Antonio Gramsci
Antonio Gramsci 22 gennaio 1891-1937
L’esperienza storica non vale per i piccoli borghesi che non conoscono la storia;
i fenomeni si ripetono e si ripeteranno ancora negli altri paesi, oltre che in Italia [....]
L’illusione è la gramigna piú tenace della coscienza collettiva;
la storia insegna, ma non ha scolari.
da Italia e Spagna,
L’Ordine Nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70
Nel succedersi delle generazioni può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l’anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani.
Antonio Gramsci
L’attuale generazione ha una strana forma di autocoscienza ed esercita su di sé una strana forma di autocritica. Ha la coscienza di essere una generazione di transizione, o meglio ancora, crede di sé di essere qualcosa come una donna incinta: crede di stare per partorire e aspetta che nasca un grande figliolo. Si legge spesso che «si è in attesa di un Cristoforo Colombo che scoprirà una nuova America dell’arte, della civiltà, del costume». Si è letto anche che noi viviamo in un’epoca pre-dantesca: si aspetta il Dante novello che sintetizzi potentemente il vecchio e il nuovo e dia al nuovo lo slancio vitale. Questo modo di pensare, ricorrendo a immagini mitiche prese dallo sviluppo storico passato, è dei piú curiosi e interessanti per comprendere il presente, la sua vuotezza, la sua disoccupazione intellettuale e morale. Si tratta di una forma di «senno del poi» delle piú strabilianti. In realtà, con tutte le professioni di fede spiritualistiche e volontaristiche, storicistiche e dialettiche, ecc., il pensiero che domina è quello evoluzionistico volgare, fatalistico, positivistico. Si potrebbe porre cosí la quistione: ogni «ghianda» può pensare di diventar quercia. Se le ghiande avessero una ideologia, questa sarebbe appunto di sentirsi «gravide» di querce. Ma nella realtà, il 999 per mille delle ghiande servono di pasto ai maiali e, al piú, contribuiscono a crear salsicciotti e mortadella.
Antonio Gramsci, Passato e presente
L'Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d'azione propugnati da semplici cittadini.
Antonio Gramsci. 28 luglio 1918
“L’aspetto della crisi moderna che viene lamentato come <<ondata di materialismo>> è collegato con ciò che si chiama <<crisi di autorità>>. Se la classe dominante ha perduto il consenso, cioé non è più <<dirigente>>, ma unicamente <<dominante>>, detentrice della pura forza coercitiva, ciò appunto significa che le grandi masse si sono straccate dalle ideologie tradizionali, non credono più a ciò in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati (…)”
Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere (Q3, p.311)
Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (..) Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia.
Antonio Gramsci
La cultura [..] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.
Antonio Gramsci (1891 – 1937) da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916
I tre compiti di Gramsci:
"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza"
Antonio Gramsci, sul primo numero di L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919
Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
Antonio Gramsci
COME ORGANIZZARE LA SCUOLA ITALIANA (GRAMSCI)
"Prendendo come tipo di riferimento la attuale scuola classica: 1) elementari, 2) ginnasio, 3) liceo, 4) università con le specializzazioni professionali, teoretiche o pratiche si può dire che la scuola unitaria comprenderebbe i primi tre gradi riorganizzati, non solo per il contenuto e il metodo dell’insegnamento, ma anche per la disposizione della carriera scolastica. Le elementari dovrebbero essere di tre-quattro anni e insegnare dogmaticamente (sempre in modo relativo) i primi elementi della nuova concezione del mondo, lottando contro la concezione del mondo data dall’ambiente tradizionale (folklore in tutta la sua estensione) oltre [a dare], s’intende, gli strumenti primordiali della cultura: leggere, scrivere, far di conto, nozioni di geografia, storia, diritti e doveri (cioè prime nozioni sullo Stato e la società). Il ginnasio potrebbe essere ridotto a quattro anni e il liceo a due, in modo che un bambino che è entrato a scuola a sei anni potrebbe a quindici-sedici anni aver percorso tutta la scuola unitaria. [...]
Il problema fondamentale si pone in quella fase dell’attuale carriera scolastica che oggi è rappresentata dal liceo, e che oggi non si differenzia per nulla, come tipo di insegnamento, dalle classi precedenti, altro che per la supposizione di una maggiore maturità intellettuale e morale dell’allievo come un portato della maggiore età e dell’esperienza accumulata precedentemente. Di fatto però tra liceo e università c’è un salto, una vera soluzione di continuità, non una passaggio normale dalla quantità (età) alla qualità (maturità intellettuale e morale). Dall’insegnamento quasi puramente ricettivo si passa alla scuola creativa; dalla scuola con disciplina dello studio imposta e controllata dal di fuori si passa alla scuola in cui l’autodisciplina [intellettuale] e l’autonomia morale è teoricamente illimitata. E ciò avviene subito dopo la crisi della pubertà, quando la foga delle passioni istintive ed elementari non ha ancora finito di lottare coi freni del carattere e della coscienza morale. [...]
Ecco dunque che nella scuola unitaria la fase del Liceo deve essere concepita come la fase transitoria più importante in cui la scuola tende a creare i valori fondamentali dell’«umanesimo», l’autodisciplina intellettuale e l’autonomia morale necessarie per l’ulteriore specializzazione, sia che essa sia di carattere immediatamente pratico-produttivo (industria, organizzazione degli scambi, burocrazia ecc.). Lo studio del metodo scientifico deve cominciare nel Liceo e non essere più un monopolio dell’Università: il Liceo deve essere già un elemento fondamentale dello studio creativo e non solo ricettivo (io faccio una differenza tra scuola creativa e scuola attiva: tutta la scuola universitaria è scuola attiva, mentre la scuola creativa è una fase, il coronamento della scuola attiva.
Naturalmente sia scuola attiva che scuola creativa devono essere intese rettamente: la scuola attiva, dalla fase romantica in cui gli elementi della lotta contro la scuola meccanica e gesuitica si sono dilatati morbosamente per ragioni di contrasto e di polemica, deve trovare e raggiungere la fase classica, liberata dagli elementi spuri polemici e che trova in se stessa e nei fini che vuole raggiungere la sua ragione di essere e l’impulso a trovare le sue forme e i suoi metodi. Così la scuola creativa non significa scuola di «inventori e scopritori» di fatti ed argomenti originali in senso assoluto, ma scuola in cui la «recezione» avviene per uno sforzo spontaneo e autonomo dell’allievo e in cui il maestro esercita specialmente una funzione di controllo e di guida amichevole come avviene, o dovrebbe avvenire oggi nelle Università. Scoprire da se stessi, senza suggerimenti e impulsi esterni, una verità è «creazione», anche se la verità è vecchia".
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno 4 [XIII] voce 50, "La scuola unitaria"
In violazione della immunità parlamentare, l'8 novembre 1926 Antonio Gramsci venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli dal regime fascista.
Il pubblico ministero del Tribunale Speciale fascista concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «
Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Infatti Gramsci venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione.
Non uscì più dal carcere se non per morire nel 1936 in una clinica-carcere.
Lettera di Antonio Gramsci al figlio Delio
Caro Delio,
i tuoi bigliettini diventano sempre più corti e stereotipati. Io credo che tu abbia abbastanza tempo per scrivere più a lungo e in modo più interessante; non c’è nessun bisogno di scrivere all’ultimo momento, in fretta in fretta, prima di andare a spasso. Ti pare?
Non credo neppure che ti possa far piacere che il tuo babbo ti giudichi dai tuoi bigliettini come uno stupidello che si interessa solo della sorte del suo pappagalluccio, e fa sapere che sta leggendo un libro qualsiasi.
Io credo che una delle cose più difficili alla tua età è quella di star seduto dinanzi a un tavolino per mettere in ordine i pensieri (e per pensare addirittura) e per scriverli con un certo garbo; questo è un «apprendissaggio» talvolta più difficile di quello di un operaio che vuole acquistare una qualifica professionale, e deve incominciare proprio alla tua età.
Ti abbraccio forte.
"Il metallurgico, il falegname, l'edile, ecc. devono non solo pensare come proletari e non più come metallurgico, falegname, edile, ecc., ma devono fare ancora un passo avanti; devono pensare come operai membri di una classe che tende a dirigere i contadini e gli intellettuali, di una classe che può vincere e può costruire il socialismo solo se aiutata e seguita dalla grande maggioranza di questi strati sociali. Se non si ottiene ciò, il proletariato non diventa classe dirigente."
Antonio Gramsci, 1926
Compito educativo e formativo dello stato, che ha sempre il fine di creare nuovi e più alti tipi di civiltà, di adeguare la 'civiltà' e la moralità delle più vaste masse popolari alle necessità del continuo sviluppo dell'apparato economico di produzione, quindi di elaborare anche fisicamente dei nuovi tipi d'umanità.
Antonio Gramsci, Noterelle sulla politica del Machiavelli, Torino, Einaudi, 1981, p. 44
"
Non esiste una classe indipendente di intellettuali, ma ogni classe ha i suoi intellettuali: però gli intellettuali della classe storicamente progressiva esercitano un tale potere di attrazione, che finiscono, in ultima analisi, col subordinarsi gli intellettuali delle altre classi e col creare l'ambiente di una solidarietà di tutti gli intellettuali con legami di carattere psicologico (vanità, ecc.) e spesso di casta (tecnico-giuridici, corporativi)."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno I [XVI] voce 44
“I partiti politici sono il riflesso e la nomenclatura delle classi sociali. Essi sorgono, si sviluppano, si decompongono, si rinnovano, a seconda che i diversi strati delle classi sociali in lotta subiscono spostamenti di reale portata storica, vedono radicalmente mutate le loro condizioni di esistenza e di sviluppo.”
Antonio Gramsci
"una classe è dominante in due modi, e cioè "dirigente" e "dominante". E' dirigente delle classi alleate, è dominante delle classi avversarie. Perciò una classe già prima di andare al potere può essere "dirigente" (e deve esserlo): quando è al potere diventa dominante ma continua ad essere anche "dirigente". [...] il trasformismo è l'espressione politica di questa azione di direzione; tutta la politica italiana [...] è caratterizzata dal "trasformismo", cioè dall'elaborazione di una classe dirigente [...] con l'assorbimento degli elementi attivi sorti dalle classi alleate e anche da quelle nemiche. La direzione politica diventa un aspetto di dominio, in quanto l'assorbimento delle élites delle classi nemiche porta alla decapitazione di queste e alla loro impotenza. Ci può e ci deve essere una "egemonia politica" anche prima della andata al Governo e non bisogna contare solo sul potere e sulla forza materiale che esso dà per esercitare la direzione o egemonia politica."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno I [XVI] voce 44
"A un certo punto dello sviluppo storico, le classi si staccano dai loro partiti tradizionali, cioè i partiti tradizionali in quella data forma organizzativa, con quei determinati uomini che li costituiscono o li dirigono, non rappresentano più la loro classe o frazione di classe. È questa la crisi più delicata e pericolosa, perché offre il campo agli uomini provvidenziali o carismatici. Come si forma questa situazione di contrasto tra rappresentati e rappresentanti, che dal terreno delle organizzazioni private (partiti o sindacati) non può non riflettersi nello Stato, rafforzando in modo formidabile il potere della burocrazia (in senso lato: militare e civile)? In ogni paese il processo è diverso, sebbene il contenuto sia lo stesso. La crisi è pericolosa quando essa si diffonde in tutti i partiti, in tutte le classi, quando cioè non avviene, in forma acceleratissima, il passaggio delle truppe di uno o vari partiti in un partito che meglio riassume gli interessi generali. Questo ultimo è un fenomeno organico [e normale], anche se il suo ritmo di avveramento sia rapidissimo in confronto ai periodi normali: rappresenta la fusione di una classe sotto una sola direzione per risolvere un problema dominante ed esistenziale. Quando la crisi non trova questa soluzione organica, ma quella dell’uomo provvidenziale, significa che esiste un equilibrio statico, che nessuna classe, né la conservatrice né la progressista hanno la forza di vincere, ma anche la classe conservatrice ha bisogno di un padrone."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno IV [XIII] voce 69, "Sui partiti"
Gramsci amava citare un passaggio del Père Goriot (Papà Goriot) di Balzac, quello di quando a Rastignac viene posta la domanda "
Se tu sapessi che ogni volta che mangi un arancio, un cinese dovrà morire, smetteresti di mangiare le arance?" e Rastignac risponde: "Le arance sono vicino a me, le conosco, i cinesi sono così lontano, e infatti non sono nemmeno sicuro che esistano". I lavoratori cambogiani sono lontani, per ogni scarpa o giacca che indossiamo, un lavoratore può essere svenuto, fino a morirne. Il sistema capitalistico mondiale non ci permette altro modo di vestirci, ma sappiamo che loro esistono, ne conosciamo l'ingiustizia che subiscono e possiamo rivendicare come nostra la lotta di queste nostre sorelle a 10.000 km da qui. Solidarietà!
[FONTE: http://www.resistenze.org/sito/te/po/cb/pocbel01-015091.htm]
IL DIFFONDERSI DELL'AMERICANISMO (GRAMSCI)
"Il problema non è se in America esista una nuova civiltà, una nuova cultura, e se queste nuove civiltà e cultura stiano invadendo l’Europa: se il problema dovesse porsi così, la risposta sarebbe facile: no, non esiste ecc., e anzi in America non si fa che rimasticare la vecchia cultura europea. Il problema è questo: se
l’America, col peso implacabile della sua produzione economica, costringerà e sta già costringendo l’Europa a un rivolgimento della sua esistenza economico-sociale, che sarebbe avvenuto lo stesso ma con ritmo lento e che invece si presenta come un contraccolpo della «prepotenza» americana, se cioè
si sta creando una trasformazione delle basi materiali della civiltà, ciò che a lungo andare (e non molto lungo, perché nel periodo attuale tutto è più rapido che nei periodi passati) porterà a un travolgimento della civiltà stessa esistente e alla nascita di una nuova.
Gli elementi di vita che oggi si diffondono sotto l’etichetta americana, sono appena i primi tentativi a tastoni, dovuti, non già all’«ordine» che nasce dalla nuova assise che non si è formata ancora, ma all’iniziativa degli elementi déclassés dagli inizi dell’operare di questa nuova assise.
Ciò che oggi si chiama americanismo è in grandissima parte un fenomeno di panico sociale, di dissoluzione, di disperazione dei vecchi strati che dal nuovo ordine saranno appunto schiacciati: sono in gran parte «reazione» incosciente e non ricostruzione: non è dagli strati «condannati» dal nuovo ordine che si può attendere la ricostruzione, ma dalla classe che crea le basi materiali di questo nuovo ordine e deve trovare il sistema di vita per dar diventare «libertà» ciò che oggi è «necessità». Questo criterio che le prime reazioni intellettuali e morali allo stabilirsi di un nuovo metodo produttivo sono dovute più ai detriti delle vecchie classi il cui destino è legato ai nuovi metodi, mi pare di estrema importanza.
Un’altra quistione è che
non si tratta di una nuova civiltà, perché non muta il carattere delle classi fondamentali, ma di un prolungamento ed intensificazione della civiltà europea, che ha però assunto determinati caratteri nell’ambiente americano. L’osservazione del Pirandello sulla opposizione che l’americanismo trova a Parigi e sull’accoglienza immediata che trova invece a Berlino, prova appunto la non differenza di qualità, ma di grado. A Berlino le classi medie erano già state rovinate dalla guerra e dall’inflazione e l’industria germanica era di un grado superiore a quella francese. Le classi medie francesi invece non subirono né le crisi (occasionali) come l’inflazione tedesca, né una crisi organica molto più rapida della normale per l’introduzione e la diffusione (improvvisa) di un nuovo metodo di produzione. Perciò è giusto che l’americanismo a Parigi sia come un belletto, una superficiale moda straniera."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno III [XX] voce 11, "Americanismo"
LA COMPLICATA DIALETTICA DELLA COMUNICAZIONE E DELL'APPRENDIMENTO POLITICO
(UNO DEI PASSI PIÙ SUBLIMI DI GRAMSCI)
"Passaggio dal sapere al comprendere al sentire e viceversa dal sentire al comprendere al sapere.
L’elemento popolare «sente», ma non comprende né sa; l’elemento intellettuale «sa» ma non comprende e specialmente non sente. I due estremi sono dunque la pedanteria e il filisteismo da una parte e il
settarismo dall’altra. Non che il pedante non possa essere appassionato, tutt’altro: la pedanteria appassionata è altrettanto ridicola e pericolosa che il settarismo o la demagogia appassionata.
L’
errore dell’intellettuale consiste nel
credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato, cioè che l’intellettuale possa esser tale se distinto e staccato dal popolo: non si fa storia-politica senza passione, cioè senza essere sentimentalmente uniti al popolo, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole, cioè spiegandole [e giustificandole] nella determinata situazione storica e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, cioè a una superiore concezione del mondo, scientificamente elaborata, il «sapere».
Se l’intellettuale non comprende e non sente, i suoi rapporti col popolo-massa sono o si riducono a puramente burocratici, formali:
gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (centralismo organico): se il rapporto tra intellettuali e popolo-massa, tra dirigenti e diretti, tra governanti e governati, è dato da una adesione organica in cui il sentimento passione diventa comprensione e quindi sapere (non meccanicamente, ma in modo vivente),
allora solo il rapporto è di rappresentanza, e avviene lo scambio di elementi individuali tra governati e governanti, tra diretti e dirigenti, cioè si realizza la vita d’insieme che sola è la forza sociale, si crea il «
blocco storico»."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno IV [XIII] voce 33
LA GRANDE SCOPERTA DELLA COMUNE DI PARIGI:
TRA PROGRESSO E SUFFRAGIO UNIVERSALE PUÒ ESSERCI CONFLITTO (GRAMSCI)
"
Nel 1871 Parigi ha fatto un gran passo in avanti perché si ribella all’Assemblea nazionale formata dal suffragio universale, cioè implicitamente Parigi «capisce» che tra progresso e suffragio universale «può» esserci conflitto, ma questa esperienza storica, di valore inestimabile, è perduta immediatamente, perché i portatori di essa vengono fisicamente soppressi."
Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno I [XVI] voce 131, "Bainville e il suffragio universale in Francia"
"Les peuples suivront notre example", cioè "i popoli seguiranno il nostro esempio".
L'intuizione notata e sottolineata da Gramsci è che uno degli esperimenti politici più avanzati della storia del 19° secolo
(la Comune di Parigi) nasce con la contrarietà della maggioranza della popolazione francese, contadina, analfabeta ed arretrata politicamente. A sancire questo grande progresso è stata piuttosto
una minoranza attiva urbana, più politicizzata e cosciente, che respingendo il responso democratico delle urne, che aveva sancito una maggioranza reazionaria e conservatrice, ha creato un laboratorio socialista di eccezionale valore storico e politico, diventando un esempio per le generazioni successive. A volte il progresso passa insomma per l'azione attiva e consapevole di una
avanguardia, la cui azione può diventare un prezioso insegnamento, un'indicazione per le grandi masse che "seguiranno il loro esempio". Nel 1918 i bolscevichi di Lenin, che avevano studiato attentamente la storia della Comune di Parigi, agiranno nella stessa maniera, continuando la costruzione dello stato socialista incuranti (e anzi non riconoscendo) la sconfitta elettorale ricevuta alle elezioni per l'assemblea costituente (organismo che verrà immediatamente sciolto e non riconosciuto valido).
Gli istinti sessuali sono quelli che hanno subito la maggior repressione da parte della società in sviluppo; il loro "regolamento", per le contraddizioni cui dà luogo e per le perversioni che gli si attribuiscono, sembra il più "innaturale", quindi più frequenti in questo campo i richiami alla "natura". Anche la letteratura "psicanalitica" è un modo di criticare la regolamentazione degli istinti sessuali in forma talvolta "illuministica", con la creazione di un nuovo mito del "selvaggio" sulla base sessuale .
Antonio Gramsci, da Quaderni del carcere, vol. III, pag.2149