lunedì 7 novembre 2016

Albert Camus, Caligola [...] nel Caligola di Camus, lui si accorge che per anni aveva mascherato i suoi comportamenti dietro l'idea che fosse tutta colpa della morte della sua bella; che non riuscisse a fare i conti con tale morte, e quindi agisse da pazzo, pazzo per il dolore; infine scopre dentro se stesso che non era così.

Come tutti gli esseri senz'anima, 
non potete sopportare chi ne ha troppa.
La gente sana detesta i malati. 
Chi è felice non può vedere chi soffre.
Troppa anima! Che seccatura, no?
Allora si preferisce chiamarla malattia:
e tutti sono in regola, contenti…
Albert Camus, "Caligola"




Caligola (interessato): Dunque, Scipione, tu credi agli dèi?
Scipione: No.
Caligola: Allora non capisco. Perché ce l’hai tanto con quelli che bestemmiano?
Scipione: Si può non credere in qualcosa 
senza sentirsi per questo obbligati a insudiciarla 
o negare agli altri il diritto di crederci.
Caligola (entusiasta): Ma questa è tolleranza, vera e propria tolleranza
Caro Scipione, sono davvero contento per te. 
Ed anche invidioso, sai. Perché si tratta dell’unico sentimento che forse non proverò mai.
Scipione: E tu, ci credi agli dèi?
Caligola (ironico): Se permetti, questo resterà il segreto del mio regno. 
Tutto ciò che mi si può rimproverare oggi è di aver fatto qualche piccolo progresso sulla via della potenza e della libertà. 
Per un uomo che ama il potere
la concorrenza degli dèi è seccanteIo l’ho eliminata. 
Ho dimostrato a questi dèi effimeri 
che un uomo, se ci si mette, 
può esercitare senza nessuna pratica 
il loro ridicolo mestiere.
Scipione: Ecco dov’è la bestemmia.
Caligola: No, Scipione,la chiaroveggenza. 
Ho semplicemente capito che c’è un solo modo di eguagliare gli dèi: 
basta essere crudeli quanto loro. (Furioso) 
Nelle mie notti senza sonno ho incontrato il destino. 
Non poi immaginare che aria idiota che ha. 
E monotona: non ha che una sola espressione. 
Implacabile. Niente di più facile da imitare. 
Anch’io, caro Scipione, mi metto la maschera. 
Me la metto (mette le mani sul viso) 
ed ecco che divento a mia volta dio, morte e destino, 
mentre un mio tragico sospiro investe le vite di quelle migliaia di uomini 
che hanno avuto la debolezza di affidarsi agli dèi.
Albert Camus, “Caligola”





SCIPIONE: E come dev’essere immonda la tua solitudine!
CALIGOLA: (esplodendo di rabbia, si getta su di lui, l’afferra per il collo e lo scuote) 
La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine
Sì, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine? Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
E che dovunque ci portiamo addosso
il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
E fossero solo loro, poco male.
Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato,
quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
Il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza,
le puttane e la banda degli dei!
La solitudine risuona di denti che stridono,
chiasso, lamenti perduti…
se soltanto potessi godere la vera solitudine,
non questa mia solitudine infestata dai fantasmi,
ma quella vera,
fatta di silenzio e tremore d’alberi».
— sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio cuore. 
(Seduto, colto da una stanchezza improvvisa) 
La solitudine! Ma no, Scipione. 
La solitudine risuona di denti che stridono, 
chiasso, lamenti perduti.
Albert Camus, Caligola



Caligola: Ma non sono pazzo
 e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. 
Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. 
Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. [...] 
È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. 
Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. 
Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità
di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.
Elicone: È un ragionamento che sta in piedi. 
Ma, in generale, non lo si può sostenere fino in fondo, non lo sai?
Caligola: È perché non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo.
E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine. 
(atto I, scena IV)
Albert Camus, Caligola


Caligola: Ho deciso di essere logico. 
Vedrete quanto vi costerà la logica. Il potere ce l'ho io.
Eliminerò chi mi contraddice, e anche le contraddizioni.
Albert Camus, Caligola



"Caligola si accorge che per anni aveva mascherato i suoi comportamenti dietro l'idea che fosse tutta colpa della morte della sua bella; che non riuscisse a fare i conti con tale morte, e quindi agisse da pazzo, pazzo per il dolore; infine scopre dentro se stesso che non era così". 
[...] lo scriveva già Camus (poi ripreso dai 68ini) quando faceva dire al suo Caligola "siate realisti: chiedete l'impossibile"; declinata in tutti i modi nella piace, quando Caligola ad esempio dice di accontentarsi di poco, solo della luna


Amare qualcuno vuol dire accettare d’invecchiare con lui. 
Io non sono capace di un tale amore. Drusilla vecchia sarebbe peggio di Drusilla morta. 
Crediamo di conoscere il dolore quando perdiamo chi amiamo
Ma c’è una sofferenza molto più terribile: 
quando ci accorgiamo che anche i dolori non durano a lungo
Anche il dolore non ha senso. Vedi, non mi resta più niente,
 nemmeno l’ombra di un amore, nemmeno la dolcezza della malinconia. 
Lei non era che un alibi per me
Oggi sono molto più libero di allora, 
dato che non ho più ricordi né illusioni. 
Niente dura, lo so. 
Siamo due o tre ad averlo capito davvero in tutta la storia
 - due o tre ad aver realizzato una felicità così demente. 
Albert Camus, Caligola


La vera pena è di accorgersi che neanche il dolore dura;
e che, allora, neanche il dolore ha più un senso.”
Albert Camus, Caligola


Ora non mi rimane altro che questo futile potere di cui tu parli.
Più è smisurato più è ridicolo.
Perché non vale nulla al confronto degli sguardi che Drusilla mi rivolgeva certe sere.
Non era lei, era il mondo che rideva attraverso i suoi denti.
Ho capito una sera con lei che tutta la mia ricchezza era di questo mondo.
E da quella sera non posso più liberarmene.
Albert Camus, Caligola


"Io rido, Cesonia, 
quando penso che per anni ed anni Roma 
ha evitato di pronunciare il nome di Drusilla
Perché, capisci?, Roma per anni ed anni è vissuta in questo errore. 
L’amore non mi basta: l’ho capito allora. 
E questo capisco oggi quando ti guardo. 
Amare una persona vuol dire accettare d’invecchiare con lei. 
Di questo amore io non sono capace. 
Una Drusilla vecchia sarebbe stata molto peggio di una Drusilla morta. 
Si crede che un uomo soffra perché un giorno gli muore quella che ama. 
No; la sua vera pena non è così futile: 
la vera pena è di accorgersi che neanche il dolore dura; 
e che, allora, neanche il dolore ha più un senso. Vedi? Non avevo scuse.
Neanche l’ombra di un amore né l’amarezza della malinconia. 
Non ho alibi. Ma oggi eccomi già più libero di qualche anno fa: 
liberato come sono, oggi, dal ricordo e dall’illusione
(Ride d’un riso appassionato). 
Io so che nulla sta. Sapere questo! 
Solo in due o tre nella storia, 
abbiamo fatto questa esperienza 
e raggiunto questa felicità demente"
Albert Camus, Caligola


Elicone - Cesonia cara, Caligola è un sentimentale. 
Lo sanno Tutti. E il sentimento è qualcosa che si paga. […]
Cesonia - Una guardia l’ha visto passare. 
Ma tutta Roma vede Caligola dovunque. 
E Caligola non vede che l’ombra di Drusilla.
Scipione - Dimmi, Cesonia, l’amava fino a questo punto?
Cesonia - Di più, ragazzo mio. La desiderava.
Scipione - In che modo strano lo dici.
Cesonia - Perché, vedi, se l’avesse solamente amata, 
la sua morte non avrebbe cambiato niente
Le malattie dell’anima non sono gravi. 
Ci si salva con la malinconia
Invece no, lui oggi sente i morsi della carne. Brucia tutto.
Scipione - Ma desiderava anche te.
Cesonia - […] Sì, mi desidera. E’ vero. Però non m’ama.
Scipione - Non capisco.
Cesonia - Io sì. Vuol dire che mi domanda solo il piacere. 
Ma è desiderio questo? 
Un giorno vedrai che si può amare spesso, 
ma mai desiderare più d’una volta.
Albert Camus. Caligola






Elenco blog personale