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mercoledì 8 gennaio 2014

Egon Schiele. Nudo femminile sdraiata per metà. nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria,
quand’è artisticamente rilevante,
diventa una porcheria solo tramite l’osservatore,
se costui è un porco
Egon Schiele.



Il bambino nasce filosofo, pone domande, ascolta, elabora risposte;
poi arriva l'adulto con i suoi:
"non puoi capire", "è così e basta",
"quando crescerai capirai",
"ascolta quello che dico perchè sono più grande",
"zitto quando parlano i grandi",
"è così, è sempre stato così",
"il tuo lavoro è andare bene a scuola".
Piano piano spegne la fiamma e il bambino vivo diventa un adulto morto.
Egon Schiele



Egon Schiele: “Tutto nella vita è morte”
“Se intendo conoscermi interamente dovrò leggere in me stesso, dovrò sapere ciò che voglio, non soltanto quello che succede in me, bensì fino a che punto sono capace di vedere di che mezzi dispongo, di quali sostanze misteriose, di quanto di ciò che conosco, che finora ho riconosciuto in me, sono composto. Mi vedo evaporare ed esalare sempre di più, le vibrazioni della mia luce astrale diventato sempre più rapide, più immediate, più semplici e simili ad un’ampia comprensione del mondo. Così attingo da me stesso sempre di più, sempre altro, affinché l’amore che costituisce il tutto mi arricchisca e mi conduca verso quel punto da cui istintivamente vengo attratto”.

Inquieto, pessimista e dotato di un eccezionale vitalismo grafico, Egon Schiele affida al suo diario la sua concezione del mondo. Nato a Tulln nel 1890, il pittore austriaco è stato esponente assoluto del primo espressionismo viennese. Alla morte del padre, avvenuta nel 1905, Egon comincia a dipingere e l’anno successivo fa il suo ingresso all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Intollerante nei confronti degli insegnamenti che gli vengono impartiti, inizia ben presto a distaccarsene e a cercare ispirazione al di fuori, soprattutto all’interno dei Cafè. Ma è l’incontro con Gustav Klimt a segnare definitivamente il suo stile e la sua arte: entrambi nutrono un grande interesse nei confronti della raffigurazione del corpo umano. Mani secche, nodose, scheletriche. Nudi intrecciati in contorsioni acrobatiche, volti emaciati e sofferti. Un’umanità disperata e macabra di sopravvissuti, il volto intimo dell’impero austroungarico alla fine. I suoi magnifici disegni con tenere bambine nude, donne libere e sensuali con calze e stivali a coprire solo un pezzo di gamba, gli avevano procurato nel 1912 un’accusa grave da parte di un certo Von Mossig, ufficiale della marina in pensione. Schiele era stato incolpato di averne sedotto la figlia, una ragazzina neppure quattordicenne. Rinchiuso in prigione, affida alle pagine di un diario i suoi sentimenti, le sue angosce e le sue paure: «Devo vivere con i miei escrementi, respirarne l’esalazione velenosa e soffocante. Ho la barba incolta – non posso nemmeno lavarmi a modo. Eppure sono un essere umano! – anche se carcerato; nessuno ci pensa? ». Mentre scrive, abbozza velocemente la sua cella, il giaciglio in passa le notti insonni e, quasi a confortarlo, un’arancia posata sulle coperte sdrucite: «Ho dipinto il letto della mia cella. In mezzo al grigio sporco delle coperte un’arancia brillante che mi ha portato è l’unica luce che risplenda in questo spazio. La piccola macchia colorata mi ha fatto un bene indicibile».
Alla fine viene assolto, ma i suoi disegni vengono giudicati pura e semplice pornografia: «Durante l’udienza, uno dei miei disegni confiscati, quello che avevo appeso nella mia stanza da letto, venne bruciato solennemente, dal giudice paludato nella sua toga, sulla fiamma d’una candela! Autodafé! Savonarola! Inquisizione! Medioevo! Castrazione, ipocrisia! Su, andate nei musei allora, e tagliate a pezzetti tutti i più grandi capolavori d’arte. Chi ripudia il sesso è un individuo sporco che diffama nella maniera più volgare i propri genitori che lo hanno generato».
Rientrato a Vienna riesce, grazie all’aiuto dell’amico Klimt, a reinserirsi nell’ambiente artistico. Le sue opere riflettono il suo pensiero: “Tutto nella vita è morte”. E difatti, i suoi impietosi e crudi segni riflettono la caducità della vita. Anche nei paesaggi, fitti di case arroccate, c’è la stessa, contratta espressione, lo stesso violento senso di oppressione.
Nel 1915 sposa Edith Arms. Da questo momento, il suo pessimismo si fa meno pesante: sembra che egli si apra alla speranza. Le sue immagini si fanno meno emaciate, i volti diventano più distesi, privi di quell’ansia soffocante che fino a quel momento li aveva caratterizzati. Questa felicità dura tuttavia molto poco: la febbre spagnola si abbatte come una furia e miete centinaia di vittime. La moglie del pittore, che aspettava un figlio, muore il 28 ottobre 1918. Egon le sopravvive solo tre giorni.
Di Laura Corchia
https://youtu.be/e0XR2wY_l8s



"Gli uomini disapprendono l'arte del dono. C'è qualcosa di assurdo e di incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. In compenso si esercita la charity, la beneficenza amministrata, che tampona programmaticamente le ferite visibili della società. Nel suo esercizio organizzato l'impulso umano non ha più il minimo posto: anzi la donazione è necessariamente congiunta all'umiliazione, attraverso la distribuzione, il calcolo esatto dei bisogni, in cui il beneficato viene trattato come un oggetto. Anche il dono privato è sceso al livello di una funzione sociale, a cui si destina una certa somma del proprio bilancio, e che si adempie di mala voglia, con una scettica valutazione dell'altro e con la minor fatica possibile. La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l'altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza".

https://youtu.be/e0XR2wY_l8s







giovedì 27 settembre 2012

Anna Magnani. Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai. Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore. Questo mi dà una tal forza da leoni. Una forza che non mi fa avere paura di nulla



7 marzo 1908 a Roma nasce Anna Magnani, figlia di una sarta e di padre ignoto. Da adulta scoprì che il padre, di origini calabresi, si chiamava Del Duce. Decise di tenere il cognome della madre, non voleva essere "la figlia Del Duce". Nannarella cominciò nella rivista, il cinema arrivò nel 1934 con "La cieca di Sorrento". Fu la prima attrice italiana a vincere l'Oscar nel 1955 per "La rosa tatuata" (dopo di lei Sophia Loren nel '62).
Il 26 settembre 1973 moriva Anna Magnani... Ci manchi tanto,  Annarè...




Quando esistevano l'arte e gli artisti. Anna Magnani è tutto quello che oggi non esiste più.
Prima bastava uno sguardo per riempire una scena, oggi non bastano gli effetti speciali!
Di Anna Magnani non si può dire nulla, non bastano le parole per descrivere la sua grandezza.


Non togliermi neppure una ruga.
Le ho pagate tutte care
[rivolgendosi al truccatore]
Anna Magnani


Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai.
Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico:
 la vendetta è volgare come il rancore.
Questo mi dà una tal forza da leoni.
Una forza che non mi fa avere paura di nulla.
Anna Magnani

Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori».
Anna Magnani, citato in “Nannarella: il romanzo di Anna Magnani” di Giancarlo Governi


Non so se sono un'attrice, una grande attrice o una grande artista.
Non so se sono capace di recitare.
Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne.
Ho solo bisogno di incontrarle.
Devono essere vere, ecco tutto
Anna Magnani

‎… lo so, sono la donna più discontinua del mondo.
Tutto cambia dentro di me da un’ora all’altra.
Il fatto è che seguo il mio istinto ed il mio cuore.
Non mi curo di quel che sembro, mai!
Sono cosi come la vita, le speranze, ipocrisie.
Anna Magnani


Nun c'è niente de più bello de na persona in rinascita...
Quanno s'ariarza dopo 'na caduta, dopo 'na tempesta e ritorna più forte e bella de prima.
Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo con un sorriso!"
Anna Magnani

"L'amore? 
Toglietemi pure tutto, l'Oscar, il denaro, la casa, 
ma l'amore no, non portatemelo via: 
l'amore è pioggia e vento, è sole e stella. 
L'amore è respiro e, lo so, lo so, è veleno. 
Certe sere mi dico: Anna apri l'occhio, 
questa è la cotta che ti manda al creatore....
Perchè, vedi, lo ammetto ho un carattere eccessivo e smodato. 
Non mi so frenare, 
ogni volta che amo mi impegolo fino ai capelli. 
Sapessi che strazio, poi uscirne vivi, che tragedia scappare! 
E una mattina ti svegli nel letto e non hai più sangue. 
Ma poi ricomincia ed è meraviglioso".
Anna Magnani

Chi ammiro io? Vuole dei nomi? No, è meglio che le dica che cosa ammiro. Io rispetto il talento, il vero talento che è tutto il contrario dei bluff; la fedeltà, la vera fedeltà che è tutto il contrario dell’amicizia superficiale e passeggera; e la sincerità, persino la crudele sincerità che è tutto il contrario dell’ipocrisia. Ecco che cosa ammiro io.
Anna Magnani

Lei era una di quelle persone che non si sentivano mai soddisfatte.
Quelle che volevano sempre di più. Non dagli altri. Da se stesse.
Edvania Paes


Se la morte mi spaventa ancora un pò, è perché sono come Don Chisciotte e vorrei che ciascuno potesse essere se stesso per poter poi morire in pace. Quello che mi atterrisce è di sparire da un momento all’altro, improvvisamente, senza essere riuscita a sapere chi era veramente la Magnani o, meglio, chi era la piccola Anna. Ma lo so chi era. Una piccola bugiarda che viveva nel sogno per non dover affrontare la realtà. Senza madre, senza padre, mi sono trasformata in formica. Ho recitato la parte dell’aggressiva, ma non lo ero. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della pavida quando ero invece un leone. Di qui le mie collere. Ho recitato la parte della coraggiosa quando invece ero un agnello. Di qui, ancora, le mie collere. Povera pazza! Se oggi dovessi morire, sappiate che muoio ricca perché ho capito tutto questo. Sappiate che le mie collere erano solo rivolte contro di me. Ho anche capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per quella lacrima, ho implorato quella carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori. Ho lavorato molto per prepararmi. Ho lottato, ho urlato alla vita, e oggi posso sorridere alla morte. Non mi inchinerò all’ultimo momento davanti a un Crocifisso. Lo guarderò come un altro me stesso che è morto solo perché un giorno su questa terra nessuno possa più mentire”.
Anna Magnani



Non essere schiave delle mode e libere di essere non di apparire


[...]  dopo aver vissuto si diventa più belli, quando serve solo a noi stessi e non ce ne importa pù nulla....


E' arrivata all'Oscar senza l'aiuto di nessuno!


 il volto della vita senza ritocchi ma con espressività vera


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