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mercoledì 6 gennaio 2016

7 Cambiamenti Inaspettati che accadono nel cervello mentre si colora

7 Cambiamenti Inaspettati che accadono nel cervello mentre si colora    

E’ molto probabile che finita la scuola primaria, abbiamo smesso di disegnare e colorare. 
Ma secondo gli scienziati ci sono tanti motivi per cui invece dovremmo ricominciare a farlo. 
Il nostro cervello entra in uno stato in cui vengono stimolate aree del cervello associate alle abilità motorie, ai sensi e alla creatività, si riduce lo stress e molto altro.


1. Migliora la concentrazione. La nostra concentrazione è spesso incredibilmente divisa tra lavoro, casa, preoccupazioni, ecc Quando ti siedi e concentrarsi su una cosa, come la colorazione, migliora la capacità di concentrarsi e quindi di risolvere i problemi.

2. Stimola la creatività interiore. Colorare all’interno o al di fuori delle linee fa miracoli per liberare la nostra creatività interiore. Gli adulti che colorano hanno più probabilità di affrontare i problemi in modo creativo e quindi trovare le soluzioni migliori.


3. Il cervello va in uno stato di meditazione. Quando si colora, il cervello va nella stessa frequenza che si attiva nello stato di meditazione.

4. Rilassa e Potenzia la mente. Colorare i mandala induce, come affermava Carl G. Jung, effetti benefici sulla mente. I mandala sono riconosciuti dalla psicologia moderna come una rappresentazione del nostro io e delle emozioni che proviamo mentre coloriamo, quindi sono dei potenti simboli che inducono uno stato di rilassamento e trasformazione emotiva. Infatti è stato dimostrato che mentre si colora si attivano le aree del cervello legate alle emozioni.

5. Migliora le abilità motorie. Colorare all’interno delle linee migliora la coordinazione occhio-mano e quindi viene rafforzata la nostra abilità motoria complessiva.

6. Stimola il rilascio dei pensieri negativi. Quando si colora, ci si concentra solo su quello che si sta facendo, permettendo il naturale rilascio della tensione e dei pensieri negativi accumulati. Inoltre risveglia la nostra immaginazione e ci riporta alla nostra infanzia, un periodo in cui eravamo molto meno stressati rispetto a oggi. Questo ci conduce in modo immediato e inconscio al benessere.

7. Riduce stress, ansia e Connette gli Emisferi Cerebrali. Colorare per mezz’ora riduce notevolmente l’ansia e lo stress. Secondo la psicologa Gloria Martínez Ayala, quando coloriamo attiviamo entrambi gli emisferi celebrali: “L’attività coinvolge sia la logica (emisfero sinistro), tramite cui coloriamo le forme, che la creatività (emisfero destro), quando mischiamo e combiniamo i colori. Il rilassamento che ne deriva abbassa l’attività dell’amigdala, una parte basilare del nostro cervello coinvolta nel controllo delle emozioni e che è colpita dallo stress”.

In nazioni come la Francia o il Regno Unito i libri da colorare per adulti sono diventati dei veri bestseller. Uno dei primi psicologi ad applicare la colorazione come una tecnica di crescita personale fu Carl G. Jung nel secolo scorso e lo ha fatto attraverso i Mandala: disegni circolari asimmetrici che nascono attorno ad un centro presenti in tutte le culture che rappresentano la vita, la nascita, la maturità, la rinascita: simbolismi che consentono di ritrovare il nostro centro, concentrarci su noi stessi e lavorare a livello profondo, divertendoci.

7 Cambiamenti Inaspettati che accadono nel cervello mentre si colora
adulti colorano


http://www.dionidream.com/benefici-colorare/



Colorare non è solo per bambini. Secondo gli psicologi, aiuta a combattere lo stress. 
I disegni di Forges per i lettori
Di solito, colorare è un’attività che tendiamo ad associare ai bambini. Quando diventiamo grandi, mettiamo da parte i nostri pennarelli e le matite colorate per utensili da scrittura considerati “più rispettabili”, come penne ed evidenziatori. In realtà, però, è emerso che colorare può essere estremamente benefico anche per gli adulti, grazie al suo potere di ridurre lo stress.
La pratica suscita benessere e calma. Inoltre, stimola aree del cervello associate alle abilità motorie, ai sensi e alla creatività. Recentemente diversi editori hanno iniziato a lanciare libri da colorare specificatamente per gli adulti. La tendenza è in aumento in diversi paesi dell’Europa e nel Nord America. In Spagna la casa editrice Espasa ha pubblicato da poco Coloréitor, un libro con i disegni del famoso illustratore Forges.
gusano
Colorare ci rende davvero meno stressati?
Uno dei primi psicologi ad applicare la colorazione come una tecnica di rilassamento fu Carl G. Jung nel secolo scorso e lo ha fatto attraverso i Mandala: disegni circolari simili ai rosoni delle chiese gotiche. Il Mandala è originario dell'India, ma è presente in tutte le culture con la sua forma a cerchio che rappresenta la vita, la nascita, la maturità, la rinascita: simbolismi che consentono di concentrarci su noi stessi e allontanare i pensieri negativi.
Secondo la psicologa Gloria Martínez Ayala, quando coloriamo attiviamo aree diverse dei nostri due emisferi celebrali. “L’attività coinvolge sia la logica, tramite cui coloriamo le forme, che la creatività, quando mischiamo e combiniamo i colori. In questo modo si mettono in modo le aree della corteccia cerebrale legate alla visione e ad abilità motorie raffinate [è necessaria la coordinazione per fare movimenti piccoli e precisi]. Il rilassamento che ne deriva abbassa l’attività dell’amigdala, una parte basilare del nostro cervello coinvolta nel controllo delle emozioni e che è colpita dallo stress”.
In parole semplici, l’attività di colorare ha un effetto de-stressante perché quando ci concentriamo su una particolare azione, ci focalizziamo su quella e non sulle nostre preoccupazioni. “Allo stesso tempo, però, sollecita la nostra immaginazione e ci riporta alla nostra infanzia, un periodo in cui quasi certamente eravamo molto meno stressati rispetto a oggi”. Questo ci conduce in modo immediato e inconscio al benessere, sostiene l’esperta.
“Io la raccomando come tecnica di rilassamento”, aggiunge Antoni Martínez, anche lui psicologo. “Possiamo usarla per entrare in uno stato più libero e creativo”, assicura. Ma non è tutto: colorare può anche aiutarci a connetterci con le nostre emozioni, visto che a seconda del nostro umore sceglieremo colori e intensità diverse. “L’ho sperimentato su di me. Raccomando di farlo in un ambiente tranquillo, magari con della musica rilassante. Lasciate che il colore e le linee fluiscano”.
forges
Libri da colorare per adulti
In Paesi come la Francia o il Regno Unito alcuni libri da colorare per adulti sono diventati dei veri bestseller. L'editore francese Hachette ha una collezione chiamata Arte-Terapia, con una serie di volumi anti-stress che comprende tutti i tipi di disegni, dalle farfalle ai fiori, dai cupcakes, ai graffiti ai disegni psichedelici.
Nel Regno Unito sono popolari i libri della illustratrice Mel Simone Elliot, che addirittura permette di colorare celebrità come Ryan Gosling, Lady Gaga, Beyonce e Kate Moss nella sua serie Colour Me Good. Il trend si è imposto anche in spagna, dove l’illustratore Antonio Fraguas, o Forges, ha pubblicato Coloréitor, un “libro anti-stress”, come lo definisce la casa editrice. Nella prefazione lo psicologo Luis Rojas Marcos scrive che “colorare ci conforta, ci dà pace e ci rilassa – anche se per poco, ci libera dalle nostre pressioni quotidiane… Anche se colorare per un paio d’ore non elimina tutti i problemi e le preoccupazioni, ci porta altrove, al riparo dallo stress che spesso ci assale”.
Se non avete mai provato la colorazione come tecnica di rilassamento, ecco una chance: Forges, infatti, ha dedicato i disegni qui sotto ai lettori dell’Huffington Post. L’artista dà anche dei suggerimenti per i “beginners”: “Al di là di quanto stressati possiate essere, la cosa più importante è non usare pennarelli contenenti tracce d’ alcol che possano attraversare la carta. La cosa migliore è usare i pastelli o i colori a cera”
http://www.huffingtonpost.it/2014/10/18/colorare-combatte-lo-stress_n_6008144.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

lunedì 16 novembre 2015

Bruno Zevi. Saper vedere l'architettura. La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l'uomo ne resta all'esterno, separato, guarda da fuori le tre dimensioni. L'architettura invece è come una grande scultura scavata nel cui interno l'uomo penetra e cammina.

La pittura agisce su due dimensioni, anche se può suggerirne tre o quattro. La scultura agisce su tre dimensioni, ma l'uomo ne resta all'esterno, separato, guarda da fuori le tre dimensioni. L'architettura invece è come una grande scultura scavata nel cui interno l'uomo penetra e cammina.
Bruno Zevi, Saper vedere l'architettura, 1948

martedì 11 agosto 2015

John Dreyden. Verrà del tempo la maestra mano a dare all’opre tue l’ultimo tocco; che colla bruna patina i colori, ammorbidisca, e accordi; e quella grazia aggiunga lor che sol può dare il tempo; porti il tuo nome a’ Posteri, e più rechi bellezze all’opre tue che non ne toglie

Verrà del tempo la maestra mano
a dare all’opre tue l’ultimo tocco;
che colla bruna patina i colori,
ammorbidisca, e accordi; e quella grazia
aggiunga lor che sol può dare il tempo;
porti il tuo nome a’ Posteri, e più rechi
bellezze all’opre tue che non ne toglie
John Dreyden, 1694


“Verrà del tempo la maestra mano”: il concetto di patina


Di Laura Corchia

L’espressione “tempo pittore” fu coniata nel Seicento ed è intesa come il valore positivo del passaggio del tempo sull’opera.

Già il Baldinucci, nel suo Vocabolario toscano dell’arte del disegno, aveva introdotto il concetto di “Patena”: “Voce usata da’ Pittori, e diconla altrimenti pelle, ed è quella universale scurità che il tempo fa apparire sopra le pitture, che anche talvolta le favorisce”.

La patina è dunque sintomo del trascorrere del tempo ed è vissuta come qualcosa di positivo, che smorza la violenza dei colori e conferisce un tono ambrato ed omogeneo, garanzia di autenticità e di antichità. Il tempo era considerato una sorta di artifex, al pari dell’artista:


Verrà del tempo la maestra mano
a dare all’opre tue l’ultimo tocco;
che colla bruna patina i colori,
ammorbidisca, e accordi; e quella grazia
aggiunga lor che sol può dare il tempo;
porti il tuo nome a’ Posteri, e più rechi
bellezze all’opre tue che non ne toglie
John Dreyden, 1694


Marco Boschini, nella sua celebre opera letteraria dal titolo Carta del navegar pitoresco, immaginava un duello tra la personificazione del tempo ed il restauratore: il tempo che con pazienza e lavoro di pennello stende la sua patina ed il restauratore che con un colpo solo la distrugge:

“EI Vechia ferma el tempo e dise: olà
Cosa pensistu a far col tuo velar?
Vustu forsi Pitura inmortalar?
Ferma, che voi che ti resti incantà.
E mostra al tempo una tal tela scura,
Col dirghe: quando xe, che ti laori
A far patina sora sti colori,
Perché vechia deventa sta pitura?
Responde el tempo: l’è cent’ ani, e pi,
Che studio e che me sforzo a colorir
Quel che ‘l penelo no ha possù suplir,
Dove pretendo saver più de ti.
Misier no, misier no, replica el Vechia:
Te vogio depenar quel che ti ha fato;
Vegno ala prova. E là presto, int’un trato,
El neta el quadro, che ognun se ghe ispechia.
Alora dise el tempo: so anche mi,
Che a desfar quel che ho fato se fa ‘presto.
Se in l’operar ti fussi cusì lesto,
M’inchinerave e te daria ‘l bondì,
El Vechia, con la strada vechia aponto,
Propria, particular, industriosa,
Fa una vergogna al tempo gloriosa,
E torna el quadro in pristino int’un ponto”.



Una preziosa testimonianza su questo tema ci viene da Luigi Crespi, pittore e scrittore d’arte. 
Nel 1756, egli invia una lettera al conte Algarotti, nella quale affronta in maniera molto lucida temi rilevanti: il concetto di patina, l’opera d’arte e il tempo, il rapporto tra i materiali artistici e il loro invecchiamento, il ruolo del restauro. Egli esprime una dura condanna nei confronti della pratica della pulitura, vista come inevitabile danno, e si schiera a favore della patina. Già in quell’epoca, era chiaro che il restauro non può avere la pretesa di far tornare l’opera come nuova.

La pagina di Crespi è veramente eccezionale per lucidità di analisi: 
quando il quadro è molto ingiallito è pericoloso effettuare una pulitura. Trattandosi di una operazione irreversibile, dovrebbe puntare non alla rimozione totale delle vernici ma al loro graduale assottigliamento, in modo da evitare di scoprire integralmente la pellicola pittorica.

Nel Novecento, avendo alle spalle questo tipo di tradizione, si è arrivati alla teoria di Cesare Brandi, difensore della patina intesa come valore storico ed estetico di un’opera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


http://restaurars.altervista.org/verra-maestra-mano-concetto-patina/#

giovedì 11 giugno 2015

Ritratto del mercante Georg Gisze. Olio su tavola. Come in una vanitas, nel dipinto c'è una serie non allineata di bilance alle sue spalle e la rappresentazione del vaso di fiori, che è troppo vicino al bordo del tavolo, sono indicativi dell'instabilità del mondo e della poca rilevanza del nostro posto all'interno di esso.



Hans Holbein il Giovane: 



Incredibile il tappeto che copre il tavolo: sembra di poter sentire con le dita ogni piccolo nodo.
Molto bello anche l'elegante, trasparente vaso con il simbolo del fidanzamento, i garofanini.
Maurizia Onofri Arti visive:
Particolari di opere, terza parte.
Hans Holbein il Giovane: Ritratto del mercante Georg Gisze.



Ritratto del mercante Georg Gisze. Olio su tavola, del 1532. Cm 96,3 X 85,7. Staatliche Museen, Berlino.

Quando Georg andò a lavorare nel 1530 presso una filiale della Lega Anseatica di Londra, i membri della sua azienda, compreso lui, si fecero tutti fare una serie di ritratti da Hans Holbein il giovane.
Nel ritratto commissionato da Giese, lo si identifica come importante mercante dal suo abbigliamento e dagli strumenti intorno a lui: il dipinto raffigura anche un vaso con dei garofani, che a quel tempo simboleggiavano il fidanzamento, inoltre una targa dipinta sopra la sua testa lo nomina ed afferma che lui è stato ritratto nel suo trentaquattresimo anno d'età, nel 1532. 

Georg Giese (Gisze secondo il titolo del dipinto di Holbein) nacque il 2 aprile 1497 a Danzica e morì il 3 febbraio 1562 sempre a Danzica; dopo il suo ritorno da Londra, nel 1535, sposò Christine Krüger, appartenente ad una prestigiosa famiglia della città.

Nella lettera che regge in mano nel ritratto si legge che ha ricevuta la missiva da suo fratello, e lo scritto dice: "Dem Erszamen/Jorgen Gisze a lunden/in engelant mynem/broder a handen" ("da consegnare a mio fratello, l'onorevole Gisze Jorgen a Londra in Inghilterra").

Come in una vanitas, nel dipinto c'è una serie non allineata di bilance alle sue spalle e la rappresentazione del vaso di fiori, che è troppo vicino al bordo del tavolo, sono indicativi dell'instabilità del mondo e della poca rilevanza del nostro posto all'interno di esso.
Nella storia della pittura ben pochi artisti hanno saputo riprodurre con così assoluta precisione i materiali: dalla trasparenza del vetro ai bagliori dei metalli, dalla lucentezza del raso delle maniche alla definizione perfetta dei nodi del tappeto copritavolo, riuscendo nello stesso tempo a non avere la freddezza maniacale dell'iperrealismo.
Questo dipinto di Holbein è considerato uno dei più bei ritratti del XVI secolo.



domenica 8 febbraio 2015

Giorgio Vasari. Giotto in particolare fece migliori attitudini alle sue figure, e mostrò qualche principio di dare una vivezza alle teste, e piegò i panni che traevano più alla natura che non quegli innanzi, e scoperse in parte qualcosa de lo sfuggire e scortare le figure. Oltre a questo egli diede principio agli affetti che si conoscesse in parte il timore, la speranza, l'ira e lo amore;



Nel 1511 [...] nasceva Giorgio Vasari: pittore, architetto e storico dell'arte italiano. 
La sua fama maggiore oggi è legata al trattato delle "Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri", pubblicato nel 1550 e riedito con aggiunte nel 1568. L'opera, preceduta da un'introduzione di natura tecnica e storico-critica sulle tre arti maggiori (architettura, scultura e pittura) è una vera e propria pietra miliare della storiografia artistica, punto di partenza tutt'oggi imprescindibile per lo studio della vita e delle opere dei più di 160 artisti descritti.
Come primo storico dell'arte italiana iniziò il genere, tuttora in voga, dell'enciclopedia di biografie artistiche. Vasari coniò il termine "Rinascita", sebbene una consapevolezza del fenomeno artistico che stava avvenendo era già nell'aria sin dai tempi di Alberti.

Seppure di qualche capacità inventiva e di grande erudizione, la sua pittura non fu particolarmente originale o di eccelsa qualità: denota tendenza alla ripetizione di figure, gesti, posizioni, tendenza più alla narrazione che all'espressione, ma senza particolare pathos o inventiva. Può essere considerato fra i maggiori manieristi tosco-romani e in questo ebbe particolare influenza a Venezia. Le sue figure e composizioni si mostrano molto vicine alle soluzioni michelangiolesche e raffaellesche, i due artisti, che fra tutti, Vasari lodò maggiormente.
Come architetto fu la figura chiave delle iniziative promosse da Cosimo I de' Medici, contribuendo, grazie anche alla protezione di Sforza Almeni, a grandi cantieri a Firenze e in Toscana, tra cui spiccano la costruzione degli Uffizi, la ristrutturazione di Palazzo Vecchio e molto altro.




Giotto in particolare fece migliori attitudini alle sue figure, e mostrò qualche principio di dare una vivezza alle teste, e piegò i panni che traevano più alla natura che non quegli innanzi, e scoperse in parte qualcosa de lo sfuggire e scortare le figure. Oltre a questo egli diede principio agli affetti che si conoscesse in parte il timore, la speranza, l'ira e lo amore;
Giorgio Vasari


giovedì 7 agosto 2014

Gustave Courbet. L'onda. Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà


«Ho cinquant'anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l'unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà
(Gustave Courbet)
Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877), pittore francese, il più rappresentativo del movimento realista francese del XIX secolo.

Gustave Courbet - L'onda ,1870
Frankfurt,Städelsch.Kunstinst





giovedì 6 febbraio 2014

Il bisonte di Altamira.

Il bisonte di Altamira



Perchè non è bello una volta sola, ma sette e forse di più: amo molto tutta l'arte dipinta sulle pareti delle grotte, i graffiti su rocce, le incisioni e le piccole sculture in creta delle varie "Venere" preistoriche; fin da piccola, quando non sapevo cosa fosse la storia dell'arte, guardando un libro in casa altrui mi si aprì un mondo meraviglioso: le impressioni di bambina sono difficili a morire.






martedì 22 ottobre 2013

Apelle e il ciabattino presuntuoso. Il famoso pittore greco Apelle aveva l’abitudine di mettere i suoi dipinti appena finiti fuori della porta della sua bottega nascondendosi per ascoltare i commenti dei passanti: una volta un ciabattino si fermò e criticò i sandali dipinti sul modello, Apelle quando il ciabattino andò via prese il dipinto e lo corresse, poi lo rimise fuori. Il giorno dopo il ciabattino passò di nuovo e si mise a criticare i piedi, allora Apelle uscì fuori dal nascondiglio e disse:”Ciabattino, non andare oltre le scarpe”!


Apelle e il ciabattino presuntuoso.
Il famoso pittore greco Apelle aveva l’abitudine di mettere i suoi dipinti appena finiti fuori della porta della sua bottega nascondendosi per ascoltare i commenti dei passanti: una volta un ciabattino si fermò e criticò i sandali dipinti sul modello, Apelle quando il ciabattino andò via prese il dipinto e lo corresse, poi lo rimise fuori. Il giorno dopo il ciabattino passò di nuovo e si mise a criticare i piedi, allora Apelle uscì fuori dal nascondiglio e disse:”Ciabattino, non andare oltre le scarpe”!

Curiosità: Apelle e la burla.
Apelle era conosciuto per la sua bravura di pittore ed era considerato eccezionale nei ritratti; era al seguito di Alessandro Magno durante una campagna militare quando il buffone del generale Tolomeo, su istigazione di detrattori del pittore, gli portò un falso invito ad un pranzo alla reggia: al generale il pittore era molto antipatico e quando Apelle si presentò al pranzo Tolomeo si infuriò e gli chiese chi mai lo avesse invitato visto che lui non l’aveva fatto, allora Apelle si girò verso il muro e con un carboncino vi disegnò velocemente il volto del buffone che venne subito riconosciuto grazie all’abilità di Apelle e punito.

Apelle o la pittura: Nino Pisano, Terracotta del 1334-36.





Claude Callot, Apelle e Raffaello, affresco del 1686 di una serie di pittori e scultori,
decorazione della Libreria Reale. U. K.

mercoledì 28 agosto 2013

Le famose periferie urbane di Sironi


Sironi è stato un mio eroe giovanile, mi piacevano tantissime le sue vedute urbane così cupe e grigie (non ero proprio una persona solare ). Le proposte di Stefano di questi giorni mi paiono così colorate! Sto scoprendo un nuovo Sironi, grazie! 




Vivida rappresentazione del vuoto urbano. Bravissimo Sironi.



Chiara Sironi :
Non so se la città in questione sia Milano, ma a me ricorda certe zone della Bovisa, ogni volta che mi trovo a passare da quelle parti penso alle sue periferie




influenze del futurismo boccioniano e si gettano le basi al razionalismo fascista, con i vari esempi nelle colonie marine e montane e nelle città di fondazione dell'Agro Pontino, a Piedalbona in Istria e a Carbonia e Arborea in Sardegna




Tutta l'angoscia della periferia industriale



Rita Frasca Odorizzi:
Sironi è vero che è inquietante, forse il colore (io lo riconosco anche da quello, così cupo e ombroso) rispecchia quei tempi duri e sofferti..


Giancarlo Costa Gallagher :
le famose periferie urbane di Sironi! Quest'artista mi ha sempre affascinato!
Li adoro! Pensate in un mercatino ho trovato un suo disegno!



sabato 24 novembre 2012

Margriet de Moor. Il pittore e la ragazza. Elsje Christiaens, assassina per un tallero



Margriet de Moor.  Il pittore e la ragazza

Il 6 marzo 1664 Elsje Christiaens, giovane e bella diciottenne, dolce di carattere e del tutto ignara del corso del mondo, avvolta in uno scialle, con un bauletto da viaggio ben legato al braccio, lascia le fredde terre danesi dello Jutland e si imbarca sulla Dorothe, un veliero diretto ad Amsterdam.
Il 3 maggio 1664 la ragazza viene giustiziata in piazza Dam mediante strangolamento, e il suo corpo messo in mostra sulla forca di Volewijck per essere divorato dal vento e dagli uccelli nel corso delle stagioni.
Come sovente accade, la sua triste sorte avviene per un mero capriccio del destino. Una volta ad Amsterdam, la ragazza trova rifugio in un’ambigua locanda dove alle ragazze ospiti è chiesto spesso di pagare in natura intrattenendosi con i clienti. Dopo il suo ostinato rifiuto a cedere alle avances di un cliente, la locandiera le intima un giorno di saldare il conto – un misero tallero, non di più – sull’unghia, senza proroghe, e la colpisce con una scopa. Elsje Christiaens sente divampare dentro di sé un’improvvisa, inarrestabile violenza e poi la perfetta calma con cui si annuncia sempre qualcosa di terribile. Sventura vuole che scorga un’accetta su una sedia e che con quella colpisca, ripetutamente, la locandiera.
Il caso di Elsje Christiaens, assassina per un tallero, sarebbe consegnato irrimediabilmente all’oblio del tempo, se un grande pittore, impegnato in quei giorni di maggio del 1664 a dipingere un’opera che chiameranno La sposa ebrea e che, dal XVIII fino al XX secolo, nessuno riuscirà a guardare senza «infinita tenerezza», come scrisse van Gogh, non avesse deciso di recarsi a Volewijck, e non avesse immortalato su una pergamena la sfortunata ragazza danese, ancora bella, ancora fresca e pallida, con gli stivaletti di renna ai piedi, la gonna rigonfia in corrispondenza della pancia, e le ginocchia strette dalle corde.
Basandosi su fatti realmente accaduti – Rembrandt nel 1664 ritrasse davvero in due disegni la serva danese Elsje Christiaens, giustiziata dopo essere stata accusata di omicidio –, Margriet de Moor descrive abilmente le passioni, le speranze e gli amori di una ragazza e di un grande artista, entrambi stranieri nell’Amsterdam del XVII secolo (Rembrandt proveniva da Leida), in una storia vibrante di pensieri ed emozioni.

«Margriet de Moor descrive magistralmente il modo in cui l’arte attraversa il confine tra vita e morte, presente e passato».
Vrij Nederland

«Con questa vicenda di una ragazza danese del XVII secolo, Margriet de Moor conferma il suo grande talento di autrice di romanzi storici».
Financieel Dagblad

«Margriet de Moor ha un’impeccabile prosa lirica, e il suo modo di descrivere la vita esprime serenità e bellezza».
Marcel Reich-Ranicki

«Una narratrice che riesce a esprimere l’ineffabile con tatto e malinconia».
Die Zeit

mercoledì 25 gennaio 2012

René Magritte. Gli amanti. Il dipinto ci mostra due persone che si baciano ed hanno i volti coperti da un panno bianco. l bacio fra i due amanti è un' immagine che parla di morte e dell'impossibilità di comunicare, i due personaggi dietro il panno si scambiano un amore muto che conosce solo il linguaggio del corpo.

‎I sogni non vogliono farvi dormire, al contrario, vi vogliono svegliare
René Magritte


La mente ama l'ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto. Io mi sforzo di non dipingere se non immagini che evochino il mistero del mondo. Perché ciò sia possibile, devo essere ben vigile, ossia devo cessare di identificarmi interamente con idee, sentimenti, sensazioni.
René Magritte


Quanto al mistero, all’enigma rappresentato dai miei quadri, dirò che era questa la prova migliore della mia rottura con l’insieme delle assurde abitudini mentali che costituiscono generalmente un sentimento autentico dell’esistenza.
Magritte



Ne le "affinità elettive" Magritte vuole sottolineare la tendenza degli uomini a dover sempre addomesticare qualsiasi forma di vita. L'uomo toglie la libertà quando è lui stesso a cercarla




Scriverà Magritte in una lettera: ''Ho pensato che Hegel...sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha le due funzioni opposte: nello stesso tempo non volere acqua (respingerla) e volerne (contenerla). Sarebbe stato affascinato, penso, o divertito (come in vacanza)...''

E' lo stesso Magritte che spiega il titolo dell'opera, dicendo che l’idea di porre sopra un ombrello, che serve per sbarazzarsi dell’acqua che sarebbe raccolta dalla nostra testa e dagli abiti che indossiamo, un bicchiere, la cui funzione è esattamente il contrario, e cioè quella di raccogliere l’acqua, è geniale. E ricorda Hegel in quanto è una rappresentazione del famoso schema hegeliano “tesi-antitesi-sintesi”. 
Una rappresentazione, tuttavia, talmente scherzosa e “leggera”, che non sarebbe mai venuta in mente all’austero Hegel se non durante una vacanza…

"Le vacanze di Hegel" o "Les vacances de Hegel" 
(1958, olio su tela, Courtesy Galerie Isy Brachot, Bruxelles-Parigi) 
di René Magritte (1898-1967)



Gli amanti - René Magritte.
Il dipinto ci mostra due persone che si baciano ed hanno i volti coperti da un panno bianco. 
Il bacio fra i due amanti è un' immagine che parla di morte e dell'impossibilità di comunicare, i due personaggi dietro il panno si scambiano un amore muto che conosce solo il linguaggio del corpo.
1928. 



René François Ghislain Magritte (1898 – 1967) è stato un pittore belga.
Insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore esponente del surrealismo in Belgio e uno dei più originali esponenti europei dell'intero movimento. Dopo iniziali vicinanze al cubismo e al futurismo, il suo stile s'incentrò su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l'oeil, alla pari di Salvador Dalí e di Delvaux, ma senza il ricorso alla simbologia di tipo paranoide del primo o di tipo erotico-anticheggiante del secondo. In passato si è usato ridurre parte dell'opera magrittiana a una semplice interpretazione psicologica.
Ma René Magritte, detto anche le saboteur tranquille per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, non avvicina il reale per interpretarlo, né per ritrarlo, ma per mostrarne il mistero indefinibile. Intenzione del suo lavoro è alludere al tutto come mistero e non definirlo.
Wikipedia (*Stella)















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