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giovedì 26 giugno 2014

Edouard Levé. Suicidio.


La tua vita è stata un’ipotesi. Chi muore da vecchio è un cumulo di passato. 
Si pensa a lui, e compare ciò che è stato. Si pensa a te, e compare ciò che avresti potuto essere. Sei stato e rimarrai un cumulo di possibilità.
Sottovalutavi il valore della passività, che non è l’arte di piacere bensì quella di porsi. 
Per essere nel posto giusto al momento giusto occorre accettare la lunga noia di minuti banali trascorsi in luoghi grigi. La tua impazienza ti ha precluso l’arte di rendere produttiva la noia.
Edouard Levé, Suicidio



Non è male, triste, forse, ma davvero niente male. (Mescalero)





martedì 28 gennaio 2014

Christian Bobin. Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.


Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia.
Christian Bobin



Tutti gli alberi nella sera trepida. Mi ammaestrano con il loro modo di accogliere ogni istante come una buona ventura. [...] Non hanno preoccupazione di nulla, e soprattutto di un senso. Attendono, di un’attesa radiosa e tremula. Infinita. [...] Un albero che risplende di verde. Un viso inondato dalla luce. Questo basta per ogni giorno. Anzi, è molto. Vedere ciò che è. Essere ciò che si vede. Smarrirsi nei libri, o nei boschi. La natura sommerge i libri. L’erba ricopre il pensiero. Il verde assorbe l’inchiostro. [...] L’arte di camminare è un’arte contemplativa. All’inizio si guarda quello cui si passa accanto, poi lo si diventa. Non si è più una traversata luminosa del paesaggio. Si è soltanto, se stessi [...]. Non si lotta più con l’aria, con il vuoto dell’aria, con gli angeli nel vuoto. [...] Si è nelle migliori mani che ci siano, quelle del vento, del nulla innocente di ogni giorno. Portati via, abbandonati, ripresi. Che altro?
Christian Bobin





 

martedì 21 gennaio 2014

William Burroughs. La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte

La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande 
se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte.
William Seward Burrough


Mi appoggiai allo schienale lasciando la mente libera di pensare senza incalzarla.
Incalzala troppo e quella va a puttane come un quadro di comando sovraccarico, 
o ti si rivolta contro con un atto di sabotaggio…
E io non avevo margini d’errore.
William S. Burroughs, Pasto nudo.



Noi sappiamo che una passione divorante può produrre sintomi fisici... 
febbre... perdita di appetito... anche reazioni allergiche... 
e poche sindromi sono più ossessivi e potenzialmente autodistruttive dell'amore.
William Burroughs, scrittore



Uno scrittore può scrivere soltanto di una cosa: di quello che c’è davanti ai suoi sensi al momento di scrivere…Sono uno strumento di registrazione…Non presumo di imporre una “storia”, una “trama”, una “continuità”… Finché riesco a registrare direttamente certe aree del processo psichico posso avere funzioni limitate…il mio vero obiettivo non è quello di intrattenere… 
(Il Pasto Nudo, pag. 223)

“Tagliate le linee delle parole – Tagliate le linee della musica – Frantumate le immagini di controllo – Frantumate le macchine di controllo -Incendiate i libri – Uccidete i preti – Uccidete! Uccidete! Uccidete!” (La Morbida Macchina, pag. 92)


"Prima di tutto prendemmo la nostra immagine e la codificammo. 
Un codice tecnico sviluppato dai teorici dell’informazione. 
Quando scoprimmo che il materiale dell’immagine non era materia morta, ma mostrava di possedere lo stesso ciclo di vita di un virus, questo codice venne scritto a livello molecolare per risparmiare spazio. Se questo virus fosse stato diffuso in tutto il mondo avrebbe infettato l’intera popolazione, trasformandola in nostre repliche, quindi non era sicuro rilasciare il virus finché non fossimo stati certi che anche gli ultimi gruppi destinati a trasformarsi in repliche non avessero compreso quello che stava succedendo. A questo scopo inventammo una varietà di forme, cioè una varietà del contenuto informativo della molecola, il che, enfin, costituisce sempre una permutazione del materiale esistente. Informazioni accelerate, rallentate, alterate in maniera casuale irradiando il materiale virale con raggi ad alta energia emessi dai ciclotroni, in breve abbiamo creato un’infinita varietà a livello informativo, sufficiente a tenere occupati per sempre i cosiddetti scienziati nell’esplorazione della “ricchezza della natura”. “In questo lasso di tempo era di fondamentale importanza che nessun umano potesse immaginare di essere senza corpo. Ricordate che la varietà da noi inventata era una permutazione della struttura elettromagnetica formata da interazioni fra materia ed energia, quindi non la materia prima alla base di un’esperienza non corporea”. 
(Nova Express, pag. 54)


Come abbiamo visto l’immagine è droga – Quando un paziente perde una gamba che subisce un danno? – Ovviamente l’immagine che ha di sé stesso – E così ha bisogno di una dose di immagine preparata – Le droghe allucinogene modificano lo schema di scansione della “realtà” in modo da mostrarci una “realtà” diversaNon c’è nessuna “realtà” vera o reale – La “realtà” è semplicemente uno schema di scansione più o meno costante – Questo schema che accettiamo come “realtà” ci è stato imposto dal potere che controlla questo pianeta, un potere orientato principalmente verso il controllo totale. (Nova Express, pag. 57)



Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole […] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l’esperienza del non-corpo. E’ arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l’esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell’ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada […] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. E’ qualcosa che avverrà nell’era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore […] L’idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” […] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo? (Autobiografia di William Burroughs)



Non c’è che un’unica cosa di cui può scrivere uno scrittore
ciò che è davanti ai suoi sensi nel momento in cui scrive… 
Io non sono che uno strumento di registrazione
Non pretendo di imporre “storia”, “trama” o “continuità”… 
Fin tanto che riesco a registrare direttamente alcune aree del processo psichico 
posso pensare di avere una certa funzione… 
Non sono uno che vuole far divertire… [...] 

"Pattugliare è la mia occupazione principale. 
Per quanto il Servizio di Sicurezza sia rigido e chiuso, io sono sempre in qualche posto all’Esterno a dare ordini e all’Interno di questa camicia di forza di gelatina che cede e si tende ma si riforma sempre davanti a ogni movimento, ad ogni pensiero, a ogni impulso, bollata dalsigillo di un’ispezione aliena…”
 William Burroughs,“Prefazione atrofica” che sta alla fine del Pasto nudo:





Annexia, 
dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale
è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
"Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (…), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati".





Freeland Republic, 
invece, “luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati”,
è “pulita e noiosa, mio dio!” Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire “morbida”:

 «Il Dr. Benway è stato chiamato come consulente presso la Repubblica della Libertà, un luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati... Benway è un manipolatore e coordinatore di sistemi di simboli, un esperto di tutti gli aspetti dell'interrogatorio, del lavaggio del cervello e del controllo... A Annexia il suo incarico era Demoralizzatore Totale... "Deploro la brutalità", diceva. "Non serve. D'altra parte il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, dà origine all'angoscia e a un particolare senso di colpa... Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è un attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personaleDeve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole. Il bisogno spasmodico dei tossicomani del controllo deve essere opportunamente nascosto da una burocrazia intricata e arbitraria, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico».
William Burroughs, Pasto nudo.


"Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti. Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (…)
I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili. Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili".
William Burroughs, Pasto nudo.


Il tossico funziona col tempo della droga. Il suo corpo è il suo orologio e la droga ci passa in mezzo come in una clessidra. Il tempo ha un significato per lui in riferimento ai suoi bisogni. Poi il tossico fa la sua brusca irruzione nel tempo degli altri e, come tutti gli Emarginati, tutti i Postulanti, deve aspettare, a meno che finisca con l’armonizzarsi con il tempo dei non tossici.
(Il Pasto Nudo, pag. 219)




Se per amore si intende quello sdoganato dalla letteratura, cinema e Sanremo la cosa é assolutamente corretta. Altra faccenda se per amore si intende quell'evento, salvifico, che Martin Buber chiama
"Io-Tu".




Il mondo che molti identificano con gli scenari di Blade Runner era già stato disegnato anni prima, e con più venefiche insinuazioni, da William Burroughs, soprattutto nella Macchina morbida.
È un mondo intermedio fra l’organico e l’inorganico, dove la droga – ogni sorta di droga – costituisce il collante universale, e la paranoia, con la sua inclinazione a trovare in tutto – e in primo luogo nella mente dei singoli come della società – qualche perverso agente di controllo, costituisce la lingua franca, l’unica in cui personaggi larvali sono in grado di intendersi.  [...]
La macchina morbida – secondo volume di una tetralogia che comprende,
oltre a Pasto nudo, The Ticket That Exploded e Nova Express [...].
http://www.adelphi.it/libro/9788845917905


User Icon  30/05/2013 00.54.42
[...] "Operazione Maya" tra i capitoli, rimane quello più chiaro e "leggibile", una sorta di viaggio fantascientifico. [...] Pasto Nudo è Superiore. Rimane il top.


gianmichele 01/09/2011 23.41.04
[...] La macchina morbida è il corpo umano e il sistema di potere che lo controlla e, anche, macchina del tempo con cui stravolgere l'ordine del mondo.
"Questo posto cattivo Segnore, tu pazzo o che cosa a camminare solo da queste parti? dove andare?", [...] si forma una mega esplosione allucinatoria al rallentatore dove si passeggia dalla fine del mondo alla propria stanza e viceversa,dalle caverne ai Maya, dalla giungla alle moderne città-fogna. Le ossessive immagini sessuali trovano radice nella teoria di W. Reich, lo psicanalista che credeva di aver scoperto una misteriosa energia libidica, l'Orgone, e anche il suo opposto, l'Orgone mortale che gli alieni spargevano sulla terra. Il libro di Burroughs è pieno di immagini fantascientifiche oltre che delle sue personali ossessioni omosessuali, ma contiene anche l'appello alla rivolta e una modernissima ricetta per sabotare dall'interno la morbida e orrida Macchina.


[...] Alla conferenza letteraria di Edimburgo dell’agosto 1962 (lo stesso anno della pubblicazione negli USA del Pasto nudo) lo stesso Burroughs chiarì ancora la questione: 
"Nei miei libri agisco da geografo", disse in quell’occasione, 

"sono un esploratore delle aree psichiche, e non vedo ragione di continuare a esplorare zone che sono state ampiamente indagate." 

Quello che Il pasto nudo ci offre è insomma uno sguardo sull’universo concentrazionario e occlusivo del controllo e della droga. Da qui prende l’avvio quella particolarissima "continuità" che lega l’uno all’altro tutti i libri di Burroughs almeno fino a Nova express, (La morbida macchina, per esempio, comincia con gli stessi personaggi e la stessa ambientazione del Pasto nudo) e che ruota proprio attorno al tema del controllo e del complotto. Le "aree psichiche" esplorate da Burroughs diventano qui delle aree geografiche in senso letterale, paesi fantastici che servono da sfondo e da commento alle azioni dei personaggi: Annexia, Freeland Republic, Interzone
Il dottor Benway, nel capitolo del Pasto nudo che porta il suo nome, è la nostra guida in queste waste lands, in questi territori desolati che sono il riflesso dei loro abitatori. 
Annexia e Freeland Republic costituiscono, fin dalle prime pagine del libro, una riedizione della coppia utopia/distopia, ma in realtà non rappresentano che due diversi modi di realizzare il controllo totale. Annexia, dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale, è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (...), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. 
Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati.

Freeland Republic, invece, 
"luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati", è "pulita e noiosa, mio dio!" 
Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire "morbida":
"Deploro la brutalità. Non serve a niente. Invece il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, se viene applicato con abilità dà origine all’angoscia e a un particolare senso di colpa. (...)". 

Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è l’attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personale. Deve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole
Il bisogno spasmodico di controllo che hanno i tossicodipendenti deve essere occultato, pudicamente nascosto da una burocrazia arbitraria e abbastanza intricata, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico.
In queste regioni, e poi nell’Interzona, dove si svolge la maggior parte degli altri capitoli del Pasto nudo, scivolano parlano si bucano scopano si sparano scompaiono e riappaiono i personaggi del libro, personaggi per niente "classici", nel senso che Burroughs non ha alcun interesse a dirci nulla sulle loro motivazioni, sui loro processi mentali, sulla loro "psicologia". Quello che ci scorre sotto agli occhi, di questa galleria di figure, è innanzitutto la loro carne malata di droga in continua trasformazione, e le parole che la descrivono, un flusso di parole in caduta libera ("parole che cadono" [falling words] è uno dei sintagmi più usati da Burroughs nei suoi primi libri). 

Con grande anticipo sui tempi, Il pasto nudo è un "manuale delle giovani marmotte" della mutazione, una guida al decadimento e alla trasformazione del corpo. La magmaticità del linguaggio non è altro che lo strumento più adatto per dire di questa mutazione: il trapasso continuo da un luogo a un altro, da un personaggio a un altro, da uno stile a un altro, segue illustra e potenzia questo affascinante spettacolo dei corpi, anch’essi in caduta libera, e della loro continua evoluzione. Uno degli incubi più presenti nel Pasto nudo è la dissoluzione, la perdita di forma del corpo, il suo liquefarsi in una informe gelatina, un blob. Burroughs crea anche degli eroi eponimi di questa fluidificazione del corpo, i Mugwump, la cui descrizione ricorda vagamente quella dei marziani di Wells e la figura che diede loro Byron Haskin nella trasposizione cinematografica della Guerra dei mondi:
Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti
Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (...) I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili
Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. 
Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili.
La denuncia di Burroughs contro il controllo totale, che nel libro viene visto principalmente come il controllo della droga e del sistema che la sorregge sul corpo del tossicodipendente, non si appoggia però su una visione romantica dell’innocenza originaria del corpo. La sua concezione è ancora, tutto sommato, quella del meccanicismo settecentesco, arricchita da una considerazione disincantata ma in fondo favorevole delle conquiste della scienza e della tecnica contemporanee. 
Ma proprio perché l’antropologia di Burroughs è ancorata alla visione dell’uomo macchina, egli può vedere più lucidamente lo scacco del programma occidentale di riduzione delle tensioni e delle contraddizioni
Nella scena di apertura del capitolo "Riunione del congresso internazionale di psichiatria tecnologica", il dottor "Fingers" Shafer, detto "Lobotomy Kid", presenta il suo capolavoro, L’Uomo Americano Completamente Deangosciato (The Complete All American De-anxietized Man), praticamente un manichino decerebrato: questo, però, appena portato in aula, si agita finché 

"la sua carne si muta in gelatina viscida e trasparente che si dissolve in nebbia verdastra, rivelando un mostruoso millepiedi nero", e intanto "ondate di una puzza sconosciuta riempiono la stanza bruciando i polmoni, attanagliando lo stomaco..." 

Il corpo dell’uomo è malato in quanto tale, irreparabilmente. 
Per questo esso è diventato, secondo una teoria burroughsiana tanto suggestiva quanto scientificamente infondata, un ostacolo all’ulteriore evoluzione dell’umanità. 

"Per il semplice fatto di essere in un corpo umano, 
siete totalmente controllati da ogni sorta di necessità biologiche ed esteriori", 
afferma Burroughs nell’intervista alla Paris Review, con una intuizione curiosamente vicina alle concezioni gnostiche del corpo come prigione. [...] 

© 1992, Antonio Caronia, Tratto da "Archeologie", pubblicato per gentile concessione dell'autore
http://www.intercom.publinet.it/ic11/Ballard3.htm



Benché i suoi interventi dalle colonne dei giornali di lingua inglese siano frequenti, Burroughs li concepisce sempre e soltanto come un antigiornalismo. Egli avverte una totale disparità fra l’attività dello scrittore, che è di ordine qualitativo, e quella del giornalista, che è di ordine quantitativo. Per di più, contrariamente all’ideologia corrente in questo campo, egli afferma che il giornalista è perfettamente irresponsabile: 

«Genet dice che uno scrittore assume il terribile peso della responsabilità che ha nei confronti dei personaggi da lui creati. Sono le sue creazioni e lui ne è responsabile. I giornalisti non hanno alcuna responsabilità. Lasciamoli andare a dirottare un aereo, a uccidere cinque donne, ad assassinare il presidente: poi che cosa gli capita? Chi se ne preoccupa?».
Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

[...] Secondo William Burroughs, l’universo è interamente governato da un’economia virale
Tutti i fenomeni esistenti sono sovradeterminati da un processo di contagio. Per definizione, l’essere umano è abitato da un virus, e questo virus sta all’origine della sua dualità. 
Tutta la sua opera è complessivamente percorsa dall’ossessione della contaminazione.

In «Operazione riscrittura» (capitolo del Biglietto che è esploso), 
egli considera la parola come un’attività teleguidata, che non dipende dalla volontà del locutore
«L’uomo moderno ha perduto la facoltà del silenzio. 
Provate a fermare il vostro discorrere sub-vocale. 
Provate a raggiungere anche solo dieci secondi di silenzio interiore. 
Incontrerete un organismo antagonista che vi costringe a parlare».

[Ne La macchina morbida una] lotta mortale fa da substrato alle forme moderne dell’intossicazione. Burroughs le identifica innanzitutto nella pubblicità, per assimilarle successivamente a un sofisticato organismo di controllo più vasto che è quello della stampa e del linguaggio in generale. [Viene così lanciato] un appello alla rivolta contro l’oppressione della macchina di controllo, mantenuta dall’ordine linguistico

«Tagliate le linee delle parole – 
Tagliate le linee della musica – 
Frantumate le immagini di controllo – 
Frantumate le macchine di controllo – 
Incendiate i libri – 
Uccidete i preti – 
Uccidete! Uccidete! Uccidete!».
[...]


Nella Rivoluzione elettronica Burroughs preconizza la definitiva soppressione di ogni relazione d’identità mediante l’abolizione del verbo essere: 
«La parola ESSERE in inglese contiene, come un virus, il suo precodificato messaggio di distruzione, l’imperativo categorico di condizione permanente. Essere un corpo, non essere niente altro, restare un corpo. Se vedete la relazione dell’io con il corpo come la relazione di un pilota con la nave, vedete in pieno la forza devastante del comando della mente reattiva di essere un corpo…». 

Burroughs ipotizza che l’identità sia stata imposta all’uomo artificialmente e si mantenga nelle sue strutture mentali come una malattia contagiosa, che si trasmette ereditariamente

Definisce l’E’ dell’identità come «il meccanismo virale archetipo», che mantiene gli individui in una serie di situazioni restrittive e cerca solo di perpetuarsi mediante la riproduzione e la moltiplicazione monadica di se stesso.

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

Digressione
18 sabato Ott 2014
Burroughs ostenta il più profondo disprezzo per la formazione universitaria. Non cessa di denunciare l’insegnamento in generale. […] Peraltro, Burroughs ha prospettato l’ipotesi di un tipo d’insegnamento radicalmente diverso, che si basa soprattutto sull’apprendimento dei meccanismi di difesa contro le pressioni esercitate sull’individuo
«Il programma proposto è essenzialmente una disintossicazione dalla paura interiore e dal controllo interiore, una liberazione del pensiero e dell’energia…». 

The Job è attraversato da parte a parte dalla descrizione delle diverse discipline che verrebbero impartite agli studenti: «Ci sono corsi di virologia, di linguistica e di semantica generale, un corso di tecnica di assassinio, di armi improvvisate e un corso di sommossa».

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia




All’inizio i cambiamenti fisici erano lenti, poi hanno fatto balzi in avanti con sordi tonfi neri, ricadendo negli strati di tessuto molle, lavando via i tratti umani… Nel posto ove regna il buio assoluto la bocca e gli occhi sono un organo solo che balza in avanti per mordere con denti trasparenti… ma nessun organo è costante sia per funzione che per posizione… dappertutto germogliano organi sessuali… ani che schizzano, defecano e si richiudono… l’organismo intero muta colore e consistenza con variazioni allotropiche alla frazione di secondo…
William S. Burroughs, Pasto nudo


https://antiumanistica.wordpress.com/category/parole/william-s-burroughs/



Corpi-Macchina e Virus del linguaggio: William Burroughs
Jakob Mohr, Beweisse, 1910
Liberato su cauzione, dopo 13 giorni di prigione, ed espulso dal Messico come “straniero indesiderato”, dopo aver affidato i bambini ai nonni, Burroughs inizia un’esistenza nomadica, un cammino infernale che lo porterà tra la Colombia, Parigi, Copenaghen e Tangeri, nel 1954, all’epoca “città-libera” e capitale del narcotraffico nel mediterraneo, nell’Interzona che gli farà scoprire tutte le sostanze psicotrope esistenti, sperimentandole su sé stesso e scrivendo sotto l’effetto, spingendosi fino al limite estremo di tolleranza alle droghe, fino ad un propizio viaggio per disintossicarsi, a Londra, nel 1956, dove inizierà la cura che lo riporterà sulla terra.


"Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare […] me ne stavo là, con l’ultimo assegno tra le mani e d’un tratto mi resi conto che era l’ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute […] l’aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA […] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto […]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il con­gelamento dell’attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta […] che tutti vedano ciò che c’è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali […] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini […] che tutti vedano con chiarezza attraverso l’inganno che induce in confusioni […] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza".



https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:rwQkTaSWVzkJ:https://emilianodimarco.wordpress.com/2014/05/06/corpi-macchina-e-virus-del-linguaggio-william-burroughs/+&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it








martedì 24 settembre 2013

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Compro’ anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare piu’ tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e sulla sedia successiva un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei comincio’ a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si senti’ indignata ma non disse nulla e continuo’ a leggere il suo libro. Tra sé penso’: “ ma tu guarda, se solo avessi un po’ piu’ di coraggio gli avrei già dato un pugno…



STORIELLA DA MEDITARE..........
Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Compro’ anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare piu’ tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e sulla sedia successiva un signore che stava leggendo il giornale. Quando lei comincio’ a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si senti’ indignata ma non disse nulla e continuo’ a leggere il suo libro. Tra sé penso’: “ ma tu guarda, se solo avessi un po’ piu’ di coraggio gli avrei già dato un pugno….” Cosi’, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase che un solo un biscotto e la donna penso’: “ ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti !!” L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà! “AH, questo è troppo” penso’ e comincio’ a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e s’incammino’ verso l’uscita della sala d’attesa. Quando si senti’ un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e apri’ la borsa per infilarlo dentro quando……nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capi’ solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che pero’ aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.


LA MORALE:
Quante volte nella nostra vita mangiamo o abbiamo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!

martedì 2 ottobre 2012

Lettera di Penelope a Ulisse. La tua Penelope ti manda queste parole, Ulisse tardo a tornare. Una tua risposta non serve: vieni tu stesso.

LETTERA DI PENELOPE A ULISSE 
La tua Penelope ti manda queste parole, Ulisse tardo a tornare. Una tua risposta non serve: vieni tu stesso. Troia, odio delle donne dei Greci, è caduta. Tanto non valevano né Priamo, né tutta Troia. Magari, mentre portava la flotta a Lacedemone, impazzite, le acque si fossero richiuse sul traditore! Io non sarei rimasta sola nel freddo del letto deserto, abbandonata non piangerei il passare lento dei giorni; né cercando di ingannare l’interminabile notte stancherei alla pendula tela le vedove mani. (…) Serve a me che le vostre braccia abbiano distrutto Ilio, che le mura di un tempo siano terra adesso, se io resto quale ero quando Troia viveva, se lui sempre deve mancarmi restando lontano? Pergamo è maceria per gli altri, per me sola esiste ancora, anche se vi abita il vincitore e ara il campo un bue servo. Vi sono coltivi ormai dov’era Troia, al taglio della falce il terreno grasso di sangue frigio abbonda; il dente
 dell’aratro rivolta le ossa semisepolte degli eroi, l’erba cresce sulle rovine. Vincitore, tu resti lontano, né posso sapere perché tardi, in quale parte del mondo, o crudele, tu ti nascondi. Qualunque straniero volga la poppa a queste rive, non ne ripartirà senza che io gli abbia chiesto molto di te e avrà in consegna la lettera che la mia mano compone, perché te la dia, se mai ti vedrà in qualche posto. (…) Tu, porto, altare della salvezza dei tuoi, tu devi venire! Hai un figlio (e prego che ti resti) che in tenera età si sarebbe dovuto educare alle arti paterne. Pensa a Laerte: perché sia tu ad abbassargli le palpebre, già pronto a morire, trascina la fine. Ed io che ero una ragazza, quando partisti, per quanto ti affretti oramai, ti sembrerò fatta vecchia. 
(Publio Ovidio Nasone – Heroides, I) 


O TEMPO DIVORATORE, e tu, invidiosa vecchiaia, 
voi tutto distruggete e a poco a poco consumate ogni cosa 
facendola morire, rosa dai denti dell'età, di morte lenta. 
Publio Ovidio Nasone


Nulla è pi
ù duro d'una pietra e nulla più molle dell'acqua.
Eppure la molle acqua scava la dura pietra
Publio Ovidio Nasone


La natura non ha creato il sole, né l'aria, né l'acqua come proprietà privata, ma come tesori pubblici.
Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-18 d.C.)






Immagine: John William Waterhouse (1849-1917) – Penelope e i corteggiatori

martedì 18 settembre 2012

Khaled Hosseini. Una volta quando ero molto piccolo, mi sono arrampicato su un albero ed ho mangiato delle mele verdi, acerbe. La pancia mi si gonfiò e divenne dura come un tamburo. Mi faceva male. La mamma mi spiegò che se avessi aspettato che le mele fossero mature, non mi sarebbe successo niente. Così adesso quando desidero molto qualcosa, penso alle mele.

Il cacciatore di aquiloni - Incipit
Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. Nell'estate del 2001 mi telefonò dal Pakistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore attaccato all'orecchio, sapevo che in linea non c'era solo Rahim Khan. C'era anche il mio passato di peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull'acqua, dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall'alto San Francisco, la mia città 'adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava : Per te farei qualsiasi cosa.
Hassan, il cacciatore di aquiloni.




Essere guardato e non soltanto visto,
essere ascoltato e non soltanto udito.
Khaled Hosseini, Il Cacciatore di aquiloni



Amir: Non sapevo più in che mese o anno fosse successo.
Ma il ricordo viveva in me, un frammento di passato perfettamente conservato,
una pennellata di colore sulla tela della nostra vita che era diventata vuota e grigia.
Khaled Hosseini, Il Cacciatore di aquiloni


Una volta quando ero molto piccolo, mi sono arrampicato su un albero ed ho mangiato delle mele verdi, acerbe. La pancia mi si gonfiò e divenne dura come un tamburo. Mi faceva male. La mamma mi spiegò che se avessi aspettato che le mele fossero mature, non mi sarebbe successo niente. Così adesso quando desidero molto qualcosa, penso alle mele.
Khaled Hosseini, Il Cacciatore di aquiloni



Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato.
Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.
Khaled Hosseini, Il Cacciatore di aquiloni



Aveva trascorso tutti quegli anni LONTANA DA SE STESSA. UN CAMPO ARIDO, riarso, al di là di ogni lamento o desiderio, al di là del sogno, della delusione. IL FUTURO NON AVEVA IMPORTANZA. E dal passato aveva appreso solo questa lezione di saggezza: L'AMORE ERA UN ERRORE PERICOLOSO E LA SUA COMPLICE, LA SPERANZA, UN'ILLUSIONE INSIDIOSA. E ogni qualvolta quei DUE FIORI VELENOSI incominciavano a sbocciare nella terra assetata di quel campo, Mariam li sradicava. LI SRADICAVA E LI GETTAVA VIA, PRIMA CHE POTESSERO ATTECCHIRE
Khaled Hosseini, "Mille splendidi soli"


Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.
Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.
"A ricordo di come soffrono le donne come noi" aveva detto. "Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso".
Khaled Hosseini, "Mille splendidi soli"


Imparai che il mondo non vede la tua anima, che non gliene importa un accidente delle speranza, dei sogni e dei dolori che si nascondono oltre la pelle e le ossa.
Khaled Hosseini




sabato 21 luglio 2012

Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri



Sara Pavan:
Che so.....quando vien voglia di strozzare qualcuno..... Dopo qualche tempo magari riesco a mandarlo solo a quel paese ma per qualche settimana......lo strozzerei.





Fanny Zanin:
per esperienza personale posso dire che quando c'è un brutto pensiero c'è qualcuno che mi nega qualcosa... quindi qualora io rispetterò il mio prossimo e non lo tratterò da servo già avrò fatto un gran bene alla mia vita perchè avrò tagliato i viveri a qualche sanguisuga che vive in me.... (esempio la rabbia.. la gelosia... o qualunque pensiero che voglia far fare agli altri quello che spetta a me)

Photo: Se nutri pensieri negativi su un'altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri.

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