«Io sono un poeta che ha scritto un’autobiografia poetica senza cessare di battere alle porte dell’impossibile.
Nella mia poesia c’è il desiderio d’interrogare la vita. Dopo lo scetticismo iniziale, nei miei versi della maturità ho tentato di sperare, di
battere al muro, di vedere ciò che poteva esserci dall’altra parte della parete, convinto che la vita ha un significato che ci sfugge. Ho bussato disperatamente come uno che attendeva una risposta.
C’è nozione di Dio, nella mia poesia: ma a patto di togliere a Dio ogni attributo dogmatico.
E
io sono un cristiano: ma un cristiano che non appartiene a nessuna chiesa». [...]
Quello che avviene nel mondo così detto civile a partire dalla fine dell’Illuminismo (ma ora in sempre più rapida escalation) è il
totale disinteresse per il senso della vita. Ciò non contrasta col darsi daffare, anzi.
Si riempie il vuoto con l’inutile. Il mondo muore di noia, l’impiego del tempo è letteralmente spaventoso. I giovani che si agitano un pò dovunque non se ne rendono forse conto, ma
il loro vero problema non è né sociale né economico. A loro non interessa più nulla, ecco il fatto. Immetteteli in una società più giusta, meglio pianificata, riempiteli di lauree e di diplomi, trovate per tutti un buon impiego e molto tempo libero, e il risultato sarà lo stesso:
una noia sempre crescente senza nemmeno più il conforto/sconforto dell’angoscia. Abbiamo provveduto noi anziani, noi balordi aruspici dei vari futuribili, a svuotarli di tutto. Non ci possono ringraziare, questo è certo. Le attuali agitazioni e contestazioni appartengono dunque a quella che si definisce come
eterogenesi dei fini e come tali sono inevitabili. Il loro effetto (se ce ne sarà uno) non può essere prevedibile in alcun modo. Esse non sono che un’infima parcella di tutto ciò che sta ribollendo in questo
universo di orrore e di noia.
Eugenio Montale, Variazioni, in “Corriere della Sera”, 12 gennaio 1969
«Gli uomini sono un po’ come i libri: ne leggete distrattamente uno, e non prevedete che finirà per lasciare in voi una traccia incancellabile; ne digerite con ogni zelo un altro, che abbia tutta l'aria di esser degno dell'impresa; e scorsi pochi mesi vi accorgete che la fatica è stata peggio che inutile.
Ma sul primo momento, al primo incontro, il risultato finale, la perdita o il profitto, sono sospesi a un punto interrogativo».
Eugenio Montale, “La piuma di struzzo”
Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s'intersecano. E' quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.
Eugenio Montale
Incontro
Esitammo un istante,
e poco dopo riconoscemmo di avere la stessa malattia.
Non vi è definizione per questa mirabile tortura,
c’è
chi la chiama spleen
e chi malinconia.
Ma se accettiamo il gioco
ai margini troviamo
un segno intellegibile
che può dar senso a tutto.
Eugenio Montale
L'uomo dell'avvenire dovrà nascere fornito di un cervello e di un sistema nervoso del tutto diversi da quelli di cui disponiamo noi, esseri ancora tradizionali, copernicani, classici.
Eugenio Montale
“Mentre ti penso si staccano veloci i fogli del calendario.
Brutto stamani il tempo e anche più pestifero il Tempo. Di te il meglio esplose tra lentischi rovi rivi gracidìo di ranocchi voli brevi di trampolieri a me ignoti (i Cavalieri d’Italia, figuriamoci! ) e io dormivo insonne tra le muffe dei libri e dei brogliacci. Di me esplose anche il pessimo: la voglia di risalire gli anni, di sconfiggere il pièveloce Crono con mille astuzie. Si dice ch’io non creda a nulla se non ai miracoli. Ignoro che cosa credi tu, se in te stessa oppure lasci che altri ti vedano e ti creino. Ma questo è più che umano, è il privilegio di chi sostiene il mondo senza conoscerlo. ”
Eugenio Montale - 1969 -Satura
È ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in più tempi
e più che mai
... supporre che qualcosa
esista
fuori dall’esistibile,
il solo che si guarda
dall’esistere.
Eugenio Montale, Ossi
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.
Eugenio Montale
TEMPO E TEMPI
Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s'intersecano. È quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.
Eugenio Montale
Non recidere, forbice, quel volto
Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala... Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.
Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Eugenio Montale, "Spesso il male di vivere ho incontrato" (1924)
L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi.
Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.
Eugenio Montale
Le umiliazioni della gente che crede che la vita vera sia quella che vede.
Eugenio Montale
La vita deve essere vissuta, non pensata, perché la vita pensata nega se stessa e si mostra come un guscio vuoto. Bisogna mettere qualche cosa dentro questo guscio, non importa che cosa.
Eugenio Montale
Molti affetti sono abitudini che non abbiamo il coraggio di interrompere
Eugenio Montale
Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre. Ma è probabile
ch’egli stesso non sappia il suo privilegio.
Eugenio Montale
Accade che le affinità d’anima
non giungano ai gesti e alle parole ma
rimangano effuse come un magnetismo.
É raro ma accade. Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio.
Tanto e altro può darsi o dirsi.
Comprendo la tua caparbia volontà di
essere sempre assente perché
solo così si manifesta la tua magia.
Innumeri le astuzie che intendo.
Insisto nel ricercarti nel fuscello
e mai nell’albero spiegato, mai nel pieno,
sempre nel vuoto: in quello che
anche al trapano resiste.
Era o non era la volontà dei numi
che presidiano il tuo lontano focolare,
strani multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era. Ignoro se
la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari.
Di me, di te tutto conosco,
tutto ignoro.
Eugenio Montale
Andate a dire all'uomo della strada, all'uomo che non è stato all'università, che UN UOMO PUO' ESSERE UN GRANDE ARTISTA E, INSIEME, UN UOMO IMMORALE E PERSINO UN CRIMINALE; e l'uomo della strada non avrà difficoltà ad ammettere che DENTRO UN UOMO CE NE POSSONO ESSERE DUE, TRE, QUATTRO DIVERSI L'UNO DALL'ALTRO.
Eugenio Montale, “L’estetica e la critica”
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Eugenio Montale
Mi procurai anch'io, a suo tempo, un'infarinatura di psicanalisi, ma pur senza ricorrere a quei lumi
pensai presto, e ancora penso, che l'arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato. Ciò peraltro non giustifica alcuna deliberata turris eburnea:
un poeta non deve rinunziare alla vita. E' la vita che s'incarica per conto suo di sfuggirgli.
Eugenio Montale
Montale e la Luna.
Giorni fa mi fu chiesto da un cortese intervistatore
quale potrebbe essere
lo status poetico della luna
dopo il fatto compiuto dell'allunaggio.
Gli risposi che la scoperta dell'ombrello
non aveva impedito a Debussy e a D'Annunzio
di mimare la pioggia in due loro celebri composizioni.
Aggiunsi pure che la poeticità della luna era già in ribasso
molto prima che i futuristi scatenassero
la loro offensiva contro la pallida Selene.
Nessun poeta moderno si rivolgerebbe alla luna
col famoso interrogativo «che fai tu in ciel» etc.
Eugenio Montale
"Occorrono troppe vite per farne una" Con queste sei parole Eugenio Montale chiudeva una poesia di Le occasioni. Chiudeva... meglio dire "chiude", perché le parole di MONTALE non se ne stanno rannicchiate in qualche momento passato: restano sempre qui e ora. Per ricordarci che il mestiere del vivere ha il colore della precarietà, e ogni vita è un incrociarsi di tante altre.
"Occorrono troppe vite per farne una"
Con queste sei parole Eugenio Montale chiudeva una poesia di Le occasioni.
Chiudeva... meglio dire "chiude", perché le parole di MONTALE non se ne stanno rannicchiate in qualche momento passato: restano sempre qui e ora. Per ricordarci che il mestiere del vivere ha il colore della precarietà, e ogni vita è un incrociarsi di tante altre.
Le scale come metafora della vita...
Montale la scrisse per la compagna di una vita ... ed è sicuramente una delle più belle poesie d'amore mai scritte....
è una poesia meravigliosa. Altro che l'amore dei Baci Perugina e delle frasi sul diario.
L'amore che riempie la vita, fino all'ultimo giorno
la mia preferita...dedicata anche nel mio caso a qualcuno che non è più qui
dal sito internet di Giuseppe Cirigliano:
Questa poesia è dedicata all’amata moglie Drusilla Tanzi, con la quale il poeta ha diviso infinite piccole e grandi vicissitudini della vita, non è più al fianco del suo uomo ad aiutarlo e confortarlo. Perciò il poeta confessa il suo sgomento di fronte al viaggio della propria vita, che continua ormai senza guida, e ammette l'importanza che questa donna ha avuto per lui.
acutissima descrizione del quieto vivere e dell'accontentarsi pur di non. Terribilmente reale, e realmente terribile.