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domenica 3 febbraio 2013

Antonio Gramsci. L'Ordine Nuovo. Il fascismo si è presentato come l'antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri

Antonio Gramsci.
Nato ad Ales il 22-1-1891, visse una infanzia ostacolata da problemi di famiglia e di salute. 
Anche la formazione culturale non fu fortunata: frequentò le elementari a Ghilarza, ma ebbe una brutta esperienza nel liceo di S.Lussurgiu per la presenza di insegnanti che "valevano poco più di un fico secco " . Nel 1908 si trasferì nel liceo classico di Cagliari " G. M .Dettori "dove conseguì sempre ottimi risultati.

La sua esperienza universitaria ebbe luogo a Torino, dopo aver vinto una borsa di studio, ma a causa di problemi di salute non riuscì a rimanere al passo con gli esami e perdette la borsa di studio, e, a causa dei conseguenti problemi economici, dovette abbandonare la carriera universitaria. Ma, vivamente interessato alla cultura e alla educazione, forse anche a causa delle problematiche esperienze che fu costretto a vivere, nei quaderni dal carcere approfondirà il problema pedagogico. Lasciata l'università si dedicò all'attività giornalistica, che comunque lo interessava già dai tempi del liceo a Cagliari. In un primo momento, lasciata l'università nel 1915, interessato agli scioperi contro la guerra, si dedicò al giornalismo da socialista, ma senza firmare, inizialmente, articoli. Poi, nel 1919, fondò con Tasca e Terracini il settimanale, e poi dal 1921 quotidiano, "ORDINE NUOVO".

Intanto in Russia è in pieno svolgimento la guerra bolscevica e in occasione dell'occupazione delle fabbriche nel '20 , l'Ordine Nuovo sensibilizza e orienta la classe operaia sulla necessità di un partito che diriga i movimenti sociali . Nel '21 a Livorno ci sarà inoltre la scissione dei socialisti riformisti e la costituzione del P.C. d'I. Lenin lo nomina al II congresso internazionale comunista ( '20 ) e nel '21 Gramsci viene mandato in Russia, dove approfondì la conoscenza riguardo alla LOTTA IDEOLOGICA e al problema dell'EGEMONIA. In Italia intanto si fanno numerosi arresti di oppositori politici. E quando Gramsci torna in Italia, nel '24 esce il 1° numero dell'Unità e poco dopo nel '26 viene arrestato, nonostante godesse dell'immunità parlamentare dovuta all'elezione in Veneto. A partire dal '29 nel carcere di Turi scrive " I quaderni dal carcere", che contengono studi sulla complessa realtà storica ed elaborazioni teoriche riguardo a temi di carattere politico, sociale, culturale. Ritiene che la classe operaia necessiti della figura di un intellettuale organico , che educhi le masse e , attraverso un partito egemone, conduca la classe operaia e contadina ad assumere il ruolo di classe dirigente. In Italia ,Gramsci notò che l' intellettuale non fù portavoce della cultura popolare .Il Risorgimento fu infatti il movimento di una èlite intellettuale e borghese che non coinvolse il popolo poichè non promosse una letteratura nazional-popolare che impedì il legame tra l'intellettuale e masse, tra cultura e tessuto sociale . Possiamo ricavare notizie riguardo agli aspetti più personali della sua vita dalle toccanti "Lettere dal carcere " nelle quali Gramsci descrive le sue ultime giornate e le sue, sempre peggiori condizioni di salute. Infatti Gramsci morì di tubercolosi il 27 Aprile del 1937, proprio il giorno prima della sua effettiva scarcerazione.



Il fascismo si è presentato come l'antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato
Antonio Gramsci, L'Ordine Nuovo, 26 aprile 1921

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti."
Antonio Gramsci


"Trascurare i movimenti così detti "spontanei", cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento "spontaneo" delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nelle classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e dall’altra determina complotti dei gruppi reazionari che approfittano dell’indebolimento obbiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato."
Antonio Gramsci





Da una parte politici incapaci, dall'altra italiani cretini. L'italia è fatta da 151 anni, ma nessuno si è mai preso la briga di fare gli italiani.





Questo paese è stato distrutto da una classe dirigente che ha colpe gravissime. Sono indifendibili. Ma votati dal popolo che probabilmente li odia e li rivoterá. Ti sembra normale? Perchè succede una cosa del genere? [Grillo] È stato una conseguenza, ha colmato uno spazio che altri hanno creato. Gli stessi che lo hanno appoggiato i primi mesi. Una cosa simile è successa anche con l'insediamento di Monti a Palazzo Chigi. Non è successo solo per colpa dello stesso Monti, del Presidente della Repubblica o di qualche potere internazionale ma principalmente per colpa di Berlusconi e del suo governo. Così allora per Mussolini e forse in futuro per il M5S... [...] Grillo é un democratico antifascista. Volevo evidenziare, per chi evoca il passato, che questi fenomeni politici trovano ampi e facili spazi quando la politica tradisce le ragioni del suo essere ed esistere, come oggi, come 90 anni fa. Quando succede le forze politiche in carica hanno precise responsabilitá e colpe. Io non mi sognerei di difendere chi è stato in parlamento negli ultimi anni... [...] 


Sembrate dimenticare che per 20 anni gli Italiani hanno votato Berlusconi e il circo che si portava dietro. Se non c'e' riuscito lui a diventare il nuovo Mussolini ( anche se....) non credo che ci riuscirà Grillo. E Pizzarotti non mi sembra certo il prototipo del gerarca.






PERCHÈ IN ITALIA NON C'È UNA POLITICA SERIA (GRAMSCI)
"La debolezza dei partiti politici italiani in tutto il loro periodo di attività, dal risorgimento in poi (eccettuato in parte il partito nazionalista) è consistita in quello che si potrebbe chiamare uno squilibrio tra l’agitazione e la propaganda, e che in altri termini si chiama mancanza di principii, opportunismo, mancanza di continuità organica, squilibrio tra tattica e strategia ecc. La causa principale di questo modo di essere dei partiti è da ricercare nella delinquenza delle classi economiche, nella gelatinosa struttura economica e sociale del paese, ma questa spiegazione è alquanto fatalistica: infatti se è vero che i partiti non sono che la nomenclatura delle classi, è anche vero che i partiti non sono solo una espressione meccanica e passiva delle classi stesse, ma reagiscono energicamente su di esse per svilupparle, assodarle, universalizzarle. Questo appunto non è avvenuto in Italia, e la manifestazione di questa «omissione» è appunto questo squilibrio tra agitazione e propaganda o come altrimenti si voglia dire.

Lo Stato-governo ha una certa responsabilità in questo stato di cose (si può chiamare responsabilità in quanto ha impedito il rafforzamento dello Stato stesso, cioè ha dimostrato che lo Stato-governo non era un fattore nazionale): il governo ha infatti operato come un «partito», si è posto al disopra dei partiti permanenti della vita e degli interessi statali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere «una forza di senza partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartistico-cesareo»: così occorre analizzare [...] il fenomeno parlamentare del trasformismo. Le classi esprimono i partiti, i partiti elaborano gli uomini di Stato e di governo, i dirigenti della società civile e della società politica. Ci deve essere un certo rapporto utile e fruttuoso in queste manifestazioni e in queste funzioni. Non può esserci elaborazione di dirigenti dove manca l’attività teorica, dottrinaria dei partiti, dove non sono sistematicamente ricercate e studiate le ragioni di essere e di sviluppo della classe rappresentata. 

Quindi scarsità di uomini di Stato, di governo, miseria della vita parlamentare, facilità di disgregare i partiti, corrompendone, assorbendone i pochi uomini disponibili. Quindi miseria della vita culturale e angustia meschina dell’alta cultura: invece della storia politica, la erudizione scarnita, invece della religione, la superstizione, invece dei libri e delle grandi riviste, il giornale quotidiano e il libello. Il giorno per giorno, con le sue faziosità e i suoi urti personalistici, invece della politica seria. Le università, tutte le istituzioni che elaboravano le capacità intellettuali e tecniche, non permeate dalla vita dei partiti, dal realismo vivente della vita nazionale, formavano quadri nazionali apolitici, con formazione mentale puramente rettorica, non nazionale. La burocrazia così si estraniava dal paese, e attraverso le posizioni amministrative, diventava un vero partito politico, il peggiore di tutti, perché la gerarchia burocratica sostituiva la gerarchia intellettuale e politica"

Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno III [XX] voce 119, "Agitazione e propaganda"





 Gramsci spedi una lettera a Togliatti che era a Mosca in questa lettera chiedeva la fine delle purghe staliniste, certo è che Togliatti non la caldeggiò a Stalin altrimenti sarebbe stato subito fucilato e la lettera non avrebbe avuto ascolto. Stalin che era un volpone politico si identificò dopo la sconfitta dei partiti comunisti tedesco e giapponese nell'unica forma di comunismo possibile. La costruzione del comunismo in un solo paese con questa politica realista e con i piani quinquennali i comunisti hanno il consenso del popolo, per questo tanti comunisti vennero fucilati da Stalin perché erano stalinisti nella politica ma contrari alla dittatura personale di Stalin.



 Togliatti ha fatto morire centinaia di prigionieri italiani, ha diffamato il socialismo propugnato da Turati. 
Togliatti è stato il cancro del PCI, era solo uno sporco arrivista (mi verrebbe da dire fascista....). Concordo con voi



 Charles De Gaulle diceva: non si può governare mantenendo le promesse elettorali. 
O si tradiscono gli elettori o si tradisce il paese.


giovedì 6 dicembre 2012

Non un computer, ma il nostro cervello farà sufficiente casino per far sembrare bello ciò che non lo è, vicino ciò che non lo è, accettabile ciò che non lo è



La credenza in una virtualità che funzioni come sostituto dei rapporti umani è una sciocchezza di questi tempi. Noi ci affidiamo alle tecnologie telematiche anche quando ci rendiamo conto che ci stiamo forzando a farlo. Il miracolo del vedere vicino ciò che è lontano e la possibilità di una esplorazione praticamente infinita ci attraggono. La nostra pigrizia e la pubblicità convincente rendono il processo quasi automatico. Soddisfatti al massimo due sensi su cinque, costruiamo la grande illusione. Ma la vista e l'udito sono, nella nostra era, così bistrattati da aver perduto quasi completamente la capacità di differenziare, selezionare, preferire. Sono diventati due poteri maleducati e sgangherati. Chattare fa passare un po' di tempo e ci ingombra in quei pezzi di noi che sono o che lasciamo momentaneamente un po' più liberi e sensibili. [...] Mi piacerebbe essere genericamente dissacratoria nei confronti della pratica della virtualità. Economia 
virtuale, amore virtuale, conoscenze virtuali, cultura virtuale, comunicazione virtuale, partecipazione virtuale. Devi per forza testare quale odore, quale sapore, quale consistenza abbia la persona, prima di decidere se o che ti piace. Solo dopo comparirà il livello di smaterializzazione e idealizzazione che, comunque, tutti adottano soprattutto affrontando il cosiddetto amore. Non un computer, ma il nostro cervello farà sufficiente casino per far sembrare bello ciò che non lo è, vicino ciò che non lo è, accettabile ciò che non lo è. Ma questa è un'altra storia. È la storia della libertà intellettuale e sentimentale che caratterizza la dimensione umana. Questa storia non ha, però, giustificazione di accadere prima di, e a prescindere da, olfatto, gusto e tatto. 
Mina Mazzini, da Vanity Fair, n. 48, 7 dicembre 2011

venerdì 26 ottobre 2012

Kalokagathia. significa, letteralmente, BELLO E BUONO: quest'ultimo aggettivo deve essere anche inteso come SINONIMO DI "VALOROSO" IN GUERRA. NELLA CULTURA ELLENICA VENIVA PERTANTO COSÌ INDICATO L'IDEALE DI PERFEZIONE UMANA: L'UNITÀ NELLA STESSA PERSONA DI BELLEZZA E VALORE MORALE, UN PRINCIPIO CHE COINVOLGE DUNQUE LA SFERA ETICA ED ESTETICA ED ESTENDE LA PROPRIA INFLUENZA ANCHE SULLA PRODUZIONE ARTISTICA (come nel celebre Discobolo di Mirone). Il concetto fu poi recepito dai Romani.




Kalokagathia è l'adattamento di un'espressione greca (καλὸς κἀγαθός, kalòs kagathòs, crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, kalòs kai agathòs ). Il termine esprime come sostantivo astratto il concetto condensato nella coppia di aggettivi καλός καγαθός ("kalòs kagathòs" è la crasi di καλός καi αγαθός), la cui polirematica significa, letteralmente, BELLO E BUONO: quest'ultimo aggettivo deve essere anche inteso come SINONIMO DI "VALOROSO" IN GUERRA. NELLA CULTURA ELLENICA VENIVA PERTANTO COSÌ INDICATO L'IDEALE DI PERFEZIONE UMANA: L'UNITÀ NELLA STESSA PERSONA DI BELLEZZA E VALORE MORALE, UN PRINCIPIO CHE COINVOLGE DUNQUE LA SFERA ETICA ED ESTETICA ED ESTENDE LA PROPRIA INFLUENZA ANCHE SULLA PRODUZIONE ARTISTICA (come nel celebre Discobolo di Mirone). Il concetto fu poi recepito dai Romani.

Oltre a questo la kalokagathia in senso lato INDICA LA REALE FUSIONE, PER LA CULTURA GRECA ANTICA, DI ETICA ED ESTETICA; PER CUI CIÒ CHE È BELLO DEVE NECESSARIAMENTE ESSERE BUONO E VICEVERSA. Di conseguenza CIÒ CHE È INTERIORMENTE CATTIVO SARÀ ANCHE BRUTTO FUORI. È un concetto antico che, malgrado il suo indubbio fascino, È RITENUTO ORMAI SUPERATO E NON PIÙ CONDIVISIBILE.

NEL MITO, ACHILLE E MEMNONE INCARNANO TOTALMENTE IL CONCETTO GRECO; L'ESATTO CONTRARIO, INVECE, È RAPPRESENTATO DA TERSITE (un soldato semplice che compare in un tratto dell'Iliade, quando esorta i commilitoni ad abbandonare la guerra di Troia, ma viene interrotto da Ulisse che, incitato dagli dei, convince i soldati a restare, in disaccordo con Tersite, che verrà brutalmente picchiato dall'eroe di Itaca per il tentativo di ammutinamento).

Vi sono peraltro due personaggi mitologici per i quali non si può parlare di kalokagathìa nonostante la loro grande bellezza, poiché non si mostrano valorosi. Si tratta di PARIDE, soldato vile e infingardo durante la decennale guerra di Troia (da lui anche provocata), e di NARCISO, ragazzo indifferente alle armi e all'amore, tranne quello per sé stesso.

 Nella filosofia greca:
 La prima elaborazione filosofica del concetto arriva con Platone.
IN PLOTINO, LA VISIONE DELLA VERITÀ E LA CONTEMPLAZIONE DI DIO SONO POSTI COME FINE ULTIMO DELLA VITA UMANA. L’ANIMA NON DEVE FERMARSI ALLA BELLEZZA RICONOSCIBILE CON I 5 SENSI in quegli oggetti dove esiste una forma prevalente sulle altre che le rende un tutt’uno omogeneo, ma TENDERE ALL’IDEA DI BELLEZZA IN SÉ, proprie di tutte le idee e che PUÒ ESSERE COLTA SOLO CON LA MENTE, NON CON I SENSI. DAL BENE EMANA QUESTA BELLEZZA, sebbene siano identici, il Bene è una realtà ancora al di sopra della bellezza delle idee.

Personaggi della mitologia classica caratterizzati da Kalokagathia:

Achille
 Adone
 Aiace Telamonio
 Alcatoo
 Anchise
 Anfinomo
 Asture
 Ati
 Camerte
 Cidone e Clizio
 Ciparisso
 Cizico
 Clauso
 Eurialo e Niso
 Euripilo (il figlio di Telefo)
 Ganimede
 Giacinto
 Idomeneo
 Ifidamante (il figlio di Antenore)
 Ila
 Ipsenore (il sacerdote troiano figlio di Dolopione)
 Lauso
 Memnone
 Menelao
 Molione
 Nireo (il capo acheo)
 Oritaone
 Patroclo
 Perseo
 Polidoro (il figlio di Priamo e Laotoe, da non confondere col fratellastro omonimo, che aveva per madre Ecuba)
 Reso
 Rigmo
 Serrano
 Simoesio
 Troilo
 Turno
 
 Memnone, in assoluto l'eroe più bello e più buono della mitologia classica, in un'incisione di Bernard Picart (1673-1733).

martedì 12 giugno 2012

Benigno Zaccagnini. La drammatica fine di Enrico Berlinguer ci fa riflettere sul valore che, breve o lunga che sia, ha la testimonianza di un impegno coerente e onesto con i propri principi ideali

Gramsci Berlinguer Pertini 
L'11 giugno di 28 anni fa moriva Enrico Berlinguer. [...]
«I partiti sono diventati macchine di potere»
Intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari, «La Repubblica», 28 luglio 1981

La drammatica fine di Enrico Berlinguer ci fa riflettere sul valore che, breve o lunga che sia, ha la testimonianza di un impegno coerente e onesto con i propri principi ideali.
Benigno Zaccagnini

Vincenzo Di Maio
Credo che Napolitano Bersani e cricca questa intervista non l'abbiano mai letta, farebbero bene a farlo quanto prima.Dovrebbero vergognarsi di aver distrutto tutto quello che BERLINGUER aveva costruito.Grazie Compagno ENRICO sei e sarai sempre il nostro faro.

Francesco Valencetti:
Ciao Enrico la tua morte ci ha lasciati soli e in mano a dei banditi!!!! la questione morale questi del Pd non sanno nemmeno dove sta di casa e cosa sia!!!!!






Photo: L'11 giugno di 28 anni fa moriva Enrico Berlinguer. Ciao Enrico, noi non ti dimentichiamo!!

lunedì 11 giugno 2012

Max Weber. Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo


“Della” politica come professione vive colui che cerca di trarre da essa una fonte durevole di guadagno; “per” la politica, invece, colui per il quale ciò non accade. Affinché qualcuno possa vivere “per“ la politica in questo senso economico, devono darsi alcuni presupposti se volete assai banali: egli dev’essere, in condizioni normali, economicamente indipendente rispetto ai proventi che la politica può procurargli.
Max Weber


Il potere non è altro che la capacità di predire, con la massima precisione, i comportamenti altrui.
Max Weber


La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere
Max Weber


Un esperto è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla.
Max Weber

Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo. Ma le "concezioni del mondo", create dalle "idee", hanno spesso determinato – come chi aziona uno scambio ferroviario – i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività.
Max Weber


Gli antichi dei, disincantati e perciò trasformati in potenze impersonali, sorgono dalle loro tombe e riprendono la lotta fra di loro aspirando a conquistare il dominio sulla vita.
Max Weber


Gli dei di una volta, perso l'incanto e assunte le sembianze di potenze impersonali, escono dai loro sepolcri, aspirano a dominare sulla nostra vita e riprendono la loro lotta eterna.
Max Weber



“Max Weber è uno dei filosofi che può spiegarci meglio il particolare sistema economico in cui viviamo, il capitalismo”, dice Alain de Botton. Per Weber il capitalismo è nato dalla morale calvinista, e quindi dalla religione. L’importanza delle idee e della cultura è quindi centrale nel suo pensiero, sia per capire il mondo che per cambiarlo.
http://www.internazionale.it/video/2016/01/08/max-weber-capitalismo



Max Weber. L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.
Solo in Occidente.
“I problemi della storia universale si presenteranno, inevitabilmente, al figlio della moderna civiltà europea sotto il seguente punto di vista, del resto giustificabile: «Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali - almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci - si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?». Solo in Occidente vi è una «scienza» con quello sviluppo che noi oggi riconosciamo «valido». Conoscenze empiriche, riflessioni su problemi del cosmo e della vita, sapienza filosofica e teologica profondissime - di cui si trovano accenni nell’Islam e in alcune sette indiane, sebbene il perfetto svolgimento di una teologia sistematica sia particolare del Cristianesimo influenzato dall’Ellenismo - scienza ed osservazione di straordinaria finezza, ce ne furono anche altrove; soprattutto in India, in Cina, in Babilonia e in Egitto. Ma all’astronomia babilonese e ad ogni altra astronomia antica MANCA IL FONDAMENTO MATEMATICO, che le dettero per primi gli Elleni e la cui assenza rende ancor più stupefacente lo sviluppo del1a scienza degli astri presso i Babilonesi. Alla geometria indiana mancò un altro prodotto dello spirito ellenico, la «DIMOSTRAZIONE», cioè, razionale, la quale ha creato per prima la meccanica e la fisica. Alle scienze naturali indiane, straordinariamente progredite nel senso dell’osservazione, mancò l’ESPERIMENTO RAZIONALE, che è, essenzialmente, un prodotto del Rinascimento dietro i tentativi dell'antichità classica, e mancò quindi il LABORATORIO MODERNO; la MEDICINA, che proprio in India raggiunse un alto sviluppo empirico-tecnico, non ebbe fondamento biologico e, specialmente, biochimico. LA CHIMICA È IGNOTA A TUTTE LE CIVILTÀ TRANNE CHE ALL’OCCIDENTALE. La storiografia cinese, altamente progredita, non conobbe il pragma tucididèo. Machiavelli ha precursori in India. Ma tutta la scienza politica dell’Asia è priva di uno schema simile a quello aristotelico e soprattutto è priva dei concetti razionali. Per una dottrina razionale del diritto mancano altrove, nonostante tutti i tentativi indiani (scuola di Mimamsa), nonostante le ampie codificazioni, in particolare dell’Asia Minore, e nonostante tutti i libri giuridici dell’India e di altri paesi, i severi schemi giuridici e la FORMA MENTALE RIGOROSAMENTE GIURIDICA DEL DIRITTO ROMANO E DEL DIRITTO OCCIDENTALE che ne deriva. Solo l’Occidente conosce una creazione come quella del diritto canonico.
Similmente nell’ARTE. L’orecchio musicale sembra essere stato presso altri popoli più sottilmente sviluppato di quel che non sia oggi da noi; in ogni caso non lo fu meno. Polifonia di diversa specie fu diffusa largamente in tutto il mondo; ed anche il discanto si trova in altri paesi. Anche in altri paesi si conoscono e si calcolano tutti i nostri intervalli sonori razionali. Ma la musica armonica razionale, tanto contrappuntistica quanto armonica in senso stretto; la struttura del materiale sonoro sulla base dei tre accordi perfetti coll'integrazione armonica della terza; il nostro cromatismo e la nostra armonia, espresse dal Rinascimento in poi, non quale misura di distanza ma in forma razionalmente armonica; la nostra orchestra col quartetto ad archi come nucleo centrale, e colla sua organizzazione dell’insieme degli strumenti a fiato; il basso d'accompagnamento, la nostra notazione musicale (che sola rende possibile la composizione e l’esecuzione delle opere musicali moderne, cioè la loro durata nel tempo); le nostre suonate, sinfonie ed opere, quantunque nelle musiche più diverse esistessero come mezzi d'espressione la musica a programma, la musica descrittiva, l’alterazione dei toni e la modificazione, e come mezzi per esse i nostri strumenti fondamentali, organo, piano, violino; tutto questo ci fu soltanto in Occidente.”
MAX WEBER (1864 - 1920), “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1904 – 1905), Sansoni, Firenze 1965 (II ed., I ed. 1945), introd. di Ernesto Sestan, trad. di Pietro Burresi, , ‘Osservazione preliminare’, pp. 63 – 65.



Max Weber.  Si vive in una mescolanza di valori mortalmente nemici.
“Una considerazione non più empirica, ma interpretativa, cioè una genuina filosofia dei valori non potrebbe poi dimenticare, procedendo innanzi, che uno schema concettuale dei «valori», per quanto bene ordinato, sarebbe incapace di render conto proprio del punto cruciale della questione. Tra i valori, cioè, si tratta in ultima analisi ovunque e sempre, non già di semplici alternative, ma di una lotta mortale senza possibilità di conciliazione, come tra «dio» e il «demonio». Tra di loro non è possibile nessuna relativizzazione e nessun compromesso. Beninteso, non è possibile secondo il loro ‹senso›. Poiché, come ognuno ha provato nella vita, ve ne sono sempre di fatto, e quindi secondo l’apparenza esterna, a ogni passo. In quasi ognuna delle importanti prese di posizione particolari di uomini reali, infatti, le sfere di valori si incrociano e si intrecciano. La superficialità della «vita quotidiana», in questo senso più appropriato del termine, consiste appunto in ciò, che l’uomo il quale vive entro di essa non diventa consapevole, e neppure ‹vuole› diventarlo, di questa mescolanza di valori mortalmente nemici, condizionata in parte psicologicamente e in parte pragmaticamente; ed egli si sottrae piuttosto alla scelta tra «dio» e il «demonio», evitando di decidere quale dei valori in collisione sia dominato dall’uno, e quale invece dall’altro. Il frutto dell’albero della conoscenza, frutto inevitabile anche se molesto per la comodità umana, non consiste in nient’altro che nel dover conoscere quell’antitesi e nel dover quindi considerare che ogni importante azione singola, e anzi la vita come un tutto – se essa non deve procedere da sé come un evento naturale, bensì essere condotta consapevolmente – rappresenta una concatenazione di ultime decisioni, mediante cui l’anima (come per Platone) ‹sceglie› il suo proprio destino – e cioè il senso del suo agire e del suo essere. Non a caso il più grosso fraintendimento, a cui sempre, in ogni occasione, vanno incontro i sostenitori della collisione tra i valori, è rappresentato quindi dall’interpretazione di questo punto di vista come «relativismo» – cioè come un’intuizione della vita la quale poggia appunto sulla visione, radicalmente contrapposta, del rapporto reciproco delle sfere di valore, e può essere realizzata in maniera dotata di senso (ed in forma conseguente) soltanto sul terreno di una metafisica configurata in modo molto particolare (cioè di una metafisica «organica»).”
MAX WEBER (1864 – 1920), “Il significato dell’«avalutatività» delle scienze sociologiche e economiche”, in Id., “Scienza come vocazione e altri testi di etica e scienza sociale”, trad. tratta da “Il metodo delle scienze storico-sociali” a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino 1958 (I ed.), cura di Pietro L. Di Giorgi, presentazione di Angelo Scivoletto, Franco Angeli, Milano 1996, Antologia 11. ‘Il conflitto tra sfere di valore’, p. 164.


“ Eine nicht empirische, sondern sinndeutende Betrachtung: eine echte Wertphilosophie also, würde ferner, darüber hinausgehend, nicht verkennen dürfen, daß ein noch so wohlgeordnetes Begriffsschema der «Werte» gerade dem entscheidendsten Punkt des Tatbestandes nicht gerecht würde. Es handelt sich nämlich zwischen den Werten letztlich überall und immer wieder nicht nur um Alternativen, sondern um unüberbrückbar tödlichen Kampf, so wie zwischen «Gott» und «Teufel». Zwischen diesen gibt es keine Relativierungen und Kompromisse. Wohlgemerkt: dem Sinn nach nicht. Denn es gibt sie, wie jedermann im Leben erfährt, der Tatsache und folglich dem äußeren Schein nach, und zwar auf Schritt und Tritt. In fast jeder einzelnen wichtigen Stellungnahme realer Menschen kreuzen und verschlingen sich ja die Wertsphären. Das Verflachende des «Alltags» in diesem eigentlichsten Sinn des Wortes besteht ja gerade darin: daß der in ihm dahinlebende Mensch sich dieser teils psychologisch, teils pragmatisch bedingten Vermengung todfeindlicher Werte nicht bewußt wird und vor allem: auch gar nicht bewußt werden will, daß er sich vielmehr der Wahl zwischen «Gott» und «Teufel» und der eigenen letzten Entscheidung darüber: welcher der kollidierenden Werte von dem Einen und welcher von dem Andern regiert werde, entzieht. Die aller menschlichen Bequemlichkeit unwillkommene, aber unvermeidliche Frucht vom Baum der Erkenntnis ist gar keine andere als eben die: um jene Gegensätze wissen und also sehen zu müssen, daß jede einzelne wichtige Handlung und daß vollends das Leben als Ganzes, wenn es nicht wie ein Naturereignis dahingleiten, sondern bewußt geführt werden soll, eine Kette letzter Entscheidungen
bedeutet, durch welche die Seele, wie bei Platon, ihr eigenes Schicksal: – den Sinn ihres Tuns und Seins heißt das – wählt. Wohl das gröblichste Mißverständnis, welches den Absichten der Vertreter der Wertkollision gelegentlich immer wieder zuteil geworden ist, enthält daher die Deutung dieses Standpunkts als «Relativismus», – als einer Lebensanschauung also, die gerade auf der radikal entgegengesetzten Ansicht vom Verhältnis der Wertsphären zueinander beruht und (in konsequenter Form) nur auf dem Boden einer sehr besonders gearteten («organischen») Metaphysik sinnvoll durchführbar ist. –ˮ
MAX WEBER, “Der Sinn der «Wertfreiheit» der soziologischen und ökonomischen Wissenschaftenˮ (Umarbeitung eines für eine interne Diskussion im Ausschuß «Vereins für Sozialpolitik» 1913 erstatteten, als Manuskript gedruckten Gutachtens. 1917 in «Logos. Internationale Zeitschrift für Philosophie der Kultur», 7, 1), in Id., “Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehreˮ, Mohr, Tübingen 1922, [S. 451 – 502], S. 469 – 470.



“ Universalgeschichtliche Probleme wird der Sohn der modernen europäischen Kulturwelt unvermeidlicher-und berechtigterweise unter der Fragestellung behandeln: welche Verkettung von Umständen hat dazu geführt, daß gerade auf dem Boden des Okzidents, und nur hier, Kulturerscheinungen auftraten, welche doch – wie wenigstens wir uns gern vorstellen – in einer Entwicklungsrichtung von universeller Bedeutung und Gültigkeit lagen?
Nur im Okzident gibt es «Wissenschaft» in dem Entwicklungsstadium, welches wir heute als «gültig» anerkennen. Empirische Kenntnisse, Nachdenken über Welt- und Lebensprobleme, philosophische und auch – obwohl die Vollentwicklung einer systematischen Theologie dem hellenistisch beeinflußten Christentum eignet (Ansätze nur im Islam und bei einigen indischen Sekten) – theologische Lebensweisheit tiefster Art, Wissen und Beobachtung von außerordentlicher Sublimierung hat es auch anderwärts, vor allem: in Indien, China, Babylon, Aegypten, gegeben. Aber: der babylonischen und jeder anderen Astronomie fehlte – was ja die Entwicklung namentlich der babylonischen Sternkunde nur um so erstaunlicher macht – die mathematische Fundamentierung, die erst die Hellenen ihr gaben. Der indischen Geometrie fehlte der rationale «Beweis»: wiederum ein Produkt hellenischen Geistes, der auch die Mechanik und Physik zuerst geschaffen hat. Den nach der Seite der Beobachtung überaus entwickelten indischen Naturwissenschaften fehlte das rationale Experiment: nach antiken Ansätzen wesentlich ein Produkt der Renaissance, und das moderne Laboratorium, daher der namentlich in Indien empirisch-technisch hochentwickelten Medizin die biologische und insbesondere biochemische Grundlage. Eine rationale Chemie fehlt allen Kulturgebieten außer dem Okzident. Der hochentwickelten chinesischen Geschichtsschreibung fehlt das thukydideische Pragma. Macchiavelli hat Vorläufer in Indien. Aber aller asiatischen Staatslehre fehlt eine der aristotelischen gleichartigen Systematik und die rationalen Begriffe überhaupt. Für eine rationale Rechtslehre fehlen anderwärts trotz aller Ansätze in Indien (Mimamsa-Schule), trotz umfassender Kodifikationen besonders in Vorderasien und trotz aller indischen und sonstigen Rechtsbücher, die streng juristischen Schemata und Denkformen des römischen und des daran geschulten okzidentalen Rechtes. Ein Gebilde ferner wie das kanonische Recht kennt nur der Okzident.
Aehnlich in der Kunst. Das musikalische Gehör war bei anderen Völkern anscheinend eher feiner entwickelt als heute bei uns; jedenfalls nicht minder fein. Polyphonie verschiedener Art war weithin über die Erde verbreitet, Zusammenwirken einer Mehrheit von Instrumenten und auch das Diskantieren findet sich anderwärts. Alle unsere rationalen Tonintervalle waren auch anderwärts berechnet und bekannt. Aber rationale harmonische Musik: – sowohl Kontrapunktik wie Akkordharmonik, – Bildung des Tonmaterials auf der Basis der drei Dreiklänge mit der harmonischen Terz, unsre, nicht distanzmäßig, sondern in rationaler Form seit der Renaissance harmonisch gedeutete Chromatik und Enharmonik, unser Orchester mit seinem Streichquartett als Kern und der Organisation des Ensembles der Bläser, der Generalbaß, unsre Notenschrift (die erst das Komponieren und Ueben moderner Tonwerke, also ihre ganze Dauerexistenz überhaupt, ermöglicht), unsre Sonaten, Symphonien, Opern, – obwohl es Programmusik, Tonmalerei, Tonalteration und Chromatik als Ausdrucksmittel in den verschiedensten Musiken gab, – und als Mittel zu dem alle unsre Grundinstrumente: Orgel, Klavier, Violine: dies alles gab es nur im Okzident.”

MAX WEBER, “Vorbemerkung zu den «Gesammelten Aufsätzen zur Religionssoziologie»” - “Die protestantische Ethik und der Geist der Kapitalismus”, in Id., “Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie”, Mohr, Tübingen 1934, Band. 1 (3. Aufl., I Aufl. im “Archiv für Sozialwissenschaften und Sozialpolitik”, Bd. XX, 1904 und XXI, 1905), S. 1 - 2.












martedì 7 febbraio 2012

Charlotte Joko Beck Roshi. L’ansia è sempre un vuoto che si genera tra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere. E’ qualcosa che si colloca tra il reale e l’irreale. Noi desideriamo evitare ciò che è reale e mantenerci invece aggrappati ad una nostra immagine ideale della realtà, per sua natura irreale. L’idea è separata dalla realtà e l’ansia è il vuoto che si genera tra idea e realtà. Nel momento in cui smettiamo di credere nell’immagine ideale che abbiamo creato, che ci sposta di fatto ai margini della realtà, le cose tornano di scatto al centro: questo è ciò che significa “essere centrato”. L’ansia, a quel punto, svanisce

La finestra sul cielo interiore
L’ansia è sempre un vuoto che si genera tra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere. E’ qualcosa che si colloca tra il reale e l’irreale. Noi desideriamo evitare ciò che è reale e mantenerci invece aggrappati ad una nostra immagine ideale della realtà, per sua natura irreale. L’idea è separata dalla realtà e l’ansia è il vuoto che si genera tra idea e realtà. Nel momento in cui smettiamo di credere nell’immagine ideale che abbiamo creato, che ci sposta di fatto ai margini della realtà, le cose tornano di scatto al centro: questo è ciò che significa “essere centrato”. L’ansia, a quel punto, svanisce.
Charlotte Joko Beck Roshi

martedì 31 gennaio 2012

Ramtha. Sapete cos’è un sistema di credenze? Esso è costituito dalle vostre malattie, dalle vostre paure, dalle vostre insicurezze. Dai vostri dogmi, dai vostri ideali, dai vostri giudizi. E voi vi aggrappate ad essi! Perché? Perché essi costituiscono la vostra identità. Voi pensate che se non aveste il vostro sistema di credenze, non sapreste più chi siete

Umani in Divenire
Sapete cos’è un sistema di credenze? Esso è costituito dalle vostre malattie, dalle vostre paure, dalle vostre insicurezze. Dai vostri dogmi, dai vostri ideali, dai vostri giudizi. E voi vi aggrappate ad essi! Perché? Perché essi costituiscono la vostra identità. Voi pensate che se non aveste il vostro sistema di credenze, non sapreste più chi siete
Ramtha

sabato 3 dicembre 2011

Robin Norwood, Donne che amano troppo


Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.
Robin Norwood, Donne che amano troppo

Antonio La Pineta Beach: 
errore comune di molte donne...buttano ciò che vale per ciò che è un ideale

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