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lunedì 14 luglio 2014

Jean Genet. Se riflettiamo su un qualsiasi fenomeno vitale, però, nel senso della suo significato più stretto, che è quello biologico, comprendiamo subito che violenza e vita sono all’incirca sinonimi. Il chicco di grano che germina e spacca la terra gelata, il becco di un pulcino che rompe il guscio dell’uovo, la fecondazione di una donna, la nascita di un bambino sono suscettibili di un’accusa di violenza. Ma nessuno mette in discussione il bambino, la donna, il pulcino, il germoglio, il chicco di grano


"Se riflettiamo su un qualsiasi fenomeno vitale, però, nel senso della suo significato più stretto, che è quello biologico, comprendiamo subito che violenza e vita sono all’incirca sinonimi. Il chicco di grano che germina e spacca la terra gelata, il becco di un pulcino che rompe il guscio dell’uovo, la fecondazione di una donna, la nascita di un bambino sono suscettibili di un’accusa di violenza. Ma nessuno mette in discussione il bambino, la donna, il pulcino, il germoglio, il chicco di grano" 
Jean Genet

mercoledì 28 maggio 2014

Goedel. Viviamo in un mondo in cui il 99 per cento delle cose belle vengono distrutte quando sono in boccio.... Sono all'opera forze dirette a soffocare il bene

"Non è realistico pensare che il mondo consista di una serie di attimi indefinibili che, in rapida successione, appaiono e svaniscono dall'esistenza. E' più realistico pensare che il passato ed il futuro esistono permanentemente".
Kurt Goedel, A Remark about the relationship between Relativity Theory and Idealistic Philosophy



"Viviamo in un mondo in cui il 99 per cento delle cose belle vengono distrutte quando sono in boccio.... Sono all'opera forze dirette a soffocare il bene.".
Lettera di Kurt Goedel alla madre Marianne in "I demoni di Goedel" di Pierre Cassou-Noguès


La mente umana è determinata da un programma che essa eseguirebbe senza conoscerlo?
...pensare secondo regole predefinite significa pensare come una macchina. Siamo allora macchine? 
....o possiamo, in qualche modo, far deviare la mente fino a sganciarla da questi programmi? 
Possiamo immaginare un processo di pensiero che nessuna macchina di Turing sarebbe in grado di riprodurre? Ossia formulare altre regole, un modo di ragionare che sarebbe inaudito (come nessuno ne ha ancora immaginato uno), oppure provare che la mente umana è in grado di pensare senza eseguire alcuna regola meccanica e, in questo senso, liberamente? 
Pierre Cassou, "I demoni di Goedel"



sabato 19 aprile 2014

Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.



Daniel Clement Dennett, Le idee, i geni, i memi.
Una volta che i nostri cervelli hanno costruito le strade di entrata e di uscita per i veicoli del linguaggio, essi vengono rapidamente ‹parassitati› (in senso letterale […]) da entità che si sono evolute per prosperare proprio in tali nicchie: i ‹memi›.
Le linee fondamentali della teoria dell’evoluzione per selezione naturale sono chiare: l’evoluzione si verifica ogni volta che siano presenti le seguenti condizioni:

1. variazione: una continua abbondanza di elementi differenti
2. eredità o replicazione: gli elementi hanno la capacità di creare copie o repliche di se stessi.
3. «adeguatezza» differenziata: il numero di copie di un elemento che vengono create in un dato momento varia, a seconda delle interazioni tra le caratteristiche di quell’elemento (qualunque cosa sia ciò che lo rende differente dagli altri elementi) e le caratteristiche dell’ambiente in cui continuare ad esistere.

Si noti che in questa definizione, benché sia tratta dalla biologia, non si dice specificatamente nulla su molecole organiche, nutrimento o perfino vita. È una caratterizzazione molte generale ed astratta dell’evoluzione per selezione naturale.

Come lo zoologo Richard Dawkins* ha sottolineato, il principio fondamentale è

<che ogni genere di vita si evolve mediante la sopravvivenza differenziata di entità che si replicano … Il gene, la molecola di DNA, è l’entità replicante che si trova a predominare sul nostro pianeta. Ce ne possono essere altre. Se ci sono, purché siano soddisfatte certe altre condizioni, esse tenderanno quasi inevitabilmente a diventare la base di un processo evolutivo.
Ma è proprio necessario andare su mondi lontani per trovare altri generi replicanti e, di conseguenza, altri generi di evoluzione? Io credo che proprio su questo pianeta sia venuto recentemente alla luce un genere nuovo di replicante. L’abbiamo sotto gli occhi: è ancora in una fase infantile, si muove goffamente qua e là nel suo brodo primordiale, ma sta già conoscendo cambiamenti evolutivi a una velocità tale che il vecchio gene ansimante gli resta parecchio indietro.> (1976, p. 206)

Questi nuovi replicanti sono, grosso modo, le idee. Non le «idee semplici» di Locke e Hume (l’idea del rosso o l’idea del cerchio o del caldo o del freddo), ma quel tipo di idee complesse che si strutturano in distinte unità degne di essere memorizzate – come idee di

ruota
indossare vestiti
vendetta
triangolo retto
alfabeto
l’‹Odissea›
calcolo
sacchi
disegno prospettico
evoluzione per selezione naturale
impressionismo
la tarantella
il decostruzionismo

Intuitivamente queste sono delle unità culturali più o meno identificabili, ma possiamo dire qualcosa di più preciso sul modo in cui tracciamo i confini – sul perché «RE-Fa#-La› non è un’unità e lo è invece il tema dell’adagio della Settima Sinfonia di Beethoven: le unità sono gli elementi più piccoli che replicano se stessi con affidabilità e fecondità, Dawkins conia un termine per tali unità: ‹memi› –
<unità di trasmissione culturale o unità di ‹imitazione›. «Mimema» potrebbe andare, perché deriva da una radice greca appropriata, ma io voglio un bisillabo che suoni un po’ come «gene» … lo si può vedere come imparentato con «memoria» o con la parola francese ‹même›.
Esempi di memi sono le melodie, le idee, gli slogan e i modi di dire, le mode dell’abbigliamento, le tecniche per fabbricare vasi o per costruire archiCome i geni si propagano nel fondo comune dei geni passando da un corpo all’altro con gli spermatozoi o gli ovuli, così i memi si propagano nel fondo comune dei memi passando da un cervello all’altro con un processo che, in senso lato, si può chiamare imitazione. Se uno scienziato legge o sente parlare di una buona idea, la trasmette ai suoi colleghi e ai suoi studenti, la menziona nei suoi articoli e nelle sue lezioni. Se l’idea attecchisce, si può dire che essa si propaga da sola diffondendosi da un cervello all’altro.> (1976).”

* [RICHARD DAWKINS (1941), “The Selfish Gene”, Oxford University Press, Oxford 1976 (“Il gene egoista”, trad. di G. Corte e A. Serra, Mondadori, Milano 1992)]

DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “Coscienza. Che cos’è” (1991), trad. di Lauro Colasanti, illustrazioni di Paul Weiner, Laterza, Roma-Bari 2009 (I ed. it. RCS Rizzoli 1993), Parte seconda ‘Una teoria empirica della mente’, 7. ‘L’evoluzione della coscienza’, 6. ‘Il terzo processo evoluzionistico: memi ed evoluzione culturale’, pp. 225 – 227.





Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. 
Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.

Comunque abbia avuto inizio, la vita – o comunque la maggior parte di essa – è alla fine diventata dipendente dalI’energia proveniente dal Sole. Per rimanere in vita e per riprodurvi avreste dovuto galleggiare nelle prossimità o sulla superficie delle acque, crogiolandovi alla luce solare. Si è prodotta un’innovazione rilevante quando alcuni di questi esseri mutarono, «scoprendo» in tal modo che, invece di fare tutto da soli, potevano ottenere di meglio ingoiando e scomponendo alcuni degli esseri vicini a loro, utilizzandoli come comoda scorta di pezzi di ricambio già costruiti. L’invasione è ciò che rende la vita interessante. Invasori e invasi hanno così inaugurato una corsa agli armamenti che ha condotto entrambi gli schieramenti a sviluppare nuove varietà. In poco tempo - più o meno in un miliardo di anni - sono emersi molti e vari «modi per guadagnarsi da vivere» (come Richard Dawkins ha sottolineato); ma questi modi non saranno mai nulla più di una trama «evanescente» di condizioni reali nell’«enorme» spazio delle possibilità logiche. Quasi tutte le combinazioni di queste componenti elementari rappresentano un modo di non essere vivi.
Una delle più importanti innovazioni in questa corsa agli armamenti della progettazione competitiva è stata la mutazione accidentale conosciuta come rivoluzione eucariotica, che è avvenuta più di un miliardo di anni fa. I primi esseri viventi, le cellule relativamente semplici note come procarioti, hanno avuto tutto il pianeta a loro disposizione per tre miliardi di anni, fino a quando uno di loro non è stato invaso da un vicino e la coppia risultante si è rivelata più adatta dei suoi parenti non modificati, quindi ha prosperato e si è moltiplicata passando tale predisposizione al lavoro di squadra alla propria progenie. Ecco un primo esempio di una sorta di cooperazione: la ‹simbiosi›, un caso in cui X e Y si scontrano, ma invece di avere una situazione in cui X distrugge Y, o quella opposta o, anche peggio, invece di avere la mutua distruzione – il risultato abituale degli scontri in questo mondo difficile –, X e Y uniscono le loro forze, creando Z, un essere nuovo, più grande e più versatile, con maggiori possibilità di scelta. Questo potrebbe essere accaduto molte volte nel mondo dei procarioti, ovviamente; ma quando successe la prima volta, il pianeta cambiò a beneficio delle forme di vita successive. Queste super-cellule, gli ‹eucarioti›, vivevano a fianco dei loro cugini procarioti ma, grazie ai loro «autostoppisti», erano enormemente più complessi, versatili e competenti. Questa era una cooperazione involontaria, ovviamente. I membri delle squadre eucarioti erano all’oscuro del lavoro di équipe nel quale erano impegnati! Non avevano – e non avevano bisogno di avere –alcuna comprensione della razionalità fluttuante che era alla base del loro vantaggio nella competizione. I primi eucarioti non erano nemmeno pluricellulari; ma dovevano aprire lo spazio dei progetti agli organismi pluricellulari, poiché si erano ritrovati con un sufficiente numero di pezzi di ricambio sì da specializzarsi in differenti modi.
DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “L’evoluzione della libertà”, trad. di Massimiliano Pagani, Cortina, Milano 2004 (I ed.), 5. ʻDa dove viene tutto il progetto?’, ‘I primi giorni’, pp. 191 – 192.







“ Once our brains have built the entrance and exit pathways for the vehicles of language, they swiftly become ‹parasitized› (and I mean that literally […]) by entities that have evolved to thrive in just such a niche: memes. The outlines of the theory of evolution by natural selection are clear: evolution occurs whenever the following conditions exist:
(1) variation: a continuing abundance of different elements
(2) heredity or replication: the elements have the capacity to create copies or replicas of themselves
(3) differential «fitness»: the number of copies of an element that are created in a given time varies, depending on interactions between the features of that element (whatever it is that makes it different from other elements) and features of the environment in which it persists.
Notice that this definition, though drawn from biology, says nothing specific about organic molecules, nutrition, or even life. It is a more general and abstract characterization of evolution by natural selection.
As the zoologist Richard Dawkins has pointed out, the fundamental principle is 
<that all life evolves by the differential survival of replicating entities…
The gene, the DNA molecule, happens to be the replicating entity which prevails on our own planet. There may be others. If there are, provided certain other conditions are met, they will almost inevitably tend to become the basis for an evolutionary process.
But do we have to go to distant worlds to find other kinds of replication and other, consequent, kinds of evolution? I think that a new kind of replicator has recently emerged on this very planet. It is staring us in the face. It is still in its infancy, still drifting clumsily about in its primeval soup, but already it is achieving evolutionary change at a rate which leaves the old gene panting far behind.> [1976, p. 206]
These new replicators are, roughly, ideas. Not the «simple ideas» of Locke and Hume (the idea of red, or the idea of round or hot or cold), but the sort of complex ideas that form themselves into distinct memorable units — such as the ideas of
wheel
wearing clothes
vendetta
right triangle
alphabet
calendar
the Odyssey
calculus
chess
perspective drawing
evolution by natural selection
impressionism
«Greensleeves»
deconstructionism
Intuitively these are more or less identifiable cultural units, but we can say something more precise about how we draw the boundaries — about why ‹D-F# -A› isn’t a unit, and the theme from the slow movement of Beethoven’s Seventh Symphony is: the units are the smallest elements that replicate themselves with reliability and fecundity. Dawkins coins a term for such units: memes — 
<a unit of cultural transmission, or a unit of ‹imitation›. «Mimeme» comes from a suitable Greek root, but I want a monosyllable that sounds a bit like «gene»… it could alternatively be thought of as
being related to memory' or to the French word même…
Examples of memes are tunes, ideas, catch-phrases, clothes fashions, ways of making pots or of building arches. Just as genes propagate themselves in the gene pool by leaping from body to body via sperm or eggs, so memes propagate themselves in the meme pool by leaping from brain to brain via a process which, in the broad sense, can be called imitation. If a scientist hears, or reads about, a good idea, he passes it on to his colleagues and students. He mentions it in his articles and his lectures. If the idea catches on, it can be said to propagate itself, spreading from brain to brain.> [1976, p. 206]”

DANIEL CLEMENT DENNETT, “Consciousness explained”, illustrated by Paul Weiner, Back Bay Books-Little, Brown and Company, New York 1991 (First Paperback Edition), Part II ‘An empirical theory of the mind’, 7 ‘The evolution of Consciousness’, 6. ‘The Third Evolutionary Process: Memes and Cultural Evolution’, pp. 200 – 202.







“ To live you need energy. Did the first energy exploited for life come from the sun, or from thermal sources deep in the earth? This is currently an open question, with a tantalizing array of hypotheses about the origins of life competing for confirmation. However it got started, life – most of it, in any case – eventually became dependent on energy from the sun. To stay alive and reproduce you had to float on or near the surface of the sea, basking in sunlight. A major innovation occurred when some of the baskers mutated, «discovering» thereby that instead of doing it all themselves, they could do better by engulfing and dissembling some of their neighbors, using them as a handy store of fancy spare parts already constructed. Encroachment is what makes life interesting. Encroachers and encroachees inaugurated an arms race, leading to new varieties of both. Soon – in billion years or so – there were many «ways of making a living» (as Richard Dawkins has put it), but these many ways will always be but a Vanishing thread of faculty in the Vast space of logical possibility. Almost every combination of building blocks is a way of not being alive.
One of the most important innovations in this arms race of competitive design was the accident known as the eukaryotic revolution, which happened some billion years ago. The first living things, the relatively simple cells known as prokaryotes, had the planet to themselves for around three billion years, until one of them got invaded by a neighbor, and the resulting team-of-two more fit than their uninfected cousins, so they prospered and multiplied, passing their teamwork on to their offspring. It was an early instance of a sort of cooperation: ‹symbiosis›, a case in which X and Y collide, but instead of X destroying Y, or vice versa, or even worse, mutual self-destruction – the usual result of collisions in this hard world – X and Y join forces, creating Z, a new, bigger, more versatile thing, with better options. This may have happened many times in the prokaryotic world, of course, but once it happened the first time, the planet was changed for all subsequent life. These super-cells, eukaryotes, lived alongside their prokaryotic cousin, but were enormously more complex, versatile, and competent thanks to their hitchhikers. This was unwitting cooperation, of course. The eukaryotic teams were utterly oblivious of the teamwork in which they engaged. They had – and needed – no appreciation of free-floating rationale for their advantage over the competition. The early eukaryotes were not themselves multicellular, but they opened up the design space of multicellular organisms since they had enough spare parts to become different kinds of specialists.”
DANIEL CLEMENT DENNETT, “Freedom Evolves”, Viking, New York 2003, Chapter 5 ‘Where does all the design come from?’, ‘Early Days’, pp. 144 – 145.

martedì 10 settembre 2013

Nella capacità di connettere, mettere in relazione, legare consiste quella che ho definito la potenza femminile: una potenza erotica la quale non è altro che l'effetto simbolico della potenza generativa


Nella capacità di connettere, mettere in relazione, legare consiste quella che ho definito la potenza femminile: una potenza erotica la quale non è altro che l'effetto simbolico della potenza generativa.

Elena Pulcini, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura,Bollati Boringhieri p.70


Ogni donna sa di avere dentro di sé questo potete, basta riportarlo alla luce 


l'energia femminile coniuga nel due l'uno e genera il tre da qui un bel quaternario



L'archetipo delle mani è una delle prime forme d'arte. Credo venisse accompagnato da riti e cerimonie. Iniziazioni ad esempio. Si vede chiaramente che sono ottenute in "negativo" spalmando (forse sputando) il colore sulla mano, che poi veniva tolta lasciando l'impronta. Quindi le mani diventavano bianche, ocra, marroni, nere, secondo il colore che era stato preparato. Con un po' d'immaginazione si possono ancora sentire i suoni delle percussioni (tronchi cavi e tamburi) e vedere le danze intorno al fuoco, udire i canti e le urla che accompagnavano i riti propiziatori o iniziatici. [...]


L'evoluzione del cervello dal pitecantropo all'homo abilis e via via fino al sapiens sapiens è correlata all'uso sempre più preciso e fine della mano. Anche in senso magico di evocazione appropriazione delle forze naturali per scopi pratici



Si. Il tatto, la costruzione degli utensili, strumenti anche di difesa. Pare che la storia dell'uomo sia stata da sempre impegnata a costruire strumenti di "estensione" delle proprie capacità
Senza l'uso delle mani (come estensione dell'intelletto) non sarebbe mai stato possibile. 
Ma i riti stimolavano l'evoluzione dell'anima. Lo sciamano era al tempo stesso artista, medico, indovino, e strumento di mediazione tra il visibile e l'invisibile.


Anche le estremità, i piedi raccontano molto della storia dell'uomo: lo ancorano alle energie della terra e gli permettono di far scorrere la stessa nei diversi centri energetici del corpo. 
La riflessologia ci dice che i diversi punti del piede rispecchiano le parti del corpo. Mentre le mani tracciano un cerchio intorno al corpo e diventano l'estensione del baricentro, i piedi ne permettono la verticalizzazione ..



Verissimo Elisabetta. Che le mani fossero l'estensione del baricentro tracciando un cerchio intorno al corpo non ci avevo mai pensato. Grazie. Mentre per quel che riguarda i piedi ho insegnato a mio figlio a massaggiarli, massaggiandoglieli io. Ora che e' cresciuto, oltre a farli, posso finalmente....riceverli.


sabato 3 agosto 2013

Anassimandro. dall'Apeiron indefinito l'origine. All'inizio c'era il caos... I venti delle tempeste formarono un enorme vortice nel quale le parti pesanti restarono al centro, mentre quelle più leggere furono spinte tutte intorno. La terra e l'acqua rimasero così al centro ed il fuoco intorno. Il fuoco fece evaporare molta acqua ed il vapore diventò aria. L'aria, premendo contro il fuoco, lo sollevò e lo spazio fra la terra ed il fuoco divenne cielo... Intanto la terra, che prima era mescolata all'acqua, seccò e apparvero le pianure e le montagne, mentre nelle conche profonde si raccolse l'acqua rimasta e si formarono i mari. La terra prese la forma di una ruota. Nelle calde acque dei mari comparvero le prime forme di vita. In seguito alcuni di questi animali incominciarono a vivere fuori dall'acqua e da essi derivarono tutti gli animali terrestri.

Principio degli esseri è l'infinito ... da dove infatti gli esseri hanno origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo 
Anassimandro, in Simplicio, De physica, 24, 13


All'inizio c'era il caos... I venti delle tempeste formarono un enorme vortice nel quale le parti pesanti restarono al centro, mentre quelle più leggere furono spinte tutte intorno. La terra e l'acqua rimasero così al centro ed il fuoco intorno. Il fuoco fece evaporare molta acqua ed il vapore diventò aria. L'aria, premendo contro il fuoco, lo sollevò e lo spazio fra la terra ed il fuoco divenne cielo... Intanto la terra, che prima era mescolata all'acqua, seccò e apparvero le pianure e le montagne, mentre nelle conche profonde si raccolse l'acqua rimasta e si formarono i mari. La terra prese la forma di una ruota. Nelle calde acque dei mari comparvero le prime forme di vita. In seguito alcuni di questi animali incominciarono a vivere fuori dall'acqua e da essi derivarono tutti gli animali terrestri. 
Anassimandro, dall'Apeiron indefinito l'origine


martedì 4 dicembre 2012

Karma è una parola sanscrita che può essere tradotta semplicisticamente come “agire”. In tal senso “azione” è quella indicata nelle filosofie orientali come azione spinta dalla volontà in relazione al principio di causa ed effetto, vincolando gli esseri dotati di intelligenza e capaci di provare emozioni e sensazioni, al Samsāra ovvero al ciclo di vita, morte e rinascita.



Il significato e l'origine della parola Karma

Karma è una parola sanscrita che può essere tradotta semplicisticamente come “agire”. In tal senso “azione” è quella indicata nelle filosofie orientali come azione spinta dalla volontà in relazione al principio di causa ed effetto, vincolando gli esseri dotati di intelligenza e capaci di provare emozioni e sensazioni, al Samsāra ovvero al ciclo di vita, morte e rinascita

Il Karma è un concetto centrale nell'Induismo, nel Buddhismo e in altre religioni. Verso il XIX secolo cominciò a diffondersi in occidente sotto la spinta della società Teosofica e attualmente riveste un importanza centrale in numerose discipline New Age. Nella religione Induista il karma si riferisce sia all’attività come agire in senso stretto sia tutte le conseguenze derivate dalle azioni che un individuo ha compiuto nel corso delle vite passate. 



http://www.ilgiardinodegliilluminati.it/karma/karma_principio_karmico.html

venerdì 21 settembre 2012

lunedì 3 settembre 2012

James Hillman. Fuochi blu. La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.

"Invece la mia visione del mondo si fonda sull' "attaccamento": viviamo in una "Gemeinschaft", non siamo monadi. Coloro che scelgono l'altra via, la via del distacco, che se ne vadano sul Monte Athos o in Tibet, dove non c'é bisogno di essere coinvolti nelle miserie della vita quotidiana. L'attaccamento al mondo, la continuità con il mondo sono invece molto importanti e, secondo me, le discipline spirituali sono parte del dissesto del mondo. Lo abbandonano al suo inquinamento, ai suoi veleni, alla sua corruzione e se ne stanno al sicuro nelle loro posizioni, protette dalla loro filosofia difensiva."
James Hillman, Fuochi blu


James Hillman si mette a conversare con i mitografi della Grecia arcaica, con il presocratico Eraclito, con il magus rinascimentale Marsilio Ficino, con i filosofi moderni Karl Jasper e A. N. Withehead e, incessantemente, con Freud e Jung e, in questa comunità di sapienti scomparsi, scopre una continua e vitale re-visione della psicologia. Per questa ragione gli psicologi lo trovano più difficile che non i letterati, gli artisti o chi si occupa di teatro, cinema e danza; costoro possiedono l'orecchio metaforico e la sensibilità per la forma necessari ad intenderlo.
Thomas Moore in "Fuochi blu"


"Come mai stiamo diventando una nazione di analfabeti? Diamo la colpa alla televisione e al computer, ma essi non sono cause, bensì effetti di una condizione preesistente che li ha sollecitati. Televisione e computer sono arrivati per colmare un vuoto. Il leggere non dipende soltanto dal saper disporre in ordine le parole o le lettere all'interno delle parole. Il leggere dipende dalla capacità della psiche di entrare nell'immaginario".
James Hillman, Fuochi blu

Da un punto di vista archetipico ciò che conta non é tanto il fatto di sentirsi colpevoli, quanto, piuttosto, "verso chi" ci sentiamo colpevoli: a quale persona della psiche appartiene la mia afflizione, entro quale mito si colloca, e rivela forse un obbligo? Quali figure, e in quali complessi, avanzano in quel momento le loro rivendicazioni?
James Hillman, Fuochi blu


Si é anche al servizio di un'altra, invisibile, famiglia una sorta di forza archetipica. Col passare del tempo cresce dentro la nostra psiche il senso del suo potere, come se avvertissimo muoversi nella nostra carne la sua struttura ossificata, un potere che ci mantiene asserviti a schemi rinchiusi nei nostri atteggiamenti e abitudini più intimi. Da questa famiglia interiore non siamo mai liberi.
James Hillman, Fuochi blu


L'orizzonte della psiche, oggigiorno, si é contratto, si é ridotto al personale e la nuova psicologia dell'umanesimo incoraggia l'omuncolo presuntuoso in riva al grande oceano, che si rivolge a se stesso per domandarsi come si sente oggi e riempie il suo questionario, calcola il suo test della personalità. Egli ha abbandonato l'intelletto e ha interpretato l'immaginazione per potersi identificare tutto con le sue "esperienze viscerali" e i suoi "problemi emotivi"; la sua anima ha finito per assimilarsi ad essi.
James Hillman, Fuochi blu

Mentre ammettiamo che l'illuminazione, la segnaletica e la manutenzione stradali possano riguardare la vita della collettività e vadano finanziati con le tasse, opponiamo resistenza all'idea di pagare per essere trasportati lungo quelle medesime strade pubbliche. Il trasporto pubblico sembra violare la nostra identità di individui semoventi, al punto che, mentre per la "fantasia automobilistica", paghiamo senza protestare ogni sorta di imposta, siamo riluttanti a promuovere e spendere per il trasporto pubblico perché questo ci toglierebbe di mano il volante, la ruota del destino.
James Hillman, Fuochi blu


Gli psicopatici sono bravissimi nel valutare le situazioni e nell'accattivarsi il prossimo. Percepiscono, valutano, connettono, sfruttando tutte le occasioni.
Di qui il loro successo nel manipolare gli altri.
Dove lo psicopatico é molto meno versato é nell'immaginare l'altro al di fuori di una fantasia di utilità: nell'immaginare l'altro come autentica interiorità, con bisogni, intenzioni e sentimenti propri.
Una educazione che, in qualunque modo, trascuri l'immaginazione é una educazione alla psicopatia.
E' una educazione che dà come risultato una società sociopatica di sfruttamento dell'altro.
Impariamo come gestire gli altri e diventiamo una società di manipolatori.
James Hillman, Fuochi blu


La scritta "Cucina casalinga" potrà forse servire ad attirare clienti in trattoria, ma per molti il desco familiare é stato il luogo del trauma. Studi condotti su famiglie con problemi individuano nel pasto comune il più importante punto di concentrazione delle tensioni familiari. E' a tavola che tendono a scoppiare le liti su questioni di danaro, di politica o di morale.
James Hillman, Fuochi blu

Le grandi riunioni di famiglia, più che assomigliare a un raduno, sono in realtà uno spettacolo di una comicità irresistibile, che servono anche a far uscire allo scoperto le nostre personali bizzarrie. Anche noi, dopotutto, sembriamo, e siamo, piuttosto strani agli occhi dei parenti.
James Hillman, Fuochi blu


Ermes-Mercurio oggi è dovunque. Vola per l'etere, viaggia, telefona, è nei mercati, e gioca in borsa, va in banca, commercia, vende, acquista, e naviga in Rete. Seduto davanti al computer, te ne puoi stare nudo, mangiare pizza tutto il giorno, non lavarti mai, non spazzare per terra, non incontrare mai nessuno, e tutto questo continuando a essere connesso via Internet. Questa è Intossicazione Ermetica.
James Hillman



"Se il problema contiene un terzo elemento misterioso, irresistibile, affascinante, questo non può che essere un oggetto d'amore o un punto dove si nasconde l'amore stesso: proprio lì in quel problema. Ciò significa che i problemi sono, contro ogni apparenza, una cosa buona, o, si potrebbe dire, più che problemi sono emblemi, come gli emblemata rinascimentali...I problemi ci tengono in vita, forse per questo non se ne vanno mai. Che cosa sarebbe la vita senza di essi? Totalmente sedata e senza amore. Dentro ciascun problema è nascosto un amore segreto".
James Hillman


"Esse est percipi"
Noi siamo fenomeni offerti alla vista. Essere è in primo luogo essere visibili. Il lasciarsi passivamente vedere apre una possibilità di benedizione. Perciò noi cerchiamo amanti e mentori e amici, affinchè possiamo essere visti, ed essere benedetti.
James Hillman


«La parola “idea” trae, probabilmente, origine dalla parola greca eidos, che significa qualcosa visto come una forma, ma anche un modo di vedere, come un punto di vista, una prospettiva. Dunque le idee non sono soltanto delle cose che puoi prendere e ponderare; ti danno anche dei punti di vista, dei nuovi modi di vedere le cose. Le idee sono già operanti nelle nostre prospettive, nel modo in cui guardiamo le cose. Noi diamo per scontate le nostre idee consuete, e quindi non siamo noi ad avere le idee ma le idee hanno noi»
James Hillman, 1992/1998


"La moderna visione del mondo limita l’idea della soggettività alle persone umane. Essa poggia sull’idea cristiana della persona umana come vero centro focale del divino e sola portatrice d’anima. Un altro fondamento dell’idea moderna di persona è la psicologia di Descartes che immagina un universo suddiviso in soggetti viventi e oggetti morti, senza uno spazio per alcunché di intermedio, di ambiguo e di metaforico. L’uomo è in primo luogo un artefice di immagini e la nostra sostanza psichica è formata di (da) immagini; il nostro essere è un essere immaginale, un’esistenza nell’immaginazione. Siamo davvero fatti della sostanza di cui son fatti i sogni". 
James Hillman


".... considerare l’anima come un’intelligenza attiva, che conforma il destino di ciascuna persona e ne traccia la trama, è un’idea utile. I traduttori del greco antico rendono a volte con “trama” la parola mythos.
Le trame che ingarbugliano la nostra anima e fanno uscire allo scoperto il nostro carattere sono i grandi miti."
James Hillman, La forza del carattere


"La più gran conquista in assoluto è la padronanza della metafora. Si tratta di qualcosa che non può essere appresa dagli altri ed è anche un segno di genialità, giacché una buona metafora implica la percezione intuitiva delle somiglianze tra oggetti dissimili."
Aristotele
(citato in "Il cervello quantico" di Jeffrey Satinover)


In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti - a disposizione di ogni anima che passa - dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l'interiorità dell'anima."
James Hillman


“Chi ho avuto come insegnante? Parigi o Dublino! Sono convinto, veramente, assolutamente, che ciascuno di noi sia plasmato dai luoghi, dalla cultura, dalle atmosfere, dall’Anima del Mondo in cui mangia e dorme, dalle conversazioni, dagli amori: tutti sono collocati, appartengono a un luogo. Parigi nel 1947-48, Dublino nel 1949-50. Grandi insegnanti. Quando ripenso a quel periodo dopo la guerra e a quelle città e a quelle persone sono portato a credere che sia stato allora che per la prima volta ho sentito i piaceri del pensiero. Nelle scuole e nelle università in cui ero stato prima, c’era apprendimento, ma non c’era molto piacere e non c’era neppure pensiero”.
James Hillman


“[…] quando tutte le anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato,si presentavano a Lachesi. A ciascuno ella dava come compagno il genio (daimon) che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino da lei scelto. E il daimon guidava l'anima anzitutto da Cloto: sotto la sua mano e il volgere del suo fuso, il destino prescelto è ratificato. Dopo il contatto con Cloto, il daimon conduceva l'anima alla filatura di Atropo per rendere irreversibile la trama del suo destino. Di li', senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità”.
James Hillman



James Hillman, Il gioco della guerra
“ Forse il problema non è tanto il realismo pervasivo dei videogiochi o delle playstations; più importante è l’apprendimento di abilità che essi favoriscono. Quei giochi sono dei maestri migliorano la capacità di controllare più punti contemporaneamente, affinano la coordinazione dito-occhio, ampliano la coscienza periferica e altri aspetti dell’acuità visiva. E la prontezza di riflessi è una qualità indispensabile in combattimento, tanto più quando la guerra vera, sulle corazzate, sui bombardieri, con i lanciamissili o alla guida di carri armati, è condotta con strumenti analoghi. Mettere al bando le armi giocattolo, proibire i programmi violenti non renderà i ragazzi meno preparati per fare la guerra, fintanto che essi avranno accesso alla loro attrezzatura digitale. Lo smanettone fanatico, che passa tutto il tempo libero nella sua cameretta davanti al computer, la punta delle dita guizzante come la lingua di un serpente, si trova al centro addestramento reclute e, benché non scenda mai «in strada» o non abbia mai visto una ferita sanguinante, ha un enorme vantaggio sui ragazzini dei paesi disperati che si addestrano nella loro particolare marca di terrorismo tirando pietre o appostandosi dietro i muri con un bazooka sulle gracili spalle. La guerra vera è condotta virtualmente e la Pax americana sarà garantita da smanettoni diventati adulti.
Le menti portate alla censura non prestano attenzione alla strumentalizzazione; vedono solamente il «che cosa» e non il «come». Per esempio, la tesi di coloro che si schierano contro la violenza nei videogiochi e alla televisione dice che, presentando alle anime impressionabili dei bambini gli orrori della guerra come se fossero un gioco, uno spettacolo, li prepariamo alla guerra. La guerra viene in tal modo resa familiare, eccitante, interattiva e innocua. Perfino se il programma è proposto con l’intento esplicito di scoraggiare la violenza, ciò che vedi è la violenza ed è questa che passa, e che agirai. La violenza, dicono, genera violenza.
Forse è vero che la violenza genera violenza; quello che è certo è che la violenza innocua, in cui nessuno si fa del male, genera innocenza, che letteralmente significa «inoffensività».
Il maggior danno procurato dalle immagini televisive violente consiste nel fatto che esse contribuiscono alla violenza americana ‹indirettamente›, vale a dire mantenendo intatta la nostra endemica malattia nazionale: l’ignoranza del lato d’ombra della vita, anzi il rifiuto ossessivo di conoscerlo, l’innocenza come droga. (Ben diverso è il modo in cui prendono coscienza della violenza i bambini della Palestina, della Cambogia, della Bosnia, dell’Africa o anche del South Central a Los Angeles!). È perché incoraggia l’innocenza che la violenza televisiva contribuisce alla violenza americana. L’americano innocente è l’americano violento (il che è come ci percepiscono di solito le altre nazioni).”
JAMES HILLMAN (1926 – 2011), “Un terribile amore per la guerra”, trad. di Adriana Bottini, Adelphi, Milano 2005 (I ed.), 3. ‘La guerra è sublime’, pp. 162 – 164.


Opera: "Dio Architetto dell'Universo". 
Illustrazione tratta da una Bibbia Francese del XIII secolo
 raffigurante il creatore del mondo come un Architetto 
che con il compasso definisce il cerchio della terra.






http://vimeo.com/58783215

Errata Corrige : Non è chiaramente il neuroscienziato 
Gerard Edelman che parla bensì James Hillman:









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