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mercoledì 19 ottobre 2016

Compra una Bibbia, non leggerla e sarai un cattolico. Compra una Bibbia, leggi solo quello che ti interessa e sarai un cattolico evangelico. Compra una Bibbia, leggila, analizzala e sarai un Ateo.

Compra una Bibbia, non leggerla e sarai un cattolico.
Compra una Bibbia, leggi solo quello che ti interessa e sarai un cattolico evangelico.
Compra una Bibbia, leggila, analizzala e sarai un Ateo.






Non tutti per fortuna vengono obbligati ad un credo religioso. Io sì, sono stata obbligata e me ne sono affrancata molto presto: a 9 anni ero già non credente, a 13 ho potuto smettere di andare a messa la domenica e alle feste comandate (che incubo!!!). Mia figlia è serenamente atea e non ha mai fatto religione... Io sono agnostica. Ho dovuto liberarmi con fatica da un'educazione cattolica, praticante e osservante. Leggendo e confutando... A 13 anni ho potuto smettere di andare a messa, da allora, solo per funerali. Per rispetto. Mia figlia è serenamente atea. Ovviamente lei non ha mai frequentato religione, neanche a scuola.



Sapete una cosa? 
Io ho constatato che la maggior parte dei credenti si attacca alla fede per paura della morte
Il terrore che dopo ci sia il nulla
Come diceva Fabrizio De André? 
"Se dio non esistesse bisognerebbe inventarlo, 
ed ė proprio quello che l'uomo ha fatto, da duemila anni".




Io mi sono letta tutto l'antico e nuovo testamento
Poi, non contenta, ho letto il corano
Veda e talmud non ancora. 
Comunque, ho deciso di leggerli da ragazzina, perché volevo conoscere bene, per potere confutare. 
Non credo di essere mai stata credente: da bambina credevo che Gesù Bambino mi portasse i regali. Scoperto l'inganno, a 9 anni (ebbene sì, un po' tardona), ricordo di avere pensato che non potesse esserci un dio buono, giusto, onnipresente e onnipotente e ho fatto la prima comunione con questa convinzione, contenta della festa e dei regali. Da allora sono agnostica (non sono atea).  
Il nuovo testamento, alla prima comunione l'avevo già letto. 
Per la bibbia ci ho messo molto di più, 
ma intorno ai 17-18 anni l'avevo già letta...




Dio è autore della Bibbia in quanto ha ispirato e ha assistito l'Autore umano a scrivere... 
Nessuno pensa che Dio ha dettato la Bibbia. 
Inoltre nella Bibbia ci sono varie concezioni del cosmo... 
ma come disse Galileo la Sacra Scrittura 
"ci dice come si va in cielo e non come va il cielo". [...]
La Bibbia è effettivamente Sacra Scrittura divinamente ispirata ma il cristianesimo non è una religione del libro. Solo indirettamente la Bibbia è Parola di Dio. La Parola breve e definitiva di Dio è invece una persona: Gesù Cristo. Lui è il Verbo fatto carne. Da Lui parte tutto e tutto a Lui riconduce. "ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza" Cf. 1 G1-3, Non dimenticare poi che la scienza sperimentale è figlia della fede cristiana e tanti uomini di scienza sono credenti. Non credo siano tutti stupidi:


Lorenzo Gentile:
Fabio Bertamini, ma scusa, un dio onnipotente che ha creato l'intero universo in 7 giorni non riesce a scrivere un messaggio da solo? E soprattutto, non lo poteva scrivere un po meglio. I credenti alle domande spesso appongono ipotesi ad hoc e si finisce sempre a ricondursi a credere in qualche mistero. Ma se affermate qualcosa l'onere della prova ce l'avete voi non lo scettico. Essere quantomeno scettico è più che legittimo. Poi si legge anche, e viene meno anche lo scetticismo.


Finn Saturn Io sono sia ateo che agnostico. Si può essere tutti e due o no ?

Io sono sia ateo che agnostico. Si può essere tutti e due o no ?


tecnicamente no, il primo esclude il secondo. 
Se credi nel Demiurgo, agnostico va molto più che bene.



Ebrei.
Gli ebrei si autodefiniscono "il popolo eletto da Dio".
Poiché io ho un concetto del tutto spersonalizzato del soggetto "Dio",
è evidente che nella mia filosofìa non c'è posto per popoli eletti, ogni popolo dovendo essere giudicato per il suo peso, le sue fortune e sventure, la traccia culturale che lascia di sé nella storia.
Il popolo ebraico, formatosi dal coacervo di numerose e non omogenee tribù nomadi, a partire dal XVIII secolo a.C, in quei territori del Medio Oriente che oggi costituiscono il Libano, Israele, la Palestina, e via via fino all'Arabia Saudita, all'Irak, agli Emirati, al Kuwait, venne nel tempo consolidandosi intorno all'elemento unificante di una religione monoteista che si è riconosciuta nel libro sacro della Bibbia (Vecchio Testamento), dalla quale si originò, attraverso il magistero di Cristo, la religione cristiana, che al Vecchio Testamento affiancò il Nuovo, costituito dai Vangeli.
Qualcuno ritiene che la storia degli ebrei sia contenuta nella Bibbia; ma non è cosi.
Come insegna Jean Bottero, docente di religioni semitiche nell'École Pratique des Hautes Études di Parigi, nel suo libro La nascita di Dio, la Bibbia è sì la storia della religione ebraica, non certo quella degli ebrei, la cui origine va ricercata in altre fonti, soprattutto assire e babilonesi, di civiltà cioè già affermate quando ancora gli ebrei erano nient'altro che un gruppo di tribù errabonde, senza scrittura e con una cultura tramandala oralmente.
Naturalmente la Bibbia, formata in molti secoli con l'assemblaggio di numerosi testi di diversa provenienza e importanza e relativi a materie diversissime fra di loro, parte in lingua aramaica, parte in lingua ebraica e parte in lingua greca, costituisce un testo di enorme interesse etnologico, soprattutto con riguardo alle leggende, ai costumi, agli eventi - veri o inventati -, necessari per fondare i miti dai quali la religione ebraica trae le proprie radici.
Manlio Cecovini, Dizionarietto di filosofia quotidiana.



La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia.
 Christopher Hitchen


CONVERSAZIONI DI FILOSOFIA;
“La collisione fra le nostre facoltà razionali e la fede organizzata, per quanto dovesse già essersi verificata nell’intimo di molti, ha la sua probabile scena originaria nel processo di Socrate del 399 a.C. non ha alcuna importanza, a mio parere, che neppure si sappia con certezza se Socrate sia esistito davvero. Le testimonianza circa la sua vita e le sue parole sono di seconda mano, quasi (ma non esattamente) come i libri della Bibbia ebraica e cristiana e i hadith dell’islam. 


La filosofia, in ogni caso, non ha bisogno di tali prove, dato che il suo terreno non è quello della sapienza «rivelata». Tuttavia, qualche plausibile elemento della vita di Socrate lo conosciamo (era un soldato coraggioso che può ricordare nell’aspetto Švejk; aveva una moglie megera; era afflitto da attacchi di catalessi) e tanto basta.
Dalle parole di Platone, il quale se non altro fu un testimone oculare, sappiamo che in un periodo di paranoia e tirannia ad Atene Socrate venne accusato di empietà, con la pena che ne conseguiva. Come emerge dalle nobili parole dell’<Apologia>, egli non cercò di salvarsi la vita dichiarando cose in cui non credeva, come faranno piú tardi altri uomini di fronte all’Inquisizione.
Sebbene non fosse un ateo in senso stretto, lo si reputava piuttosto appropriatamente un folle per la sua vocazione al libero pensiero e perché non accettava limiti alla ricerca rifiutando ogni dogma. Egli affermava che tutto ciò che «sapeva» era l’ampiezza della sua ignoranza (e questo, per me, è tuttora il crisma di una persona istruita).
Secondo Platone, il grande ateniese amava osservare riti e consuetudini della città, affermava che era stato l’oracolo di Delfi a ordinargli di diventare filosofo, e sul letto di morte, condannato a bere la cicuta, parlò di una possibile vita nell’aldilà, nella quale coloro che si erano disfatti del mondo attraverso l’esercizio della mente potevano continuare a condurre una vita puramente intellettuale. Ma anche in quel momento egli non mancò di distinguersi aggiungendo che poteva non essere cosí. La questione, come sempre, merita di essere indagata. La ricerca filosofica comincia là dove finisce la religione, proprio come, per similitudine, la chimica e l’astronomia iniziano quando vengono meno l’alchimia e l’astrologia.”
CHRISTOPHER HITCHENS (1949 – 2011), “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”, trad. di Mario Marchetti, Einaudi, Torino 2007, Capitolo diciottesimo ‘Una tradizione piú bella: la resistenza della razionalità’, pp. 244 – 245.


“ The original collision between our reasoning faculties and any form of organized faith, though it must have occurred before in the minds of many, is probably exemplified in the trial of Socrates in 399 BC. It does not matter at all to me that we have no absolute certainty that Socrates even existed. The records of his life and his words are secondhand, almost but not quite as much as are the books of the Jewish and Christian Bible and the hadiths of Islam. Philosophy, however, has no need of such demonstrations, because it does not deal in «revealed» wisdom. As it happens, we have some plausible accounts of the life in question (a stoic soldier somewhat resembling Schweik in appearance; a shrewish wife; a tendency to attacks of catalepsy), and these will do. On the word of Plato, who was perhaps an eyewitness, we may accept that during a time of paranoia and tyranny in Athens, Socrates was indicted for godlessness and knew his life to be forfeit. The noble words of the Apology also make it plain that he did not care to save himself by affirming, like a later man faced with an inquisition, anything that he did not believe. Even though he was not in fact an atheist, he was quite correctly considered unsound for his advocacy of free thought and unrestricted inquiry, and his refusal to give assent to any dogma. All he really «knew,» he said, was the extent of his own ignorance. (This to me is still the definition of an educated person.) According to Plato, this great Athenian was quite content to observe the customary rites of the city, testified that the Delphic oracle had instructed him to become a philosopher, and on his deathbed, condemned to swallow the hemlock, spoke of a possible afterlife in which those who had thrown off the world by mental exercise might yet continue to lead an existence of pure mind. But even then, he remembered as always to qualify himself by adding that this might well not be the case. The question, as always, was worth pursuing. Philosophy begins where religion ends, just as by analogy chemistry begins where alchemy runs out, and astronomy takes the place of astrology.”CHRISTOPHER HITCHENS, “God is not Great. How Religion Poisons Everything”, Twelve, New York 2007, Chapter Eighteen ‘A Finer Tradition: The Resistance of the Rational’, pp. 255 – 256. 

lunedì 16 giugno 2014

Il Faust e il Golem sono probabilmente le uniche due mitografie moderne ed entrambe sottendono il rapporto fra l'uomo e la hybris della conoscenza, del sapere. La leggenda del Golem si forma nell'ambito della mistica ebraica ed è ormai inscindibilmente legata alla Praga magica di Rodolfo d'Asburgo, ma proietta la sua inquietante presenza fino alla Praga di Meyrink e di Kafka, per arrivare fino a noi anche attraverso la letteratura a fumetti più intrigante e colta. Chi è il Golem o, per meglio dire, cosa è un Golem? Si tratta di robot, un umanoide impastato nell'argilla come Adàm, il primo uomo della Bibbia a cui la vita fu insufflata dall’ "alito" divino e che prima di diventare un essere umano, fu un Golem. Nel caso del Golem della tradizione mistica, la vita gli è suscitata attraverso arti cabalistiche la cui fonte è il sefer hayetziràh, il libro della creazione e che culminano con l'apposizione di un cartiglio su cui è vergata la parola ebraica emet, verità, sulla fronte o a all’altezza del cuore. La creazione del Golem più celebre della storia, è attribuita al grande rabbino praghese Yehudà ben Bezalel, noto anche come Rabbi Yehudà Löv, il Maharal. Il Golem è insieme potentissimo e fragile. Può prestarsi ad essere un umile servitore per i lavori più ingrati, ma può trasformarsi in un formidabile difensore contro le persecuzioni grazie alla sua tremenda forza. La sua natura di materia manipolata, lo porta tuttavia ad essere instabile, sofferente e confuso ed è necessario disattivarlo il Sabato, giorno della santità, perché non diventi distruttivo verso coloro che dovrebbe proteggere. Questo mito mistico, allude all'intera problematica del rapporto fra l'umano e il sapere che può manipolare la materia e gli habitat in ciascuna delle loro forme.

Il Golem della comunicazione

"Il Faust e il Golem sono probabilmente le uniche due mitografie moderne ed entrambe sottendono il rapporto fra l'uomo e la hybris della conoscenza, del sapere. La leggenda del Golem si forma nell'ambito della mistica ebraica ed è ormai inscindibilmente legata alla Praga magica di Rodolfo d'Asburgo, ma proietta la sua inquietante presenza fino alla Praga di Meyrink e di Kafka, per arrivare fino a noi anche attraverso la letteratura a fumetti più intrigante e colta. Chi è il Golem o, per meglio dire, cosa è un Golem? Si tratta di robot, un umanoide impastato nell'argilla come Adàm, il primo uomo della Bibbia a cui la vita fu insufflata dall’ "alito" divino e che prima di diventare un essere umano, fu un Golem. Nel caso del Golem della tradizione mistica, la vita gli è suscitata attraverso arti cabalistiche la cui fonte è il sefer hayetziràh, il libro della creazione e che culminano con l'apposizione di un cartiglio su cui è vergata la parola ebraica emet, verità, sulla fronte o a all’altezza del cuore. La creazione del Golem più celebre della storia, è attribuita al grande rabbino praghese Yehudà ben Bezalel, noto anche come Rabbi Yehudà Löv, il Maharal. Il Golem è insieme potentissimo e fragile. Può prestarsi ad essere un umile servitore per i lavori più ingrati, ma può trasformarsi in un formidabile difensore contro le persecuzioni grazie alla sua tremenda forza. La sua natura di materia manipolata, lo porta tuttavia ad essere instabile, sofferente e confuso ed è necessario disattivarlo il Sabato, giorno della santità, perché non diventi distruttivo verso coloro che dovrebbe proteggere. Questo mito mistico, allude all'intera problematica del rapporto fra l'umano e il sapere che può manipolare la materia e gli habitat in ciascuna delle loro forme

Ho ripensato angosciosamente a questa leggenda mitografica, riflettendo sull'immenso ed ipertrofico Golem comunicativo che abbiamo generato per servirci e per difenderci, come straordinario mezzo di informazione e come formidabile strumento di democrazia, ma non ci siamo preoccupati di contemperarlo con la pietas sabbatica, con il tempo del ricongiungimento a noi stessi, dell'uguaglianza e di quel senso primo che è l'integrità della vita per ció che essa è per sé. Senso di relazione con l'altro che passa per l'accoglienza, per il rispetto, per la contemplazione del suo splendore senza che venga sfregiato dalla pletoricità egocentrica della grafomania, della sua aggressività talora violenta, irresponsabile, perché protetta dalla pretesa neutralità del medium. Impariamo a frenare la bulimia autoreferenziale dell'esserci a tutti i costi hic et nunc, a lasciare spazio al silenzio, alla riflessione interiore, alla percezione dell'esistenza intima che ci circonda. Facciamolo prima che la nostra vita diventi solo sopraffazione".

Moni Ovadia

L'Unità - Voce d'Autore del 14 giugno 2014


venerdì 16 maggio 2014

Gore Vidal. Il grande male innominabile alla radice della nostra civiltà è il monoteismo. Da un testo barbarico dell'età del bronzo chiamato Antico Testamento si sono evolute tre religioni antiumane: ebraismo, cristianesimo e islamismo. Sono religioni di dèi celesti, e sono fortemente patriarcali: Dio è il Padre Onnipotente. Da qui il disprezzo bimillenario per le donne nei paesi che sono afflitti dal dio celeste e dai suoi rappresentanti maschi sulla Terra.


Il grande innominabile male alla base della nostra cultura è il monoteismo.
Da un testo barbarico dell'età del bronzo conosciuto come Antico Testamento si sono evolute tre religioni antiumane: ebraismo, cristianesimo e islamismo. Sono religioni di un dio celeste. Sono, letteralmente, patriarcali: Dio è il Padre Onnipotente. Da qui il disprezzo bimillenario per le donne nei paesi afflitti dal dio celeste e dai suoi delegati maschi in terra. Il dio celeste è geloso, ovviamente, e richiede totale obbedienza da ognuno sulla terra, ed egli non è là soltanto per una parte, ma per l'intero creato. Coloro che non lo riconoscono devono essere o convertiti o uccisi per il loro stesso bene. In ultima analisi, il totalitarismo è l'unico sistema politico che può davvero assecondare i fini del dio celeste. Qualsiasi movimento di natura liberale mette in pericolo la sua autorità e quella dei suoi delegati sulla terra. Un solo Dio, un solo Re, un solo Papa, un solo padrone in fabbrica, un padre-padrone in casa.
Gore Vidal
(da Literary and Political Critic of the New York Review of Books; citato in America First? America Last? America at Last? 


domenica 23 febbraio 2014

Gutenberg‬. il primo libro occidentale a caratteri mobili: una Bibbia latina a due colonne di 42 linee, la cosiddetta ‪#‎Bibbia‬ Mazarina. Non si sa esattamente quante furono le copie stampate, ma probabilmente furono circa 180 quelle su carta, più altre su supporti più lussuosi. Nonostante la rivoluzione apportata dalla sua invenzione, il padre della stampa morì in povertà e quasi cieco nel 1468.



23 febbraio 1455. Secondo alcune fonti, il tipografo tedesco Johann ‪Gutenberg‬ finisce in questi giorni di stampare il primo libro occidentale a caratteri mobili: una Bibbia latina a due colonne di 42 linee, la cosiddetta ‪‎Bibbia‬ Mazarina.

Non si sa esattamente quante furono le copie stampate, ma probabilmente furono circa 180 quelle su carta, più altre su supporti più lussuosi. Nonostante la rivoluzione apportata dalla sua invenzione, il padre della stampa morì in povertà e quasi cieco nel 1468.



lunedì 27 gennaio 2014

Ehrman Bart. I cristianesimi perduti. Apocrifi. sette ed eretici nella battaglia per le sacre scritture.




Fuga da Flatland:
A leggere alcuni testi gnostici si ha, quasi, l'impressione che terribili eventi, come Auschwitz appunto, non siano che manifestazioni particolari di una condizione generale della umanitá, altrettanto drammatica. Auschwitz non costituirebbe tanto l'eccezione, ma la regola. A volte l'eccessivo focalizzarsi sul particolare rischia di far perdere di vista il quadro generale. La vecchia questione dell'albero e della foresta....

Qualcuno decise che soltanto quattro di questi antichi vangeli sarebbero stati accettati come parte del canone, ma come fece a decidere? E quando? Come possiamo sapere che aveva ragione? E che cosa accadde agli altri libri?

Secondo alcuni cristiani del secondo e terzo secolo il mondo era un errore cosmico creato da una divinità malvagia (Demiurgo) come luogo di detenzione per imprigionare gli uomini e soggiogarli al dolore e alla sofferenza.
Ehrman Bart D. - I cristianesimi perduti. Apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le sacre scritture

giovedì 2 gennaio 2014

Daniele Luttazzi. In Italia non abbiamo avuto l'Illuminismo ma abbiamo avuto la Chiesa, il che è una gravissima pecca. Il risultato è che l'italiano è abituato ad avere altri che interpretino i testi per lui.


In Italia non abbiamo avuto l'Illuminismo ma abbiamo avuto la Chiesa, il che è una gravissima pecca. Il risultato è che l'italiano è abituato ad avere altri che interpretino i testi per lui.
Daniele Luttazzi




E' una battuta, in Italia ci sono stati almeno due centri importanti dell'Illuminismo: Milano e Napoli.





Abbiamo avuto un pò di Illuminismo: G.Filangeri, Genovesi, f. Galiani, P.e A.Verri,C.Beccaria.....




... non solo in Italia la Verità viene mistificata; la gravante è che ai più fa comodo crederci ...

venerdì 18 gennaio 2013

Richard Dawkins. L'illusione di dio. Il Dio dell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato

Il Dio dell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura:
geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica; un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio. Quelli di noi che si sono familiarizzati con i suoi metodi fin dall'infanzia hanno finito per non accorgersi più di quanto siano orrendi.
Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


"A quanto mi pare di capire, la religione cristiana è stata ed è una rivelazione.
Ma com'è potuto accadere che milioni di favole, storielle, leggende si siano mescolate con le rivelazioni ebraica e cristiana, trasformandosi nella più sanguinaria religione mai esistita."
John Adams
cit. Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


"Quasi rabbrividisco al pensiero di dover alludere all'esempio più fatale di abuso del dolore che la storia dell'umanità abbia conosciuto: la Croce. Pensa a quali calamità quella generatrice di dolore ha prodotto!"
John Adams in una lettera a Thomas Jefferson
cit. Richard Dawkins. L'illusione di dio, 2006


La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente.
Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare.
Richard Dawkins. Il Fiume della Vita


Un ateo è semplicemente qualcuno che pensa a Jahvè nello stesso modo in cui un buon cristiano pensa a Thor, a Baal, o al Vitello d'oro. Siamo tutti atei rispetto alla maggior parte degli dei cui l'umanità abbia mai creduto. Alcuni di noi vanno semplicemente un dio più in là.
Richard Dawkins


In un pugno di terra à sono circa 25 miliardi di batteri. Quattro volte l'intera popolazione umana del pianeta. Noi uomini e gli animali che possiamo effettivamente guardare siamo solo una minuscola frazione della vita sulla Terra. Nella prospettiva dell'universo e del tempo geologico noi siamo insignificanti. Alcune persone vivono questo pensiero inquietante, perfino spaventoso. Come Darwin, io trovo la realtà eccitante.
Richard Dawkins



"L'evoluzione non ha un obiettivo a lungo termine. Non c'è un bersaglio lontano, nessuna perfezione finale funge da criterio per la selezione, anche se la vanità umana accarezza la nozione assurda che obiettivo finale dell'evoluzione sia la nostra specie. La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine. Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio; che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione. La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo."
Richard Dawkins






già, indifferente. La Natura, nel suo incessante processo di produzione e distruzione, non si cura dell'infelicità umana.




I geni all'interno del nostro DNA determinano come siamo fatti. Al punto che una teoria sostiene che siano loro a servirsi di noi, come "macchine" che ne assicurano la sopravvivenza. Saremmo quindi solo delle marionette al loro servizio. Ma c'è chi la pensa diversamente...


Richard Dawkins, “Il gene egoista”.
Genetica ed evoluzione: siamo uomini o marionette?
Di Giuditta Mitidieri in gennaio 2014, HP, Scienza, Scienza e Tecnologia
DNA Strands

Breve storia dei crolli d’autostima del genere umano con un’inaspettata possibilità di ripresa. 
Questa storia comincia dalla bella pensata di Copernico che da padroni dell’Universo che ci credevamo ci aveva relegati ad insignificanti e magari pure mal vestiti abitanti di uno dei tanti scialbi pianetucoli più o meno gassosi orbitanti attorno al Sole.

Cartesio aveva provato a rassicurarci: non importa dove siamo o quello che ci sta attorno perchè noi pensiamo, noi siamo uomini, e questo ci rende speciali e diversi da tutto e da tutti. Ma un paio di secoli dopo un signore barbuto di nome Charles ci fece notare che siamo animali tra gli animali e che siamo arrivati dove siamo arrivati solo perché, fondamentalmente, abbiamo avuto culo.

Nel 1895, gli ultimi impavidi fiduciosi antropocentrici e specisti che si erano ancorati all’estrema convinzione di avere il pieno controllo delle loro azioni e rimanevano aggrappati al concetto di sé come un bambino piagnucoloso alle gonne della madre, lessero “L’interpretazione dei sogni” e si dettero al nichilismo.

Se tutto questo non ci fosse bastato, come molti di voi sapranno, e avranno letto qui su L’Undici, l’ultima batosta al nostro ego ormai striminzito è arrivata nel 1976 quando Richard Dawkins, brillante biologo inglese, ha scritto il libro “Il gene egoista” in cui espone la sua tanto geniale quanto deprimente teoria. Riassumendo in poche parole, per Dawkins non solo siamo frutto di un’evoluzione caotica e di una selezione spietata, ma non siamo neanche l’unità base di questa evoluzione. Quest’unità sarebbe invece corrispondente ai geni, i segmenti che compongono il nostro DNA. Dalla notte dei tempi fino ad oggi queste prime macromolecole si sono replicate, ingegnate e fortificate fino a costruirsi delle gigantesche macchine protettive, che manipolano a distanza e grazie alle quali possono riprodursi e perpetuarsi all’infinito. Non serve specificare che queste grandi marionette siamo noi e che in pratica i geni se ne stanno in panciolle mentre noi facciamo il lavoro sporco per loro.

Ammettiamo che come prospettiva non sia così esaltante, insomma è una di quelle cose che ti fa venir voglia di non alzarti dal letto la mattina e di far bruciare il soffritto sul fuoco. Del resto che senso ha continuare a lavorare per questi astuti signori fatti di gruppi fosfati, zuccheri pentosi e basi azotate che non ci danno neanche uno stipendio decente? Ma visto che uno degli aspetti più esaltanti della scienza è che questa è in grado di mettersi continuamente in discussione e autocorreggersi, anche contro l’apparentemente definitiva tesi di Dawkins sono state avanzate critiche e perplessità.

Denis Noble, professore di fisiologia cardiovascolare a Oxford, ci propone nel suo “La musica della vita” una visione più ampia e anche più ottimista della scienza della vita. Prima di tutto, da un punto di vista di genealogia dell’esistenza, è più probabile pensare che geni e altre molecole si siano evoluti insieme e non che i geni abbiamo puramente fabbricato tutto il resto. Così per esempio è accaduto per i geni e le proteine che permettono la loro replicazione. Se Dawkins affermava che i geni dentro di noi se ne stanno “fuori dal contatto col mondo esterno” e ci determinano senza subire alcuna modifica, Noble ci ricorda invece che le ultime scoperte della biologia dicono il contrario. L’organismo è determinato non solo dai geni ma anche dal modo in cui questi geni si esprimono, i cosiddetti schemi di espressione genica, che sono profondamente influenzati dal mondo esterno. Basti pensare al fatto che cellule contenenti lo stesso identico DNA diventano quello che sono (ovvero ossee, nervose, epiteliali etc.) a seconda di dove si trovano.

La visione semplicistica secondo cui il gene è progetto e costruttore del nostro organismo è per Noble non solo limitata ma anche decisamente sciocca. Se è vero che i geni sono necessari (anche se non sufficienti) per creare le proteine che ci compongono, occorre ricordare che un organismo non è una scatola piena di proteine sparse. Le proteine hanno senso in quanto si legano tra loro per formare altro, e questo è possibile grazie all’acqua, ai lipidi e a molte altre molecole totalmente svincolate dal “dominio” dei geni. Quello che ereditiamo realmente e che ci rende organismi unitari quindi non è solo la doppia elica che molti hanno eccessivamente idolatrato e idealizzato ma anche il contesto in cui questa si trova.

Durante il nostro concepimento riceviamo mitocondri, ribosomi, citoplasma della cellula uovo di nostra madre e, in una piccola e straordinaria parte, il mondo: la particolare chimica dell’acqua e dei lipidi che permetterà ai “mattoncini” proteici di unirsi e le cui forme e proprietà non dipendono dal DNA. Il gene è come una parola isolata da un contesto linguistico. È certo basilare per formare una frase di senso ma perde di significato se non è inserita in una cornice semantica e se non si conoscono le leggi di quella precisa lingua.

In definitiva Noble non demonizza la tesi genecentrica ma ci invita a mantenere una prospettiva più ampia, a non cedere alle eccessive semplificazioni e a non precipitare nel vorticoso processo che ci ha scomposti e frammentati nella disperata ricerca di un rassicurante “atomo della vita”. Quindi tiriamo un respiro di sollievo e, almeno per ora, teniamo d’occhio quel soffritto mentre riguadagniamo un briciolo di autonomia e dignità in quanto esseri umani perchè, per nostra fortuna, la realtà è sempre più complessa di come la immaginiamo.
http://www.lundici.it/2014/01/genetica-ed-evoluzione-siamo-uomini-o-marionette/







venerdì 28 dicembre 2012

Pico della Mirandola. Oratio de hominis dignitate. Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est. Non ti ho fatto del tutto nè celeste nè terreno, nè mortale, nè immortale perchè tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine


Ubi hominis dignitate est? 
Omnia caritas est
Pico della Mirandola

Tu potrai degenerare abbassandoti sino agli esseri inferiori che sono i bruti, oppure, seguendo l’impulso del tuo animo, rigenerarti elevandoti agli spiriti maggiori che sono divini.
Pico della Mirandola



"La filosofia mi ha insegnato a dipendere dalla mia coscienza, piuttosto che dalle opinioni altrui, e a pensare sempre non tanto a non essere giudicato male, quanto a non dire o fare io stesso qualcosa di male. [...] Ormai tutta questa speculazione filosofica (tale è la sventura del nostro tempo!) è fonte di disprezzo e di discredito, piuttosto che di onore e di gloria. A tal punto ha invaso quasi tutte le menti questa perniciosa e perversa convinzione, secondo cui la filosofia non deve essere assolutamente coltivata, o deve esserlo soltanto da pochi: come se avere chiarissime davanti agli occhi e a portata di mano le cause dei fenomeni, le vie della natura, il principio ordinatore dell'universo, i disegni divini, i misteri dei cieli e della terra, non abbia il benchè minimo valore, a meno che non si possa ricavarne un qualche prestigio o procurarsene un qualche guadagno. Anzi, siamo giunti (ahimè) a tal punto, che ormai non vengono ritenuti sapienti se non quanti rendono lucroso lo studio della sapienza."
Giovanni Pico della Mirandola, "Discorso sulla dignità dell'uomo"


Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.- [...] Nell'uomo nascente il Padre ripose semi d'ogni specie e germi d'ogni vita. E a seconda di come ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. [...] se sensibili, sarà bruto, se razionali, diventerà anima celeste, se intellettuali, sarà angelo, e si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, [...]. »
Giovanni Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate


Pico della Mirandola: ORATIO DE HOMINIS DIGNITATE. Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est.
Già il sommo Padre, già l'architetto divino aveva costruito, con le leggi della sua arcana sapienza, questa dimora terrena, questo tempio augustissimo della divinità, che è il nostro mondo. Già aveva posto gli spiriti ad ornamento della regione superna; già aveva seminato di anime immortali i globi eterei e riempito di ogni genere di animali le impure e lercie parti del mondo inferiore. Ma compiuta la sua opera, l'artefice divino vide che mancava qualcuno che considerasse il significato di così tanto lavoro, ne amasse la bellezza, ne ammirasse la grandezza. Avendo, quindi, terminata la sua opera, pensò da ultimo - come attestano Mosè e Timeo- di produrre l'uomo. [...] Ormai tutto era pieno, tutto era stato occupato negli ordini più alti, nei medii e negl'infimi. [...] Stabilì, dunque, il sommo Artefice, dato che non poteva dargli nulla in proprio, che avesse in comune ciò che era stato dato in particolare ai singoli. Prese pertanto l'uomo, fattura priva di un'immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, così parlò «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, nι un'immagine propria, nι alcuna peculiare prerogativa, perchè tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volontà quella dimora, quell'immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sarà pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz'essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell'arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perchè potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo. Non ti ho fatto del tutto nè celeste nè terreno, nè mortale, nè immortale perchè tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine.» O somma liberalità di Dio Padre, somma e ammirabile felicità dell'uomo! Al quale è dato di poter avere ciò che desidera, ed essere ciò che vuole. I bruti nascendo, assorbono dal seno materno ciò che possederanno. Gli spiriti superiori furono invece, sin dall'origine, o poco di poi, ciò che saranno eternamente. Il Padre infuse all'uomo, sin dalla nascita, ogni specie di semi e ogni germe di vita. Quali di questi saranno da lui coltivati cresceranno e daranno i loro frutti: se i vegetali, sarà come pianta, se i sensuali, diventerà simile a un bruto, se i razionali, da animale si trasformerà in celeste; se gl'intellettuali, diverrà angelo e figlio di Dio. E se di nessuna creatura rimarrà pago, rientrerà nel centro della sua unità, e lo spirito, fatto uno con Dio, verrà assunto nell'umbratile solitudine del Padre che s'aderge sempre al di sopra di ogni cosa. Chi ammira questo nostro camaleonte, o, anzi chi altri può ammirare di più?


L'uomo è un camaleonte che può servirsi a piacimento e secondo l'esigenza di una qualsiasi delle qualità che possiede, e questo gli da un vantaggio considerevole rispetto alle altre speci viventi. L'uomo è dotato quindi di una adattabilità invidiabile nonché del libero arbitrio. Questa libertà di realizzazione umana pone l'uomo al di sopra degli angeli stessi, i quali sono fissi nelle gerarchie celesti, senza alcuna possibilità di miglioramento.
Pico della Mirandola




Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est



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