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mercoledì 23 settembre 2015

Eric Robertson Dodds. I Greci e l’irrazionale. La parola stessa ‹păthos› lo attesta: come il suo equivalente latino ‹passio›, indica qualcosa che «accade» agli uomini, vittime passive. Aristotele paragona l’uomo in stato di passione all’addormentato, al pazzo o all’ubriaco; la ragione, in lui, al pari che in questi, è sospesa. […] Gli eroi di Omero e gli uomini dell’età arcaica interpretavano tali esperienze in termini religiosi, come ‹ate›, come trasmissione del ‹menos›, o come azione diretta di un demone che si serve del corpo e dell’anima umani come di uno strumento. Questa è l’opinione corrente di semplici: «il primitivo, sotto l’influenza di forti passioni, considera se stesso posseduto o malato, che per lui è la stessa cosa

Eric Robertson Dodds. I Greci e l’irrazionale.
“I Greci avevano sempre sentito l’esperienza delle passioni come un fatto misterioso e pauroso in cui sperimentiamo una forza che è in noi, e che ci possiede, anziché venir posseduta da noi. La parola stessa ‹păthos› lo attesta: come il suo equivalente latino ‹passio›, indica qualcosa che «accade» agli uomini, vittime passive. Aristotele paragona l’uomo in stato di passione all’addormentato, al pazzo o all’ubriaco; la ragione, in lui, al pari che in questi, è sospesa. […] Gli eroi di Omero e gli uomini dell’età arcaica interpretavano tali esperienze in termini religiosi, come ‹ate›, come trasmissione del ‹menos›, o come azione diretta di un demone che si serve del corpo e dell’anima umani come di uno strumento. Questa è l’opinione corrente di semplici: «il primitivo, sotto l’influenza di forti passioni, considera se stesso posseduto o malato, che per lui è la stessa cosa». Questo modo di pensare non si era estinto neppure alla fine del V secolo; Giasone, alla fine della ‹Medea›, sa spiegare la condotta della moglie soltanto come azione di un ‹alastor›, il demone creato dalla colpa di sangue inespiata; il coro dell’‹Ippolito› pensa che Fedra sia probabilmente posseduta, e Fedra stessa, in principio, parla del proprio stato come dell’ ‹ate› di un demone.
Ma per il poeta e per i suoi ascoltatori colti, questo linguaggio ormai ha soltanto il valore di un simbolismo tradizionale. Il mondo demoniaco si è ritirato, lasciando soli gli uomini con le loro passioni. È questo che rende cosí dolorosamente commoventi i casi patologici studiati da Euripide; egli ci mostra uomini e donne che affrontano inermi il mistero del male, non piú una cosa estranea che aggredisce dall’esterno la loro ragione, ma parte dell’esser loro, ἦϑος ἀνθρώπῳ δαίμων. Eppure il male, anche se cessa di essere soprannaturale, non diventa meno misterioso e terrificante. Medea sa di lottare non contro un ‹alastor›, ma contro il proprio io irrazionale, il ‹thumos›, e domanda pietà a quell’io come uno schiavo implora il padrone brutale. Invano: gli impulsi dell’azione nascosti nel ‹thumos›, dove né la ragione né la pietà possono raggiungerli. «So quale malvagità sto per compiere, ma il ‹thumos› è piú forte delle mie decisioni; il ‹thumos›, radice delle peggiori azioni dell’uomo». Con queste parole abbandona la scena; quando ritorna, ha condannato i suoi figli a morte e se stessa a una vita di prevalutata infelicità. Medea infatti non soffre di socratiche «illusioni di prospettiva»; la sua aritmetica morale è senza errori, né commette l’errore di confondere la propria passione con uno spirito maligno. Sta in questo la sua suprema tragicità.
ERIC ROBERTSON DODDS (1893 – 1979), “I Greci e l’irrazionale” (1951), presentazione di Arnaldo Momigliano, trad. di Virginia Vacca De Bosis, La Nuova Italia, Firenze 1978 (ristampa anastatica dell’ I ed. 1973), Capitolo VI ‘Razionalismo e reazione nell’età classica’, pp. 222 – 224.



“ The Greek had always felt the experience of passion as something mysterious and frightening, the experience of a force that was in him, possessing him, rather than possessed by him. The very word pathos
testifies to that: like its Latin equivalent passio, it means something that «happens to» a man, something of which he is the passive victim. Aristotle compares the man in a state of passion to men asleep, insane, or drunk: his reason, like theirs, is in suspense. […] Homer’s heroes and the men of the Archaic Age interpreted such experience in religious terms, as ate, as a communication of menos, or as the direct working of a daemon who uses the human mind and body as his instrument. That is the usual view of simple people: «the primitive under the influence of strong passion considers himself as possessed, or ill, which for him is the same thing». That way of thinking was not dead even in the late fifth century. Jason at the end of the Medea can explain his wife's conduct only as the act of an alastor, the daemon created by unatoned bloodguilt; the Chorus of the Hippolytus think that Phaedra may be possessed, and she herself speaks at first of her condition as the ate of a daemon.
But for the poet, and for the educated part of his audience, this language has now only the force of a traditional symbolism. The daemonic world has withdrawn, leaving man alone with his passions. And this is what gives Euripides’ studies of crime their peculiar poignancy: he shows us men and women nakedly confronting the mystery of evil, no longer as an alien thing assailing their reason from without, but as a part of their own being – ἦϑος ἀνθρώπῳ δαίμων. Yet, for ceasing to be supernatural, it is not the less mysterious and terrifying. Medea knows that she is at grips, not with an alastor, but with her own irrational self, her thumos. She entreats that self for mercy, as a slave begs mercy of a brutal master. 
But in vain: the springs of action are hidden in the thumos where neither reason nor pity can reach them. «I know what wickedness I am about to do; but the thumos is stronger than my purposes, thumos, the root of man’s worst acts». On these words, she leaves the stage; when she returns, she has condemned her children to death and herself to a lifetime of foreseen unhappiness. For Medea has no Socratic «illusions of perspective»; she makes no mistake in her moral arithmetic, any more than she mistakes her passion for an evil spirit. Therein lies her supreme tragic quality.”
ERIC ROBERTSON DODDS, “The Greeks and the Irrational”, University of California Press, Berkeley 1951 (I ed.), VI ‘Rationalism and Reaction in the Classical Age’, pp. 185 – 186.

sabato 5 luglio 2014

La parola pazienza ha origine dal latino volgare patire (cfr. il greco pathein e pathos, dolore corporale e spirituale). La pazienza è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro.


LA PAZIENZA È LA CHIAVE PER FERMARE LE SETTE EMOZIONI
La parola pazienza ha origine dal latino volgare patire (cfr. il greco pathein e pathos, dolore corporale e spirituale).
La pazienza è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro. La pazienza è una qualità e un atteggiamento interiore proprio di chi accetta il dolore, le difficoltà, le avversità, le molestie, le controversie, la morte, con animo sereno e con tranquillità, controllando la propria emotività e perseverando nelle azioni. È la necessaria calma, costanza, assiduità, applicazione senza sosta nel fare un'opera o una qualsiasi impresa.

MIA NOTA: Perché solo non reagendo subito, istintivamente, quindi avere pazienza, si frenano gli impulsi che nascono dall'emozionale, che é molto esplosivo. La pazienza, contare fino a 1000, significa dare tempo al centro intellettuale che é molto lento di fronte alla velocità dell'emozionale, che non ragiona, di venire in soccorso, di equilibrare l’eccesso. Quindi la pazienza é prendere tempo, fermarsi, grande cosa se ci si riesce.

QUALI SONO LE SETTE EMOZIONI?
Il Suwen (Il Libro delle Domande semplici) dice: 
"I cinque organi yin del corpo umano producono cinque tipi di qi essenziale, che generano gioia, rabbia, dolore, preoccupazione e paura".
La MTC (Medicina Tradizionale Cinese) ritiene inoltre che alcuni organi siano correlati alle attività emozionali, cioè il cuore è legato alla gioia, il fegato alla rabbia, la milza alla pensosità, i polmoni all'ansia e i reni alla paura.
In MTC le emozioni sono considerate le principali cause interne di malattia.
L'attività emotiva è vista come una normale risposta fisiologica agli stimoli provenienti dall'ambiente esterno. Entro i limiti normali, le emozioni non causano alcuna malattia o debolezza nel corpo. Tuttavia, quando le emozioni diventano così potenti da diventare incontrollabili, tanto da sopraffare o possedere la persona, allora possono provocare gravi lesioni agli organi interni e aprire la porta alla malattia. Non è l'intensità quanto la durata prolungata o un'emozione estrema, che provocano danni.
Mentre i medici occidentali tendono a sottolineare gli aspetti psicologici dei disturbi psicosomatici, il danno patologico agli organi interni è molto reale ed è di primaria importanza per chi applica la MTC.
L'eccesso di attività emotiva provoca gravi squilibri energetici che coinvolgono Yin e Yang, aberrazioni nel flusso di sangue e qi (energia vitale), blocchi nei meridiani danneggiamento delle funzioni vitali degli organi.
Una volta che il danno fisico è iniziato, non è sufficiente eliminare l'emozione incriminata per produrre una guarigione, lo stress emotivo prolungato necessita di un'azione fisica.
Le emozioni rappresentano diverse reazioni umane a certi stimoli e non causano la malattia in condizioni normali.

Le caratteristiche patogene delle sette emozioni:
• Alterano direttamente il Qi degli organi
• Colpiscono le funzioni del Qi degli organi
• Effetti deteriori dell'instabilità emotiva


LE SETTE EMOZIONI SONO:
Gioia Rabbia Ansia Rimuginazione Dolore Paura Spavento 

GIOIA (con significato di Agitazione o sovreccitazione)
In MTC LA GIOIA SI RIFERISCE AD UNO STATO DI AGITAZIONE O DI SOVRECCITAZIONE.
Quando si è troppo gioiosi, si disperde lo spirito che non può più essere conservato, afferma il Lingshu (L'Asse Vitale). Tuttavia, in MTC, la gioia si riferisce a uno stato di agitazione o di sovreccitazione (euforia), piuttosto che al concetto più passivo di appagamento profondo. L'organo più colpito è il cuore.
La superstimolazione può portare a problemi di fuoco di cuore, connesso con sintomi quali sensazioni di agitazione, insonnia e palpitazioni.

RABBIA
La rabbia potrebbe portare alla pressione sanguigna elevata. La rabbia, come descritto dalla MTC, copre l'intera gamma delle emozioni correlate, ivi compresi risentimento, irritabilità e frustrazione.
Una stasi di sangue rende la persona incline all'ira. La rabbia sarà quindi in grado di influenzare il fegato, con conseguente stagnazione del suo Qi. Questo può portare alla risalita dell'energia del fegato alla testa, con conseguente cefalea, vertigini e altri sintomi. Nel lungo periodo può portare a pressione alta e può causare problemi allo stomaco e alla milza.
È comunemente osservato che le persone rubiconde, "sanguigne", con il viso arrossato, sono più inclini di altre a improvvisi attacchi di collera alla minima provocazione.

ANSIA
L'ansia può bloccare il Qi manifestandosi rapidamente con la respirazione superficiale. Quando ci si sente in ansia, il Qi si blocca e non si muove.
L'Ansia ferisce i polmoni, che controllano il Qi attraverso la respirazione. I sintomi più comuni di ansia estrema sono la ritenzione del respiro, la respirazione poco profonda e irregolare. La mancanza di respiro sperimentato durante i periodi di ansia è comune a tutti. L' Ansia ferisce anche l'organo accoppiato ai polmoni, il grosso intestino. Ad esempio, le persone iper-ansiose sono inclini alla colite ulcerosa.

RIMUGINAZIONE
Troppo stimolo intellettuale può causare pensosità.
In MTC, la pensosità o la fissazione sono considerate il risultato del pensare troppo o di un'eccessiva stimolazione mentale ed intellettuale. Qualsiasi attività che comporti un eccessivo sforzo mentale, può comportare il rischio di causare disarmonia.
L'organo più direttamente a rischio è la milza. Questo può portare a un deficit di Qi di milza, causando a sua volta preoccupazione e conseguente affaticamento, letargia, e incapacità di concentrarsi.

DOLORE
Il dolore che rimane irrisolto è in grado di creare disarmonia nei polmoni. I polmoni sono più direttamente coinvolti da questa emozione.
Una espressione normale e sana del dolore può essere espressa in forma di singhiozzi, che originano nel profondo dei polmoni - respiro profondo ed espulsione dell'aria con il singhiozzo.
Tuttavia il dolore che rimane irrisolto e diventa cronico, è in grado di creare disarmonia nei polmoni, indebolendo il suo qi. Questo a sua volta può interferire con la funzione del polmone, di far circolare il Qi nel corpo.

PAURA
La paura che non può essere espressa rischia di portare alla disarmonia nei reni. La paura è un'emozione umana normale e adattativa umana. Ma quando diventa cronica e la causa non può essere individuata e risolta, allora è probabile che porti alla disarmonia.
Gli organi più a rischio sono i reni. In caso di estrema paura, la capacità del rene di trattenere il Qi, può essere compromessa portando alla minzione involontaria. Questo può essere un problema particolare per i bambini.

SPAVENTO
Lo spavento è un'altra emozione non specificamente correlata ad un solo organo.
Si distingue dalla paura per la sua natura improvvisa e inaspettata.
Lo spavento colpisce principalmente il cuore, soprattutto nelle fasi iniziali, ma se persiste per un certo tempo, diventa paura e si sposta ai reni.

MODI DI DIRE
Perdere la pazienza : significa incapacità di frenarsi, di contenere l'ira; modo di dire contrario è: armarsi di santa pazienza.
La pazienza di Giobbe ha riferimento al personaggio biblico, che tollerò con saldezza d'animo le peggiori avversità.
La pazienza di Dio significa l'infinita misericordia di Dio. La pazienza di Cristo si riferisce al periodo trascorso da Gesù nel deserto prima di iniziare la predicazione.
Avere pazienza da certosino ha il valore di un'attesa prolungata; abusare della pazienza altrui è una forma di espressione retorica, a volte di cortesia, usata anche nelle lettere.
Abbi o abbia o abbiate pazienza è sempre un'espressione retorica, adoperata in varie circostanze o come scusa per una mancanza.
Gioco di pazienza è un hobby e un gioco che richiede tempo e impegno (puzzle).
Albero della pazienza: così era detto il sicomoro e la Melia azedarach che produce semi sferici e duri usati per le corone del rosario.
Benedetta pazienza, santa pazienza, sono espressioni di insofferenza e di collera.
Stancare la pazienza di secoli significa l'evolversi molto lentamente.

PROVERBI E DETTI
Con la pazienza s'acquista scienza.
La pazienza è la virtù dei forti.
Faresti/e perdere la pazienza anche ai Santi.
La mia pazienza non è infinita.
La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce (Jean-Jacques Rousseau).
Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra'? Fino a quando, Catilina, abuserai dunque della nostra pazienza? (Cicerone).
... Alle grandi ingiurie cresci la pazienza; esse ingiurie offendere non ti potranno la tua mente (Leonardo da Vinci).
La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico (Giacomo Leopardi).

CATTOLICESIMO
Nella teologia cattolica la pazienza è la virtù che controlla l'angoscia, la depressione, l'amarezza provocata da inconvenienti, sfortune, dolori e rafforza la volontà di operare il bene.
Di San Pietro nelle sue lettere é da citare:
... mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità (II Pietro 1, 5 e ss.).
... davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell'adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro ... (II Pietro 3, 8).
Nei giorni della sua elezione al papato, nell'aprile 2005 Benedetto XVI ha parlato della pazienza di Dio: Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore ... Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza ... il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini. La sapienza del cuore contempla anche la pazienza. Il tempo non scorre invano.

“Essere pazienti non significa essere deboli, ma avere scoperto una nuova forza interiore”

La pazienza non è un concetto di facile definizione. Secondo gli esperti è la capacità di porsi in un atteggiamento di calma e serenità di fronte alle situazioni più disparate: quando perdiamo l’autobus che è passato giusto due secondi prima, quando si teme di non riuscire a finire dei lavori importanti in tempo, quando aspettiamo ad un appuntamento l’amico ritardatario.
La pazienza è anche non perdere la lucidità mentale nella quotidianità mentre attendiamo notizie importanti.


lunedì 5 marzo 2012

Empatia. capacità di una persona di comprendere lo stato d'animo e la situazione emotiva di un altro individuo, spesso senza fare ricorso alla comunicazione verbale.

In che modo funziona la personalità? In che modo si incontra con un'altra personalità e reagisce ad essa?
La risposta sta nel concetto di EMPATIA, termine generale che vuol dire CONTATTO, INFLUENZA, INTERAZIONE FRA PERSONALITA'.
Rollo May

Per "empatia" si intende la capacità di una persona di comprendere lo stato d'animo e la situazione emotiva di un altro individuo, spesso senza fare ricorso alla comunicazione verbale. La parola deriva dal greco εμπαθεια (a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento"), che, riporta Wikipedia, "veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico". Si può essere empatici sia nei confronti di sentimenti di gioia che di dolore.
Per lo studioso spagnolo Gustavo Páez l'empatia "è la capacità di sperimentare la realtà soggettiva dell'altro senza perdere la propria prospettiva", mentre secondo Ronald C. Stern la condizione empatica "è fondamentale nella comunicazione umana".
La parola empatia è usata anche in campo medico, dove indica la capacità del curante di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente all'interno del rapporto di cura. Si contrappone alla simpatia ("sofferenza insieme", da da syn- "insieme" e pathos "sofferenza o sentimento"), termine che contraddistingue un coinvolgimento emotivo negativo tra medico e paziente, che rischia di compromettere seriamente il percorso di cura



L'empatia ho imparato ad incanalarla. Sento lo stato d'animo delle persone che mi circondano come emanino vibrazioni.A volte, quando sono forti, me ne vado, per non farmi avvolgere da un'ansia troppo pesante. Molti anni fa subivo, ora mi allontano, evito.


empatia

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/cosa-significa-empatia#ixzz1oHS7TmRX




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