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domenica 26 febbraio 2012

Esopo. Lo scorpione e la rana. La storia è questa. Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.

La storia è questa. Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede“Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Esopo, Lo scorpione e la rana

http://gandalf.it/stupid/scorpio.htm



Il potere della stupidità
Kali
Lo scorpione e la rana
Giancarlo Livraghi – marzo 2007
Disponibile anche in pdf
(migliore come testo stampabile)

scorpione

Questa immagine compare sulla copertina del libro
The Scorpion and the Frog di William A. Borst
(pubblicato nel novembre 2004)

Queste brevi osservazioni nascono da una nota nel capitolo 12 di Il potere della stupidità, dove (nella prima edizione) avevo commesso uno stupido errore. Immaginavo che“tutti” conoscessero l’apologo dello scorpione e della rana. Alcuni lettori (tutt’altro che distratti o male informati) mi hanno detto che non sapevano di che cosa si trattasse. Così ho capito dove avevo sbagliato: solo perché ci capita di sapere una cosa, non è ragionevole credere che la conoscano anche “tutti” gli altri. E comunque quella piccola fiaba “esopica” può meritare qualche commento.

Non è charo quali siano le sue origini. Qualcuno pensa che si possa attribuire a Esopo, ma non risulta che sia stata scoperta in un manoscritto di duemila anni fa, né che esistesse in greco o in latino per antica tradizione“orale”. Non si sa chi sia l’autore, ma pare che sia in circolazione da poco più di cinquant’anni. È diffusa in molte lingue. Sembra che il testo originale sia in inglese. Ma è possibile che derivi da una più antica origine africana, la fiaba di una rana sulle sponde del fiume Niger. Un’altra ipotesi è che derivi da una favola persiana del quattordicesimo secolo, “Lo scorpione e la tartaruga”. Sulle possibili fonti e analogie vedi le osservazioni nel post scriptum alla fine.
La storia è questa. Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede“Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Una delle prime citazioni note è nel film di Orson Welles Confidential Report (1955 – basato sul suo romanzo Mr. Arkadin). L’apologo è poi comparso, in varie forme, in un’infinità di racconti, articoli, film e programmi televisivi (fra cui un episodio di Star Trek – Voyager, la “sitcom” Gilmore Girls e una serie di cartoni animati giapponesi). E continua a essere citato (non semore a proposito) in varie circostanze.
Ci sono alcuni libri (e alcuni siti web) dedicati all’argomento – che è variamente interpretato in centinaia di migliaia di testi online.
Ci sono, naturalmente, elaborazioni sul tema. Se lo scorpione volesse uccidere la rana appena arrivato sulla riva opposta del fiume? Se la rana pensasse di far cascare lo scorpione nel fiume per mangiarlo quando è annegato? Se tutti e due finissero divorati da un pesce o da un uccello? Eccetera. Ma il senso vero della storia sta nella sua versione più semplice.
Il concetto è diffusamente applicato ad analisi storiche, o di cronaca contemporanea, sugli aspetti“oscuri” del comportamento umano.
Fra le tante varianti ce n’è una libanese, in cui la risposta finale dello scorpione è «Mia cara, questo è il Medio Oriente». Si potrebbe dire lo stesso anche in altre parti del mondo.
Ci si può sbizzarrire all’infinito sulle circostanze in cui qualcuno si colloca nel ruolo dello scorpione (o della rana). Il fatto è che in questa irritante fiaba c’è una fastidiosa verità: accade davvero che qualcuno si comporti in modo incomprensibile senza alcuna identificabile ragione se non che, chissà perché, “quella è la sua natura”.
Qual è la “morale della favola”? Credo che il significato più forte sia proprio la sua inspiegabilità. Un agire con danno per sé e per altri senza alcun comprensibile motivo. Una follia che si annida nella “natura” umana, di cui si vedono molti esempi. Alcuni, per fortuna, più comici che preoccupanti – ma altri, purtroppo, dolorosamente tragici.



Post Scriptum – aprile 2011

Per chi è interessato a un’esegesi storica, c’è un ampio e approfondito studio di Arata Takeda, dell’Università di Tübingen, “Blumenreiche Handelswege. Ost-westliche Streifzüge auf den Spuren der Fabel Der Skorpion und der Frosch”, pubblicato in Deutsche Vierteljahrsschrift für Literaturwissenschaft und Geistesgeschichte nel marzo 2011, da cui risulta che una fiaba intitolata “Lo scorpione e la tartaruga” potrebbe risalire all’antica tradizione sanscrita raccolta nel Panchatantra – ma non si trova in documenti precedenti alla versione persiana del quattordicesimo secolo. (Il Dr. Takeda ha l’intenzione di continuare ad approfondire la ricerca).
Il fatto è che, nei testi persiani finora reperibili, la storia non è mai uguale a “Lo scorpione e la rana”. Solo in alcune versioni muore lo scorpione – in nessuna la tartaruga. Non ci sono varianti in cui l’uno o l’altra si suicida o aggredisce senza motivo. Perciò è del tutto diversa “la morale della favola”.
È molto probabile che nella complessa mitologia dello scorpione si possano trovare origini che, come spesso accade con simboli, parabole e fiabe, sono condivise da diverse culture con radici antiche e profonde.
(Si cita, a questo proposito, anche il mostruoso personaggio di Gerione, nel dodicesimo canto dell’Inferno di Dante Alighieri, con “la venenosa forca ch’a guisa di scorpiòn la punta armava”).
Ma per ciò che più interessa, riguardo al potere della stupidità, occorre distinguere il significato dell’uccisore suicida “perché è la sua natura” da altre fiabe di cui è diversamente protagonista lo scorpione (o, con simbologia analoga, il serpente). Oppure la rana nel ruolo assassino.
Per esempio l’apologo “La rana e il topo” (nulla a che fare con la Batracomiomachia – è una fiaba attribuita a Esopo e ripresa da Jean de La Fontaine) ha un inizio simile a “Lo scorpione e la rana”, ma l’esito e il significato sono del tutto diversi. La perversa rana vuole annegare il topo. Tutti e due finiscono preda di un nibbio (o, in altre varianti, riescono a sfuggirgli). Tutt’altra storia e tutt’altra “morale”anche in “Il tonno e il delfino”. Il delfino insegue il tonno. Nella furia della caccia e della fuga tutti e due finiscono arenati su una spiaggia. Il tonno dice che gli dispiace morire, ma è contento che con lui muoia il suo nemico. Nulla di simile a “Lo scorpione e la rana” anche in “Il contadino e il serpente”. Si racconta in tante versioni diverse, che si concludono con risultati, e perciò significati, contrastanti.
Ci sono molte fiabe, in ogni genere di tradizioni, in cui la conseguenza di un errore o di un inganno è sconfitta o vendetta, gratitudine o tradimento, crudeltà o compassione, immeritata sofferenza o inaspettato “lieto fine”.
Ma, per quanto finora è stato possibile ricostruire, è “unica nel suo genere” la parabola dello scorpione e della rana.
Dalle più remote origini della preistoria fino alle cronache quotidiane dei nostri giorni, rimane fra le più insidiose forme di stupidità il fatto che un essere umano (o, in generale, un essere vivente) possa nuocere a sé e ad altri senza alcun comprensibile motivo, solo perché “è nella sua natura”.

ritorno
ritorno all’inizio

venerdì 16 dicembre 2011

Esopo. LA RANA E LO SCORPIONE. Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura



Bada di non perdere la sostanza quando cerchi di afferrare l'ombra.
Esopo, Favole


I malvagi non mutano indole neanche quando vengono trattati bene.
Esopo


Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura.
Favola di Esopo. LA RANA E LO SCORPIONE



La storia è questa. Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede“Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Esopo, Lo scorpione e la rana



Esopo - La Cicala (Italiana) e le Formiche (tedesche)
Era d'inverno, e le formiche stavano asciugando il loro grano, che si era bagnato. Ed ecco che una cicala affamata andò a chiedere loro del cibo. Ma le risposero le formiche: "Perché durante l'estate non hai fatto anche tu provviste?" Rispose la cicala: "Non ne avevo tempo, ma cantavo armoniosamente". E quelle, ridendole in faccia, le dissero: "Beh, se nel tempo estivo cantavi, d'inverno balla".



Uno "stravolgimento" della cicala e la formica...
niente male come "altra prospettiva" sulla quale riflettere...



Il dualismo giusto/sbagliato.


C'erano una volta un Orso e un'Ape che vivevano in un bosco ed erano grandi amici. Per tutta l'estate l'Ape raccolse il nettare dalla mattina alla sera, mentre l'Orso sdraiato sul dorso tra l'erba alta si crogiolava al sole. All'approssimarsi dell'inverno l'Orso vide che non aveva nulla da mangiare e pensò: "Spero che quell'Apina operosa dividerà un po' del suo miele con me". Ma l'Ape era introvabile - era morta di una patologia coronarica causata dallo stress.




Esopo - Il Cavallo e l'Asino
C'era un uomo che aveva un asino e un cavallo. Un giorno che stavano viaggiando per la strada, l'asino disse al cavallo: "Prendi un pò del mio carico se non vuoi vedermi morto". Ma l'altro non volle saperne. L'asino, sfinito dagli stenti, stramazzò e morì. Allora il padrone trasferì sul dorso del cavallo tutto il carico e in più la pelle dell'asino. Il cavallo allora piangendo esclamava: "Ahimè disgraziato! Che cosa mi è mai successo, povero infelice! Per aver rifiutato parte di quel peso, ora sono costretto a portarlo tutto, e in più anche la pelle". 




Esopo - La zanzara e il leone
"Io non ho paura di te, e tu non sei più forte di me; e allora di che genere è la forza che hai? Che graffi con le unghie e che mordi coi denti? Ma questo lo fa anche una donna che litiga col marito! Io sono davvero molto più forte di te. Se tu vuoi, misuriamoci anche in combattimento." E, dopo aver suonato la tromba, la zanzara si avventò trafiggendo l'avversario intorno alle narici, nelle parti senza peli della faccia.
Il leone, usando gli artigli, non riusciva ad altro se non a graffiare se stesso, finché decise di abbandonare la lotta. Allora la zanzara, che aveva vinto il leone, suonando la tromba e cantando vittoria volò via; ma impigliatasi in una ragnatela, mentre stava per essere mangiata, si lamentava che essa, abituata a lottare con animali più grandi di lei, doveva morire per via di un insetto insignificante come il ragno. 




Esopo - Il lupo e l'agnello
Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sp...orcare l'acqua a lui.
Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".
La favola dimostra che di fronte a coloro che hanno la propensione a commettere ingiustizie non può nulla neppure la difesa più giusta.




Esopo - Il leone e il topo
Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria. Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo. Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppiò a ridere e ...lo lasciò andare.

Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo. Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero. Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda. Dopo averlo restituito alla libertà, gli disse: "Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi."

La favola mostra come, col mutar delle circostanze, anche i potenti possono aver bisogno dei deboli.Una zanzara, avvicinatasi a un leone. 



Era d'inverno, e le formiche stavano asciugando il loro grano, che si era bagnato. Ed ecco che una cicala affamata andò a chiedere loro del cibo. Ma le risposero le formiche: "Perché durante l'estate non hai fatto anche tu provviste?" Rispose la cicala: "Non ne avevo tempo, ma cantavo armoniosamente". E quelle, ridendole in faccia, le dissero: "Beh, se nel tempo estivo cantavi, d'inverno balla".
Esopo - La Cicala e le Formiche.



Esopo: La volpe e l'uva
Una volpe che aveva fame, come vide su una vite dei grappoli sospesi, volle impadronirsene ma non poteva.
Allontanandosi disse fra sé: "Sono acerbi". Così anche alcuni uomini, non potendo raggiungere i propri scopi per inettitudine, accusano le circostanze.





Esopo - La volpe e la cicogna.
"La volpe e la cicogna erano buone amiche. Un tempo si vedevano spesso, e un giorno la volpe invitò a pranzo la cicogna; per farle uno scherzo, le servì della minestra in una scodella poco profonda: la volpe leccava facilmente, ma la cicogna riusciva soltanto a bagnare la punta del lungo becco e dopo pranzo era più affamata di prima. "Mi dispiace" disse la volpe "La ...minestra non è di tuo gradimento?" "Oh, non ti preoccupare: spero anzi che vorrai restituirmi la visita e che verrai presto a pranzo da me" rispose la cicogna. Così fu stabilito il giorno in cui la volpe sarebbe andata a trovare la cicogna.
Sedettero a tavola, mai i cibi erano preparati in vasi dal collo lungo e stretto nei quali la volpe non riusciva ad infilare il muso: tutto ciò che poté fare fu leccare l'esterno del vaso, mentre la cicogna tuffava il becco nel brodo e ne tirava fuori saporitissime rane. "Non ti piace, cara, ciò che ho preparato?"
Fu così che la volpe burlona fu a sua volta presa in giro dalla cicogna.
 




http://www.paroledautore.net/fiabe/classiche/esopo/leone-moscerino.htm


 

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