martedì 31 ottobre 2017

Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva. Quando incontra una figura di attaccamento spaventante o spaventata, il bambino è posto di fronte a un dramma irresolubile: la fonte di sicurezza è la fonte della paura. Il piccolo è intrappolato. I bambini con attaccamento insicuro hanno carataker che spesso ne intensificano, più che attenuare, la diisregolazione. L'insensibilità e la irresponsività delle madri distanzianti e le frequenti intrusioni emozionali di quelle sottoregolate, preoccupate, peggiorano la disregolazione del bambino. E tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato. Il problema è come stare attaccato senza diventare catastroficamente sregolato.


"Quando incontra una figura di attaccamento spaventante o spaventata, il bambino è posto di fronte a un dramma irresolubile: la fonte di sicurezza è la fonte della paura. Il piccolo è intrappolato.
I bambini con attaccamento insicuro hanno carataker che spesso ne intensificano, più che attenuare, la disregolazione. L'insensibilità e la irresponsività delle madri distanzianti e le frequenti intrusioni emozionali di quelle sottoregolate, preoccupate, peggiorano la disregolazione del bambino. E tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato. Il problema è come stare attaccato senza diventare catastroficamente sregolato."
Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva.



Grazie Ivano, frammento molto interessante, ma viste le mie scarse basi di psicologia, temo che qualche concetto mi è sfuggito... Ad esempio, cosa significa "carataker"?
E poi, altra curiosità: in linea generale, l'atteggiamento di attaccamento di un bambino alla propria madre è un elemento positivo, negativo o neutro? E l'attaccamento cambia o dovrebbe cambiare in relazione all'età del bambino? E ancora, la circostanza che un bambino di un anno e mezzo è molto attaccato alla madre, può essere preso come indice di una genitorialità carente? Cioè, è da intendere come una disfunzione grave o è del tutto naturale che un bimbo di un anno e mezzo, allontanato dalla madre, inizia a piangere per il distacco?
E a cosa si riferisce Daniel Hill quando scrive "e tuttavia la sopravvivenza del bambino dipende ancora dallo stare attaccato"? Cioè, è una percezione del bambino o è un elemento "oggettivo" dimostrato o dimostrabile?



Daniel Hill, Teoria della regolazione affettiva.
Il libro è organizzato intorno ai quattro ambiti di un modello clinico: 
  • una teoria del corpo-mente; 
  • una teoria dello sviluppo ottimale della regolazione affettiva in una relazione di attaccamento sicuro; 
  • una teoria della patogenesi, che riconduce la regolazione affettiva disturbata a un trauma relazionale e a relazioni di attaccamento insicuro; 
  • una teoria delle azioni terapeutiche mirate a riparare i sistemi di regolazione affettiva. 
Hill descrive con efficacia e concretezza di riferimenti come si sviluppano i differenti pattern di attaccamento; come i pattern di regolazione si trasmettono dai caregiver ai bambini; che forma assumono, in termini neurobiologici, psicologici e relazionali, i pattern adattivi e disadattivi; in che modo i deficit di regolazione si manifestano come sintomi psichiatrici e disturbi di personalità; infine, i mezzi con cui i deficit di regolazione possono essere riparati.
http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/daniel-hill/teoria-della-regolazione-affettiva-9788860309303-2632.html



di Sabina Marianelli

Dissociazione, attaccamento e basi neurobiologiche nella regolazione affettiva personale.

Un modello mente-corpo è fondamentale per la formulazione di una teoria clinica della regolazione affettiva: già Freud postulava che la regolazione del corpo in termini pulsionali fosse fondamentale per lo sviluppo della vita mentale.
L’affetto può essere inteso come rappresentante dello stato del corpo, che viene monitorato dal sistema di regolazione affettiva: se l’affetto è regolato, l’organismo risponde in maniera flessibile all’ambiente, sia interno che esterno; mentre, se è disregolato, diventiamo dissociati, ridotti a processi automatici e a compartimenti di memoria slegati tra loro.
Quello che pensiamo come un unitario consiste, in realtà, in una serie di stati del sé e ogni stato comprende i diversi modi che si ha di pensare, sentire e agire: siamo sempre versioni differenti di noi stessi, quando siamo stressati e quando siamo rilassati, quando siamo in diverse relazioni, ruoli, contesti. 
Gli stati del sé guidano i processi cognitivi, come l’attenzione e la memoria; è per questo che ricordi e valutazioni di sé intollerabili ci disregolano e si manifestano in stati del sé dissociati: nella personalità narcisista, ad esempio, la vergogna è intollerabile e gli stati del sé associati a questo sentire devono essere isolati da quelli che hanno a che fare con un senso del sé positivo, benché grandioso.
Lo stato del sé dissociato si attiva involontariamente e in modo automatico: in quei momenti continuiamo a essere noi stessi, ma non in accordo con il senso complessivo di  noi stessi. Il senso di padronanza di sé e autocontrollo si deve alla capacità di passare in modo flessibile da uno stato all’altro, a seconda delle richieste ambientali. Solitamente questo è frutto di una modalità di attaccamento sicuro, differentemente, quindi, dagli altri stili di attaccamento, che manifesteranno problemi diversi nei passaggi di stato del sé.

Se desideriamo cambiare la capacità di regolare l’affetto, è necessario modificare il modo di operare del sistema primario di regolazione affettiva, che ha a che vedere, come si è detto, con lo stile e la storia d’attaccamento. 

La teoria dell’attaccamento moderna è l’asse portante della Teoria della regolazione di Shore: quest’ultimo, avanza l’idea che ci sia un periodo di sviluppo bifasico nello sviluppo del sistema primario di regolazione, uno scatto di crescita neurologica dalla fase prenatale ai 16-18 mesi, quando le strutture del sistema limbico si attivano e cominciano a organizzarsi con quelle corticali, oltre che mettersi in relazione prima con il sistema simpatico, poi con quello parasimpatico, circuiti che gli permettono l’elaborazione dell’informazione corporea e socio-emozionale.

Nella diade genitore-figlio, in cui si sviluppa uno stile di attaccamento sicuro, le esperienze di transazioni riuscite di regolazione affettiva vengono internalizzate come ricordi impliciti, che diventano schemi rappresentazionali e percettivi, pattern neurobiologici di regolazione e autoregolazione, che funzionano per tutta la vita.
La capacità di autoregolazione e tolleranza emotiva del caretaker sono, dunque, fondamentali ai fini della sintonizzazione; la patogenesi, di contro, si ha quando il caretaker sottopone a traumi affettivi il bambino poiché incapace egli stesso di regolazione affettiva.

Le aree implicate nel sistema menzionate finora e coinvolte come basi neurobiologiche del sistema di regolazione affettiva sono:

  • sistema limbico: processa l’informazione fisio-emozionale proveniente dal corpo e quella socio-emozionale proveniente dalle altre persone;
  • corteccia orbito-frontale: viene indicata come la parte pensante del sistema, poiché gerarchicamente più in alto, riceve ed elabora le informazioni che provengono dal sistema limbico;
  • amigdala: normalmente allertata rispetto ai predittori di stress e minaccia, è la componente più primitiva del sistema;
  • cingolato anteriore: è implicato nel riconoscimento facciale, nell’orientamento dell’attenzione, regola aggressività e arousal affettivo;
  • insula: integra l’informazione somato-sensoriale, fornendo l’esperienza incarnata, genera consapevolezza viscerale dell’affetto, creando ciò che definiamo “il vissuto”;
  • ippocampo: media la registrazione e recupero dei ricordi, in continua comunicazione con l’amigdala per la codifica emotiva dell’esperienza
Per approfondimenti:

Teoria della regolazione affettiva: un modello clinico, Daniel Hill.
https://www.cognitivismo.com/2017/10/20/saper-regolare-affettivita-e-emozioni/


L’ATTACCAMENTO: CAREGIVER.
Postato da Petronilla Corsaro il 13 agosto, 2010
L’attaccamento può essere definito come un sistema dinamico tra persone, un legame, un vincolo, la principale figura di attaccamento è quella che si instaura tra madre e figlio, che risulta essere l’attaccamento primario.
In psicologia l’attaccamento è legato alle ricerche sullo sviluppo e sull’infanzia,in relazione ai legami che si creano tra madre e figlio o con chi si prende cura del piccolo.

Il primo a spiegare la teoria dell’attaccamento dei bambini fu Bowlby, un ricercatore britannico, psicoanalista. Secondo cui il bambino appena nato instaura già un attaccamento nei confronti della madre o di chi si apprende cura di lui (figura anche definita con il termine inglese di caregiver).

L’attaccamento risulta essere una fase fondamentale dell’essere umano fin dal primo istante della sua esistenza.

Qualsiasi essere vivente ha bisogno, sente la necessità di avere questo legame, non soltanto per soddisfare i bisogni primari durante i primissimi anni di vita, ma per tutta la vita.

L’importanza dell’attaccamento durante la prima infanzia, ma anche in seguito diventa fondamentale.

Il bambino, l’infante si lega principalmente alla persona che si prende cura di lui, che principalmente è la madre.

Il legame che si instaura tra madre e figlio nella vita è indissolubile o almeno cosi dovrebbe essere in natura.

Secondo la teoria di Bowlby l’attaccamento avviene in quattro fasi:

1) 0.3 mesi il bambino ,pur riconoscendo la figura umana quando compare nel suo campo visivo ,non riconosce specificatamente le persone.

Questa fase prende il nome di pre-attaccamento.

2) seconda fase che va da 3 a 6 mesi avviene l’attaccamento in formazione ,il bambino inizia a riconoscere le persone e riesce a distinguere le persone che lo coccolano o che si prendono cura di lui.Inizia la paura per l’estraneo.

3) terza fase:angoscia va da 7-8 mesi iniziano a percepire la lontananza della figura che si prende cura, inizia l’angoscia dell’allontanamento.

4) quarta fase:dai 3 anni in su :formazioni di legami,la figura allevante viene riconosciuta dal bambino,che oltre al riconoscimento delle caratteristiche fisiche,il bambino diviene consapevole dei suoi sentimenti ,inizia a provare emozioni,sensazioni.

Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby elaborò una serie di esperimenti in laboratorio per determinare il tipo di attaccamento e, quindi, quanto esso influisce sulla vita dell’infante e sulla sua psiche.

La sequenza osservativa della Ainsworth suddivisa in quattro fasi, conosciuta come strange situation, consiste nel legame che scaturisce l’attaccamento tra madre e figlio.

  • Stile “Sicuro” 
in questa fase il bambino nel momento in cui la madre esce ed entra l’estraneo il bambino appare turbato,al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare.

  • Stile “Insicuro Evitante”
il bambino esplora l’ambiente ignorando la madre è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno.

  • Stile “Insicuro Ambivalente”
il bambino ha comportamenti contraddittori a tratti ignora la madre e a tratti la cerca.

  • Stile “Disorganizzato”
il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed è sorpreso, stupefatto quando la madre si allontana.

In queste fasi si evince il rapporto tra madre e figlio, l’instaurarsi della sicurezza, ma soprattutto nella sana consapevolezza del sentimento che la madre nutre per il lui.

Secondo Bowlby, ma soprattutto in base alle ricerche che sono state effettuate si comprende che molti disturbi psichici infantili e alcune psicopatologie dell’adulto hanno origine dallo stress provocato da queste ripetute esperienze traumatiche, che si instaurano durante la separazione tra madre, cargiver,e bambino.

Il legame istauratosi con la figura di attaccamento che principalmente è la madre, ma come abbiamo accennato in precedenza può essere chiunque non esclusivamente la madre biologica, ma adottiva o quant’altro.

Ciò scaturisce che per un bambino il genitore biologico o il genitore acquisito hanno la stessa importanza per la sua crescita.

Il legame di sangue è importantissimo, ma non fondamentale.

Genitori non si nasce ma si diventa, l’amore e il legame che si instaura è incondizionato va oltre il legame biologico.

L’importanza di una figura di attaccamento stabile per l’infante,il caregiver, è fondamentale, essa deve essere una figura stabile, l’infante deve instaurare in primo luogo la sicurezza, quindi la certezza che quella figura ci possa essere sempre, anche quando si allontana deve imparare ad avere la consapevolezza del suo ritorno.

Se questa sicurezza o questo caregiver dovesse continuare a cambiare, oppure non riuscisse a dare certezza di stabilità nel legame, quindi non ritornare, diventando imprevedibile, inizierà ad instaurarsi nell’infante l’insicurezza che comporterà la mancanza di fiducia verso il prossimo e quindi l’instabilità affettiva e psicologica dei valori primari.

Diventa fondamentale, quindi, in queste fasi garantire la stabilità dell’attaccamento, non sottovalutando mai la sua importanza, principalmente nei bambini, che si vedono strappati ai genitori, o allontanati momentaneamente da essi per svariati motivi.

Il non garantire una figura stabile comporterà nell’infante, -il più delle volte-  non poter garantire una crescita psicologica sana.

L’affidamento ad altre famiglie, istituti, soprattutto nei primissimi anni di vita sono un rischio per il bambino, se non si dovesse instaurare una figura stabile di attaccamento, che come abbiamo già visto non deve essere essenzialmente la madre biologica, seppur importantissima, o madre affidataria, in questa fase diventa fondamentale il legame affettivo, l’instaurarsi della fiducia e della sicurezza.

Quando la figura di attaccamento è instabile aumenta l’instabilità nel bambino,ma soprattutto vengono a crearsi traumi che più delle volte sono in reversibili dando origine a vere e proprie psicosi o instabilità psicologica,come può essere la schizofrenia.

Quindi non neghiamo mai all’infante la sicurezza,la possibilità di instaurare fiducia.

Diamo pieno spazio all’attaccamento sano che è fondamentale per una mente sana.

Pensiamo un po’ di più alla psiche del bambino,ai suoi bisogni e un po’ meno al nostro egoismo.

Di Petronilla Corsaro
http://humansocial.altervista.org/blog/archives/101

martedì 24 ottobre 2017

Ordine dei Tempio. Cavalieri Templari. Una frase di San Bernardo rispecchia fedelmente lo spirito Templare: «Essi non chiedono quanti siano i nemici, ma in che direzione si debba andare alla carica».entrando a far parte dell'Ordine del Tempio, si potevano pronunciare i tre voti monastici di obbedienza, povertà e castità, per poi andare a spargere sangue!

I Templari: origine e fine dell’ordine dei monaci guerrieri – parte prima – post di Alessandra Cortese.
I cavalieri Templari furono un ordine religioso-militare creato all’inizio del secolo XII°. Nel 1118 , Hugues de Payns costituisce una milizia assolutamente inedita per quei tempi: l' Ordine dei poveri cavalieri del Cristo allo scopo di proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. Secondo la tradizione il nucleo originario era formato da nove cavalieri: oltre a Hugues de Payns vi erano Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo di Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier . Secondo la leggenda questi nove Cavalieri avevano anche uno "scopo segreto", e cioè trovare antiche reliquie dai poteri immensi: l’Arca dell’Alleanza ed il Santo Graal che si supponevano nascosti in sotterranei segreti tra i ruderi del tempio di Salomone.

Il nuovo ordine conciliava i principi basilari del monachesimo con l'uso delle armi.
Venivano reclutati soprattutto tra i giovani della nobiltà, desiderosi di impegnarsi nella difesa della cristianità in Medio Oriente. L'ordine militare così formato aveva una gerarchia assai rigida. I suoi membri facevano voto di castità, obbedienza e povertà, lasciando all'ordine tutte le loro proprietà ed eredità. Fu scelta inizialmente la regola di S. Agostino, in parte trasformata per adattarla agli scopi militari dei componenti. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, accolse i primi cavalieri nel suo palazzo, presso la moschea di Al-Aqsa, dove in passato sorgeva il Tempio di Salomone questi ebbero dapprima il nome di Cristi militia (guerrieri di Cristo) e poi di militia templi (guerrieri del tempio). Da questo momento la nuova milizia prenderà il nome di Ordine del Tempio ed i suoi membri Templari.

Al momento della loro nascita non c'era stata l'esigenza di creare una gerarchia ben definita.
Hugues de Payns è il maestro, gli altri primi cavalieri semplici monaci. Solo dopo la redazione della 'regola' e degli 'statuti gerarchici, prende forma un organigramma preciso ed efficiente. L’ordine era composto dai cavalieri che costituivano la maggioranza, e portavano un mantello bianco con croce rossa, e dagli scudieri (sergenti) che vestivano invece di bruno. Potevano essere indifferentemente laici o sacerdoti, ma dovevano giurare i voti dell’ordine monastico.

A capo di tutti vi era il Magister militiae templi che aveva intorno a sé per il disbrigo delle varie incombenze il siniscalco, il maresciallo, il gonfaloniere e l’elemosiniere. Il Maestro è il vero e proprio governatore della milizia. Pur occupandosi di tutte le questioni riguardanti l'ordine, il suo potere non è 'assoluto' ma molto spesso vincolato al consenso del capitolo dei monaci.

Nei primi tempi, lo sviluppo del nuovo ordine appare alquanto modesto e anche per questo Hugues de Payns , nel 1127, ritorna in Europa alla ricerca di rinforzi e di sostegni sia morali che economici. L'Ordine in ogni caso assunse reale importanza solo a partire dal 1126, quando, con l'ingresso del conte Hugues de Champagne, iniziarono a pervenire donazioni e lasciti.

Hugues de Payns arriva a Troyes nel 1128 dopo aver incontrato a Roma il papa Onorio II.
La creazione della nuovo milizia non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il papa stesso mostrava evidenti segni di imbarazzo. Era quindi necessario trovare una posizione chiara e precisa, ed una regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Da questo momento entra nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: Bernardo di Chiaravalle

Monaco cistercense, fondatore della abbazia di Chiaravalle (1115), scrittore e successivamente Dottore della Chiesa, sarà proprio per merito suo che nel Concilio di Troyes (1118), la nuova milizia viene ufficialmente riconosciuta grazie al 'De laude novae militiae' (elogio della nuova milizia), vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare. Quindi viene redatta la prima regola di base denominata 'latina', punto di partenza per lo sviluppo dell'ordine.
In pochi anni i cavalieri Templari assunsero un ruolo sempre più incisivo dal punto di vista militare, sia in Terrasanta che nella penisola iberica ancora occupata dai mori invasori.

A partire dal 1128 i cavalieri Templari conobbero un sorprendente e rapido sviluppo in tutta Europa e specialmente in Francia, Inghilterra, Aragona, e Portogallo e costruirono dappertutto chiese a somiglianza di quella di Gerusalemme, che ebbero sempre il nome di tempio.

Le conseguenze del Concilio di Troyes furono inattese e sorprendenti al tempo stesso.
Un gran numero di persone si arruolarono nella nuova milizia, ma fu soprattutto grazie a donazioni e lasciti che i Templari riuscirono a creare una vera e propria struttura economico-finanziaria adatta a sostenere la costosa permanenza in Terrasanta.
I templari entrarono quindi nelle attività bancarie quasi per caso.
Quando dei nuovi membri si univano all'ordine, generalmente donavano ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prendere il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall'inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case e templi, fu nel 1135 che l'ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa.
Con l'ulteriore aiuto di permute, acquisti e vendite i Cavalieri del Tempio dettero omogeneità ed organicità all'organizzazione dei loro possedimenti. Donazioni, lasciti e reclutamento di nuove forze rappresentarono il passo decisivo per una trasformazione graduale dell'ordine in un esercito 'parallelo' a quello degli altri Re europei.

Già nel 1129,per la prima volta, i Templari combattono come veri soldati, pur subendo una sconfitta e molte perdite umane. Successivamente si distinsero sui campi di battaglia a Tiberiade nel 1187, a Gaza 1244, e ad Al-Mansurà 1250.

Con l’andar del tempo crebbero di numero e di potenza, ebbero molti beni, che andarono sempre più ingrandendosi, facendosi persino prestatori di denaro ai principi e ai privati.
Da pochi anni Ugo di Payns è ritornato dopo la lunga permanenza in Europa. E' vero, adesso l'ordine ha più omogeneità, c'è una regola, ha ottenuto stima e rispetto, ma questo ha portato anche l'inizio di una evoluzione. Qui a Baghras, fortezza situata a nord di Antiochia, i Templari non svolgono più solo la difesa dei pellegrini ma anche la protezione dei confini dei fragili stati latini. Quindi da missionari diventano un vero e proprio esercito privato, di supporto degli eserciti franchi.
Anche se poco numerosi, i cavalieri del Tempio si distinguono sempre per l'addestramento e la disciplina che ne fanno la colonna portante dell’esercito crociato che è invece approssimativo e disorganizzato. Le loro strategie, abbinate ad un coraggio che desta ammirazione e paura al tempo stesso tra le file del nemico, sono cosa risaputa. Malumori però serpeggiano tra le loro file. Pur essendo stati creati per la permanenza in Terrasanta, notevoli forze umane ed economiche vengono destinate nella Penisola Iberica dove si lotta per la riconquista di quei territori ancora in mano agli infedeli.

La regola definisce in modo chiaro e preciso anche il comportamento da tenere nei casi di scontri militari. Sotto il controllo del Maestro o del Maresciallo ai cavalieri non è possibile usare singole iniziative. Severe punizioni sono previste per chi non rispetta le consegne, per chi esce dai ranghi, per chi abbandona il campo senza permesso.
Per la prima volta gli europei si trovano a combattere un nemico che attua una tattica fatta di trappole, di imboscate, sfruttando le strette gole e vallate del territorio, o di finte ritirate. È necessario quindi avere anche come proprie risorse anche quelle della mobilità e della rapidità, e in questo i Templari erano veri maestri.
In caso di impedimenti o assenze il Maestro veniva sostituito dal Siniscalco, ma di fatto è il Maresciallo il vero responsabile del convento, oltre che comandante per le operazioni militari.

Re Baldovino II di Gerusalemme consegna il Tempio a Hugues de Payens e Godfrey de Saint-Omer. - S. Agostino consegna la Regola.




I TEMPLARI a cura di Fabio.
I Templari, i famosi monaci guerrieri che non chiedevano mai quanti fossero i nemici, 
ma dove fossero.

[...] Le origini dei Templari si possono capire solo se si va a guardare la storia della prima Crociata guidata dal famosissimo Goffredo di Buglione [...] una volta riconquistata Gerusalemme, la maggior parte dei Crociati tornò in Europa, alle loro case e alle loro famiglie, lasciando così Gerusalemme quasi senza protezione. Proprio in questo momento entrano in gioco i Templari.

Hugues de Payns [...], insieme ad altri otto cavalieri partono dalla Francia per andare in Terra Santa con lo scopo di difendere i pellegrini dagli attacchi delle bande dei musulmani… venivano chiamati inizialmente i “Poveri Cavalieri di Cristo” ed erano un Ordine contemporaneamente monastico e guerriero. Questa fu un’idea veramente rivoluzionaria per quel tempo! Scavalcò la tradizionale divisione sociale formata da: Bellatores (coloro che combattevano), Oratores (coloro che pregavano), e Laboratores (coloro che lavoravano).

I monaci cosiddetti tradizionali pronunciavano tre voti, ossia obbedienza, povertà e castità: i Templari, oltre a questi tre voti, ne pronunciavano anche un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Erano, come ho già detto, dei veri e propri monaci guerrieri.

Questi nove Cavalieri si presentarono nell’anno Domini 1118 al Re di Gerusalemme Baldovino II mettendosi a disposizione per la protezione dei pellegrini ed il pattugliamento delle strade a Gerusalemme e dintorni. [...] Dopo averli ascoltati, Baldovino II concesse loro come quartier generale un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone per cui il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme", e furono più semplicemente riconosciuti come "Templari".

Siccome non c’erano precedenti (era la prima volta che facevano la comparsa dei monaci-guerrieri) era necessario quindi trovare una posizione chiara e precisa, ricercando anche una Regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Non è un caso se da questo momento entra nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo:
Bernardo di Chiaravalle, diventato poi Santo.

Fu proprio nel Concilio di Troyes che  presentato il 'De laude novae militiae' (elogio della nuova milizia),vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare, che ebbe non poca importanza per il successivo sviluppo dell’Ordine. Ne cito una parte:

A Troyes poi i Templari adottarono un motto:
"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam",
ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome sia gloria".

[...]
La Regola Templare era formata da 72 articoli ed era durissima.
Veniva vietato qualsiasi contatto con le donne (non si poteva baciare neanche la madre, ma bisognava salutarla compostamente chinando il capo), non si poteva andare a caccia, erano banditi il gioco dei dadi e delle carte, aboliti mimi, giocolieri e tutto ciò che è divertimento, non si poteva ridere scompostamente, parlare troppo o urlare senza motivo, i capelli andavano corti o rasi, in inverno la sveglia era alle 4 del mattino, in estate alle 2 per pregare, bisognava dormire “in armi” per essere sempre pronto alla battaglia. C’erano regole anche sul modo di mangiare e sul modo di vestirsi. Bisognava veramente avere una sincera vocazione per sottomettersi a tali ferree regole!

Un punto fondamentale della Regola è:
"Perché cristiano, mai la spada di un Cavaliere del Tempio venga brandita contro un altro cristiano se non per ragioni di difesa del Luogo Santo"… i Templari quindi non avrebbero mai potuto uccidere o combattere un altro Cristiano, se non per la difesa del Luogo Santo, in quanto era considerato di tutti e tutti avevano il diritto di visitarlo per motivi di preghiera, quindi era lecito difenderlo da chiunque avesse cattive intenzioni, fosse musulmano o meno. Da qui si può dedurre che i Templari non combattevano i Musulmani perché non erano Cristiani (la famosa lotta all’infedele, una delle critiche più usate verso i Templari), ma per motivi di difesa!
Questo è importante sottolinearlo.

[...] Importantissima (anzi vitale) fu la bolla "Omne datum optimum" del 1139, di papa Innocenzo II che concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre alla direttiva secondo la quale l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che direttamente al Papa.
Diventò un organismo a parte con una posizione molto privilegiata.
Aggiungerei anche scomoda per molti regnati.. il fatto di avere una potenza come quella Templari all’interno dei proprio domini non è proprio un bene per l’autorità!
Ma all’inizio una simile idea neanche sfiorava le menti dei Sovrani, tutti erano dediti e riconoscenti ai Templari, anzi, era un onore avere nei propri possedimenti una maggione Templare! Solo più tardi, con il graduale decadimento della spiritualità e il costante aumento dell’importanza del denaro e del potere, qualcuno iniziò a provare un sentimento di invidia verso i Templari, fino ad arrivare all’atto di Filippo il bello, di cui però parlerò più tardi…

[...] Le loro cariche erano famose e non lasciavano quasi mai speranza agli avversari…
provate voi ad immaginare di essere caricati da 300 cavalieri ben addestrati, ben protetti dalle loro armature e scudi e soprattutto con una determinazione difficile da ritrovare in altre situazioni…
avete per caso idea di come trema il terreno sotto 300 cavalieri pesanti?
Avete idea del polverone che si alza dietro di loro? Avete idea del rumore assordante che producono? Uno spettacolo a cui (penso) nessuno vorrebbe assistere da “bersaglio”! Il solo impatto psicologico di ciò bastava a mandare in rotta e a creare una gran confusione tra le truppe che ricevevano la carica. Non a caso venivano chiamati dai musulmani i “diavoli rossi”, mentre i Gerosolimitani erano chiamati i “diavoli neri”.
Famosissima è la frase che recita:
i coraggiosi monaci cavalieri che non chiedevano mai quanti fossero i nemici, ma dove fossero.”.

[...] Anche la flotta Templare era tra le migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato ad attaccare una nave battente bandiera Templare e i Saraceni se ne tenevano ben alla larga. [...]
C’è però un problema: uccidere in nome di Dio è un concetto sottoposto a critiche di ogni genere, va chiarito questo fatto.

 San Bernardo di Chiaravalle, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro chi attaccava i pellegrini diretti al Santo Sepolcro per pregare (non andavano mica a conquistare o a rubare, agivano per pura vocazione religiosa e spirituale) non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un "malicidio" (vedi sopra 'De laude novae militiae'), anche perché, come ho già detto, i Templari difendevano il Luogo Santo, che doveva essere a disposizione di tutti, quindi chiunque avesse preteso di tenerlo soltanto per se sarebbe stato considerato “male” e andava per cui debellato… quindi i Templari non uccidevano senza motivo o perché gli arabi “erano infedeli”, questo dev’essere chiaro.

[...] … le ricchezze ottenute dai Templari furono impensabili e loro stessi furono bravi a gestirle:
non lasciavano il denaro in eccesso a marcire in buie stanze, ma lo investivano in maniera redditizia, soprattutto facendo servizio di tesoreria per nobili e re e prestando il denaro, certo, da Cristiani non potevano chiedere interessi, ma sapevano come non subire danni con tariffe di prestito. [...]

Erano famosi anche perché “compravano sempre e non vendevano mai”.

Gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro categorie:
1-deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla Crociata
2-Trasferimento in TerraSanta di dette somme
3-riscossione delle decime Pontificie per le Crociate
4-prestiti a principi o nobili, che motivassero tale bisogno di denaro con pii motivi.

Una piccola curiosità che voglio dirvi:  a loro è dovuta anche l’invenzione dell’assegno! 
O meglio, del Travel Cheque, che è comunque un assegno. Per esempio i pellegrini che si volevano recare in TerraSanta, ma avevano paura di essere rapinati, potevano lasciare denari in una qualsiasi maggione templare e ricevere una quietanza di riscossione; all’arrivo in TerraSanta portavano la quietanza nella maggione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata prima della loro partenza.

[...] Le loro tariffe di prestito erano la metà degli interessi richiesti dalle banche fiorentine…
[...] Quella che per alcuni ara considerata l’avarizia dei Templari, era al contrario parsimonia. L’oculata amministrazione dei beni templari era nemica di ogni spreco, per cui favoriva l’arricchimento dell’Ordine.
Bisogna poi ricordare che ad essere ricco era l’Ordine nel suo complesso, i singoli monaci erano dediti alla povertà. Nonostante avessero più oro di qualsiasi monarca europeo dormivano in stanze sempre molto spartane, vestivano e mangiavano come indicava la Regola, non tradirono mai il loro voto di povertà iniziale.

Da notare che il più famoso sigillo templare era un cavallo cavalcato da due cavalieri, che sta ad indicare 2 cose:
1-la povertà iniziale dei cavalieri che erano costretti ad andare in due su un solo cavallo
2-il dualismo universale delle cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè (torno a dirlo, vista l’importanza) la convivenza pacifica in TerraSanta della cultura Cristiana e di quella Islamica.

[...] Un aspetto da notare è la gerarchia, l’assoluto rispetto per i superiori, esistevano i Marescialli, Precettori, i Balivi, i Priori, i Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro che era il "primus inter pares", cioè il primo tra i pari e la cosa dice molto su come la pensassero rispetto alla gerarchia. Quando moriva un Gran Maestro, il Maresciallo convocava i Dignitari, tra i quali veniva nominato un Gran Commandatario, il quale formava un consiglio di 12 Templari che dovevano procedere alla elezione del nuovo Gran Maestro. Erano 12, in quanto 12 erano gli Apostoli di Gesù.

C’era poi un Gran Siniscalco che si occupava dell’amministrazione dell’Ordine, delle ancelle Templari, per la pulizia ed il rammendo delle vesti e dei Fratelli Serventi che si occupavano dei cavalli e dell’armamento. Sergenti venivano chiamati i novelli dell’Ordine e non era concesso loro di portare il mantello candido, ma ne avevano una nero o marrone, soltanto con il rito ufficiale avrebbero poi potuto indossare al divisa templare.

[...] la prima vera battaglia Templare fu con il secondo Gran Maestro, Roberto di Craon, nel 1138 a Tecua, vicino Ghaza, dove i Templari ebbero una gravosa sconfitta, dovuta al fatto che i comandanti Crociati non vollero ritirarsi dopo aver conquistato la città (opzione consigliata da Roberto di Craon, visto che la città non era sufficientemente fortificata) dando il tempo ai musulmani di riorganizzarsi e di reagire compiendo un vero e proprio massacro.

[...] Zengi iniziò fra i musulmani la predicazione della "jihad" o guerra santa, incitandoli alla riconquista dell'intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si impadronì di Aleppo e il Principato di Antiochia, fino a conquistare nel 1144 Edessa e tutta la sua Contea.
La caduta di Edessa provocò un grande scalpore in Europa Baldovino III chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata, cosa che avviene il primo dicembre 1145 con le relative bolle pontificie.

[...] Importantissimo fu l’avvenimento del 1150, quando Baldovino III dopo aver fatto fortificare la città di Gaza la donò  ai Templari, perché la difendessero e perché facessero sentinella al sud della Palestina.

Ci fu una vera e propria “Crociata di pietra” a questo punto: per contrastare la riscossa islamica i Templari (come anche gli Ospitalieri e i Teutonici più tardi) allestirono una poderosa catena di castelli, in posizioni strategiche. Le fortificazioni riproducevano la struttura delle Chiese Templari. Queste ultime (rigorosamente ispirate alla Cupola) traducevano a loro volta in pietra la Croce Patente, emblema dell’Ordine. Le Chiese infatti irradiavano quattro bracci dall’altare del Sacrificio, schema probabilmente anche ripreso dai Cistercensi, ed avevano tutte delle cifre simboliche rituali, come ad esempio l’orientazione dell’edificio (cioè la sua disposizione, secondo costanti astronomiche), la disseminazione di richiami sia scultorei che iconografici alla luce solare ed alla sua lotta contro le Tenebre, la Croce patente ecc… (vedi anche il paragrafo “Misteri Templari”).

[...]
Nel 1178, Baldovino fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai Templari.
Tutto sembrava calmo, ma nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del "Guado di Giacobbe", che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme. Ma non era finita qui: il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Templari si scontrarono con l'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il Guado di Giacobbe, giustiziando tutti i templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Odo di Saint-Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco.

Tra il 1182 ed il 1186 (anno della morte di Baldovino IV) si susseguirono altri successi Templari, ma si trattava però di vittorie di Pirro: ogni battaglia ne assottigliava le file, insieme a quelle degli altri Crociati e Ordini Cavallereschi

Infatti nel 1187 ci fu una storica sconfitta dei Crociati, di cui non posso non parlare. Saladino raduna ed organizza il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 30.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano (le stime più alte arrivano a 60.000 uomini), da opporre agli eserciti Crociati, per riconquistare Gerusalemme.

La vera battaglia si svolse ai corni di Hattin il 4 Luglio 1187.
L'esercito Crociato dopo vari giorni di dura marcia e senza acqua (l'unica risorsa d'acqua era presidiata dai musulmani) si scontrano con l'esercito di Saladino. Non starò qui a descrivere la battaglia, però Saladino riuscì ad accerchiare l'esercito Cristiano che fra l'altro non aveva un'unica guida, ma ogni reggimento aveva un suo capo. Gli Ospitalieri erano guidati da Ruggero de Molinis, i Templari da Ridefort e le altre truppe Cristiane da Rinaldo di Chatillon e da altri Baroni; così diviso l'esercito Cristiano perse molto in efficacia e se ci si aggiungono la stanchezza e la sete  si capisce bene perchè i Cristiani furono duramente battuti.

Vorrei sottolineare una frase detta da Saladino a conclusione di questa battaglia quando doveva decidere di cosa fare dei prigionieri Templari e Ospitalieri:
Voglio purgare la Terra da questi guerrieri immondi che non rinunciano mai alla loro ostilità, non rinnegano mai la loro fede e non saranno mai utili come schiavi”…

Saladino sembrava dimenticare la sua proverbiale magnanimità di fronte ai monaci-guerrieri che infatti fece uccidere o marcire in buie celle… e pensare che in seguito i Templari furono accusati dal Re di Francia di rinnegare il Cristo nell’iniziazione all’Ordine: già il solo odio da parte di Saladino nei confronti dei Templari fa cadere qualsiasi accusa di eresia, ma ne parlerò più tardi.

Questa sconfitta portò a non poche ripercussioni per i Regni Cristiani in TerraSanta. Fra l’altro si racconta anche che in questa battaglia fu persa per sempre la Vera Croce, che cadde in mani musulmane.
Eliminato il grosso dell'esercito Cristiano Saladino aveva ormai la strada aperta verso Gerusalemme.
Una dopo l'altra, cadono in mano araba Tiberiade, Acri, Nablus, Giaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 la Città Santa cade nelle mani di Saladino.

[...] La scomparsa dei protagonisti degli ultimi anni di guerra (Saladino nel Marzo del 1193, il nuovo Gran Maestro del Tempio Roberto di Sablé, poco dopo Corrado di Monferrato, pugnalato da due “assassini” il 28 aprile 1192) anziché spianare subito la via ad intese pacifiche produsse l’inconsueta contrapposizione tra i diversi Ordini religioso cavallereschi e precisamente tra Ospitalieri e Templari, accusati dai primi d’essersi impadroniti dell’eredità di un loro cavaliere nel territorio di Margate.

Dopo la caduta di Gerusalemme e di tutto il regno, il 6 aprile 1291 Acri fu assediata da oltre 50.000 uomini. La guarnigione templare tenne duro: il 18 maggio tutta Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 Templari. Tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i musulmani non riuscirono a forzare le difese, sfruttando anche il loro numero elevato. Morirono tutti quanti, compreso il loro Gran Maestro Guillaume de Beaujeu (si dice combattendo fianco a fianco con il Gran Maestro degli Ospitalieri), tranne una decina che riuscirono a scappare… per finire di lì a poco in mano ai carnefici francesi (questo fatto lo spiegherò meglio nella sezione “Il Processo Infame”).

La caduta di San Giovanni d’Acri era stata preceduta da quella della Rocca Bianca, a Safila, baluardo dei Templare, e del Krak des Chevaliers, pilastro degli Ospitalieri, anche se in quest’ultimo caso la fortuna giocò a favore dei musulmani, infatti fu a causa di un terremoto che una parte delle mura crollò, permettendo agli islamici di penetrare all’interno della fortezza, altrimenti considerata inespugnabile!

Nel 1303 anche l’isoletta senz’acqua di Ruad, dopo 13 anni di resistenza, venne evacuata. Tutta Outremer era tornata sotto il dominio islamico, anche se ciò non significava la conversione di tutta la popolazione all’Islam.
L'avventura cristiana in Terrasanta era definitivamente terminata. Gli eserciti europei non metteranno più piede in TerraSanta fino ai nostri giorni, anzi, fino al XVIII secolo l’Europa stessa fu minacciata da attacchi musulmani (cito ad esempio Solimano).

In due secoli i Templari avevano lasciato sul terreno dei Regni Cristiani d’oriente oltre 12.000 cavalieri, 12.000 guerrieri dediti alla Croce, alla difesa dei pellegrini e al loro ideale di tolleranza…

Il Tempio si ritirò a Cipro dove vennero eletti due Gran Maestri:
Thibaud Gaudin nel 1291 e nel 1294 Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro.

 L’ARTE DELLA GUERRA DEI TEMPLARI.
E’ doveroso scrivere almeno poche righe sul metodo di combattimento di questi incredibili guerrieri. Posso dire subito che la stragrande maggioranza  dei Templari combatteva a cavallo, mentre i sergenti e i novizi erano soliti combattere a piedi. Naturalmente in combattimento il loro asso nella manica era la devastante carica… non molto facilmente si può immaginare la devastazione e il panico che può creare una carica di cavalleria pesante in mezzo alle fila di  fanteria! [...]
L’unità base della cavalleria Templare era la lancia, o concroi, formata da 20 o 30 Cavalieri e comandate da un Commendatario. Erano formate da una fila di Cavalieri pesantemente corazzati nella fila anteriore, appena dietro di essi una fila di sergenti a cavallo disposti su due file seguiti ancor più dietro dagli scudieri. Il Commendatario si riconosceva rispetto ai Cavalieri normali perché aveva sulla lancia un pennoncino di colore bianco-nero che serviva per guidare i Cavalieri a lui affidati anche verso obiettivi diversi da quelli del resto della formazione.

Il pennoncino era dello stesso colore dello stendardo dei Templari, il Baussant, oppure Baucent, o ancora Vaucent, da alcuni tradotti come “Valgo per Cento, un avvertimento ben chiaro per i nemici!

[...] Scendevano in campo ripetendo il loro motto
“Non nobis domine, non nobis, sed nomine tuo da gloriam”
dopo la recita del Salmo “Ecce quam bonum”.
[...] Per i Templari, infatti, le battaglie riservavano due sole prospettive: la vittoria o la morte. [...]

Comunque, la domanda sorge spontanea,
“Che fine ha fatto il formidabile tesoro dei Templari?”. [...]


I - Filippo il Bello nell’assalto dell’alba del 13 Ottobre 1307 (data in cui il Re di Francia mise sotto arresto in una sola volta tutti i Templari di Francia, con l’accusa di eresia. Vedi il capitolo “Il Processo Infame”) riuscì a prendere solo i Templari, non il loro tesoro, in quanto i Templari sarebbero stati informati in tempo dell’imminente agguato ed avrebbero così messo in salvo il loro tesoro (o almeno la maggiorparte) [...]

II - L’assalto di Filippo il Bello dell’alba del 13 Ottobre 1307 sarebbe andato a buon fine (per lui, per il Re falsario!) e insieme ai Templari sarebbe stato preso anche tutto il loro favoloso tesoro  o almeno quello che era in Francia!. A sostenere questa filone di pensiero naturalmente ci sono delle tesi:

A- I Templari non hanno mai saputo dell’assalto, altrimenti non avrebbero messo in salvo solo il tesoro, ma anche il Gran Maestro e i massimi dignitari sarebbero fuggiti in tempo, si sarebbero messi al sicuro, magari in Portogallo oppure a Cipro, insomma, in posti dove il Re di Francia non aveva nessuna autorità e soprattutto nessuna influenza. [...]

IL PROCESSO INFAME.
[...] Tutta la vicenda ha inizio nel 1305, quando un certo Esquieu De Floryan si presentò al sovrano Filippo IV di Francia riferendo che un Cavaliere Templare cacciato dall’Ordine che  gli aveva raccontato le inaudite atrocità che venivano compiute allì’interno dell’Ordine: si rinnegava Cristo all’atto di essere accettati nell’Ordine, si sputava sulla Croce, si praticava la sodomia e si adorava un idolo.

Filippo aveva una certa esperienza in lotte contro la Chiesa grazie anche al suo scaltro consigliere: Guglielmo di Nogaret che aveva già arrecato gran danno alla Chiesa con lo “schiaffo di Anagni” a  Bonifacio VIII, il quale non trovò pace neanche nella morte: Nogaret fece riesumare il cadavere e lo processò per eresia, accusandolo di una serie di crimini che solo la fantasia di un visionario poteva cacciare fuori, sentite qua: simonia, raggiri, assassinio del suo predecessore, magia e ateismo professo.
De Floryan alla fine riuscì ad incontrarsi con Nogaret che percepì immediatamente quanto quelle informazioni che gli venivano date fossero ad alto potenziale esplosivo. Ormai era specializzato a saccheggiare beni ecclesiastici e annientare un Ordine per il vile denaro non lo preoccupava minimamente. Inoltre aveva forse un motivo in più per agire contro i Templari: i Cavalieri avevano denunciato all’Inquisizione come cataro suo nonno che era stato così bruciato sul rogo… forse aveva anche una certa voglia di vendetta.

Certo però che, come fa un uomo scomunicato da TRE Papi (Nogaret) ad accusare qualcun altro di eresia? Mah, misteri…

[...] Filippo IV molto probabilmente aveva visto il tesoro dei Templari e quindi sapeva pressappoco le grandi quantità di ricchezze da loro possedute.

Il 14 settembre 1307 venne deliberato l’arresto dei Templari e già il 22 dello stesso mese giungevano ai procuratori del Regno i decreti che ordinavano di tenersi pronti con tutti gli uomini in armi per l’alba del 13 Ottobre.

I decreti prevedevano che, dopo l’arresto, bisognava stabilire la verità ad ogni costo, anche ricorrendo alla tortura; a chi rilasciava le confessioni sul verbale andava promessa la piena assoluzione (!!!), coloro che negavano andavano minacciati di morte. Questo è incredibile! Come poteva il Re promettere l’assoluzione ai peccatori e viceversa minacciare di morte chi non confessava?
Questo è uno stupro del Diritto, in nessuna parte del Mondo, in nessuna epoca in nessuna ideologia o cultura è mai stata permessa una simile cosa!

[...]
 Dei Templari inglesi nessuno ammise le colpe, il Priore generale d’Inghilterra, William de la Moore, si rifiutò di ammettere ogni accusa, né lusinghe, né minacce lo indussero a cedere, morì in carcere. Questo anche perché i veri maestri della tortura erano i francesi…

Anche l’indagine condotta a Cipro è da esempio: nella centrale dell’Ordine erano rappresentati tutti i Paesi, c’erano 38 francesi, 4 inglesi, 2 tedeschi, 8 italiani e 7 aragonesi e tutti si dichiararono innocenti! Respinsero le accuse con indignazione e rifiutavano di credere al tradimento di Molay.

[...] Comunque dichiarare eretico l’Ordine era ormai impossibile, le ripercussioni per la Chiesa e per il Re di Francia sarebbero state DEVASTANTI!
Il Papa allora ebbe l’idea (forse sotto consiglio di Nogaret, anzi, quasi sicuramente) illuminante di SOSPENDERE l’Ordine per via amministrativa, Clemente come Papa ne aveva l’autorità. Un’affermazione del Papa (scritta) ci da le indicazioni importanti per capire questa sua […non trovo l’aggettivo…] decisione: “Se non si può abolire l’Ordine con una condanna, bisognerà allora sopprimerlo per via amministrativa, ché il nostro amato figlio, il Re di Francia, non ne abbia scandalo (ne scandalizatur carus filius noster rex Franciae)”.

[...] Il 3 Aprile 1312 fu resa pubblica la Bolla “Vox in excelso” ed il Papa pronunciò le cruciali parole:
In considerazione della cattiva reputazione che grava sui Templari, del sospetto e delle accuse che sussistono a loro carico; [...]  Noi, non contravvenendo alle regole della Cavalleria e non senza intima sofferenza, non in virtù d’una sentenza giudiziaria ma ex autoritate apostolica, sopprimiamo l’Ordine suddetto con tutte le sue istituzioni”.

[...] A questa Bolla ne fece subito seguito un’altra: “Ad providam Christi Vicarii” che concerneva la destinazione dei beni. Clemente assegnò ai Gerosolimitani le proprietà dell’Ordine dei Templari.

Visto che ci si trovava in argomento però, i ministri di Filippo il Bello si fecero avanti e presentarono un conto assurdo ai Gerosolimitani per le spese sostenute per il mantenimento di Templari durante la reclusione. Dopo un po’ di contrattazioni i Gerosolimitani riuscirono ad abbassare il prezzo a un milione di lire torinesi che era una cifra assurda! Molto più alta del valore dei beni che i Gerosolimitani avevano incassato, tra cui castelli e terre, anche se quest’ultime furono prese soltanto per una piccola percentuale, il resto fu “saccheggiato” da re, principi e nobili.
In pratica i Gerosolimitani uscirono molto impoveriti con questa donazione.

L’unico che amministrò in modo degno le proprietà dei Templari fu il Re Diniz del Portogallo.
Il 5 maggio 1319 fondò l’Ordine di Cristo, cui assegnò intatte tutte le proprietà dei Templari che fino ad allora amministrò decentemente.

[...]
In questo frangente Molay disse una frase storica:
Alla soglia della morte, dove anche la minima delle menzogne è fatale (si riferisce al rischio di non poter ascendere al Paradiso), confesso chiamando il cielo e la terra a testimoni, che ho commesso peccato gravissimo a danno mio e dei miei, e che mi sono reso colpevole della terribile morte, perché per salvarmi la vita e sfuggire ai troppi tormenti, e soprattutto allettato dalle parole lusinghiere del Re e del Papa, ho testimoniato contro me stesso e contro il mio Ordine. Ora invece, sebbene sappia quale destino mi attende, non voglio aggiungere altre menzogne a quelle già dette e, nel dichiarare che l’Ordine fu sempre ortodosso e mondo d’ogni macchia, rinuncio di buon grado alla vita”.

[...] Fatto sta che Clemente V morì il 20 Aprile, Filippo il Bello lo seguì il 29 Novembre e poco dopo morì anche Nogaret in un incidente di caccia. Anche Dante parla di questa leggenda della maledizione di Molay: “Il gigante che delinque (la Francia) […] Lì si vedrà il duol che sovra Senna / induce falseggiando la moneta / quel che morrà di colpo di cotenna (Nogaret)” (Par., XIX, 118-120).

[...] In più si aprì per la Francia una lunga epoca di carestie, pestilenze (la morte nera, la peste del ‘300!), invasioni straniere (gli inglesi), guerre intestine (contro la Borgogna, alleata degli inglesi) che sembrarono spezzare sul nascere lo Stato accentratore, a cui Filippo aveva dedicato la vita e in nome del quale aveva perpetrato tanti crimini, primo fra tutti proprio la soppressione del Tempio. [...]

Anche la Francia avrebbe tratto più vantaggi dalla sopravvivenza dell’Ordine che dalla sua soppressione. L’esempio è il Portogallo: i Cavalieri di Cristo che avevano ricevuto tutto il patrimonio dei Templari portoghesi contribuirono non poco allo sviluppo del Paese, con le loro navi e i loro ideali, contribuendo alla nascita di una potenza marinara mondiale. [...]

Il Re di Francia avrebbe dovuto anche ricordarsi che i suoi antenati dovevano la vita ai Templari!
San Luigi e tutti i suoi crociati che sopravvissero al massacro, caddero in mano ai musulmani che chiesero un riscatto… chi lo pagò? La Francia? No, i Templari!

[...]

Fabio  Palank@bluedragon.it
[...]

1314   Jacques de Moley e Geoffroy de Charnay, Gran Precettore di Normandia, portati in pubblico per confessare le colpe ammesse negli interrogatori, denunciano la sopraffazione subita e proclamano l'innocenza non già dei Templari come singoli, ma dell'intero Ordine. Il giorno stesso (il 18 marzo) in violazione della personale dipendenza giurisdizionale del Gran Maestro dal Papa, i due sono arsi vivi a Parigi, secondo l'ordine del Re. In Portogallo, Spagna, Inghilterra e Germania i Templari sono invece giudicati innocenti. Inizia la "leggenda" Templare co la mitica fuga di alcuni Cavalieri in Scozia, dove sarebbero stati protetti da Robert I Bruce.[...]
http://www.pinodenuzzo.com/controstoria/templari.htm


I Templari nelle Crociate ed il ruolo militare dell'Ordine-
Divenuti braccio armato della chiesa on Terrasanta, più volte i Templari salvarono i nobili dalla disfatta. Non c'è cronaca delle crociate che non racconti le loro imprese e il corraggio mostrato in battaglia.
di Gian Luca Todini

I Templari, tra i crociati, si distinsero per il loro spirito combattivo e l'incredibile determinazione in battaglia. La disciplina alla quale erano sottoposti era durissima.
Il volere del singolo Cavaliere veniva del tutto annientato, a favore della volontà del gruppo e della causa crociata.
Una frase di San Bernardo rispecchia fedelmente lo spirito Templare:
«Essi non chiedono quanti siano i nemici, ma in che direzione si debba andare alla carica».
I "diavoli rossi", erano talmente temuti che venivano uccisi non appena fatti prigionieri.
Ecco come lo stesso Saladino parla dei Templari:
«Voglio purgare la Terra da questi guerrieri immondi che non rinunciano mai alla loro ostilità, 
non rinnegano mai la loro fede e non saranno mai utili come schiavi».
Saladino sembrava dimenticare la sua proverbiale magnanimità di fronte ai monaci-guerrieri.

Rivendicavano con orgoglio il privilegio della prima linea, pagando spesso con il sangue questo onore. Furono gli ultimi a lasciare la Terrasanta e nell'assedio di Acri non si arresero mai, anche quando la difesa della fortezza era palesemente senza speranza, i Cavalieri combatterono fino alla morte. In due secoli i lasciarono sul terreno dei Regni Cristiani d'oriente oltre 12.000 cavalieri.

L'unità militare base della cavalleria Templare era la lancia, o concroi, formata da 20 o 30 Cavalieri, comandata da un Commendatario. La prima fila era composta dai Cavalieri, dietro di essi i sergenti a cavallo disposti su due file seguiti dagli scudieri. Il Commendatario era riconoscibile dal baussant, utilizzato per guidare i Cavalieri a lui affidati anche verso obiettivi diversi da quelli del resto della formazione.

Le milizie saracene avevano ben conosciuto, a loro spese, la forza dirompente di una carica di cavalleria pesante. Per questo utilizzavano ampiamente la tecnica della guerriglia: attacchi alle avanguardie e alle retroguardie dell'esercito crociato, imboscate e veloci incursioni con arcieri a cavallo. Tecnica di combattimento disonorevole agli occhi della cavalleria cristiana.

I Templari furono molto utili perché ottimi conoscitori dei luoghi, permettendo di evitare regioni adatte alle imboscate. Alcuni studiosi affermano che i Templari furono tra i primi ad utilizzare le milizie indigene, per lo più arcieri a cavallo, utilizzati per tenere lontano la cavalleria leggera araba, punto di forza della guerriglia musulmana.

Alcune date e luoghi sono da considerarsi pietre miliari nella storia militare dell'Ordine:


  • la presa di Ascalona (1153);
  • la difesa di Gaza (1171);
  • la battaglia di Hattin (o di Tiberiade) (1187);
  • la vittoria di Arsuf, sul Saladino (1191);
  • il sacrificio di Damietta (1219);
  • la gloria di El-Mansourah (1250);
  • il martirio di Sephet (1262);
  • l'eroismo di Acri (1291).

In Oriente, gli esordi "militari" del Tempio furono improntati alla protezione delle strade che conducono a Gerusalemme. In particolare lungo la strada che collega Gerusalemme con Gerico, i Templari organizzarono regolari pattugliamenti al fine di proteggere i pellegrini in visita al Giordano.

Benché fu creato per la difesa della Terrasanta, l'impegno del Tempio si ebbe anche nella penisola iberica, dove la regina Teresa del Portogallo ne chiese l'aiuto per contrastare l'avanzata islamica a sud del paese. Per questo motivo, nel 1128, la regina Teresa offrì all'Ordine i castelli di Soure, Ega, Radin e Coimbra. In Spagna partecipò alla reconquista, ricevendo, nel 1143, importanti donazioni come il castello Monzon e Belchite.

La Seconda Crociata.
Tra il 1147 ed il 1149 i Templari parteciparono attivamente alla Seconda Crociata. [...]
Neanche la spedizione Franca ebbe fortuna, nel gennaio del 1148 l'esercito fu rovinosamente attaccato dai Turchi, sulle montagne del Cadmos (odierno Homaz). L'immane disastro fu contenuto grazie all'intervento dei Templari che, sotto la guida di Everardo di Barre, alzarono una linea di difesa, consentendo l'arretramento dell'esercito francese, e il riordino della milizia in fuga. I francesi, che ebbero così modo di riprendersi dall'imboscata, riuscirono a promuovere violenti contrattacchi e respinsero gli assalti successivi. All'alba ripresero la marcia.
Il Tempio curò sia l'avanguardia che la retroguardia, assicurando alla colonna l'arrivo ad Antiochia.
Il Re ammirò l'operato ed i modi dei Templari, tanto che volle che tutto l'esercito si conformasse alle abitudini dei cavalieri del Tempio, sperando che l'unità spirituale fosse motivo di spinta ed incoraggiamento. [...]

La presa di Ascalon.
Solo nel 1153 si tornò alla vittoria cristiana, con la presa di Ascalona, in mano Turca.
Per la sua conquista era stato determinante il sacrificio dei Templari.
Il 16 agosto 1153 venne aperta una breccia nelle mura di Ascalona.
I Templari guidati dal Maestro Bernard de Trémelay si riversarono sulla breccia e riuscirono ad entrare in città. Non sostenuti dalle altre forze cristiane, nell'azione Bernard de Trémelay e 40 fratelli perderanno la vita. Nello stesso anno Bernardo di Chiaravalle morì. [...]

Saladino.
[...] Nel 1168 Amalrico e Manuele strinsero un alleanza contro l'Egitto, benché ancora legato da un trattato di pace, e Guglielmo di Tiro venne inviato come ambasciatore a Costantinopoli per mettere a punto il trattato.
L'ipotesi di una nuova guerra trovò l'appoggio del Maestro degli Ospitalieri, Gilbert d'Assailly, mentre Bertrand di Blanquefort, Maestro dei Templari, si oppose.
Il Tempio non volle prender parte all'invasione, nell'ottobre del 1168, di Bilbeis.
Presa la città, l'esercito proseguì verso Cairo.
Amalrico si ritirò dopo l'arrivo in Egitto di Shirkuh, inviato da Norandino.


[...] Nel 1171 Saladino divenne Sultano, alla morte dell'ultimo erede della dinastia fatimide.
Saladino vedeva nei Templari ed Ospitalieri il maggior pericolo crociato.

La rottura tra il Tempio e Gerusalemme.
Nel 1173 Re Amalrico avviò trattative con la setta degli Assassini, anche questi nemici di Norandino.
Oddone di Saint-Amand, Maestro del Tempio, fu fermamente contrario alla scellerata alleanza, ben conoscendo le capacità di infiltrazione della setta. Il negoziatore musulmano, mentre ritornava dal suo capo con le proposte cristiane, venne intercettato da alcuni Cavalieri templari che lo misero a morte. Gauthier de Mesnil, al comando del drappello templare, venne imprigionato da Re Amalrico, nonostante l'opposizione di Oddone.

L'episodio sancì la rottura definitiva tra il Re ed il Tempio. Amalrico morì poco dopo, senza poter realizzare il suo tentativo di eliminare l'Ordine dalla Terrasanta.

Il Re lebbroso.
Baldovino IV, il "Re lebbroso" di Gerusalemme, venne incoronato all'età di tredici anni, il 15 luglio del 1174. Questo personaggio fu uno dei più ammirevoli dell'epopea crociata, per il coraggio, la lealtà e la saggezza dimostrate, nonostante le grandi sofferenze a causa della sua malattia.

La Battaglia di Montgisard.
Nel frattempo Saladino era riuscito ad espandere il suo dominio anche in Siria.
Nel tentativo di arrestare la sua avanzata, i crociati di Baldovino IV, comandati da Rinaldo di Chatillon (gia Principe di Antiochia, dal 1153 al 1160) insieme ai Templari, intercettarono l'armata di Saladino nei pressi di Ascalona.
Le forze congiunte cristiane ammontavano a circa 500 cavalieri di Baldovino, 80 Cavalieri templari e poche migliaia di unità di fanteria, mentre Saladino poteva contare su 26.000 uomini.
Baldovino IV, malato, viene portato in battaglia su un lettino.
La leggenda narra che il giovane Re lebbroso guidasse la carica dei cristiani dalla prima linea con l'effigie di San Giorgio di fronte a sé e la Vera Croce luminescente come il sole.

Saladino si spostò verso Ramla e la conquisto.
Sottovalutando l'armata cristiana, permise al suo esercito di diffondersi a raggio lungo una vasta area. Lo scontro avvenne a Montgisard, nei pressi di Ramla, nel novembre del 1177, cogliendolo del tutto di sorpresa Saladino. La Battaglia di Montgisard fu una sciagura per Saladino, che perse buona parte del suo esercito. L'epica vittoria sulle sovrastanti forze musulmane, per Baldvino frutto dell'aiuto divino, dette respiro al Re di Gerusalemme, seguì un (breve) periodo di pace.

Due anni dopo, Nel giugno del 1179, Saladino ebbe la rivincita sui Templari.
Il 10 giugno, in risposta alle scorrerie dei cavalieri musulmani vicino Sidone, Baldovino IV radunò un esercito, con l'aiuto di Raimondo di Tripoli e del Maestro dei Templari, Oddone di Saint-Amand, ma vennero intercettati ed attaccati dalla forza principale di Saladino, al Guado di Giacobbe, in Galilea (Marj Ayun).
Baldovino di Ibelin, Ugo di Tiberias (figliastro di Raimondo di Tripoli) e Oddone di Saint-Amand, Maestro del Tempio furono presi dai musulmani. Oddone morì in prigionia l'8 ottobre del 1179. [...]

Sibilla e Guido di Lusignano.
Nell'estate del 1180, Baldovino IV diede sua sorella Sibilla in sposa a Guido di Lusignano.
Si trattava del secondo matrimonio di Sibilla, vedova di Guglielmo di Monferrato e gia madre di Baldovino V, il futuro Re di Gerusalemme.
Nel 1182, Baldovino IV, ormai cieco e incapace di camminare, nominò Guido reggente del Regno. Guido era appoggiato apertamente dai Templari.

Nel 1183, durante i festeggiamenti al Krak di Moab per il matrimonio dell'altra sorella di Baldovino, Isabella, Saladino mise sotto assedio il castello. Guido riuscì a spezzare l'assedio, ma Guido si rifiutò di combattere. Per questo Baldovino IV depose Guido dalla reggenza. Successivamente Baldovino tentò, senza successo, di far annullare il matrimonio fra Sibilla e Guido. In disgrazia, egli si ritirò con sua moglie Sibilla ad Ascalona. [...]

Intanto, nel 1184, alla guida dell'Ordine del Tempio viene eletto Gérard de Ridefort, sostenitore di Guido di Lusignano come successore di Baldovino.
Nel periodo del Maestro Gérard de Ridefort (1184-1189), il Tempio visse una fase di ambiguità, portando avanti una politica personale. Gérard de Ridefort, descritto come avventuriere, adotta una posizione assai poco chiara verso i musulmani, trattando col Saladino e allo stesso tempo, compiendo inattese spedizioni militari.

Grazie al sostegno dei Templari e l'appoggio di Sibilla, Guido di Lusignano fu eletto Re Consorte di Gerusalemme, per via matrimoniale. Guido di Lusignano, circondatosi di consiglieri inetti ed imprudenti, portò il regno crociato alla disfatta di Hattin del 1187, e Gérard de Ridefort fu accusato di "mal consiglio".

La Battaglia di Hattin.
La prima e più immediata urgenza da affrontare per Guido, fu la necessità di tenere sotto controllo l'avanzata di Saladino. Nel 1187, contro i consigli di Raimondo III, Guido tentò di rompere l'assedio dei Saraceni alla città di Tiberiade, ma le sue milizie furono circondate e tagliate fuori dai rifornimenti di acqua. Il 4 luglio, l'esercito di Gerusalemme fu completamente annientato.
La disastrosa sconfitta subita dai crociati ad Hattin, nei pressi del lago di Tiberiade, il 4 luglio del 1187 è descritta in modo particolareggiato dallo storico arabo Ibn al-Athir:
«...Saladino e i musulmani, montati a cavallo, avanzarono verso i Franchi. Anche questi montarono in sella e i due eserciti vennero a contatto, ma i Franchi soffrivano gravemente della sete ed erano sfiduciati. Si accese ed infuriò la battaglia, con tenace resistenza dalle due parti: gli arcieri musulmani lanciarono un nugolo di frecce, come sciami diffusi di cavallette, e uccisero in questo combattimento molti cavalli dei Franchi.
I Franchi, strettisi coi loro fanti, puntavano combattendo su Tiberiade con la speranza di di giungere all'acqua, ma Saladino fatto accorto di questo loro obiettivo, lo impedì, piantandosi con l'esercito in faccia a loro ... La strage e la cattura furono così grandi fra loro che chi vedeva gli uccisi non credeva possibile che ne avessero catturato anche uno solo, e chi vedeva i prigionieri non credeva possibile che anche uno solo fosse stato ucciso. Dai tempi del loro primo assalto al litorale in Siria nell'anno 491 [1098] ad ora, mai i Franchi avevano subito una simile disfatta ...»

Furono uccisi anche tutti i Templari e gli Ospedalieri catturati, mentre Guido di Lusignano fu portato a Damasco come prigioniero e gli altri furono riscattati. Raimondo di Tripoli, sopravvissuto alla battaglia, morì di pleurite nello stesso anno.

La perdita di Gerusalemme e la Terza Crociata.
Dopo Hattin, Saladino prende e saccheggia San Giovanni d'Acri.
Nell'ottobre del 1187, mentre Guido di Lusignano era prigioniero a Damasco, Saladino attacca Gerusalemme. Sibilla tentò la difesa della Città Santa, ma il 2 ottobre cadde nelle mani di Saladino. La regina pregò allora il Sultano di rilasciare il marito, che fu infatti riconsegnato nel 1188.
Guido e Sibilla trovarono riparo a Tiro.

Dopo Gerusalemme fu la volta di Gaza ed Ascalona, che si arresero senza combattere.
Secondo la tradizione, papa Urbano III morì alla notizia di questi avvenimenti.
Questa serie di disfatte e la perdita della città santa suscitarono in Occidente grande emozione, che portò al rilancio della Terza Crociata (1189-1192), che vide impegnati il Re Filippo II di Francia (Filippo Augusto), l'Imperatore Federico I Barbarossa e Re Riccardo d'Inghilterra (Riccardo Plantageneto) detto Cuor di Leone.
Nel 1191 le forze Crociate di Guido e Filippo posero sotto assedio Acri in mano a Saladino.
Tuttavia gli sforzi erano insufficienti. Con l'arrivo di Riccardo i crociati presero Acri, nel luglio 1191.

La Battaglia di Arsuf.
Dopo la presa di Acri, Re Riccardo decise di marciare verso la città di Giaffa, dalla quale avrebbe poi puntato verso Gerusalemme. Il 7 settembre 1191 presso la località di Arsuf, Saladino attaccò Riccardo, tentando di disorientare l'esercito cristiano per poi annientarlo facilmente: tuttavia, Riccardo mantenne intatto il suo schieramento fino a quando gli Ospitalieri e i Templari, guidati dal Maestro Robert de Sablé, piombarono rispettivamente sul fianco destro e su quello sinistro dell'esercito di Saladino: Riccardo, sostenuto dai Templari ed Ospitalieri, vinse così la battaglia.

Riccardo lascia la Terrasanta senza combattere per Gerusalemme.
Riccardo riuscì ad arrivare fino a Gerusalemme, ma, rimasto solo in Terrasanta dopo i contrasti con gli altri crociati, non riuscì a liberarla e dovette ripiegare per una tregua. Il 21 settembre 1192, Riccardo e Saladino siglarono l'accordo: Gerusalemme sarebbe rimasta sotto il controllo musulmano, permettendo però ai pellegrini cristiani disarmati di visitare la città. Fu così che Riccardo lasciò la Terrasanta il 9 ottobre.

Saladino morì nel 1193, poco dopo aver firmato il trattato di pace con Riccardo, stroncato da un attacco di febbre a Damasco, mentre si stava recando in pellegrinaggio a La Mecca.

La Quarta Crociata.
Il sostanziale fallimento della Terza Crociata spinse a indire una Quarta Crociata (1202-1204). Saladino simboleggiava, nella sua persona, l'unità ritrovata del mondo musulmano.
Si aprirono dunque nuove prospettive, che gli occidentali riusciranno solo in parte a sfruttare.
Il punto di appoggio crociato è ormai San Giovanni d'Acri e, nel 1204, nel momento in cui la crociata fatta iniziare da Papa Innocenzo III veniva deviata contro Costantinopoli a causa dell'astuzia dei veneziani, il Re di Gerusalemme, Amalrico II di Lusignano (fratello di Guido, che intanto aveva dovuto lasciare il trono di Gerusalemme per Cipro), riusciva a farsi rendere il territorio di Sidone, a nord, e Lydda e Ramla, a sud.

Chatel-Pélerin.
Nel 1218 l'Ordine si insedia a Cesarea, che fortifica, e costruisce la potente fortezza di Chatel-Pélerin. Dopo la perdita di Gerusalemme del 1187, ha inizio il grande periodo delle costruzioni militari del Tempio. Più che mai l'unica speranza di riconquistare la Città Santa risiedeva in queste poche sacche di resistenza, che le fortificazioni rendevano quasi inespugnabili.

Il primo castello così costruito, sul promontorio di Athlit a sud di Haifa, è quello che venne detto Chatel-Pélerin. Separato dalla terraferma da un profondo fossato, era difeso da un muro e da due grandi torri rettangolari lunghe trenta metri e larghe venticinque dalla parte di terra; dalla parte del mare un muro di cinta assicurava la difesa della penisola; un piccolo porto era attrezzato per permettere i rifornimenti in caso di assedio.

La Quinta Crociata.
Nella Quinta Crociata (1216-1229), i Templari partecipano all'offensiva contro l'Egitto guidata da Giovanni di Brienne, Re di Gerusalemme.
Damietta è presa nel 1219, ma poco dopo, gli errori del legato pontificio, il cardinale Pelagio, portarono alla disfatta del 1221.


Federico II e la Crociata degli scomunicati (Sesta Crociata).
La Sesta Crociata (1228-1229) è segnata dai contrasti tra gli Ordini, in particolare, tra i Templari e Teutonici. Questi ultimi sostenevano la politica di Federico II, che puntava, solo attraverso la diplomazia, a farsi restituire Toron, Sidone, e soprattutto Gerusalemme.
Questa politica non era condivisa dal Papa e dai Templari. Lo svevo riesce incredibilmente nell'intento, e nel marzo 1229, dopo essere stato scomunicato da Gregorio IX, si fece incoronare Re a Gerusalemme.

In realtà il trattato di Giaffa restituiva Gerusalemme, ma i Luoghi Santi dell'islam rimanevano ai musulmani. Questi comprendevano la moschea di Ornar, il Templum Domini, e la moschea Al-Aqsa, il Templum Salomonis. Inoltre il trattato prevedeva che le mura della città non dovevano essere rialzate, cosa che lasciava Gerusalemme esposta a tutti i pericoli.

Solo i Teutonici appoggiavano Federico II, tanto che soltanto il Maestro teutonico, Ermanno di Salza, assistette all'incoronazione di Federico II, che nel Santo Sepolcro, si porse lui stesso sul proprio capo la corona reale.

Federico II nell'intento di vendicare gli affronti del papato e dei templari, assedia ad Acri il castello dei templari. Alla fine si sarebbe imbarcato, in fretta, il 1 maggio dello stesso anno, in seguito ad una rivolta popolare.

La fine della Terrasanta.
Nel 1244 Gerusalemme cade nuovamente, sotto l'assedio dei Turchi, nonostante la resistenza accanita dei difensori crociati ed il sacrificio di 348 Templari.
Perduta Gerusalemme, distrutto l'esercito degli occidentali, il Maestro dei Templari, Armando di Périgord, ucciso, quello degli Ospitalieri prigioniero e quello dei Teutonici, Gerardo di Mahlberg, probabilmente in fuga e deposto poco dopo: il precario regno di Gerusalemme sembra giunto più che mai alla fine. Nel 1247 cadeva anche Tiberiade e Ascalona.
Federico II era stato, nello stesso anno, deposto dal Papa, ratificando così la rivolta dei Franchi di Siria. Il 17 aprile 1247, il Re di Cipro, Enrico, fu riconosciuto Signore del regno di Gerusalemme.

Luigi IX e la Crociata del "Re santo" (Settima Crociata).
In questa disperata situazione, solo il "Re santo" di Francia, Luigi IX, raccolse l'appello di Papa Innocenzo IV. La Settima Crociata ha inizio nel 1248. Il primo obiettivo di Luigi era l'Egitto.
Il Re sbarca a Damietta e il 6 giugno 1249 la conquista.

La Battaglia di El-Mansura.
Nel 1250 Re Luigi IX si scontra con l'armata egiziana, nella battaglia ricordata come
"la gloria di El-Mansura". I templari, loro malgrado, hanno un ruolo importante nella battaglia.
Al-Mansura, "la vittoriosa" fortezza costruita vent'anni prima, era situata sulla punta sudorientale del delta del Nilo. L'avanguardia dell'esercito era stata affidata dal Re al Maestro del Tempio Guglielmo di Sonnac, e a suo fratello Roberto I d'Artois, secondo René Grousset "il cattivo genio della spedizione".

Roberto, non ascoltando l'ordine contrario del Re e del Maestro Templare, passò il Nilo, alla conquista del campo egiziano, senza attendere il completo dell'esercito crociato. 
Non pago, Roberto spinse la carica a Mansura, dove trovò la morte, l'8 febbraio del 1250, insieme ai Templari, che per non lasciarlo solo esposto ai pericoli della temeraria impresa, lo seguirono.

Per ordine di Luigi, che mostrò sangue freddo sebbene la notizia della morte del fratello, il resto dell'esercito rimase accampato in posizione sicura. Un'epidemia di tifo e di dissenteria, poi, l'avrebbe decimato. Durante la ritirata verso Damietta, il Re Luigi fu fatto prigioniero con tutto l'esercito in circostanze non chiare. Il maestro del Tempio, Guglielmo di Sonnac, cadde in questo drammatico episodio, il 5 aprile 1250. Ancora una volta, il Tempio aveva pagato un durissimo prezzo per la sua fedeltà alla causa crociata.

Per liberare Re Luigi, venne richiesto un ingente riscatto, in parte prestato dal Tempio, oltre alla restituzione di Damietta. Il Re poi, dopo la morte della madre, rientrò in Francia nel 1254.

Il Sultano Baibars e la morte di Luigi IX.
L'arrivo dei mongoli dall'estremo oriente, fonte di grande preoccupazione per i musulmani, rappresentò una boccata di ossigeno per i cristiani. L'avanzata dei mongoli aveva, infatti, seriamente ritardato quella del temibile avversario che i Franchi di Siria avevano ormai nella persona del Sultano Baibars. Seguì una tregua di circa dieci anni.
L'azione di Baibars, ebbe inizio nel 1265, fino al 1268. 
Furono prese una dopo l'altra, Aleppo, Damasco, Cesarea, Saphet, Giaffa, Beaufort e Antiochia.

Nel 1270 Re Luigi IX annuncia una nuova crociata (l'ottava). Ancora una volta l'obiettivo era l'Egitto. Il Re sbarcò a Tripoli, ma ancor prima di iniziare la sua impresa, fu colto dalla peste e morì. Le sue truppe tornarono mestamente in Francia.

Il Sultano Baibars, intanto, continuava la sua inesorabile conquista di quanto rimaneva del regno latino d'Oriente: prende il castello templare di Chatel-Blanc e il famoso Krak degli Ospitalieri, nel 1271. L'offensiva dei mamelucchi riprese nel 1288 con il Sultano Qalaoun, che si impadronì di Tripoli.

L'eroismo di Acri.
Nella Battaglia di Acri, considerata l'evento simbolo della fine delle Crociate, si assiste a una delle più belle pagine di valore dell'Oriente cristiano. Il Sultano Al-Ashraf, nel 1291, si presentò con forze considerevoli, 220.000 uomini, a porre l'assedio a San Giovanni d'Acri.
Gli Ordini militari, coi loro Maestri, vi sono presenti: Guglielmo di Beaujeu per il Tempio e Giovanni di Villiers per l'Ospedale, a dismostrazione della rinnovata, ma tardiva, riconciliazione.

Anche il Re di Gerusalemme Enrico II (già Re di Cipro), vi si trova con circa 14.000 appiedati e ottocento cavalieri, venuti in difesa dei 35.000 abitanti della città. I mezzi dell'aggressore erano tali da rendere inutile ogni resistenza; questa si prolungò per più di due mesi, dal 5 aprile al 28 maggio 1291.

Il Maestro del Tempio, Guglielmo di Beaujeu, tentò una sortita nella notte del 15 aprile per incendiare le macchine da guerra degli egiziani, ma fallì. Il Sultano rifiutò ogni negoziato e lanciò l'assalto finale venerdì 18 maggio, all'alba.

Si sarebbero visti i Maestri dell'Ospedale e del Tempio marciare insieme alla difesa della Torre Maledetta, contro la quale si gettavano le masse musulmane. Nello scontro Guglielmo di Beaujeu fu ferito a morte: "Quando si sentì colpito, si ritirò e credettero che fuggisse; alcuni crociati di Spoleto lo fermarono gridando: "Per amor di Dio, signore, non ci abbandonate o la città è perduta!". E lui rispose: "Non sto fuggendo, sono morto, guardate il colpo!". E noi vedemmo lo spezzone piantato nel suo fianco". Portato nella casa del Tempio, vi morì.

Giovanni di Villiers, ferito gravemente, fu tratto in salvo, mentre il maresciallo dell'Ospedale, Matteo di Clermont, morì sugli approdi del porto, nel quale in fretta si evacuavano i feriti e i combattenti.

Gli ultimi superstiti del Tempio, con il maresciallo del Tempio, Pietro di Sevry, e il commendatore Tebaldo Gaudin, si barricarono nel convento, l'ultimo bastione templare. Intanto le navi i pochi superstiti salpavano per rifugiarsi a Cipro. Con essi solo diciotto templari.
I templari resisterono fino all'ultimo. Il Sultano dovette iniziare tre assedi. Alla fine fece scavare la base della torre e, il 28 maggio, ordinò l'assalto finale. La torre cedette e seppellì sotto le macerie gli ultimi templari.

L'Ordine del Tempio rimase fino al 1303 sull'isolotto di Ruad, di fronte a Tortosa.
Fino all'ultimo il Tempio spese "sangue, sudore e oro" per la difesa della Terrasanta.

Finiva così quel grande e fantastico sogno medievale di conquista dei luoghi santi.
I Templari, ben al di là delle loro forze, non si risparmiarono in nessun episodio. Misero sempre, e con i Maestri in prima fila, la loro vita sul piatto della difesa della Terrasanta e della cristianità.
Jacques de Molay, al processo, dichiarò: «nessun ordine ha sparso più sangue per la difesa della fede cristiana».

http://www.medievale.it/articoli/i-templari-nelle-crociate-ed-il-ruolo-militare/


1312: la fine dei Templari. 
La conquista di Rodi rappresentò una vera fortuna per l'Ordine, visto quello che stava per succedere ai Templari; in questo modo i Cavalieri di San Giovanni, ormai detti di Rodi, riuscirono a trovare un'importante giustificazione per la propria sopravvivenza nell'azione di controllo del Mediterraneo infestato dalle navi musulmane. Questa svolta marinara dell'Ordine risultò vantaggiosa anche per i Regni dell'Occidente cristiano per l'indubbio apporto di garanzie di sicurezza ai loro commerci marittimi. Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291 il Papa Celestino V propose la fusione in un unico ordine i Templari e l'Ordine di San Giovanni, ma i due Ordini rifiutarono. 
Qualche anno più tardi i Templari, visto che a Cipro avevano meno domini rispetto agli Ospitalieri e, soprattutto, che erano in cattivi rapporti con Enrico II di Gerusalemme, Re di Cipro, si trasferirono in Occidente, attirati anche dalle lusinghe di Filippo il Bello di Francia: cominciò così la loro catastrofe
Da quel momento iniziò la lotta contro i Templari, per culminare con gli arresti, le torture ed i roghi. Il Papa Clemente V il 22 novembre 1312, con la bolla “Pastoralis praeeminentiae”, ordinò l'arresto di tutti i Cavalieri Templari. Per giustificare la depredazione dell'Ordine dei Templari, questi ultimi vennero accusati di eresia, idolatria e sodomia: cominciò allora la loro persecuzione e soppressione, ma la loro “colpa” era l'enorme fortuna in denaro che l'Ordine possedeva, a differenza dei Cavalieri di San Giovanni, che pure avevano una fortuna considerevole, ma consistente per la maggior parte, in appezzamenti di terreni. Intanto gli Ospitalieri di San Giovanni erano ancora a Cipro, per ritornare nuovamente a riprendere la lotta contro gli infedeli, disinteressandosi dei problemi sollevati in Francia per la persecuzione dei Templari.
http://www.teutonic.altervista.org/G/055.html


Come poté essere accusato di eresia un Ordine che si caratterizzava per la sua assoluta fedeltà alla Chiesa ed era promotore delle iniziative crociate in Terra Santa, fino a pagare col sangue del suo Gran Maestro l’eroica difesa dell’ultima piazzaforte crociata, Acri, nel 1291?

I motivi fittizi addotti da Filippo il Bello nel processo ai Templari.

"Nessuno deve allontanarsi dalla sua posizione senza il permesso del superiore nemmeno se è ferito; e se si trova in condizioni di non poter chiedere congedo, deve mandare un compagno a farlo per lui. E se per caso avvenisse che i cristiani fossero sconfitti - che Dio ce ne scampi! – nessun frate deve allontanarsi dal campo di battaglia fino a che sia esposto al nemico il gonfalone del Tempio: e chi contravverrà sarà cacciato per sempre dall’ordine. Quando un frate vede che non vi è più un gonfalone del Tempio presso il quale accorrere, dovrà recarsi presso il primo gonfalone degli Ospitalieri o di altri combattenti cristiani che potrà trovare; e se anche questi saranno volti alla sconfitta, da allora in poi sarà libero di mettersi in salvo come Dio gli suggerirà".
B. Frale, I Templari, Il Mulino, Bologna, 2004, pag. 61

Lo stesso Gran Maestro dell’Ordine Guillaume de Beaujeu cadde nel 1291, nella difesa di Acri, per permettere ad altri cavalieri crociati la ritirata, attraverso il mare.

"Ora, dunque, negli ultimi anni del Duecento, si erano formati come due poli di potere, il primo a Cipro, composto soprattutto da militari sempre impegnati nel dialogo diplomatico con i governi cristiani d’Oriente per studiare nuovi piani di recupero della Terra Santa, e quello d’Occidente, guidato da sergenti finanzieri e da cavalieri con incarichi amministrativi e diplomatici per i quali l’accordo con le corone d’Europa rappresentava la priorità."
B. Frale, I Templari, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 117.

Una volta eletto de Molay tornò in Oriente, lasciando in Occidente de Pérraud.
Sappiamo che, per la difficile situazione nella quale versava allora il papato, diede potere a de Pérraud, perché, in caso di necessità, potesse sovvenire, come plenipotenziario che potesse disporre di tutti beni dell’Ordine, in favore del Papa, se le circostanze avessero sconsigliato di dover attendere il consenso da Cipro. Ciò avvenne nel 1298, per sostenere il Papa Bonifacio VIII, attaccato dai Colonna.

[...] nel 1305 Clemente V fu incoronato papa alla presenza del re a Lione.
Era arcivescovo di Bordeaux e venne eletto al termine del lunghissimo conclave di Perugia, durato quasi un anno. Viene considerato il primo papa avignonese, anche se, in effetti, fu il suo successore a risiedere stabilmente nella città francese e ad iniziare i lavori per il nuovo Palazzo Pontificio (Giovanni XXII, già vescovo di Avignone dal 1310, una volta eletto Papa nel 1316, dopo due anni di conclave, decise che la Curia Pontificia avesse stabile dimora ad Avignone ed iniziò i lavori di trasformazione del Palazzo Episcopale in Palazzo Pontificio). [...] l’esito della vicenda templare – di un Ordine su cui solo la Chiesa aveva teoricamente giurisdizione, trattandosi di un Ordine monastico e di un Ordine esente dalla giurisdizione episcopale - fu, alla fine, quello deciso dal re di Francia, nonostante la crescente resistenza del Papa.
Ciò che Filippo il Bello cercava di perseguire era una Chiesa di Stato, sottoposta alle sue direttive, i cui vescovi fossero sudditi obbedienti della Corona, prima che fedeli servitori della libertà cristiana e della libertà della Chiesa. La piena disponibilità dei beni della Chiesa – ed, in specie, dei Templari – era solo parte di un disegno più ampio.
http://www.gliscritti.it/approf/2005/saggi/templari01.htm#sdfootnote18anc

Il regno di Cipro.
L'isola, passata sotto la completa sovranità bizantina alla fine del X sec., nel 1184 si separò dal governo centrale di quell'Impero. Isacco Comneno, pronipote del basileus Manuele Comneno, si era impadronito del potere proclamandosi imperatore e nel 1191 aveva attaccato alcuni membri della spedizione di Riccardo Cuor di Leone, la cui nave si era arenata sulle sponde dell'isola. Approdato a Cipro il 5 maggio, il re d'Inghilterra, per ritorsione, portò a termine in un mese la conquista dell'isola e, dovendo far vela per la Terrasanta, lasciò alcune truppe a presidio delle città e dei castelli. Considerando il possesso dell'isola un onere troppo gravoso, Riccardo si affrettò a venderla per 100.000 bisanti saraceni, di cui 40.000 pagati in contanti, al Gran Maestro del Tempio, Roberto di Sablé, che inviò a Cipro un drappello di cavalieri. In seguito a una rivolta dei greci domata senza sforzo, i Templari cedettero l'isola a Guido di Lusignano, decaduto dal titolo reale di Gerusalemme, che nel 1192 prestò omaggio al sovrano d'Inghilterra. In due anni Guido riuscì a pacificare l'isola e ad attirarvi cavalieri e soldati grazie alla distribuzione di feudi sulle terre confiscate a chiese e monasteri. Dopo la sua morte avvenuta nel 1194, l'isola passò al fratello cadetto Amalrico di Lusignano, connestabile di Gerusalemme, che estinse il pagamento residuo di 60.000 bisanti, cedendo a Enrico di Champagne la contea di Giaffa.
http://www.treccani.it/enciclopedia/regno-di-cipro_%28Federiciana%29/

Dopo la perdita della Terra Santa nel 1291, Cipro divenne il quartier generale dell'Ordine del Tempio nell'Oriente latino. Per i Templari, tuttavia, la situazione a Cipro aveva forti implicazioni politiche, e ciò sembra aver influito direttamente sulla loro sorte.
Wasserman riassume così gli eventi verificatisi a Cipro dopo gli arresti del 1307:
"Nel maggio del 1308, il Maestro cipriota dell'Ordine e due altri ufficiali si presentarono al governatore, proclamando la loro innocenza nonché quella dei 118 Templari presenti sull'isola
Il 1° giugno 1308 Amaury strinse d'assedio il castello templare di Limassol. I Templari capitolarono e furono arrestati. 1е udienze cominciarono solo nel maggio del 1310. Tutti coloro che vennero interrogati proclamarono la loro innocenza. Amaury di Lusignano, tuttavia, fu assassinato il 5 giugno, e ciò consentì a Clemente di istituire dei nuovi processi e di fare ampio uso della tortura allo scopo di ottenere un verdetto più soddisfacente''.
Secondo Helen Nicolson, l'Ordine avrebbe potuto sopravvivere se le cose fossero andate in modo diverso: "Avendo sostenuto la deposizione di Re Enrico II di Cipro nel 1306, l'Ordine aveva nell'isola un sovrano (Amaury di Lusignano) che sarebbe slato propenso ad aiutarli ... L'Ordine avrebbe potuto sopravvivere, continuando la sua attività militare in Oriente, come fu per l'Ospedale di San Giovanni ... |Ma) a Cipro, l'assassinio di Amaury di Lusignano lasciò l'Ordine senza alcun protettore, e aprì la strada alla collera di Enrico II che nel frattempo era tornato al potere"'.
Dopo essere salito nuovamente sul trono nel 1310, Enrico II distrusse il convento centrale di Cipro come rappresaglia per il sostegno dato dall'Ordine ad Amaury.
Commenta la Nicolson: "L'Ordine non poteva continuare ad operare. Con o senza processo, non appena Enrico II di Cipro avesse distrutto il suo centro operativo, l'Ordine avrebbe cessato di esistere ad Oriente, a prescindere dagli eventi europei. In un certo senso, il processo ai Templari fu irrilevante. Fu il loro coinvolgimento negli affari interni di Cipro a causare in maniera diretta la distruzione dell'Ordine".
https://books.google.it/books?id=X63yILgBPGkC&pg=PA119&lpg=PA119&dq=%22templari%22+cipro&source=bl&ots=kMrJlvc2iT&sig=_Aira9rGZd0Zu5M137bLUOJqENw&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwic9oGCpIrXAhUCXhQKHfaMA2Y4ChDoAQg9MAQ#v=onepage&q=%22templari%22%20cipro&f=false

[...] Dal 1309 Rodi era sotto il dominio degli Ospedalieri, che avevano preso d'assalto l'isola tre anni prima. Cipro sarebbe stato un buon punto d'appoggio per i Templari, che nel 1306 avevano sostenuto la rivolta di Almarico contro suo fratello Enrico di Cipro. Ma in fin dei conti che vantaggio ne avrebbero tratto? Nessuno: sotto Almarico a Cipro i Templari sarebbero rimasti uno stato nello stato, e di conseguenza privi di potere. Nascondere lì il tesoro, alla lunga non avrebbe portato nulla di buono. Cipro sarebbe stato un rifugio adatto solo se sin dall'inizio i Templari si fossero impadroniti dell'isola come gli Ospedalieri di Rodi. Ma in questo Jacques de Molay aveva fallito; fantasticava invece nel 1306 una campagna militare in Egitto, per la quale chiese invano il sostegno del pontefice e di Filippo di Francia. [...]
https://books.google.it/books?id=riT4MbbCWbQC&pg=PA26&lpg=PA26&dq=%22templari%22+cipro&source=bl&ots=b4dZ5U9lLE&sig=Jmk1Cd3132wGrPvKWbtpWqaeVG4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwic9oGCpIrXAhUCXhQKHfaMA2Y4ChDoAQhdMA0#v=onepage&q=%22templari%22%20cipro&f=false

CAVALIERI DI CRISTO
di Alain Demurger

Articolo tratto dalla rivista "MedioEvo" n. 174 – luglio 2011

POTENTI E TEMUTI, FINIRANNO SUL ROGO. 
MA LA LORO LEGGENDA ATTRAVERSERÀ INDENNE I SECOLI, 
COL SUO INQUETANTE CARICO DI MISTERI. 

PREGATE E COMBATTETE.  
Un manipolo di cavalieri, pronunciati i voti monastici, si arma in difesa dei luoghi santi. 
Nasce l’Ordine del Tempio. L'Ordine dei Tempio non è né una società segreta, né una setta esoterica; è, se così posso dire, un oggetto storico ben identificato, se non proprio ben conosciuto. È il primo ordine religioso-militare creato dalla cristianità occidentale, latina, e romana, nel Medioevo. 
Il Templare è, innanzitutto, un religioso che pronuncia i tre voti di obbedienza, povertà e castità. Come il monaco, vive secondo una regola; ma, a differenza di questi, che prega e medita all'ombra dei chiostri, il Templare combatte sul campo di battaglia per difendere Dio e la sua Chiesa. Questa novità, l'ordine religioso-militare, è il risultato delle esigenze della crociata e degli sconvolgimenti della società feudale occidentale intorno all'anno Mille, sotto il duplice effetto dello sviluppo del feudalesimo e dei movimento della riforma gregoriana. L'Ordine è nato senza clamore a Gerusalemme, nella Città Santa liberata dai Franchi alla fine della prima crociata (1095-1099). Gli Stati latini formatisi allora (Edessa, Antiochia, Tripoli e il regno di Gerusalemme) devono essere difesi, poiché i Musulmani di Damasco e di Aleppo si sono ben presto riorganizzati; ed è necessario anche proteggere i numerosi pellegrini occidentali che fanno visita al Santo Sepolcro. Bisogna dunque piazzare i propri uomini in questi Stati ed essere in grado di mobilitare rapidamente un'armata, giacché quella non è sufficiente.

LA GUERRA GIUSTA.
Così, l'iniziativa di Ugo di Payns e del suo piccolo gruppo di cavalieri (nove secondo la tradizione), nel 1120, è ben accolta dal re di Gerusalemme, Baldovino II. Essi si propongono di formare una milizia che viva secondo una regola religiosa e la cui missione sia di proteggere, se necessario anche con le armi, i pellegrini lungo le strade, ancora poco sicure, che conducono dai porti a Gerusalemme e al Giordano. L’imperativo della difesa degli Stati latini obbligherà ben presto i Templari a superare questa fase difensiva e a partecipare ai combattimenti. Il re Baldovino posiziona Ugo di Payns e i suoi cavalieri nella moschea di al-Aqsa, sulla spianata del distrutto tempio di Salomone. Il nuovo ordine prenderà di qui il nome di "Milizia dei poveri cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone", che verrà abbreviato in Ordine del Tempio o Ordine dei Templari. 

Un grande ricovero, che accoglieva i pellegrini cristiani nei pressi dei Santo Sepolcro, fu la culla dell'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni dell'Ospitale, riconosciuto nel 1113 da Pasquale II. Puramente caritativo all'inizio, questo si trasformerà, sul modello dei Templari, in ordine religioso-militare. Eguaglierà il Tempio in potenza e i due ordini verranno spesso associati, ma talvolta saranno anche in concorrenza o, dirittura, in aperta rivalità. 

Dunque, entrando a far parte dell'Ordine del Tempio, si potevano pronunciare i tre voti monastici di obbedienza, povertà e castità, per poi andare a spargere sangue! 
È una novità, perfino una mostruosità per alcuni. 

Per capirne il senso, bisogna considerare tre fattori. 
In origine il cristianesimo era "pacifista", ma nel IV secolo esso divenne la religione dell'Impero Romano e dovette affrontare il problema della guerra

Sant'Agostino prima, Isidoro di Siviglia più tardi hanno così definito un concetto di guerra compatibile con l'ideale cristiano: è giusta ogni guerra decisa da un'autorità legittima e che miri alla difesa da un aggressore, o a recuperare un bene di cui questi si sia appropriato. 

La crociata è una guerra giusta perché è giusto riprendere Gerusalemme all'Islam che l'ha fatta sua con la forza. Quelli che conducono questa guerra santa diventano i nuovi soldati di Cristo. 

Dopo l'anno Mille, in Occidente una potente classe di signori che unisce ricchezza fondiaria e autorità domina una massa contadina, appropriandosi dei frutti del suo lavoro con l'arbitrio

Per esercitare questa pressione, ma anche per lottare tra loro, i signori ricorrono a specialisti dei combattimento a cavallo, i cavalieri. Si tratta di uomini liberi che sviluppano, a poco a poco, un'etica e una cultura che si impongono a tutta la classe dominante. 

Al tempo stesso si delinea la teoria delle tre funzioni o dei tre ordini
la società voluta da Dio è divisa in tre ordini gerarchici e solidali, 
quelli che pregano, quelli che combattono, quelli che lavorano

Al movimento, che ha preso il nome da papa Gregorio VII (1073-1085), si fa riferimento per la lotta contro gli abusi del clero e la volontà di sottrarre la Chiesa all'influenza dei potere laico; la riforma gregoriana, in realtà, va ben oltre, e coinvolge l'insieme della società cristiana: ciascuno per quanto lo riguarda deve agire secondo la volontà di Dio. 

La Chiesa accetta il guerriero a condizione che egli si renda migliore e rinunci alla violenza cieca, immotivata. Se la "Pace di Dio" già proteggeva i poveri, quelli che non avevano i mezzi per difendersi, la "Tregua di Dio" proibisce ai cavalieri di battersi in determinati giorni (domenica, feste religiose, ecc.). Sotto pena di scomunica. 

Ma la Chiesa va anche più lontano: esortando i cavalieri a partire per la crociata, per liberare la tomba di Cristo e combattere gli infedeli, essa indirizza la violenza verso una giusta causa e offre alla cavalleria una via di salvezza compatibile con il suo genere di vita. 

Poiché la crociata ha come fine la presa di Gerusalemme e dei luoghi santi è giusto, come dicevamo, difenderli: la creazione dei Templari, ordine religioso-militare, risponde a questo obiettivo. Questa novità non fu accettata da tutti, e perfino in seno al nuovo Ordine dei Tempio ci furono dubbi sul valore di un impegno di tal genere. Ugo di Payns venne allora a cercare in Occidente la legittimazione della sua iniziativa. Il papato la approvò; un concilio riunito a Troyes nel gennaio dei 1129 convalidò la regola del nuovo Ordine. E San Bernardo di Chiaravalle, la più alta autorità spirituale della cristianità, presente a Troyes, redasse, su richiesta dei Templari, il suo Elogio della nuova milizia, per esaltare la missione di questi nuovi cavalieri di Cristo. Quando, durante il 1129, Ugo di Payns ritorna in Terrasanta con un centinaio di combattenti, lascia dietro di sé, in Occidente, le fondamenta di quella rete di case di Templari che forniranno ai confratelli impegnati in Oriente quanto necessario per compiere la propria missione
Inizia la grande avventura dell'Ordine dei Tempio

SCORTA Al PELLEGRINI, GUARDIA ALLE FORTEZZE, AZIONI DI COMMANDO. 
SEMPRE PRONTI A COMBATTERE, DA VERI PROFESSIONISTI DELLA GUERRA. 

Uomini per tutte le Stagioni. 
Molto presto i Templari vanno oltre la missione di protezione dei pellegrini e iniziano a partecipare ai combattimenti per la difesa degli Stati latini. Gli occidentali hanno importato il proprio sistema militare, fondato sull'obbligo di servizio dei titolari dei feudi, dai Paesi di origine, adattandolo alle particolari condizioni dell'Oriente latino, dove la guerra è un dato costante. 

Il cavaliere è il combattente per eccellenza, ma egli non è un professionista della guerra: 
l'attività bellica è "stagionale" (primavera ed estate) e non occupa tutta la sua vita. 

L'Ordine dei Tempio è la prima istituzione che fa la guerra "a tempo pieno"
La sua regola contiene nella seconda parte i Retraits (Capoversi), indicazioni precise che ne fanno un vero e proprio regolamento militare. Bisogna ricordare la distinzione fondamentale proposta dallo storico francese Georges Duby tra guerra e battaglia. La guerra è fatta di colpi di mano, imboscate, paesi rasi al suolo. La battaglia è un coinvolgimento totale: si vince o si perde tutto, poiché è un giudizio di Dio. Essa è rara in Occidente, un po' meno in Terrasanta, dove può esser provocata più facilmente. Lo spirito della crociata e della guerra santa, il disprezzo di una morte che spalanca le porte del Paradiso e la fiducia nel giudizio di Dio spiegano in modo chiaro il maggiore ardimento - o addirittura la temerarietà! - del combattente franco in Oriente. Non facciamone comunque una regola. Grazie all'esperienza maturata, i latini d'Oriente e i fratelli degli ordini militari hanno saputo in genere moderare i loro ardori di crociati. 

LE FORZE DELL'ORDINE.  
I combattenti franchi, spesso inferiori di numero, dispongono, con la cavalleria, di una forza di impatto senza uguali nei confronti dei loro avversari musulmani, a condizione di utilizzarla al momento giusto e su un terreno favorevole. Ma, perché questo avvenga, sono necessarie costanza e disciplina. L'Ordine del Tempio è in grado di mobilitare in Oriente un corpo di cinquecento cavalieri. Ben protetto da una cotta di maglia e da un'armatura, fornito di elmo, abile nel maneggiare scudo, lancia e spada, con a disposizione numerosi cavalli, tra cui uno robusto da guerra, il cavaliere del Tempio, assistito da valletti e palafrenieri, combatte in uno squadrone chiamato échelle, al comando del Maresciallo dell'Ordine. Al momento giusto, quando è lanciata la carica, i sergenti, armati in modo più leggero, gli prestano manforte. Fronteggiando i ripetuti attacchi degli arcieri a cavallo nemici, i Templari hanno sviluppato corpi di arcieri e balestrieri così come una cavalleria leggera di "turcopoli" (turcoples o turcopoles), che cioè combattono alla turca, guidati dal "turcopolerio". 

I Templari si impegnarono in diversi generi di combattimento. 
In battaglia, naturalmente, sono tutt'uno con l'armata dei re, spesso rinforzata dall'apporto dei crociati, ma i cronisti del tempo sanno ben distinguere le truppe: <Tutti i cavalieri di Terra Santa, tutti i combattenti dell'Ordine dei Tempio, gli Ospitalieri, i Teutonici>, si trova scritto a proposito della sconfitta di La Forbie nel 1244. 

Essi hanno condotto anche delle cariche a cavallo, vere e proprie operazioni di commando, contro le forze musulmane. Ma il principale compito dei Templari è di proteggere e questo appare chiaro sia dalla scorta, con un corpo speciale di dieci cavalieri, dei pellegrini che si recano al Giordano, sia dalla guardia assicurata da cavalieri in ordine sparso, quando l'armata fa sosta per rifornirsi, o dalle cavalcate in "terra di rischio", di ricognizione, cioè sul territorio, che la regola dell'Ordine distingue dalla cavalcata in terra "sicura". 

Quando l'armata cambia postazione, quando combatte durante la marcia, come accadde nel corso della terza crociata sotto il comando di Riccardo Cuor di Leone, i Templari e gli Ospitalieri assicurano sistematicamente l'avanguardia e la retroguardia, tanto si ha fiducia nelle loro qualità di combattenti. Il troviero Ambrogio, che racconta la terza crociata e gli autori delle cronache della quinta crociata sul campo di Damietta, hanno lodato la rapidità, la disciplina, la coesione dei Templari e dei fratelli degli altri ordini. 

L’affermazione del vescovo di Acri, Giacomo de Vitry, secondo il quale <è il dovere d'obbedienza che ha abituato i fratelli degli Ordini a rispettare la disciplina militare>, è perfettamente chiarita da quanto accadde nel 1220 nel campo crociato davanti a Damietta, quando un'incursione notturna dei Musulmani fu respinta dai Templari, pronti a mobilitarsi poiché, mentre gli altri dormivano, essi erano già riuniti per la recita del mattutino in una tenda adibita a cappella dell'Ordine. Queste qualità, ma anche il fatto che gli ordini sono in grado di assicurare un'azione militare continua, spiegano perché il re di Gerusalemme, il principe d'Antiochia o il conte di Tripoli hanno affidato agli ordini stessi la guardia delle loro fortezze

DI GUARDIA ALLE FORTEZZE.  
La difesa degli Stati latini non si limita a una frontiera. 
Nel XIII secolo, oltretutto, la frontiera non esiste più ed è più giusto parlare di territori mai collegati gli uni agli altri e di cui alcuni sono addirittura posti sotto la duplice autorità di Franchi e Musulmani. 
Oltre a essere un rifugio, il castello è il punto di partenza per le offensive, per gli attacchi a sorpresa; ed è anche il centro di un potere politico ed economico. Permette di stabilire un rapporto di forza che consente, tra l'altro, l'imposizione di un tributo alla popolazione; è così che i Templari lo prelevano dalla setta degli "Assassini" di Djebel Ansarieh, nella contea di Tripoli

Nel corso dei XII secolo, i Franchi hanno potuto compensare la loro inferiorità numerica con una strategia di movimento che si a poggiava a una fitta rete di castelli e fortificazioni di ogni tipo. 

Non sarà più così nel secolo successivo quando i latini sono raccolti sulla difensiva e devono ripararsi in enormi fortezze, di cui il Krak dei Cavalieri (Ospitalieri) fornisce ancor oggi un'imponente testimonianza. 

Nel corso dei XIII secolo gli ordini militari sono stati spinti a farsi carico di queste fortezze, giacché essi soli avevano i mezzi per proteggerle e sorvegliarle. Essi tengono così delle postazioni saldamente difese nelle città costiere. Nel regno di Gerusalemme, conformemente alla loro missione principale, i Templari hanno punteggiato di castelli le strade percorse dai pellegrini: da Acri a Giaffa lungo la costa, da Giaffa a Gerusalemme, e poi da Gerusalemme al Giordano, si trovano manieri o semplici torri: di Casel Déstroit, di Merle (o Dor), di Castel des Plains, nelle vicinanze di Giaffa; di Chateau Hernault, identificato a Yalu in seguito le scoperte archeologiche del 1967; di Toron des Chevaliers (Latrun), nella valla Ayalon. Lungo la ventina di chilometri che separa Gerusalemme dal Giordano, sono state identificate quattro fortificazioni dei Templari

Nella seconda metà del XII secolo, i Templari risiedettero stabilmente nella contea di Tripoli e in Galilea, dove costruirono o ricevettero dal re ampie fortezze con doppie mura: Safita (Chastel Blanc), La Fève, vasto magazzino di viveri e di armi, nonché luogo difesa; Safed, che fu loro donata da re Amalrico nel 1168. A caratterizzare ancor meglio il ruolo svolto dagli ordini militari nella difesa degli Stati franchi, si sono costituite ben presto delle vere e proprie marche militari, a vantaggio dei Templari come degli Ospitalieri. 

Alle frontiere del principato di Antiochia e della Cilicia armena, una marca dei Templari costituita tra il 1131 e il 1137, difende l'accesso dal nord del principato stesso, con i castelli di Baghras (il Gaston dei latini), di Roche Guillaume, di Roche de Roissel e di Darbsak. 

La precocità di questi insediamenti sorprende, ma la si può spiegare con la rivalità che oppone, anche nel principato di Antiochia, latini e Armeni. Compito dei Templari è di ostacolare in un primo tempo (nel 1142) i tentativi di riconquista dei Greci, in seguito quelli di penetrazione degli Armeni. Baghras, presa dal Saladino 1187, poi caduta nelle mani degli Armeni, fu restituita ai Templari solo dopo un lungo conflitto nel quale furono coinvolti, oltre al re di Cilicia e all'Ordine dei Tempio, il principe di Antiochia e il conte di Tripoli. 

Nel nord della contea di Tripoli, al confine di una zona solidamente difesa che appartiene alla setta degli Assassini, i Templari con Safita e la città costiera di Tortosa e gli Ospitalieri con il Krak dei Cavalieri controllano le strade e le terre coltivate di un vasto territorio e della sua popolazione contadina musulmana. 

Nel regno di Gerusalemme, dove l'autorità reale nel XII secolo è maggiore, simili marche non hanno potuto costituirsi. Nel XIII secolo, tuttavia, quando il regno è ridotto a una striscia lungo la costa e a poche aree montuose dell'interno, la difesa delle fortezze viene completamente affidata agli ordini militari. L'Ordine del Tempio può, grazie all'aiuto finanziario dei crociati d'Occidente, far ricostruire Safed e innalzare, sulla costa, Cháteau Pélerin (o Castello dei Pellegrini), che nel 1291 rimarrà, con Tortosa, l'ultimo ridotto difensivo in Terrasanta. 

STRATEGIA E DISCIPLINA. 
La regola dei Templari - documento unico nel Medioevo quanto a indicazioni sull'arte della guerra - confrontata con le cronache dell'epoca, dà la misura dell'apporto fornito dai cavalieri del Tempio a quest'arte. Bisogna innanzi tutto insistere sulla solidaríetà tra cavalieri e combattenti a piedi, in particolare durante gli scontri lungo la via; non si rileva mai in Oriente, almeno non in modo così accentuato come in Occidente, il disprezzo della cavalleria per i fanti. Analogamente, lo sviluppo della cavalleria leggera dei "turcopoli" è segno di una comprensione e di un adattamento alla tattica dell'avversario, basata su ripetuti attacchi e fughe simulate. La regola del Tempio fa anche riferimento all'utilizzo di armi turche da parte dei Templari. L'Ordine ha infine sviluppato valori propriamente militari che si possono definire moderni. La regola promuove valori collettivi in un mondo cavalleresco sensibile soprattutto alle prodezze individuali. Fa riferimenti precisi alla disciplina da osservare in convento, sul campo di battaglia, durante gli spostamenti. Sviluppa un'ideologia del coraggio, dello spirito di sacrificio, dei senso dei dovere, dell'orgoglio della bandiera. E lo stendardo dell'Ordine del Tempio, il famoso gonfalone baucent (o baussant, bipartito, riferito al mantello dei cavalli, e che sta dunque a significare l'esser di due colori, bianco e nero), punto di raccolta dei fratelli durante il combattimento o sul campo, è il simbolo della coesione dell'Ordine. Nondimeno si deve sottolineare l'importanza attribuita all'abito. Dopo la perdita della domus, la perdita dell'abito è la punizione più grave che possa spettare a un fratello colpevole di un errore o di una inadempienza alla regola. L'abito, detto anche uniforme, il baucent detto anche stendardo, la cura delle armi e delle cavalcature, la disciplina e l'obbedienza, tutte queste manifestazioni di una "cultura della guerra" che ci sono familiari, sono già esplicite nella regola dei Templari. Che pure è una regola religiosa! L'espressione militia Christi non poteva meglio riunire, nella sua ambivalenza, figure contrastanti quali erano i pugnatores, coloro che facevano la guerra, e gli oratores, coloro che pregavano. 

RISPONDEVANO SOLO AL PAPA.
I POSSEDIMENTI E I PRIVILEGI DELL'ORDINE SI ALLARGANO A MACCHIA  D'OLIO IN TUTTO IL MONDO. MA CRESCE ANCHE IL NUMERO DEI NEMICI 

L’Ordine del Tempio si procura in Occidente le risorse materiali e umane necessarie per la sua opera in Terrasanta. Dopo i Cluniacensi e i Cistercensi, prima degli ordini mendicanti, i Templari hanno ricevuto doni ed elmosine sotto forma di terre, chiese, rendite. Tutto si deve al viaggio di Ugo di Payns tra il 1128 e il 1129: nella Champagne, in Borgogna, nella Linguadoca le donazioni affluiscono e anche in Spagna, dove la reconquista conosce i suoi primi grandi successi, e dove i sovrani d'Aragona e di Castiglia tentano di coinvolgere Templari e Ospitalieri nelle loro guerre contro l'Islam. In Italia l'Ordine del Tempio ha beneficiato della protezione di San Bernardo, che si è impegnato nella lotta contro lo scisma di Anacleto, sostenendo Innocenzo II, papa legittimo, al concilio di Pisa dei 1135. Egli ha fatto comprendere al pontefice l'importanza di appoggiare un Ordine così concepito; e le donazioni si sono moltiplicate man mano che si è realizzata la "reconquista" di Innocenzo II. 

CASE OVUNQUE .
A Piacenza, dove l'Ordine del Tempio insedia una delle sue commende italiane più importanti, a Milano, ad Albenga, a Treviso, a Roma, esso è presente già prima dei 1140. Dal 1143, riceve beni a Trani, nel regno normanno di Sicilia. La rete dei Templari italiani si infittirà tra il 1150 e il 1250 - 1260 e non ci saranno praticamente regioni in cui l'Ordine non possieda una domus o una mansione. Sfortunatamente la documentazione non è sempre così ricca come per la Capitanata, dove l'inventario dei beni sequestrati nel 1229 per ordine di Federico II rivela l'esistenza di 37 domus. L'Ordine ha cercato di stabilirsi lungo le grandi vie di comunicazione della Penisola, strade percorse dai pellegrini che si recavano a Roma, ma anche da coloro che erano diretti ai porti d'Apulia, a Venezia o a Genova per imbarcarsi per Gerusalemme. Le sedi dei Templari sono numerose lungo la via Francigena e nei porti di Barletta, Bari e Brindisi. L'Ordine del Tempio, inoltre, è in concorrenza con gli Ospitalieri sul piano dell'ospitalità offerta ai pellegrini, poiché anch'esso gestisce in Italia numerosi luoghi d'accoglienza. In Occidente, è il caso di sottolinearlo, i Templari sono considerati non solo come i difensori del sepolcro di Cristo, ma anche come uomini di preghiera, intermediari tra l'uomo e Dio, tanto più efficaci in quanto essi vegliano per la sicurezza dei luoghi in cui Cristo ha vissuto e sofferto la Passione. L'Occidente si copre dunque di insediamenti templari, riuniti in commende, a loro volta organizzate in balìe e poi in province. La rete, particolarmente fitta in Francia, si stende dalla Penisola Iberica ai Paesi Bassi, alle Isole Britanniche, alla Germania (fino nella lontana Prussia), all'Italia, alla Croazia e all'Ungheria. In Italia, intorno al 1160 vengono create due province: la provincia d'Italia, o di Lombardia, per l'Italia del Nord e del Centro, e la provincia d'Apulia e Sicilia per l'Italia del Sud. I Vespri siciliani dei 1282, separando la Sicilia dal resto del regno angioino dell'Italia meridionale, divideranno la provincia templare, e la Sicilia sarà unita alla provincia d'Italia. 

MANEGGIO DI CAPITALI.
Non si creda che queste "case" dei Tempio fossero altrettante fortezze inespugnabili.
Soprattutto in Spagna, ma anche in Croazia, i Templari possiedono castelli possenti; talvolta anche in Italia, come a San Savinio, nella Tuscia romana. Ma il più delle volte le domus dell'Ordine non sono che case fortificate al centro di un grosso contado, spesso di tipo feudale. Il commendatario dei Templari percepisce da parte dei contadini canoni e corvées (giornate di lavoro), imposte, pedaggi e "diritti di giustizia", di cui una parte, inizialmente un terzo dei totale, è la responsio che viene inviata in Oriente. Il Templare, in Occidente, è un amministratore attento, preoccupato di trarre dai beni di cui ha la responsabilità il maggior profitto, e pertanto in grado di adattarsi alle circostanze e perfino di introdurre novità. I frutti della terra, i prodotti delle vigne e degli oliveti dell'Italia meridionale vengono per lo più venduti e il denaro inviato in Oriente o usato per l'acquisto di armi e di cavalli. I Templari furono veri e propri banchieri, come lasciano pensare i consistenti trasferimenti di fondi di cui essi si liberano direttamente o attraverso i numerosi pellegrini e crociati che si dirigono in Oriente? Essi hanno anche fatto prestiti, come del resto altri religiosi prima di loro (pensiamo ai Cluniacensi). Ma non si può farne per questo gli inventori della banca, né i più grandi maneggiatori di capitali dell'Occidente medievale: le compagnie italiane furono loro sempre superiori. I Templari non furono altro che una "banca passiva", perché non bisogna soprattutto confondere - ed essi per primi non l'hanno mai confusa - la gestione dei loro propri fondi con quella dei conti dei privati, ancor meno con quella del Tesoro reale d'Inghilterra o di Francia.
I Templari erano abili ed esperti e le loro case erano sicure: si dava loro fiducia; da qui il ruolo svolto in questo campo. I Templari stabilirono il loro quartier generale a Gerusalemme, nella moschea di al-Aqsa, costruita sull'antico tempio di Salomone. In seguito, quando la Città Santa fu perduta (1187), si spostarono ad Acri, dove avevano una sede in riva al mare. A partire dal 1217 viene costruito il possente Cháteau Pélerin - con le sue magnifiche sale in stile gotico e la sua cappella decagonale - che costituisce il vero centro dell'Ordine. Dal 1291 fino alla loro soppressione, avvenuta nel 1312, i Templari fecero di Cipro il fulcro delle proprie attività, mostrando così di non voler abbandonare la Terrasanta. La regola dell'Ordine, completata dai Retraits e poi da numerose norme disciplinari, ne precisa l'organizzazione. Alla testa c'è un Maestro, coadiuvato da un Consiglio e da un certo numero di dignitari, i più importanti dei quali sono il Siniscalco, che fa le veci dei Maestro, il Maresciallo, vero e proprio Capo di Stato Maggiore, il "turcopoliere", che comanda la cavalleria leggera. Dal XIII secolo, uno e in seguito due ispettori generali rappresentano il Maestro in Occidente. Le commende sono regolate da un commendatario (praeceptor in latino); le province sono dirette da un Maestro. 

TUTTO "IN FAMIGLIA".
Quanto ai "fratelli" templari, come si è soliti chiamarli, essi costituiscono un "popolo" diversificato. I cavalieri sono nobili, e sono gli unici ad aver diritto di indossare il bianco mantello dell'Ordine; i sergenti d'armi non sono nobili, ma combattono ugualmente a cavallo; i cappellani sono i sacerdoti dell'Ordine e non possono combattere in quanto hanno ricevuto gli ordini sacri. Queste tre categorie si riuniscono nei "fratelli di convento", che hanno fatto voto di obbedienza, castità e povertà. Si aggiungono inoltre alla grande famiglia templare i "fratelli di mestiere", indispensabili per le attività economiche e in particolare agricole, dell'Ordine, molto simili ai "conversi" dei Cistercensi; e tutti coloro che desiderano, in un momento o in un altro della propria vita, aiutare i Templari e dividere i propri beni spirituali e materiali senza per questo pronunciare i voti: i confratelli dei Tempio, numerosi in Aragona e in Catalogna, o coloro che, come l'inglese Guglielmo il Maresciallo, avevano fatto voto di indossare il bianco mantello in punto di morte, per beneficiare del privilegio di essere sepolti nel cimitero dei Templari. La bolla Omne datum optimum, del 1139, conferì all'Ordine dei Tempio privilegi importanti, sempre confermati in seguito. L'Ordine era posto direttamente sotto l'autorità diretta del papa e totalmente esente dalla giurisdizione dei vescovi; sui raccolti delle commende templari non venivano prelevate decime; i Templari potevano essere scomunicati solo dal pontefice e le loro chiese non erano soggette a un eventuale interdetto lanciato su una regione o una città. Di questi stessi privilegi godevano, d'altra parte, gli ordini mendicanti e gli Ospitalieri. Essi provocarono (i privilegi in quanto tali, ma anche il comportamento dei privilegiati!) l'ira dei clero secolare (i vescovi della Terrasanta protestarono ufficialmente nel 1184) e virulente critiche da parte degli scrittori satirici e moralisti dei tempo: Mattheo Paris lo storico, jacquemart Gélée, l'autore di Renart le Nouvel, Gervais du Bus che scrisse il Romon de Fauvel, furono severi con i Templari ma, a essere obiettivi, anche con gli altri: Ospitalieri, Cistercensi e mendicanti dei vari ordini. 


UN GRAN BRUTTO AFFARE
NEL 1307 IL RE Di FRANCIA SFERRA L'ATTACCO CONTRO I TEMPLARI
PROCESSATI COME ERETICI, IN MOLTI PAGHERANNO CON LA VITA.  
Per ordine del re Filippo IV il Bello, il 14 ottobre 1307 tutti i Templari del regno di Francia furono arrestati. Per la prima volta un sovrano laico accusava un ordine religioso potente, posto direttamente sotto la tutela del papa.

Ricercando nella vicenda stessa dell'Ordine le ragioni della sua caduta, gli storici si sono trovati spesso di fronte a tre scogli: aver isolato l'Ordine del Tempio dagli altri ordini religiosi; aver accettato passivamente l'idea della sua impopolarità; aver trascurato i dati dell'affaire du Temple fuori della Francia. L'affaire ha avuto inizio negli anni immediatamente precedenti all'arresto dei cavalieri. Non prima. La caduta di Acri (1291) pone fine all'esistenza degli Stati latini d'Oriente.
Ci si interroga sulla validità della crociata; ci si interroga sulle responsabilità dello scacco e le si attribuiscono agli ordini militari, che alcuni accusano di non aver saputo difendere la Terrasanta, impegolati com'erano nelle loro rivalità e nelle loro beghe interne. Già prima del concilio di Lione (1274) si pensava a fondere Templari e Ospitalieri in un solo ordine. I Templari erano contrari. I poteri laici anche: è il re d'Aragona che far fallire il progetto a Lione. In questione, infatti, c'è sia la genesi dello Stato moderno sia l'affermazione delle monarchie nazionali in Francia, Inghilterra, Castiglia e Aragona. I re, che aspirano a stabilire in modo indiscusso la propria sovranità, sono ostili alla Chiesa e all'autorità pontificia. Il conflitto è particolarmente vivo fra il re di Francia Filippo il Bello e papa Bonifacio VIII. Il re, nel 1303, non arriva forse a far arrestare il pontefice nella sua residenza di Anagni? 
Un papa accanto al quale vegliavano due cubicolari, uno dei Templari, l'altro degli Ospitalieri. 
Gli ordini religioso-militari si possono considerare come gli strumenti più fedeli del papato

SOTTO ACCUSA.
L'occasione si presenta nel 1305, quando il re e i suoi consiglieri ascoltano le voci malevole diffuse sull'Ordine da un avventuriero, Esquieu de Floyran, e ne informano il nuovo papa Clemente V. Quando questi nel 1307, nella speranza di organizzare una crociata, convoca a Poitiers, dove risiedeva, i capi degli ordini militari, Giacomo de Molay, Maestro dei Templari, indignato per le calunnie diffuse sul suo Ordine, chiede al papa di aprire un'inchiesta. Siamo nell'estate dei 1307. Da parte sua, il re di Francia, che si è persuaso della veridicità delle accuse mosse all'Ordine del Tempio e che teme l'insabbiamento dell'inchiesta pontificia, risolve la questione facendo arrestare i Templari. Si giustifica con i sovrani europei affermando che ha agito come difensore della fede; e li invita a fare come lui.

Che cosa si rimprovera ai Templari?
Di essere eretici, blasfemi, di rinnegare Cristo, di riunirsi segretamente, di dedicarsi a pratiche sessuali contro natura, eccetera. Niente di nuovo. Queste accuse fanno parte del bagaglio antieretico costituitosi nel corso del XIII secolo: gli uomini dei re hanno giocato le stesse carte contro Bonifacio VIII. Tra l'ottobre e il novembre 1307, i Templari imprigionati a Parigi (sono 138) con a capo il Gran Maestro Giacomo de Molay, confessano tali crimini. I sovrani europei che, come il papa, non credono alle accuse, sono sconvolti. Il papa, per riprendere in mano la situazione, ordina l'arresto di tutti i Templari; i grandi d'Europa obbediscono. Mentre viene stilata una lista di 127 accuse, con la bolla Facians misericordiam del 12 agosto 1308 si avvia la procedura per giudicare i Templari e il loro Ordine. Si tratta di un processo per eresia, condotto secondo le regole dell'inquisizione, per la quale l'uso della tortura è lecito. I Templari confessarono generalmente quattro colpe: il rinnegamento di Cristo e lo sputo sulla Croce <di bocca e non di cuore>; l'assoluzione dei peccati impartita dal commendatario, che non è un sacerdote; il consiglio dato di sfogare con l'omosessualità l'eventuale eccitazione dei sensi; lo scambio di baci osceni al momento di entrare nell'Ordine. Ognuna di queste pratiche era individualmente plausibile nell'Ordine del Tempio come in qualsiasi altro senza per questo mettere in causa l'Ordine stesso (la regola infatti condannava l'omosessualità). Queste confessioni furono ottenute in Francia (dove la tortura venne largamente impiegata) e nei Paesi che ne subivano l'influenza, ma non altrove. Ciononostante il re di Francia sembrava aver vinto. 

BRUCIATI SUL ROGO .
In ogni Stato o, in Italia, nelle province ecclesiastiche, delle commissioni pontificie dovevano giudicare la colpevolezza dell'Ordine. In Francia, a Parigi, il re lascia senza alcuna preoccupazione che la commissione convochi i Templari che intendono difendere l'Ordine. La loro partecipazione è bassa, all'inizio, ma, a partire dal febbraio 1310, è un maremoto: più di 600 Templari ritrattano le proprie confessioni e difendono l'Ordine. La reazione dei re è violenta: il 10 maggio 1310, a Parigi, 54 Templari vengono bruciati come eretici. La resistenza dei cavalieri del Tempio è spezzata di netto.

Fuori della Francia le cose andarono diversamente.
In Inghilterra, a Roma, a Firenze, nel regno angioino di Napoli, i Templari che "si ostinarono nell'errore" furono imprigionati. Nella provincia di Ravenna, di contro, furono semplicemente assolti. In Aragona essi si difesero e resistettero nei loro castelli. Negli altri Stati spagnoli, e in Germania, non ebbero noie di alcun genere. È con il concilio ecumenico, che si apre a Vienne il 16 ottobre 1311, che ritorna la preoccupazione di decidere sulla sorte dell'Ordine. I capi di accusa sono così poco convincenti che una buona parte dei Padri del concilio non è disposta a condannarlo.
Papa Clemente V, malato e sottomesso alla pressione del re di Francia, vuole concludere la questione, e il 22 marzo 1312, con la bolla Vox in excelsio, decide la soppressione provvisoria, ovvero senza giudizio né condanna, dell'Ordine. I suoi beni, sequestrati dai poteri laici, verranno trasferiti agli Ospitalieri. Per chiudere l'affaire restavano da giudicare i quattro dignitari dell'Ordine, prigionieri a Parigi. Tra questi, Giacomo de Molay, Maestro dei Templari dal 1293.
De Molay si era rimesso al giudizio del papa. Il quale, nel 1314, non fa altro che inviargli una commissione di tre cardinali per notificargli una sentenza di carcere a vita. Sentendosi tradito, in un ultimo sussulto, ammirevole ma vano, de Molay allora si rivolta, difende l'Ordine e ritratta tutte le sue confessioni; Geoffroy de Charney, Maestro di Normandia, fa lo stesso.
Era il 18 marzo 1314. La sera stessa essi salirono sul rogo. Senza alcuna esitazione.
L'Ordine del Tempio era eretico?
I Templari, e tra questi coloro che sono morti sul rogo (una minoranza), erano colpevoli?
No, essi sono morti da cattolici. Filippo il Bello ha certo creduto sinceramente alle accuse a essi rivolte, ma altri all'epoca, pii quanto lui, non ci hanno creduto o sono stati colti dal dubbio, e l'hanno detto, anche prima del concilio di Vienne. Nello stesso modo, non si deve prestare troppa fede alla volontà di crociata di Filippo il Bello. Il nipote di San Luigi in realtà si è servito della crociata, non l'ha servita. Oltre a consentirgli di impiegare per le proprie guerre le decime sulla crociata riscosse al clero, essa è stata per lui anche l'occasione di ribadire la necessità di una riforma degli ordini militari. Nessun dubbio che il "modello" spagnolo degli ordini militari nazionali abbia interessato il re di Francia. Egli non amava gli Ospitalieri più dei Templari, e la loro fusione non lo interessava se non a condizione che il nuovo ordine si ponesse al suo servizio

UNA QUESTIONE POLITICA.
E' nella politica del re di Francia, dunque, che bisogna cercare le ragioni del suo attacco contro l'Ordine dei Templari. Al tempo si invocarono anche ragioni finanziarie. Filippo il Bello non arrivava, con le tasse, a procurarsi il denaro per la sua costosa politica di sottomissione dei grandi feudi di Fiandra e di Guienna. Aveva spogliato gli Ebrei, ha spogliato i Lombardi; perché non prendersela con l'Ordine dei Tempio, considerato immensamente ricco (ma ci si sbaglia a riguardo), se l'occasione si dovesse presentare? Si sa che da più di un secolo il Tesoro dei re è gestito dai Templari di Parigi. Filippo il Bello non ha nulla da rimproverare loro a riguardo e, se nel 1295 decide di affidare la gestione di questo Tesoro a dei banchieri fiorentini, i fratelli Guidi dei Franzesi, è perché spera di ottenere da loro crediti consistenti. Il che non accade.
Ancora di più, Filippo il Bello vuole "nazionalizzare" la gestione delle sue finanze. 
Non vuole dipendere da organismi autonomi, stranieri come gli italiani, o internazionali, e per di più legati al papa, come i Templari. Nel 1303 egli riconsegna il suo Tesoro ai Templari, ma sono ora degli ufficiali reali, reclutati tra gli uomini d'affari delle città di Francia, e di Parigi in primo luogo, che ne supervisionano la gestione. Si potevano fermare gli italiani senza troppe precauzioni. Per sbarazzarsi dei Templari erano necessarie altre giustificazioni. Esquieu de Floyran ha fornito un buon pretesto: l'eresia. Per esser più chiari, ai miei occhi il processo all'Ordine del Tempio è un processo politico la cui spiegazione va ricercata nell'affermazione dello Stato di fronte al potere pontificio. Gli altri re europei non hanno creduto alla colpevolezza dei Templari; essi hanno pertanto utilizzato l'affaire per rinforzare il proprio potere alle spalle della Chiesa. Non dimentichiamo inoltre che, dopo Anagni, Filippo il Bello cerca di distruggere la reputazione di papa Bonifacio VIII. l'affaire dei Templari va nella stessa direzione. Fornisce un ulteriore mezzo di pressione su un papa, Clemente V, che infine sceglierà di sacrificare l'Ordine per salvare la memoria di Bonifacio VIII. 

CACCIA ALLE STREGHE.
I Templari, a differenza di molti altri ordini, Ospitalieri, Carmelitani, eccetera, non hanno cercato di attribuirsi un'origine antica e prestigiosa. Tutt'al più alcuni hanno creduto che San Bernardo fosse il loro fondatore. Non si può naturalmente prevedere cosa sarebbe avvenuto se il Tempio non avesse conosciuto una fine così brutale. Ma questa è comunque la causa principale del suo seguito crescente fino a oggi. Leggende, miti, sette: i seguaci dei Templari sono numerosi, alcuni simpatici, altri francamente inquietanti. Al concilio di Vienne, l'Ordine venne soppresso, ma non condannato, e i suoi beni trasferiti agli Ospitalieri. Quanto ai Templari, la maggior parte si riconciliarono con la Chiesa e, poiché i loro voti erano perpetui, si ricongiunsero ad altri conventi, tra cui quelli degli Ospitalieri. Nel regno di Valenza (corona aragonese) e in quello portoghese tuttavia le cose andarono in maniera diversa. I sovrani ottennero da papa Giovanni XXII che i beni del Tempio fossero attribuiti a due nuovi ordini, l'Ordine di Montesa a Valenza e quello di Cristo in Portogallo, gli unici a poter essere storicamente considerati eredi dei Templari. Tutto il resto è fantasia. Ma se lo storico rifiuta la favola, non può impedire a nessuno di inventarsi delle filiazioni prestigiose. Non ci fa più, però, la storia dell'Ordine del Tempio, ma la storia della Massoneria francese templare, o del neotemplarismo. Non siamo più nel contesto delle crociate, ma in quello dell'illuminismo o delle paure e delle frustrazioni della società, senza valori e senza futuro, della fine del secondo millennio. Tentiamo di vederci chiaro. Dopo la scomparsa dell'Ordine Templare, all'inizio dei XIV secolo, cronisti e pubblicisti si sono interrogati sulla colpevolezza o meno dei Templari, e sulle cause della loro caduta così come sulle ragioni dei re di Francia e dei papa. Una maggioranza accettò la tesi della colpevolezza pur prendendo anche in considerazione l'avidità dei re; ma non mancarono voci divergenti, quella di Dante, certo, ma soprattutto quella di Boccaccio che, nel suo De casibus, testo largamente diffuso e tradotto in francese a partire dal XV secolo, mette sotto accusa il sovrano. Il dibattito prosegue, episodicamente, nei secoli successivi: minoranza perseguitata per alcuni autori protestanti; colpevoli per Pierre Dupuy, difensore della monarchia francese, che pubblica il primo studio serio sul caso, con numerosi documenti scelti ad hoc per confortare la sua opinione; vittime dell'oscurantismo per Voltaire. Su questa corrente storiografica si è innestato, con il De occulto philosophia, l'opera di Agrippa di Nettesheim scritta intorno al 1510, il primo elemento della leggenda "nera" dell'Ordine: Agrippa cerca di giustificare la magia buona, ovvero la magia bianca, contrapponendola a quella malvagia, la magia nera, e pone i Templari tra gli stregoni e gli adepti di quest'ultima. Tesi che conoscerà un certo successo tra i secoli XVI e il XVII che hanno visto scatenarsi la grande caccia alle streghe. Nello stesso periodo prendeva corpo il tema della maledizione lanciata dai Templari

COMPLOTTI MASSONICI.
Nel XVIII secolo, e solo allora, si diffonde la voce della sopravvivenza clandestina dell'Ordine e dunque della continuità della sua esistenza dal 1312. Il tema è sviluppato in alcuni circoli della Massoneria francese. Il cavaliere André Michel Ramsay per primo introduce in Francia l'idea d’un collegamento tra la Massoneria francese e le corporazioni di mestiere medievali da una parte e il tema dell'antica saggezza dei costruttori del tempio di Salomone. Il legame è tra Massoneria e Medioevo, Massoneria e crociate. Ramsay non parla dei Templari. L'idea di un'affiliazione tra l'Ordine dei Tempio e la Massoneria, di una tradizione mantenuta e trasmessa, è introdotta verso il 1760 nelle logge tedesche: i Templari sopravvissuti, per sfuggire alla persecuzione, si sarebbero nascosti nelle logge dei massoni e degli altri artigiani specialmente in Scozia. Mistici e ciarlatani sviluppano questa leggenda in Germania dove si moltiplicano cerimonie e rituali segreti e fantasiosi. Questo provocherà una reazione degli ambienti conservatori, che denunciano i complotti massonici, tanto più viva con l'avvento della Rivoluzione francese. L'abate Augustin Barruel, un gesuita rifugiatosi in Inghilterra, dà a questa teoria del complotto la sua forma più coerente: egli denuncia una lunga catena di macchinazioni "anarchiche" andando dai manichei ai giacobini, passando per tutti gli eretici dei Medioevo, i Templari, Crornwell, e altri ancora. Ma una seconda corrente neotemplare nascerà, in Francia, sotto Napoleone, quella di un neotemplarismo indipendente dalla Massoneria francese, poiché a essa precedente. Nel 1805, il dottor Fabre-Pellaprat ricostituisce l'Ordine del Tempio, dichiarandosi uscito dalla clandestinità in cui la Rivoluzione francese lo aveva costretto a nascondersi, e se ne proclama Gran Maestro. Egli sostiene di aver scoperto il famoso documento, noto come Carta di Larménius, che attesta la continuità dell'Ordine dopo il processo del 1307-1312: Giacomo de Molay, alla vigilia della sua morte, avrebbe trasmesso a Jean Larménius, cavaliere scozzese, i suoi poteri e i segreti dell'Ordine. Questo testo è un falso grossolano, fabbricato da un amico di Fabre-Pellaprat, il dottor Ledru. Per apparire più credibile Fabre-Pellaprat aggiunge una lista di Gran Maestri del Tempio clandestini, da Larménius fino al duca di Cossé-Brissac, massacrato nel 1792, lista nella quale figura il connestabile di Carlo V, Bertrand du Guesclin. Questa è la base fondamentale di tutti i movimenti neotemplari contemporanei. Ci sono dei falsi che non possono trarre in inganno se non coloro che vogliono lasciarsi ingannare. Partendo da essi tutto è possibile: allucinazioni storiche di quanti cercano le proprie radici, organizzazioni caritatevoli, sette occulte e movimenti apocalittici. Decine di associazioni nel mondo reclamano oggi la loro appartenenza al Tempio. Non bisogna confonderle tra loro e soprattutto non bisogna giudicarle alla stregua di frange tragiche dell'Ordine del Tempio Solare che, ahimè continuano a esser protagoniste della cronaca. Lo storico non può che augurarsi una cosa, che non si mescoli l'Ordine del Tempio a tutto questo. 

QUESTIONE DI DATE.
Lo storico Rudolf Hiestand in un suo articolo del 1988 (Kardinal-Bischof Mattháus von Albano, das Konzil von Troyes und die Entstehung des Templerordens, in "Zeitschrift fur Kirchengeschichte", 99/1988), ha proposto alcune variazioni sulla cronologia della fondazione dell'Ordine del Tempio. Guglielmo di Tyr, vissuto nella seconda metà del XII secolo, ci dice che l'Ordine del Tempio, nove anni dopo la sua fondazione, ricevette la sua Regola dal concilio di Troyes. Questo avrebbe avuto inizio il 13 gennaio del 1128, e dunque la fondazione dell'Ordine risalirebbe al 1119. Il cardinale Matteo d'Albano, legato pontificio, presente a Troyes, era però in Sicilia ai primi di dicembre del 1127. Hiestand ha dimostrato che era impossibile, a quel tempo, fare il viaggio dalla Sicilia alla Champagne in così poco tempo, se non per mare: ma in inverno non si navigava. E allora? Ci si è dimenticati, egli afferma, che nella Champagne del XII secolo l'inizio dell'anno si faceva coincidere con l'Annunciazione; stando così le cose, il 1128 cominciava il 25 marzo per finire il 24 marzo seguente. Tutte le date comprese tra H l' gennaio e il 24 marzo del 1128 devono dunque essere trasposte nel 1129 per coincidere con il nostro calendario attuale. Partendo da ciò, Hiestand colloca la creazione dell'Ordine nel 1120, tra gennaio e settembre.   

UCCIDERE SECONDO LA REGOLA.   
I Retraits, che completano la regola originaria dell'Ordine, forniscono una descrizione dettagliata della sua organizzazione militare e delle sue regole di combattimento. In tempo di pace, i Templari compiono missioni di sorveglianza e non sono sottomessi alle stesse regole disciplinari a seconda che siano in terra di pace, ovvero in territorio sicuro, o in terra a rischio, cioè in territorio nemico o mal controllato. <Nessun fratello deve allontanarsi dalla truppa per abbeverare [il proprio cavallo], né per qualsiasi altro motivo senza autorizzazione; e se essi attraversano un corso d'acqua "in terra di pace", possono, se lo vogliono, far bere i propri animali, a condizione di non scomporre la truppa; ma se essi attraversano un fiume 'in terra a rischio", e il portatore del gonfalone [colui che conduce la truppa] passa senza fermarsi, non possono dar da bere ai cavalli senza autorizzazione>: così recitava l'articolo 159. In tempo di guerra, i Templari si riuniscono in échelles, ovvero in squadroni. Ci sono squadroni di cavalieri, di sergenti, e anche di scudieri. La disciplina diventa allora più rigida. Sono previste due situazioni: quella dell'armata in marcia, in colonna e talvolta bersagliata dal nemico su strade strette, e quella della battaglia "sui campi", dove l'armata può spiegarsi e lanciarsi nella famosa carica di cavalleria: <Quando il convento [l'insieme dei combattenti Templari] è in guerra e i cavalieri procedono in squadrone, uno dei "turcopoli" deve portare il gonfalone e il gonfaloniere deve condurre gli scudieri in squadrone. Se il Maresciallo e i fratelli caricano [si preparano alla carica], gli scudieri che conducono i destrieri [i cavalli da combattimento] devono caricare con i loro signori e gli altri scudieri devono prendere i muli sui quali il loro signore cavalca e devono restare con il gonfaloniere>, recita ancora l'articolo 159. È solo all'ultimo momento, dunque, che i cavalieri montano i cavalli da combattimento, per mantenerli riposati in prospettiva di una carica.   

IN SILENZIO, TUTTI A TAVOLA.
Per consumare i pasti principali, i Templari si riuniscono nel refettorio. O, meglio, nelle due o più sale adibite al rito della mensa: regola vuole, infatti, che cavalieri, sergenti e scudieri mangino separatamente. La tavola dei cavalieri è ricoperta da una tovaglia bianca; davanti a ciascun posto, allestite in bell'ordine, figurano una ciotola, una coppa, un cucchiaio e un coltello. La forchetta non c'è, ancora non si conosce. Dopo un corale Pater Noster, i cavalieri si siedono e i servitori cominciano a versare il vino nelle coppe e a far girare le pietanze in grandi recipienti di stagno. Il tutto, in un religioso silenzio rotto soltanto dalla lettura di un brano della Bibbia da parte del confratello di turno. Qualora un commensale desideri ancora del pane, del vino o quant'altro necessario, comunica a gesti prestabiliti di cui il servitore ben conosce il significato. Mai a parole. Carne, verdura, pesce, uova, formaggio o minestra, a seconda dei giorni della settimana o dei periodi di festa o di digiuno, il cibo è sempre più che sufficiente e di buona qualità, pur nulla concedendo al superfluo e al ricercato. La sobrietà, d'altro canto, è uno degli imperativi dell'Ordine, unito peraltro alla più severa parsimonia. Nessuna pietanza va mai sprecata: ciò che avanza dalla tavola viene venduto e il ricavato posto a favore dei cavalieri che combattono in Terrasanta. Solo dopo essersi recati nella cappella a ringraziare il Signore del cibo che ha loro concesso, i cavalieri riacquistano il diritto alla conversazione. Purché seria e moderata, però. Al calar della notte, eccoli ancora tutti riuniti nel refettorio per consumare il pasto serale, più frugale rispetto al precedente, soprattutto per quanto riguarda la razione di vino. La regola non prevede eccessi.   

LE TORRI DI SAFED.
È difficile immaginare che il castello di Safed (o Zefat), oggi totalmente distrutto, sia stato una fortezza di importanza e di bellezza paragonabili al celebre Krak dei Cavalieri Ospitalieri.
Burchard du Mont-Sion, che visitò la Siria-Palestina nel 1285, lo definì <il più bello e il più forte di tutti i castelli che ho visito>. Un primo castello, in mano ai Templari prima del 1168, fu preso dal Saladino e smantellato. Quando, nel 1240, i latini occupano nuovamente la regione, un crociato, il vescovo di Marsiglia Benedetto d'Alignan, prende l'iniziativa di finanziarne la ricostruzione, che durò tre anni. Il castello fu affidato nuovamente ai Templari. A 800 metri sul lago di Tiberiade, aveva una doppia cinta di mura; quella esterna, approssimativamente ovale, contava più di 800 metri di perimetro; fiancheggiata da torri rotonde, era costruita con un sistema a bugna. Un fossato scavato nella roccia la precedeva; un altro la separava da una cinta interna con torri d'angolo quadrate, che la sovrastavano per più di 6 metri. Il donjon, infine, era un'enorme torre rettangolare a numerosi piani con alla base una cappella di forma ottagonale. Controllando una vasta regione, il castello proteggeva una guarnigione di 1700-2000 persone (in maggioranza non combattenti). Esso fu assediato dal sultano d'Egitto Baibars nel 1266, ma cadde solo in seguito a un tradimento. Tutti i combattenti furono decapitati.   

UNA SITUAZIONE INSOLITA.
L’Italia del Sud ha avuto un ruolo essenziale nella strategia delle crociate e nel sostegno alla Terrasanta. Dai porti d'Apulia (Puglia), Barletta, Bari, Brindisi, partono navi cariche di crociati e di pellegrini, ma anche di viveri e di armi per la Palestina. Gli ordini militari, e dunque i Templari, sono stabilmente insediati in queste regioni, e i prodotti delle loro terre, le rendite delle loro commende, sono trasferiti in parte in Oriente con il consenso delle autorità del regno di Sicilia, che accordano le licenze d'esportazione. Federico II, re di Sicilia e imperatore, non ha alcuna prevenzione nei confronti dei Templari o degli Ospitalieri, anche se tende a favorire piuttosto l'Ordine Teutonico che gli è assai devoto. Il violento conflitto che oppone l'imperatore al papato a partire dal 1227 mette Templari e Ospitalieri, alle dirette dipendenze del pontefice, in una situazione difficile. In Terrasanta soprattutto, dove Federico II si è recato per la crociata tra il 1227 e il 1228, benché scomunicato: obbedendo al papa, i Templari e gli Ospitalieri manterranno le distanze dall'Imperatore. In seguito, i rapporti tra Federico II e i Templari si inaspriscono (gli Ospitalieri di contro si riavvicinano a lui) e nel regno di Sicilia i loro beni vengono confiscati. Ciò non toglie che, in particolare in Piemonte, ci siano stati Templari favorevoli all'imperatore, il quale, verso la fine della sua esistenza, restituisce all'Ordine i beni espropriati. Buoni rapporti si stabiliscono nuovamente con Manfredi, erede di Federico II, al punto che i Templari si rifiutano di appoggiare il papa nella sua crociata contro lo stesso Manfredi. La morte di quest'ultimo e il successo angioino porranno fine a una situazione per lo meno insolita. E le navi dell'Ordine, o quelle da esso allestite, riprenderanno a imbarcare mercanzie e combattenti diretti in Terrasanta dai porti della Puglia.   

UN CAVALLO PER DUE.
Bisogna diffidare dei simboli o piuttosto delle interpretazioni di cui sono oggetto:
all'inizio un simbolo è semplice, ma in seguito si fa di tutto per renderlo complicato.
Così è accaduto per il sigillo dei Templari, che rappresenta due cavalieri su uno stesso cavallo.
Se ne è spesso fatto "il" simbolo dell'Ordine, quando esso non è che "uno" dei suoi simboli.
Il Maestro dei Templari disponeva, secondo la regola, della "bolla" che riproduceva sul recto la Cupola della Roccia (il Templum domini dei latini) e sul verso i due cavalieri. Ricordiamo che la Cupola della Roccia, o moschea di Omar, posta al centro della spianata del tempio, non apparteneva all'Ordine, il cui quartier generale era la vicina moschea di al-Aqsa.
Quando fu creata la figura dell'ispettore generale, delegato del Maestro in Occidente, il Maestro tenne per sé come sigillo la Cupola della Roccia, e l'ispettore prese la parte con i due cavalieri. I maestri delle province, così come i commendatari, avevano un proprio sigillo: il Maestro d'Italia, ma anche alcuni Maestri d'Aragona, ne adottarono uno che rappresentava un semplice cavaliere. L'ispettore dell'Ordine viaggiava molto e il suo sigillo si diffuse un po' dovunque. Da allora sono state date interpretazioni diverse del simbolismo di tale sigillo. Per alcuni esso rappresenta la povertà dell'Ordine (va da sé che questa interpretazione non è realistica: immaginate una carica di cavalleria in due sullo stesso destriero!), altri vi leggono un segno di umiltà. A meno che non simbolizzi la solidarietà dei membri di quella famiglia che era l'Ordine, solidarietà che molti cronisti del tempo hanno rilevato nei combattimenti. Nessuna di queste interpretazioni esclude l'altra: povertà, umiltà, solidarietà sono le virtù del monaco, e la regola del Tempio redatta a Troyes le ricorda in tutti i suoi articoli.   

IL CORAGGIO DI UN DEBOLE.
La storia non è stata tenera con Giacomo de Molay, l'ultimo Maestro dell'Ordine del Tempio (1293-1312), considerato in genere un mediocre. Proveniente da una famiglia della piccola nobiltà di Borgogna, entrò a far parte dell'Ordine verso il 1265. È a Cipro, dove l'Ordine si riunirà dopo la caduta di Acri, che egli viene eletto Maestro. De Molay non ha rinunciato a riconquistare Gerusalemme, e fa di tutto per ottenere aiuti dall'Occidente. Su richiesta di papa Clemente V elabora un piano per questa riconquista, e arriva in Francia nel 1307. Viene allora informato delle calunnie diffuse sul suo Ordine e chiede al papa di aprire un'inchiesta per fare giustizia. Come gli altri Templari è preso del tutto alla sprovvista, dall'azione di Filippo il Bello, e viene arrestato a Parigi il 13 ottobre 1307. Durante i numerosi interrogatori de Molay ha mancato di coerenza, di certo d'intelligenza, forse anche di coraggio. Egli riconosce dapprima alcune delle accuse rivolte all’Ordine, in seguito ritratta le sue confessioni, per poi adottare una posizione che non cambierà più: non parlerà se non davanti al papa. Così rimane in silenzio anche quando, nel 1310, i Templari si levano in massa per difendere il proprio Ordine. E non dice nulla nemmeno allorché, due anni più tardi, il papa lo abolisce. Ma quando, nel 1314, Clemente V, che si era riservato di giudicare personalmente i dignitari del Tempio, si limitò a inviare tre cardinali per notificare a de Molay la sua condanna al carcere a vita, questi si sentì tradito e reagì. Difese l'Ordine e si accusò di debolezza. Ma era troppo tardi, e la sera del 18 marzo 1314 salì sul rogo. Il suo coraggio fece un grande effetto, e la leggenda si impossessò dell'affaire dei Templari.   

UN AGUZZINO AL SERVIZIO DEL RE.
Guglielmo di Nogaret condusse tutto l'affaire dei Templari.
Nato verso il 1260 a Saint-Felix-de-Caraman in Linguadoca, insegnò diritto all’Università di Montpellier. Entrato nell'amministrazione del regno come giudice, svolse la parte principale della sua carriera a Parigi, dove divenne assai presto valido e fedele consigliere per gli affari religiosi di re Filippo IV il Bello. Fu lui che preparò l'atto di accusa contro Bonifacio VIII, e che fu inviato ad Anagni, nell'estate del 1303, per chiamarlo a comparire davanti a un concilio. Scomunicato, Nogaret proseguì nel suo impegno per ottenere la rimozione delle sanzioni ecclesiastiche che lo colpivano e soprattutto per arrivare alla damnatio memoriae del papa. Naturalmente fu anche incaricato di preparare il dossier contro l'Ordine del Tempio, basandosi sulle accuse di Esquieu de Floyran. Prevedendo gli indugi di papa Clemente V, convinse il re a procedere all'arresto dei Templari.
Spesso presente agli interrogatori, in particolare a quelli del Gran Maestro Giacomo de Molay, Nogaret ispirava terrore. Egli mise tanto più accanimento in questo processo, in quanto considerava l'Ordine uno strumento al servizio del papa che poteva creare ostacoli al potere reale. Il caso dei Templari offriva a Filippo il Bello e a Guglielmo di Nogaret, i quali continuavano a giustificare le loro azioni contro Bonifacio VIII, un mezzo di pressione notevole su papa Clemente V. Sostituito come consigliere del re da Enguerrand de Marigny, Nogaret rimase comunque guardasigilli fino alla propria morte, sopravvenuta probabilmente nel 1313, prima dell'esecuzione di Giacomo de Molay.   

LA MALEDIZIONE DEI TEMPLARI.
Sul rogo Giacomo de Molay ha maledetto il re di Francia, il papa e Guglielmo di Nogaret? 
Le fonti più dirette non ne parlano. Di contro, l'idea che gli ultimi Capetingi, Filippo il Bello e i suoi tre figli e successori, siano stati maledetti, si diffuse a partire da allora, anche se i Templari non hanno nulla a che vedervi. Come dunque si è giunti ad attribuire a de Molay la maledizione dei Capetingi? Stranamente, è nella storiografia italiana che si trovano i diversi elementi che lo spiegano. Per primo, Guglielmo Ventura nel suo Cronicon Astense ci dice che Nogaret fu maledetto da un Templare che veniva condotto al rogo. È Giovanni Villani a raccontare che la sera dell'esecuzione di de Molay furono viste delle persone raccogliere le ceneri e i resti del Gran Maestro, che esse conservarono piamente come reliquie. Ferreto de Ferretis, stabilitosi a Verona alle dipendenze di Cangrande Della Scala, riprende il racconto di Ventura, lo trasforma e lo puntualizza. Secondo la sua versione, è al papa che si rivolge il Maestro dei Templari condannato a morte: <Per il tuo ingiusto giudizio io mi appello al Dio vero e vivente; tu comparirai tra un anno e un giorno con Filippo a sua volta responsabile di tutto ciò, per rispondere alle mie contestazioni e presentare la tua difesa>. Un altro italiano, Gian Battista Fulgoso, ritorna sulla vicenda, adottando in pratica la stessa formulazione, verso il 1400. Che de Molay, sulla strada che lo porta al rogo, o addirittura sul rogo stesso, mentre le fiamme stanno per avvolgerlo, pronunci un discorso, e in seguito lanci una maledizione contro il re e il papa, è storia del XVI secolo. A parlarne sono Bernard de Girard Du Haillan e Franigois de Belleforest nei suoi Grandes Annales, scritti nel 1579. La versione di quest'ultimo ha avuto la meglio.   

L'INQUISITORE CHE DISSE NO ALLA TORTURE.
Arcivescovo di Ravenna e come tale inquisitore per il Nord dell'Italia, Rinaldo da Concorrezzo si occupò in prima persona dell'affaire dei Templari. Questo giurista milanese aveva fatto carriera al fianco di Bonifacio VIII, da cui era stato incaricato, tra l'altro, di tentare di risolvere le controversie tra i re di Francia e d'Inghilterra a proposito della Guienna, nel 1294. Nel 1311 l'arcivescovo presiedette la commissione pontificia, incaricata di giudicare l'Ordine del Tempio in quanto presente nella provincia ecclesiastica di Ravenna, posta sotto la sua giurisdizione. Rinaldo adottò un atteggiamento e seguì una procedura che fecero del processo ravennate l'opposto di quello francese: egli non aveva pregiudizi sulla colpevolezza dei Templari della sua provincia, che pertanto comparirono liberi davanti alla commissione giudicante; non accettò di applicare la tortura e rifiutò perfino di riconoscere alcuna validità alle confessioni ottenute con questo sistema. II risultato fu che alla fine la commissione riconobbe l'innocenza dell'Ordine e la dozzina di Templari chiamati a comparire dovette soltanto sottomettersi a una solenne promessa di penitenza. Papa Clemente V, furioso per il risultato del processo, ordinò all'arcivescovo di riaprire il processo, e di applicare la tortura per ottenere delle confessioni. A differenza dell'arcivescovo di Pisa e di quello di Firenze, che si erano piegati alle richieste del pontefice, Rinaldo rifiutò ancora. Fu sicuramente presente al concilio di Vienne, ma non intervenne. Morì nel 1321.

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Declino e fine dei Templari.
Cadute una dopo l'altra tutte le maggiori roccaforti cristiane in Terrasanta, ai Templari non resta che far ritorno in Europa. Dove però, per molti diventeranno una presenza scomoda
di Gian Luca Todini

Il declino templare inizia con le sconfitte militari ed il rientro dalla Terrasanta, dopo la caduta di tutte le maggiori roccaforti cristiane d'Oltremare. Questo permise, da un lato di dare credito alle accuse, spesso interessate, mosse ai templari già da diverso tempo, dall'altro di far tramontare inesorabilmente l'ideale crociato, così sentito ed importante per l'esistenza stessa degli Ordini monastico-militari.

La presenza in Europa di un gran numero di Cavalieri, non solo templari, creò molte controversie.
I costi per il loro mantenimento sarebbero stati accettati dall'opinione pubblica solo nell'ipotesi di una nuova spedizione per la riconquista dei luoghi santi.

Il declino dell'ideale crociato.
Fu il declino dell'ideale crociato a segnare l'inizio della parabola discendente dei Templari. Fu proprio questo ad innescare la scintilla che rese accuse, il più delle volte ridicole, in macigni pesanti sull'Ordine.

Questa perdita di fiducia e vigore derivò principalmente dalle ripetute sconfitte militari subite.
La lotta contro l'Islam era vissuta come una sfida tra cielo ed inferno.
Ecco le parole di una canzone del periodo della Seconda Crociata:

«Dio ha bandito un torneo tra Cielo e Inferno
e manda a dire a tutti i suoi amici che intendano difenderlo, di non deluderlo».

Il mondo cattolico aveva sempre spinto a credere che quello che Dio credeva giusto veniva reso direttamente esplicito tramite l'esito della battaglia. Per uomini cresciuti con queste idee era del tutto inaccettabile che i soldati di Dio potessero venire sconfitti in modo decisivo e definitivo, e che Gerusalemme, la città divina, potesse finire per sempre nelle mani di empi miscredenti. L'eventualità avrebbe significato un giudizio di Dio contrario all'ordine da lui stesso approvato e deciso.
Nelle parole di una poesia attribuita al templare Ricaut Bonomel, riferita alla perdita del castello di Arsuf, questo traspare molto chiaramente:

«...È, dunque, davvero folle combattere i Turchi, ora che Gesù Cristo ha smesso di contrastarli. 
Essi hanno sgominato i Franchi e i Tartari, gli Armeni e i Persiani, e continuano a vincere. 
E ogni giorno ci impongono nuove sconfitte: perchè Dio, che un tempo vegliava su di noi, 
si è adesso addormentato, e Maometto [Bafometz] pone la sua potenza al servizio del Sultano».

Si deve considerare anche che la visione che il cristianesimo medievale aveva dell'Islam era arrogante e severa. I cristiani medievali consideravano Maomento come chi era riuscito a distorcere la verità nel modo più perverso possibile.

Dante, ad esempio, classificò Maometto come il peggiore di tutti gli eretici, rappresentandolo nella Divina Commedia in preda ai tormenti del perpetuo sventramento.

In una situazione come questa i Templari, che rientravano in Occidente visibilmente svuotati della loro funzione eppure che ancora godevano delle loro vecchie ricchezze e privilegi, sembravano andare scandalosamente ad aggiungersi alla folta classe degli ipocriti clericali e dei parassiti.

Era stato un luogo comune della tradizione crociata credere che Dio avrebbe sorretto il proprio popolo contro i pagani. Se aveva cessato di farlo, era naturale cercare dei capri espiatori nella classe clericale; e , all'interno di essa, la più vulnerabile era la più piccola parte di clero che aveva anche uno status militare: gli Ordini monastico-militari.

Le prime accuse.
Le accuse più insidiose mosse all'indirizzo dei Templari, sono quelle partorite dal crocista Guglielmo di Tiro. Egli, infatti, ebbe la capacità di diffondere enormemente le sue, probabilmente preconcette, considerazioni nei confronti dell'Ordine. Questo contribuì fortemente a generare un'aria di accusa generalizzata nei confronti dei Templari.

Guglielmo di Tiro scrisse il più completo rendiconto del regno di Geusalemme fino al periodo che precede la battaglia di Hattin, ed ebbe molta notorietà anche negli anni successivi alla sua pubblicazione.
In questa cronaca vengono spesso citati fatti che evidenziano un forte egocentrismo e cupidigia dei Templari. Tali considerazioni indussero a ritenere i Templari malconsiglieri ed avidi. Entrambe le accuse andavano a violare il codice feudale, che prescriveva, invece, la distribuzione sia di elargizioni economiche che di buoni consigli. Riporto alcuni fatti citati da Guglielmo:
la setta degli assassini era tenuta a versare un tributo annuo di 2000 pezzi d'oro.
Guglielmo afferma che il capo della setta era pronto a farsi cristiano, ma i Templari, per non perdere il tributo, uccisero l'ambasciatore degli assassini che tentava di trattare con il re di Gerusalemme.

Guglielmo non risparmiava neanche considerazioni critiche nei confronti del Gran Maestro, Oddone di St Amand, accusandolo di essere arrogante, pieno di collera e senza timore di Dio né rispetto per l'uomo.
Altri fatti vedono i Templari come decisivi per le cattive scelte che portarono a dure sconfitte Crociate, come nel caso della fatale battaglia di Hattin del 1187.
Quale miglior modo per accusare i Templari di malconsiglio?

Ulteriori critiche vennero mosse ai Templari dal papato stesso.
Infatti il papa emanò, nel 1207, una bolla particolarmente dura che intendeva fermare la pratica di utilizzare dei predicatori templari per raccogliere fondi pubblicizzando il privilegio templare di infrangere gli interdetti della Chiesa. La bolla, che parla addirittura di "dottrine demoniache", fu sicuramente spinta dagli attacchi ai privilegi templari da parte dei Vescovi.
Al di là, comunque, delle minacce scritte, nella pratica non venne messo in atto alcun provvedimento, anzi, i numerosi privilegi in favore degli Ordini militari furono semmai aumentati.

Approfondimenti.
I Templari nelle Crociate ed il ruolo militare dell'Ordine.
Divenuti braccio armato della chiesa on Terrasanta, più volte i Templari salvarono i nobili dalla disfatta. Non c'è cronaca delle crociate che non racconti le loro imprese e il coraggio mostrato in battaglia .


http://www.medievale.it/articoli/declino-e-fine-dei-templari/

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