Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l'omicidio
rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all'aria.
Ora risponderò io stesso alla mia domanda. Sta' a sentire. Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi propri fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. Né la ricchezza, né il lusso, né una vita lunga, né la felicità hanno un vero interesse per noi; ci interessa soltanto il potere, il potere puro. Ti dico subito ciò che significa potere puro. La differenza tra noi e le oligarchie del passato consiste in questo, che noi sappiamo quel che facciamo. Tutti gli altri, anche quelli che ci rassomigliano più da vicino, erano tutti vili e ipocriti. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si avvicinarono molto ai nostri metodi, ma non ebbero mai il coraggio di dichiarare apertamente i loro motivi, le loro ragioni. Essi pretesero, e forse perfino credettero, d'essersi impadroniti del potere contro la propria elezione e iniziativa, e per un tempo limitato, e che all'angolo della strada ci fosse un paradiso nel quale gli uomini potessero essere liberi e uguali. Noi siamo tutt'altra cosa. Noi sappiamo benissimo che nessuno s'impadronisce del potere con l'intenzione di abbandonarlo in seguito. Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. Cominci a capirmi ora?
George Orwell, 1984
Non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. Capisci cosa intendo dire con queste parole?» O’Brien accennò un sorriso: «… Non ho forse detto che siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell’obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l’eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo.
George Orwell,1984
“
Tutte le convinzioni, i costumi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo sono stati in realtà programmati. […] Una rivolta vera e propria, o qualcosa che si avvicini a essa, è al momento impossibile. Da parte dei proletari, in particolare, non vi è nulla da temere: abbandonati a se stessi, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è.
Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.”
George Orwell, 1984
Quel che ti succede qui ora, resta per sempre. Cerca di capirlo bene prima.
Noi ti faremo scendere fino a un punto dal quale non c’è più alcuna possibilità di risalire.
Ti accadranno cose dalle quali tu non riuscirai a guarire anche se dovessi vivere mille anni.
Tu non sarai mai più capace di comuni sentimenti umani. Ogni cosa sarà morta dentro di te.
Tu non sarai mai più capace di sentire amore, amicizia, gioia di vivere, di ridere, di sentire curiosità, onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a che tu non sia completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi.
George Orwell, 1984
Julia restò per qualche attimo a riflettere. <<Non lo possono fare>> disse infine. <<E’ l’unica cosa che non possono fare. Possono farti dire tutto, tutto, ma non possono obbligarti a crederci. Non possono entrare dentro di te.>> <<No>> disse Winston un po’ rinfrancato, <<no, quel che dici è verissimo, non possono entrare dentro di te. Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli.>> […] Potevano portare allo scoperto, fino all’ultimo dettaglio, tutto ciò che avevate detto, fatto o pensato, ma ciò che giaceva in fondo al cuore e che seguiva percorsi sconosciuti anche a voi stessi, restava inespugnabile.
George Orwell, 1984
Quelli che hanno di fronte alla guerra l’atteggiamento più chiaro e razionale sono le popolazioni asservite dei territori contesi. Ai loro occhi la guerra non è altro che una continua calamità che passa e ripassa sui loro corpi come l’onda di una marea. Chi vinca li lascia del tutto indifferenti. Essi sanno bene che un mutamento nell’identità dei dominatori significa soltanto che faranno le stesse cose di prima per padroni che li tratteranno nello stesso modo dei precedenti.
George Orwell, 1984
'Quel libro lo affascinava o, per meglio dire, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava niente di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva.
Diceva delle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei suoi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma immensamente più poderosa, più sistematica, meno condizionata dalla paura.
I libri migliori sono quelli che ci dicono quello che sappiano già.
George Orwell, 1984
L'ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare.
L'ortodossia è inconsapevolezza.
George Orwell, 1984
Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo.
La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi.
Ti rendi conto che sei solo?
Tu sei fuori della storia, tu non esisti.
George Orwell, 1984
"Tu credi che la realtà sia qualcosa di obiettivo, di esterno, che esista in sé stessa…
Ma io ti dico, Winston, che la realtà non è esterna.
La realtà esiste solo nella mente umana, e da nessun’altra parte."
George Orwell, 1984
Il vocabolario neolinguistico è stato concepito in modo tale da esprimere esattamente solo il senso che un membro del partito possa correttamente desiderare di esprimere, escludendo tutti gli altri significati ed impedendo la possibilità di immaginare altre accezioni con metodi indiretti. Ciò è stato ottenuto in parte mediante l'invenzione di nuove parole, ma soprattutto eliminando le parole indesiderabili e spogliando le parole approvate di qualsiasi significato non ortodosso, e per quanto possibile dei significati secondari. Per fare un solo esempio. La parola 'libero' esiste ancora nella neolingua, ma può usarsi esclusivamente in locuzioni quali: 'Questo cane è libero da pidocchi' oppure 'Questo campo è libero da erbacce'. Non è più utilizzata nell'antica accezione di 'politicamente libero' o 'intellettualmente libero' dal momento che la libertà politica e intellettuale non esistono più neanche a livello concettuale, quindi: nessun concetto, nessun nome...
George Orwell
“In conformità ai principi del bipensiero, non ha importanza che la guerra ci sia davvero o che, essendoci la vittoria, sia impossibile. Lo scopo della guerra non è la vittoria ma la continuità.
Lo scopo della guerra è la distruzione da quanto prodotto dal lavoro umano.
Una società gerarchica è possibile solo sulla base della povertà e dell’ignoranza.
Come principio lo sforzo bellico è sempre programmato per tenere la società alla soglia della fame.
La guerra è scatenata dal gruppo dominante contro i suoi stessi soggetti. E lo scopo non è la vittoria contro l’Eurasia o l’Estasia, ma di far rimanere intatta la struttura della società.”
"Se il Partito poteva impossessarsi del passato fino a dire, di questo o quell'altro avvenimento, "non è mai successo"... non era più spaventoso che soltanto la tortura o la morte? Il Partito diceva che l'Oceania non era mai stata alleata dell'Eurasia. Lui, Winston, sapeva che l'Oceania era stata alleata dell'Eurasia appena quattro anni prima. Ma dove esisteva quella nozione? Solo nella sua coscienza, la quale, in ogni caso, doveva essere presto annullata. E se tutti gli altri accettavano quella menzogna che il Partito imponeva (se tutti i documenti imponevano la stessa storiella), la menzogna diventava verità e passava alla storia. "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato". Eppure il passato, sebbene mutevole per la sua stessa natura, non era mai stato mutato. Tutto ciò che era vero allora, rimaneva vero da sempre e per sempre. Era semplicissimo. Tutto quel che si richiedeva era soltanto una serie infinita di vittorie sulla propria stessa memoria. "Controllo della realtà", lo chiamavano: e in neolingua bipensiero"
George Orwell, 1984
..."tenerli sotto controllo non era un problema.. persino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento - che talvolta pure accadeva - questo scontento non aveva sbocchi perché, privi come erano d'una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie.. in realtà non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi".
George Orwell, 1984
Era un pò curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì.
E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente… dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti uguali, ignari dell’esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi…
George Orwell, 1984
Si diceva che il Ministero della Verità contenesse tremila stanze al di sopra del livello stradale e altrettante ramificazioni al di sotto. Sparsi qua e là per Londra vi erano altri tre edifici di aspetto e dimensioni simili. Facevano apparire talmente minuscoli i fabbricati circostanti, che dal tetto degli Appartamenti Vittoria li si poteva vedere tutti e quattro simultaneamente. Erano le sedi dei quattro Ministeri fra i quali era distribuito l'intero apparato governativo: il Ministero della Verità, che si occupava dell'informazione, dei divertimenti, dell'istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pace, che si occupava della guerra; il Ministero dell'Amore, che manteneva la legge e l'ordine pubblico; e il Ministero dell'Abbondanza, responsabile per gli affari economici. In neolingua i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamor e Miniabb.
Fra tutti, il Ministero dell'Amore incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d'acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lunghi manganelli.
Winston si girò di scatto. Il suo volto aveva assunto quell'espressione di sereno ottimismo che era consigliabile mostrare quando ci si trovava davanti al teleschermo.
George Orwell, 1984
La ragazza si fermò e si girò.
«Eccoci qua» disse.
Era di fronte a lui, a diversi passi di distanza, ma anche ora Winston non osava accostarsi a lei.
«Non ho aperto bocca lungo il sentiero» proseguì la ragazza, «per paura di qualche microfono nascosto. Non credo che ce ne siano, ma non si può mai sapere. C'è sempre la possibilità che uno di quei porci riconosca la tua voce. Qui siamo al sicuro.»
Winston ancora non osava avvicinarsi a lei.
«Siamo al sicuro?» ripeté stupidamente.
«Sì. Osserva gli alberi.» Erano frassini minuscoli, che qualche volta dovevano essere stati tagliati ma poi, ricrescendo, avevano dato vita a una sorta di foresta di pali sottili come il polso di una mano. «Piantarvi dei microfoni è impossibile. E poi, sono già stata qui.»
Fino a quel momento, si erano limitati a parlare, ma Winston era riuscito ad andarle un po' più vicino. La ragazza gli stava davanti, quasi sull'attenti, con un sorriso vagamente ironico sulla bocca, come a chiedergli che cosa stesse aspettando. Le campanule erano adesso sparpagliate al suolo, quasi fossero cadute da sole. Winston le prese la mano.
«Forse non ci crederai» disse, «ma fino a questo momento non sapevo nemmeno di che colore fossero i tuoi occhi.» Notò che erano marroni, di una tonalità piuttosto chiara, mentre le ciglia erano nere. «E tu, adesso che mi hai visto come sono veramente, riesci ancora a guardarmi?»
«Certo, che ci riesco.»
«Ho trentanove anni, una moglie di cui non posso liberarmi, le vene varicose, cinque denti falsi.»
«Per me tutto questo non ha la benché minima importanza» disse la ragazza. [...]
Quel corpo giovane e forte, ora indifeso nel sonno, destò in lui un sentimento di protezione, di compassione, ma quella tenerezza incondizionata, che aveva provato sotto il nocciolo mentre il tordo cantava, non l'aveva più sentita. Spostò la tuta e restò a guardare attentamente i suoi fianchi morbidi e bianchi.
Una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era spazio né per il puro amore né per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l'orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.
George Orwell, 1984
Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile. Agenti di Psicopolizia s'infiltravano fra loro, diffondendo false notizie e individuando, per poi eliminarli, quei pochi che davano l'impressione di poter diventare pericolosi. Non si faceva nulla, però, per inculcare in loro l'ideologia del Partito. Non era auspicabile che i prolet avessero forti sentimenti politici. Da loro non si richiedeva altro che un po di patriottismo primitivo al quale poter fare appello tutte le volte in cui era necessario fargli accettare un prolungamento dell'orario di lavoro o diminuire le razioni di qualcosa. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com'erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.
George Orwell, 1984
Un essere umano è innanzitutto un sacco per metterci il cibo dentro, le altre funzioni e facoltà possono anche essere più divine, ma in ordine di importanza vengono dopo. Un uomo muore e viene sepolto, e tutte le sue parole e le sue azioni vengono dimenticate, ma il cibo che ha mangiato continua a vivere dopo di lui nel suono dei suoi figli, o nelle sue ossa marcie. Penso che si potrebbe plausibilmente sostenere che i cambiamenti di dieta sono più importanti dei cambiamenti di dinastia o addirittura di religione .... Eppure è curioso come venga riconosciuta raramente l'importanza del cibo. Si vedono dappertutto statue erette ai politici, ai poeti, ai vescovi, ma nessuna ai cuochi o ai salumieri o agli ortolani.
George Orwell. La strada di Wigan Pier
Grattate il pacifista medio e troverete il nazionalista fanatico.
Il borghese membro dell'Independent Labour Party e il barbuto bevitore di succhi di frutta sono anima e corpo per una società senza classi fino a quando vedano il proletario attraverso un telescopio alla rovescia; costringeteli a un reale contatto con un proletario – fate che si prendano a pugno con un pescaiolo ubriaco, un sabato sera, per esempio saranno capaci di ripiegare sul più banale snobismo borghese. »
George Orwell. La strada di Wigan Pier - Mondadori 2015 - (cap. X, p. 182)
“La strada di Wigan Pier” libro pubblicato nel 1937, è un volume di forte impronta socialista dove sono affrontati i temi della disoccupazione e delle condizioni dei minatori inglesi.
Il libro nasce dall’indagine che Orwell dovette svolgere su commissione del Left Book Club, un’associazione filo socialista, nelle zone colpite dalla depressione economica.
Il tema dominante di questo libro, tema peraltro comune a molti suoi scritti, è la difesa del proletariato, dei deboli e della libertà individuale. Ritroviamo inoltre il tema del classismo: Orwell, avvalendosi di elementi e racconti autobiografici, sottolinea quanto sia difficile se non impossibile abbattere il muro delle “caste”. Secondo lo scrittore il sistema classista inglese non è del tutto spiegabile in termini monetari ma si tratta a tutti gli effetti un sistema di “casta” che lui paragona a “un moderno villino mal costruito e infestato da fantasmi medievali”.
Sempre citando il saggio di Franco Garnero “il socialismo di Orwell si riassume in definitiva nella formula del proclama di The Road to Wigan Pier, “giustizia” e “libertà”, che è poco definita sul piano politico ma esprime con forza esigenze ben circostanziate su quello morale. In fondo il suo conservatorismo non è che il desiderio di moralizzare la politica e l’economia”.
In effetti, Orwell è per certi versi contraddittorio quando da un lato auspica il superamento della divisione in classi della società ma dall’altro ha paura che questo accada a discapito delle qualità più distintive della classe borghese alla quale appartiene. (da: Nove Muse )
Fu presto notato che
quando c’era lavoro da fare il gatto era introvabile.
Spariva per ore intere per riapparire al momento dei pasti e la sera a lavoro terminato, come se niente fosse stato. Ma portava sì eccellenti scuse e faceva le fusa tanto gentilmente che
era impossibile non credere alle sue buone intenzioni.
George Orwell, La fattoria degli animali
"
Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno.
Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro.
Durante la primavera e l'estate lavorarono sessanta ore la settimana, e in agosto Napoleon annunciò che ci sarebbe stato lavoro anche nel pomeriggio della domenica. Questo lavoro sarebbe stato assolutamente volontario; chi se ne fosse astenuto però avrebbe avuta ridotta di metà la sua razione."
George Orwell, "La fattoria degli animali"
Il signor Jones, della Fattoria Padronale, aveva chiuso a chiave i pollai per la notte, ma era troppo ubriaco per ricordarsi di fissare anche gli sportellini. Col cerchio di luce della sua lanterna che ballonzolava da una parte all'altra, attraversò con passo malfermo il cortile, si sbarazzò a calci degli stivali sulla porta del retro, si spillò un ultimo bicchiere di birra dal barilotto nel retrocucina e poi salì fino in camera da letto, da dove la signora Jones già russava.
George Orwell, "La fattoria degli animali" Ed. Mondadori
L'Uomo è l'unico vero nemico che abbiamo.
Eliminiamolo dalla scena , e la causa prima della fame e del superlavoro sarà abolita per sempre.
L'Uomo è l'unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali . Li fa lavorare e in cambio concede loro il minimo necessario alla sussistenza, tenendo il resto per sè. il nostro lavoro dissoda la terra , il nostro escremento la fertilizza , tuttavia non c'è fra noi chi possegga altro che la nuda pelle. [.....] RIBELLIONE:
Questo è il messaggio che vi lascio. Tenete lo sguardo fisso su questo obiettivo per tutto il breve tempo che vi resta da vivere. E ricordate , la vostra determinazione non dovrà mai vacillare. Non fatevi sviare dalle chiacchiere . Se vi diranno che l'Uomo e gli animali hanno gli stessi interessi , che la prosperità dell'uno è la prosperità degli altri, non ascoltate: SONO TUTTE MENZOGNE.
L'Uomo non bada agli interessi di nessun'altra creatura , ma solo ai propri.
E fate che tra noi animali ci sia perfetta unione , perfetta comunanza nella lotta . Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni.
George Orwell, La fattoria degli animali
Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni... nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali.
George Orwell, La fattoria degli animali.
"Un maiale stava camminando sulle gambe posteriori. Sì, era Clarinetto. [...] Poco dopo, dalla porta della casa colonica uscì una lunga schiera di maiali: tutti camminavano sulle gambe posteriori [...] Infine [...] uscì lo stesso Napoleone, maestosamente ritto, gettando alteri sguardi all'ingiro, coi cani che gli saltavano attorno. [...] i maiali presero dal guardaroba gli abiti del signor Jones e li indossarono e fu visto Napoleone in giacca nera, pantaloni e scarpe di cuoio, mentre la sua scrofa favorita vestiva l'abito di seta che la signora Jones portava la domenica."
George Orwell,"La Fattoria degli Animali"
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili.
Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali.
Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo,
dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo,
ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
George Orwell, La Fattoria degli Animali
Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro.
George Orwell, La fattoria degli animali
L'uomo è l'unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.
George Orwell, La fattoria degli animali
Tutti gli animali erano presenti [...] quando vide che tutti si erano bene accomodati e aspettavano attenti, Il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò: "Compagni, già sapete dello strano sogno che ho fatto la notte scorsa, ma di ciò parlerò più tardi [...]
Ora, compagni, di qual natura è la nostra vita? Guardiamola: la nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all'estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. [...]
La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità. Fa forse ciò parte dell'ordine della natura? [...] Perchè allora dobbiamo continuare in questa misera condizione?
George Orwell. La Fattoria degli Animali
I maiali erano riusciti a concretare i principi dell'Animalismo in Sette Comandamenti.
Questi Sette Comandamenti sarebbero stati scritti sul muro; avrebbero così formato una legge inalterabile secondo la quale tutte le bestie della Fattoria degli Animali avrebbero dovuto vivere da quel momento per sempre.
George Orwell, La Fattoria degli Animali
I Comandamenti furono scritti su un muro incatramato, a grandi lettere bianche che si potevano leggere alla distanza di trenta metri. Eccone il testo: I SETTE COMANDAMENTI
1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
2) Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico
3) Nessun animale vestirà abiti.
4) Nessun animale dormirà in un letto.
5) Nessun animale berrà alcolici.
6) Nessun animale ucciderà un altro animale.
7) Tutti gli animali sono eguali."
George Orwell. La Fattoria degli Animali
“Come si faceva a sapere quanto c’era di vero e quanto di falso?
Poteva perfino darsi che oggi l’uomo medio vivesse in condizioni migliori di quelle antecedenti la Rivoluzione. La sola prova contraria era offerta da quella muta protesta che si levava da ogni fibra del vostro essere, dall’
impressione istintiva che la vostra esistenza si svolgeva in condizioni intollerabili e che in passato doveva essere stato diverso. Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso d’insicurezza che si avvertiva, quanto
quel vuoto, quell’apatia incolore. A guardarsi intorno, ci si rendeva conto che
la vita non aveva nulla in comune, non solo con quel torrente di menzogne che fluiva dai teleschermi, ma nemmeno con il programma ideale del Partito. Anche per un membro del Partito, infatti, gran parte della vita era un fatto puramente neutro, che non aveva in sé niente di politico:
solo un mesto sgobbare, una lotta al coltello per un posto a sedere in metropolitana, …"
George Orwell, 1984
Sui soldi, sui francobolli, sulle copertine dei libri, sulle bandiere, sui cartelloni e sui pacchetti di sigarette [...] da per tutto. Gli occhi avrebbero guardato sempre e la voce avrebbe risuonato sempre. Da svegli o mentre si dormiva, mentre si mangiava o beveva, dentro casa o fuori, nel bagno, a letto [...] non c'era modo di sfuggirle. Nulla si possedeva di proprio se non pochi centimetri cubi dentro il cranio".
George Orwell, 1984
Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato [...]. Credi davvero che il passato abbia un'esistenza reale? [...]. Il passato esiste forse concretamente nello spazio? C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? [...] dove esiste il passato, seppure esiste?". "Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E nella mente. Nella memoria degli uomini.
George Orwell. 1984
Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio. […] Ancora una volta si chiese per chi stesse scrivendo il suo diario. Per il futuro, per il passato, per un’epoca che poteva essere del tutto immaginaria. E davanti a lui non si parava la morte ma l’annientamento. […] Come potevate rivolgervi al futuro quando di voi non sarebbe sopravvissuta, fisicamente, la benché minima traccia, nemmeno una parola, scribacchiata su un pezzo di carta? […] Egli era un fantasma isolato, che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udito, ma finché avesse continuato a proclamarla, in un qualche misterioso modo l’umana catena non si sarebbe spezzata. Non era facendosi udire che si salvaguardava il retaggio degli uomini, ma conservando la propria integrità mentale.
George Orwell, 1984
Tirare avanti, giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, dilatare il più possibile un presente che non aveva futuro, sembrava ad entrambi un istinto incontrollabile, come fanno i polmoni, che continuano a inspirare aria finché ce n’è.
George Orwell, 1984
Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita.
Era riuscito a trionfare su se stesso.
Ora amava il Grande Fratello.
George Orwell 1984
“Prese il libro di storia per bambini e
guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era
come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi.
Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava
il Partito. La visione del mondo che lo informava
negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna.”
George Orwell, 1984