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lunedì 27 gennaio 2014

Thomas Carlyle. Nel lungo periodo ogni governo è l’immagine esatta del suo popolo, con tutta la sua saggezza e stupidità; dobbiamo concludere quindi che com’è il popolo, così è il suo governo.


Nel lungo periodo ogni governo è l’immagine esatta del suo popolo, con tutta la sua saggezza e stupidità; dobbiamo concludere quindi che com’è il popolo, così è il suo governo. 
Thomas Carlyle

venerdì 30 agosto 2013

Massa. La massa non sa a cosa crede, non sa cosa dire, non sa spesso come amare, anzi tante volte sono persino nel giusto ma comunque non sapendolo rimangono nell'impotenza spirituale del non essere nella consapevolezza e per ciò rimangono ignoranti.


La massa non sa a cosa crede, non sa cosa dire, non sa spesso come amare, anzi tante volte sono persino nel giusto ma comunque non sapendolo rimangono nell'impotenza spirituale del non essere nella consapevolezza e per ciò rimangono ignoranti.


Eppure è il popolo che poi muovendosi ha cambiato gli eventi della storia. 
Il popolo è come il bue che placidamente rumina ma è anche un toro infuriato che è difficile fermare




domenica 21 luglio 2013

Carla Fracci. HO DANZATO NEI TENDONI, NELLE CHIESE, NELLE PIAZZE. SONO STATA UNA PIONIERA DEL DECENTRAMENTO. VOLEVO CHE QUESTO MIO LAVORO NON FOSSE D'ÉLITE, RELEGATO ALLE SCATOLE D'ORO DEI TEATRI D'OPERA. E anche quand'ero impegnata sulle scene più importanti del mondo SONO SEMPRE TORNATA IN ITALIA PER ESIBIRMI NEI POSTI PIÙ DIMENTICATI E IMPENSABILI. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio... Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato


HO DANZATO NEI TENDONI, NELLE CHIESE, NELLE PIAZZE. SONO STATA UNA PIONIERA DEL DECENTRAMENTO. VOLEVO CHE QUESTO MIO LAVORO NON FOSSE D'ÉLITE, RELEGATO ALLE SCATOLE D'ORO DEI TEATRI D'OPERA. E anche quand'ero impegnata sulle scene più importanti del mondo SONO SEMPRE TORNATA IN ITALIA PER ESIBIRMI NEI POSTI PIÙ DIMENTICATI E IMPENSABILI. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio... Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato.
Carla Fracci


LA DANZA è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile ed imprendibile. 
LE QUALITÀ NECESSARIE SONO TANTE. Non basta soltanto il talento, è necessario affiancare alla grande VOCAZIONE, la TENACIA, la DETERMINAZIONE, la DISCIPLINA, la COSTANZA.

Carla Fracci





Sull' Opera: Ballerine in blu (1899) Edgar Degas


 "Ballerine in rosa" olio su tela, 1880-85 
Boston, Museum of Fine Arts

venerdì 31 maggio 2013

Arbuckle. Non posso immaginarmi un popolo senza casa, eppure io vedo ogni giorno come vagano senza meta, come dei disperati cercano radici e cose che dovrebbero dare un senso alla loro vita. Povero uomo bianco nella tua violenza nel tuo splendore in tutto il tuo benessere hai perduto la tua eredità ora tu vuoi la mia allora prendila, io ne ho ancora.



Non posso
immaginarmi
un popolo senza casa,
eppure io vedo
ogni giorno
come vagano senza meta,
come dei disperati
cercano radici e cose
che dovrebbero dare un senso alla loro vita.
Povero uomo bianco
nella tua violenza
nel tuo splendore
in tutto il tuo benessere
hai perduto la tua eredità
ora tu vuoi la mia
allora prendila,
io ne ho ancora.


John Twobirds Arbuckle- Io ne ho ancora

venerdì 26 ottobre 2012

Cosa intende per nazione, signor Ministro? È una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria? Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?

 
 
Cosa intende per nazione, signor Ministro? È una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria? Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?
 Un anonimo risponde ad un ministro italiano, sec. XIX
 

giovedì 4 ottobre 2012

Luigi Pirandello. Quando i molti governano, pensano solo a contentar sé stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà

Quando i molti governano, pensano solo a contentar sé stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa:  la tirannia mascherata da libertà.
Luigi Pirandello


Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?
Luigi Pirandello, "I vecchi e i giovani"


❝E il copione? Il copione dov’è?
Dentro di noi, signore. Il dramma è dentro di noi.❞
Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore

Perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.
Luigi Pirandello

La singolarità vera e nuova, l'originalità, non è cosa che si procacci di fuori; si ha dentro o non si ha; e chi l'ha veramente non sa neppure d'averla e la manifesta con la maggiore semplicità.
Luigi Pirandello, La camminante

Un'ora breve di dolore c'impressiona lungamente; un giorno sereno passa e non lascia traccia.
Luigi Pirandello, L'esclusa

"Lasceremo il mondo come lo abbiamo trovato! Sono state inutili le parole e gli atti, i disegni amorosi, le utopie. Nulla avremo operato. Non abbiamo vissuto, siamo stati vissuti. Ci accendiamo e ci spegniamo, ognuno a sé presente per un attimo, e in quell'attimo quante idee, disegni, sentimenti, luci che paiono nostre senza appartenerci. Nulla appartiene a nulla; siamo membra di un'anima che eternamente si alza per un'altra eternità."
Luigi Pirandello


Non già, badiamo, ch’io opponessi volontà a prendere la via cui mio padre m’incamminava.[...] 
Mi fermavo ad ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre più da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi meravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d’una montagna insormontabile
Luigi Pirandello


«Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell'io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell'io. [...] Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuoCon gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto. »
 Luigi Pirandello, da un articolo del 1900



Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai un disinganno.
Luigi Pirandello

Il sentimento è cieco. Chi ama chiude gli occhi
 Luigi Pirandello. Trovarsi

 È molto più facile essere eroi che galantuomini. Eroe si può essere una volta tanto, galantuomo si deve essere sempre.
Luigi Pirandello


Chi veda soltanto una coda, facendo astrazione dal mostro a cui essa appartiene, potrà stimarla per se stessa mostruosa. Bisognerà riattaccarla al mostro; e allora non sembrerà più tale, ma quale dev’essere, appartenendo a quel mostro. Una coda naturalissima.
Luigi Pirandello, da "Il Treno ha fischiato"


E non vuoi capire che la tua coscienza significa appunto "gli altri dentro di te!"
 Luigi Pirandello



Ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, forse una piccolissima parte di quello che noi siamo. E tante e tante cose, in certi momenti eccezionali, noi sorprendiamo in noi stessi, percezioni, ragionamenti, stati di coscienza che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente.
Luigi Pirandello

 


 










lunedì 30 luglio 2012

Karl Popper. Perché la democrazia? «CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”.


Perché la democrazia? La risposta di K. Popper


«CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”. Già dopo queste primissime battute, «Chi deve comandare?» si rivela veramente come la domanda su cui si è costruita la teoria politica occidentale. Eppure, secondo Popper, questa è una domanda “irrazionale”. Chi si pone tale questione va infatti alla ricerca di della Ragione per cui a comandare deve essere uno piuttosto che un altro, quando in realtà, sostiene Popper, NON ESISTE ALCUNA RAGIONE PER CUI UNO DEBBA DI NECESSITÀ COMANDARE. LA DOMANDA È IRRAZIONALE POICHÉ CI SPINGE ALLA RICERCA DI QUALCOSA CHE NON ESISTE. NON ESISTE ALCUN FONDAMENTO ASSOLUTO ED INCONTROVERTIBILE CHE POSSA LEGITTIMARE IL GOVERNO DI UNA PERSONA, DI UN GRUPPO O DI UN INTERO POPOLO. Ed è proprio verso questo “fondamento assoluto” che la tale domanda ci spinge: infatti, il presupposto di un tale domandare è che chi viene additato come COLUI CHE DEVE COMANDARE, UNA VOLTA ASSUNTO IL POTERE, LO POSSA GESTIRE SENZA ALCUN LIMITE: tale questione sottende una TEORIA DELLA SOVRANITÀ INCONTROLLATA.

SE LA DOMANDA «CHI DEVE COMANDARE?» È IRRAZIONALE, CON QUALE QUESTIONE LA SOSTITUIREMO? «COME POSSIAMO ORGANIZZARE LE ISTITUZIONI POLITICHE IN MODO DA IMPEDIRE CHE I GOVERNANTI CATTIVI O INCOMPETENTI FACCIANO TROPPO DANNO: questa la riposta (meglio sarebbe dire la domanda) di Popper. Vediamo di inoltrarci un po’ più a fondo in questa questione. IL PUNTO È QUELLO RELATIVO LA QUALITÀ DEI GOVERNANTI: NON SEMPRE ESSI SONO ALL’ALTEZZA DEL LORO COMPITO, ANZI, IL PIÙ DELLE VOLTE ESSI SONO “CATTIVI” GOVERNANTI,  MOSSI ESCLUSIVAMENTE DAI LORO INTERESSI. SPOSTARE L’ACCENTO SULLA QUESTIONE DEL CONTROLLO PERMETTE DI EVITARE CHE GOVERNANTI INADATTI AL COMPITO PER IL QUALE SONO STATI CHIAMATI ARRECHINO TROPPI DANNI. Si potrebbe chiamare questo punto “euristica dei cattivi governanti” e visto i tempi che corrono, essa si rivela sorprendentemente attuale.
La questione che ora si pone è se è veramente possibile scindere le due domande, cioè se è veramente possibile sostituire la prima con la seconda. In altri termini, non è che la seconda domanda riproponga la prima? CHI SI INTERROGA SU COME CONTROLLARE CHI GOVERNA, nel porre dei limiti alla sovranità del governante, non sta forse implicitamente rispondendo alla prima questione? Non sta forse dicendo che CHI DEVE COMANDARE È UN GOVERNO SOTTOPOSTO A LEGGI E REGOLE TRASPARENTI, ELETTO DEMOCRATICAMENTE E CON POTERI LIMITATI? Non è che il presupposto di tutto questo ragionamento è che la forma politica debba essere quella democratica?

A tale questione si deve rispondere affermativamente. La seconda domanda non è ingenua, ma è la domanda di un democratico preoccupato di legittimare (non di fondare) LA DEMOCRAZIA (QUELLA CHE POPPER CHIAMA “SOCIETÀ APERTA”). UN DEMOCRATICO NON PUÒ, SECONDO QUANTO CI SUGGERISCE POPPER, GIUSTIFICARE LA DEMOCRAZIA DICENDO: «DEVE COMANDARE IL POPOLO». INFATTI, SE CIÒ AVVENISSE, IL POPOLO SI TROVEREBBE CONFERITO DI UN POTERE SENZA LIMITI, CHE POTREBBE UTILIZZARE A PROPRIO PIACIMENTO. ESSO POTREBBE ANCHE DECIDERE DI PASSARE IL SUO POTERE AD UNO SOLO, CHE RITIENE PIÙ ADATTO DI LUI A GOVERNARE. Tentare una tale giustificazione della democrazia porterebbe dunque ad uno scacco teorico. I REGIMI TOTALITARI DEL NOVECENTO ERANO INFATTI ANDATI AL POTERE ATTRAVERSO ELEZIONI DEMOCRATICHE. Da qui la necessità di cambiare domanda.

Ed è sempre da qui che si può TRARRE IL VERO INSEGNAMENTO DI POPPER. IMPRONTARE LE ISTITUZIONI SUL CONTROLLO DEL POTERE SIGNIFICA IMPRONTARLE IN MODO TALE DA POTER MANDARE A CASA I GOVERNANTI SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE, MA CON UN SEMPLICE VOTO DEL PARLAMENTO. Ed è questo ciò che, a nostro avviso, LEGITTIMA LA DEMOCRAZIA (NONOSTANTE TUTTE LE SUE IMPERFEZIONI) RISPETTO A QUALSIASI ALTRO SISTEMA POLITICO: NON VI È BISOGNO DELLA VIOLENZA PER POTER CAMBIARE CHI GOVERNA. E si badi: questa non è la Ragione per cui deve comandare un governo democratico; piuttosto essa è una ragione per cui si dovrebbe scegliere un siffatto governo.

 commenti su:
 “ Perché la democrazia? La risposta di K. Popper”

1.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 18:07

Il problema oggi è COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”. Il riferimento di Popper era, come dici tu, agli EVENTI TRAUMATICI CHE NEL ’900 AVEVANO PORTATO L’AFFERMAZIONE PER VIE DEMOCRATICHE DI REGIMI TOTALITARI. ma se la dittatura per noi oggi è riconosciuta come un “cattivo” regime politico, è pur vero che NELLA STESSA BUONA DEMOCRAZIA ESISTONO PERICOLOSE DEVIAZIONI. Quando per esempio un governo troppo amato eccede nel clientelismo, attua lo spoil system in modo radicale, permea i meccanismi della burocrazia, allora si è di fronte a uno dei limiti della democrazia. Ecco che un’altra delle ragioni per sceglierla è proprio che ESSA PUÒ GARANTIRE L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO. E QUANDO QUESTO NON ACCADE?


2. Filippo Costantini - maggio 31st, 2011 - 18:59

Non vi è dubbio che Popper si riferisse ai regimi totalitari, tuttavia l’attualità della sua proposta consiste, a mio avviso, nel fatto che SI PUÒ GARANTIRE “L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO” SOLO A PATTO DI PORRE SOTTO CONTROLLO CHI DETIENE IL POTERE. NON MI PARE POI CHE SI POSSA ASSUMERE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO (IL SUO ESSERE AMATO) COME PARAMETRO PER GIUDICARLO UN “BUON GOVERNO”.

3.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 21:20

appunto! (riguardo a POPOLARITÀ = BONTÀ)

4.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 07:33

Hai tirato in ballo Platone, che sicuramente si muove sul versante del: «CHI DEVE COMANDARE»? Che è una domanda che mi pare strettamente legata alla DETERMINAZIONE DEL BUONO E DEL GIUSTO IN SÈ, determinazione che parte dagli sforzi elenctici socratici fino alle evoluzioni della dialettica platonica. Ma lo stato giusto è quello che garantisce l’armonia tra le sue parti, e quindi la felicità dell’uomo. La domanda, allora, diventa più “razionale”: se siamo tutti d’accordo che far governare una data cerchia di persone sia in sè giusto perchè queste persone sono fuori di ogni dubbio atte a governare con giustizia, e cioè che il governo di queste persone sia il mezzo più perfetto per farmi essere virtuoso=felice, perchè non dovremmo semplicemente cedere a queste persone il governo?
Ora, la risposta di Popper risente della “crisi dei fondamenti” e, per quanto mi riguarda, ha un PROBLEMA FONDAMENTALE, CHE È QUELLO DI STABILIRE I CRITERI PER CUI UN GOVERNANTE È UN BUON GOVERNANTE. Ma è un problema a parte (per questo discorso… in realtà va al nocciolo della questione) che ha per me a che fare con l’OGGETTIVITÀ DELL’INFORMAZIONE, che una società dell’informazione, paradossalmente, a mio avviso non può garantire affatto. (Chi studia marketing o comunicazione, cioè chi attualmente governa il nostro modo di pensare alleato all’ICT, oppure anche chi semplicemente ha un blog o un account facebook o twitter, lo sa da tempo.) AL GIORNO D’OGGI, DOBBIAMO PER FORZA FARE I CONTI COL FATTO CHE LA POPOLARITÀ SIA UN CRITERIO VALIDO PER DECIDERE DELLA BONTÀ DELL’OPERATO DI UN GOVERNO, per un motivo o per l’altro. NON POSSIAMO ACCETTARE IL FATTO CHE SIA L’UNICO CRITERIO, OVVIAMENTE. In questa direzione mi sembrava andare il commento di Leonardo, anche se mi pare un po’ circolare, ma solleva due grossi problemi:

1) può esistere UN GOVERNO AMATO (=PERCEPITO COME BUONO) CHE PERÒ SI COMPORTI IN MODO DA FORZARE I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA, IMPEDENDO IL SUO RICAMBIO -> È VERAMENTE UN GOVERNO BUONO? UN BUON GOVERNO SI COMPORTEREBBE MAI IN MODO TALE DA VOLERSI PERPETURARE ALL’INFINITO? (PROBLEMA GROSSO!) LA QUALITÀ PERCEPITA È SINTOMO DI VERA QUALITÀ? Da come è impostato il commento, mi pare che la risposta sia negativa a tutte e tre le domande

2) come comportarsi se non c’è equilibrio? -> se un governo si comporta in maniera tale da non essere buono pur sembrando buono, e riesce nel suo intento di longevità, c’è una via d’uscita? oppure abbiamo minato la democrazia al fondo e non saremo più capaci di sollevarci? DI CHI È LA COLPA? DEI GOVERNANTI CHE HANNO MISTIFICATO, DEL POPOLO CHE HA ABDICATO O DISATTESO AL SUO RUOLO DI CONTROLLORE, OPPURE DI ENTRAMBI?

Spero di aver bene inteso, altrimenti sono disponibile a ricevere sonore bacchettate dall’interessato.

5.Leonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 09:21

Ma LA QUESTIONE È PROPRIO QUESTA: SONO I GOVERNI MOLTO (TROPPO) AMATI CHE FORZANO LA DEMOCRAZIA! quelli che non hanno forza nelle istituzioni e nell’opinione pubblica nessuno se li fila e vengono cambiati con facilità.
È per questo che non vedo la circolarità nell’argomento: GOVERNO TROPPO AMATO > MANCANZA DI CRITICA > PERVASIVITÀ DEI GOVERNANTI NELLE ISTITUZIONI > DIFFICOLTÀ DI CAMBIAMENTO. IL PERICOLO È PROPRIO IDENTIFICARE L’ISTITUZIONE DEMOCRATICA CON PERSONE POLITICHE, PERCHÉ QUANDO RICOPRONO INCARICHI PER TROPPO TEMPO “DIVENTANO” LE ISTITUZIONI STESSE.

Ah, OVVIAMENTE POPOLARITÀ NON SIGNIFICA BONTÀ DEL GOVERNO. Ma quando voi andate a votare lo fate perché giudicate i fatti o perché usate la vostra identità politica? A MENO DI CASI ECCEZIONALI, SI VOTA PER IDENTITÀ, CIOÈ SI RESTA NELL’AMBITO DELLA POPOLARITÀ, DELLA RAPPRESENTAZIONE.

La controprova è che SE SIETE (PONIAMO) DI DESTRA E UN GOVERNO DI SINISTRA FA TUTTO QUELLO CHE VOI RITENETE GIUSTO, ALLE ELEZIONI DI FINE MANDATO VOI MOLTO PROBABILMENTE VOTERETE COMUNQUE PER LA DESTRA, perché è quella parte da cui vi sentite rappresentati e che sapete attuerà (o promette di farlo) un certo programma.


6.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 10:56

Sul voto sono d’accordo, infatti. Sulla circolarità: RESTA DA PROVARE CHE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO SIA UN CRITERIO PER STABILIRE LA SUA BONTÀ, OPPURE CHE NON LO SIA. POPOLARITÀ non significa bontà tout court, ma la può significare? PUÒ DARSI UN GOVERNO POPOLARE (CHE AGGETTIVO AMBIGUO!) CHE SIA ANCHE BUONO? Per come la metti, sembra di no: UN GOVERNO POPOLARE PER FORZA DI COSE È ANCHE UN GOVERNO IN CUI LA CAPACITÀ CRITICA DEGLI ELETTORI È SOPITA. Ma appunto, i criteri si confondono. Se un governo non dura, era magari un governo cattivo, grazie democrazia che lo possiamo cambiare. Se un governo dura troppo, democrazia in pericolo, come facciamo per cambiarlo. «IL PROBLEMA OGGI È COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”.» MA A ME SEMBRA CHE, IN QUESTA PROSPETTIVA, SI FATICHI PRECISAMENTE A CAPIRE CHI GOVERNA BENE E CHI GOVERNA “BENE”.


7.L eonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 11:30

Ma popolarità e bontà sono due cose per lo più indipendenti. Che sia buono o cattivo (e per capirlo, benvenute teorie della giustizia assortite e valutazioni delle politiche pubbliche) poco importa, L’IMPORTANTE È CHE SIA CAMBIABILE (PAROLA ORRIBILE!), SOSTITUIBILE. LA POSSIBILITÀ DEL CAMBIAMENTO È SPAZIO CRITICO E QUINDI OPPOSIZIONE ANCHE A UN GOVERNO POPOLARE, che sia buono o cattivo poco importa. In democrazia prima bisogna salvaguardare la forma, poi curare la sostanza.

8. Filippo Costantini - giugno 1st, 2011 - 11:49

Mi sembra (se sbaglio ditemelo) che i vostri commenti soffrano di un PICCOLO DIFETTO: PENSARE CHE CHI GOVERNA SIA CONTROLLATO ESCLUSIVAMENTE DAI CITTADINI MEDIANTE IL VOTO. Sicuramente QUESTA È UNA DELLE PRINCIPALI FORME DI CONTROLLO, MA NON È L’UNICA. Le altre sono, per esempio, IL PARLAMENTO (CHE PUÒ SFIDUCIARE UN GOVERNO – NON IN ITALIA VISTO CHE È NOMINATO DA CHI VINCE LE ELEZIONI E NON ELETTO DAGLI ELETTORI); LA MAGISTRATURA (per quanto riguarda i reati); ma SOPRATTUTTO LA LEGGE. E quest’ultima potrebbe rispondere alla questione, sollevata da Luca, di un governo che tenti di perdurare all’infinito: LIMITANDO, PER ESEMPIO, IL NUMERO DI MANDATI CHE UNO STESSO PRESIDENTE PUÒ FARE.

Ciò che così viene a configurarsi È UN SISTEMA ISTITUZIONALE COMPOSTO DA UNA PLURALITÀ DI POTERI CHE VERREBBERO A CONTROLLARSI RECIPROCAMENTE. L’EQUILIBRIO NON STA SOLO NEL RICAMBIO PERIODICO DEI GOVERNI, MA ANCHE NEL RAPPORTO FRA DIFFERENTI POTERI AUTONOMI. IN TAL MODO NESSUN GOVERNO PUÒ PENSARSI SOPRA LA LEGGE (o sopra gli altri poteri dello stato) SOLO PERCHÉ È MOLTO AMATO DAGLI ELETTORI. ANCHE CHI GOVERNA “BENE” (NEL SENSO CHE GODE DI POPOLARITÀ) DEVE ESSERE SOTTOPOSTO AL CONTROLLO. Non vi possono dunque essere poteri incontrollati, nemmeno quel particolare potere che è la volontà popolare.

Il tentativo di Popper è quello di pensare al di là della domanda circa i criteri per stabilire della bontà dei governanti. INDIPENDENTEMENTE DA CHI CI GOVERNA, DOBBIAMO PENSARE LE ISTITUZIONI IN MODO TALE CHE NON VI SIANO POTERI INCONTROLLATI ED INCONTROLLABILI. IL CONTROLLO DEL POTERE SI CONFIGURA COME CONDIZIONE NECESSARIA PER LA DEMOCRAZIA, MA NON PER QUESTO SUFFICIENTE. LA LEGGE E LE ISTITUZIONI NON SONO DEGLI IMMUTABILI, MA CAMBIANO AL CAMBIARE DEI TEMPI. E a cambiarle sono gli uomini. È per questo che il passo successivo è quello che sposta l’ATTENZIONE SULL’EDUCAZIONE DEI CITTADINI AD ESSERE CRITICI E AUTOCONSAPEVOLI (su questo tema, dibattuto negli incontri del Metaclub, pubblicherò qualcosa nei prossimi giorni). L’EDUCAZIONE MI SEMBRA ESSERE UNA DELLE POCHE VIE EFFETTIVAMENTE PERCORRIBILI, anche se ritengo non poter essere la panacea a tutti i mali.

I PILASTRI DELLA PROPOSTA DI POPPER SONO DUNQUE IL CONTROLLO DEL POTERE E L’EDUCAZIONE. Tuttavia questa prospettiva non è esente da problemi: È SEMPRE POSSIBILE CONTROLLARE CHI DETIENE IL POTERE? AL DI LÀ DEI SINGOLI GOVERNI NAZIONALI, È POSSIBILE CONTROLLARE L’APPARATO SOCIO-ECONOMICO E L’APPARATO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO, CHE APPAIONO ESSERE LE AUTENTICHE FORME DI POTERE DELLA CONTEMPORANEITÀ?

domenica 22 gennaio 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

Simón Bolívar. La continuazione dell'autorità in uno stesso individuo in maniera frequente è... stata la fine dei governi democratici. Le ripetute elezioni sono essenziali nei sistemi popolari, perché non c'è niente di più pericoloso come lasciar permanere per lungo tempo il potere nello stesso cittadino. Il popolo si abitua ad obbedirgli e lui si abitua a comandarlo; da dove si origina l'usurpazione e la tirannia.


La continuazione dell'autorità in uno stesso individuo in maniera frequente è... stata la fine dei governi democratici. Le ripetute elezioni sono essenziali nei sistemi popolari, perché non c'è niente di più pericoloso come lasciar permanere per lungo tempo il potere nello stesso cittadino. Il popolo si abitua ad obbedirgli e lui si abitua a comandarlo; da dove si origina l'usurpazione e la tirannia. 
 Simón Bolívar


venerdì 2 dicembre 2011

Enrico Malatesta. Organo e funzione sono termini inseparabili. Levate ad un organo la sua funzione, o l’organo muore o la funzione si ricostituisce. Mettete un esercito in un paese in cui non ci siano né ragioni, né paure di guerra interna o esterna, ed esso provocherà la guerra, o, se non ci riesce, si disfarà. Una polizia dove non ci siano delitti da scoprire e delinquenti da arrestare, inventerà i delitti e delinquenti, o cesserà di esistere

Organo e funzione sono termini inseparabili. Levate ad un organo la sua funzione, o l’organo muore o la funzione si ricostituisce. Mettete un esercito in un paese in cui non ci siano né ragioni, né paure di guerra interna o esterna, ed esso provocherà la guerra, o, se non ci riesce, si disfarà. Una polizia dove non ci siano delitti da scoprire e delinquenti da arrestare, inventerà i delitti e delinquenti, o cesserà di esistere
Errico Malatesta



Se la DEMOCRAZIA potesse essere altro che un MEZZO DI INGANNARE IL POPOLO, la borghesia, minacciata nei suoi interessi, si preparerebbe alla rivolta e si servirebbe di tutta la forza e di tutta l’influenza che le sono date dal possesso della ricchezza, per ricordare al governo la sua funzione di semplice gendarme al suo servizio.
Errico Malatesta

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