij nacque nel 1866 in Russia e studiò economia e legge. La sua giovinezza fu contrassegnata da continui spostamenti: Monaco (1900), Parigi (1906-07), Weimar (1922).
All’inizio del suo percorso artistico, il pittore si ispirò alle fiabe tradizionali tedesche e russe che sua zia gli raccontava da piccolo. A tal proposito, egli disse: “Le favole tedesche, che ascoltavo da bambino, s’animarono. I tetti alti e sottili, ora scomparsi, nella Promenadenplatz  e nella  Maximilianplatz, il vecchio quartiere di Schwabing, e soprattutto quello di Au, che scoprii una volta per caso, trasformarono queste favole in realtà. […]Le buche gialle per le lettere cantavano dagli angoli la loro canzone come canarini. Approvai la definizione di «mulino d’arte» e mi sentii in una città d’artisti, il che significava per me una città da favola. Da queste impressioni nacquero i miei quadri medievali che dipinsi in seguito”.

Vasilij Kandinskij, La vita variopinta, 1907, tempera su tela, Monaco, Lenbachhaus
Vasilij Kandinskij, La vita variopinta, 1907, tempera su tela, Monaco, Lenbachhaus


Fin da subito, però, provò un certo distacco dalla rappresentazione figurativa, sentendola come un limite per la sua espressività: “Guardando i miei lavori alcuni colleghi mi definirono un colorista. Altri, non senza cattiveria, mi definirono un paesaggista. Sia gli uni che gli altri mi offendevano, anche se riconoscevo la legittimità di tali definizioni. Anzi, ancora di più! Mi accorgevo di trovarmi più a mio agio nel regno dei colori che in quello del disegno. E non sapevo cosa fare per evitare questa pericolosa disgrazia”.

Contrario allo stereotipo dell’artista caotico, di sé diceva che avrebbe potuto dipingere in abito da sera senza sporcarsi. Era amabile, attivissimo, autorevole. Il suo interesse era rivolto essenzialmente al colore libero dal disegno e, per raggiungere il proprio scopo, iniziò a privare i suoi dipinti dalla linea di orizzonte, a dividere lo spazio in linee diagonali, disponendole secondo ritmi diversi da quelli suggeriti dalla prospettiva. La sua ricerca lo conduceva a lavorare a più opere contemporaneamente, costituendo delle serie omogenee: Improvvisazioni (1909), Composizioni (1910), Impressioni (1911).

Teorico dell’Astrattismo, affidò le sue teorie allo Spirituale dell’arte, saggio nel quale i colori venivano schematizzati secondo i loro risvolti psicologici: il verde tranquillizzante, il giallo dinamico, il blu meditativo. I colori venivano poi associati alle direzioni lineari (diagonale, verticale, orizzontale) e in seguito alle forme geometriche.

In Vasilij Kandinskij sono evidenti due fasi astrattiste: la prima caratterizzata da colori pastosi, stesi senza seguire un disegno preparatorio, con contorni poco segnati. La seconda fase, coincidente con il suo impegno di docente al Bauhaus, vide l’impiego  di un reticolo geometrico più severo, un abbassamento del colore, una pasta cromatica più piatta e una complessa intersecazione degli elementi geometrici presenti sulla superficie.


http://restaurars.altervista.org/vasilij-kandinskij-cosi-e-nato-lastrattismo/




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