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mercoledì 12 agosto 2015

Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Il tema della Vanitas,tema allusivo alla caducità della vita, è da sempre stato associato allo specchio. Lo specchio permette di vedere sé stessi, scoprire il proprio aspetto, ammirare la propria bellezza; questa, se intesa in chiave positiva, spinge alla contemplazione e conoscenza di sé; intesa in chiave negativa, al narcisismo, spinge all'attaccamento a beni fugaci e terreni. Il tema della Vanitas in arte, è rappresentato di frequente da donne colte nell'atto di guardarsi allo specchio per pura vanità. Gli specchi, considerati peccaminosi dai seguaci di Girolamo Savonarola, erano ritenuti simbolo della Superbia. Pur restituendo a chi lo guarda la sua immagine presente, quest'oggetto è in realtà un monito nei confronti del futuro, del finito, della morte; ricorda, cioè, che la vita non dura in eterno e che la bellezza deve morire, una sorte quindi di memento mori.



Vanitas vanitatum et omnia vanitas”.
Il tema della Vanitas,tema allusivo alla caducità della vita, è da sempre stato associato allo specchio. 
Lo specchio permette di vedere sé stessi, scoprire il proprio aspetto, ammirare la propria bellezza; questa, se intesa in chiave positiva, spinge alla contemplazione e conoscenza di sé; intesa in chiave negativa, al narcisismo, spinge all'attaccamento a beni fugaci e terreni.
Il tema della Vanitas in arte, è rappresentato di frequente da donne colte nell'atto di guardarsi allo specchio per pura vanità.
Gli specchi, considerati peccaminosi dai seguaci di Girolamo Savonarola, erano ritenuti simbolo della Superbia. Pur restituendo a chi lo guarda la sua immagine presente, quest'oggetto è in realtà un monito nei confronti del futuro, del finito, della morte; ricorda, cioè, che la vita non dura in eterno e che la bellezza deve morire, una sorte quindi di memento mori.

Un rappresentate d'eccellenza, in pittura, del tema della Vanitas, fu Tiziano Vecellio. 
Frequenti sono i suoi dipinti raffiguranti donne colte nell'attimo di contemplare la propria immagine riflessa in uno specchio. Confrontandosi con Giovanni Bellini, Tiziano accentuò gli effetti sensuali, avvolgenti, sostanzialmente erotici della ragazza seminuda che si guarda allo specchio.
Nella “Donna allo specchio”, una donna dalla bellezza ideale si è intenta a guardare la propria immagine riflessa in uno specchio, sorretto da una figura maschile. L'uomo tiene inoltre un secondo specchio, di più grandi dimensioni, usato dalla donna per poter vedere la propria immagine posteriore nel mentre si acconcia i capelli. C'è nel quadro un desiderio del pittore significato dal suo interesse profondo per la bellezza. È il pittore che si chiede cosa stia pensando la donna che lui stesso ha dipinto, lei che rappresenta un universo femminile nascosto, fondato su una sessualità inappagata. 
È una donna sola, immersa nella sua solitudine, nel vuoto dei suoi pensieri.
La stessa donna dai capelli biondi e crespi è il soggetto di una serie di dipinti databili negli stessi anni: 
la Flora agli Uffizi, la Vanità a Monaco, la Salomè della Galleria Doria Pamphilj
Giochi di specchi, riflessi e anamorfosi rendono intrigante questa versione di un soggetto molto frequente nella pittura rinascimentale, e realizzato più volte dallo stesso Tiziano, tra virtù e vanitas, bellezza ideale ed allusioni simboliche.


Vanità di vanità cantata da Branduardi


Vai cercando qua, vai cercando là,
ma quando la morte tri coglierà
che ti resterà delle tue voglie?
Vanità di vanità.
Sei felice, sei, dei pensieri tuoi,
godendo solo d'argento e d'oro,
alla fine che ti resterà?
Vanità di vanità.

Vai cercando qua, vai cercando là,
seguendo sempre felicità,
sano, allegro e senza affanni...
Vanità di vanità.

Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno
non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità.

Tutto vanità, solo vanità,
vivete con gioia e semplicità,
state buoni se potete...
tutto il resto è vanità.

Tutto vanità, solo vanità,
lodate il Signore con umiltà,
a lui date tutto l'amore,
nulla più vi mancherà.

http://youtu.be/_bbWGnGib8M


La canzone si ispira all' Ecclesiaste, un libro del Vecchio Testamento. Non proprio qualcosa da ridere...



Il testo non è di Filippo Neri, ma è tratto dal libro di Qoelet.


Bellissima...non conosco molto Branduardi ma questa canzone è stata una piacevole scoperta.Il suono del violino è magico!


Bellissima canzone .. Consiglio a tutti il film " State buoni se potete " .



QUESTA ERA INCLUSA NELLO SCENEGGIATO RAITV DEDICATO ALLA VITA DI SAN FILIPPO NERI "STATE BUONI SE POTETE" CON UN GRANDISSIMO ATTORE JOHNNY DORELLI!!!!



"Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno, non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità...". A dir poco significativo ;)



È vero, è tratto dal libro di Qoelet. Vanitas vanitatum.



Tutto vanità, solo vanità, vivete con gioia e semplicità, state buoni se potete... tutto il resto è vanità. Tutto vanità, solo vanità, lodate il Signore con umiltà, a Lui date tutto l'amore, nulla più vi mancherà....



Vai cercando qua, vai cercando là, ma quando la morte ti coglierà che ti resterà delle tue voglie? Vanità di vanità. Sei felice, sei, dei pensieri tuoi, godendo solo d'argento e d'oro, alla fine che ti resterà? Vanità di vanità. Vai cercando qua, vai cercando là, seguendo sempre felicità, sano, allegro e senza affanni... Vanità di vanità. Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità.


Bellissima poesia di Filippo Neri, lavoro straordinario di Branduardi!



venerdì 27 febbraio 2015

Debbie Ford. La proiezione è un fenomeno affascinante che a scuola difficilmente ci viene insegnato. E’ un trasferimento involontario del nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone.

Luisa Ferrari Scopelliti 
La proiezione è sempre in atto anche per gli aspetti positivi come per esempio quando ci innamoriamo.


LA PROIEZIONE: Ciò che vediamo negli altri quanto ci appartiene?
8 giugno 2014

Il fenomeno psichico della “PROIEZIONE” è uno dei fenomeni più discussi e rivoluzionari della mente umana scoperti  dalla psicologia.
Come molti altri fenomeni psicologici anche questo ha un fortissimo correlato neurofisiologico, legato anche ai nuclei di personalità più o meno autonomi chiamati in psichiatria e psicologia “Complessi a tonalità affettiva” (cliccare per leggere il post sui Complessi).
Qui di seguito vari estratti molto esaustivi di noti autori che descrivono il fenomeno della proiezione in maniera brillante con relativi esempi.

SULLA PROIEZIONE
«Se provate a indicare qualcuno tenendo la mano dritta davanti a voi, vi accorgete che un dito è puntato verso l’altra persona ma tre sono rivolte verso di voi: questo può servire a ricordarvi che quando denigriamo gli altri in realtà stiamo solo negando un aspetto di noi stessi.»
(Illumina il tuo lato Oscuro – Debbie Ford. Macro Edizioni 2012, p.46)

La Proiezione (Debbie Ford)
La proiezione è un fenomeno affascinante che a scuola difficilmente ci viene insegnato. 
E’ un trasferimento involontario del nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone. Quando siamo ansiosi riguardo alle nostre emozioni o ai lati inaccettabili della nostra personalità, per un meccanismo di difesa attribuiamo queste qualità agli oggetti esterni e agli altri. Se per esempio abbiamo scarsa tolleranza nei confronti degli altri, probabilmente è perché tendiamo ad attribuire loro il nostro stesso senso di inferiorità. Ovviamente c’è sempre un “gancio” che ci invita a compiere la proiezione; una particolare qualità imperfetta degli altri attiva alcuni aspetti del nostro io che rivendicano la nostra attenzione. Così qualunque cosa dell’io non riconosciamo come nostra viene proiettata sugli altri. Tutti noi vediamo solo ciò che siamo

Mi piace pensare a questo fenomeno in termini di energia elettrica. 
Immaginate di avere un centinaio di prese elettriche differenti sul petto, e ognuna di esse rappresenti una qualità. Le qualità che riconosciamo e abbracciamo hanno un coperchio di protezione, perciò sono sicure: non sono percorse dalla corrente. Invece le qualità che ci creano problemi, quelle che non abbiamo ancora riconosciuto e fatto nostre, hanno carica elettrica. Così, quando si presentano individui che mettono in atto una di queste qualità, è come se essi inserissero la spina direttamente nella nostra presa. Se per esempio siamo a disagio con la nostra rabbia o la neghiamo, attireremo persone colleriche nella nostra vita, sopprimeremo il nostro personale senso di rabbia e sentenzieremo che gli altri sono collerici. Dal momento che mentiamo a noi stessi riguardo ai nostri sentimenti più intimil’unico modo per ritrovarli è vederli negli altri: essi ci rimandano l’immagine riflessa delle nostre emozioni nascoste, e questo ci permette di riconoscerle e riappropriarcene. Istintivamente ci ritraiamo dalle nostre proiezioni negative: è più facile esaminare ciò da cui siamo attratti piuttosto che guardare ciò che ci ripugna
Se mi offendo della tua arroganza è perché non sto accettando la mia stessa arroganza
Si può trattare di un sentimento che senza accorgermene sto manifestando nella vita presente, oppure di arroganza che nego di poter manifestare nel futuro. Se la tua arroganza mi offende, devo rivolgere uno sguardo attento a tutte le aree della mia vita e devo pormi qualche domanda. 
Quando sono stato arrogante in passato? 
Mi sto comportando in modo arrogante nel presente? 
Potrei essere arrogante in futuro? 
Sarebbe certo arrogante da parte mia rispondere negativamente a tutte queste domande senza davvero esaminare me stesso o senza chiedere agli altri se abbiano mai visto in me atteggiamenti arroganti. L’atto di giudicare qualcun altro è arrogante, perciò ovviamente noi tutti siamo capaci di arroganza. Se abbraccio la mia stessa arroganza, quella altrui non mi potrà turbare: potrò notarla, ma non avrà alcun effetto su di me. (…)

E’ solo quando mentiamo a noi stessi o odiamo qualche aspetto del nostro io che riceviamo una scossa emozionale dal comportamento di qualcun altro. (…)
Se non fosse per il fenomeno della proiezione, (l’ombra) potrebbe rimanere nascosta per tutta la vita perché alcuni di noi hanno seppellito questi tratti quando avevano tre o quattro anni.
(…) Ciò che proiettiamo, se non lo possedessimo anche noi, non potremmo riconoscerlo nemmeno negli altri. (…) Un vecchio detto dice: “Si riconosce solo ciò che si conosce”. 
Negli altri vediamo solo quello che ci piace o non ci piace di noi stessi. (…)
Non possiamo vedere noi stessi: dobbiamo avere uno specchio per farlo. 
Voi siete il mio specchio e io sono il vostro.
 Debbie Ford (da "Illumina il tuo lato Oscuro" – Macro Edizioni 2012, p.56-70)



«La proiezione è molto facile da identificare sul piano dell’ego: se qualcosa o qualcuno nel nostro ambiente ci informa, probabilmente non stiamo proiettando; se invece ci turba, ci sono buone possibilità che siamo vittime delle nostre stesse proiezioni.»
(Ken Wilber – Meeting The Shadow)


«Sappiamo che la proiezione ha luogo quando qualcuno è emotivamente colpito dal comportamento di un’altra persona, positivo o negativo che sia.»
(Illumina il tuo lato Oscuro – Debbie Ford. Macro Edizioni 2012, p.66)


“Siamo tutti maestri nell’uso della proiezione, un meccanismo di autodifesa che ci toglie dall’imbarazzo di doverci guardare
dentro.”
Deepak  Chopra)


“Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi”
(Carl Gustav Jung)



” (…) il portatore di proiezione non è infatti, e l’esperienza ce lo insegna, un oggetto preso a piacere, ma è sempre un oggetto che offre per così dire un aggancio adatto a ciò che è destinato a sostenere.”
(Carl Gustav Jung, 1946)


«Di solito la nostra indignazione per il comportamento degli altri riguarda un aspetto irrisolto del nostro io.»
(Illumina il tuo lato Oscuro – Debbie Ford. Macro Edizioni 2012, p.61)


“Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte. Talvolta nell’oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato (…). Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all’esterno in questo modo, ma in uguale misura anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell’oggetto. L’introspezione nelle proprie proiezioni d’Ombra implica in primo luogo una umiltà morale e una intensa sofferenza. Invece l’introspezione nelle forme di proiezione dell’Animus e dell’Anima richiede, più che umiltà, soprattutto riflessione, nel senso di saggezza e umanità. Infatti quelle figure intendono sedurci e allontanarci dalla realtà, assorbendoci e conquistandoci. Chi non si impegna in questo non ha vissuto. Chi vi si perde non ha compreso nulla.”
(Marie Louise Von Franz – Rispecchiamenti dell’anima. Proiezione e raccoglimento interno nella psicologia di C. G. Jung)



«Per quel che ci è dato sapere, i contenuti inconsci “costellati” (vale a dire attivati) sono sempre proiettati, il che significa che o vengono scoperti in oggetti esterni o per lo meno vengono asseriti come esistenti fuori della propria psiche. Un conflitto rimosso e il suo tono affettivo devono riapparire da qualche parte. La proiezione causata dalla rimozione non è fatta coscientemente dall’individuo, ma sempre automaticamente, e non è riconosciuta come tale a meno che non intervengano condizioni del tutto particolari le quali costringano al ritiro di essa.
Il “vantaggio” della proiezione consiste nel fatto che ci si libera definitivamente (almeno in apparenza) di un conflitto penoso: ne divengono responsabili un’altra persona o circostanze esterne.»
(C.G.Jung – Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.70)


«Il mio amico Bill Spinoza (…) sostiene:
“Ciò con cui non riuscite ad essere non vi lascerà essere”.
Dovete imparare a consentire di esistere a tutto ciò che siete: se volete essere liberi, dovete essere capaci di “essere”.»
(Illumina il tuo lato Oscuro – Debbie Ford. Macro Edizioni 2012, p.22)


https://carljungitalia.wordpress.com/2014/06/08/la-proiezione-cio-che-vediamo-negli-altri-quanto-ci-appartiene/




martedì 12 agosto 2014

Giotto. Cappella della Scrovegni. I vizi e le virtù dipinti da Giotto nella Cappella della Scrovegni - Prudenza Evoca le vergini prudenti del vangelo, opposte alle vergini stolte; è la virtù dell’insegnante. Siede in cattedra, davanti a un libro. In una mano ha il compasso e nell’altra uno specchio: si guarda prudentemente alle spalle, imparando dalla tradizione. Ma quello specchio è anche un invito alla riflessione. [Questo il testo dell’iscrizione: Prudentia]


I vizi e le virtù dipinti da Giotto nella Cappella della Scrovegni - Prudenza
Evoca le vergini prudenti del vangelo, opposte alle vergini stolte; è la virtù dell’insegnante.
Siede in cattedra, davanti a un libro. In una mano ha il compasso e nell’altra uno specchio: si guarda prudentemente alle spalle, imparando dalla tradizione.
Ma quello specchio è anche un invito alla riflessione.
[Questo il testo dell’iscrizione: Prudentia]


mercoledì 16 aprile 2014

Rodney Collin. Un'abitudine caratteristica, diffondendosi gradualmente in tutti i lati della vita di un uomo, con il tempo diventa la sua principale debolezza. Per esempio, un uomo ha da una parte una tendenza ad essere timido e da un'altra una tendenza a essere meticoloso nell'esecuzione di piccoli compiti. Mentre è ancora un ragazzo egli acquista l'abitudine di desiderare di finire quello che sta facendo piuttosto che incontrare gli amici. Gradualmente gli comincerà a sembrare giusto e inevitabile finire anche il compito più semplice, prima di prendere un impegno. Inoltre, se non esiste nessun compito da svolgere, per ritardare il suo incontro con la gente, egli se ne inventerà uno. Ed alla fine succede che – del tutto letteralmente – egli non prende mai un impegno. Una tale debolezza principale può rovinare la vita di un uomo, gettarlo in dubbi senza fine, impedirgli di compiere qualsiasi cosa egli tenta di fare. E la cosa curiosa è che all'uomo stesso la sua debolezza può rimanere completamente sconosciuta e invisibile. Perché per lui ogni esempio sembrerà separato e inevitabile, e non gli capiterà mai di poter agire in qualche altra maniera. La debolezza principale è quindi costruita sulle abitudini, le abitudini sulle azioni involontarie, e le azioni involontarie su movimenti senza scopo.

Un'abitudine caratteristica, diffondendosi gradualmente in tutti i lati della vita di un uomo, con il tempo diventa la sua principale debolezza. Per esempio, un uomo ha da una parte una tendenza ad essere timido e da un'altra una tendenza a essere meticoloso nell'esecuzione di piccoli compiti. Mentre è ancora un ragazzo egli acquista l'abitudine di desiderare di finire quello che sta facendo piuttosto che incontrare gli amici. Gradualmente gli comincerà a sembrare giusto e inevitabile finire anche il compito più semplice, prima di prendere un impegno. Inoltre, se non esiste nessun compito da svolgere, per ritardare il suo incontro con la gente, egli se ne inventerà uno. Ed alla fine succede che – del tutto letteralmente – egli non prende mai un impegno.
Una tale debolezza principale può rovinare la vita di un uomo, gettarlo in dubbi senza fine, impedirgli di compiere qualsiasi cosa egli tenta di fare. E la cosa curiosa è che all'uomo stesso la sua debolezza può rimanere completamente sconosciuta e invisibile. Perché per lui ogni esempio sembrerà separato e inevitabile, e non gli capiterà mai di poter agire in qualche altra maniera.
La debolezza principale è quindi costruita sulle abitudini, le abitudini sulle azioni involontarie, e le azioni involontarie su movimenti senza scopo.
Rodney Collin


Se pensiamo al circolo della vita dell'uomo come ad una sfera, la sua essenza è la natura fisica dell'interno della sfera, la sua consistenza, densità, composizione fisica e così via. La sua personalità è allora qualcosa di immaginario che non esiste affatto nella sfera. Non ha ne spessore ne dimensione. Viene soltanto dall'esterno. E' come la luce dal mondo circostante che si riflette sulla superficie della sfera... Possiamo ottenere maggiore comprensione sulla natura della personalità, se capiamo che questa luce che l'uomo riflette è proprio quella che egli non assorbe. Quello che è più evidente in un uomo è quello che rifiuta, ed il particolare modo in cui lo rifiuta. Egli viene riconosciuto da quello che ancora non capisce, da quello che lo divide dal resto. Questa è la personalità. Quando egli capisce ed assorbe veramente qualcosa, questo entra in lui e diventa parte della sua essenza. Allora non appare più agli altri come la sua personalità, questo è lui e lui è questo. 
La separazione caratteristica della personalità è scomparsa.
Rodney Collin


martedì 8 aprile 2014

Neuroni a Specchio. simulare un atto nel cervello, equivale a compierlo, tranne che siamo impossibilitati da ragioni neurologiche. Si rammenta che Leonard Zelig è il personaggio creato da Woody Allen, nel film omonimo del 1983, vittima di una ignota malattia che si manifesta nella trasformazione psicosomatica dei tratti in conseguenza del contesto in cui si trova. Un uomo, quindi, che non ha un sé una personalità , semplicemente l'immagine proiettata degli altri, uno specchio che restituisce alle persone la propria immagine.. Bruno Bettelheim presente nel film nel ruolo di se stesso fornisce il seguente commento: "Se Zelig fosse psicotico o solo estremamente nevrotico, era un problema che noi medici discutevamo in continuazione. Personalmente mi sembrava che i suoi stati d'animo non fossero poi così diversi dalla norma, forse quelli di una persona normale, ben equilibrata e inserita, solo portata all'eccesso estremo. Mi pareva che in fondo si potesse considerare il conformista per antonomasia"». È in tale accezione di personalità adattivamente camaleontica, di trasformismo identitario dipendente dal contesto ambientale, che è stata coniata in Psichiatria la Sindrome di Zelig o Zelig Syndrome. La scoperta dei neuroni specchio ha fatto si che nei laboratori di Parma si affacciasse gente di teatro che si chiedeva come può uno sguardo o il gesto di allungare una mano o l’intonazione di una vocale possa provocare tanti tipi di risonanze nel nostro cervello. Lo stesso Rizzolatti ha riferito che con un gruppo di giovani attori del Piccolo hanno fatto uno studio sui mille significati del porgere una mela.L’attore muove i suoi muscoli e lo spettatore attiva i suoi neuroni specchio per interpretare il significato del gesto. Quale intenzione e sentimento c’è dietro, da quale possibile rapporto sono legati donatore e ricevente ed infine quali saranno gli effetti dello scambio?. Peter Brook ha osservato ironico:”con i neuroni specchio i neurologi hanno scoperto quello che gli attori avevano capito da sempre”.


Siamo proprio programmati per connetterci? Bateson aveva detto"nessuno“
Nessun uomo è ingegnoso o dipendente o fatalista nel vuoto. 
Una sua caratteristica, qualunque essa sia, non è propriamente sua, ma piuttosto di ciò che avviene tra lui e qualcos'altro (o qualcun altro). 
Allo stesso modo esitiamo ad ammettere che il nostro carattere è reale nella relazione. Noi astraiamo dalle esperienze di interazione e di differenza per dar vita a un sè che dovrà continuare (dovrà essere reale o cosale ) anche al di fuori della relazione.
G.Bateson,Verso un ecologia della mente.

Le scoperte delle neuroscienze, non possono che rendere ancor più irrefutabile l'asserzione batesoniana, allorquando sono sono stati individuati i cosiddetti neuroni specchio o mirror nel cervello umano dopo averli individuati nelle scimmie dall'equipe del prof Giacomo Rizzolatti a Parma nel 1992. 

Infatti è stato constatato con l’utilizzazione di un elettrodo della grandezza di un raggio laser, attraverso il quale è stato monitorato un singolo neurone di una persona cosciente, che esso si è attivato sia quando la persona si aspettava il dolore (una puntura di spillo) sia quando vedeva qualcun’altro subire una puntura di spillo: un’istantanea neurale dell’empatia primaria in azione
La ricerca sta dimostrando che detto meccanismo di rispecchiamento non è l’espressione di un riflesso meccanico di tipo pavloviano, ma è modulato e condizionato dalla storia idiosincratica dell’individuo e quindi dalla persona, che possiede quei particolari neuroni specchio nel suo cervello.

Basti l’esempio di un esperto danzatore che vede il filmato di un balletto: è chiaro, in questo caso, che il grado di attivazione di questo meccanismo neuronale, è molto più potente, di quello che si verifica nel cervello di una persona che non possiede quel grado di competenza motoria.

Molti neuroni specchio agiscono nella corteccia premotoria, che governa una serie di attività come parlare, muoversi, o semplicemente avere l’intenzione di fare qualcosa. Poiché essi sono adiacenti ai neuroni motori, fanno si che le aree del cervello preposte al movimento cominciano già ad attivarsi quando vediamo qualcuno compiere un certo gesto
Quando ripassiamo mentalmente un’azione (facciamo la prova di un discorso o ripassiamo un gioco o un allenamento per un’attività sportiva) nella corteccia premotoria si attivano gli stessi neuroni che entrerebbero in gioco se dovessimo realmente pronunciare quel discorso o attivarci per l’attività sportiva.
In altri termini simulare un atto nel cervello, equivale a compierlo, tranne che siamo impossibilitati da ragioni neurologiche.

Si rammenta che Leonard Zelig è il personaggio creato da Woody Allen, nel film omonimo del 1983, vittima di una ignota malattia che si manifesta nella trasformazione psicosomatica dei tratti in conseguenza del contesto in cui si trova. Un uomo, quindi, che non ha un sé una personalità , semplicemente l'immagine proiettata degli altri, uno specchio che restituisce alle persone la propria immagine.. Bruno Bettelheim presente nel film nel ruolo di se stesso fornisce il seguente commento: 
"Se Zelig fosse psicotico o solo estremamente nevrotico, era un problema che noi medici discutevamo in continuazione. Personalmente mi sembrava che i suoi stati d'animo non fossero poi così diversi dalla norma, forse quelli di una persona normale, ben equilibrata e inserita, solo portata all'eccesso estremo. Mi pareva che in fondo si potesse considerare il conformista per antonomasia"».
È in tale accezione di personalità adattivamente camaleontica, di trasformismo identitario dipendente dal contesto ambientale, che è stata coniata in Psichiatria la Sindrome di Zelig o Zelig Syndrome.
La scoperta dei neuroni specchio ha fatto si che nei laboratori di Parma si affacciasse gente di teatro che si chiedeva come può uno sguardo o il gesto di allungare una mano o l’intonazione di una vocale possa provocare tanti tipi di risonanze nel nostro cervello.

Lo stesso Rizzolatti ha riferito che con un gruppo di giovani attori del Piccolo hanno fatto uno studio sui mille significati del porgere una mela.L’attore muove i suoi muscoli e lo spettatore attiva i suoi neuroni specchio per interpretare il significato del gesto. 
Quale intenzione e sentimento c’è dietro, da quale possibile rapporto sono legati donatore e ricevente ed infine quali saranno gli effetti dello scambio?.
Peter Brook ha osservato ironico:”con i neuroni specchio i neurologi hanno scoperto quello che gli attori avevano capito da sempre”. 
E chissà se non l'aveva intuito anche Aristotele, che pietà e terrore generatrici della famosa catarsi negli spettatori che assistevano alla tragedia agita dagli attori, non era altro che quel magico e ineffabile legame cervello-cervello, attivato dai neuroni specchio, che avrebbe acceso in loro, lo stesso sentimento degli attori protagonisti.


mercoledì 26 marzo 2014

Byron Katie. Il mondo è la percezione che tu ne hai. Interno ed esterno coincidono sempre, sono il riflesso l'uno dell'altro. Il mondo è l'immagine speculare della tua mente. Se dentro di te provi caos e confusione, il tuo mondo esterno deve rifletterli. Devi vedere ciò in cui credi, perchè sei il pensatore confuso che guarda fuori e vede se stesso. Tu sei l'interprete di tutto e, se sei caotico, ciò che vedi e senti deve essere caos. Anche se Gesù o il Buddha stessero di fronte a te e ti parlassero, sentiresti solo delle parole confuse perchè l'ascoltatore sarebbe la confusione. Sentiresti solo quello che pensi che ti stiano dicendo e ti opporresti non appena la tua storia venisse minacciata.

“Se non cerchi la nostra approvazione, non potrai mai averla”: 
puoi veramente sapere che questo è vero? 
volte agisci come se fossi Dio, come se avessi bisogno di fare accadere le cose. 
Ho notato che le cose accadono con o senza di me, la gente mi approva o non lo fa. 
Non ha niente a che fare con me. Questa è veramente una buona notizia, 
poiché mi rende responsabile della mia felicità. 
Non mi lascia altro da fare che vivere la mia vita il più benevolmente e intelligentemente possibile. 
Se non lo noti e non sei pieno di gratitudine, lo capisco. 
Ho a che fare solo con me stessa, e questo è abbastanza per tutta una vita.

Byron Katie


Il mondo è la percezione che tu ne hai. Interno ed esterno coincidono sempre, sono il riflesso l'uno dell'altro. Il mondo è l'immagine speculare della tua mente. Se dentro di te provi caos e confusione, il tuo mondo esterno deve rifletterli. Devi vedere ciò in cui credi, perchè sei il pensatore confuso che guarda fuori e vede se stesso. Tu sei l'interprete di tutto e, se sei caotico, ciò che vedi e senti deve essere caos. Anche se Gesù o il Buddha stessero di fronte a te e ti parlassero, sentiresti solo delle parole confuse perchè l'ascoltatore sarebbe la confusione. Sentiresti solo quello che pensi che ti stiano dicendo e ti opporresti non appena la tua storia venisse minacciata.
Byron Katie


Volere che la realtà sia diversa dal modo in cui è, è come pretendere di insegnare a un gatto ad abbaiare. Puoi provare quanto vuoi, ma alla fine il gatto ti guarderà e dirà: “Miao”. Volere che la realtà sia diversa da quella che è, è impossibile. Puoi passare il resto della tua vita nel tentativo di insegnare a un gatto ad abbaiare.
Byron Katie


O sposiamo noi stessi o non c'è matrimonio. Questa è l'unica storia d'amore reale.
Io sono sposata interiormente con me stessa, mi amo ed è questo che proietto su tutti gli altri.
Sono un'amante di ciò che è e non voglio nient'altro. So soltanto che voglio essere qui con te adesso.
Io SONO qui con te: è così che so che voglio esserci. Non è stato programmato, sta semplicemente accadendo. Ti amo totalmente e tu non devi nemmeno partecipare, perciò non c'è nessun secondo fine nel "Ti amo". Non è meraviglioso? Posso amarti completamente e tu non hai niente a che fare con ciò. Non c'è niente che puoi fare per tenermi lontana dall'intimità che sperimento con te. Se hai una convinzione stressante riguardo al tuo partner ti sei separata da te stessa, hai divorziato da te stessa e quindi da lui, e questo fa male. Se, per avvicinarti al tuo partner, ti allontani da te, hai divorziato da te stessa.
Quando non abbiamo convinzioni su come dovrebbe essere la realtà, siamo davvero sposati e non fa male.
È interiore. All'infuori di questo, non c'è nessuna relazione.
Byron Katie


Come reagisci quando pensi di aver bisogno dell'amore degli altri?
Diventi schiavo della loro approvazione?
Vivi una vita non autentica perchè non sopporti il pensiero che possano disapprovarti?
Cerchi di capire come ti vorrebbero e tenti di adeguarti, come un camaleonte?
In questo modo non otterrai mai il loro amore.
Ti trasformi in un qualcuno che non sei e quando ti dicono:
"Ti amo" non puoi crederci, perchè amano una facciata.
Amano qualcuno che non esiste, la persona che fai finta di essere.
Cercare l'amore degli altri è duro, è letale. Nel cercarlo perdi ciò che è autentico.
Questa è la prigione che ci creiamo quando cerchiamo ciò che abbiamo già.
Byron Katie


Sono in grado di fare quello che avrei voluto che facessero i miei genitori?
So dare a me stessa ciò che volevo mi dessero i miei genitori?
Questo è il lavoro di una vita e alcuni di noi non sanno come farlo.
Ci aspettavamo che i nostri genitori lo sapessero.
Prendi tutto quello che avresti voluto che ti dessero, rigiralo e dallo a te stessa.
La vita è buona. Adesso ho me stessa e tutto quello che voglio dare a me lo do anche a te.
Che gioia! E' questo il dono che ho fatto a me stessa.
Ma, se prima non lo do a me, non posso darlo a te. E darlo a te è darlo al mio stesso sé.
Byron Katie




giovedì 20 febbraio 2014

Vasco Pratolini. Il Quartiere. Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio.


Eppure possiamo leggerci dentro al cuore l'uno con l'altro, seguirci in ogni strada o piazza e fra le mura delle nostre case di Quartiere. I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividerci le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte.
Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio. Ce ne siamo dette le ragioni un giorno lontano, con pugni e abbracci, muco sotto il naso: non c'è nulla che possa sfuggirci nell'affetto che ci lega. Lasciate che la finzione ci squassi, o la vita, col cuore che si fa grosso e noi che lo comprimiamo. Un giorno saremo ancora tutti assieme, seppure coi corpi consumati da contatti estranei. Ma i nostri corpi sono abituati a dormire su un materasso di foglie, a soffrire di geloni, si sono nutriti di cavolo e lampredotto, come volete che ci faccia paura ritrovarci un po' diversi in viso? Credete che non ci riconosceremo?
Vasco Pratolini. Il Quartiere.



Il pane del povero è duro, e non è giusto dire che dove c'è poca roba c'è poco pensiero. 
Al contrario. Stare a questo mondo è una fatica, soprattutto saperci stare.
Metello 





giovedì 30 gennaio 2014

Richard Feynman. L'universo intero in un bicchiere di vino - Richard Feynman Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie. Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!


Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino
Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». 
Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi.
Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie.
Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! 
Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!
Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino



«In generale, il procedimento per scoprire una nuova legge è questo: per prima cosa tiriamo a indovinare - non ridete è proprio così che facciamo - poi calcoliamo le conseguenze della nostra intuizione per vedere quali circostanze si verificherebbero se la legge che abbiamo immaginato fosse giusta. Infine confrontiamo i risultati dei nostri calcoli con la natura, con gli esperimenti, con l'esperienza, con i dati dell'osservazione, per vedere su funziona. Se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. In questa piccola affermazione c'è la chiave della scienza. Non importa quanto bella sia la tua intuizione, non importa quanto intelligente sia la persona che l'ha formulata o quale sia il suo nome, se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. E' tutto qui. Ora immaginate di aver avuto una buona intuizione, e di aver calcolato che tutte le conseguenze della vostra premessa sono in accordo con gli esperimenti, la teoria allora è giusta? No, semplicemente non si è potuto dimostrare che sia sbagliata perché in futuro, un numero maggiore di esperimenti potrebbe scoprire qualche discrepanza e la teoria si rivelerebbe sbagliata. E' per questo che le leggi di Newton per il moto dei pianeti sono rimaste valide per così tanto tempo. Newton ha ipotizzato la legge della gravitazione, con questa ha calcolato i moti dei pianeti e li ha confrontati con gli esperimenti. Ci sono volute diverse centinaia di anni prima che un minuscolo errore nel moto di Mercurio fosse osservato. Durante tutto quel periodo nessuno era stato in grado di dimostrare che la teoria fosse sbagliata e poteva essere considerata temporaneamente giusta. Ma una teoria non può mai essere dimostrata giusta, perché le osservazioni di domani possono svelare che quello che credevamo giusto era in realtà sbagliato. Per cui non abbiamo mai la certezza di essere nel giusto, possiamo essere sicuri solo di esserci sbagliati».

Richard Phillips Feynman (1918 – 1988), scienziato statunitense, premio Nobel per la fisica.




domenica 1 dicembre 2013

Eva-Maria Zurhorst. Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi. L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi.

Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi
L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi
Non importa chi incontrate, alla fine incontrate voi stessi. [...]
Per questo potete, secondo la mia esperienza, tranquillamente restare con l'attuale partner - non importa quanto fastidiosa vi sembri questa situazione. Proprio là, dove vi sembra di essere arrivati a un punto morto, dove la relazione vi sembra fredda, carica di rabbia, piena di odio o ripugnante, c'è molto da fare - e precisamente dentro di voi.
Eva-Maria Zurhorst (psicoterapeuta)

venerdì 16 agosto 2013

Miguel De Unamuno. Generalmente ciò che detestiamo negli altri lo detestiamo perché lo sentiamo anche nostro. Non ci danno fastidio i difetti che noi non abbiamo.


Generalmente ciò che detestiamo negli altri lo detestiamo perché lo sentiamo anche nostro.
Non ci danno fastidio i difetti che noi non abbiamo.
Miguel De Unamuno


Coloro che ritengono di credere in Dio, ma senza la passione nei loro cuori, l'angustia nel pensiero, senza incertezze, senza dubbi, senza un elemento di disperazione anche nella loro consolazione, credono solo nell'Idea di Dio, non in Dio stesso.
Miguel De Unamuno (29 settembre 1864 – 31 dicembre 1936


«Una tavola? Ma la tavola sono io stesso;
non ne ho bisogno perché galleggio su codesto oceano del quale tu
parli, e che altro non è che Dio.
L’uomo fluttua in Dio senza bisogno d’una tavola;
anzi, l’unica cosa che desidero è proprio di toglierti quella tavola per lasciarti solo, darti coraggio e farti sentire che galleggi.
Una base obiettiva, dici? Che roba è? Vuoi per te un obiettivo migliore di te stesso? Occorre gettare gli uomini in mezzo all’oceano e toglier loro ogni tavola e far sì che imparino ad essere uomini, a stare a galla»
M. De Unamuno, Vita di Don Chisciotte e Sancio Panza


 



sabato 2 febbraio 2013

Doreen Virtue. La guida degli angeli. Quando invii amore verso qualcuno per il quale provi risentimento, la “guarigione” avviene su tre livelli:




Quando il comportamento di qualcuno 
ti causa dolore, potresti nutrire risentimento 
nei suoi confronti. Tuttavia non fai altro 
che ferire te stesso, 
poiché il risentimento abbassa l’energia, 
l’entusiasmo e l’efficienza. 
Ogni parola o gesto scortese 
che quell’individuo ha avuto per te 
è un riflesso della sua persona; 
il suo comportamento 
non è un’affermazione sul tuo vero Io. 
Quando le persone agiscono in modo scortese, 
allontanano la luce 
e l’amore dalla loro vita 
e attraggono esperienze 
che tendono ad alimentare la loro insoddisfazione. 
Più le persone sembrano sgradevoli, più hanno bisogno di amore, che cura l’infelicità e instilla il calore nei loro cuori. Questo non significa che devi stare in compagnia di coloro che sembrano comportarsi in modo scortese nei tuoi confronti. Puoi inviare da lontano pensieri d’affetto e raggiungere comunque il tuo obiettivo. Quando invii amore verso qualcuno per il quale provi risentimento, la “guarigione” avviene su tre livelli: 
1) ti libera dal dolore e dal tormento della rabbia. 
2) spezza gli schemi indesiderati, poiché tu attrai ciò che pensi. 
3) aiuta a guarire l’altra persona. 
Quindi, perdona. 
Il beneficio che ne trarrai supererà qualsiasi piacere derivante dal covare risentimento. Perdona e sii libero
! 
Doreen Virtue, La guida degli angeli



l'importante è l'impermeabilità e la tecnica estraniante..allora perdonare è facile, anzi , il problema non esiste.

esercizi per scaricare la rabbia?...andare in montagna se si può e urlare? ....andare in un bosco prendere un bastone e picchiare forte su un tronco visualizzando ciò che ci ha ferito?? Qualcuno ha altri metodi sani per scaricare senza picchiare qualcuno?


Tanya Rosabianca: meglio picchiare un cuscino, un albero è comunque un essere vivente e ci può aiutare meglio abbracciandolo. Un cuscino può assorbire tutto il tuo rancore, invece. Puoi anche urlare, magari in auto per non farti sentire da altri. Puoi scrivere e raccontare tutta la tua rabbia, e poi bruciare il foglio e magari farci pipì sopra. Puoi sputare in terra quando incontri una persona spregevole, anche se questo non è molto femminile, però tutto aiuta.

iancarlo...capito cmq dicevo picchiare su un tronco secco nn un albero vivo

Tu perdoni la persona..ma non serve che tieni la porta aperta..la porta la chiudi ugualmente..il tuo perdono lo dai per te stesso..lo fai per te..perdoni la persona..guarisci dalla sofferenza tu.

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