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martedì 22 aprile 2014

Ralf Dahrendorf. Le domande sono delle spinte alla decisione, che ci vengono poste dalla vita. Per quanto possiamo essere fantasiosi o disperati, non possiamo sottrarci ad esse. Anche quando facciamo a meno di dare una risposta alle domande, diamo una risposta carica di conseguenze. Le domande sono là e si impongono a noi, che lo vogliamo o no. I problemi al contrario li creiamo noi stessi. Essi non soltanto sono un prodotto degli uomini – lo sono anche le domande – ma in certo modo sono sempre un prodotto di colui che aspira alla loro soluzione. A differenza delle domande, essi sono costruiti in proprio, e in questo senso sono artificiali. Noi possiamo scioglierli o no; in linea di principio possiamo anche lasciarli stare, addirittura dimenticarcene, senza che essi ci perseguitino. Le domande caratterizzano il mondo della prassi, i problemi quello della teoria.

Le domande sono delle spinte alla decisione, che ci vengono poste dalla vita
Per quanto possiamo essere fantasiosi o disperati, non possiamo sottrarci ad esse. 
Anche quando facciamo a meno di dare una risposta alle domande, diamo una risposta carica di conseguenze. 
Le domande sono là e si impongono a noi, che lo vogliamo o no.
I problemi al contrario li creiamo noi stessi. Essi non soltanto sono un prodotto degli uomini – lo sono anche le domande – ma in certo modo sono sempre un prodotto di colui che aspira alla loro soluzione.
A differenza delle domande, essi sono costruiti in proprio, e in questo senso sono artificiali. Noi possiamo scioglierli o no; in linea di principio possiamo anche lasciarli stare, addirittura dimenticarcene, senza che essi ci perseguitino. Le domande caratterizzano il mondo della prassi, i problemi quello della teoria.
Ralf Dahrendorf



sabato 25 gennaio 2014

Emanuele Severino. Società della Tecnica e tramonto del capitalismo. Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!

Umberto Galimberti. Il segreto della domanda.
"Le domande non chiedono risposte -quasi sempre inessenziali- ma chiedono di essere radicalizzate. 
Solo procedendo in questo modo si può arrivare all'intima essenza della domanda. [...]
Ma soprattutto la risposta alle domande deve essere innanzitutto una formulazione corretta di queste domande, perché a risposte mal formulate seguono risposte inadeguate".
Umberto Galimberti








Elisabetta Di Benedetto

Non sempre una domanda chiede una risposata. 
Spesso chiede di essere dispiegata, affinché ceda quello che ha di più essenziale e dischiuda i riferimenti che si aprono quando ci si appropria di ciò che segretamente custodisce. 
La risposta è solo l'ultimissimo passo del domandare






VINCENZO ALVINO

Come darti torto, d'altronde l'abisso sull'orlo del quale poggia l'essere dell'uomo è proprio nel paradosso di avere una ragione che serve però a porgli domande alle quali non può trovare risposte, questioni che non può risolvere. In questo senso ha ragione Lacan quando evidenzia la natura traumatica del linguaggio, quella struttura significante nel quale è il fondamento del nichilismo trascendentale secondo il pensiero debole.




La tecnica non ha scopi, la tecnica ha in vista solo il suo auto potenziamento
Umberto  Galimberti







Ombra mare

Concordo con Galimberli quando dice che la democrazia non è mai esistita:
dalle polis alle forme politiche di oggi: Demagogia.








Andrea Grieco

A proposito di progresso e di storia, cadono a proposito due citazioni di Cioran: 
"Il progresso non è nient'altro che uno slancio verso il peggio"; 
"La storia? Occasione offerta ai popoli per screditarsi a turno".

Sicuramente rispondenti a verità i discorsi intorno ai temi trattati; e interessante inoltre l'impostazione degli argomenti. Tuttavia a me sembra che il Prof. abbia mischiato considerazioni di natura trascendente con quelle più specificamente immanenti, o, se vogliamo, abbia confuso argomenti di carattere metafisico con quelli storico-sociali. Inoltre, dà una lettura del cristianesimo che elude totalmente il suo messaggio etico più profondo e vero (chi ha letto Schopenhauer si può rendere conto).




Le affermazioni di Cioran contengono delle verità alle quali forse crediamo io, lei e pochi altri, ma la maggior parte della gente è accecata da questo finto progresso tecnico/scientifico proposto dal sistema, e lo considera un dogma. Oggi non ci si rende conto che la tecnica porta ad un cambiamento quantitativo dei mezzi di produzione e della loro efficienza produttiva e non qualitativo della condizione umana, come dice il prof Galimberti.
Lei cosa ne pensa dell'interpretazione del Prof riguardo la presunta "carica ottimistica" che l'avvento del cristianesimo avrebbe portato in occidente? E cosa ne pensa in generale del pensiero di Galimberti (ad esempio questo suo richiamo frequente alla cultura greca e alla sua "tragicità" dipesa dalla sua diversa concezione della vita e soprattutto della morte)?



Sull'interpretazione che ha dato, nella fattispecie, del cristianesimo, Galimberti (che del resto gode di tutta la mia stima) è fuori tema. C'è da dire in effetti che sul cristianesimo è duemila anni che c'è una confusione inaudita, aggravata anche dal fatto che è stato accorpato al cattolicesimo di cui si fa portavoce la chiesa romana. Tuttavia se andiamo al suo nocciolo e consideriamo lo spirito del suo messaggio etico quale traspare dai vangeli e ancora di più dalla mistica cristiana, esso non può che essere pessimista, considerare cioè questo mondo come inficiato dal male e dalla sofferenza e che esige dunque una redenzione. Il simbolo della croce del resto è eloquente; e il Cristo è appunto il redentore venuto a salvare l'umanità incapace, attraverso la presa su di sé del dolore del mondo. Questo è il nucleo del messaggio cristiano, che non è storico, bensì etico-metafisico. La cultura greca, a parte Platone, Pitagora e i tragici, si poneva di fronte alla vita con un atteggiamento etico essenzialmente ottimista che non ha nulla a che vedere evidentemente con la nostra concezione odierna. I greci erano ben lontani dal racchiudere ad esempio, nel concetto di anima, il significato morale di salvezza, ma parlavano di anima come ente depositario di conoscenza razionale ecc.. La svolta si è avuta col cristianesimo in particolare con S. Agostino.


Un'intervista video su "Il segreto della domanda" che diventa occasione per discutere delle tematiche care a Galimberti: dalla morte di dio al nichilismo, alla fine della storia al dominio della tecnica...


http://youtu.be/mvrwV8bIvJA





Emanuele Severino - Società della Tecnica e tramonto del capitalismo...



« Si tratta di capire che la costruzione e la distruzione hanno la stessa anima» .
Emanuele Severino


Eldo Stellucci:
...chiedersi in tutto questo processo di 'evoluzione' antropica che fine fa il riconoscimento e il significato dell'alterità e della relazione? Alienazione e/o annullamento di ogni significato a partire da quello fondamentale che conosciamo come la 'morte di Dio'?





Nietzsche uccidendo Dio ha liberato l'uomo, ma chi riuscirà ha sostenerne il peso? [...]
Dionisio contro il Crocifisso....











Andrea Grieco

Si può dire con certezza che la tecnologia se, da un lato, migliora la vita dell'uomo nel suo complesso, dall'altro, peggiora il suo spirito fino a degradarlo ad una condizione di non-uomo. Infatti la tecnica lo allontana dallo scopo essenziale della vita che è la sofferenza, ed il portare la propria croce. Inoltre allarga sempre più il divario tra lui e la natura che 

lo circonda con la quale deve relazionarsi in modo diretto con tutto ciò che comporta. L'uomo vive in un mondo artificiale nel quale non comunica più con il mondo reale che gli sta attorno!
Di conseguenza non si guadagna e non si perde nulla se si era vissuti ieri, od oggi, o quando si vivrà domani. Quello che di essenziale rimane identico e ci accomuna è infatti, la sofferenza della vita!
La filosofia, in ultima analisi, non ha nulla a che vedere con alcun processo storico, né con la società che cambia nel tempo, oggi poi, attraverso la tecnica. Essa ha a che vedere con il cuore dell'uomo di tutti i tempi, il quale deve dare la risposta al dramma della vita, al dolore cosmico, alla mancanza di amore, alla finitudine di tutte le cose ed, infine, alla morte. Pertanto la verità filosofica esula dalle differenze del tempo e dello spazio, è sempre la stessa.





Severino è la voce limpida dell'uscita del nichilismo.Si badi!...non esce dal nichilismo!
Testimonia con chiarezza tremenda, le tracce della tecnica e della sua fine.
Perchè il capitalismo è - ontologicamente - una "tecnica".
Per quanto riguarda il declino...concetti come "tutt'altro che prossimo" sono -per dirla in termini nichilistici-, solo una questione di tempo. Il declino della techne, è oltre il tempo, nel senso che è già realizzato dall'epistème. Dai greci proviene -in modo verace- il declino. Superato l'ultimo orizzonte della potenza...


http://youtu.be/RRSzEg-nBQ4



martedì 21 gennaio 2014

William Burroughs. La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte

La tua mente risponderà a gran parte delle tue domande 
se imparerai a rilassarti e ad aspettare le risposte.
William Seward Burrough


Mi appoggiai allo schienale lasciando la mente libera di pensare senza incalzarla.
Incalzala troppo e quella va a puttane come un quadro di comando sovraccarico, 
o ti si rivolta contro con un atto di sabotaggio…
E io non avevo margini d’errore.
William S. Burroughs, Pasto nudo.



Noi sappiamo che una passione divorante può produrre sintomi fisici... 
febbre... perdita di appetito... anche reazioni allergiche... 
e poche sindromi sono più ossessivi e potenzialmente autodistruttive dell'amore.
William Burroughs, scrittore



Uno scrittore può scrivere soltanto di una cosa: di quello che c’è davanti ai suoi sensi al momento di scrivere…Sono uno strumento di registrazione…Non presumo di imporre una “storia”, una “trama”, una “continuità”… Finché riesco a registrare direttamente certe aree del processo psichico posso avere funzioni limitate…il mio vero obiettivo non è quello di intrattenere… 
(Il Pasto Nudo, pag. 223)

“Tagliate le linee delle parole – Tagliate le linee della musica – Frantumate le immagini di controllo – Frantumate le macchine di controllo -Incendiate i libri – Uccidete i preti – Uccidete! Uccidete! Uccidete!” (La Morbida Macchina, pag. 92)


"Prima di tutto prendemmo la nostra immagine e la codificammo. 
Un codice tecnico sviluppato dai teorici dell’informazione. 
Quando scoprimmo che il materiale dell’immagine non era materia morta, ma mostrava di possedere lo stesso ciclo di vita di un virus, questo codice venne scritto a livello molecolare per risparmiare spazio. Se questo virus fosse stato diffuso in tutto il mondo avrebbe infettato l’intera popolazione, trasformandola in nostre repliche, quindi non era sicuro rilasciare il virus finché non fossimo stati certi che anche gli ultimi gruppi destinati a trasformarsi in repliche non avessero compreso quello che stava succedendo. A questo scopo inventammo una varietà di forme, cioè una varietà del contenuto informativo della molecola, il che, enfin, costituisce sempre una permutazione del materiale esistente. Informazioni accelerate, rallentate, alterate in maniera casuale irradiando il materiale virale con raggi ad alta energia emessi dai ciclotroni, in breve abbiamo creato un’infinita varietà a livello informativo, sufficiente a tenere occupati per sempre i cosiddetti scienziati nell’esplorazione della “ricchezza della natura”. “In questo lasso di tempo era di fondamentale importanza che nessun umano potesse immaginare di essere senza corpo. Ricordate che la varietà da noi inventata era una permutazione della struttura elettromagnetica formata da interazioni fra materia ed energia, quindi non la materia prima alla base di un’esperienza non corporea”. 
(Nova Express, pag. 54)


Come abbiamo visto l’immagine è droga – Quando un paziente perde una gamba che subisce un danno? – Ovviamente l’immagine che ha di sé stesso – E così ha bisogno di una dose di immagine preparata – Le droghe allucinogene modificano lo schema di scansione della “realtà” in modo da mostrarci una “realtà” diversaNon c’è nessuna “realtà” vera o reale – La “realtà” è semplicemente uno schema di scansione più o meno costante – Questo schema che accettiamo come “realtà” ci è stato imposto dal potere che controlla questo pianeta, un potere orientato principalmente verso il controllo totale. (Nova Express, pag. 57)



Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole […] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l’esperienza del non-corpo. E’ arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l’esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell’ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada […] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. E’ qualcosa che avverrà nell’era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore […] L’idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” […] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo? (Autobiografia di William Burroughs)



Non c’è che un’unica cosa di cui può scrivere uno scrittore
ciò che è davanti ai suoi sensi nel momento in cui scrive… 
Io non sono che uno strumento di registrazione
Non pretendo di imporre “storia”, “trama” o “continuità”… 
Fin tanto che riesco a registrare direttamente alcune aree del processo psichico 
posso pensare di avere una certa funzione… 
Non sono uno che vuole far divertire… [...] 

"Pattugliare è la mia occupazione principale. 
Per quanto il Servizio di Sicurezza sia rigido e chiuso, io sono sempre in qualche posto all’Esterno a dare ordini e all’Interno di questa camicia di forza di gelatina che cede e si tende ma si riforma sempre davanti a ogni movimento, ad ogni pensiero, a ogni impulso, bollata dalsigillo di un’ispezione aliena…”
 William Burroughs,“Prefazione atrofica” che sta alla fine del Pasto nudo:





Annexia, 
dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale
è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
"Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (…), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati".





Freeland Republic, 
invece, “luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati”,
è “pulita e noiosa, mio dio!” Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire “morbida”:

 «Il Dr. Benway è stato chiamato come consulente presso la Repubblica della Libertà, un luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati... Benway è un manipolatore e coordinatore di sistemi di simboli, un esperto di tutti gli aspetti dell'interrogatorio, del lavaggio del cervello e del controllo... A Annexia il suo incarico era Demoralizzatore Totale... "Deploro la brutalità", diceva. "Non serve. D'altra parte il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, dà origine all'angoscia e a un particolare senso di colpa... Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è un attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personaleDeve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole. Il bisogno spasmodico dei tossicomani del controllo deve essere opportunamente nascosto da una burocrazia intricata e arbitraria, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico».
William Burroughs, Pasto nudo.


"Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti. Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (…)
I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili. Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili".
William Burroughs, Pasto nudo.


Il tossico funziona col tempo della droga. Il suo corpo è il suo orologio e la droga ci passa in mezzo come in una clessidra. Il tempo ha un significato per lui in riferimento ai suoi bisogni. Poi il tossico fa la sua brusca irruzione nel tempo degli altri e, come tutti gli Emarginati, tutti i Postulanti, deve aspettare, a meno che finisca con l’armonizzarsi con il tempo dei non tossici.
(Il Pasto Nudo, pag. 219)




Se per amore si intende quello sdoganato dalla letteratura, cinema e Sanremo la cosa é assolutamente corretta. Altra faccenda se per amore si intende quell'evento, salvifico, che Martin Buber chiama
"Io-Tu".




Il mondo che molti identificano con gli scenari di Blade Runner era già stato disegnato anni prima, e con più venefiche insinuazioni, da William Burroughs, soprattutto nella Macchina morbida.
È un mondo intermedio fra l’organico e l’inorganico, dove la droga – ogni sorta di droga – costituisce il collante universale, e la paranoia, con la sua inclinazione a trovare in tutto – e in primo luogo nella mente dei singoli come della società – qualche perverso agente di controllo, costituisce la lingua franca, l’unica in cui personaggi larvali sono in grado di intendersi.  [...]
La macchina morbida – secondo volume di una tetralogia che comprende,
oltre a Pasto nudo, The Ticket That Exploded e Nova Express [...].
http://www.adelphi.it/libro/9788845917905


User Icon  30/05/2013 00.54.42
[...] "Operazione Maya" tra i capitoli, rimane quello più chiaro e "leggibile", una sorta di viaggio fantascientifico. [...] Pasto Nudo è Superiore. Rimane il top.


gianmichele 01/09/2011 23.41.04
[...] La macchina morbida è il corpo umano e il sistema di potere che lo controlla e, anche, macchina del tempo con cui stravolgere l'ordine del mondo.
"Questo posto cattivo Segnore, tu pazzo o che cosa a camminare solo da queste parti? dove andare?", [...] si forma una mega esplosione allucinatoria al rallentatore dove si passeggia dalla fine del mondo alla propria stanza e viceversa,dalle caverne ai Maya, dalla giungla alle moderne città-fogna. Le ossessive immagini sessuali trovano radice nella teoria di W. Reich, lo psicanalista che credeva di aver scoperto una misteriosa energia libidica, l'Orgone, e anche il suo opposto, l'Orgone mortale che gli alieni spargevano sulla terra. Il libro di Burroughs è pieno di immagini fantascientifiche oltre che delle sue personali ossessioni omosessuali, ma contiene anche l'appello alla rivolta e una modernissima ricetta per sabotare dall'interno la morbida e orrida Macchina.


[...] Alla conferenza letteraria di Edimburgo dell’agosto 1962 (lo stesso anno della pubblicazione negli USA del Pasto nudo) lo stesso Burroughs chiarì ancora la questione: 
"Nei miei libri agisco da geografo", disse in quell’occasione, 

"sono un esploratore delle aree psichiche, e non vedo ragione di continuare a esplorare zone che sono state ampiamente indagate." 

Quello che Il pasto nudo ci offre è insomma uno sguardo sull’universo concentrazionario e occlusivo del controllo e della droga. Da qui prende l’avvio quella particolarissima "continuità" che lega l’uno all’altro tutti i libri di Burroughs almeno fino a Nova express, (La morbida macchina, per esempio, comincia con gli stessi personaggi e la stessa ambientazione del Pasto nudo) e che ruota proprio attorno al tema del controllo e del complotto. Le "aree psichiche" esplorate da Burroughs diventano qui delle aree geografiche in senso letterale, paesi fantastici che servono da sfondo e da commento alle azioni dei personaggi: Annexia, Freeland Republic, Interzone
Il dottor Benway, nel capitolo del Pasto nudo che porta il suo nome, è la nostra guida in queste waste lands, in questi territori desolati che sono il riflesso dei loro abitatori. 
Annexia e Freeland Republic costituiscono, fin dalle prime pagine del libro, una riedizione della coppia utopia/distopia, ma in realtà non rappresentano che due diversi modi di realizzare il controllo totale. Annexia, dove il dottor Benway dirige la Demoralizzazione Totale, è il luogo dell’arbitrio del potere, della brutalità del dominio, della dittatura fascista:
Ogni cittadino di Annexia era tenuto a richiedere una cartella completa di documenti e a portarla sempre con sé. I cittadini potevano essere fermati per le strade in qualsiasi momento, e l’Ispettore (...), dopo aver verificato ogni documento, lo bollava. Nell’ispezione successiva il cittadino era tenuto a mostrare i bolli applicati nell’ultima ispezione. L’ispettore, quando fermava un grosso gruppo, si limitava ad esaminare e a bollare le tessere di alcuni. 
Gli altri erano perciò soggetti ad arresto perché le loro tessere non avevano i bolli appropriati.

Freeland Republic, invece, 
"luogo consacrato al libero amore e ai bagni continuati", è "pulita e noiosa, mio dio!" 
Qui il dottor Benway può applicare le sue teorie sulla repressione che potremmo ironicamente definire "morbida":
"Deploro la brutalità. Non serve a niente. Invece il maltrattamento prolungato, senza violenza fisica, se viene applicato con abilità dà origine all’angoscia e a un particolare senso di colpa. (...)". 

Il soggetto non deve rendersi conto che il maltrattamento è l’attacco deliberato di un nemico antiumano alla sua identità personale. Deve essere costretto a convincersi che merita tutti i trattamenti che riceve perché in lui c’è qualcosa (mai specificato) di orribilmente colpevole
Il bisogno spasmodico di controllo che hanno i tossicodipendenti deve essere occultato, pudicamente nascosto da una burocrazia arbitraria e abbastanza intricata, in modo che il soggetto non possa mai entrare direttamente in contatto con il suo nemico.
In queste regioni, e poi nell’Interzona, dove si svolge la maggior parte degli altri capitoli del Pasto nudo, scivolano parlano si bucano scopano si sparano scompaiono e riappaiono i personaggi del libro, personaggi per niente "classici", nel senso che Burroughs non ha alcun interesse a dirci nulla sulle loro motivazioni, sui loro processi mentali, sulla loro "psicologia". Quello che ci scorre sotto agli occhi, di questa galleria di figure, è innanzitutto la loro carne malata di droga in continua trasformazione, e le parole che la descrivono, un flusso di parole in caduta libera ("parole che cadono" [falling words] è uno dei sintagmi più usati da Burroughs nei suoi primi libri). 

Con grande anticipo sui tempi, Il pasto nudo è un "manuale delle giovani marmotte" della mutazione, una guida al decadimento e alla trasformazione del corpo. La magmaticità del linguaggio non è altro che lo strumento più adatto per dire di questa mutazione: il trapasso continuo da un luogo a un altro, da un personaggio a un altro, da uno stile a un altro, segue illustra e potenzia questo affascinante spettacolo dei corpi, anch’essi in caduta libera, e della loro continua evoluzione. Uno degli incubi più presenti nel Pasto nudo è la dissoluzione, la perdita di forma del corpo, il suo liquefarsi in una informe gelatina, un blob. Burroughs crea anche degli eroi eponimi di questa fluidificazione del corpo, i Mugwump, la cui descrizione ricorda vagamente quella dei marziani di Wells e la figura che diede loro Byron Haskin nella trasposizione cinematografica della Guerra dei mondi:
Su sgabelli coperti di satin bianco siedono dei Mugwump nudi che succhiano sciroppi colorati e translucidi attraverso cannucce di alabastro. I Mugwump non hanno fegato e si nutrono esclusivamente di dolciumi. Labbra sottili color porpora coprono un becco di osso nero affilato come un rasoio con il quale spesso si fanno a pezzi in risse per disputarsi i clienti
Queste creature secernono un fluido che provoca abitudine e prolunga la vita rallentando il metabolismo. (...) I tossicomani del fluido dei Mugwump sono conosciuti col nome di Rettili
Un certo numero di questi ultimi strisciano sulle sedie con ossa flessibili e carne bianco rosa. 
Un ventaglio di cartilagine verde coperto di peli cavi ed erettili, attraverso i quali viene assorbito il fluido, spunta dietro le orecchie dei Rettili.
La denuncia di Burroughs contro il controllo totale, che nel libro viene visto principalmente come il controllo della droga e del sistema che la sorregge sul corpo del tossicodipendente, non si appoggia però su una visione romantica dell’innocenza originaria del corpo. La sua concezione è ancora, tutto sommato, quella del meccanicismo settecentesco, arricchita da una considerazione disincantata ma in fondo favorevole delle conquiste della scienza e della tecnica contemporanee. 
Ma proprio perché l’antropologia di Burroughs è ancorata alla visione dell’uomo macchina, egli può vedere più lucidamente lo scacco del programma occidentale di riduzione delle tensioni e delle contraddizioni
Nella scena di apertura del capitolo "Riunione del congresso internazionale di psichiatria tecnologica", il dottor "Fingers" Shafer, detto "Lobotomy Kid", presenta il suo capolavoro, L’Uomo Americano Completamente Deangosciato (The Complete All American De-anxietized Man), praticamente un manichino decerebrato: questo, però, appena portato in aula, si agita finché 

"la sua carne si muta in gelatina viscida e trasparente che si dissolve in nebbia verdastra, rivelando un mostruoso millepiedi nero", e intanto "ondate di una puzza sconosciuta riempiono la stanza bruciando i polmoni, attanagliando lo stomaco..." 

Il corpo dell’uomo è malato in quanto tale, irreparabilmente. 
Per questo esso è diventato, secondo una teoria burroughsiana tanto suggestiva quanto scientificamente infondata, un ostacolo all’ulteriore evoluzione dell’umanità. 

"Per il semplice fatto di essere in un corpo umano, 
siete totalmente controllati da ogni sorta di necessità biologiche ed esteriori", 
afferma Burroughs nell’intervista alla Paris Review, con una intuizione curiosamente vicina alle concezioni gnostiche del corpo come prigione. [...] 

© 1992, Antonio Caronia, Tratto da "Archeologie", pubblicato per gentile concessione dell'autore
http://www.intercom.publinet.it/ic11/Ballard3.htm



Benché i suoi interventi dalle colonne dei giornali di lingua inglese siano frequenti, Burroughs li concepisce sempre e soltanto come un antigiornalismo. Egli avverte una totale disparità fra l’attività dello scrittore, che è di ordine qualitativo, e quella del giornalista, che è di ordine quantitativo. Per di più, contrariamente all’ideologia corrente in questo campo, egli afferma che il giornalista è perfettamente irresponsabile: 

«Genet dice che uno scrittore assume il terribile peso della responsabilità che ha nei confronti dei personaggi da lui creati. Sono le sue creazioni e lui ne è responsabile. I giornalisti non hanno alcuna responsabilità. Lasciamoli andare a dirottare un aereo, a uccidere cinque donne, ad assassinare il presidente: poi che cosa gli capita? Chi se ne preoccupa?».
Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

[...] Secondo William Burroughs, l’universo è interamente governato da un’economia virale
Tutti i fenomeni esistenti sono sovradeterminati da un processo di contagio. Per definizione, l’essere umano è abitato da un virus, e questo virus sta all’origine della sua dualità. 
Tutta la sua opera è complessivamente percorsa dall’ossessione della contaminazione.

In «Operazione riscrittura» (capitolo del Biglietto che è esploso), 
egli considera la parola come un’attività teleguidata, che non dipende dalla volontà del locutore
«L’uomo moderno ha perduto la facoltà del silenzio. 
Provate a fermare il vostro discorrere sub-vocale. 
Provate a raggiungere anche solo dieci secondi di silenzio interiore. 
Incontrerete un organismo antagonista che vi costringe a parlare».

[Ne La macchina morbida una] lotta mortale fa da substrato alle forme moderne dell’intossicazione. Burroughs le identifica innanzitutto nella pubblicità, per assimilarle successivamente a un sofisticato organismo di controllo più vasto che è quello della stampa e del linguaggio in generale. [Viene così lanciato] un appello alla rivolta contro l’oppressione della macchina di controllo, mantenuta dall’ordine linguistico

«Tagliate le linee delle parole – 
Tagliate le linee della musica – 
Frantumate le immagini di controllo – 
Frantumate le macchine di controllo – 
Incendiate i libri – 
Uccidete i preti – 
Uccidete! Uccidete! Uccidete!».
[...]


Nella Rivoluzione elettronica Burroughs preconizza la definitiva soppressione di ogni relazione d’identità mediante l’abolizione del verbo essere: 
«La parola ESSERE in inglese contiene, come un virus, il suo precodificato messaggio di distruzione, l’imperativo categorico di condizione permanente. Essere un corpo, non essere niente altro, restare un corpo. Se vedete la relazione dell’io con il corpo come la relazione di un pilota con la nave, vedete in pieno la forza devastante del comando della mente reattiva di essere un corpo…». 

Burroughs ipotizza che l’identità sia stata imposta all’uomo artificialmente e si mantenga nelle sue strutture mentali come una malattia contagiosa, che si trasmette ereditariamente

Definisce l’E’ dell’identità come «il meccanismo virale archetipo», che mantiene gli individui in una serie di situazioni restrittive e cerca solo di perpetuarsi mediante la riproduzione e la moltiplicazione monadica di se stesso.

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia

Digressione
18 sabato Ott 2014
Burroughs ostenta il più profondo disprezzo per la formazione universitaria. Non cessa di denunciare l’insegnamento in generale. […] Peraltro, Burroughs ha prospettato l’ipotesi di un tipo d’insegnamento radicalmente diverso, che si basa soprattutto sull’apprendimento dei meccanismi di difesa contro le pressioni esercitate sull’individuo
«Il programma proposto è essenzialmente una disintossicazione dalla paura interiore e dal controllo interiore, una liberazione del pensiero e dell’energia…». 

The Job è attraversato da parte a parte dalla descrizione delle diverse discipline che verrebbero impartite agli studenti: «Ci sono corsi di virologia, di linguistica e di semantica generale, un corso di tecnica di assassinio, di armi improvvisate e un corso di sommossa».

Gérard-Georges Lemaire, William Burroughs: una biografia




All’inizio i cambiamenti fisici erano lenti, poi hanno fatto balzi in avanti con sordi tonfi neri, ricadendo negli strati di tessuto molle, lavando via i tratti umani… Nel posto ove regna il buio assoluto la bocca e gli occhi sono un organo solo che balza in avanti per mordere con denti trasparenti… ma nessun organo è costante sia per funzione che per posizione… dappertutto germogliano organi sessuali… ani che schizzano, defecano e si richiudono… l’organismo intero muta colore e consistenza con variazioni allotropiche alla frazione di secondo…
William S. Burroughs, Pasto nudo


https://antiumanistica.wordpress.com/category/parole/william-s-burroughs/



Corpi-Macchina e Virus del linguaggio: William Burroughs
Jakob Mohr, Beweisse, 1910
Liberato su cauzione, dopo 13 giorni di prigione, ed espulso dal Messico come “straniero indesiderato”, dopo aver affidato i bambini ai nonni, Burroughs inizia un’esistenza nomadica, un cammino infernale che lo porterà tra la Colombia, Parigi, Copenaghen e Tangeri, nel 1954, all’epoca “città-libera” e capitale del narcotraffico nel mediterraneo, nell’Interzona che gli farà scoprire tutte le sostanze psicotrope esistenti, sperimentandole su sé stesso e scrivendo sotto l’effetto, spingendosi fino al limite estremo di tolleranza alle droghe, fino ad un propizio viaggio per disintossicarsi, a Londra, nel 1956, dove inizierà la cura che lo riporterà sulla terra.


"Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare […] me ne stavo là, con l’ultimo assegno tra le mani e d’un tratto mi resi conto che era l’ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute […] l’aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA […] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto […]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il con­gelamento dell’attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta […] che tutti vedano ciò che c’è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali […] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini […] che tutti vedano con chiarezza attraverso l’inganno che induce in confusioni […] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza".



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lunedì 8 luglio 2013

Hillman. Noi non vediamo le immagini, o udiamo le metafore, letteralmente; eseguiamo invece un'operazione di introspezione, che è un 'vedere attraverso' e un 'udire dentro' ".

L’occhio addestrato alle immagini va dritto all’essenziale
Nella nostra cultura iper-psicologizzante, i test psicologici sostituiscono questo occhio stagionato e ne impediscono lo sviluppo. Invece di guardare, somministriamo test, invece di usare la visione immaginativa, leggiamo rapporti; invece di colloqui, inventari di personalità; invece di racconti, punteggi ai test. La psicologia parte dal presupposto che si possa cogliere il carattere sondando motivazioni, reazioni, scelte e proiezioni. Per valutare l’anima usa concetti e numeri, invece di affidarsi all’occhio anomalo di un osservatore allenato. L’occhio anomalo è l’occhio vecchio” James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, Milano 2000, p.76



Noi non vediamo le immagini, o udiamo le metafore, letteralmente; eseguiamo invece un'operazione di introspezione, che è un 'vedere attraverso' e un 'udire dentro' ".
James Hillman, Immagine senso




...in altri termini, l'immagine ha proprio una funzione "rieducativa" sui nostri sensi.
Pensiamo a quel "vedere" e a quel "sentire" interno...



Se bussiamo a quella porta, forse qualcuno risponderà e aprirà. A volte quelle porte sono già aperte ma non ce ne accorgiamo. Ma cosa significa "bussare a una porta" o "rispondere ad una chiamata"? Sia la "porta" che la "chiamata" sono due motivi archetipici importanti,direi fondamentali nella vita di ognuno di noi. Ma in che modo ci avviciniamo a bussare, a rispondere,o ad aprire una determinata porta? Se riflettiamo bene, in fondo, NOI SIAMO SIA IL CHIAMANTE CHE IL CHIAMATO. Allo stesso modo Rumi ci conduce nel giardino sacro dell'Amore descrivendo il rapporto tra l'amante e l'amato,realtà che coincidono nella loro stessa intima essenza . JUNG LA CHIAMA IL SE'. SPESSO, TROPPO SPESSO, CERCHIAMO RISPOSTE SENZA AVER FORMULATO LE NOSTRE DOMANDE. La chiarezza o se vogliamo la nostra autenticità non può che nascere dalla ricerca delle domande, più che dalle risposte che sbrigativamente cerchiamo. GALIMBERTI CI RIMANDA AL "SEGRETO DELLA DOMANDA". Ma CIO' CHE È ANCORA PIÙ IMPORTANTE È UN CAMBIAMENTO DI ROTTA RISPETTO AL MODO CON CUI FORMULIAMO LE NOSTRE DOMANDE. LE DOMANDE NASCONO SEMPRE DALLE IMMAGINI CHE È IL MODO CON CUI LA NOSTRA ANIMA INTERAGISCE CON IL MONDO. Saranno dunque le immagini la "via regia", la chiave per entrare. L'IMMAGINE CI CHIAMA,CI SOLLECITA, CI DICE QUANTO NOI DOBBIAMO PRENDERCENE CURA. LE IMMAGINI NON SONO NOSTRE MA SIAMO NOI CHE APPARTENIAMO ALLE IMMAGINI, dice James Hillman. Per interagire con loro non è la via della mente che serve, quanto la CAPACITÀ DI ASCOLTARE E VEDERE IN TRASPARENZA L'UNICA REALTÀ CHE LA PSICHE COMPRENDE, IL MONDO IMMAGINALE, IL MONDO DELLE IMMAGINI. Questa è la via del cuore. Noi costruiamo la nostra realtà e ne facciamo esperienza solo grazie alla psiche,alla nostra anima. Nelle immagini c'è già tutto, ecco l'estrema importanza del comprenderle, del prenderle assieme a noi,incubarle, accudirle, custodirle, amarle...e lasciarci infine partorire da loro...





come sempre mi chiedo come una persona cieca dalla nascita percepisca il mondo immaginale. credo che una ricerca in collaborazione con una persona cieca dalla nascita porterebbe a conoscere meglio il mondo immaginale. Purtroppo io non ho il tempo per potermi dedicare ad approfondire l'argomento. qualcuno sa qualcosa in merito? sono stati fatti studi in collaborazione con ciechi dalla nascita?




certo, i ciechi hanno immagini, i ciechi soognano con immagini, perchè l'immagine di cui parliamo non è un'immagine fotografica,ma esprime e si esprime attraverso la complessità filogenetica,neuro-sensoriale, cromatiico-energetica,immaginifica. Alcuni ciechi vedono i colori e li differenziano con il tatto senza sbagliare. L'immagine appartiene alla psiche e non ai sistema ottico-visivo. Esistono molti studi in neuroscienze a riguardo.L'immaginazione come la creatività è una facoltà dell'anima e non del sistema nervoso centrale che ne è solo l'hardware. L'immagine, come la funzione, precede l'organo che la sostiene.Si dice filogeneticamente che la "funzione crea l'organo" e non viceversa.



Trasformare la Psiche in Vita...
"..e l'anima non può esistere senza la sua altra parte, che si trova sempre in un Tu" .
Carl Gustav Jung


"TRASFORMAZIONE DELLA PSICHE IN VITA". E' un'espressione che può essere intesa in molti modi. [...] Far entrare la psiche nella vita significa allontanarla non dalla sua malattia, ma dalla visione malata che essa ha di se stessa, come bisognosa di cure, di conoscenze e di amore professionali. [...] L'inconscio e la sua psicodinamica non possono costituire l'unico modello attraverso il quale raffigurarci i sentimenti, le fantasie e il comportamento. Forse l'"inconscio" e la "psicodinamica" sono fantasie che potrebbero essere sostituite da altre migliori. [...] Una psicologia archetipica chiederebbe inoltre alla psiche di entrare nella vita unitariamente alla sua malattia.
[...] Lasciarsi alle spalle la malattia in cambio della "vita reale" o della "cura", o metterla nelle mani del terapeuta, taglia via una porzione troppo ampia di anima. Se c'è una lezione fondamentale che abbiamo appreso in settant'anni di analisi, è che NELLE SOFFERENZE DELLA PSICOPATOLOGIA NOI SCOPRIAMO UN SENSO DELL'ANIMA.[...] Portare la malattia nella vita significa portare l'anima con sé ovunque si vada a reagire alla vita dal punto di vista di quest'anima. Come la malattia è contagiosa, così il mio interesse per l'anima può essere infettivo, se porto l'anima nelle case degli altri, se porto la psiche nella vita. Allora anche la vita, e non soltanto l'analisi, diviene un luogo adatto per fare anima. Giacché portare la psiche nella vita significa anche prendere la vita come psiche, come un'avventura psicologica vissuta per amore dell'anima.
[...] Ma SE MUTA LA COSCIENZA, ANCHE LA NEVROSI CHE ABBIAMO CONOSCIUTO QUALE SUO CORRISPETTIVO ARRIVERÀ A UNA FINE, E LO STESSO SARÀ PER L'ANALISI, CHE È APPUNTO NATA COME RISPOSTA ALLA NEVROSI. Se la nostra intuizione riuscirà a penetrare sino alle fondamenta mitiche dell'analisi, L'ANALISI STESSA CROLLERÀ INSIEME AI SUOI TRE PILASTRI - LA TRASLAZIONE, L'INCONSCIO, LA NEVROSI - che noi preferiamo chiamare, in accordo con la prospettiva mitica, L'EROTICO, L'IMMAGINALE E IL DIONISIACO."
James Hillman, Il mito dell'analisi, pp. 16-22


La vita sessuale è in primo luogo vita immaginativa; è nell'immaginazione che essa nasce, è di immaginazione che si alimenta e continua ad alimentarsi.
James Hillman


...MOLTI SINTOMI DI MALATTIA SAREBBERO DA ‘INCORAGGIARE’ (come suppone Morgenthaler), in quanto SUSCITANO IL RITMO TRAMITE CUI LA NATURA TENTA DI RICONQUISTARSI QUANTO LE È DIVENTATO ALIENO e di strumentarlo in una nuova melodia
Rilke a Lou – Muzot, 10 Settembre 1921

DI FRONTE A UN SINTOMO, LA REAZIONE GIUSTA POTREBBE ANCHE ESSERE UNA REAZIONE DI BENVENUTO, anzichè quella di lamentarsi e di cercare rimedi, perché IL SINTOMO È IL PRIMO ANNUNCIO DEL RISVEGLIARSI DELLA PSICHE CHE NON INTENDE PIÙ TOLLERARE DI ESSERE MALTRATTATA. 
James Hillman


Il nostro corpo ci lancia continuamente segnali e molto spesso è molto più intelligente lui della nostra mente.



In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. IL MONDO È COME UN GIARDINO IN QUANTO SI MANIFESTA; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti - a disposizione di ogni anima che passa - dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l'interiorità dell'anima.
James Hillman


Ma che cos'è davvero il giardino per noi? Che cosa rappresenta? Non è semplicemente un'immagine estetizzante, il giardino è l'anima, immagine dell'Anima mundi...Ascoltiamo Hillman cosa dice....

http://vimeo.com/69837377

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