Visualizzazione post con etichetta Pudore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pudore. Mostra tutti i post

venerdì 1 luglio 2016

Milo Manara: Come si è evoluto il senso del pudore? «La famiglia? In natura non esiste, è una invenzione del potere»

Milo Manara: «La famiglia? In natura non esiste, è una invenzione del potere»
In occasione dell'incontro con i lettori - sabato 28 maggio alla fumetteria Supergulp di Milano — parla il maestro Milo Manara, uno dei più grandi fumettisti italiani, che, volente o nolente, con il pudore degli altri e con le censure ci ha a che fare da tutta la vita
di Andrea Coccia


Esattamente un anno fa, a fine maggio del 2015, Facebook ha impedito la pubblicazione di un post con cui il Club Tenco voleva pubblicizzare un evento canoro intitolato L'eros nella canzone d'autore. La motivazione? Il manifesto disegnato per l'occasione da un certo Milo Manara, uno dei più grandi disegnatori italiani, «viola le linee guida sulle pubblicità del social network, perché promuove prodotti o servizi per adulti, compresi giocattoli, video o prodotti per il miglioramento delle prestazioni».

Ovvero, nel 2015, quando per arrivare a un video porno bastano due click, il più grande social network del mondo censura il disegno di una donna realizzato da un maestro del fumetto erotico a causa di una schiena nuda. Non di un cazzo. Non di una scena di sesso orale spinto. Solo una schiena nuda. Tra l'altro, in omaggio a Man Ray.

65 anni prima, il 20 luglio 1950, durante una bollente estate romana, al ristorante da Chiarina in via della Vite, il futuro Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro prese a male parole una ragazza accaldata colpevole di essersi levata il bolerino, una sorta di coprispalle. Alla vista della spalla nuda della donna, Scalfaro avrebbe urlato, secondo quanto riportato dal Foglio: «È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!».

Tra un gesto e l'altro, nei 65 anni di storia del mondo, decenni di lotte civili che hanno portato a leggi sul divorzio, sull'aborto, in molti paesi anche la liberalizzazione dei matrimoni e delle adozioni, nonché una gigantesca rivoluzione culturale – quella del '68 – che ha radicalmente cambiato i costumi sessuali quasi in ogni parte del mondo. Eppure, il gesto di un vecchio democristiano e quello di un nuovo colosso economico e, sì, anche sociale, sono il frutto di una stessa pulsione censoria: il pudore.

«Il pudore è un atteggiamento soggettivo, e per questo è chiaramente molto variabile». A parlare, dall'altro capo del telefono, è il maestro Milo Manara, uno dei più grandi fumettisti italiani, che, volente o nolente, con il pudore degli altri — e non solo di Facebook — ci ha a che fare da tutta la vita.

«È il modo in cui gli esseri umani proteggono sé stessi», continua Manara, «la propria intimità sessuale soprattutto, ma più in generale è un modo di proteggersi dettato dall'educazione ricevuta, dalla cultura di riferimento, dalla propria vita personale. Per qualcuno il pudore può avere una soglia molto alta, per altri molto bassa. È tutto sommato semplice definire che cos'è, ma è impossibile bloccarlo in una sola definizione».

Da quando ha iniziato la sua carriera sono passati quasi cinquant'anni, anni in cui il mondo è cambiato molto. Come si è evoluto il senso del pudore?
Certo, l'ho visto cambiare e cambiare tantissimo. Se negli anni Cinquanta una ragazza fosse andata in giro come va in giro adesso sua nipote credo che l'avrebbero arrestata. Oppure, pensa anche in televisione, oggi ci sono abbigliamenti impensabili, o pubblicità che per gli uomini di qualche decennio fa sarebbero pornografia. A un certo punto, in televisione, era addirittura illegale dire “membro del parlamento” perché era considerata una parola allusiva sessualmente. Ora invece il turpiloquio è usato senza fare una piega. Non c'è comico che non dica “cazzo” ogni tre parole.

Il senso del pudore sta diminuendo o sta aumentando? In che fase crede che siamo?
Direi che negli ultimi anni, probabilmente a causa di attriti di carattere religioso con altre civiltà, ma non solo, stiamo tornando indietro. In ogni caso negli ultimi anni mi sembra che si usi molto più prudentemente il nudo rispetto a prima. Sì, credo sia in atto una involuzione. Il momento più alto della liberalizzazione in questo senso lo abbiamo visto alla fine degli anni Novanta e all'inizio del Duemila, ma ora i tempi stanno cambiando.

Sull'evoluzione del senso del pudore ha contato più la spinta rivoluzionaria del Sessantotto o l'altra rivoluzione, quella televisiva e pop degli anni Ottanta?
È stata una progressione iniziata con il 1968, quando la pulsione è stata sociale, dal basso. Più tardi, come dici bene tu, negli anni Ottanta, quella pulsione è stata sfruttata dalle televisioni commerciali per fare audience, banalizzando la nudità. Sicuramente quegli anni hanno influito molto sull'esibizione dei corpi, anche perché, è vero che hanno iniziato le televisioni private, ma è anche vero che la RAI in qualche anno si è allineata.

E adesso?
Ora io credo che in televisione ci sia un paradosso. C'è molta disinvoltura nei comportamenti, negli abbigliamenti e nel linguaggio, ma in realtà di erotismo non si parla mai, e mai lo si vede. Film erotici, sia in televisione privata che in quella pubblica, mi pare di non vederli.

Perché?
Perché probabilmente c'è ancora un grande timore di censure morali. Siccome le televisioni, sia pubbliche che private, purtroppo, dipendono in gran parte dalle sponsorizzazioni e dalle pubblicità, io credo che le aziende siano molto attente e cerchino di arrivare a un tipo di consumatore che in genere sono le casalinghe, le massaie, gli anziani. Quindi, proprio per questo, se stanno bene attenti a non turbarli.

Come a dire che è più facile dire Cazzo che farlo vedere?
Indubbiamente questo, la censura. Ma non c'entra soltanto il sesso. Pensa al destino di chi bestemmia in televisione. Mi sembra di ricordare che sia costato il posto ad almeno un paio di personaggi negli ultimi anni. E invece, al contrario, non c'è nessun tipo di censura sulla violenza. Anzi, è sempre più esibita. Ormai gli unici film o sceneggiati che vengono prodotti in Italia sono basati sulla criminalità, sulla violenza in genere. Anche la maggior parte dei film che vediamo si basano molto più sulla violenza che sull'erotismo. È una società ribaltata, censuriamo gli elementi gioiosi e positivi, come la sessualità e si celebrano elementi mortiferi, come la guerra.

Perché il corpo nudo è così pericoloso?
Il controllo sociale avviene proprio attraverso la sessualità, che è la pulsione più forte che esiste in natura. Non solo negli umani, ma anche negli altri esseri viventi, anche nelle piante. Pensiamo al paradiso terrestre e alla famosa evoluzione umana secondo la Chiesa, che parte da una pulsione erotica, ovvero da Eva e la mela. E la prima conseguenza del peccato, dice la Genesi, è che si accorsero di essere nudi. È l'introduzione del senso del peccato. È da lì che nasce il controllo sociale. Non è un caso che tutte le religioni, nessuna esclusa, si occupino per prima cosa di controllare la sessualità. Chi più e chi meno, certo. L'islam tende ad essere più restrittivo, ma il cristianesimo in realtà non era da meno: il velo esisteva anche da noi. Le suore ce l'hanno ancora. In fondo non c'è così tanta differenza.

Perché le religioni ce l'hanno tanto con la sfera sessuale dei loro adepti?
Il successo di ogni religione si basa su due elementi: eros e thanatos, ovvero il sesso e la morte. Da una parte si preoccupano di offrire soluzioni per esorcizzare la paura della morte — io non credo in dio, quindi devo cavarmela da solo, e purtroppo non posso avere nessun tipo di consolazione dalla morte — l'altra però è quella della sfera sessuale, dell'eros. E quando tieni in pugno queste due sfere, tieni in pugno l'umanità. È una forma di controllo sociale. E c'entra la famiglia.

La famiglia?
Nei famosi e favolosi anni post Sessantotto, il libero amore aveva fatto teorizzare a comunità libere di persone un modello di famiglia diverso da quella che ci impone la “tradizione”. Una famiglia libera, fondata sull'amore libero, in cui i figli sono di tutti, sono in comune. Perché in comunità del genere si può sapere chi è la madre, ma non si può sapere con certezza chi è il padre. Il potere ha bisogno della famiglia, mantiene l'ordine anagrafico per avere il controllo.

Quindi è un dividi et impera?
Sì, perché per controllare una società devi atomizzarla e così è stata favorita la famiglia “tradizionale”, che ora spacciano per “naturale”, ma che in realtà è una costruzione assolutamente artificiale. Difatti la famiglia è la cellula più piccola che c'è nella società. E intesa come la intendono i difensori delle “famiglia naturale” è una invenzione bella e buona. non esiste in natura la famiglia, in natura esiste il branco, lo stormo, la mandria, il banco e via dicendo. Anche per noi, fino alla fine dell'Ottocento la famiglia era molto più larga. E non solo perché si avevano più figli. Non era una famiglia mononucleare, era una comunità. La società si divideva in contrade, in rioni, in cascine, in fattorie, in casolari, aggregazioni molto più larghe, sono forme collettive di comunità.

In che cosa ne sentiamo la mancanza?
Questa composizione sociale evitava tutte le situazioni, che ora sembrano intensificarsi, di violenza in famiglia. Mariti che uccidono le mogli e poi si ammazzano, madri che uccidono i figli e poi si ammazzano. Fino a un secondo prima nessuno sospettava nulla, “erano una famiglia normale”, dicono tutti. Succede perché ogni famiglia è isolata dalle altre. Esistono dirimpettai che non sanno nemmeno come si chiamano. Questo tipo di famiglia, la famiglia che chiamano “tradizionale”, è funzionale al potere perché frammenta la società e la rende sempre più controllabile, più inerte. Ognuno pensa per sé e le organizzazione politiche collettive come i sindacati perdono sempre più potere.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/05/26/milo-manara-la-famiglia-in-natura-non-esiste-e-una-invenzione-del-pote/30507/


l'articolo si riferisce alla famiglia nucleare di oggi, isolata, senza più rete... appunto la famiglia del Mulino Bianco, dove il consumare certi beni è la misura della felicità domestica e i ruoli sono stereotipati. 
La società umana ha conosciuto tante variazioni sul tema ma restando all'Italia alle nostre campagne ad esempio, erano clan estesi dove tutti dai bambini ai vecchi condividevano lavoro fatica pane.
Come in natura dove appunto esistono branchi, sciami, molto più frequentemente che famigliole ristrette

mercoledì 9 gennaio 2013

Baricco. L'amore mi perseguita. Lui tornerà ad essere un estraneo dopo che avrete fuso le vostre vite in una sola, vi siate confidati i segreti più nascosti e avrete abbattuto il muro di qualunque pudore

Accadono cose che sono come domande. 
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
Alessandro Baricco

La vita si ascolta, così come si ascolta il mare.
Le onde montano, crescono, cambiano le cose.
Poi, tutto torna come prima ma non è più la stessa cosa.
Alessandro Baricco

Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti.
Alessandro Baricco

Sapeva ascoltare, e sapeva leggere.
Non i libri, quelli sono buoni tutti, sapeva leggere la gente.
I segni che la gente si porta addosso.
Alessandro Baricco

E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.
Alessandro Baricco



È proprio obbligatorio essere eccezionali? 
C’è una dignità immensa, nella gente, 
quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, 
come medaglie della propria mediocrità.
Alessandro Baricco. Castelli di rabbia



“Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva..."
Alessandro Baricco, “Castelli di rabbia”


"La sera vado a letto e mi addormento. Tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. (..) 
Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. 
Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. È bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? È proprio obbligatorio essere eccezionali? 
Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie sovrascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. Ed io sono uno di quelli. (..)"
Alessandro Baricco, “Castelli di rabbia”



.. Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così ... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo ... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera.Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare ...
Alessandro Baricco da "Oceano mare"


L'amore mi perseguita. Lui tornerà ad essere un estraneo dopo che avrete fuso le vostre vite in una sola, vi siate confidati i segreti più nascosti e avrete abbattuto il muro di qualunque pudore. Sarete due estranei anche se conoscete il ritmo del vostro sonno, i vostri odori, le vostre abitudini. Due estranei che si conoscono meglio di chiunque altro e le cui vite non si incroceranno mai più se non per caso.
Baricco. Oceano mare

Quell'accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai.
Il gesto di consegnarsi al destino. Quella é un'emozione.
Senza piu' dilemmi, senza piu' menzogne. Sapere dove.
E raggiungerlo. Qualunque sia il destino.
Camminava, ed era la cosa piu' bella che aveva mai fatto.
Alessandro Baricco. Oceano mare


E avrai errori dappertutto dietro la schiena, fregatene.
Ricordatene. Devi fregartene. Tutte le bocce di cristallo che hai rotto erano solo vita... non sono quelli gli errori... quella è vita... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca... io questo l'ho capito, il mondo è pieno di gente che gira in tasca con le sue piccole biglie di vetro... le sue piccole tristi biglie infrangibili... e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo... sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino... ci si vede dentro tanta di quella roba... è una cosa che ti mette l'allegria addosso... non smetterla mai... e se un giorno scoppieranno, anche quella sarà vita, a modo suo... meravigliosa vita.
Alessandro Baricco


C'era un uomo che partiva, viaggiava, e quando tornava, prima di lui arrivava un gioiello, in una scatola di velluto. La donna che lo aspettava apriva la scatola, vedeva il gioiello e allora sapeva che sarebbe tornato. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Ma il segreto era che il gioiello era sempre lo stesso. Cambiavano le scatole ma lui era sempre quello. Partiva con l'uomo, restava con lui ovunque andasse, passava di valigia in valigia, di città in città, e poi tornava indietro. Veniva dalle mani della donna e lì ritornava, esattamente come l'orologio ritornava nelle mani dell'Ammiraglio. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Invece era ciò che custodiva il filo del loro amore, nel labirinto di mondi in cui l'uomo correva, come un'incrinatura lungo un vaso. Era l'orologio che contava i minuti del tempo anomalo, e unico, che era il tempo del loro volersi. Tornava indietro prima di lui perchè lei sapesse che dentro colui che stava arrivando non si era spezzato il filo di quel tempo. Così l'uomo arrivava, infine, e non c'era bisogno di dir nulla, di chiedere nulla, nè di sapere. L'istante in cui si vedevano era, per tutt'e due, ancora una volta, lo stesso istante.
Alessandro Baricco


Perché gli studenti non fanno creative writing invece dei temi? Perché a undici anni non imparano a montare i film? Perché spendiamo tutti questi soldi tra enti e fondazioni per l’opera lirica e quando spieghiamo il romanticismo a scuola non parliamo neanche di Verdi e Wagner? In questa società in declino c’è una certezza nitida: l’Italia dispone di una grande energia e forza che abbiamo bloccato. Per rimuovere i blocchi, l’unica strada è l’educazione, perché l’educazione produce lavoro, il grande problema del nostro Paese.”
Alessandro Baricco.
Dall'articolo di Letizia Pascale per Eunews.it dell'11 aprile.



"Con l’Iliade e l’Odissea i greci volevano dirci - perché non lo dimenticassimo mai - che nella vita noi facciamo solo due cose:
1. Assediare qualcuno che desideriamo, e questa è l’Iliade
2. Tornare a casa.
Tutto il resto è accessorio."
Baricco



I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me... Ho disarmato l'infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l'altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno mai ho raccontato se non a te.
Alessandro Baricco. Novecento

Io che non ero stato capace di scendere da questa nave, 
PER SALVARMI SONO SCESO DALLA MIA VITA.
GRADINO DOPO GRADINO. E OGNI GRADINO ERA UN DESIDERIO. 
Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
... Non sono pazzo, fratello. 
Non siamo pazzi quando troviamo IL SISTEMA PER SALVARCI. 
siamo astuti come animali affamati. 
Non c'entra nulla la pazzia. 
E' genio, quello. E' geometria. Perfezione. 
I DESIDERI STAVANO STRAPPANDOMI L'ANIMA. 
POTEVO VIVERLI, MA NON CI SONO RIUSCITO. 
Allora li ho incantati. 
Alessandro Baricco, Novecento


Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita.
Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio.
Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci.
Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione.
I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai, l’ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere nulla di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l’ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene, ma tutti i figli che mai ho avuto.
La terra che era la mia terra, da qualche parte del mondo, l’ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d’inverno, i lupi la notte, quando quell’uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incatenandola, quando ti ho chiesto di entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria. È un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri.
Alessandro Baricco, Novecento


Elenco blog personale