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lunedì 20 gennaio 2014

Angelo Branduardi. Ai Confini Dell'Asia. Indistinti nella nebbia partono treni, lentamente noi ci addormenteremo e nella notte viaggeremo verso i confini dell'Asia, arriveremo in Asia. Completamente soli ci allontaneremo, attraversando pianure bianche di gelo e nella notte viaggeremo fino ai confini dell'Asia, arriveremo in Asia. Abbandoniamo questa città dove la gente è sola e per le strade non si guarda, in silenzio a malapena si sfiora: andiamo via. Indistinti nella nebbia partono treni, lentamente noi ci allontaneremo e nella notte viaggeremo verso i confini dell'Asia, arriveremo in Asia. Abbandoniamo questa città dove a fatica si respira ed al crepuscolo la gente si affaccia pallida ai balconi: andiamo via.


Angelo Branduardi - Pagina Ufficiale -
Queste è una delle canzoni più interessanti di Angelo, ha un così alto potere visionario che è assolutamente raro nella Musica sotto forma di "canzone". I suoni, le pause , i silenzi... tutto contribuisce a fare lievitare la nostra immaginazione, e trasportarci davvero oltre i confini, un viaggio della mente, e del cuore... verso mondi colorati, verso mondi migliori. 
Un gioiello minimalista che non può mancare nella playlist di un vero Branduardiano 

"...In Ai confini dell'Asia c'è addirittura un equivoco armonico, nel senso che si tratta di un accordo assurdo con delle note vicine in cui cambia solo il basso; questo identifica il cambiamento d'atmosfera quando c'è il Si e poi il Re. E' solo questo, ed era voluto. In studio, quando suonavamo io e Franco Mussida, che conosco da anni, il tentativo era questo: suonare il meno possibile e non suonare cose chiare. "

AB
Angelo Branduardi - Ai Confini Dell'Asia

http://youtu.be/a-6RG43usxw


Angelo Branduardi. Ai Confini Dell'Asia
Indistinti nella nebbia partono treni, 
lentamente noi ci addormenteremo 
e nella notte viaggeremo 
verso i confini dell'Asia, 
arriveremo in Asia. 
Completamente soli ci allontaneremo, 
attraversando pianure bianche di gelo 
e nella notte viaggeremo 
fino ai confini dell'Asia, 
arriveremo in Asia. 
Abbandoniamo questa città 
dove la gente è sola 
e per le strade non si guarda, 
in silenzio a malapena si sfiora
andiamo via. 
Indistinti nella nebbia partono treni, 
lentamente noi ci allontaneremo 
e nella notte viaggeremo 
verso i confini dell'Asia, 
arriveremo in Asia. 
Abbandoniamo questa città 
dove a fatica si respira 
ed al crepuscolo la gente 
si affaccia pallida ai balconi: 
andiamo via.



Molto bella e molto bello anche il video...evoca quasi una pace zen... meditazione e profondità di visitazione interiore...poi proiettata sulla realtà sfuggente...





lunedì 5 agosto 2013

Maria Rita Parsi. Crescere con una ferita nel cuore è impossibile. Si rimane incatenate all'infanzia, con il miraggio di sciogliere l'incantesimo. E ferita sono il rifiuto, la solitudine, il silenzio, le carezze inaccettabili degli adulti, le loro vite aperte a ricatti, l'essere ostaggi e non figlie; ferita è crescere fuori senza crescere dentro; essere grandi da sempre, insieme, piccole mai nate come Peter Pan. Da adulte, per l'isola che non c'è delle nostre fantasie, continuiamo a sacrificare la libertà, l'autonomia, il bisogno di giustizia.


Nasce il 5 agosto del 1947 Maria Rita Parsi, scrittrice e psicologa italiana.
Crescere con una ferita nel cuore è impossibile. Si rimane incatenate all'infanzia, con il miraggio di sciogliere l'incantesimo. E ferita sono il rifiuto, la solitudine, il silenzio, le carezze inaccettabili degli adulti, le loro vite aperte a ricatti, l'essere ostaggi e non figlie; ferita è crescere fuori senza crescere dentro; essere grandi da sempre, insieme, piccole mai nate come Peter Pan. Da adulte, per l'isola che non c'è delle nostre fantasie, continuiamo a sacrificare la libertà, l'autonomia, il bisogno di giustizia.
Continuiamo a cercare l'armonia, il rispetto, l'amore che ci può far crescere e diventare madri, per non essere più eterne figlie del nostro dolore e della nostra passività. Amare e riconoscersi e riconoscere; è ferita che si rimargina e diventa cicatrice; è il ricordo che si fa storia da raccontare, patrimonio dell'anima, saggezza, progetto. Ma perchè questo avvenga è necessario un viaggio, una guida, una formula, una preghiera, un rituale.
E' necessario poter contare - quale DNA dell'anima - su un patrimonio di fiabe e tracce ci aiutino a uscire dal labirinto dell'inespresso, dal represso che fa ombra e uccide. Per crescere è necessario raccontare, collegare, analizzare, tracciare e, soprattutto creare. Animare, dare spazio all'anima attraverso i ricordi, le immagini, i sogni, le fantasie, i diari, le lettere, le parole, i disegni, le fotografie, le poesie, le storie. Significa darsi calore e forza con la parte più vera, intima, profonda di noi stesse.
Maria Rita Parsi da “I quaderni delle donne”

venerdì 4 gennaio 2013

ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perchè, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore. Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare...




C'era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un'oasi all'entrata di una città del Medio Oriente. 
Un giovane si avvicinò e gli domandò: 
"Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città? "L'uomo rispose a sua volta con una domanda: "Come erano gli abitanti della città da cui venivi?" "Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là". "Così sono gli abitanti di questa città!", gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda: 
"Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?" L'uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:"Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?" "Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!" "Anche gli abitanti di questa città sono

così!", rispose il vecchio saggio. 
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: 
"Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?
"Figlio mio", rispose il saggio, "ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perchè, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore. Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare...
(dal web)




domenica 25 novembre 2012

Non vi accorgete più delle bellezze che avete intorno perché i vostri occhi non riescono più a vederle.Solo chi viene da lontano può ammirare l'incanto di questi luoghi che nulla hanno da invidiare ai posti da sogno sparsi per il mondo




E una giovane donna forestiera mi disse un giorno
<<Non vi accorgete più delle bellezze che avete intorno perché i vostri occhi non riescono più a vederle.Solo chi viene da lontano può ammirare l'incanto di questi luoghi che nulla hanno da invidiare ai posti da sogno sparsi per il mondo.>>

venerdì 14 settembre 2012

Ryszard Kapuscinski. Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono è per loro il mondo intero. Una posizione rispettabile come qualunque altra. Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa





Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono è per loro il mondo intero. Una posizione rispettabile come qualunque altra. Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa, e anche questo è vero: invece di spostarsi materialmente, si può viaggiare all’interno della propria anima. Il concetto di viaggio è quanto mai elastico e differenziato. Ci sono tuttavia alcune persone che, per loro natura, devono conoscere il mondo in tutta la sua varietà. Non sono numerose.
Ryszard Kapuscinski


meno male che non tutti vogliono la stessa cosa ....sai che via vai ci sarebbe .....c'è chi nasce per una cosa e chi per un'altra


giovedì 28 giugno 2012

Andrej Tarkovskij. Nostalghia. Quale antenato parla in me? Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco a essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un'infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri. La strada del nostro cuore è coperta d'ombra. Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne, dai muri delle scuole, dall'asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all'inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio, dobbiamo tirare l'anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano. Ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti "sani" e i cosiddetti "ammalati". Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? Tutti gli occhi dell'umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando. La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe. Uomo, ascolta: in te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte indebiti d'agosto. Le case grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!

C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore
Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.. così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire. 
Andrej Tarkovskij 


Dal momento stesso in cui Eva mangiò il pomo dell'albero della conoscenza, l'umanità fu condannata a una ricerca senza fine della verità. Prima di tutto, come è noto, Adamo ed Eva si accorsero che erano nudi e ne provarono vergogna. Ne provarono vergogna perché compresero e cominciarono il proprio cammino dalla gioia di conoscersi l'un l'altro. Ciò fu l'inizio di ciò che non ha fine … Accadde così che l'uomo, questo "coronamento della natura", comparve sulla terra allo scopo di conoscere perché propriamente egli vi comparisse o vi fosse inviato. E per mezzo dell'uomo il Creatore conosce se stesso. Questo cammino viene chiamato usualmente evoluzione; un cammino che viene accompagnato dal tormentoso processo di autoconoscenza.
Andrei Tarkovskij


"C’è una speranza che l’uomo sopravviva, nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall’evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell’antica leggenda sulla resistenza dell’albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base del film più importante nella mia biografia artistica. Un monaco, passo dopo passo, secchio dopo secchio portava l’acqua sulla montagna e innaffiava l’albero inaridito, credendo senz’ombra di dubbio nella necessità di ciò che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede nel Creatore e perciò assistette al Miracolo: una mattina i rami dell’albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma questo è forse un miracolo? E’ soltanto la verità.”
Andrej Tarkovskij “Scolpire il tempo”



PER MEZZO DELL'ARTE L'UOMO SI APPROPRIA DELLA REALTÀ ATTRAVERSO UN'ESPERIENZA SOGGETTIVA. Nella scienza la CONOSCENZA UMANA del mondo procede lungo i gradini di una scala senza fine, venendo successivamente rimpiazzata da sempre nuove conoscenze su di esso che sovente si confutano a vicenda, in nome di verità oggettive particolari. LA SCOPERTA ARTISTICA, invece, NASCE OGNI VOLTA COME UN'IMMAGINE NUOVA E IRRIPETIBILE DEL MONDO, come un geroglifico della verità assoluta. Essa SI PRESENTA COME UNA RIVELAZIONE, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. L'artista le esprime creando l'immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l'assoluto. Per mezzo dell'immagine si mantiene la percezione dell'infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini.
Andrej Tarkovskij, Scolpire il Tempo.



La ricerca della verità! Si nasconde… e voi scienziati la cercate ovunque. Scavate un po' qua e un po' là. Scavate in un posto… e voilà: l’atomo è formato da protoni; scavate in un altro posto… Eureka: il triangolo A B C è uguale al triangolo A¹ B¹ C¹. Per me è molto diverso. Anch'io scavo cercando la verità, ma nel frattempo le succede qualcosa. Si modifica. E così io, al posto della verità, trovo un gran mucchio di … pardon… non dirò di che. A voi si che va bene, ma supponiamo che in un certo museo ci sia un vaso antico, a suo tempo ci buttavano gli avanzi. Oggi invece lo stesso vaso suscita l'entusiasmo generale, per lessenzialità del disegno, l'irripetibilità della forma. Magnifico! Splendido! Ma ecco che un giorno si viene a sapere che non è antico e che agli archeologi l'aveva rifilato un burlone. L'aveva fatto così, per fare uno scherzo. Le lodi stranamente cessano, che esperti!
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


A un tavolino del bar Stalker, Professore e Scrittore. Scrittore beve parecchio e parla della verità. Vengono accennati i motivi dell' incursione nella Zona. Arriva il treno.





- In ogni caso tutta questa vostra tecnologia, tutte queste fabbriche e marchingegni, e tutto questo agitarsi affannosamente per poter lavorare di meno e mangiare di più... non sono che stampelle, protesi. L'umanità invece esiste per creare... Per creare opere d'arte. Questo perlomeno è disinteressato, a differenza di tutte le altre azioni umane. Grandi illusioni, fantasmi sfocati della verità in assoluto... Ma lei, professore, mi sta ascoltando?
- Ma di quale disinteresse sta parlando, con tutta la gente che muore ancora di fame?
Ma dove vive, nelle nuvole?
- E questa sarebbe la vostra aristocrazia del cervello? Voi non sapete pensare in astratto.
- Spero che non presuma di insegnarmi qual è il vero senso della vita e nello stesso tempo a pensare?
- Sarebbe inutile, lei sarà forse professore, ma è ignorante!
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


Scrittore espone lo scopo dell' esistenza a Professore, che risponde


E pretendono pure di essere intellettuali, questi scrittori, scienziati... non credono più a niente. L'organo con il quale crediamo gli si è atrofizzato, tanto non ne hanno bisogno. Dio mio che gente. Tu non li hai visti, hanno gli occhi vuoti. Pensano soltanto a come tenere alto il loro prezzo, a come vendersi più cari, a farsi pagare tutto, anche ogni moto dell'anima. Pensano di avere una missione da compiere, una vocazione, e che si vive una sola volta. La gente così può credere a qualcosa?
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)



Ecco un altro esperimento; esperimenti, fatti, verità in ultima istanza; ma fatti non ce ne sono e qui, poi, meno che altrove. Qui tutto è inventato da qualcuno, è la trovata idiota di qualcuno, possibile che non ve ne rendiate conto? E voi lo dovete assolutamente sapere di chi è; ma perché poi, a che cosa servono tutte le vostre nozioni, quale coscienza ne potrà soffrire? La mia? Io non ho coscienza, ho solamente nervi: una carogna mi stronca, mi si apre una piaga, un'altra carogna mi loda, è un'altra piaga; tu ci metti l'anima, ci metti il cuore, e quelli, niente, ti divorano l'anima e il cuore; tiri fuori dall'anima lo schifo, divorano anche lo schifo; sono tutti colti senza eccezione e hanno tutti fama di alta sensibilità e tutti ti turbinano intorno: giornalisti, redattori, critici, femmine, senza darti un attimo di respiro e tutti ti incitano: "Dai dai!..." Ma che razza di scrittore sono io, se addirittura odio scrivere, se per me è un tormento, una fatica, una incombenza dolorosa, vergognosa come schiacciare le emorroidi. Un tempo pensavo che qualcuno sarebbe divenuto migliore grazie ai miei libri, ma se non servo a nessuno... creperò e dopo due giorni mi avranno dimenticato e cominceranno a divorare qualcun altro. Io pensavo di cambiarli e invece sono stati loro a cambiare me, mi hanno cambiato a loro immagine e somiglianza. Prima il futuro era soltanto il proseguimento del presente e tutti i cambiamenti erano molto lontani al di là dell'orizzonte, adesso il futuro si è fuso col presente. Loro sono forse pronti a questo? Ma se non vogliono sapere niente di niente, loro divorano e stop...
Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)


Andrej Tarkovskij, Stalker (1979)
Emorroidi. Scrittore confessa tutta l' inutilità e la fatica del suo scrivere.






Che diventino indifesi come bambini,
perché la debolezza è potenza e la forza è niente.
Quando l'uomo nasce, è debole e duttile.
Quando muore, è forte e rigido.
Così come l'albero:
mentre cresce è tenero e flessibile.
E quando è duro e secco, muore.
Rigidità e forza sono compagni della morte.
Debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.
Ciò che si è irrigidito non vincerà
Andrej Tarkovskij, Stalker



«Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi, non importa se poi non le costruiremo»
“Nostalghia”, di Andrej Tarkovskij, film del 1983, sceneggiatura di Tonino Guerra, premiato a Cannes, è uno di quei film d’autore che sono talmente d’autore che mettono soggezione… buio, frasi a effetto sul dolore del vivere, lentezza che sfianca, sottili allusioni, simbolismi criptici, lentezza che sfianca, penombra, frasi a effetto sul mistero dell’esistenza, lentezza che sfianca… impossibile anche solo esprimere qualche timida perplessità senza passare per un grezzo bifolco che va al cinema a vedere “Vacanze di Natale”… ma io sono furbo, quindi aggirerò l’ostacolo parlando soltanto di ciò che mi è piaciuto molto… il titolo è bellissimo, quasi quasi chiamerei mia figlia Nostalghia… e stupendo è il monologo del pazzo, che arriva verso la fine, dopo quintalate di buio, mistero, allusioni, dolore, penombra, eccolo, 2 minuti, da pelle d’oca:


Quale antenato parla in me? 
Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo.
Per questo non riesco a essere una sola persona.
Sono capace di sentirmi un'infinità di cose contemporaneamente.
Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri.
La strada del nostro cuore è coperta d'ombra.
Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili,
bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne,
dai muri delle scuole, dall'asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti.
Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all'inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi,
non importa se poi non le costruiremo.
Bisogna alimentare il desiderio,
dobbiamo tirare l'anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito.
Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano.
Ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti "sani" e i cosiddetti "ammalati".
Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute?
Tutti gli occhi dell'umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando.
La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia,
di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi.
Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe.
Uomo, ascolta: in te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte indebiti d'agosto. Le case grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!
Andrej Tarkovskij. Nostalghia.




Spezzone tratto dal film diretto da Andrei Tarkovskij "Nostalghia".




Domenico dice :"Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte e nevichi d'agosto (non indebiti d'agosto). Le cose (non le case) grandi finiscono, sono quelle piccole che durano".



Quel che dovrebbe essere il Manifesto della 'Persona Umana'



  Un pensiero cullato



martedì 7 febbraio 2012

Le cose cambiano, ma il sole ogni mattino risorge. – La cattiva notizia è che nulla dura per sempre. La buona notizia è che nulla dura per sempre. Afferrato il concetto? Ogni dolore, ogni momento difficile presto o tardi apparterrà al passato. Nulla è permanente: nei periodi più bui ricorda sempre che la luce presto tornerà a splendere nuovamente sul tuo cammino.


Tu non sei ciò che ti è accaduto nel passato. – Non importa quanto disastroso sia stato il tuo passato: il tuo futuro è ancora una tela immacolata tutta da dipingere. Tu non sei le tue vecchie abitudini. Tu non sei i tuoi fallimenti del passato. Tu sei soltanto ciò che pensi di essere in questo momento. Tu sei soltanto ciò che fai in questo preciso istante. [...]

Le cose cambiano, ma il sole ogni mattino risorge. – La cattiva notizia è che nulla dura per sempre. La buona notizia è che nulla dura per sempre. Afferrato il concetto? Ogni dolore, ogni momento difficile presto o tardi apparterrà al passato. Nulla è permanente: nei periodi più bui ricorda sempre che la luce presto tornerà a splendere nuovamente sul tuo cammino. [...]





giovedì 2 febbraio 2012

Hermes. Messaggero degli Dei e Dio degli Oratori, Poeti, Atleti, Inventori, Commercianti, Ladri e Bugiardi

Per la mitologia greca l'inventore della lira fu Hermes.
Un giorno il dio trovò all'interno della grotta una tartaruga.
Hermes prese il carapace, e tese al suo interno sette corde di budello di pecora,
costruendo così la prima lira. Il Dio la regalò poi ad Apollo, e questi al figlio Orfeo.
Lira ricostruita a partire da una ritrovata ad Atene, risalente al V° sec a.C.
Ora al British Museum, Elgin Collection



La nascita di Hermes.
Hermes nacque sul Monte Cillene in Arcadia. Secondo quanto racconta l'Inno ad Hermes, SUA MADRE MAIA ERA UNA NINFA […] una delle Pleiadi, figlie di Atlante, che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene. IL PICCOLO HERMES FU UN BAMBINO MOLTO PRECOCE: NEL SUO PRIMO GIORNO DI VITA INVENTÒ LA LIRA, E LA NOTTE STESSA RIUSCÌ A RUBARE LA MANDRIA IMMORTALE DI APOLLO, NASCONDENDOLA E CANCELLANDONE LE TRACCE. Quando Apollo accusò Hermes del furto Maia lo difese dicendo che non poteva essere stato lui, dato che aveva trascorso con lei tutta la notte. Tuttavia intervenne Zeus che disse che in realtà Hermes aveva effettivamente rubato la mandria e doveva restituirla. MENTRE DISCUTEVA CON APOLLO, HERMES COMINCIÒ A SUONARE LA SUA LIRA: IL SUONO DEL NUOVO STRUMENTO PIACQUE COSÌ TANTO AD APOLLO CHE, IN CAMBIO DI ESSO, ACCETTÒ CHE HERMES SI TENESSE LA MANDRIA RUBATA".

"Ermes, Hermes, Ermete o Ermète (in greco antico Ἑρμῆς) nella religione greca è il MESSAGGERO DEGLI DÈI E DIO DEGLI ORATORI, DELLA LETTERATURA, DEI POETI, DELL'ATLETICA, DELLE INVENZIONI, E DEL COMMERCIO IN GENERALE[1] nonché, NELLA TEOLOGIA GRECA, RAPPRESENTANTE DEL LÓGOS (ΛΌΓΟΣ, RAGIONE O PAROLA)[2].
Platone fa sostenere anche a Socrate che SI 'DICE' CHE: «ERMES È DIO INTERPRETE, MESSAGGERO, LADRO, INGANNATORE NEI DISCORSI E PRATICO DEGLI AFFARI, IN QUANTO ESPERTO NELL'USO DELLA PAROLA; SUO FIGLIO È IL LOGOS»[3], pur ritenendo che in realtà di questi dèi non sappiamo nulla[4].
« Si tramanda che il loro capo sia Ermete, significando che bisogna compiere atti graditi con raziocinio, e non a caso, bensì verso quanti ne sono degni; infatti, chi sia stato trattato con ingratitudine diviene più restio a compiere benefici. Ora si dà il caso che ERMETE SIA IL LÓGOS, CHE GLI DÈI INVIARONO A NOI DAL CIELO, FACENDO DELLA RAZIONALITÀ UNA PREROGATIVA ESCLUSIVA DEGLI UOMINI, TRA LE CREATURE CHE VIVONO SULLA TERRA, il che essi ritennero di gran lunga eminente su tutto il resto. E HA PRESO NOME DELL'OCCUPARSI DI PARLARE (MÉSTHAIN EREÎN) OSSIA DI DIRE LÉGEIN, oppure del fatto di essere nostro presidio (éryma) e, per così dire, nostra fortezza. »
Lucio Anneo Cornuto. Compendio di Teologia greca. XVI
Questa caratteristica teologica è derivata dalla sua precedente interpretazione mitica come DIO DEI CONFINI E DEI VIAGGIATORI, DEI PASTORI E DEI MANDRIANI, DEGLI ORATORI E DEI POETI, DELLA LETTERATURA, DELL'ATLETICA, DEI PESI E DELLE MISURE, DEL COMMERCIO E DELL'ASTUZIA CARATTERISTICA DI LADRI E BUGIARDI.[5]
L'Inno omerico ad Hermes lo invoca come: "DALLE MOLTE RISORSE (POLÙTROPOS), GENTILMENTE ASTUTO, PREDONE, GUIDA DI MANDRIE, APPORTATORE DI SOGNI, OSSERVATORE NOTTURNO, LADRO AI CANCELLI, CHE FECE IN FRETTA A MOSTRARE LE SUE IMPRESE TRA LE DEE IMMORTALI".[6] Hermes funge anche da interprete, svolgendo il RUOLO DI MESSAGGERO DA PARTE DEGLI DEI PRESSO GLI UOMINI, un compito che divide con Iris. DA HERMES DERIVA LA PAROLA ERMENEUTICA, OVVERO L'ARTE DI INTERPRETARE I SIGNIFICATI NASCOSTI. In greco un uomo fortunato veniva chiamato "hermaion".
La figura di HERMES come inventore del fuoco[7] può essere accostata a quella di PROMETEO. Si credeva che HERMES, OLTRE ALLA SIRINGA E ALLA LIRA, AVESSE INVENTATO ANCHE MOLTI TIPI DI COMPETIZIONI SPORTIVE E LA PRATICA DEL PUGILATO: per questo ERA CONSIDERATO IL PROTETTORE DEGLI ATLETI. Vari esperti di mitologia contemporanei hanno nei loro scritti messo HERMES IN RELAZIONE CON DIVINITÀ IMBROGLIONE E INGANNATRICI PRESENTI IN ALTRE CULTURE.
Hermes rivestiva anche il ruolo di PSICOPOMPO, ovvero un ACCOMPAGNATORE DELLO SPIRITO DEI MORTI CHE LI AIUTA A TROVARE LA VIA PER IL MONDO SOTTERRANEO DELL'ALDILÀ. Molte leggende lo ritraggono come l'UNICO DIO OLTRE AD ADE E PERSEFONE CHE AVESSE IL POTERE DI ENTRARE ED USCIRE DAGLI INFERI SENZA PROBLEMI.
Nel pantheon olimpico classico Hermes era figlio di Zeus e della Pleiade Maia, figlia del Titano Atlante. I SUOI SIMBOLI ERANO IL GALLO E LA TARTARUGA ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo BORSELLINO, i suoi SANDALI e CAPPELLO ALATI ed il BASTONE DA MESSAGGERO, il kerykeion. HERMES ERA IL DIO DEI LADRI PERCHÉ ERA MOLTO SCALTRO ED ASTUTO ED INOLTRE ERA UN LADRO EGLI STESSO, fin dalla notte in cui nacque, quando sfuggì a Maia ed ANDÒ A RUBARE IL BESTIAME DEL SUO FRATELLO MAGGIORE APOLLO.
Era devoto e fedele a suo padre Zeus: quando LA NINFA IO, una delle amanti di Zeus, era stata catturata da Hera e CUSTODITA DAL GIGANTE DAI CENTO OCCHI ARGO, HERMES SU ORDINE DEL PADRE ANDÒ A SALVARLA, ADDORMENTANDO IL GIGANTE CON CANTI E RACCONTI E QUINDI DECAPITANDOLO CON UNA SPADA RICURVA.
Nella mitologia romana il corrispondente di HERMES fu MERCURIO che, sebbene fosse un dio di derivazione etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il DIO DEI COMMERCI.

Etimologia: dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione[8], si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca HERMA (GRECO ἕΡΜΑ), che identifica un tipo di PILASTRO QUADRATO O RETTANGOLARE DECORATO IN ALTO CON UNA TESTA (GENERALMENTE BARBUTA) DI HERMES ED IN BASSO CON LA RAFFIGURAZIONE DI GENITALI MASCHILI DURANTE L'EREZIONE. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano "Hermes Aroia" (Hermes ariete), hanno fatto propendere per l'opinione opposta, ovvero che dal dio il nome sia passato alla rappresentazione in forma di pilastro. In ogni caso l'associazione con questo tipo di costruzioni — usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini — ha fatto sì che Hermes diventasse il DIO PROTETTORE DEI VIAGGI FATTI VIA TERRA.
Il culto di Hermes  
[…] Vista la sua ABILITÀ AD ATTRAVERSARE I CONFINI, "Hermes Psychopompos" (l'accompagnatore di anime) conduceva gli spiriti di chi era appena morto nel regno sotterraneo dell'Ade. NELL'INNO OMERICO A DEMETRA, HERMES RIPORTA LA KORE (GIOVINETTA O VERGINE) PERSEFONE SANA E SALVA DALLA DEA SUA MADRE. ERA ANCHE NOTO PER ISPIRARE I SOGNI AI MORTALI MENTRE DORMIVANO.
PER GLI ANTICHI GRECI IN HERMES SI INCARNAVA LO SPIRITO DEL PASSAGGIO E DELL'ATTRAVERSAMENTO: RITENEVANO CHE IL DIO SI MANIFESTASSE IN QUALSIASI TIPO DI SCAMBIO, TRASFERIMENTO, VIOLAZIONE, SUPERAMENTO, MUTAMENTO, TRANSITO, TUTTI CONCETTI CHE RIMANDANO IN QUALCHE MODO AD UN PASSAGGIO DA UN LUOGO, O DA UNO STATO, ALL'ALTRO. QUESTO SPIEGA IL SUO ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON I CAMBIAMENTI DELLA SORTE DELL'UOMO, CON LO SCAMBIO DI BENI, CON I COLLOQUI E LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI CONSUETI NEL COMMERCIO NONCHÉ, OVVIAMENTE CON IL PASSAGGIO DALLA VITA A CIÒ CHE VIENE DOPO DI ESSA.
Nelle epoche più antiche, l'iconografia di Hermes era piuttosto diversa da quella adottata nel periodo classico: era immaginato come un DIO PIÙ ANZIANO, BARBUTO E DOTATO DI UN FALLO DI NOTEVOLI DIMENSIONI ma, NEL VI SECOLO A.C. LA SUA FIGURA FU RIELABORATA E TRASFORMATA IN QUELLA DI UN GIOVANE DALL'ASPETTO ATLETICO. Le statue di Hermes ritratto con il suo nuovo aspetto furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi di tutta la Grecia.
In EPOCA CLASSICA Hermes era solitamente RITRATTO MENTRE INDOSSAVA UN CAPPELLO DA VIAGGIATORE DALL'AMPIA TESA OPPURE IL PETASO, IL CARATTERISTICO CAPPELLO ALATO. CALZAVA UN PAIO DI SANDALI ANCH'ESSI ALATI, I TALARI E PORTAVA IL BASTONE DA MESSAGGERO TIPICO DELLA CULTURA ORIENTALE – o il CADUCEO attorno al quale sono intrecciati due serpenti, o il "KERYKEION" , sopra al quale si trova un simbolo simile a quello a quello usato in astrologia per il segno del toro. INDOSSAVA ABITI SEMPLICI, DA VIAGGIATORE, LAVORATORE O PASTORE. Spesso era rappresentato o ricordato inserendo nelle opere d'arte i suoi TIPICI SIMBOLI, LA BORSA, IL GALLO O LA TARTARUGA. Quando era rappresentato nella sua accezione di "HERMES LOGIOS", OVVERO IL SIMBOLO DELLA DIVINA ELOQUENZA, generalmente teneva un BRACCIO ALZATO IN UN GESTO CHE ACCENTUAVA L'ENFASI DELL'ORAZIONE.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ermes


Note:
  1. Walter BurkertGreek Religion, 1985, section III.2.8.
  2. «Ermete è il dio del λόγος (parola, ragione) interprete e messaggero di Zeus. Nell'allegoresi soprattutto stoica, come in ambito gnostico, è identificato con il λόγος: Platone, Crat., 407, Cornuto 16 [...].» Ilaria Ramelli. Enciclopedia filosofica, vol.4. Milano, Bompiani, pag. 3558
  3. ^ Cfr. PlatoneCratilo, 407e-408d.
  4. «Ma questi dèi sono proprio quelli di cui Platone credeva di dimostrare l'esistenza? Abbiamo ragione di dubitarne. Nel Cratilo fa dire a Socrate che non sappiamo niente di questi dèi, neppure i loro veri nomi» Eric Dodds. I greci e l'irrazionale. Milano, Rizzoli, 2009 pag.272
  5. ^ W. Burkert, Greek Religion (la religione Greca) 1985 sezione III.2.8; "Hermes." (EN) Enciclopedia Mitica da Encyclopedia Mythica Online. Aggiornata al 4 ottobre 2006.
  6. ^ "Inno ad Hermes" 13. La parola polùtropos (dalle molte risorse, ingegnoso, abile a trovare stratagemmi) è usata anche per descrivere Odisseo nel primo verso dell'Odissea.
  7. ^ Inni omerici " (versi 105, 108-10)
  8. ^ K.O. Müller, Handbuch der Archäologie (Manuale di archeologia) 1848


15 Maggio MERCURALIA Festa natale di Mercurio.
Anniversario della dedica del tempio di Mercurio sito ai piedi dell'Aventino (495 a.C.).

« ...I consoli si contendevano l'onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l'onore della consacrazione, sarebbe andata anche l'amministrazione dell'annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest'uomo - troppo grande la sproporzione tra l'incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un'offesa alle persone dei consoli. ... »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)

Mercurio era il dio romano del commercio e, alle idi di maggio (il 15), i mercanti si radunavano presso una fontana a lui dedicata non lontana dalla Porta Capena. A causa del fatto che per la loro attività spesso dovessero fare ricorso all'imbroglio o a menzogne, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì raccoglievano le acque in giare anch'esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da varie preghiere ed invocazioni.
1. ^ Ovidio, Fasti, V, 670-690

Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A Roma, un tempio a lui dedicato, nei pressi del Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C. Ebbe dalla ninfa Carmenta Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.
Mercurio, dipinto di Hendrik Goltzius



Hermes Logios 
Copia marmorea romana di un originale greco del V secolo a.C. 
forse attribuibile a Fidia

Ermes con Dionisio, opera di Prassitele


lunedì 16 gennaio 2012

E' un viaggio lungo e spinoso quello introspettivo. Spesso ti ritrovi davanti ad un te stesso che non vorresti vedere, ma da quando realizzi che non esiste niente senza il suo contrario, tutto ciò che ti sembrava lontano ed incomprensibile, se riesaminato, in larga parte diventa compreso e parte di te.


ATTENDO L'ETERNO ha condiviso la foto di mo mix.
E' un viaggio lungo e spinoso quello introspettivo.
Spesso ti ritrovi davanti ad un te stesso che non vorresti vedere, ma da quando realizzi che non esiste niente senza il suo contrario, tutto ciò che ti sembrava lontano ed incomprensibile, se riesaminato, in larga parte diventa compreso e parte di te. m.
di: mo mix

venerdì 6 gennaio 2012

Javier Revert. Viaggiare ti allunga la vita, la riempie di volti e di paesaggi, di canti e di suoni e di orizzonti che ignoravi.


Viaggiare ti allunga la vita, la riempie di volti e di paesaggi, di canti e di suoni e di orizzonti che ignoravi.
Javier Revert

Diego Raiteri
viaggiare è una droga...libera la mente apre nuovi orrizzonti....sogni reali che cavalcano l'immagginario...viaggiare è libertà....!!!!

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