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venerdì 6 marzo 2015

Mitchell. Il modello relazionale. Forse non è troppo fantasioso pensare agli psicoanalisti co- me astronomi e cosmologi della mente. I pazienti iniziano il trattamento con frammenti, pezzi di una vita che sembrano distinti e separati l’uno dall’altro: sintomi, problemi di “realtà” attuali, ricordi, sogni e fantasie. Gli psicoanalisti hanno imparato a pensare a questi frammenti apparentemente dotati di confini presenti nello spazio psichico come a costituenti di un singolo campo di forze. E, insieme ai loro pazienti, non narrano cosmologie, ma storie evolutive nelle quali riflettono sul modo in cui il campo di forze della vita dei pazienti viene all’essere


“Forse non è troppo fantasioso pensare agli psicoanalisti co- me astronomi e cosmologi della mente. 
I pazienti iniziano il trattamento con frammenti, pezzi di una vita che sembrano distinti e separati l’uno dall’altro: sintomi, problemi di “realtà” attuali, ricordi, sogni e fantasie. Gli psicoanalisti hanno imparato a pensare a questi frammenti apparentemente dotati di confini presenti nello spazio psichico come a costituenti di un singolo campo di forze. E, insieme ai loro pazienti, non narrano cosmologie, ma storie evolutive nelle quali riflettono sul modo in cui il campo di forze della vita dei pazienti viene all’essere” S. Mitchell - 2001, Il modello relazionale


sabato 28 giugno 2014

Janine Puget. La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?


"La psicoanalisi è nata sotto l'egida di un'ideologia borghese in cui prevaleva l'ipotesi di una realtà psichica costruita all'interno della relazione madre, padre, bambino. Quest'ipotesi poggiava su una teoria pulsionale, rispetto alla quale l'influenza del contesto sociale appariva secondaria. Ma è possibile pensare che la realtà sociale esterna, il non-io, non abbia rappresentazione nella realtà psichica?"
[...] "Riconoscere l'influenza del contesto sociale sulll'apparato psichico e sul setting terapeutico e scoprirne la rappresentazione mentale non è un approccio adottato facilmente dalla teoria psicoanalitica, per diverse ragioni. D'altro canto, in Argentina, sono ormai numerosi gli psicoanalisti impegnati nell'elaborazione di modelli teorici sugli effetti psicologici della repressione politica durante la dittatura." (pagg. 2 e 3).

Janine Puget, Stato di minaccia e psicoanalisi, in: Violenza di stato e psicoanalisi, di J,Puget, R.Kaes e altr*. 1989 Parigi,ed.it.1994.



giovedì 30 gennaio 2014

Roberto Assagioli fondò la psicosintesi proprio constatando la frammentazione della psiche. La frammentazione é un fatto, dolorosamente, noto a tutti noi. Quello che, invece, é ignoto é il fatto che esiste un "io", "centro di pura autocoscienza", in grado di coordinare i processi mentali (Assagioli fa l'efficace esempio del regista e degli attori). In ambito psicosintetico per "volontá" si intende la funzione attraverso la quale l "io" agisce sui contenuti della mente che sono organizzati in "subpersonalitá" (che Jung chiamava "complessi" o, preferibilmente, "demoni"). Proprio per facilitare l'assimilazione di questa teoria e ricordarsi di questa salvifica possibilità abbiamo realizzato questa MAPPA DELLA MENTE INDIPENDENTE

In contrapposizione alle "esperienze delle vette", così ben descritte da Maslow, si potrebbe parlare del travaglio del vuoto esistenziale come di "esperienze dell'abisso".
Roberto Assagioli, L'atto di volontà

Ognuno è responsabile delle sue azioni e ne subisce le conseguenze
Roberto Assagioli


Roberto Assagioli fondò la psicosintesi proprio constatando la frammentazione della psiche. La frammentazione é un fatto, dolorosamente, noto a tutti noi. 
Quello che, invece, é ignoto é il fatto che esiste un "io", "centro di pura autocoscienza", in grado di coordinare i processi mentali (Assagioli fa l'efficace esempio del regista e degli attori). In ambito psicosintetico per "volontá" si intende la funzione attraverso la quale l "io" agisce sui contenuti della mente che sono organizzati in "subpersonalitá" (che Jung chiamava "complessi" o, preferibilmente, "demoni"). Proprio per facilitare l'assimilazione di questa teoria e ricordarsi di questa salvifica possibilità abbiamo realizzato questa MAPPA DELLA MENTE INDIPENDENTE.






sabato 17 agosto 2013

David Herbert Lawrence. La forza bruta schiaccia molte piante. Eppure le piante si risollevano. Le Piramidi non durano un momento in paragone alle margherite. E, prima che Budda o Gesù parlassero, l’usignolo già cantava, e molto dopo che le parole di Gesù e Budda saranno svanite nell’oblio, l’usignolo canterà ancora, poichè il suo canto non è nè predica, nè comando, nè esortazione. E’ solo canto, e in principio non c’era il Verbo, ma il cinguettio.

La forza bruta schiaccia molte piante. Eppure le piante si risollevano.
Le Piramidi non durano un momento in paragone alle margherite.
E, prima che Budda o Gesù parlassero, l’usignolo già cantava,
e molto dopo che le parole di Gesù e Budda saranno svanite nell’oblio,
l’usignolo canterà ancora, poichè il suo canto non è nè predica, nè comando, nè esortazione.
E’ solo canto, e in principio non c’era il Verbo, ma il cinguettio
David Herbert Lawrence





«E Connie, oscuramente, comprese una delle grandi leggi dell'animo umano: che quando all'animo sensitivo è inferta una ferita profonda, che però non uccide il corpo, l'animo si riprende quando il corpo guarisce. Ma solo apparentemente. In realtà, è solo il meccanismo delle abitudini che torna in funzione. Lentamente, molto lentamente, la ferita dell'anima inizia a farsi sentire, come un livido che solo lentamente fa affiorare un dolore intenso, fino a riempire l'intera psiche. E quando si pensa di essere guariti e di aver dimenticato, è allora che ci si imbatte nelle conseguenze più terribili».
David Herbert Lawrence, "L'amante di Lady Chatterley" (Lady Chatterley's Lover, 1928)



La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di prenderla tragicamente.
Il cataclisma c’è stato, siamo tra le macerie, e cominciamo a costruire nuove piccole comunità,a nutrire nuove piccole speranze. È un lavoro notevolmente difficile, ormai non c’è nessuna strada spianata verso il futuro, dobbiamo aggirare gli ostacoli o scavalcarli.
Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.
Questa era, più o meno, la situazione di Costance Chatterley.
La guerra le aveva fatto crollare il mondo addosso.
E aveva dovuto rendersi conto che bisognava vivere e imparare.
David Hurbert Lawrence,  "L'amante di Lady Chatterley"



"E sembrava che si volgessero continuamente le spalle, uomini e donne, quasi non volessero vedersi. Niente amoreggiare, niente corteggiarsi. Solo di tanto in tanto un rapido e scuro sguardo che veniva come uno sparo di desiderio, 
dato e preso."
David Hurbert Lawrence, Il serpente piumato



Quando l’anima emotiva riceve un colpo violento che non uccide il corpo, l’anima sembra guarire insieme al corpo. Ma è solo apparenza. Si tratta solo del meccanismo dell’abitudine che riprende a funzionare. Lentamente, lentamente la ferita dell’anima comincia a farsi sentire, come un’abrasione che solo con lentezza spande il suo dolore lancinante, finché non riempie tutta la psiche. E quando cominciamo a credere di essere guariti e avere dimenticato, proprio allora si va incontro a terribili ripercussioni. Cosa può dare un uomo a una donna?
Può renderla felice o no? Se non può, non ha nessun diritto su di lei.
David Herbert Lawrence


E’ un’idea divertente che il sesso sia un’altra forma di conversazione in cui le parole vengono agite anziché dette. Credo che sia davvero così. Credo che potremmo scambiare molte emozioni e sensazioni con le donne, così come ci scambiamo chiacchiere sul bel tempo, sulla pioggia. Il sesso potrebbe essere una specie di normale conversazione fisica tra uomo e donna. Non si parla a una donna se non si ha qualche idea in comune: non si parla, cioè, senza un qualche interesse. E nello stesso modo, senza avere una qualche emozione o simpatia per una donna, non ci si va a letto.
David Herbert Lawrence









martedì 30 luglio 2013

Carl Sagan. NOI SIAMO L'INCARNAZIONE LOCALE DI UN COSMO CRESCIUTO FINO ALL'AUTOCOSCIENZA. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine...SIAMO POLVERE DI STELLE

Alcune persone pensano che Dio sia un gigantesco patriarca dalla pelle chiara, con una lunga barba bianca, che siede su di un trono da qualche parte lassù nel cielo, occupato a registrare la caduta di ogni passero. Altri, per esempio Baruch, Spinoza, Einstein, considerano Dio essere essenzialmente la somma totale delle leggi fisiche che descrivono l'universo. Non conosco nessuna prova convincente per un patriarca antropomorfo che da qualche punto d'osservazione celeste controlla i destini umani, ma sarebbe follia negare l'esistenza di leggi fisiche.
Carl Sagan

Per tutte le nostre presunzioni sull'essere al centro dell'universo, noi viviamo in un comune pianeta di una monotona stella ficcata in un oscuro angolo... in una galassia ordinaria che è una di circa 100 miliardi di galassie... Questo è il fatto fondamentale dell'universo che abitiamo. Ed è un bene per noi arrivare a capirlo.
Carl Sagan


NOI SIAMO L'INCARNAZIONE LOCALE DI UN COSMO CRESCIUTO FINO ALL'AUTOCOSCIENZA.  Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine...
SIAMO POLVERE DI STELLE
Carl Sagan


Che cosa stupefacente è, un libro. E' un oggetto ricavato da un albero, con parti flessibili su cui sono impressi molti caratteri scuri. Ma basta guardarlo per un momento, per entrare nella mente di un'altra persona, magari vissuta migliaia di anni fa. Attraverso i secoli, un autore parla in maniera chiara e silenziosa dentro la tua mente, rivolgendosi a te. La scrittura è probabilmente la più grande invenzione dell'uomo, capace di connettere persone che non si sono mai conosciute, cittadini di epoche distanti. I libri rompono le catene del tempo. Un libro è la prova che gli esseri umani siano capaci di magia!"
Carl Sagan




Franz von Stuck. Durante la BELLE ÉPOQUE si diffonde l'ICONA FEMMINILE QUALE ELEMENTO IRRAZIONALE E DESTABILIZZANTE RISPETTO ALLE CERTEZZE NATE DALL’ORGOGLIO POSITIVISTA DEL PROGRESSO. Un’immagine che ha radici antiche, che è stata Medusa, Circe, Elena, Medea e che adesso, nell’epoca dell’industrializzazione borghese, nel mondo sfavillante delle città e delle metropoli, DIVIENE UN CLICHÉ COME LA DANZA SINUOSA E LASCIVA DI SALOMÈ; un fantasma affascinante e repulsivo allo stesso tempo che abita i recessi più profondi della psiche umana, sconvolgendo e destabilizzando il comune senso delle cose


Durante la BELLE ÉPOQUE si diffonde l'ICONA FEMMINILE QUALE ELEMENTO IRRAZIONALE E DESTABILIZZANTE RISPETTO ALLE CERTEZZE NATE DALL’ORGOGLIO POSITIVISTA DEL PROGRESSO. Un’immagine che ha radici antiche, che è stata Medusa, Circe, Elena, Medea e che adesso, nell’epoca dell’industrializzazione borghese, nel mondo sfavillante delle città e delle metropoli, DIVIENE UN CLICHÉ COME LA DANZA SINUOSA E LASCIVA DI SALOMÈ; un fantasma affascinante e repulsivo allo stesso tempo che abita i recessi più profondi della psiche umana, sconvolgendo e destabilizzando il comune senso delle cose.

Salomè, Franz von Stuck, 1906

domenica 14 luglio 2013

Psiche. PSICHE IN VERITÀ SAREBBE UNA PERSONIFICAZIONE DELL'INTELLETTO UMANO, CHE NON SI ACCONTENTA DI "ACCETTARE" MA VUOLE "VEDERE". Per questo finirà per tentare di vedere Eros che dorme. E' un MONITO contro il concetto greco di ubris, la tracotanza, che fà insuperbire gli uomini fino a VOLER INDAGARE DOVE NON È CONCESSO LORO. Tuttavia, essendo stata mossa da CURIOSITÀ e non da vanità o superbia, alla fine le si riserva il lieto fine

"Psiche, non sopportando di non conoscere il volto del suo orribile sposo, cede all’eccesso di curiosità e si china sul corpo addormentato di Eros. La colpa sarà crudelmente punita: Psiche, esiliata nel deserto e nel regno della morte, è condannata a tribolazioni senza fine, a fatiche assurde e soprattutto alla separazione. Ma il mito si compie con una riconciliazione in piena luce e nei definitivi sponsali. Psiche è perdonata perché non ha cessato di amare, essendo lo sguardo della conoscenza al tempo stesso lo sguardo dell’amore. Sotto questo aspetto, il mito di Psiche si contrappone a quello di Atteone, dove lo sguardo del cacciatore su Diana al bagno non è che lo sguardo dell’indiscrezione sacrilega. Manca l’amore e lo sguardo è aggressione. Così Atteone, trasformato in cervo, muore sbranato dai propri cani. Forse conviene che anche i critici e gli analisti conservino accesa la lampada di Psiche, ma non dimentichino d’altro canto il destino di Atteone"
J. Starobinski, L’occhio vivente. Studi su Corneille, Racine, Rousseau, Stendhal, Freud





PSICHE IN VERITÀ SAREBBE UNA PERSONIFICAZIONE DELL'INTELLETTO UMANO, CHE NON SI ACCONTENTA DI "ACCETTARE" MA VUOLE "VEDERE". Per questo finirà per tentare di vedere Eros che dorme. E' un MONITO contro il concetto greco di ubris, la tracotanza, che fà insuperbire gli uomini fino a VOLER INDAGARE DOVE NON È CONCESSO LORO. Tuttavia, essendo stata mossa da CURIOSITÀ e non da vanità o superbia, alla fine le si riserva il lieto fine.







mercoledì 5 giugno 2013

Jung e Platone. PLATONE RITIENE CHE LE IDEE RISIEDANO OLTRE IL CIELO CONVENZIONALE (IPERURANIO) e che l'anima prima di entrare in un corpo le contempli e, pertanto, SECONDO QUESTA CONCEZIONE, L'ESSERE UMANO, IN VITA ACQUISISCE LA CONOSCENZA ATTRAVERSO IL RICORDO DI QUELLA STRABILIANTE VISIONE. TRADUCIAMO IN TERMINI ARCHETIPICI JUNGHIANI: L'ANIMA/PSICHE È DEPOSITARIA DI UN PATRIMONIO CONOSCITIVO CHE DERIVA DAL SUO RAPPORTO CON GLI ARCHETIPI OSSIA CON "LE IMMAGINI PRIMORDIALI"


Per Platone (Timeo) i quattro elementi non sono il fondamento della realtà materiale, ma sono a loro volta composti di qualcosa di più basilare: I TRIANGOLI. La matematica assume importanza fondamentale, e I TRIANGOLI VANNO A COSTITUIRE DEI SOLIDI COSÌ PICCOLI DA RISULTARE INVISIBILI, ma che in grandi quantità appaiono come, appunto, i quattro elementi: la terra corrisponde al cubo, l'aria all'ottaedro, l'acqua all'icosaedro e il fuoco al tetraedro. Inoltre viene teorizzato un quinto solido, il dodecaedro, che funge da elemento decorativo del cosmo e la cui funzione non è ben precisata; in epoche successive (già lo scolaro Aristotele) questo elemento sarà identificato con L'ETERE O QUINTESSENZA.




 
Junghiani si nasce... a cominciare da Platone...


modestamente Platone "lo nacque"  ma OGNUNO ALLA FINE PUÒ DIVENTARE SOLO SE STESSO...."Fortunatamente non sono junghiano" diceva il maestro di Zurigo...ma non smentì mai se rimase alla fine "solo" platonico... o attraversò completamente il PONTE CHE CONDUCE DAL NEOPLATONISMO ALL'ERMETISMO (anche se le due realtà filosofiche e conoscitive non sono in realtà in opposizione,ma si integrano complementariamente)...

FACEVA BENE JUNG A DIRE CHE NON ERA JUNGHIANO, basta vedere come è finita a Cristo con i cristiani, ecc....Anche qui c'è una venatura di puro scherzo...
[…] a mio avviso la sincronicità è nel tempo e fuori dal fluire ordinario del tempo


credo che lasciò aperto e in divenire questo attraversamento verso il paradigma ermetico-sapienziale...Alcuni di noi ci stanno lavorando!!

Che Platone sia junghiano è solo un paradosso ma CHE GLI ARCHETIPI DI JUNG DERIVINO DALLE IDEE DI PLATONE È SOLO APPROPRIATA GENEALOGIA.

Salve Vincenzo, potresti spiegarmi, per favore, A COSA RICONDUCI LA PARENTELA FRA ARCHETIPO JUNGHIANO E IDEA PLATONICA?

Rispondo a Nicolò Palazzo. Certamente ricorderai che PLATONE RITIENE CHE LE IDEE RISIEDANO OLTRE IL CIELO CONVENZIONALE (IPERURANIO) e che l'anima prima di entrare in un corpo le contempli e, pertanto, SECONDO QUESTA CONCEZIONE, L'ESSERE UMANO, IN VITA ACQUISISCE LA CONOSCENZA ATTRAVERSO IL RICORDO DI QUELLA STRABILIANTE VISIONE. TRADUCIAMO IN TERMINI ARCHETIPICI JUNGHIANI: L'ANIMA/PSICHE È DEPOSITARIA DI UN PATRIMONIO CONOSCITIVO CHE DERIVA DAL SUO RAPPORTO CON GLI ARCHETIPI OSSIA CON "LE IMMAGINI PRIMORDIALI" (così li chiama Jung in: Tipi psicologici, ecc,) a cui si informa la nostra psiche. Il parallelismo è evidente e lo diviene ancora di più se ricordiamo che Platone elenca tre tipi di relazione tra le Idee e la realtà:
Ÿ         quella MIMETICA, secondo cui vi sono oggetti/soggetti la cui forma è un riflesso di quella originaria esistente nella corrispondente Idea iperuranica;
Ÿ         quella della "METESSI" per cui l'oggetto/soggetto partecipa alle peculiarità fondamentali che risiedono in originale (diremmo noi) nell'iperuranio;
Ÿ         quella della PARUSÌA per cui sono le Idee ad abitare dentro gli oggetti/soggetti e ne rappresentano, in qualche modo, l'intima essenza, l'anima.
Ti ricordo che LA PAROLA IDEA DERIVA DALLA RADICE "ID" DEL VERBO GRECO "ORÀO" CHE VUOL DIRE VEDERE. ECCO PERCHÈ JUNG PARLA DI "IMMAGINI" PRIMORDIALI RIFERENDOSI AGLI ARCHETIPI, ossia ad una filiazione psicologica di una visione, quella platonica che è molto più vasta in quanto riguarda l'intera sfera delle cose esistenti e il loro rapporto con il mondo (Iperuranio) delle Idee.


Ti ringrazio. Credevo che il parallelismo fosse solo in termini di "immagine primordiale" senza tenere conto del gap eventualmente ontologico-epistemologico, ma vedo che non è così Preziosissimo intervento.

martedì 4 giugno 2013

Marie Louise Von Franz. Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili.

"Il vaso simboleggia l'atteggiamento che impedisce la fuga dei contenuti psichici all'esterno: l'atteggiamento introverso.
Bisogna guardare le cose dall'interno. [...]
Guardando le cose dentro di noi non è l'Io che vediamo,
ma il nostro intero essere, ed è quest'ultimo e non il nostro Io che vorremmo fuggire.
Vederci in tutto il nostro essere è così doloroso che cerchiamo tutti di scappare.
In anni e anni di lavoro analitico credo di non aver mai incontrato nessuno che di tanto in tanto non abbia accarezzato l'idea di lasciar perdere l'analisi e tornare alla cosiddetta vita normale".
Marie-Louise von Franz "Alchimia" (Bollati Boringhieri)



Ogni terapia è una ingerenza e per quella junghiana si tratta dell’ingerenza minima.
Non abbiamo nessuna teoria e non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente il diritto. Viviamo in una democrazia. Conta solo quello che vogliono i sogni [...] Noi educhiamo le persone ad ascolare la loro interiorità, non facciamo nulla di più [...]”
Marie Louise von Franz

Quando due individui si sposano, come mette in evidenza Jung, tendono a scegliere il tipo opposto, ottenendo anche qui che ogni partner sia, o creda di essere, libero dall’ingrato compito di affrontare la propria funzione inferiore. Questa è una delle grandi fortune e fonti di gioia dei primi periodi matrimoniali: improvvisamente tutto il peso legato alla funzione inferiore è scomparso, ciascuno dei due vive in unione felice con l’altro, e tutti i problemi sono risolti! Ma se uno dei partner muore, o se uno dei due sente la necessità di sviluppare la propria funzione inferiore anziché lasciare semplicemente che sia l’altro a occuparsi di certi settori dell’esistenza, cominciano i guai. La stessa cosa si riscontra anche nella scelta dell’analista.»
M. L.Von Franz, “Tipologia Psicologica”, Edizioni TEA, p.22


Quando una persona ritrova il proprio corpo, succede innanzi tutto che riprenda contatto con le emozioni, che sono il ponte fra mente e corpo. Probabilmente riattiva il sistema linfatico, che influisce sulle emozioni.
Marie-Louise von Franz


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi:
"Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore?
Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno?
Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie-Louise von Franz (Tipologia psicologica)



“Tanto più si conosce la propria cattiveria, tanto più si è capaci di proteggersi da quella degli altri. […]. Le persone che si lasciano maltrattare dagli altri sono o molto giovani, o troppo candide; ma soprattutto esse sono indirettamente responsabili di ciò che accade loro, non hanno sufficiente coscienza del male che hanno in sé. Se l’avessero, acquisirebbero una sorta di percezione intuitiva del male negli altri e non presterebbero il fianco. [...] Lo sciocco idealista che si lascia imbrogliare da tutti può essere aiutato non con la pietà, ma conducendolo alla sua Ombra interiore”.
Marie Louise vov Franz, Il femminile nelle fiabe




C’era una volta in un paese lontano, lontano……” è l’introduzione che più ricorre nelle fiabe in quanto esse si collocano fuori dalle dimensioni TEMPO SPAZIO, ovvero il “NESSUN LUOGO” dell’inconscio collettivo. Così come colui il quale studiando un periodo storico non può fare a meno di esprimere la sua collocazione politica, così è qui utile affermare questo concetto base:
LE FIABE SONO UN’ ASTRAZIONE.
“Sono un’astrazione derivante da una leggenda locale che si è condensata ed ha assunto una forma cristallizzata,così da poter essere tramandata e ricordata perché riguarda tutti”
M.L.Von Franz “Le fiabe interpretate”


“Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre identico, ma di tale complessità, di così vasta portata, e così difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito). Questo fattore sconosciuto è ciò che Jung definisce il Sé. Esso costituisce la totalità psichica dell’individuo”
Marie Luise von Franz, Le fiabe interpretate




Molte vite umane portano in sé modelli preesistenti. Si nasce uomo o donna, bianco o nero, in un certo luogo e non altrove, da una certa famiglia e non da un’altra. C’è un modello precostituito, ma c’è anche un margine, una certa libertà. In caso contrario, potremmo mettere la terapia da parte e concludere che ognuno realizza il proprio modello di vita e che nulla si può fare al riguardo. Leggendo il modello, rendendolo cosciente, interpretando i sogni, non sfuggiamo al nostro destino, semplicemente possiamo imprimergli un senso positivo. C’è una differenza fra l’acconsentire al proprio destino e realizzarlo positivamente o il negarlo e subirlo contro la volontà. Possiamo allora concludere che, benché una certa predeterminazione esista, essa non è assoluta. Non ha nulla a che fare con l’idea fatalista di un Allah che decide ogni cosa e quindi ogni cosa va nel senso da lui deciso. Possiamo cambiare le cose, e questo dà un senso alla terapia. Possiamo cambiare le cose grazie alla comprensione del modello della nostra esistenza e quindi evitandone alcune delle conseguenze negative. Possiamo imprimere al destino una svolta relativamente più positiva.” 
Marie Louise von Franz, Il mondo dei sogni



MARIE-LOUISE VON FRANZ SUI SOGNI
"Vi sono sogni cosiddetti Archetipici che hanno un significato mitologico e che di solito non suscitano associazioni. Se chiediamo al sognatore: "che cosa pensa di Giove?" La risposta sarà: "Oh Giove è un pianeta". Non sa a che cosa associarlo non gli evoca nulla di personale. In casi come questo si utilizzano le associazioni dell'umanità: "Quali sono state le fantasie dell'umanità rispetto a Giove?" La risposta a questa domanda fornisce l'associazione da inserire nel contesto del sogno.
(Sul perchè è così difficile interpretare i propri sogni) Perchè il sogno non rivela mai qualche cosa che già si conosce. Segnala sempre qualche cosa che si ignora, un aspetto sconosciuto della personalità. E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena. Possiamo mostrarla al medico, che stabilirà che cosa non va; ma noi stessi non possiamo guardarla. Un aspetto psicologico sconosciuto è come la schiena o il sedere: ci sediamo sopra, ma non possiamo guardarlo. Ecco perchè anche quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle. Occorre che qualcun altro ce le spieghi, allora ci appariranno ovvie; ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
E' molto difficile interpretare i propri sogni. Se è proprio necessario farlo, si fa, certo, ma è molto più utile farsi aiutare da qualcuno, anche se non esperto di sogni. Quando si espone il sogno, lo si spiega ad un altro, spesso il significato si chiarisce all'improvviso. Jung che non poteva contare su nessuno che gli interpretasse i sogni, li raccontava spesso ad un uomo che di sogni non ne sapeva niente " E proprio le sue osservazioni casuali mi facevano arrivare al significato: "No, questo non può essere; ma adesso so che cos'è", diceva ridendo.
(Sui libri che danno significato univoco dei sogni) Ritengo che questi libri siano assolutamente negativi. Sviano perchè forniscono un'interpretazione statica... Il simbolismo onirico, nell'esperienza junghiana risulta di gran lunga più individuale. Le associazioni sono indispensabili. La cosa fondamentale è sempre il senso che il sognatore attribuisce al simbolo e il modo in cui lo sperimenta. I dizionari moderni possono qualche volta offrire uno spunto per prendere in considerazione tutte le possibilità. Ma si deve poi comunque tornare al sogno e chiedersi "Che senso ha tutto questo per il sognatore?" La risposta sarà sempre molto più specifica di quella di un libro.
... Quando il sogno viene interpretato in modo adeguato qualche cosa scatta nell'analizzando e gli fa dire "Sì è proprio così", Ne rimane colpito e ciò potrebbe fornirgli una motivazione per cambiare la sua vita...se sono i suoi stessi sogni a ridere di lui, la probabilità che decida di cambiare comportamento è molto maggiore.
Nella scuola junghiana, perciò, seguiamo i sogni. Lavoriamo con il paziente per scoprirne i significati e ci limitiamo a questi. Il paziente per questa ragione, non si sente preso nella morsa del concetto di normalità e adattamento dell'analista. Egli segue le sue stesse leggi interiori, ciò che la sua stessa psiche gli dice. L'analisi consiste nell'educare le persone ad ascoltare la propria voce interiore e a seguirla, con l'aiuto dei sogni"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni


(...) i sogni sono lettere che il sé ci invia ogni notte per indurci a impegnarci un pò di più in questo e un po' meno in quest'altro... per fare coscienza, portare un pò di luce su tutte le istanze che potenzialmente siamo, in modo da disvelare le illusioni e allargare lo spazio di libertà dell'io.
Marie Louise Von Franz


Sarebbe meglio non interpretare i propri sogni. Di solito i sogni mirano ai nostri lati oscuri, non ci danno informazioni su ciò che già conosciamo, bensì su ciò che ignoriamo. Le persone che interpretano i loro stessi sogni tendono invece a pensare: "Si , lo so quello che vuol dire". In questo modo proiettano nel sogno ciò che già sanno. "Eccolo il mio problema!" E così via, all'infinito.
Marie-Louise von Franz


I SOGNI FORNISCONO INFORMAZIONI INTERESSANTISSIME A COLORO CHE SI PREOCCUPANO DI COMPRENDERNE I SIMBOLI. I risultati, è vero, hanno poco a che fare con le preoccupazioni materiali, come comprare e vendere; ma il senso dell'esistenza non trova una spiegazione esauriente nella vita lavorativa e il desiderio profondo del cuore umano non ottiene risposte dal conto in banca.
Carl Gustav Jung

I simboli sono il linguaggio dei sogni.
Nei sogni, l'inconscio si esprime attraverso i simboli.
La chiave per la comprensione del sogno è la conoscenza del simbolo.
Marie-Louise von Franz

Il sogno non rivela mai qualcosa che già si conosce.
E' come se tentassimo di guardare la nostra stessa schiena.
Ecco perchè quando il sogno segnala cose ovvie, non siamo in grado di vederle.
Occorre che qualcun altro ce le spieghi, ed allora ci appariranno ovvie;
ci sembrerà impossibile non averle capite da soli.
Marie-Louise von Franz

I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali,
dalle malattie e dagli eventi tristi.
Ci offrono, invece, una linea di condotta su come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita
Marie-Louise von Franz

Gli incubi sono di vitale e sostanziale importanzaCi risvegliano con un gridosono l'elettroshock che la natura utilizza quando vuol darci una mossa.
Marie-Louise von Franz


OMBRA
"Usiamo la parola Ombra semplicemente per indicare il fatto che la maggior parte di noi non è pienamente consapevole di tutti i tratti della propria personalità...
Essendo qualità ritenute inferiori, non le guardiamo in faccia e tendiamo a ricacciarle nell'Ombra"
" Molti poliziotti combattono la propria Ombra incarnata nel criminale e sarebbero veri e propri criminali se non fossero poliziotti. Ognuno ha il suo nemico d'elezione, il suo "miglior nemico", per così dire.
Quando qualcuno ci fa del male è in qualche modo naturale odiarlo.
Ma quando non ci fa nulla di male e al solo vederlo ci sentiamo irritati al punto da volergli sputare addosso, allora è certo che si tratta dell'Ombra. La cosa migliore da fare sarebbe sedersi un attimo e scrivere tutte le caratteristiche della persona odiata. Rileggendole ci riconosceremo, diremo "Ma questo sono io!". Personalmente ho fatto questa esperienza a 18 anni: alla fine sono arrossita e sudavo freddo. E' davvero sconvolgente scoprire la propria Ombra". [...]
"...Le buone qualità ci pongono al di sopra del gruppo.
L'Ombra ci rende uomini tra gli uomini e umani, semplicemente umani.
Per questo accade spesso che l'Ombra si manifesti in sogno come qualcosa di importante, che non dovrebbe essere rifiutato ma accettato con un sorriso d'intesa...
Vi sono tendenze distruttive nella psiche che occorre evitare.
Ma l'80% di quello che ci perseguita in sogno si riferisce a qualcosa di estremamente valido della nostra personalità, che dovrebbe essere integrato. L'Ombra non è necessariamente il male, ma la civiltà e l'educazione costringono l'Io a indossare maschere e comportarsi in modo innaturale. Tutte le reazioni naturali, istintive, animalesche, devono essere represse e sostitute. Quando impariamo a conoscere la nostra Ombra e a viverla un pò di più, diventiamo più accessibili, naturali, umani, completi."
"...Ma la repressione dell'Ombra fa di noi persone a metà.
In letteratura troviamo spesso il racconto del diavolo che ruba l'ombra a qualcuno e in questo modo lo tiene in sua balìa. Tutti abbiamo bisogno dell'Ombra...
Saremmo davvero molto poveri se fossimo soltanto quello che immaginiamo di essere"
Marie Louise Von Franz, Il mondo dei sogni



“Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte. Talvolta nell’oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato (…). Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno in questo modo, ma in uguale misura anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell’oggetto. L’introspezione nelle proprie proiezioni d’Ombra implica in primo luogo una umiltà morale e una intensa sofferenza. Invece l’introspezione nelle forme di proiezione dell’Animus e dell’Anima richiede, più che umiltà, soprattutto riflessione, nel senso di saggezza e umanità. Infatti quelle figure intendono sedurci e allontanarci dalla realtà, assorbendoci e conquistandoci. Chi non si impegna in questo non ha vissuto. Chi vi si perde non ha compreso nulla.”
Marie Louise Von Franz, Rispecchiamenti dell’anima. Proiezione e raccoglimento interno nella psicologia di C. G. Jung


"Il vantaggio della proiezione consiste nel fatto che ci si libera definitivamente (almeno in apparenza) di un conflitto penoso: ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne."
Carl Gustav Jung

Appena una proiezione è stata veramente ritirata si crea uno stato di tranquillità:
diventiamo sereni e riusciamo a guardare le cose con obiettività.
Alchimia, Marie - Louise von Franz





Quanto più una persona pensa di essere virtuosa e non vive la propria Ombra, tanto più la proietta e vede gli altri come malfattori. La persona convinta di essere virtuosa vive in un costante stato di indignazione e dà la caccia alla propria Ombra nella persona di un altro.
Marie-Louise von Franz



Il "re" (re-ligere) significa "all'indietro": infatti si guarda dietro per capire se ciò che sta dietro alle nostre spalle ci segue, ci accompagna, oppure esita. Bisogna sempre verificare cos'hanno da dire sulla nostra vita quelle altre forze, che non vediamo direttamente.
Marie-Louise von Franz, Alchimia

Facciamo amicizia con persone che esprimono la nostra Ombra.
Gli amici sanno spesso fare cose che noi non siamo in grado di fare.
Dimmi chi sono i tuoi amici e avrò un bel quadro dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.
Qualità e difetti ci attraggono in egual misura, entrambi esercitano fascino.
Marie-Louise von Franz

Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’. Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo. In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”. Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili
Marie Louise Von Franz. “Rispecchiamenti dell’anima”




Un vecchio pastore scozzese che viveva in solitudine una volta trovò uno specchietto. Non aveva mai visto niente del genere: vi si guardò più volte, meravigliato, scuotendo il capo e infine se lo portò a casa. La moglie notava con crescente invidia che egli prendeva furtivamente qualcosa da una tasca , la guardava sorridendo e la nascondeva di nuovo, scuotendo il capo. Durante una sua assenza, estrasse in gran fretta l'oggetto dalla tasca del mantello. Lo guardò esclamando: "Ah, dunque, questa è la vecchia strega per cui va matto!"
Marie-Louise von Franz, Sguardo dal sogno


Praticamente, quando si vuol scoprire il tipo di una persona, serve di più chiedersi: "Qual'è la sua croce più pesante? Dov'è la sua sofferenza maggiore? Dove sente di seguitare a battere la testa soffrendo le pene dell'Inferno? Le risposte generalmente evidenziano la funzione inferiore ..
Marie Louise von Franz, Tipologia psicologica

Uno degli obiettivi principali della psicoterapia è quello di aiutare le persone a mantenere un costante senso di identità e a convivere con le diverse anime della sua famiglia interiore senza esserne possedute.
Marie-Louise von Franz


Secondo Jung ci sono quattro immagini fondamentali dell'Anima:
Eva, rappresenta il sesso, l'attrazione fisica, la maternità.
Elena, la donna colta con la quale il rapporto non si esaurisce allo scambio sessuale, ma assume anche forme spirituali.
Vergine Maria, il livello più alto della spiritualità, alla quale manca l'oscurità, e pertanto ideale irraggiungibile.
Sophia, la saggezza divina, un modo di calare a terra, perchè la saggezza è più vicina alla vita e non implica necessariamente una virtuosa spiritualità.
Marie-Louise von Franz


Possiamo riconoscere la madre divorante in quelle donne che sono iperprotettive con i figlie che tentano di tenerli fuori dalla vita. [...] Di solito il complesso materno divorante si manifesta negli uomini sotto forma di fantasie romantiche, irreali, per lo più sessuali. L'individuo perde la capacità di prendere in mano la propria esistenza. Perde la volontà.
Marie-Louise von Franz


Mantenere un costante senso di identità e convivere con le diverse anime della propria famiglia interiore senza esserne possedute.
"Potrei fornirle un elenco completo delle diverse persone che riesco ad essere.
Di volta in volta sono una vecchia contadina che pensa alla casa e alla cucina;
una studiosa che si impegna a decifrare un manoscritto;
una psicoterapeuta che si impegna all'interpretazione dei sogni;
un birichino che si diverte a stare con i ragazzini di 10 anni e a giocare e così via.
Potrei elencare venti o più personaggi"
Marie - Louise von Franz





La veritá è che i sogni sono immagini riflesse...sono specchio d'acqua immobile ... svaniscono provandoli a toccare....



Per leggere un sogno di una persona occorre un setting, Anticamente esisteva la pratica dell'incubazione, si andava nel tempio sacro e si aspettava che la rivelazione arrivasse grazie a riti ben precisi. Ma dovevi stare li, nel recinto sacro, nel Temenos.



Mi capita spesso di dire ai miei analizzandi che vivono una storia d'amore difficile:
"Lei è un pioniere in una terra di nessuno". Per la prima volta nella storia l'uomo e la donna stanno cercando di stabilire un rapporto su basi umane; gli errori e i problemi sono perciò inevitabili.
Marie-Louise von Franz



"Una ventina di anni fa acquistai un remoto pezzo di proprietà sul confine di una foresta e feci costruire la mia casa senza elettricità, telefono o qualsiasi altro accessorio di modernità. Molti dei miei amici cercarono di spaventarmi, dicendomi che la casa era troppo isolata e pericolosa. La prima notte che passai da sola nella nuova casa, ebbi il seguente sogno. Fuori dalla finestra vidi una processione di gente che si avvicinava e pensai: "Oh Dio, ancora un altro problema!". Poi vidi che quelle persone erano tutti contadini in abito mediovale e che era una processione cerimoniale matrimoniale, con la sposa e lo sposo alla loro testa. Pensai, "Devo riecevere realmente queste persone". Mentre mi stavo recando in cantina per prendere un po 'di vino, mi sono svegliata. Jung interpretò questo sogno indicandomi che attraverso il mio ritorno alla terra, gli spiriti dei miei antenati contadini si erano risvegliati. E' stato un ritorno alle mie intime radici storiche. Ma non era finito lì. Qualche notte dopo, ebbi un altro sogno. Era sera ed io ero consapevole che c'era gente alla mia porta. Andai a vedere chi fosse, e c'era una gruppo di giovani vestiti da folletti da carnevale con maschere di animali e di fantasmi. Gradualmente, tuttavia, sembravano trasformarsi sempre di più in fantasmi reali. Iniziai ad avere una strana sensazione, rientrai in casa e chiusi la porta. Poi vidi un bagliore di luce blue che entrava attraverso la finestra. Mi recai alla finestra e vidi che la mia casa era come fosse sott'acqua, ma era luminosa, acqua scintillante in cui era possibile respirare. Diversamente dalla realtà, gli alberi arrivavano fino alla casa. Tra gli alberi si scatenavano beatamente felici, grandi scimmie grigio-argentee con scuri volti lemurini e lunghe code. Mi risvegliai rinvigorita e rinfrescata, come se fossi stata a guardare queste scimmie per tutta la notte. Come si può vedere, in questo caso tornai oltre persino le maschere pagane fino agli spiriti ancestrali degli animali! Si può immaginare come la mia 'anima scimmia' stesse godendo la vita in natura, mentre la mia coscienza egoica e urbana stava reagendo piuttosto impaurita, cercando di adattarsi alla situazione". 
Marie-Louise von Franz, Archetypal dimensions of the Psyche, pp. 3-4 


«Merlino disse un giorno: “Preferisco salvare la mia anima anziché (possedere) la terra”, e rinunciò ad ogni potenza terrena; parimenti Jung respinse la tentazione di rivendicare un potere spirituale. Ad alcuni suoi alunni che lo pregavano un giorno di risolvere per loro certi problemi, rispose: “Non voglio diventare un vecchio fanatico del potere come Freud; decidete da soli: quando non ci sarò più, dovrete pur sapere che fare.”
Cercava sempre di rendere gli altri liberi e autosufficienti.»
Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.266



Amo la terapia Junghiana perché non commette alcuna ingerenza. Ogni terapia è un ingerenza, e per quella Junghiana si tratta dell’ingerenza minima. Non abbiamo alcuna teoria, non pensiamo in alcun modo che l’essere umano debba diventare normale. Se preferisce restare nevrotico ne ha pienamente diritto. Viviamo in una democrazia, punto e basta. Conta solo quel che vogliono i sogni, dunque ci limitiamo a dire: “il suo proprio sogno che è lei stesso, che la sua anima personale ha prodotto le dice che lei è pigra, e dovrebbe fare questo e quello…”niente di più. Cosi tentiamo ad educare le persone ad ascoltare la propria interiorità, non facciamo nulla di più. L’idea di Jung è proprio quella dell’individuazione, l’essere se stessi e il diventare se stessi. Si parla spesso un pò facilmente di realizzare se stessi, ma si pensa alla realizzazione dell’Io; Jung intende tutt’altro, la realizzazione del proprio profondo, in particolare della potenzialità del proprio destino.
All’io talvolta ciò non conviene affatto, ma è quel che si sente che intimamente si dovrebbe in fondo essere. La persona è nevrotica quando non è come Dio ha inteso che fosse. In questo consiste, in definitiva, l’individuazione.
E per questo spesso ci vengono mossi dei rimproveri. Se uno fa un’analisi si comporta in seguito in modo apparentemente più matto o meno adattato, ma è lui stesso, vive il proprio destino, e quindi la maggior parte delle volte è più umano, meno criminale, meno distruttivo nel suo ambiente.”
Marie Louise Von Franz – estratto da un’intervista a Bollingen
http://carljungitalia.wordpress.com/2013/11/05/la-terapia-junghiana-la-piu-ampia-nellabbracciare-la-vastita-della-psiche-umana/





"Mi sembrano oggi sempre più numerosi i casi di persone che, come dice Jung, soffrono di nevrosi facoltativa, che cioè hanno o potrebbero avere un adattamento sociale normale, ma non possono piegarsi alla mancanza di orientamento propria di quella pretesa <normalità> della collettività.
Dice Jung: <Tra i cosiddetti nevrotici dei nostri tempi ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in discordia con se stessi.
Se fossero vissuti in un'epoca e in un ambiente nel quale l'uomo ancora dipendeva, grazie ai miti, dal mondo ancestrale e quindi dalla natura sperimentata realmente e non vista solo dall'esterno, si sarebbero risparmiata questa frattura con se stessi.
L'immagine del mondo soltanto esterno fornita dalle scienze naturali o da speculazioni intellettuali non offre nessun surrogato.
...Alla ricerca del mito perduto...
Così la scissione nevrotica della nostra epoca spinge verso sempre nuove crisi.
E accade che non si sappia più se il <più normale> non sia colui che non vuole adattarsi a un'epoca scardinata."
Marie-Louise von Franz, Da "Il mito di Jung" p. 66


http://vimeo.com/63953237





Grande Von Franz! Da condividere subito, per la profondità e l'inoppugnabilità delle cose che dice , a patto di accostarvisi attraverso l'ordine della comprensione (verstehen) e non attraverso l'ordine della spiegazione (erklaren).



Il numero è l'archetipo dell'ordine reso cosciente
Marie Louise Von Franz






“A quanto ne so, gli archetipi sono forse il fondamento più importante dei fenomeni sincronistici. …Eppure ho la sensazione che l’origine dell’enigma stia nelle curiose proprietà dei numeri interi. L’antico teorema pitagorico.”
Jung a Watson lett. III pag. 15


“In questo contesto finisco sempre per imbattermi nell’enigma dei numeri naturali.
Ho la netta sensazione che i numeri rappresentino una delle chiavi del problema… evidentemente sono troppo vecchio per risolvere un simile enigma ma spero che qualcuno più giovane prenderà in mano la questione. Ne varrebbe la pena.”
Jung a Abrams lett. III pag. 121


"Verso la fine della sua vita, Jung progettò di concentrare le sue ricerche sulla natura dei numeri naturali, nei quali vedeva strutture archetipiche e la più primordiale e originale manifestazione dello spirito, cioè della dinamica psichica. Prese nota delle caratteristiche dei numeri primi ma non potè portare più avanti il suo piano"
Irruzione verso l'"Unus Mundus" - Von Franz





Si può concordare, anche se c'é la faccenda dei numeri irrazionali, che mandò in crisi i pitagorici. Speravano, dopo averli scoperti loro malgrado, di venirne a capo, salvando l'aritmogeomentria, la visione armonica fatta di unità intere entro l'Uno, ma non vi riuscirono. Un loro adepto, che mi pare si chiamasse Ermodoro, svelò l'aporia e i pitagorici gli fecero una tomba per significare che pur essendo vivo, per loro era morto. Su ciò si può vedere: "I presocratici", a cura gi G. Giannantoni, Einaudi, 1967. M'intendo poco di matematica e fisica, ma ho l'impressione che il duo Jung-Pauli volesse continuare il cammino di quei nostri antichi connazionali greco-italici (operanti tra Crotone e Metaponto).





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