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Psicoterapia
Dott. Dario Scherini
        Dirigente Sanitario                        e-mail: dario.scherini@aovv.it
        Neuropsicologo Clinico
        Psicoterapeuta-Psiconcologo
Perfezionato presso Università Cattolica di Roma, Facoltà di Medicina e Chirurgia
Perfezionato presso Università degli Studi di Brescia, Facoltà di Medicina e Chirurgia

La psicoterapia è una tecnica della psicologia e della psichiatria per la cura di nevrosi, psicosi e disturbi della personalità.
È una terapia realizzata con mezzi psichici (la parola, la consapevolezza, la relazione con lo psicoterapeuta), per cambiare un doloroso stile di vita, affrontando l'ansia, la depressione, le fobie, le prove della vita, in maniera costruttiva.
La parola psicoterapia dal punto di vista etimologico significa letteralmente "cura dell'anima".  Attualmente nel mondo esistono numerosissime scuole di psicoterapia e altrettante numerose definizioni di psicoterapia, spesso in conflitto accademico tra loro. Tuttavia, riferendoci al contesto italiano, pur essendoci numerose scuole di pensiero e di tecnica psicoterapeutica, si può dire che viene riconosciuta come accettabile una classificazione delle scuole di psicoterapia in quattro filoni principali:
È difficile definire con precisione il concetto di psicoterapia, a causa delle numerose tecniche raccolte sotto questo termine, molte delle quali tuttora in via di sviluppo e di verifica. In senso generale, si può definire la psicoterapia come una sistematica interazione verbale o simbolica di un terapeuta con uno o più pazienti, guidata da un certo numero di concetti desunti da una teoria della personalità e volta a produrre un cambiamento nel paziente.

I problemi oggetto di intervento dello psicoterapeuta vanno dal generico disagio esistenziale, fino alle più gravi forme di alienazione con interpretazione delirante della realtà, spesso con allucinazioni uditive, visive o tattili; fenomeni sintomatici sono l'ansia, la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo ossessivo compulsivo, le fobie, le ossessioni, i disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), della sfera sessuale e l'abuso di sostanze, tutti riferiti ad eventuali disturbi della personalità con esiti attraverso fenomeni complessi quali il mobbing, il conflitto coniugale, il disturbo antisociale ed altri.
In generale lo psicoterapeuta si può interessare anche di riabilitazione di soggetti con disturbi psichiatrici e della riabilitazione di tossicodipendenti, sia all'interno di strutture sanitarie pubbliche (per esempio i Centri di Salute Mentale per i soggetti psichiatrici e i SERT nel caso delle tossicodipendenze) che all'interno comunità terapeutiche.

Il richiamo a una teoria della personalità e alla sistematicità dell'intervento terapeutico consente di escludere dalla definizione i trattamenti informali fatti per arte, fede o per sola motivazione umanitaria. Benché non si possa negare che anche questi ultimi talvolta producono effetti benefici, si preferisce riservare la dizione di psicoterapia alle tecniche la cui capacità di indurre cambiamenti positivi è riconducibile a specifici, selezionati e controllabili fattori terapeutici, piuttosto che a una generica influenza positiva. Il dibattito sull'identificazione di questi fattori terapeutici è tuttora assai vivace fra gli esponenti delle diverse scuole.

LA PSICOANALISI

Freud presupponeva che nel corso dello sviluppo dell'individuo le pulsioni (desideri e impulsi), in quanto inaccettabili, venissero estromesse dalla coscienza grazie alla rimozione. La pressione di questi desideri rimossi si traduceva spesso nella formazione di sintomi nevrotici. Attraverso l'ipnosi, Freud credeva di poter riportare alla coscienza tali impulsi e, in questo modo, eliminare i sintomi. Quando si rese conto che ciò non accadeva, formulò una nuova tecnica di trattamento, che, sulla scorta dell'associazionismo, chiamò "tecnica delle libere associazioni". Egli chiedeva ai pazienti di riferire, senza alcuna omissione, tutto ciò che veniva loro spontaneamente in mente riguardo a sogni, fantasie e ricordi. Interpretando queste associazioni spontanee, Freud aiutava i pazienti ad acquisire consapevolezza dei propri desideri inconsci. In seguito, egli si occupò di quello che chiamò transfert, vale a dire la risposta emotiva del paziente al terapeuta, che Freud considerò rappresentativa dei primissimi rapporti del paziente con i membri della propria famiglia. L’obiettivo della psicoanalisi è quello di produrre l’insight, cioè di risolvere i problemi psicologici portando alla coscienza i conflitti inconsci, per poterli analizzare e, quindi, risolvere. Viene messo in rilievo principalmente il modo di sentire e concepire le cose, anziché il comportamento. Secondo la teoria freudiana lo scopo è quello di rafforzare l’Io, aumentando la sua indipendenza rispetto all’Es, al Super-Io e al mondo esterno.
  Il processo terapeutico della psicoanalisi comprende diverse tecniche elaborate da Freud, come l’associazione libera di cui sopra. Un’altra tecnica usata è l’interpretazione. Nel momento in cui il paziente appare pronto ad accogliere i suoi contenuti profondi, il terapeuta lo aiuta a riconoscere i significati latenti o i meccanismi di difesa manifestati dalle sue azioni e dalle sue affermazioni. Inoltre viene utilizzata l’interpretazione dei sogni come espressione della vera essenza del problema del paziente.

               Quando il paziente non ha libere associazioni o le interrompe vuol dire che è in azione una forza inconscia che impedisce di esprimerle, questa forza è chiamata resistenza. Essa è considerata un segnale del fatto che la persona si sta accostando alla fonte di un problema. In questo caso le resistenze vengono analizzate. Anche il transfert, la relazione tra il paziente e l’analista, viene analizzato come una resistenza al processo analitico e al ricordo del passato che non viene espresso liberamente oppure come una ripetizione dei rapporti con i genitori o, ancora, come una riproduzione dei conflitti inconsci. Attraverso questa analisi, il paziente comincia a differenziare il presente dal passato e la fantasia dalla realtà.

ALTRE PSICOLOGIE DEL PROFONDO
Alcuni degli allievi di Freud criticarono aspetti fondamentali della teoria e della tecnica di trattamento psicoanalitiche e, di conseguenza, fondarono scuole autonome, tuttora operanti.



Carl Gustav Jung


Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung riteneva che l’energia psichica (libido) non fosse definita solo dalle pulsioni sessuali, ma da tutto ciò che rappresenta una tendenza verso qualcosa, che può manifestarsi in qualsiasi attività, sia come azione istintiva, sia come prodotto culturale. Secondo Jung, i processi psichici possono essere chiariti dalle loro cause inconsce, ma possano anche essere interpretati in senso finalistico, cioè come anticipazioni di eventuali sviluppi futuri. La cura psicoterapeutica è considerata da Jung come una realizzazione di sé, una ricerca di senso della propria esistenza, fondata sulla riscoperta di potenzialità e valori che sono stati rimossi per permettere, a suo tempo, il necessario adattamento dell’Io. Questo processo è chiamato individuazione, da intendersi come costruzione di una personalità individuale sulla base di una struttura universale appartenente a tutti. L’individuazione costituisce per l’uomo un bisogno naturale e nasce dalla richiesta di nuove forme di adattamento. In questa prospettiva il compito della cura è quello di fornire al paziente la possibilità di riflettere su di sé e di modificare aspetti non più adeguati di adattamento dell’Io. Questo può avvenire attraverso l’esplorazione della propria personalità, in cui si mettono in luce lati della psiche non del tutto coscienti che si rivelano utili per un’ulteriore crescita. Lo stile dello psicoterapeuta non deve essere categorico né incontestabile; inoltre Jung sollecitò, come già aveva fatto Freud, coloro che si accingono a svolgere l’attività di psicoterapeuti a intraprendere essi stessi una terapia analitica.
Alfred Adler

Anche Alfred Adler dissentì da Freud sul ruolo degli istinti sessuali nell'origine del comportamento. Egli riteneva che la condizione del bambino piccolo e bisognoso di aiuto comporta sentimenti di inferiorità, ai quali alcune persone reagiscono sforzandosi di raggiungere la superiorità sulle altre. Questa ricerca di potere è in contrasto con ciò che Adler chiamò "interesse sociale", vale a dire la possibilità di provare simpatia e di identificarsi con le altre persone. Secondo Adler, i disturbi mentali dipendono da un modo di vivere inautentico, in quanto basato su opinioni e obiettivi erronei in forza dei quali non si può sviluppare un sano interesse sociale. Ruolo del terapeuta è quello di rieducare il paziente, portandolo a riconoscere l'incongruenza delle proprie scelte e a sviluppare maggiormente il proprio interesse sociale.
Erich Fromm, Karen Horney ed Erik Erikson

Questi tre autori, tutti emigrati dalla Germania nazista negli Stati Uniti dopo il 1930, formarono il cosiddetto "gruppo neofreudiano", che, al contrario di Freud, ha sottolineato il ruolo delle componenti sociali e culturali nella formazione della personalità.
Erich Fromm era convinto che l’uomo non ha solo bisogni fisiologici, ma anche quello di dare un senso alla propria relazione con il mondo e con se stesso. Se questa necessità resta insoddisfatta l’individuo prova un profondo senso di solitudine e di isolamento. Per Fromm la salute mentale non sussiste senza legami emotivi e spirituali, senza un orientamento morale e una inclinazione a dedicarsi a uno scopo. L'obiettivo della psicoterapia è quindi quello di orientare l'individuo, di permettergli di trovare le proprie radici e di recuperare la sicurezza attraverso le relazioni con gli altri, pur nel mantenimento della propria individualità.
Secondo Karen Horney, le condizioni culturali sono determinanti in molti conflitti nevrotici. L’io tende per natura a maturare e a realizzarsi, e la nevrosi si manifesta solo se nel bambino questa tendenza viene ostacolata dall’ambiente. Karen Horney pone al centro del processo di sviluppo il sentimento di sicurezza, non l’appagamento di impulsi sessuali o aggressivi. Il bambino prova un’ansia fondamentale per il fatto di essere piccolo e indifeso in un ambiente in cui è difficile destreggiarsi. In certi casi i primi rapporti possono aggravare il sentimento di insicurezza del bambino. Karen Horney, pur non rifiutando il metodo della libera associazione né le teorie freudiane delle pulsioni inconsce, modifica la tecnica psicoanalitica sostenendo che l’aspetto più importante è osservare le reazioni emotive del paziente durante il trattamento e analizzare gli effetti della nevrosi nel presente, non tanto la loro origine nell’infanzia.
Anche Erik Erikson, come Horney, attribuiva molta importanza ai fattori socioculturali e riteneva che l'essere umano fosse in grado di crescere e modificarsi in ogni fase della vita, grazie all'azione dell'Io, una struttura psichica in grado di svilupparsi in interazione con l’ambiente per tutto l’arco della vita. Se questo non accade, attraverso la terapia la persona può ancora acquisire la fiducia e la sicurezza di base, necessarie a un Io sano. Nell’analisi dei bambini Erikson ha sviluppato la tecnica del gioco, già introdotta da Melanie Klein, che corrisponde all’uso dell’immaginazione per sperimentare possibilità di adattamento al mondo, per comunicare emozioni, per ricostruire situazioni passate o ideare situazioni future e per stimolare il sorgere di nuovi modelli di esistenza.




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a.a. 2010 - 11    



         





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