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martedì 22 luglio 2014

Jean Klein. Il fatto è che l’uomo sta sempre creando il tempo. Il tempo psicologico è pensiero basato sulla memoria. Esso è essenzialmente il passato, e noi riviviamo costantemente il passato attraverso il pensiero. Infatti ciò che chiamiamo futuro è soltanto un passato modificato. Il tempo psicologico non è mai nel presente, esiste soltanto sul piano orizzontale dell’avere-diventare, piacere-dispiacere, attrazione-repulsione, sicurezza-insicurezza. Esso è la fonte della miseria e del conflitto.


Il fatto è che l’uomo sta sempre creando il tempo. Il tempo psicologico è pensiero basato sulla memoria. Esso è essenzialmente il passato, e noi riviviamo costantemente il passato attraverso il pensiero. Infatti ciò che chiamiamo futuro è soltanto un passato modificato. Il tempo psicologico non è mai nel presente, esiste soltanto sul piano orizzontale dell’avere-diventare, piacere-dispiacere, attrazione-repulsione, sicurezza-insicurezza. Esso è la fonte della miseria e del conflitto.
Jean Klein




giovedì 26 giugno 2014

Edouard Levé. Suicidio.


La tua vita è stata un’ipotesi. Chi muore da vecchio è un cumulo di passato. 
Si pensa a lui, e compare ciò che è stato. Si pensa a te, e compare ciò che avresti potuto essere. Sei stato e rimarrai un cumulo di possibilità.
Sottovalutavi il valore della passività, che non è l’arte di piacere bensì quella di porsi. 
Per essere nel posto giusto al momento giusto occorre accettare la lunga noia di minuti banali trascorsi in luoghi grigi. La tua impazienza ti ha precluso l’arte di rendere produttiva la noia.
Edouard Levé, Suicidio



Non è male, triste, forse, ma davvero niente male. (Mescalero)





domenica 21 luglio 2013

Erickson. COME GUIDARE GLI ALTRI NELLA VITA. COME HAI FATTO A SAPERE CHE DOVEVI VENIRE QUI?”. ”IO NON LO SAPEVO”, RISPOSI IO, “LO SAPEVA IL CAVALLO. IO NON HO FATTO ALTRO CHE MANTENERE LA SUA ATTENZIONE SULLA STRADA

"È il paziente che fa la terapia"
Milton Erickson

ERICKSON.
Riceve i pazienti in uno studio che è grande quanto basta per contenere la sua scrivania, qualche sedia e le librerie. Alla parete è appeso un ritratto dei suo genitori, che morirono ultranovantenni, e tutto intorno vi sono ricordi di famiglia accumulatosi nel corso degli anni, compreso un tasso impagliato. E’ uno studio assurdamente modesto per uno psichiatra della levatura di Erickson, ma egli sostiene che è adattissimo. Un giovane discepolo che si accingeva ad esercitare la professione a Phoenix era alla ricerca di uno studio, e una volta protestò che quello di Erickson non era come avrebbe potuto essere. Erickson rispose che quando aveva cominciato a esercitare era anche meno lussuoso, poiché conteneva solo un tavolo e due sedie. “Però”, aggiunse, “c’ero ‘io’ ”.
JAY HALEY nell’ Introduzione a MILTON ERICKSON (1967), “Le nuove vie dell’ipnosi”, Ed. Astrolabio


"E voglio che tu scelga un momento nel passato in cui cri una bambina piccola piccola.
E la mia voce ti accompagnerà. E la mia voce si muterà in quelle dei tuoi genitori, dei tuoi vicini, dei tuoi amici dei tuoi compagni di scuola e di giochi, dei tuoi maestri. E voglio che ti ritrovi seduta in classe, bambina piccolina che si sente felice di qualcosa, qualcosa avvenuto tanto tempo fa, qualcosa tanto tempo fa dimenticato".
Milton Erickson


(...) Erano le SUE emozioni, i SUOI pensieri, le SUE reazioni, a essere terapeutiche. 
Anche se Lui non lo sapeva.
Milton H. Erickson - La mia voce ti accompagnerà


"In realtà la coscienza è sempre selettiva e per questo è circoscritta a ciò su cui è momentaneamente concentrata; non ha la possibilità di occuparsi di tutto contemporaneamente. Un problema fondamentale della coscienza nella sua attuale strutturazione è costituito dal fatto che spesso esclude qualunque elemento si trovi al di fuori del suo immediato punto di concentrazione e tende a credere solo nella sua momentanea disposizione e credenza. Nessuna meraviglia, quindi, che ci siano così tanti conflitti letali all'interno di ogni singolo individuo e tra le persone. Proprio perchè esistono tali limitazioni è imp

ortante che la coscienza si allarghi (aumento di consapevolezza) imparando a entrare in una relazione ottimale con l'inconscio.
L'ipnosi terapeutica non è affatto un tipo di tecnica per programmare i pazienti: si tratta di persone che sono state anche troppo programmate, talmente programmate dall'esterno da aver perduto il contatto con il loro sè interiore. La trance terapeutica è un'esperienza in cui i pazienti ricevono qualcosa dall'interno di se stessi. L'ipnoterapista abile è colui che crea le circostanze adatte a permettere una tale ricettività verso l'esperienza interiore. Egli aiuta il paziente a riconoscere il valore dell'unicità della sua esperienza interiore e fornisce suggestioni sul modo di utilizzarla terapeuticamente.
Possiamo notare che questo modo di definire la trance terapeutica è molto simile all'uso classico della meditazione. La parola "meditazione" viene dal latino "meditari", forma passiva del verbo che letteralmente significa "essere mosso verso il centro". La coscienza rimane passiva mentre è mossa verso il centro (l'inconscio), dove può raggiungere la totalità: una riunificazione con i contenuti e con le tendenze che sono stati esclusi dalla coscienza."
Milton Erickson

"La coscienza dell'uomo moderno razionalistico, programmata in base ad atteggiamenti e credenze tipiche, è gravemente limitata. È stato calcolato che nel migliore dei casi la maggior parte delle persone non sfrutta più del 10 per cento delle proprie capacità mentali. Sostanzialmente molti di noi non sanno come utilizzare le proprie risorse individuali. Il nostro sistema educativo ci ha insegnato soltanto una misurazione fondata su determinati criteri esterni di apprendimento. La coscienza viene così programmata a tendere verso standard di profitto esterni e accettati da tutti, mentre viene trascurato ciò che nell'individuo è unico. Cioè la nostra individualità rimane in gran parte inconscia e sconosciuta. Questo è infatti il problema dei pazienti: molti dei loro sintomi e dei cosiddetti problemi mentali sono dovuti a una repressione della loro individualità. La cura consiste nel permettere che l'individualità emerga e si sviluppi in tutta la sua particolarità."
Milton Erickson


La mappa del mondo di ogni persona è unica, come la loro identificazione. 
Non esistono due persone uguali. Non esistono due persone che capiscono la stessa frase allo stesso modo .... Quindi, nel trattare con le persone, cercate di non adattarvi al vostro concetto di quello che dovrebbe essere. 
Milton Erickson



La direzione del proprio cammino la si trova solo quando si agisce
Hernàn Huarache Mamani

COME GUIDARE GLI ALTRI NELLA VITA. Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando un cavallo che era scappato, con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entro nel campo di un contadino alla ricerca di un po’ di acqua da bere. Sudava abbondantemente, e il contadino non l’aveva visto, cosicché lo catturammo noi. Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, PRESI IN MANO LE REDINI E DISSI: ”HOP! HOP!”, INDIRIZZANDOLO VERSO LA STRADA. SAPEVO CHE IL CAVALLO AVREBBE GIRATO NELLA DIREZIONE GIUSTA. E il cavallo si mise a trottare e a galoppare lungo la strada. OGNI TANTO SI SCORDAVA DI ESSERE SULLA STRADA E SI BUTTAVA IN QUALCHE CAMPO, ALLORA IO GLI DAVO UNA SCROLLATINA E RICHIAMAVO LA SUA ATTENZIONE SUL FATTO CHE ERA SULLA STRADA CHE DOVEVA STARE. E alla fine, a circa 6 chilometri da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse: ”Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l’hai trovato?”, e io dissi:” A circa sei chilometri da qui”. “E COME HAI FATTO A SAPERE CHE DOVEVI VENIRE QUI?”. ”IO NON LO SAPEVO”, RISPOSI IO, “LO SAPEVA IL CAVALLO. IO NON HO FATTO ALTRO CHE MANTENERE LA SUA ATTENZIONE SULLA STRADA”.
Milton Erickson





una metafora che ben problematizza il delicato equilibrio del lavoro del terapeuta che deve sostenere ma non indirizzare; aiutare a trovare la propria strada. Un errore che molti dovrebbero evitare è credere di sapere cosa sia meglio per l'altra persona, più difficile è lasciare, sostenendola, che la trovi.


lunedì 14 gennaio 2013

Herman Hesse. Demian. L'uccello combatte per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo. CHI VUOLE NASCERE DEVE DISTRUGGERE IL MONDO. L'uccello vola a dio. Il nome del dio è Abraxas

L'uccello combatte per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo. CHI VUOLE NASCERE DEVE DISTRUGGERE IL MONDO. L'uccello vola a dio. Il nome del dio è Abraxas
Herman Hesse. Demian



Dio è l'inizio della vita stessa? Ma allora non è esterno ad essa...chi crea è anche, contemporaneamente, chi viene creato...


 Introduzione.
Come un fiume carsico che emerge più volte durante il suo corso verso il mare, affiorando agli occhi di ignari, occasionali, o ignoranti osservatori, così ABRAXAS DA QUASI DUEMILA ANNI EMERGE CONTINUAMENTE NELLO SPAZIO ESOTERICO, da un lato IRRIDENDO COLORO CHE HANNO CERCATO DI SOPPRIMERLO ATTRAVERSO IL ROGO E L'OSTRACISMO, e dall'altro lasciando stupiti o istupiditi coloro che sono avvezzi a considerare i simboli esoterici come pezzi intercambiabili di un unico puzzle. TROVIAMO L'INCISIONE DELLA PAROLA ABRAXAS E DELLA FANTASTICA FIGURA CHE LO RAPPRESENTA su pietre, gemme, manoscritti e sigilli. Gnostici, Vescovi, Priori Templari, Cabbalisti, Massoni e Occultisti si sono fregiati di tale sigillo, o strumento: chi per il riconoscimento, chi per l'operatività, e chi per entrambe. Giova sempre ricordare come in alcune messe che traggono libera ispirazione dallo gnosticismo alessandrino, spesso Abraxas viene invocato affinchè offra conoscenza e grazia ai fedeli. ANCORA ALCUNI VOGLIONO CHE LA PAROLA MAGICA ABRACADRABA, ALTRO NON SIA CHE UNA PARTICOLARE TRASCRIZIONE DI ABRAXAS. La rinveniamo per la prima volta nel LIBER MEDICINALIS (secondo - terzo secolo), ad opera di Sereno Damonico, medico gnostico, discepolo di Basilide. Suggerendo quindi una etimologia non ebraica della PAROLA MAGICA in oggetto, vista l'ostilità verso il patrimonio spirituale e religioso ebraico,  considerati espressione demiurgica, di Basilide.
Inquadramento gnostico. Come anticipato, l'ambito gnostico da cui è emerso Abraxas è riconducibile a BASILIDE, MAESTRO ALESSANDRINO DEL PRIMO SECOLO DOPO CRISTO (ancora una volta è da notare la coincidenza temporale assoluta fra cristianesimo religioso e cristianesimo gnostico, suggerendo, quantomeno, la compresenza di almeno due o tre radici cristiane), la cui scuola, a carattere iniziatico, ebbe un'ampia diffusione in tutto il bacino del mediterraneo.  Alcuni brevi cenni alla gnosi basilidiana, rimando ad altre trattazioni più specifiche in materia, sono riconducibili al DUALISMO FRA SPIRITO E MATERIA, la creazione di questo mondo da parte di un Demiurgo coincidente con il Dio ebraico, la PRESENZA DI 365 CIELI CHE SOVRASTANO QUESTO NOSTRO MONDO, E CHE DEVONO ESSERE RISALITI, ATTRAVERSO ADEGUATE PAROLE DI PASSO, PER POTER GIUNGERE ALLA LIBERAZIONE.
SUL TRONO DEL CIELO PIÙ ALTO SIEDE ABRAXAS,  ASSOCIANDO AD OGNI LETTERA (IN GRECO ), UN NUMERO ( A=1, B=2, R=100,A=1,X=60,A=1,S=200 ) OTTENIAMO 365. Ovviamente ci riferiamo quindi  ai GIORNI DELL'ANNO SOLARE, IN UN CICLO DI VITA- CRESCITA -MORTE-RINASCITA NEL QUALE L'INFLUENZA DIVINA SI DISPIEGA, E DAL QUALE L'UOMO GNOSTICO SI DEVE SOTTRARREABRAXAS È QUINDI COLUI CHE REGGE L'ULTIMO DEI CIELI, QUELLO PIÙ ALTO, DOVE LO SPIRITO È ORAMAI LIBERATO DALL'INFLUENZA DELLA MATERIA, e si connatura come DIVINITÀ SOLARE (è il simbolo del Sole che contraddistingue l'ultimo cielo), al pari di Mitra ed Horus, in un CICLO DI COMPIMENTO CHE VEDE L'UOMO UNICO PROTAGONISTA, E LA MECCANICA NATURA COME ANTAGONISTA. Si vuole che le lettere che compongono il nome di Abraxas  siano la radice del nome dei sette angeli che hanno creato il mondo, oppure che il nome di questa divinità gnostica altro non sia che quello divino dispiegato. Sono invece sicuramente fantasiosi, o frutto di pochezza culturale, i tentativi cabbalistici di associare Abraxas ad Abramo (Abraham ); purtroppo, per loro,  la natura fortemente antiebraica della gnosi Basilidiana, la connaturazione solare e spirituale di Abraxas, mal si conciliano con l'ibrido spirituale Abramo, legato alla terra, al desidero e alla dualità conflittuale (Isacco ed Ismael ), ma come ben sappiamo di forzatura in forzatura tutto può essere piegato a piacimento. Sempre in ambito cabbalistico, e ancora ciò va preso con estremo beneficio di inventario in quanto non si accorda alla radice gnostica basilidiana, SI VUOLE CHE LE PRIME TRE INIZIALI DI ABRAXAS, INDICASSERO LE TRE PAROLE EBRAICHE AB (PADRE), BEN (FIGLIO) RUACH (SPIRITO), raccogliendo quindi in tale divinità l'origine della trina manifestazione divina. Per i lettori che non si lasciano trascinare dalle infatuazioni sincretistiche, apparirà macchinoso come -per giungere a tale convergenza-  sia necessario traslitterare le lettere ebraiche in greco, addentrandosi in un gioco intellettuale da cui è possibile trarre ogni risultanza. Quello che sicuramente possiamo affermare, è come il supremo sette (uno degli attributi di ABRAXAS, in relazione ai sette angeli/eoni emanati, il quali hanno formato il mondo e i cieli ), PUÒ ESSERE CONSIDERATO LA SUPREMA MENTE, DA CUI È SCATURITA OGNI CREAZIONE. La mente, dove per immota casualità, o per mota causalità, ha preso forma un'idea, trovando in essa germe di sostanza ogni duale attributo, in quanto separata dall'oceano quintessenziale in cui si trovava indistintamente immersa.
  Il profilo simbolico di Abraxas. Abraxas appare come una figura fantastica dalla testa di gallo, il tronco di uomo, e due serpenti come gambe. In alcuni sigilli lo ritroviamo armato di frusta, in altri di arco, e quasi sempre provvisto di scudo. UN ESSERE QUINDI FANTASTICO, FRUTTO DI UN'ARDITA COMPOSIZIONE SIMBOLICA, che ricorda altri esseri legati al sacro e al mondo mitologico ( Melusina, Ippogrifo, Chimera, ecc... ). Tali rappresentazione altro non sono che la traslazione su di un piano immaginifico di UN VETTORE, O VEICOLO, CHE UNISCE IL MONDO DEI FENOMENI UMANO AL MONDO SPIRITUALE; in altri termini, una raffigurazione dinamica di un concetto non afferrabile nella sua interezza, attraverso il pensiero dialettico razionale. Vi è un termine PSICOPOMPO che forse può aiutarci a comprendere il significato di questo Immaginario, un termine che indica degli animali in grado di traghettare l'uomo  conscio, verso le profondità dell'uomo inconscio: a tale genere di rappresentazione afferisce Abraxas ? Oppure è egli stesso l’inconscio manifesto ?
La testa di Abraxas è quella di un gallo. Simbolicamente questo animale è legato al mattino e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l'attenzione e, nel cristianesimo esoterico, la resurrezione. Il gallo è quindi COLUI CHE SALUTA IL PRIMO SOLE, CHE EMERGE DALLE TENEBRE, ad indicare la volontà protesa verso lo Spirito occultato, ma possiamo anche leggervi l'annuncio della venuta del Cristo, e del cambiamento fra una fase di ignoranza (notte), ad una fase di conoscenza (giorno). Al canto del gallo non sta bene farsi trovare ancora immersi nel sonno della ragione, per non rischiare, come San Pietro, che il torpore e l'inebriamento delle emozioni ci conducano a testimoniare il falso, su ciò che in realtà siamo, o dovremmo essere.
Le gambe rappresentano l'elevazione e la possanza: il fondamento su cui si regge tutta l'opera umana. Esse sono, per ovvia constatazione, il basamento o piedistallo necessario, per elevarsi e tendere al cielo; se salde a terra permettono all'uomo di protendersi verso l'alto, è attraverso di esse che traiamo forza dall'elemento terra, ma che subiamo anche la forza dell'elemento aria.
In Abraxas le gambe sono sostituite da due corpi di serpente. Un simbolo questo che ritroviamo in innumerevoli culture iniziatiche, rappresentante sia l'energia nella sua forma pura, senza condizionamenti nè indirizzo, nella bivalenza di cura e di morte, ma anche una conoscenza arcana, profonda ed abissale. E' utile ricordare come, nell'immaginario gnostico, il serpente rappresenti oltre alla primitiva e superiore conoscenza sul bene e sul male, capace di liberare l'uomo dalla dorata prigionia demiurgica nel Paradiso Terreste, anche la potenza sessuale al suo stato primordiale. E’ infatti attraverso il binomio sesso-conoscenza, che lo gnostico comprende la genesi, e fonda la propria opera.
La frusta è antico simbolo egizio di potere, di dominazione, di punizione, legato a divinità del tempo. Nell'Antica Roma la frusta era appesa ai carri di trionfo, mentre in Grecia era simbolo dei Dioscuri. La frusta riassume in sè lo scettro ( potere ) e il cappio ( punizione ). L'associazione scudo -frusta, indica la completezza di Abraxas  in grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere.
Il sette, come le lettere che ne compongono il nome, è il numero fondamentale che regola la manifestazione ( sette i colori, sette le note, sette i giorni della settimana, sette i vizi, sette le doti, le direzioni, ecc... ). Il sette è l'incontro fra il 4 ( gli elementi ), e il 3 ( numero delle tre forze: positiva, negativa, e neutra, ma anche del divino ); la geometria esoterica ci suggerisce che la comunione fra il quadrato e il triangolo, produce  il pentagono (l'uomo realizzato ).
 Possiamo vedere anche i tre elementi zoologici che compongono Abraxas ( serpenti, tronco umano, e testa di gallo ), come la necessaria cooperazione fra l'elemento inconscio-atavico ( la forza sessuale del serpente nella sua duplice natura di elevazione ed abbattimento ), l'elemento conscio-razionale ( il corpo umano e l'ordine con cui sostiene gli strumenti di dominio e difesa ), e l'istanza divina solare che armonizza, trasmuta ed eleva gli elementi inferiori, ma necessari.  

Abraxas e C.G. Jung
Uno degli aspetti meno conosciuti del pensatore C.G.Jung  è la sua PASSIONE INNATA PER IL SIMBOLISMO E L'IMMAGINIFICO, che spesso si estrinsecava attraverso il perseguimento di pratiche sicuramente poco ortodosse per il mondo scientifico ed accademico di allora, come di oggi. Pratiche che potremmo definire oscillanti fra la medianicità, il sogno lucido, e l'evocazione, e che nel 1916 diedero frutto al  libro I SEPTEM SERMONES AD MORTUOS, stampato e diffuso privatamente da Jung nella cerchia ristretta di conoscenti. Lo stesso studioso NARRA COME TALE OPERA SIA NATA DI GETTO, ATTRAVERSO LA SCRITTURA AUTOMATICA, IN UNO STATO DI TRANCE DOVE JUNG SI IDENTIFICA CON BASILIDE. Questo stato di possessione è preceduto da fenomeni paranormali che investono la casa e i figli dell'analista: presenze spiritiche, trilli di campanello, sogni inquietanti, che hanno esatto termine, nel momento in cui Basilide-Jung inizia a scrivere. Facile intravedere in questi fenomeni un'incursione (evocazione ) nella nostra dimensione, di istanze ataviche o di vere e propri fenomeni psichici o forse, più semplicemente ma non meno inquietante per l'uomo razionale, dell'AFFIORAMENTO DELL'INCONSCIO, O PORZIONI INCONSCIE, SUL PIANO MANIFESTO.
Senza volere commentare i sette sermoni, che varrebbe un lungo lavoro, propongo i passi dove si parla di Abraxas, in modo da meglio chiarire la collocazione di questa chimera nel pensiero di Jung-Basilide.
L'effettività li unisce. Quindi l'effettività è al di sopra di loro ed è un Dio sopra Dio, poiché nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza.
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio.
Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole.
Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l' ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L' ineffettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al dì sopra del demonio. E' probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
Il sole ha un effetto definito, e così pure il demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi di Abraxas, che è  indefinito. E' forza, durata, mutamento
"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. E' bello come un giorno di primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. E' l'ermafrodito del primissimo inizio. E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E' la pienezza che si unisce col vuoto. E' il santo accoppiamento, E' l'amore e il suo assassinio, E' il santo e il suo traditore, E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è morte, Temerlo è saggezza, ..." ( C.G. Jung )
  “Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il  summum bonum, del demonio l’ infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas."” .
Jung propone quindi un Abraxas come la causa prima di ogni manifestazione, e al contempo come materia informe, prima di ogni ordine e forma, almeno nel senso percepito e percepibile dall'umana ragione. Un elemento ( nel senso di elementare ed inscindibile ) dove pensiero, volontà, e oggetto di essi, trovano coesistenza in una completa comunione, non spiegabile attraverso altro che simboli.
Abraxas, in Jung-Basilide, è posto ben oltre il mondo tridimensionale dei fenomeni, esso è la radice del tutto, e di ogni dualità, in quanto il tutto altro non è che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo.
  Curiosità Templare
Non sono molti i sigilli templari che sono giunti a noi, attraversando le pieghe del tempo. Molti sono stati distrutti, o semplicemente perduti, successivamente alla sospensione dell’Ordine  da parte del Papa Clemente V.
Uno dei sigilli superstiti porta incisa  la sagoma di Abraxas, prendendone quindi il nome, o in alternativa quello di  “Gemma Gnostica”. Storicamente viene fatto risalire al Precettore di Francia Andre’ de Coloors, 1215 circa, riportante il motto: "SECRETUM TEMPLI". Il "dio gnostico" di Basilide lo ritroviamo anche sui sigilli appartenuti a Luigi VII, a Margherita di Fiandra, con la frase incisa Sigillum Secreti; ai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e ad altri prelati. Tutti questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare superi i primo due decenni del 1200.
Possiamo avanzare due lecite ipotesi, attorno al perché Abraxas apparisse in sigilli ufficiali di Vescovi, Arcivescovi, Priori di un ordine monastico, e nobili.
La prima è come una certa conoscenza simbolica gnostica, fosse diffusa in un modo maggiore di quanto solitamente si pensa, e come anche strati della Chiesa Cattolica, antagonista millenaria dello gnosticismo, fossero permeabili ad essa. Ciò non significa necessariamente che vi fosse un corpo unico di conoscenza o una elitaria comunità cristiana esoterica, ma solamente che elementi gnostici decontestualizzati erano utilizzati da persone che provenivano da una tradizione ad essi avversa.
La seconda ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, è come una fratellanza gnostica basilidiana fosse presente in tale periodo, e raccogliesse al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica, indicando come lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi nella viva carne del suo persecutore.
Oppure che è la gnosi l’ultimo ed estremo segreto, che alcuni occultano attraverso l’ortodossia e i dogmi.

 La pratica con Abraxas, riflessioni volutamente incompiute
Come colui che si trova all'ombra profonda di una stanza, immerso nella folla, e intravvede dai contorni di una porta il filtrare di una luce, decide di elevarsi e camminare sulla teste urlanti, piuttosto che impegnarsi in spinte, e pressioni.
Giunto alla porta aperta e varcatone il passo, si trova in un altro spazio anch'esso buio, ma di una luce nera diversa, e vuoto. Fino al giungere estremo di una voce, che lo accompagna laddove vi è la radice dei fenomeni, per poi all'improvviso precipitare nuovamente nella prima delle stanze.
Interrogandosi se ciò che è accaduto  sia frutto di pazzia, ma volonteroso l'indomani notte nell'ora di mezzo, a volgere ancora una volta il proprio cammino laddove la coda si confonde con la testa.
Un’onda fredda e scura, che circolarmente spinge ogni cosa verso l’esterno, lasciando affiorare, dopo una lunga attesa sul bordo del pozzo, delle immagini perse nella fissità. In quanto è forse impossibile abbracciare la vastità che ci racchiude, senza dover rinunciare completamente ad essere.

  Conclusioni
Non è semplice offrire delle conclusioni attorno ad un argomento così complesso e dalle sottili vibrazioni come il simbolismo e l'operatività connessi ad Abraxas, che riguardano una realtà misterica di quasi duemila anni fa, certamente non votata a quella sincretistica universalità che tanto affligge l'esoterismo moderno.
Per quanto è emerso sotto il profilo simbolico, non possiamo soffermarci su come Abraxas rappresenti un concetto archetipale, talmente sofisticato e astratto, che sembra sfuggire a qualsiasi possibilità di comunicazione dialettica. Esso raccoglie in sè la terra e il cielo, il sacro e il profano, l'uomo e il divino, il positivo e il negativo, il maschile e il femminile, la materia e lo Spirito, l’evoluzione e l'involuzione. Tali coppie non vivono, e neppure convivono, nella loro separatività, e neppure formano un equilibrio grottesco, ma bensì sono presenti ad uno stato potenziale, su di un piano superiore, non legato a fattori come percezione e cognizione, soggetto ed oggetto, ma di totale fusione.
Ecco quindi Abraxas afferire alla totalità e alla complementarità, di questo mondo superiore di cause prime, ma anche artefice delle cause che sul nostro piano produrranno effetti. Del resto la bestialità/lunarità - umanità - bestialità/solarità ci suggeriscono che cogliamo l'una o l'altra solamente per un difetto percettivo-cognitivo, e che tale scissione decade nel momento in cui abbracciamo la complessa unicità del simbolo e dell’uomo.
Abraxas si colloca quindi  prima di ogni effetto, e prima di ogni causa, essendo esso stesso causa ed oggetto in potenza. La chiave Abraxas, ci porta a dichiarare come tutto il nostro mondo del fare e del pensare è da un lato parziale, e dall'altro lato secondario. Parziale in quanto scissione statica di un insieme maggiore, particola separata da noi stessi di un continuo, che altro non è che uno sviluppo aperto di qualsiasi forma chiusa; dall'altro secondario, perchè frutto di agenti e agiti che si pongono su di un altro piano dell'idea-formazione.
Volendo identificare Abraxas con questo Altro piano dell'idea-formazione, esso è il nucleo occulto, avvolto dal mondo interiore e dal mondo esteriore. Dove in un locus atemporale e multidimensionale, coesistono le infinte volontà dell'uomo-dio. Locus da noi solamente percepito nella sua esteriorità, in quanto posto oltre l'abisso e il silenzio che separa la nostra comprensione-compressione, legata alle quattro dimensioni e all'emersione delle idee.
Nei fatti ognuno di noi è l'espressione ultima di Abraxas, e ogni nostro atto è la creazione o  la distruzione di un mondo, che in sè non è che una delle dimensioni finite, che compongono le multidimensioni infinite.
Non è forse ogni nostra azione sul piano materiale, il frutto di una scelta o non scelta, di una volontà-riflesso su di un piano emotivo istintuale e\o intellettuale ? Non comporta essa la creazione di una serie di eventi, e la non creazione su questo piano di altre serie di eventi ? Che però sussistono, coesistono ed insistono nel locus atemporale ove la volontà-riflesso è stata partorita ?

Da Jung-Basilide:
  "In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo."
Esiste un mondo che non si genera e non si distrugge? Esso è Abraxas in quanto ogni mondo è in esso in potenza, e non in numero. Un Abraxas superiore, svincolato completamente da ogni azione e forma grossolana, di cui noi siamo il caduco riflesso, ma non in cielo e neppure all’inferno va ricercato, bensì in noi stessi.
A cura di Filippo Goti

http://www.duepassinelmistero.com/Abraxas.htm

sabato 5 gennaio 2013

Joe Vitale. Potete realizzare qualsiasi cosa facendo un passo alla volta.

La vostra zona di sicurezza è l’atteggiamento mentale a cui vi siete abituati. È dove vi sentite sicuri e comodi. Include ciò che pensate di voi stessi e le storie che avete costruito per corroborare quelle idee. Chi ha studiato fisica sa che ci vuole più energia per dare inizio al moto di un oggetto che per farlo continuare. Quando siamo nella nostra zona di sicurezza smettiamo di muoverci. Ci abituiamo a ciò che ci circonda e scegliamo attivamente di non metterci in moto. Pensiamo che sia meglio giocare in casa che uscire in territori sconosciuti. Ma se capiamo che il rischio è quella cosa di naturale e che rischiare in modo intelligente è ciò che dovremmo fare per avere una vita appagante, possiamo essere più consapevoli delle forze esteriori che cercheranno di intralciarci. Ci vuole un cambiamento nel nostro processo mentale per generare un desiderio sufficientemente forte da spingerci oltre la sicurezza che ci offre ciò che ci è già noto. 
Joe Vitale. Expect miracles


Potete realizzare qualsiasi cosa facendo un passo alla volta. Anche la vita che volete vivere. Se cercate di avere la visione globale di cosa volte fare nella vostra vita vi spaventerete. Evitatelo, non provateci nemmeno. Il trucco è di focalizzarvi sul momento, focalizzarvi e fare ciò che vi viene chiesto di fare in quel momento perché quello è l’unico luogo in cui potete esercitare il vostro potere.
Joe Vitale. Expect miracles


Tutti hanno una lente attraverso la quale guardano il mondo. Religioni, filosofie e terapie, scrittori, oratori e guru: tutti percepiscono il mondo attraverso una particolare struttura mentale. Quello che imparerete in questo libro è come usare una nuova lente per dissolvere tutte le altre. E una volta riusciti in questo, vi troverete nel posto che chiamo zero limiti. 
Joe Vitale. Zero Limits




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mercoledì 5 dicembre 2012

Albert Einsten. E' strana la nostra situazione sulla Terra. Ognuno di noi viene per una breve visita. Senza sapere perchè, eppure a volte sente di avere uno scopo Divino. Dal punto di vista della vita di tutti i giorni, comunque, c'è una cosa che sappiamo che l'uomo è quì per l'amore degli altri uomini, per le innumerevoli anime sconosciute col cui fato siamo connessi da un legame di simpatia. Molte volte al giorno mi rendo conto di quanto la mia stessa vita esteriore ed interiore sia costruita sulla fatica dei miei consimili, sia i vivi che i morti, e che devo applicarmi con sollecitudine per restituire quanto ho ricevuto e tuttora ricevo



E' strana la nostra situazione sulla Terra. Ognuno di noi viene per una breve visita.
Senza sapere perchè, eppure a volte sente di avere uno scopo Divino. Dal p
unto di vista della vita di tutti i giorni, comunque, c'è una cosa che sappiamo che l'uomo è quì per l'amore degli altri uomini, per le innumerevoli anime sconosciute col cui fato siamo connessi da un legame di simpatia. Molte volte al giorno mi rendo conto di quanto la mia stessa vita esteriore ed interiore sia costruita sulla fatica dei miei consimili, sia i vivi che i morti, e che devo applicarmi con sollecitudine per restituire quanto ho ricevuto e tuttora ricevo

Albert Einsten





martedì 13 novembre 2012

Aristippo. Tre cose tengono l'animo quieto e tranquillo: lasciarci dietro quello che non ci serve, non intrappolarci dentro situazioni inutili, e non preoccuparci né delle cose che dovranno avvenire né di quelle già avvenute

Aristippo, il filosofo del piacere...


Tre cose tengono l'animo quieto e tranquillo: lasciarci dietro quel che non ci appartiene, non profanarsi nelle cose inutili, e non prendersi travaglio delle cose che dovranno avvenire né di quelle già passate.
Aristippo


Io, disse Aristippo, non mi colloco certo nella schiera di coloro che vogliono comandare; quanto a me, mi colloco tra coloro che vogliono trascorrere la vita nella maniera piú facile e piacevole possibile... La mia via non passa né per il comando né per la servitù, ma per la libertà, ed è quella che meglio porta alla felicità. Non mi rinchiudo in nessuna città, ma ovunque sono forestiero;
Senofonte, Memorabili II 1,8-13


Diceva anche che è ragionevole che l'uomo di valore non si sacrifichi per la patria poiché è sconsiderato gettare via la propria saggezza per l'utilità degli insensati. La patria è il mondo;
è lecito rubare, commettere adulterio e compiere sacrilegi, ma al momento opportuno: nessuna di queste cose infatti è turpe per natura, una volta che sia stata rimossa la valutazione che è stata legata a quelle cose per tenere insieme gli stolti. Apertamente il saggio farà uso delle cose che brama, senza alcuna esitazione.
Diogene Laerzio II 98-99

[Parlando con un padre circa la retta da pagare per dare lezioni al figlio]
«500 Dracme? Ma io con 500 dracme mi compro uno schiavo!»
«E tu compralo, così te ne ritroverai due : quello che hai comprato e tuo figlio»
citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi


"Una Volta Simo, tesoriere di Dionisio, era originario della Frigia e briccone, gli indicava (ad Aristippo) una casa magnifica e pavimentata a mosaico; Aristippo espettorò profondamente e gli sputò in faccia. L'altro protestò, ma Aristippo di rimando: non avevo un posto più adatto (non potendo sputare sul magnifico mosaico...)"
Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, 75


caratteristiche portanti della scuola socratica detta "cirenaica" perchè fondata da Aristippo di Cirene:


Le emozioni sono percepibili, e non ciò da cui esse derivano.
Tralasciavano l'indagine sulla natura per la sua evidente incomprensibilità,
mentre si applicavano alla logica per la sua utilità.
Nulla è giusto o bello o brutto per natura,
ma solo per convenzione e consuetudine.
Diogene Laerzio II, 92


I Cirenaici negano che vi sia qualcosa che possa essere percepito dall'esterno,
ma affermano di percepire solo quelle cose che sentono con il senso interno,
come il dolore e il piacere.
Cicerone, Accademica priora II 24,76


la felicità è del tutto impossibile: il corpo infatti è pieno di mille sofferenze, l'anima soffre col corpo ed è turbata, e la sorte rende vane molte cose da noi sperate: sicché la felicità è irrealizzabile. Perciò il sapiente non si affannerà nel procurarsi i beni ma nell'evitare i mali, il che si realizza con uno stato d'animo d'indifferenza per ciò che produce il piacere.
Diog. Laer II 93-95



lunedì 8 ottobre 2012

Salman Rushdie. Ma chi sono io? La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.





Ma chi sono io?
La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine.
Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.
Salman Rushdie



sabato 21 luglio 2012

Guarite il passato, Scrivete il futuro, Vivete nel presente



Ricordate: 
Guarite il passato,
Scrivete il futuro,
Vivete nel presente.



Marisa Carassai:
GUARITE IL PASSATO?!






Carmen Isma:
...pensavi guardate?...secondo me GUARITE è giusto e bellissimo...tutti dobbiamo far pace con noi stessi e il nostro passato... ;-))))


Photo: Ricordate: 
Guarite il passato,
Scrivete il  futuro,
Vivete nel presente.

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