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venerdì 7 luglio 2017

Daniel Tammet è un savant autistico in grado di parlare 10 lingue e descrivere i suoi processi cerebrali. Afferma che ogni numero abbia forma, colore, e particolari caratteristiche: 289 è brutto, 333 è attraente, e Pi Greco è bello. Le sue abilità potrebbero essere legate ad iperattività nella corteccia cerebrale pre-frontale.


Daniel Tammet è un savant autistico in grado di parlare 10 lingue e descrivere i suoi processi cerebrali. Afferma che ogni numero abbia forma, colore, e particolari caratteristiche: 289 è brutto, 333 è attraente, e Pi Greco è bello. Le sue abilità potrebbero essere legate ad iperattività nella corteccia cerebrale pre-frontale.


Daniel è tuttora studiato dai neuroscienziati per comprendere le ragioni delle sue incredibili abilità.
Alla base della sua attività cerebrale sembra contribuire il fenomeno della sinestesia, e cioè l'accostare sfere normalmente separate della conoscenza (es. attribuire colore e forma ai numeri). Le capacità incredibili del cervello di Daniel (che ha imparato l'Islandese parlato in una sola settimana) si accompagnano tuttavia all'incapacità di svolgere altri compiti normalmente.

In uno studio venne valutata la sua capacità di riconoscere e ricordare la fisionomia dei volti, e ottenne un punteggio simile a quello di un bambino di 6-8 anni.

Nel 2004 Daniel recitò 22.514 cifre del numero Pi Greco a memoria in una celebre sfida.

Secondo i ricercatori, Daniel potrebbe essere un savant particolarmente interessante da studiare, poiché in grado di descrivere precisamente come avvengono i suoi processi cerebrali

"I savant di solito non sono in grado di spiegare come esercitano le loro incredibili abilità. 
Daniel può descrivere cioè che "vede", e potrebbe costituire la "Stele di Rosetta" riguardo all'argomento savant."

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet#


Consiglio a tutti di leggere il suo libro autobiografico "Nato in un giorno azzurro" ... meraviglioso!


«I numeri, per me, sono come amici che incontro dappertutto. Ciascuno è unico e ha una precisa personalità. L’11 è espansivo e il 5 è rumoroso, mentre il 4 è timido e silenzioso: è il mio numero preferito, forse perché mi ricorda me stesso. Hanno una forma, un colore e si muovono. L’1 è di un bianco accecante, il 5 è un rombo di tuono, l’89 mi ricorda la neve che cade dal cielo. Alcuni sono belli e altri brutti ma ai miei occhi sono tutti speciali. Ovunque vada e qualunque cosa faccia i numeri non sono mai lontani dai miei pensieri ».
Così Daniel Tammet, nel libro Nato in un giorno azzurro, descrive la sua sofisticata percezione dei caratteri matematici.

La particolarità di Daniel è dovuta alla sindrome di Asperger, una forma di autismo che è stata resa famosa nel 1988 da Dustin Hoffman con il film Rain man, L’uomo della pioggia, vincitore di quattro Oscar. «Come il personaggio Raymond Babbit — spiega Tammet — anch’io ho un bisogno quasi ossessivo di ordine e di routine che si riflette in moltissimi dettagli quotidiani».

Piccoli gesti, come allacciarsi le scarpe o radersi, gli risultano complicati e sono un problema anche i rapporti con gli altri: sostenere una conversazione gli crea crisi di panico.

Con grande caparbietà, però, Daniel s’impegna a vincere tutte queste sfide e nel libro racconta in modo onesto e accattivante come ci è riuscito. Si ha l’impressione di essere presi per mano dall’autore e condotti a scoprire un nuovo mondo dove tutto funziona al contrario: è difficile lavarsi i denti ma si possono memorizzare 22.514 decimali di pi greco e imparare una nuova lingua in quattro giorni.

Anche medici e scienziati sono affascinati da questa sua straordinaria capacità di chiarire i meccanismi psichici: lo stanno studiando e cercano di utilizzare le sue esperienze sia per approfondire la comprensione di alcune patologie sia per tentare di migliorare i normali processi di apprendimento. È notevole in Tammet l’abilità nell’analizzare sentimenti e percezioni. L’amicizia è descritta come un processo delicato e graduale da non affrettare o imprigionare. La immagina come una farfalla bella e fragile: qualsiasi tentativo di afferrarla mentre sta volando la distruggerebbe. Innamorarsi, scrive Tammet, è diverso da qualsiasi altra cosa e non c’è un modo giusto o sbagliato per farlo: non esiste un’equazione matematica per la storia d’amore perfetta.
«Se dieci anni fa avessero detto ai miei genitori che avrei vissuto per conto mio, che avrei avuto una relazione sentimentale e una carriera, non ci avrebbero creduto».
Erano preoccupati per questo figlio perché, come tanti, tendevano a far coincidere la normalità con la felicità e la realizzazione. Questo libro rompe gli schemi e fa capire come l’amore e la costanza riescano a vincere qualsiasi difficoltà e, soprattutto, come sia «importante insegnare ai figli ad avere fiducia nei sogni, perché sono i sogni a plasmare il futuro di ciascuno di noi».
https://webrighe.wordpress.com/2009/11/05/4030/



Daniel non distingue la destra dalla sinistra, ma sa recitare 22.514 decimali del pi greco. [...]
Il 37 è grumoso come semolino, l'89 è neve che cade, i numeri primi sono lisci come ciottoli. Il 31 gennaio 1979, il giorno della sua nascita, è azzurro, come lo sono il 9 e tutti i mercoledì.
Così Daniel vede i numeri: come forme e colori che si combinano in calcoli mentali istantanei.
Qual è il suo segreto? Una forma di autismo chiamata sindrome di Asperger, che si accompagna a qualità fuori dal comune, tra cui una memoria strabiliante, ma anche terribili difficoltà ad affrontare la vita quotidiana.
Daniel è un bambino molto solo: a scuola bersaglio dei bulli, a casa irrimediabilmente diverso, per quanto amato, dagli otto fratelli e sorelle. È un adolescente tormentato e timido, perennemente sfasato dalla società dei suoi coetanei, da codici comunicativi che non capisce e non sa usare.
E anche da adulto la vita è faticosa:
ha seri problemi di coordinazione, deve mangiare ogni mattina l'identica quantità di cereali, non può uscire di casa se prima non ha contato gli indumenti che indossa.
Ma l'appoggio della famiglia, l'impegno a viaggiare e ad aprirsi a nuove esperienze, e la scoperta dell'amore con Neil, il compagno conosciuto grazie al primo computer, daranno alla sua vita una direzione nuova e un nuovo slancio.
I molti esperti che da anni studiano affascinati la sua mente hanno definito Daniel Tammet “la Stele di Rosetta dell’autismo”, per la sua capacità eccezionale di raccontare i meccanismi del proprio pensiero, di descrivere percezioni e sentimenti. Per questo Nato in un giorno azzurro non è solo una testimonianza unica, un viaggio nella psiche di un genio, ma anche una storia entusiasmante che come nessun’altra racconta e spiega la diversità. E ricorda che, a dispetto di qualunque malattia e difficoltà, la fiducia, la perseveranza e l’amore sono la chiave per una vita piena e felice.

https://www.ibs.it/nato-in-giorno-azzurro-mistero-libro-daniel-tammet/e/9788817020091


Sinestesia.
La percezione dei numeri come colori o sensazioni è una forma ben documentata di sinestesia, sebbene il livello di dettaglio e la specificità dell'immagine mentale dei numeri da parte di Tammet sia realmente inconsueta. Nella sua mente, egli riferisce, ciascun intero fino a 10.000 ha una sua unica forma, colore, struttura e sensazione tattile. Egli può "vedere" in modo intuitivo i risultati dei calcoli come se fossero dei paesaggi sinestetici, senza dover fare alcuno sforzo mentale consapevole; inoltre può "avvertire" se un numero è primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente e il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un'immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un'immagine distinta[1][2].

Tammet non si è limitato a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione all'acquerello del Pi greco.

Tammet è stato protagonista di un documentario nel Regno Unito, dal titolo The Boy With The Incredible Brain, inizialmente trasmesso dal canale televisivo britannico Channel Five il 23 maggio 2005.[3] Il documentario mostrava i momenti salienti della recita della sequenza del Pi greco, dello studio in una settimana dell'islandese (lingua che è considerata oltremodo difficile) e del suo incontro con Kim Peek, un altro famoso "genio".

In un momento dello show, Peek abbraccia Tammet e gli dice, "Un giorno sarai grande quanto lo sono io", cui segue la replica di Tammet che dice "si tratta di un complimento bellissimo, di un grande obiettivo da raggiungere".

Pi greco.
Tammet detiene il record europeo di recitazione delle cifre decimali del Pi greco, avendone declamate 22.514 in poco più di cinque ore [4].


Capacità linguistiche.
Tammet parla undici lingue tra cui l'inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l'estone, l'islandese, il gallese e l'esperanto.

Apprezza particolarmente l'estone, dal momento che è una lingua ricca di vocali. Tammet sta costruendo una nuova lingua chiamata Mänti. Il Mänti ha diverse caratteristiche correlate con il finnico e l'estone, dal momento che ambedue sono lingue ugrofinniche. Alcune fonti segnalano che Tammet abbia creato le lingue uusisuom e lapsi[7].

Tammet riesce ad imparare nuove lingue con una grande rapidità. Per dimostrarlo nel corso di un documentario per l'emittente "Channel Five", a Tammet è stato chiesto di imparare l'islandese in una settimana. Sette giorni più tardi, è comparso sulla televisione dell'Islanda, conversando in islandese, con il suo insegnante di lingua che, sbalordito, continuava a dire che non era "umano" e che si trattava di un "genio". Alcune parti dell'intervista che mostra Tammet che risponde alle domande in islandese sono state trasmesse in televisione nell'edizione del 28 gennaio 2007 dello show televisivo americano 60 Minutes[2].
https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Tammet





martedì 10 novembre 2015

AUTISMO ED HANDICAP GRAVE, 62 SCHEDE GRATUITE CON ATTIVITA' DIDATTICHE!




GIOVEDÌ 5 MARZO 2015


AUTISMO ED HANDICAP GRAVE, 62 SCHEDE GRATUITE CON ATTIVITA' DIDATTICHE!

Ecco a voi alcune schede di attività (complete di indicazioni ed esempi) per i concetti basilari, utili per la didattica con i bambini o ragazzi con handicap grave... provengono da un progetto sull'Autismo dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza (UST) e dai Centri Territoriali per l’Integrazione (CTI) della provincia di Vicenza ed ospitato presso l’IPSSCT Almerico Da Schio di Vicenza.


http://biancosulnero.blogspot.it/2015/03/autismo-ed-handicap-grave-62-schede.html

venerdì 11 settembre 2015

Autismo e differenze individuali: dalla ricerca alla pratica educativa. Esistono diversi tipi di autismo con manifestazioni e caratteristiche anche molto differenti tra loro. Questo ha implicazioni cruciali per il trattamento e per l’intervento educativo.


Dott.ssa Annarita Arso - Psiche Nessuno e Centomila
Oggi entra in vigore la prima legge nazionale in materia di autismo, avente tra i suoi obiettivi 
"la definizione di equipe territoriali dedicate, progetti di sostegno alle famiglie, strutture residenziali accreditate, progetti finalizzati all'inserimento lavorativo degli adulti con disturbi autistici". 

E allora, ripropongo un mio vecchio articolo sull'argomento, con l'augurio per tutti i bambini autistici e per le loro famiglie, che questo Ddl possa rappresentare solo il primo passo verso una società che desideri considerarsi inclusiva nei fatti, non solo nei buoni propositi.

"Lavorare con un bambino autistico significa entrare in contatto con la genuinità di una mente la cui logica ha rappresentato un’àncora di salvezza dall’angoscia di un mondo confuso e disorientante in cui il bene e il male sono divisi da un confine netto che ignora sfumature intermedie e mezze misure di circostanza. Piuttosto che concentrarsi sui suoi limiti allora, riconoscere le sue potenzialità, le sue risorse, la profondità del mondo che si spalanca davanti ai propri occhi quando si riesce a squarciare il velo delle sue paure, è il dovere moralmente imprescindibile di una società che desideri davvero considerarsi inclusiva".
Dott.ssa Annarita Arso - Psiche Nessuno e Centomila




Ci sono differenze enormi tra bambini definiti "autistici", al punto che nessuna terapia, neanche la più applaudita del momento, nessuna dieta, nessun approccio...vanno bene per tutti. Non a caso, i genitori (spesso IL genitore, perché uno dei due se la svigna) risultano i più stressati tra tutti i genitori di figli con disabilità. Perché viviamo nell'incertezza più assoluta riguardo cause e possibili soluzioni...neanche si trattasse di una malattia rara.




Autismo e differenze individuali: dalla ricerca alla pratica educativa


Esistono diversi tipi di autismo con manifestazioni e caratteristiche anche molto differenti tra loro. Questo ha implicazioni cruciali per il trattamento e per l’intervento educativo. 


L’Autismo è una condizione che ha un impatto profondo per la persona che ne è colpita, per i suoi familiari e per chi è coinvolto nell’intervento educativo e nella presa in carico.

Nonostante questo, il tema dell’autismo è stato a lungo trascurato dalla ricerca scientifica. Tale scarso interesse ha le sue origini in una serie di idee, che in seguito si sono rivelate infondate, sulla natura della sindrome, come l’idea che l’autismo sia una condizione molto rara o che si tratti di una reazione “psicologica” di chiusura al mondo esterno, non rilevante quindi per gli strumenti di indagine e le discipline scientifiche, come le neuroscienze, la genetica e le scienze comportamentali.

Tutto questo è cambiato. Nel corso degli ultimi vent’anni l’interesse della comunità scientifica nei confronti dell’autismo è aumentato con andamento esponenziale, portando a una rivisitazione cruciale di concetti e idee, allo sviluppo di direzioni di ricerca innovative e alla definizione di nuove strategie di intervento (Volkmar, McClure, Van der Gaag, Vivanti e Minderaa, 2012).

Il riconoscimento della rilevanza di questo fenomeno è stato in gran parte sollecitato dall’attività di associazioni di famiglie ed enti di tutela (come Autism Europe in Europa, la National Autistic Society nel Regno Unito e Autism Speaks in America) e dal progressivo contributo di operatori provenienti da diverse discipline che, partendo dal lavoro di pionieri come Lorna Wing, Michael Rutter, Eric Schopler e Donald Cohen, hanno reso possibile una nuova scienza e una nuova cultura dell’autismo. 

Tuttavia, insieme a importanti risultati, ci sono molte questioni aperte sulla natura di questo complesso fenomeno. Una delle più essenziali può essere riassunta nella domanda: ”Un autismo o molti autismi?”.

UNA CONDIZIONE UNITARIA?
Quando lo psichiatra Leo Kanner, nel 1943, descrisse per la prima volta la sindrome autistica, parlò di una condizione unitaria. In effetti, gli undici bambini descritti nel suo studio presentavano gli stessi sintomi: una profonda incapacità di interagire con gli altri, un uso anomalo del linguaggio, e una tendenza a voler fare sempre le stesse cose. Inoltre “apparivano” intelligenti, non avevano anomalie fisiche evidenti e mostravano interesse e curiosità verso il mondo fisico (in contrasto al disinteresse verso quello sociale).

Poiché Kanner fu il primo a dare il nome di “autismo” a questo gruppo di sintomi, si parla spesso di “autismo classico” in riferimento a bambini che hanno caratteristiche simili a quelle descritte nel suo studio.

Tony, per esempio, un bambino che seguo da anni, fin dalla prima infanzia mostrava pochissimo interesse verso i coetanei, non guardava nessuno negli occhi, non rispondeva quando i genitori lo chiamavano per nome, e tuttavia dimostrava un’attenzione marcata verso oggetti, numeri e figure geometriche. All’età di tre anni aveva sviluppato una conoscenza enciclopedica sulle bandiere dei paesi del mondo.

Da quando ha iniziato a parlare, ha sempre utilizzato il linguaggio quasi esclusivamente in riferimento a questa passione: basta mostrargli la foto o il disegno di una bandiera e lui è in grado di dire di quale paese si tratta. Tuttavia, se gli vengono mostrate le foto dei compagni di classe non sa dire come si chiamano.

Anche se bambini come Tony corrispondono perfettamente all’idea “classica” dell’autismo, ce ne sono molti che hanno caratteristiche estremamente diverse. Max, per esempio, un bambino con autismo che è stato diagnosticato alla stessa età di Tony, è molto interessato agli adulti e anche ai coetanei: li guarda negli occhi e sorride, li cerca continuamente, non vuole mai stare da solo. Tuttavia non sa giocare con gli altri bambini: li tocca e li abbraccia continuamente, ma non è in grado di condividere il materiale, aspettare il proprio turno, seguire la direzione del loro sguardo, imitarli e adeguare il suo comportamento all’interazione in corso – come un musicista che vuole stare insieme al resto dell’orchestra ma suonando per conto suo.

Gli interessi di Max non sono idiosincratici come quelli di Tony, ma sono altrettanto ripetitivi: gli piace guardare l’acqua che scorre, i titoli di coda dei film, e soprattutto gli piace osservare i bambini che fanno il girotondo, che può fissare per mezz’ora senza annoiarsi. Quanto al linguaggio, non ha mai imparato a parlare.

Secondo molti, il fatto che all’interno della categoria diagnostica di autismo siano inclusi bambini con caratteristiche così diverse come Tony e Max è l’ostacolo principale che ha impedito alla ricerca di definire con chiarezza le cause e il trattamento dell’autismo.


http://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/sostegno/autismo-e-differenze-individuali-dalla-ricerca-alla-pratica-educativa/

lunedì 27 luglio 2015

Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione. ricerca per individuare gli indicatori precoci dei Disturbi dello Spettro Autistico

ODFLab – Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione

La ricerca per individuare gli indicatori precoci dei Disturbi dello Spettro Autistico


RICERCA
Parte la rassegna di articoli dedicati alla ricerca e all’intervento elaborati dall’ODFLab – Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione. ll Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab) è un’unità operativa del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive  dell’Università degli Studi di Trento. Presso il Laboratorio si svolge attività di ricerca, di formazione e di applicazione clinica nell’area della psicopatologia dello sviluppo, della disabilità e del disagio socio-emotivo.

Il primo contributo è dedicato alla ricerca per individuare gli indicatori precoci dei Disturbi dello Spettro Autistico.

I disturbi dello spettro autistico attualmente sono la più diffusa patologia dello sviluppo e negli Stati Uniti ha una incidenza di un bambino ogni 88. In Italia non sono ancora stati fatti studi epidemiologici approfonditi ma si presuppone che i livelli di incidenza siano simili. I disturbi dello spettro autistico diventano evidenti nel secondo, terzo anno di età, quando risultano chiare le modalità diverse e spesso strane di entrare in contatto con le altre persone, le difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale e i comportamenti bizzarri nonché le difficoltà sensoriali.

Sebbene ci siano molte evidenze che l’autismo sia un disordine con forti componenti genetiche non esistono ancora indicatori o test biologici per confermarne la presenza. Un’accurata diagnosi di autismo appare realizzabile non prima dei 3 anni di età perché per farla si deve fare riferimento ai comportamenti linguistici, comunicativi e sociali. Identificare i segni precoci di disturbo dello spettro autistico nasce dall’esigenza di sviluppare e verificare interventi precoci che possano prevenire l’instaurarsi di disturbi secondari dello sviluppo ossia quei deficit sia relazionali che cognitivi, che non sono specifici della patologia, ma che sono acquisiti per mancanza di adeguata attivazione intersoggettiva e di supporto emotivo. È stato infatti sottolineato come interventi intensivi precoci in setting educativi ottimali producono risposte migliori in bambini diagnosticati entro il secondo anno di età. I miglioramenti riguardano sia il livello di funzionamento globale, sia le performance intellettuali.

Attualmente, basandoci su ricerche condotte attraverso l’analisi di home video familiari che le famiglie ci hanno gentilmente dato, siamo in grado di dare alcune indicazioni precise alle famiglie per riconoscere precocemente (dai 15-18 mesi) alcuni segni ed indicatori che devono destare attenzione e che devono spingere a rivolgersi subito a specialisti nel settore. Riportiamo di seguito alcuni comportamenti e alcune tipologie comportamentali che la ricerca condotta nel nostro laboratorio e pubblicata sulle più importanti riviste internazionali sul tema dell’autismo, ha individuato come possibili precursori dei disturbi dello spettro autistico:

Il pianto del bambino
il pianto è il primo comportamento comunicativo di un bambino. Recenti lavori condotti presso il Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione dell’Università di Trento hanno evidenziato come la struttura degli episodi di pianto nei bambini con ASD segua un andamento diverso da quello dei bambini con sviluppo tipico o con altra disabilità. In particolare, nei soggetti con autismo gli episodi di pianto si caratterizzano per la breve durata, la poca modulazione d’onda e la mancanza di picchi regolari. Gli autori hanno evidenziato che la frequenza fondamentale (f0), ossia il picco acustico che si sente quando si ascolta un pianto generalmente decresce nel corso del secondo anno di vita, mentre nel pianto dei soggetti con ASD non si evidenzia questo cambiamento nella frequenza fondamentale. Ciò potrebbe essere la causa di una difficile interpretazione del pianto dei bambini con autismo da parte degli adulti; infatti, i picchi di pianto più alti vengono generalmente percepiti come più negativi e anomali rispetto a picchi più bassi. In una situazione sperimentale che consiste nell’ascoltare gli episodi di pianto, adulti, sia genitori che non genitori, hanno espresso maggiori vissuti negativi nell’ascolto del pianto di bambini con ASD rispetto a quello di bambini con sviluppo tipico o con disabilità intellettiva, inoltre, hanno valutato gli episodi di pianto dei bambini con ASD più simili al pianto di bambini di un’età cronologica inferiore, e hanno riferito che tali episodi sono più difficilmente riconducibili ad una causa specifica. Ricerche più approfondite attraverso l’utilizzo di tecniche di risonanza magnetica funzionale, volte a verificare se l’ascolto di pianti dei bambini con ASD provochi una risposta cerebrale diversa rispetto al pianto dei bambini con sviluppo tipico, hanno dato risultati simili agli esperimenti comportamentali evidenziando una maggiore attivazione della corteccia uditiva primaria e di quelle aree implicate nell’elaborazione fonologica e nella discriminazione della voce oltre che a una maggiore attivazione dell’insula, area connessa al disagio e alla elaborazione degli stimoli negativi. Anche gli studi sul funzionamento cerebrale confermano la difficoltà nell’immediata comprensione del significato del pianto e il maggiore disagio e ansia suscitato dai pianti di bambini con ASD. Nel bambino con ASD, l’alterazione morfologica e strutturale del pianto determina la difficoltà del genitore a comprenderne il significato e di conseguenza una alterazione generale della relazione. Lavorare, precocemente, con i genitori per aiutarli a comprendere il significato di un pianto modificato e quindi non compreso, potrebbe evitare l’insorgere di problemi interattivi e di stress da parte dei genitori.
Raccomandazione: ascoltare i genitori quando affermano che il bambino piange troppo, che è molto irritabile e quando riportano di non essere capaci di calmarlo. Potrebbe, non essere vero, e potrebbe essere una manifestazione dell’ansia del genitore, ma potrebbe essere un importante segnale di difficoltà del bambino, di una difficoltà del bambino a regolare il proprio comportamento, così come il segnale di un disturbo importante e da trattare subito.

Anomalie nel movimento. Attualmente alcuni studiosi hanno evidenziato come ci siano delle differenze motorie tra soggetti tipici e soggetti affetti da autismo nella fase pre-deambulatoria e deambulatoria. 111Gli autori hanno evidenziato come il movimento sia compromesso almeno in alcune tipologie di soggetti con ASD. In particolare, negli studi condotti nel nostro laboratorio è stato evidente come nei bambini a 5 mesi possiamo già evidenziare bassi livelli di simmetria posturale, nella posizione di giacere. In effetti analizzando home video di bambini con ASD, con sviluppo tipico e con disabilità intellettiva, abbiamo verificato come in un sottogruppo di bambini con ASD era presente una percentuale 111significativamente maggiore di posture asimmetriche. Le posture analizzate con un sistema di codifica estremamente accurato hanno fatto emergere asimmetrie anche nelle successive posizioni dello star seduti e del camminare. E’ inoltre evidente un ritardo nell’ acquisizione delle prime tappe di sviluppo motorio (posizione eretta, seduta, in piedi, camminare) e una goffaggine nelle acquisizioni di motricità fine e nella coordinazione motoria (prendere, infilare, tenere un oggetto, incastrare).
Raccomandazione: guardare allo sviluppo del movimento del bambino, prestando attenzione al suo sviluppo globale, verificare se un ritardo del movimento è solo il risultato di una più lenta traiettoria di sviluppo o se è associato ad un più importante disturbo.

3. Assenza di gesti. I bambini con ASD mostrano gravi compromissioni nella comunicazione verbale e non verbale, ed in particolar modo nella produzione di gesti comunicativi. La presenza di deficit nell’utilizzo della gestualità per fini comunicativi è ampiamente sostenuta dalla letteratura clinica sull’autismo. In particolare è stato evidenziato come l’assenza del gesto dell’indicare a 15-18 mesi sia predittivo della comparsa in seguito della patologia.
Mentre i bambini con altre patologie dello sviluppo (es. sindrome di Down o disturbo del linguaggio) usano i gesti come via di comunicazione alternativa per compensare i deficit nello sviluppo linguistico, i bambini con ASD, invece, non compensano con il gesto le limitazioni nella comunicazione verbale. L’utilizzo del gesto si dimostra particolarmente povero sia rispetto alla frequenza della sua utilizzazione che alla qualità della sua esecuzione, a conferma dei deficit generalizzati nell’interazione sociale che caratterizzano questi bambini.

Raccomandazione: quando ci si accorge che un bambino, tra i 18 ed i 24 mesi, non indica, non fa ciao con la mano, non batte le manine imitando i gesti dell’adulto, si presti particolare attenzione. Se questa assenza di gestualità accompagna anche un repertorio scarso o assente di parole, rivolgersi ad uno specialista. Il bambino magari non sarà autistico, ma è sempre bene prestare attenzione e aiutare lo sviluppo dei comportamenti comunicativi e linguistici, se poi il bambino avrà anche altri segni che possono farci pensare ad un disturbo dello spettro autistico, iniziare l’intervento molto presto potrà essere utilissimo.

Conclusione. Osservare i primi segni di insorgenza della patologia è sicuramente molto utile; queste poche note non vogliono mettere un senso di ansia e incertezza nei genitori, ma vogliono piuttosto indirizzare quella continua osservazione che i genitori fanno dei loro figli. Vogliono inoltre dare significato e invitare i professionisti competenti a prestare attenzione alle richieste e alle osservazioni dei genitori. In molti anni di attività clinica abbiamo potuto sempre più osservare che i genitori di bambini con ASD hanno avuto fin da subito la percezione di qualcosa di diverso nello sviluppo del proprio bambino; questo disagio e queste osservazioni devono essere accolte e approfondite dai professionisti. Intervenire subito è la vera cura per i disturbi dello spettro autistico.



Per maggiori informazioni contattare ODFLab – Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione – Via Matteo del Ben 5 B, 38068 Rovereto (TN) – Tel. +39 0464 808115

Pubblicazioni relative agli indicatori precoci

Esposito G., Nakazawa J., Venuti P. & Bornstein MH. (2015) “Judgment of Infant Cry: The Roles of Acoustic Characteristics and SocioDemographic Characteristics”.Japanese Psychological Research, 57(2).

Esposito G., Rostagno, M. , Venuti P., Haltigan J.D.& Messinger D.S., (2014) “Brief Report: Atypical Expression of Distress During the Separation Phase of the Strange Situation Procedure in Infant Siblings at High Risk for ASD.” in Journal of Autism and Developmental Disorders, v. 2014, p. 975-980.

Mastrogiuseppe M., Capirci O., Cuva S.,  & Venuti P. (2014), “Gestural communication in children with autism spectrum disorders during mother-child interaction” in Autism,  p. 1-13.

Esposito G., Nakazawa J., Venuti P. &  Bornstein, M.H. (2013) “Componential deconstruction of infant distress vocalizations via tree-based models: a study of cry in autism spectrum disorder and typical development” in Research in Developmental Disabilities, p. 2717-2724 –
de Pisapia N., Bornstein M.H., Rigo P.,  Esposito G.,  de Falco S.,  Venuti P., (2013) “Gender differences in directional brain responses to infant hunger cries” in Neuroreport, v. 24 , 142-146.
Esposito G., Yoshida S., Ohnishi R., Tsuneoka Y., Rostagno M. del Carmen, Yokota S., Okabe S., Kamiya K., Hoshino M., Shimizu M.I, Venuti P., Kikusui T.I, Kato T.I & Kuroda K. O. (2013), “Infant calming responses during maternal carrying in humans and mice” in Current Biology, 739-745.

Esposito  G., Nakazawa J., Venuti P.& Bornstein M.H., (2012) “Perceptions of distress in young children with autism compared to typically developing children: a cultural comparison between Japan and Italy” in Research In Developmental Disabilities, v. 33, n. 4 p. 1059-1067. –

Venuti P.,  Caria A., Esposito G.,  de Pisapia N., Bornstein M.H.&  de Falco S., (2012)”Differential brain responses to cries of infants with autistic disorder and typical development: an fMRI study.” in Research In Developmental Disabilities, v. 33, n. 6. 2255-2264.

Esposito G.; Venuti P.; Bornstein M. H (2011) “Assessment of distress in young children: A comparison of autistic disorder, developmental delay, and typical development”.  Research In Autism Spectrum Disorders Volume: 5 Issue: 1510-1516

Esposito G,; Venuti P., Apicella F.& Muratori, F, (2011) “Analysis of unsupported gait in toddlers with autism”. Brain & Development 33, 367–373

Scalzeri C., Esposito G., Venuti P. (2011) “Indicatori diagnostici dell’autismo nei primi due anni di vita: l’analisi del movimento”. Autismo e Disturbi Dello Sviluppo  Vol. 9, n. 2,

Esposito, G.& Venuti, P. (2010) “Developmental changes in the fundamental frequency (f0) of infants’ cries: a study of children with Autism Spectrum Disorder”, Early Child Development and Care, 180:8, 1093 – 1102,

Esposito G. ; Venuti P. ; (2010) Understanding early communication signal in autism : a study of the perception of infants’ cry. Journal of Intellectual Disability Research 54(3): 216-223.
Esposito G. & Venuti P. (2009) “Symmetry in Infancy: Analysis of Motor Development in Autism Spectrum Disorders”. Symmetry, 1:215-225.

Esposito G. & Venuti P.  (2009) “Typical and atypical expression of distress: A study on cry”. International Public Health Journal. Vol. 1, 2, pp 141-150.

Esposito G, Venuti P., Maestro S. & Muratori F. (2009). “An exploration of symmetry in early autism spectrum disorders: Analysis of lying.” Brain & Development, vol. 31; p. 131-138

Esposito G.& Venuti P. (2009). “Early communicative channel in childhood: Development and Impairment”. In: REED M.A. ED. Children and Language: Development, Impairment and Training. , NY: Nova Science Publishers, Inc.

Venuti P.& Esposito G. (2008). “Il pianto come indicatore precoce del disagio.” Infanzia e Adolescenza, vol. 7(1); p. 47-53

Esposito G.& Venuti P. (2008) .”Analysis of toddlers’ gait after six months of independent walking to identify autism.” Perceptual and Motor Skills, 106:259-269.

Esposito G.& Venuti P. (2008) “How is crying perceived in children with Autistic spectrum Disorder? “Research in Autistic Spectrum Disorder, 371-384

Venuti P. & Esposito G. (2007) “Come piangono i bambini con disturbo dello spettro autistico?”. Psicologia Clinica dello Sviluppo, XI, 2, 325-344.




[1] Ricerche condotte all’interno dell’ODFLab dal 2003 ad oggi con il coordinamento di Gianluca Esposito e Paola Venuti




sabato 20 giugno 2015

Tony Attwood. Diversità nello spettro autistico. “Non si lancia il cane dalla finestra!”….. Frase apparentemente senza senso che per il ragazzo ha oggi il valore di regola e norma da rispettare assolutamente. Ma da dove arriva questa regola? Quello che serve è forse cambiare prospettiva e tutto diventerà più chiaro. New York, grattacielo, appartamento al 5 piano, peluche di animali e un bambino curioso che li prova a lanciare dalla finestra per vedere che cosa accade, e la madre che arriva in cucina proprio mentre sta lanciando il cane di pezza e allora da qui “Non si lancia il cane dalla finestra”, che da frase legata ad un episodio specifico per quel bambino è diventata una regola assoluta di vita, che il ragazzo asperger ripete ad anni di distanza dal fatto accaduto.


Infinite diversità nello spettro autistico – Report dal Congresso

Il 28 e 29 maggio si è svolto presso il collegio internazionale Seraphicum, Roma, un viaggio di andata e ritorno alla scoperta delle persone con disturbi che rientrano nello Spettro Autistico.

Questo viaggio è stato guidato sapientemente da Tony Attwood, psicologo clinico inglese, di scuola cognitivo-comportamentale, che esercita a Brisbane, in Australia. Attwod negli ultimi 30 anni si è specializzato nel trattamento delle persone Asperger e dello Spettro Autistico. In questi due giorni Attwood ha utilizzato un linguaggio semplice e diretto e si è preso cura del suo pubblico fatto di familiari, educatori, psicologi e logopedisti traghettandolo alla scoperta di strategie e modalità di intervento per poter rendere un bambino con autismo un adulto indipendente. Il lavoro di questi giorni ci ha permesso di apprendere diversi strumenti da mettere nella nostra cassetta degli attrezzi per poter supportare i bambini e i ragazzi autistici nel miglioramento delle loro capacità comunicative e delle loro abilità sociali.

Diversi sono gli aneddoti raccontati da Attwood in questi due giorni tra cui il racconto di un ragazzo ormai adolescente che in colloquio dice: “Non si lancia il cane dalla finestra!”….. Frase apparentemente senza senso che per il ragazzo ha oggi il valore di regola e norma da rispettare assolutamente. Ma da dove arriva questa regola? Quello che serve è forse cambiare prospettiva e tutto diventerà più chiaro. New York, grattacielo, appartamento al 5 piano, peluche di animali e un bambino curioso che li prova a lanciare dalla finestra per vedere che cosa accade, e la madre che arriva in cucina proprio mentre sta lanciando il cane di pezza e allora da qui “Non si lancia il cane dalla finestra”, che da frase legata ad un episodio specifico per quel bambino è diventata una regola assoluta di vita, che il ragazzo asperger ripete ad anni di distanza dal fatto accaduto.

Tempi differenti, modalità diverse di espressione delle emozioni, tipo di pensiero che si allontana dagli standard dei normotipici sono tra le peculiarità di chi vive la sindrome di Asperger. Vive perché, come fa notare A. Attwood, non si soffre di sindrome di Asperger, si soffre delle difficoltà che si incontrano nell’essere capiti e accolti dagli altri. Nel quadro che l’americano, ormai di adozione Australiana, dipinge la terapia di maggiore successo risulta essere quella cognitivo comportamentale.

Grazie all’approccio tipico della CBT diventa infatti immaginabile e possibile intervenire sugli apprendimenti che costano maggiore fatica a soggetti Asperger. Durante gli anni ’90 la CBT (Cognitive Behaviour Therapy) è stata adattata da Tony Attwwod allo spettro autistico.

Le terapie cognitive-comportamentali sono disegnate per le persone tipiche e quelli con l’Asperger hanno un cervello collegato in modo diverso, non sbagliato, ma diverso. Queste psicoterapie sono state elaborate per persone tipiche che hanno l’abilità di esplorare, descrivere e analizzare i propri pensieri e sentimenti in modo intuitivo, ma per le persone Asperger non è così facile. Quello di cui c’è bisogno sono psicoterapeuti che realmente comprendano questo diverso modo di pensare e le diverse esperienze di vita e come adattare queste terapie per gli Asperger.

in questo modo Attwood spiega come adattare gli intevernti CBT alle persone con caratteristiche Asperger.

 Muoversi in contesti sociali, capire le emozioni e leggere i segnali non verbali sono infatti abilità che non si sviluppano in modo innato o grazie ad apprendimenti per esperienza. 

I soggetti Aspie hanno bisogno di essere istruiti, hanno bisogno che gli sia spiegato come interagire con gli altri. Il cambiamento dei comportamenti istintivi riesce a consentire, a soggetti ad alto funzionamento, un inserimento reale e concreto nelle realtà sociale. Il costo, in termini di fatica vera e propria, rimane però alto. La tentazione di rispondere alla moglie che chiede se è grassa con un: “non sei grassa, sei obesa, il tuo indice di massa corporea supera…..” richiede uno sforzo cognitivo. È necessario ricordarsi che le norme sociali alle volte si scontrano con l’estrema schiettezza ed onestà e richiedono la capacità di prendere in considerazione l’effetto che le nostre parole hanno sugli altri.

E allora partiamo proprio da qui, dalle dieci cose essenziali che un adulto che si relaziona con un bambino che soffre di questo disturbo dovrebbe tenere a mente:

  • Io sono un bambino
  • I miei sensi non si sincronizzano
  • Distingui fra ciò che non voglio fare e non posso fare
  • Interpreto il linguaggio letteralmente
  • Fai attenzione a tutti i modi in cui cerco di comunicare
  • Fammi vedere! Io ho un pensiero visivo
  • Concentrati su ciò che posso fare, non su ciò che non posso fare
  • Aiutami nelle relazioni sociali
  • Identifica che cos’è che innesca le miei crisi
  • Amami incondizionatamente


Nella prima giornata di lavori Attwood si è soffermato sulle caratteristiche e sulle difficoltà che un soggetto Asperger incontra, in particolare si è soffermato su 8 dimensioni centrali, portando esempi clinici e racconti di vita, che ci hanno permesso davvero di comprenderne il significato e il senso:

  • La Comprensione sociale
  • Le Abilità comunicative
  • La Sensibilità sensoriale
  • L’Ansia (come affrontarla? Impariamo insieme le tecniche cognitive, il rilassamento, la mindfulness e a fare attività fisica)
  • La resistenza al cambiamento
  • Il Livello di sviluppo cognitivo
  • Il Profilo di apprendimento
  • I Disturbi motori


Ecco alcune frasi tratte dall’esperienza clinica di Attwood:
Il taglio dei capelli è sempre stato un evento cruciale. Facevano male! Per cercare di calmarmi i miei genitori dicevano che i capelli sono morti e non avevano sensibilità. Era impossibile per me comunicare che la trazione del cuoio capelluto stava causando il disagio” 
Stephen Shore

“intensamente assorta, con il movimento di una moneta o un coperchio che ruotava non vedevo o sentivo nulla. Le persone intorno a me erano trasparenti e nessun suono si intrometteva nella mia compulsione. Era come se fossi sorda”...


La giornata si è conclusa ragionando sulle difficoltà e sui punti di forza della persona con Asperger nell’intrattenere relazioni sociali, e nel gestire le relazioni amicali. Per fare questo abbiamo visto come e in che modo i soggetti normotipici intrattengono e mantengono le relazioni interpersonali e per ogni blocco di età l’abbiamo confrontato con le modalità delle persone Asperger.

Durante la seconda giornata Tony Atwood ci ha presentato poi il programma e la struttura clinica del suo centro raccontandoci in dettaglio e con strumenti operativi e pratici alcuni dei progetti e dei programmi attualmente attivi, ci ha portato a ragionare sull’area tematica e sui contenuti dei singoli incontri. I temi principali sono: 
  • depressione
  • relazioni amicali 
  • bullismo
  • affettività 
  • sessualità 
  • gestione dell’ansia.


Durante la mattina c’è stato anche il tempo di ragionare sulla sessualità dei ragazzi Asperger, sui rischi, sul mancato confronto coi pari come strumento protettivo e orientativo rispetto alle scelte, sull’uso della pornografia come “ tutor” e come attività che risponde alla caratteristica di isolamento sociale e di rifugiarsi nell’immaginazione tipica di questi soggetti.

Il pomeriggio di venerdì è stato dedicato al trattamento della depressione secondo il protocollo CBT adattato per soggetti Asperger. Come nella giornata precedente molto utili sono stati gli strumenti operativi e gli esempi di casi clinici. 
Si parte da questa definizione:
la depressione è la sorella gemella dell’ansia, giocano insieme nella mente, raccogliendo energia mentale rubandola alle cose che vogliamo fare e pensare
per passare alla descrizione dei programmi CBT per i bambini e gli adulti con Sindrome di Asperger, che si dividono in più fasi.
  • La prima fase riguarda l’educazione cognitiva e affettiva, durante la quale i partecipanti imparano a conoscere le emozioni, ed è strutturata in discussioni ed esercizi sulla connessione tra cognizione, sentimento, comportamento, sensazioni fisiche ed il modo in cui ogni individuo concettualizza le emozioni e percepisce le varie situazioni. 
  • La fase successiva riguarda la ristrutturazione cognitiva ed include un programma di attività per mettere in pratica le nuove abilità acquisite. La ristrutturazione cognitiva modifica concetti e credenze disfunzionali. I partecipanti vengono incoraggiati a stabilire ed esaminare le prove sia contro che a favore delle proprie emozioni e dei propri pensieri per poi creare una nuova percezione di un evento specifico. Viene fornito un programma di attività con difficoltà crescente che permette ai partecipanti di esercitare le nuove abilità acquisite.


Ma quali sono le ragioni per una persona Asperger di sentirsi triste? 
Solitudine, essere rifiutati, essere vittima di bullismo, sentirsi sempre in ansia, essere annoiato, troppi cambiamenti nella propria vita, non avere abbastanza strategie per essere di nuovo felice sono solo alcuni dei motivi rintracciati da Attwood. Inoltre fattori come l’isolamento sociale, la mancanza di relazioni amicali significative, la bassa autostima, la difficoltà ad esprimere emozioni e pensieri, la disconnessione tra mente e corpo e la difficoltà a rispondere alla felicità altrui, prolungano lo stato depressivo e ne aumentano l’intensità. Anche in questo caso Attwood ci descrive il programma di esplorazione alla depressione attivo nel suo centro e ce ne spiega le fasi operative.

1. Qualità e abilità: quali sono le caratteristiche positive della persona, quali i punti di forza e di vulnerabilità?

2. Che cos’è la depressione? Dove introduce il concetto di contabilità energetica, facendo ragionare i partecipanti su quali sono le attività che a loro costano in termini di energia e quali attività li ricaricano.

3. Strumenti per combattere la depressione. Quali strumenti è possibile mettere dentro la nostra cassetta degli attrezzi personale? Strumenti di autoconsapevolezza, fisici, di pensiero, di rilassamento e di mindfulness che vengono insegnati ai partecipanti.

4. L’arte come forma espressiva

5. Avere un piano di emergenza: in questa fase i partecipanti ragionano e costruiscono la loro rete di sicurezza, si creano un piano operativo rispetto a cosa fare in caso di estrema difficoltà, quali sono le persone da contattare, cosa posso fare per stare subito meglio?

6. Il tuo futuro: nell’ultima fase si ragiona sugli obiettivi raggiunti, si consolidano gli strumenti della cassetta degli attrezzi e soprattutto si incentivano i contatti tra i partecipanti come rete di auto-supporto reciproco.

Entrambe le giornate si sono concluse con la testimonianza di alcune persone con sindrome di Asperger, che hanno condiviso con il pubblico la loro storia di vita e le loro esperienze, apportando alla conferenza un grande valore aggiunto, sentire la loro storia raccontata, vedere quali passi hanno fatto nell’acquisizione di una teoria della mente complessa, permette di collegare con un filo rosso le due giornate di lavori, quando la teoria si sposa bene con l’applicazione.

👤di Irene Giardini

http://www.stateofmind.it/2015/06/spettro-autistico-congresso/




ARTICOLO CONSIGLIATO:

Ispectrum, un serious game per l’autismo
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2015/06/spettro-autistico-congresso/





mercoledì 25 giugno 2014

Morta Lorna Wing, la psichiatra che ha sfatato il mito della “madre frigorifero” e “battezzato” la Sindrome di Asperger. La sindrome è stata battezzata “Asperger” in onore dell’intuitivo pediatra austriaco si caratterizza come una forma di autismo ad “alto funzionamento” che non comporta ritardi nello sviluppo cognitivo e del linguaggio ma una persistente compromissione delle interazioni sociali insieme a schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati e allo sviluppo di interessi molto ristretti.

Morta Lorna Wing, la psichiatra che ha sfatato il mito della “madre frigorifero” e “battezzato” la Sindrome di Asperger.   

Se n’è andata Lorna Wing, la psichiatra inglese che ha dato un contributo fondamentale alla conoscenza e al trattamento delle persone con autismo nonché la prima, nel 1981, a classificare un sottogruppo di autismo definito da lei come sindrome di Asperger.
Fondatrice della “National Autistic Society” nel Regno Unito del 1962, la Wing riprese gli studi ormai dimenticati di Hans Asperger, un famoso pediatra austriaco che aveva individuato e studiato un gruppo di bambini accomunati da una serie di caratteristiche mai descritte negli anni prima ovvero negli anni Quaranta del secolo scorso.

Meriti

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Hans Asperger
La sindrome è stata battezzata “Asperger” in onore dell’intuitivo pediatra austriaco si caratterizza come una forma di autismo ad “alto funzionamento”  che non comporta ritardi nello sviluppo cognitivo e del linguaggio ma una persistente compromissione delle interazioni sociali insieme a schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati e allo sviluppo di interessi molto ristretti.
“È stata una vera pioniera nel campo degli studi relativi all’intero spettro autistico – commenta Giovanni Valeri, neuropsichiatra presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma –. È suo il merito di aver attuato le principali rivoluzioni nella conoscenza dell’autismo”.

Primi studi

Leo Kanner
Negli anni Settanta la Wing condusse infatti , nei dintorni di Londra, un primo studio epidemiologico riuscendo a sfatare l’idea di Leo Kanner (contemporaneo di Asperger e il primo ad utilizzare il termine “autismo”). Questa teoria prevedeva che la patologia fosse spesso associata a un’intelligenza sopraffina e alla presenza di genitori freddi e distaccati. Lo studio condotto dalla Wing mise infatti in evidenza tre punti fondamentali:
  1. L’autismo nel 70% dei casi si associa a ritardo mentale,
  2. Non dipende dalle caratteristiche della madre.
  3. Interessa tutti gli strati sociali.
“Insomma Lorna Wing — commenta Valeri— con il suo lavoro è riuscita a dare un contributo enorme alla pratica clinica, sfatando concetti pericolosi”.

 I genitori “riabilitati”

Primo tra tutti il concetto di madre frigorifero, introdotto proprio con questi termini, negli anni Sessanta, da Bruno Bettelheim responsabile non solo di aver colpevolizzato intere generazioni di genitori, ma anche di aver minato alla radice la fiducia tra famiglie e i medici.
Grande il cordoglio espresso sulla pagina Facebook della National Autistic Society. Tra i primi a commentare l’accaduto un suo ex paziente, Ben che riporta “Ho conosciuto Lorna nel 1992 ed è stata lei a diagnosticarmi la sindrome di Asperger. Era una persona veramente speciale per me e la mia famiglia. Ci ha fatto capire cos’era la sindrome di Asperger e come condizionava le nostre vite. Era una donna gentile, affabile e piena di premure che abbiamo imparato ad amare e ad ammirare Siamo profondamente addolorati dal fatto che il mondo abbia perso una persona speciale come lei”.
Vogliamo ricordarla com’era : una donna umile e dedita al suo lavoro, riportiamo di seguito l’incipit nel libro diAdam Feinstein “Storia dell’autismo, conversazioni con i pionieri” in cui scrive: “Nulla è completamente originale. Tutto è influenzato da ciò che è stato prima”. 


http://www.portale-autismo.it/news/morta-lorna-wing/3827.html


mercoledì 28 maggio 2014

Temple Grandin. Il cervello autistico. Nel 1947, quando è nata Temple Grandin, l'autismo era stato appena battezzato e descritto da due psichiatri, che lo leggevano da prospettive pressoché opposte: Leo Kanner sembrava considerarlo un'ir­reparabile tragedia, mentre Hans As­per­ger era convinto che potesse essere compensato da qualche aspetto positivo, ad esempio una particolare originalità del pensiero e dell'esperienza, che con il tempo avrebbe magari condotto a conquiste eccezionali. Oggi, a distanza di settan­t'anni, il disturbo dello spettro autistico è più diffuso che mai, e viene diagnosticato a un bambino su ottantotto. Nel frattempo, tuttavia, gli studi si sono spostati dalla mente autistica al cervello autistico, dai reami della psicologia – che in passato colpevolizzava le «madri frigorifero» per carenza d'affettività – a quelli della neurologia e della genetica. Intessendo la sua esperienza personale con l'illustrazio­ne delle ultime ricerche sulle cause e i trattamenti del disturbo, Temple Grandin, coadiuvata da Richard Panek, ci introduce agli avanzamenti del neuroimaging a risonanza magnetica e agli effetti trasformativi indotti dal nuovo ap­proccio terapeutico mirato ai singoli sintomi che sta sostituendo le diagnosi «a taglia unica» di un tempo. Ma soprattutto ci aiuta a percepire l'autismo come modalità esistenziale al­ternativa, con peculiarità sociali e percettive che sono semplicemente diverse da quelle dei neurotipici e che, adeguatamente trattate e valorizzate, possono condurre a una vita del tutto coerente, e persino straordinaria. Il cervello autistico è non solo un aggiornatissimo resoconto di progressive acquisizioni cliniche, ma anche un viaggio all'interno di dinamiche ideative sorprendenti, come il particolare tipo di visualizzazione che consentì a van Gogh di rappresentare nella Notte stellata un «flusso turbolento» – quarant'anni prima che i fisici ne definissero la formula.



Nel 1947, quando è nata Temple Grandin, l'autismo era stato appena battezzato e descritto da due psichiatri, che lo leggevano da prospettive pressoché opposte: Leo Kanner sembrava considerarlo un'ir­reparabile tragedia, mentre Hans As­per­ger era convinto che potesse essere compensato da qualche aspetto positivo, ad esempio una particolare originalità del pensiero e dell'esperienza, che con il tempo avrebbe magari condotto a conquiste eccezionali. Oggi, a distanza di settan­t'anni, il disturbo dello spettro autistico è più diffuso che mai, e viene diagnosticato a un bambino su ottantotto. Nel frattempo, tuttavia, gli studi si sono spostati dalla mente autistica al cervello autistico, dai reami della psicologia – che in passato colpevolizzava le «madri frigorifero» per carenza d'affettività – a quelli della neurologia e della genetica. Intessendo la sua esperienza personale con l'illustrazio­ne delle ultime ricerche sulle cause e i trattamenti del disturbo, Temple Grandin, coadiuvata da Richard Panek, ci introduce agli avanzamenti del neuroimaging a risonanza magnetica e agli effetti trasformativi indotti dal nuovo ap­proccio terapeutico mirato ai singoli sintomi che sta sostituendo le diagnosi «a taglia unica» di un tempo. Ma soprattutto ci aiuta a percepire l'autismo come modalità esistenziale al­ternativa, con peculiarità sociali e percettive che sono semplicemente diverse da quelle dei neurotipici e che, adeguatamente trattate e valorizzate, possono condurre a una vita del tutto coerente, e persino straordinaria. Il cervello autistico è non solo un aggiornatissimo resoconto di progressive acquisizioni cliniche, ma anche un viaggio all'interno di dinamiche ideative sorprendenti, come il particolare tipo di visualizzazione che consentì a van Gogh di rappresentare nella Notte stellata un «flusso turbolento» – quarant'anni prima che i fisici ne definissero la formula.



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