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Memento mori a Pompei, cosa significa la farfalla?
Tra i più antichi Memento mori, cioè le rappresentazioni che ricordano che ogni uomo deve morire, va menzionato certamente il mosaico (cm 47 x 41) trovato a Pompei e oggi conservato al Museo archeologici di Napoli. Questo genere di composizioni saranno riprese sia durante il Medioevo che, in modo più raffinato, nel periodo barocco. L’opera è di semplice lettura anche perché i simboli, grazie al recupero archeologico del linguaggio antico, sono rimasti invariati per circa due millenni. La ruota è la fortuna. La fortuna della vita. Essa gira fino a quando l’uomo è vivo e può sospingerlo, per puro caso o per qualche piccolo merito, orientandone il corso, verso la ricchezza – rappresentata dal bel mantello, alla nostra sinistra o verso la povertà (gli abiti rudi, la bisaccia, il bastone del povero e del vagabondo). Comunque sia è sempre il caso, considerata la circolarità della ruota, a creare una fortuna – anche economica – all’individuo o a costringerlo nella povertà assoluta. Giunta la morte – il teschio – la ruota si ferma e nulla ha più valore. La morte rende equidistanti dalla ricchezza e dalla povertà, che perdono ogni significato. . Quando il filo (in alto) si distacca dal supporto vitale a cui siamo legati, nulla ha più valore.
Solo Psiche, l’anima è viva, nonostante sia schiacciata dal teschio. e sopravvive al di là della morte. Il mosaico proviene da un triclinium di una casa pompeiana, dove si consumavano i pasti. Un modo per ricordare al proprietario e ai commensali di non eccedere, come uomini, e di non affidare alla fortuna, totalmente, il proprio destino.
La Coppa degli Scheletri, fa parte dei manufatti in argento parzialmente dorato, rinvenuti a Boscoreale, e databili intorno al primo secolo a.C.. Su di essa si notano alcune incisioni tipo:
"Godi finché sei in vita, il domani è incerto", "La vita è un teatro", "Il Piacere è il bene supremo".
"La mattina del 24 agosto del 79 d.C., si sentì un boato nella regione vesuviana. Dal vulcano una nube di gas e pomici si proiettò in alto, simile ad un pino, ed oscurò il cielo. Una pioggia di lapilli e frammenti litici ricoprì Pompei: durò fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime. I Pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o sperarono nella fuga, camminando sul letto di pomici che si andava formando, alto ormai più di 2 m. Ma alle 7.30 del 25 agosto, una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò la città: essa si infiltrò dovunque, sorprendendo chiunque cercasse di sfuggire e rendendo vana ogni difesa. Una pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 m, aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa. E quando, dopo due giorni, la furia degli elementi si placò, l'intera area aveva un aspetto diverso: una coltre bianca avvolgeva tutto; il fiume Sarno stentava a ritrovare il suo corso, invaso dai detriti vulcanici; e la costa, sommersa dal materiale eruttato dal Vesuvio, aveva guadagnato spazio al mare! L'area della città fu interdetta al passaggio, per salvaguardare le proprietà degli scampati, ma scavatori clandestini cercarono comunque di saccheggiarla: per lungo tempo la presenza umana fu rara e marginale, e solo con l'imperatore Adriano, intorno al 120 d.C., fu ripristinato almeno l'assetto viario nella zona. Ma da una lettera a Tacito, lo storico latino, ascoltiamo la descrizione della catastrofe di Plinio il Giovane, che narra la morte dello zio, Plinio il Vecchio, mentre questi cercava di portare soccorso alle città devastate".
"Ecco il Vesuvio, un tempo verde per le ombre dei pampini,
qui traboccavano i tini ricolmi di uva pregiata:
queste le balze che Bacco amò più dei colli di Nysa,
su questo monte i satiri intrecciarono danze,
questa fu la sede di Venere, a lei più cara di Sparta,
in questo luogo era rinomato il nome di Ercole.
Tutto giace sommerso da fiamme e luttuose faville:
gli dei vorrebbero che ciò non gli fosse stato permesso".
Marziale (Epigrammi, IV, 44)
L'eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C., sotto il regno di Tito, annientò Pompei, Stabia ed Ercolano, fu un evento epocale. Marziale, poeta di età flavia, vi dedicò uno dei suoi epigrammi tutto giocato sul contrasto tra la vitalità del passato e il panorama di morte e desolazione del presente.
"Quisquis amat valeat. Pereat qui nescit amare,
bis tanto pereat quisquis amare vetat"
Stia bene chiunque ami, muoia chi non è capace di amare,
due volte muoia chi vieta d'amare.
Graffito ritrovato a Pompei
«Quisquis ama valia, peria qui nosci amare;
bis tanti peria quisquis amare vota».
Salute a chi ama, morte a chi non sa amare;
e ancor più, morte due volte a chi vieta di amare.
Iscrizione pompeiana
Nothing can last forever:
the sun shone after well runs into,
decreases the moon recently was full,
the violence of the winds often becomes light breeze.
(Written on the walls of Pompeii Roman)
Nada puede durar para siempre:
brillaba el sol después de bien topa,
disminuye la luna hace poco estaba lleno,
la violencia de los vientos a menudo se vuelve ligera brisa. (Escrito en las paredes de Pompeya romana)
NIHIL DURARE POTEST TEMPORE PERPETUO
CUM BENE SOL NITUIT REDDITUR OCEANO
DECRESCIT PHOEBE QUAE MODO PLENA FUIT
VEN[TO]RUM FERITAS SAEPE FIT AURA L[E]VIS
Nulla può durare in eterno:
il sole dopo aver ben brillato si getta nell’Oceano,
decresce la luna che poco fa era piena,
la violenza dei venti spesso diventa brezza leggera.
(Scritta sui muri della Pompei Romana)
LE PAROLE DEGLI INNAMORATI SUI MURI DI ROMA...2000 ANNI FA…
Le parole di un innamorato disperato, su un muro della Domus Tiberiana sul Palatino:
"Non ho più forze, non chiudo occhio, notte e giorno l'amore divampa"
Vis nulla est animi, non somnus claudit ocellos, noctes atque dies aestuat omnis amor.
Le scritte di un giovane, a Pompei, sul suo amore non corrisposto:
"Se puoi e non vuoi, perché rimandi le gioie /
e incoraggi le speranze e sempre mi dici di tornare domani? /
Costringimi dunque a morire, poiché mi costringi a vivere senza di te, /
certo sarà il dono di un'azione pietosa cessar di soffrire. /
La speranza certo restituisce all'amante ciò che gli ha strappato".
Le frasi felici di un innamorato, sui muri di Pompei:
"Gli amanti come le api assaporano una vita dolce come il miele"
Amantes ut apes vitam mellitam exigunt).
E qualcuno sotto ha aggiunto: "Magari!" (Vellem).
Le parole, sempre a Pompei, sul fuoco d'amore:
"Chi ama non deve bagnarsi in acque calde,
perché nessun ustionato d'amore può amare le fiamme"
Quisquis amat, calidis non debet fontibus uti,
nam nemo flammas ustus amare potest.
Ancora, le parole di un benevolo invidioso, sui muri di un vicolo di Pompei:
"Rimproverare gli amanti è come legare l'aria,
è impedire che sempre corrano le acque di fonte".
Non possono mancare le parole di "delusione":
“Venga chiunque ama.
A Venere voglio spezzare le costole a bastonate, e fiaccarle i lombi, alla dea. /
Se lei può trapassarmi il tenero petto, /
perché io non potrei spaccarle la testa con un bastone?".
E, per finire, le parole che su un muro romano,
riassunto della bellezza dell’amore:
"Chi ama prosperi, /
muoia chi non sa amare; /
due volte tanto, poi, muoia /
chi impedisce di amare"
Quisquis amat valeat /
pereat qui nescit amare /
bis tanto pereat /
quisquis amare vetat.
Pane di farro …è stato cotto e fossilizzato dall’eruzione del Vesuvio.
l farro dicocco (Triticum dicoccum), noto anche come emmer, farro medio o comunemente anche solo farro, è un cereale, parente stretto del grano. È una delle tre specie del genere triticum comunemente chiamate farro
Le prime menzioni di questo cereale si ritrovano nella Bibbia.
Era conosciuto e coltivato nell'antico Egitto.
Ezechiele lo usava come uno degli ingredienti per il suo pane (Ezechiele 4:9).
La farina di farro costituiva la base della dieta delle popolazioni latine.
Il pane di farro veniva consumato congiuntamente dagli sposi nel rito della cumfarreatio, la forma più solenne di matrimonio dell'antica Roma.
Dopo la coltivazione di altre varietà di cereali, in particolare frumento, mais e riso, la coltura del farro è andata diminuendo nel tempo fin quasi a sparire.
Oggi, riscoperto grazie alle sue ottime proprietà dietetiche, viene coltivato in Italia soprattutto in Toscana, nella Garfagnana, ai piedi delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca.
Il farro della Garfagnana ha ottenuto la certificazione di qualità IGP.
Comunque, a parte chi siano più antiche, le arpie avevano il viso da donna ed il corpo di uccello (con ali, senza braccia), queste rappresentate sono sirene.
Segnali stradali a Pompei...........
Può sembrare strano ma anche questo arcinoto personaggio itifallico, un po' Mercurio, un po' Priapo, rappresentava l'indicazione di un negozio.
Figura portafortuna che fonde gli attribuiti di due divinità dell'abbondanza: Priapo, dio della fecondità, e Mercurio, dio del commercio, riconoscibile dal caduceo e dal sacchetto con il denaro.
Macò Compagnone:
Cave canem, letteralmente "Attenzione al cane"; viene usato spiritosamente al giorno d'oggi come cartello d'avviso all'ingresso delle abitazioni per dire appunto "attenti al cane".
La scritta deriva da un famoso mosaico richiamante il cave canem che si trova negli scavi archeologici di Pompei, sul pavimento d'ingresso della Casa del Poeta Tragico (Regio VI, Insula 8, n° 5); in un altro mosaico, privo di iscrizione, dove il cane è rappresentato alla catena presso una porta semi aperta è visibile sempre a Pompei all'ingresso della Casa di Paquio Proculo (Regio I, Insula 7, n° 1).
Cave canem
(da Pompei, al MANN)
Infine un mosaico molto conosciuto, ritrovato parimenti nella Casa di Orfeo, è conservato nel Museo archeologico nazionale di Napoli.
Raffaella Festugato:
a Napoli e a Pompei li ho visti tutti, sono meravigliosi! 5 anni fa erano anche, ancora, ben mantenuti. ora vedere Pompei è uno strazio.
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