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mercoledì 21 febbraio 2018

Mi piace il Dio della Bibbia.. un essere potentissimo che con lo schioccare delle dita crea la terra, i pianeti, le stelle.. una parola, ed ecco compaiono gli animali, maschi e femmine, le piante … tutto già pronto e funzionante esattamente come lo vediamo oggi e, secondo l' arcivescovo James Usher, la creazione è avvenuta domenica 21 ottobre 4004 a. C., esattamente alle 9:00 A.M. Poi sono intervenuti questi guastafeste degli scienziati, che hanno cominciato a vedere che sotto la superficie terrestre ci sono migliaia di strati, per depositare i quali ci sono venuti milioni di anni, e poi in questi strati c'erano ossa di animali scomparsi da milioni e milioni di anni, e poi hai tutte queste cose scientifiche fastidiose come il decadimento radioattivo ecc. tutte cose le quali ci vogliono milioni di anni.


Mi piace il Dio della Bibbia.. 
un essere potentissimo che con lo schioccare delle dita crea la terra, i pianeti, le stelle.. una parola, ed ecco compaiono gli animali, maschi e femmine, le piante … tutto già pronto e funzionante esattamente come lo vediamo oggi e, secondo l' arcivescovo James Usher, la creazione è avvenuta domenica 21 ottobre 4004 a. C., esattamente alle 9:00 A.M.

Poi sono intervenuti questi guastafeste degli scienziati, che hanno cominciato a vedere che sotto la superficie terrestre ci sono migliaia di strati, per depositare i quali ci sono venuti milioni di anni, e poi in questi strati c'erano ossa di animali scomparsi da milioni e milioni di anni, e poi hai tutte queste cose scientifiche fastidiose come il decadimento radioattivo ecc. tutte cose le quali ci vogliono milioni di anni. 

E allora della gente di poca fede ha cominciato ad adattare questo Dio potentissimo ai risultati della scienza per renderlo più credibile. 
Ed ecco che qualche robusto fedele del Dio della Bibbia ha provato a dare una spiegazione, cioè che nel momento in cui Dio ha creato la terra l'abbia fatta esattamente con tutti questi strati, contenenti queste vecchie ossa, in modo da fare uno scherzo agli scienziati e fargli perdere tempo in ricerche senza senso. 

Ma ovviamente non sono molti quelli che credono a un Dio sia onnipotente che burlone e a questo punto, pur di mantenere l'idea del Dio onnipotente è stata elaborata una nuova teoria: 
quella dell’evoluzione guidata. 

Il campo dei fedeli si è diviso in due, quello dei Teisti e quello dei Deisti.
Secondo gli uni, Dio avrebbe schioccato le dita per creare il big bang iniziale 13 miliardi di anni fa. Poi si è ritirato in pensione, lasciando che tutto si svolgesse secondo le leggi della natura. 

Questo spiegherebbe molte cose, l’indifferenza della natura alle sofferenze, particolarmente umane.. ma questo porta a degli inconvenienti per le chiese costituite, che lavorano tutte sulla loro funzione di intermediarie con i rapporti degli umani “semplici” e quelli “speciali”, che hanno rapporti diretti con la divinità. 

È chiaro che se i preti non intervengono quotidianamente con le loro preghiere per tirare la manica a Dio e convincerlo a mandare la pioggia ecc, perché mai la gente dovrebbe elargire tanta parte dei propri guadagni per finanziare la Chiesa?

Per cui qualcuno ha elaborato la teoria dell’evoluzione guidata.
L'idea è semplice: organi quali l'occhio, o i fiori ecc. sono complicatissimi, non è possibile che siano il prodotto di una selezione natura causale, cieca... quindi Dio è intervenuto, passo passo, indirizzando le mutazioni.. via via fino all'uomo.. il compimento della natura..

Un momento! Ma questo con corrisponde per nulla all’idea del Dio onnipotente della Bibbia!

L’universo è stato creato 13 miliardi di anni fa, come gas idrogeno.. 
poi per miliardi di anni Dio ha messo insieme le stelle, aspettato che le supergiganti collassassero e si formassero gli atomi degli elementi pesanti, il nostro sistema solare è una stella di terza generazione, per i primi sei miliardi di anni gas e materie hanno girato in tondo al solo scopo di aggregarsi.. 

Poi ha formato il Sole e la Terra.. bene, per centinaia di milioni di anni, Dio ha provato e riprovato a combinare proteine, finché non gli è riuscito di formare una catena lunghissima che aveva la capacità di riprodursi.. non molto bene per qualcuno che si immagina onnipotente ed onnisciente. 

Poi ci ha messo altre centinaia di milioni di anni a formare una cellula vivente, ed è rimasto bloccato lì per centinaia di milioni di anni, queste celle si moltiplicavano dividendosi, e ognuna andava per conto proprio, provavano a stare insieme, ma non ci riuscivano ognuna aveva un cervello per conto proprio e faceva le sue cose… alla fine ha avuto un’idea geniale, grazie a una mutazione, nella divisione cellulare, arrivate a 8 cellule, una di esse si è messa a dirigere le altre 7, a dargli cosa fare, in questo modo stavano tutte insieme ed erano molto più forti collettivamente rispetto alle creature monocellulari!! Una volta scoperto il sistema, è stato facile, da 8 a 16 a 32 ecc. ecc. in multipli, sempre con un gruppo di cellule che dirigeva e le altre cellule che svolgevano specifici compiti. 

Ma per milioni di anni gli esseri viventi erano delle bolle di cellule che si muovevano mediante contrazioni.. poi Dio ebbe una buona idea.. 
se faccio una struttura interna di materiale più rigido, a cui i muscoli si possono ancorare, possono coordinare i movimenti meglio.. 
così nacquero i cordati, poi ebbe l'idea di rende questa linea di materiale resistente sempre più duro, di metterci calcio, ed ecco gli animali dotati di scheletro.

Ha provato anche l’altro sistema, indurire il guscio esterno, ed ecco fatti gli insetti, ma non entriamo troppo nei dettagli.

Ma vi rendete conto, questa non è l’immagine di un Dio onnipotente ed onnisciente, è l’immagine di una scienziato incompetente ed ignorante, di un imbranato che prova e fallisce milioni di volte, con l’unico vantaggio di avere un sacco di tempo a disposizione..

E poi, è anche molto indeciso su cosa fare.. 
ogni 200 milioni di anni, decide di pulire la lavagna, distruggere tutto quello che ha fatto, e ricominciare da capo, manda dallo spazio una roccia enorme che provoca distruzione globali, o un supervulcano che erutta per centinaia di anni e distrugge quasi tutte le forme di vita, e provoca una estinzione di massa, poi ricomincia.. ma ricomincia usando quello che ha.. salva qualche esemplare nel profondo delle caverne o degli oceani, poi quando le condizioni tornano normali da questi pochi esemplari ricrea una enorme varietà di esseri viventi, comunque, essenzialmente basate sugli stessi principi di quelli precedenti.

Guardiamo a cosa gli è voluto per fare l’uomo, 
Prima ha dovuto inventare fiori e frutti.. 
prima c’erano animali che si nutrivano di vegetali, ma i vegetali normali sono orribili, una massa di cellulosa di scarsissimo potere nutritivo, i dinosauri erbivori erano sostanzialmente degli enormi stomachi su gambe dove i vegetali si decomponevano per giorni e giorni per estrarne le poche sostanze nutritive.

Con i frutti, abbiamo una sostanza di altissimo potere nutritivo, il che significa animali veloci, con stomaco piccolo e la possibilità di alimentare un cervello di grandi dimensioni.. solo che i frutti stavano sugli alberi, per cui ha preso delle specie di topi, li ha fatti salire sugli alberi, ed adattato il loro corpo alla vita arboricola, creando le scimmie. Poi ha preso una specie di scimmie, e le ha adattate a camminare su due gambe sui rami, eliminando la coda. 

Ma non gli andava ancora bene, avendo creato le antropomorfe arboricole, ha provocato un sollevamento del terreno dell’Africa orientale, che ha trasformato una foresta tropicale in un deserto punteggiato di cespugli carichi di bacche. 

In questo modo c’è stato un cambiamento delle antropomorfe che vi vivevano. Le gambe si sono allungate, portando a una camminata bipedale, e le mani si sono adattate a raccogliere bacche da cespugli spinosi. Questo tipo di scimmie ha avuto molto successo e si sono formate molte sottospecie sparse in tutta l’eurasiafrica, .. ma alla fine per milioni di anni nulla di sostanziale è successo, erano degli scimpanzè con le gambe lunghe.

Poi gli è venuta una idea geniale, ha inserito un gene che rendeva questo scimpanzé molto ciarliero. Gli scimpanzé sono delle creature piuttosto silenziose, qualche grugnito ogni tanto è tutto quello che ci possiamo aspettare.

Ci sono animali ciarlieri.. 
degli uccelli per esempio, cinguettano tutto il tempo, quindi aveva una certa esperienza. Per cui per fortuna non gli è stato troppo difficile.. 
in ogni caso ci ha messo parecchi milioni di anni per averla.

Ma una volta inserito questo gene, è stato un effetto palla di neve, i più ciarlieri potevano spiegare meglio le strategie di caccia, di guerra, abbindolare meglio le ragazze.. i più intelligenti potevano avere più figli, in un paio di milioni d’anni si è passati da 250 cc a 1400 cc.

Finalmente l’uomo..
A questo punto ha cominciato ad avere delle strane pretese.. 
tutto quello che poteva fare prima, che lo hanno portato a questo punto è diventato proibito.. niente uccidere, niente mogli degli altri, 
Almeno questo è scritto nella Bibbia..

Certo che dobbiamo leggerla molto bene la Bibbia.. alcuni pensano che debba essere interpretata in senso letterale e non metaforico.

Ma quale Bibbia? 
C’è la Bibbia masoretica e quella samaritana .. 
pare che ci siano 2000 differenze tra di esse, 
mentre sono solo 1000 le differenze con la Bibbia dei 70 
(la Septuaginta) in greco, scritta 300 anni prima di Cristo. 
Questa può significare solo una cosa, quando nel 700 DC i masoreti scrissero la loro versione, rimaneggiarono il testo a loro disposizione in modo che corrispondesse il più possibile alla traduzione fatta in greco 1000 anni prima. 

Poi c’è la Bibbia in aramaico, che sembra essere un libro completamente diverso, ma in ogni caso abbiamo trovato dei testi sumerici, molto precedenti, che sono chiaramente l’ispirazione dei racconti della Bibbia, diciamo, la Bibbia ne è la versione semplificata. 

Non solo, ma sono anche strettamente connessi ai racconti sulle vicende degli Dei che circolavano in tutta l'area mediterranea. 
Si riconosce facilmente che i figli degli Elohim e dei mortali corrispondono perfettamente ai semidei della tradizione greca. 

Possiamo facilmente immaginare che si tratti di racconti che i pastori e i mercanti si tramandavano di generazione in generazione seduti alla sera attorno ai fuochi dell'accampamento.
Il fatto che fossero racconti popolari spiega facilmente la totale mancanza di coerenza e di sequenzialità degli vari versetti della Bibbia. 

Ho visto una scuola di recitazione, chiamata “Instant theatre”, dove l'organizzatore ha scritto su centinaia di schede delle frasi, in tre versioni: frasi brevi, frasi di media lunghezza e frasi più lunghe. 

Gli attori sulla scena prelevano a turno queste schede da un mazzo, una alla volta, e le recitano di fronte a un pubblico. Per quanto possa sembrare strano, il pubblico interpreta queste frasi casuali come parte di un colloquio logico e razionale, esattamente come se si trattasse di una commedia scritta e strutturata dall'autore. 

Questa è una delle funzionalità del cervello, che a tutti i costi vuole trovare un senso logico e una consequenzialità negli avvenimenti. 

Rileggendo la Bibbia dopo questa esperienza mi sono reso conto che nello scrivere il testo che ci è arrivato, i redattori hanno disposto in ordine sequenziale dei testi che erano stati loro tramandati dalla tradizione orale e che quindi non potevano modificare. In questo caso piuttosto che mazzi di schede si trattava di raccolte di rotoli. 

Quindi frasi quali "Caino fondò una città" di per sé ha un senso compiuto, ovviamente si raccontavano attorno al focolare le storie di vari personaggi che avevano fondato una città, cosa normale, sono moltissimi i racconti di fondazioni di città, tanto per citarne, 
Romolo e Remo o Didone che fonda Cartagine ecc. 

Nel racconto biblico questo episodio viene collocato dopo la storia di Adamo ed Eva, che nel racconto vengono interpretati come i primi esseri umani. Il testo esisteva e non hanno trovato di meglio che metterlo subito dopo il racconto di Adamo ed Eva nel giardino, ma qui è totalmente fuori posto.. dopo l’uccisione di Abele, Caino si reca nella terra di Nod (chi era questo Nod?) dove fonda una città, ma oltre a Caino non c'erano altre persone per popolare questa città, né ha alcun senso la citazione dove Dio mette un segno su Caino, per evitare che chi lo incontra lo uccida.. chi sarebbero queste persone se Caino ed Abele erano gli unici figli di Adamo ed Eva?..

Caino e Abele ... per noi sono due nomi di persone.. 
ma in ebraico suona così, "c'erano due fratelli, uno chiamato Pastore e l'altro chiamato Agricoltore, .. e via via ... e poi uno uccise l'altro ecc. ecc." ovviamente, non sono mai esistiti questi due fratelli, non è che nella stessa famiglia uno si sceglie il proprio mestiere.. . 

Ve lo immaginate? Adamo ed Eva ebbero due figli, Caino ama le piante, allora frequenta l’istituto di agraria, prende il diploma, poi va al negozio di B&Q più vicino, compera qualche sacco di sementi, un aratro, un po' di zappe, e si mette a dissodare un campo, invece Abele frequenta l’istituto di zoologia, prende il diploma, poi va al mercato, compera un gregge, dei cani pastori, fa un corso su come tosare le pecore, sui cicli riproduttivi degli animali, quando nascono gli agnelli ecc. , è da ridere, sappiamo dai reperti archeologici che ci vollero migliaia di anni per sviluppare sementi coltivati dalle prime piante selvatiche, e altrettanti migliaia di anni ci vollero per addomesticare gli animali selvatici. 

"Fratelli" è una metafora dell'origine comune degli uomini, ma Pastore o Agricoltore non sono scelte individuali, sono due culture, che si sviluppano nel corso dei millenni, e si trasmettono di padre in figlio all'interno della stessa tribù. Si nasce in una tribù di agricoltori o in una tribù di pastori... la storia è un racconto personalizzato in stile hollywoodiano dello scontro tra due attività economiche concorrenziali, e perciò in lotta... 

e poi, dopo aver ucciso Abele, Caino si reca nella terra di Nod (chi era questo Nod?) dove fonda una città, ma oltre a Caino non c'erano altre persone per popolare questa città, né ha alcun senso la citazione dove Dio mette un segno su Caino, per evitare che chi lo incontra lo uccida.. chi sarebbero queste persone se Caino ed Abele erano gli unici figli di Adamo ed Eva ed era rimasto solo Caino?

È interessante l'osservazione che i discendenti di Abramo prestassero omaggio a uno Yahweh quando erano in Palestina mentre quando erano in Egitto prestavano omaggio agli Elohim locali. 

Questa era la pratica comune, anche i soldati romani quando viaggiavano nelle varie parti dell'impero omaggiavano le divinità locali oltre alle proprie tradizionali, in quanto a quel tempo ogni città aveva un proprio Dio locale.

Qualcuno sostiene che gli Elohim fossero dei personaggi in carne ed ossa, delle specie di omaccioni dotati di superpoteri con cui gli uomini avevano dei contatti diretti. 

Nella nostra cultura, permeata di racconti fantascienza, qualcuno avanza l’ipotesi che si tratti di viaggiatori interstellari…
Ovviamente sono passati migliaia di anni, la cultura odierna è totalmente differente da quella di 3000 anni fa ed è molto difficile mettersi nei loro panni. Tuttavia possiamo immaginare delle forti analogie tra la relazione degli uomini di 3000 anni fà coi numerosi Dei del loro Pantheon con quella odierna dei devoti ai santi. Secondo il punto di vista dei devoti, per esempio di San Gennaro o di Sant'Antonio da Padova ecc. i santi sono essere reali, che abitano al di sopra delle nuvole vicino all'altissimo e potentissimo e il loro compito è quello di ascoltare le invocazioni dei loro fedeli e in un certo senso tirare la giacca all’onnipotente in modo che egli modifichi gli avvenimenti per far piacere a loro assistiti. 

Se tu leggi della letteratura votiva, troverai dei racconti di gente convintissima che San Gennaro sia intervenuto direttamente per riparare il bambino dall'essere investito da un'automobile, oppure che abbia agito col suo superpotere sulle cellule cancerogene che hanno invaso il corpo del fedele e le abbia distrutte, o abbia salvato il marinaio dall’annegare ecc.. 

Supponiamo che esistano degli abitanti di Marte e che questi ricevano degli email dalla terra contenenti queste descrizioni, senza alcuna altra fonte di informazione, non c'è alcun dubbio che essi riterranno che San Gennaro o Sant'Antonio siano delle persone in carne ed ossa che si aggirano tra i fedeli compiendo tutte queste azioni meravigliose. Ovviamente sia tu che io abbiamo delle opinioni completamente diverse a questo riguardo.

Tanto più che, riallacciandoci al discorso iniziale, si tratta di racconti ampiamente rimaneggiati, di cui non conosciamo nemmeno la forma originaria di quando vennero scritti o raccontanti molte migliaia di anni fa.

Ma qualcuno ipotizza che questi omaccioni dotati di superpoteri abbiano interferito direttamente nella costituzione biologica degli essere umani. Finché si tratta di romanzi di fantascienza, tutto è opinabile, ma quando si tratta di DNA si entra in un territorio scientifico, che viene trattato da migliaia di ricercatori in tutto il mondo.. si tratta di evidenze solide piuttosto che di interpretazioni.

Ora, l'analisi del DNA umana non ha individuato nessun DNA alieno nelle cellule umane. È stato ricavato un albero genealogico di tutti gli uomini esistenti e si vede chiaramente che da antenati comuni risalenti a 100-200.000 anni fa si sono ramificate centinaia di gruppi umani a causa sia dell'isolamento geografico che dell'inevitabile intervento di mutazioni genetiche.

E poi, chi sarebbero questi alieni extraterresti?
Nelle varie interpretazioni appaiono opportunamente nei momenti delle mutazioni decisive.. 2 milioni di anni fa, 300 mila anni fa.. 100 mila.. 50 mila, alcuni, poche migliaia di anni fa, giusto per aiutare gli egiziani ad erigere le piramidi.. cambiano mestiere ovviamente, da genetisti ad architetti..

Ma come si sono prodotti? 
Non si capisce perché il Dio pasticcione che ci ha messo tanto tempo sulla terra a produrre gli uomini, sia stato tanto più rapido su un altro pianeta.. a meno che su differenti pianeti ci siano Dei differenti.. qualcuno più intelligente del nostro..

Questa è un’altra ipotesi che ho sentito esprimere, 
… tante ipotesi, l’una più bislacca delle altre..

E poi sarebbero geneticamente compatibili con noi.. 
cioè su altri pianeti ha usato esattamente le stesse catene di aminoacidi, ha prodotto esattamente le stesse cellule.. questo sarebbe in contrasto con l’ipotesi di Dei più capaci sugli altri pianeti.. a meno che non si trovino ogni tanto in congresso per scambiarsi informazioni.

E poi.. le signore mi scuseranno per il riferimento un po' francese.. 
ma vediamo che l'uomo ha compiuto dei progressi a dir poco incredibili in pochi anni nel campo della medicina, grazie ad ultrasuoni, scanner magnetici, e raggi X possiamo produrre immagini sempre migliori dell'interno del corpo umano, preso potremo vedere qualcosa di simile alle immagini di Star Trek, dove il dottor Bones ha uno scanner che gli permette di avere una immagine tridimensionale interna del corpo.

Ora questi alieni avanzatissimi, secondo i racconti di chi è stato rapito dagli extraterrestri, per esaminare gli esseri umani non sono riusciti a trovare nient’altro di meglio che infilargli una sonda nel culo….

Tutto sommato.. non c’è da stupirsi che un sacco di gente, per evitarsi tutti questi dubbi e mal di testa, preferisca il Dio della Bibbia che fa tutto in 6 giorni..

Francesco Andreoli Sussex 

http://en.wikipedia.org/wiki/Masoretic_Text
http://en.wikipedia.org/wiki/Samaritan_Pentateuch
http://solpicus.wordpress.com/


Francesco Andreoli Sussex ha condiviso un link nel gruppo: LETTERE E FILOSOFIA.

martedì 15 novembre 2016

Nietzsche. E che? l'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo?

E che? l'uomo è soltanto un errore di Dio?
Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo?
Nietzsche, Il crepuscolo degli dei


La Chiesa é esattamente ciò contro cui Gesù predicò
e contro cui insegnò ai suoi discepoli a combattere.
Nietzsche , La volontà di potenza







La decisione cristiana di trovare il mondo brutto e cattivo, 
ha reso brutto e cattivo il mondo. 
Nietzsche , La gaia scienza 


Dio è morto; a causa della sua compassione per gli uomini è defunto Iddio.
Nietzsche , Così parlò Zarathustra




E' già da molto tempo che gli antichi dei finirono:
e, invero, ebbero una buona e lieta fine da dei!
Essi non trovarono la morte nel crepuscolo,
questa è la menzogna che si dice!
Piuttosto: essi risero una volta da morire,
fino a uccidere se stessi!
Questo accadde,
quando la più empia delle frasi fu pronunciata
da un dio stesso, questa:
Vi è un solo dio!
Non avrai altro dio accanto a me !
Un vecchio dio barbuto e burbero,
un dio geloso trascese a questo modo:
e allora tutti gli dei risero
e barcollarono sui loro seggi e gridarono:
Ma non è proprio questa la divinità,
che vi siano dei ma non un dio ?
Chi ha orecchi intenda.
Nietzsche , Così parlò Zarathustra 


In me l'ateismo non é nè una conseguenza, 
nè tanto meno un fatto nuovo: esso esiste in me per istinto. 
Sono troppo curioso, troppo incredulo, 
troppo insolente per accontentarmi di una risposta così grossolana. 
Dio é una risposta grossolana, un'indelicatezza contro noi pensatori: 
anzi, addirittura, non é altro che un grossolano divieto contro di noi: 
non dovete pensare! 
Nietzsche, Ecce homo


Potrei credere solo a un dio che sapesse danzare.
E quando ho visto il mio demonio,
l' ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne:
era lo spirito di gravità, grazie a lui tutte le cose cadono.
Non con la collera, col riso si uccide.
Orsù, uccidiamo lo spirito di gravità.
Ho imparato ad andare: da quel momento mi lascio correre.
Ho imparato a volare:
da quel momento non voglio più essere urtato per smuovermi.
Adesso sono lieve, adesso io volo,
adesso vedo al di sotto di me,
adesso è un dio a danzare,
se io danzo.
Nietzsche, Così parlò Zarathustra



https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=13&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwipxtyF1KvQAhXpDsAKHZUrCSI4ChAWCCQwAg&url=http%3A%2F%2Fwww.filosofico.net%2Fnie2.htm&usg=AFQjCNGwzJRRBGhEHmyIsKlFWudUSYpRag&sig2=NT4g_sFGxDV-vRcci5Q5Pw&bvm=bv.138493631,d.d24

martedì 27 settembre 2016

Se la natura è senza Dio. De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis - I meravigliosi segreti della natura, regina e dea dei mortali

Se la natura è senza Dio.
C’è stato un tempo in cui ragionare sull’universo poteva costare la vita. 


De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis 
I meravigliosi segreti della natura, regina e dea dei mortali
Giulio Cesare Vanini


Il caso di Giordano Bruno, arso vivo nel 1600 a Campo de’ Fiori, è il più famoso ma non l’unico. 

«Andiamo allegramente a morire da filosofi», pare che abbia detto il 9 febbraio 1619 un altro grande visionario, il salentino Giulio Cesare Vanini, mentre veniva condotto sul luogo del supplizio, in una piazza di Tolosa. Il boia prima gli strappò la lingua e poi accese la pira, ponendo fine alla breve esistenza (34 anni) del pensatore di Taurisano. La condanna a morte per «ateismo, bestemmia, empietà e altri eccessi» non era stata emessa dall’Inquisizione, ma da un tribunale civile, perché negare l’esistenza di Dio era un delitto di lesa maestà, un attentato al fondamento divino dell’autorità del monarca.

Tre anni prima, nel settembre del 1616, era comparsa una delle opere principali di Vanini, il De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis (I meravigliosi segreti della natura, regina e dea dei mortali), stampata a Parigi da Adrien Périer e accolta con favore e interesse negli ambienti di corte e nei circoli dell’intellettualità transalpina. L’autore, in quel momento, si trovava in Francia dopo un lungo girovagare per l’Europa, molto simile a quello di Bruno. Frate dell’ordine dei carmelitani, formatosi negli studi giuridici e teologici a Napoli e a Padova, nel 1612 Vanini era entrato improvvisamente in rotta di collisione con le gerarchie ecclesiastiche e si era rifugiato in Inghilterra, dove aveva abbracciato la fede anglicana. Il soggiorno londinese e la conversione durarono meno di due anni: nel 1614 Vanini chiese di essere riammesso nella Chiesa cattolica e fuggì rocambolescamente in Francia. A Lione, nel 1615, pubblicò la sua prima grande opera, l’Amphitheatrum aeternae providentiae, seguita l’anno successivo dal De admirandis. Con la fama giunsero però anche le indagini delle autorità, insospettite dal successo che le opere dell’ex frate riscuotevano nei cenacoli libertini. La situazione precipitò nell’agosto 1618, quando Vanini venne improvvisamente arrestato e sottoposto a un estenuante processo, durato sei mesi. Una prova falsa, prodotta da un gesuita, condusse infine alla pena capitale.

Il De admirandis è concepito come una lunga discussione filosofica, in sessanta dialoghi, che si svolge nell’arco di una giornata estiva tra Giulio Cesare e un giovane interlocutore, Alessandro, il quale pone di volta in volta le questioni. Ciò che colpisce nell’opera non è tanto la presenza di idee scientifiche di sapore moderno (anche se, per esempio, il trasformismo biologico che vi viene affermato rappresenta una notevole intuizione), quanto piuttosto lo sguardo integralmente razionale e naturalistico che Vanini getta sul mondo.

Dio viene continuamente evocato, ma solo per essere poi, di fatto, messo ai margini, con un abile gioco di simulazione e dissimulazione che poggia, oltre che sulla forma-dialogo, su una vasta gamma di espedienti retorici, come le frequenti citazioni di autori ortodossi, estrapolate dai contesti originari e usate come materiale grezzo per costruire nuovi discorsi filosofici, o i riferimenti alle tesi dei materialisti pagani, apparentemente confutate ma in effetti esposte con attenzione e simpatia.

È un gioco che sembra funzionare, tant’è vero che i due religiosi della Sorbona incaricati di leggere il manoscritto concedono senza indugio l’approvazione alla stampa, salvo rendersi conto, subito dopo la pubblicazione, dell’imprudenza commessa.

Come nota uno dei maggiori esperti del filosofo salentino, Francesco Paolo Raimondi (curatore, assieme a Mario Carparelli, dell’edizione in italiano dell’opera omnia), «per Vanini l’ordine naturale trova in se stesso la propria giustificazione con l’esclusione di ogni dimensione metafisica [...] In nessun luogo egli accenna a una presenza di Dio nel mondo e in tutte le sua analisi della realtà l’intervento divino viene escluso».

È significativo in proposito un passo del Dialogo IV: 
«La mole del cielo è posta in orbita dalla propria forma come accade per gli elementi», afferma Giulio Cesare. E all’obiezione di Alessandro – «Ma come possono muoversi i cieli secondo leggi certe e stabili, se non li assistono le divine menti motrici, partecipi della prima sapienza?» – risponde: «Che c’è di strano? Forse che nei vilissimi macchinari degli orologi, diligentemente predisposti da un Tedesco ubriaco, non vige una legge certa e stabile del movimento? [...] Anche il mare ad intervalli certi e definiti è mosso, secondo un ritmo di flussi e riflussi, dalla propria forma, cioè da quella che voi Peripatetici chiamate gravità. Anzi, poiché il cielo si muove sempre secondo il medesimo movimento, direi che è mosso dalla sua pura forma e non dal volere di un’Intelligenza».

Certis statisque legibus («Secondo leggi certe e stabili»): è uno dei concetti fondamentali dell’opera, la formula che esprime il lato più innovativo del pensiero di Vanini. L’universo vaniniano, meccanico e materiale, si spiega in virtù dei propri princìpi interni, senza necessità alcuna di introdurre entità sovrannaturali o cause finali. Le leggi della natura non sono l’indizio dell’esistenza di un Essere intelligente, ma semmai il contrario, perché un mondo governato da un’Intelligenza sarebbe soggetto piuttosto all’arbitrio e alla contingenza che alla regolarità. Sebbene l’attrezzatura intellettuale di Vanini rimanga sostanzialmente quella aristotelica, la sua concezione del mondo rompe decisamente col passato – con i vecchi animismi, con la separazione tra cielo e terra, con l’antropocentrismo. «L’universo – scrive ancora Raimondi – si slarga in una dimensione infinita, perde ogni connotazione teleologica, si spopola dell’ingombrante schiera di essenze demoniache e angeliche d’ogni sorta e si riafferma nella totale autonomia da ogni principio esterno e trascendente».

Come un’improvvisa esposizione alla luce, la secretior philosophia di Vanini «provoca un dolore in chi è rimasto a lungo al buio» (sono sue parole). «Che danno subiscono quelli che non ti ascoltano!», osserva Alessandro. «Al contrario – replica Giulio Cesare – lo subiscono quelli che mi ascoltano!». 

L’Inquisizione se ne accorgerà in ritardo: il decreto con cui il De admirandis viene dichiarato “sospetto” e se ne vieta la circolazione donec corrigatur – finché non corretto dall’autore – arriva solo nel luglio del 1620, quando il filosofo di Taurisano (all’insaputa del cardinale Bellarmino e dei suoi colleghi) è già in cenere. 

«Fu più facile bruciare Vanini che riuscire a confutarlo», 
scriverà lapidariamente Arthur Schopenhauer.

di Vincenzo Barone  23 settembre 2016

vincenzo.barone@uniupo.it

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-09-23/se-natura-e-senza-dio-160919.shtml?uuid=ADFDHyMB&fromSearch

sabato 26 settembre 2015

Maurizio Bettini. Elogio del politeismo. I Greci e i Romani non hanno mai fatto una guerra per affermare la propria religione su un’altra. Per quanto la nostra cultura affondi le radici in quella classica, a noi mancano parole che ne indichino direttamente la religione. La chiamiamo idolatria o paganesimo, termini coniati dal cristianesimo vincente. Mai gli antichi li avrebbero usati. E neppure avrebbero usato politeismo o politeistico, che hanno senso solo in una prospettiva monoteistica. Per i Greci e i Romani era ovvio che gli dèi fossero plurali, e non c’era alcun bisogno di ribadirlo con un sostantivo o un aggettivo.





"I Greci e i Romani non hanno mai fatto una guerra per affermare la propria religione su un’altra. La circostanza è sotto i nostri occhi, ma non la vediamo. È bene stupirsene, sia della circostanza, sia del fatto che non la vediamo. Questo ci ricorda e ci suggerisce Maurizio Bettini in un libro dal titolo trasparente: Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare oggi dalle religioni antiche.
Per quanto la nostra cultura affondi le radici in quella classica, a noi mancano parole che ne indichino direttamente la religione. La chiamiamo idolatria o paganesimo, termini coniati dal cristianesimo vincente. Mai gli antichi li avrebbero usati. E neppure avrebbero usato politeismo o politeistico, che hanno senso solo in una prospettiva monoteistica. Per i Greci e i Romani era ovvio che gli dèi fossero plurali, e non c’era alcun bisogno di ribadirlo con un sostantivo o un aggettivo.
D’altra parte, l’intento di Bettini non è solo liberare la religione classica dal peso fuorviante e spregiativo del lessico cristiano. Il suo intento è anche e soprattutto indicare nella sua visione del mondo, nel suo vivere e procedere un concreto valore d’esperienza, una capacità di far fronte a problemi e a conflitti sociali e politici più e meglio del monoteismo.
Centrale in questa prospettiva è la nozione di tolleranza. Nata dalle guerre di religione che hanno coperto di sangue l’Europa, nella tolleranza c’è comunque l’impronta dell’intolleranza. Essere tolleranti significa astenersi dall’azione violenta nei confronti dell’altro e della sua fede, ma sempre considerando questa un errore e quello un peccatore.
Al di fuori del proprio dio, e anzi al di fuori del proprio modo di intendere quel dio, per il tollerante non c’è verità. La fede e la verità si identificano, per lui come per l’intollerante. I due abitano uno spazio religioso e umano comune: il primo astenendosi con prudenza dal trarne conseguenze più o meno violente, il secondo pronto a farlo anche con passione omicida.
Non erano tolleranti, i Greci e i Romani. Non essendo intolleranti, non ne avevano bisogno. I secondi, in particolare, consideravano gli dèi degli altri non una minaccia – e neppure una falsità –, ma una risorsa (prima di conquistare una città, per esempio, con il rito dell’evocatio ne chiamavano fuori con pio rispetto il dio, pronti a integrarlo nel loro pantheon).
Nessun dio romano si professava geloso, come invece quello monoteistico, che nasce pretendendo signoria totale sulla complessità della vita e degli esseri umani. Piuttosto, ognuno partecipava a un sistema multiforme, in movimento. 
Per spiegarlo, Bettini propone un parallelo con il linguaggio.
Come accade alle parole che usiamo nei nostri discorsi, anche fra gli dèi romani c’erano un rapporto e un confronto ininterrotti. E se dai nostri discorsi nascono nuove parole, dal rapporto e dal confronto tra dèi nascevano dèi nuovi, che andavano ad arricchire l’intero pantheon.
Questo non valeva solo dentro i confini del mondo romano, ma anche fuori, nell’incontro con dèi stranieri. Era questa l’interpretatio: una mediazione interpretativa, un compromesso raggiunto mediante valutazioni e congetture tra un dio straniero e quello romano che più sembrava essergli vicino. Il risultato era un nuovo dio, o una modificazione e un arricchimento del vecchio.
Al pari di una lingua ben viva, la religione romana si modificava, si muoveva, cresceva. Che bisogno avrebbe mai potuto avere d’esser tollerante? Era invece curiosa, attenta alla relazione con gli dèi degli altri, aperta al loro valore d’esperienza. Attenzione e apertura, queste, che l’assolutismo monoteistico rende impossibili.
Se dio e la verità si identificano, ogni altro dio e ogni altra verità non potranno essere che falsi, perciò da combattere, vincere, eliminare. Per proseguire nella metafora linguistica, i monoteismi sono lingue bloccate: lingue in cui il discorso – la progressione di parola in parola, verso parole e idee nuove – è negato dalla fissità di un testo dato una volta per tutte, e sottratto a ogni interpretatio. Questo loro “blocco” li rende solidi, ma anche aggressivi.
In termini politici contemporanei, si può sospettare che lasciati a sé, in assenza di limiti e correttivi, i monoteismi tendano a opporsi alla laicità e alla democrazia, nel senso che alla pluralità delle opinioni, al loro confronto aperto e “discorsivo” preferiscono l’assoluto di una verità unica e gelosa.
E se anche così non fosse, resterebbe il fatto increscioso che, al contrario del mondo greco e romano, quello cristiano e quello islamico sono stati e restano zeppi di guerre fatte nel nome di dio. Se non altro, dalle religioni antiche dovremmo imparare almeno questo.
Maurizio Bettini, Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare oggi dalle religioni antiche, il Mulino, Bologna, pagg. 156
(Roberto Escobar,“Il Sole 24 Ore – Domenica”, 5 ottobre 2014.Maurizio Bettini, Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare oggi dalle religioni antiche, il Mulino, Bologna, pagg. 156.Greci e Romani non hanno mai fatto una guerra per affermare la propria religione su un’altra. È quello che ci suggerisce nel suo libro Maurizio Bettini)


Un bellissimo monito del filologo e classicista Maurizio Bettini.




giovedì 24 settembre 2015

Manlio Sgalambro. Teologo. Ti ripeto, l'essere è compromesso... È ingiurioso sentire parlare della mancanza di Dio quando invece Dio è di troppo. È di quest'essere in più che si occupa il teologo. . .

Teologo. Ti ripeto, l'essere è compromesso... È ingiurioso sentire parlare della mancanza di Dio quando invece Dio è di troppo. È di quest'essere in più che si occupa il teologo. . .
Manlio Sgalambro




Un grande filosofo



Alberto Conserva

Non riuscirò mai a comprendere cosa sia la mancanza di Dio o Dio che è di troppo.
Nel "Silenzio del Buddha" Raimon Panikkar dice con chiarezza, che l'unico attributo possibile nella relazione con Dio, è il silenzio. Dio è un nome, che attribuiamo ad un ente inconoscibile, che senso ha discutere se è troppo o troppo poco. Quanto all'essere o lo accetti o lo neghi, è l'assioma del nostro vivere. Se lo accetti sei, se non lo accetti il tuo percorso è già terminato nel nichilismo.




lunedì 21 settembre 2015

Storiella rabbinica. Signore, domani è Yom Kippur, il giorno del pentimento. Ascoltami bene: io sono un umile sarto ma sono un devoto servitore delle tue Leggi...Nel nostro paese, Mendel, il macellaio, è un uomo buono e pio, sempre pronto ad aiutare tutti...Ti sembra giusto che debba essere così povero da non riuscire a sfamare la sua famiglia, eh? Ti sembra giusto? E Shlomo, il nostro calzolaio? Un esempio vivente di rettitudine e devozione! Lo sai cosa deve sopportare? Deve sopportare di veder morire la propria madre in mezzo a sofferenze orribili! Ti sembra giusto? Eh, dimmelo! Ti sembra giusto questo? E Avrumele, il nostro caro maestro di scuola? Ha dedicato tutta la sua vita a istruire i nostri bambini e ora, vecchio e povero, sta diventando cieco nella solitudine più totale. Allora? Mi sentii??? Ti sembra giusto? Voglio saperlo da te, ti sembra giusto? Io sono un povero sarto, ma ascolta bene quello che ti dico: domani è il santo giorno del Kippur... Vedi di perdonare i nostri peccati perché forse, ma forse...noi perdoneremo i tuoi!


“Signore, domani è Yom Kippur, il giorno del pentimento. Ascoltami bene: io sono un umile sarto ma sono un devoto servitore delle tue Leggi...Nel nostro paese, Mendel, il macellaio, è un uomo buono e pio, sempre pronto ad aiutare tutti...Ti sembra giusto che debba essere così povero da non riuscire a sfamare la sua famiglia, eh? Ti sembra giusto? E Shlomo, il nostro calzolaio? Un esempio vivente di rettitudine e devozione! Lo sai cosa deve sopportare? Deve sopportare di veder morire la propria madre in mezzo a sofferenze orribili! Ti sembra giusto? Eh, dimmelo! Ti sembra giusto questo? E Avrumele, il nostro caro maestro di scuola? Ha dedicato tutta la sua vita a istruire i nostri bambini e ora, vecchio e povero, sta diventando cieco nella solitudine più totale. Allora? Mi sentii??? Ti sembra giusto? Voglio saperlo da te, ti sembra giusto? Io sono un povero sarto, ma ascolta bene quello che ti dico: domani è il santo giorno del Kippur... Vedi di perdonare i nostri peccati perché forse, ma forse...noi perdoneremo i tuoi!”
Storiella rabbinica



È una storiella veramente emblematica, sembra ricalcare le orme degli ebrei che mormorano dopo essere stati salvati dalla tirannia dell'Egitto...è facile concentrare l'attenzione sui mali che ci circondano perché sono infinitamente più rumorosi del bene che viaggia con noi stringendo le nostre mani in maniera silenziosa...



venerdì 22 maggio 2015

Don Andrea Gallo. A me non interessa chiedervi se siete o non siete credenti, vi chiedo però se siete credibili. È questo che un giorno Dio chiederà a ciascuno di noi


“A me non interessa chiedervi se siete o non siete credenti, vi chiedo però se siete credibili. È questo che un giorno Dio chiederà a ciascuno di noi”
Don Andrea Gallo


"Mi definisco un prete anarchico. Il termine anarchico viene dal greco e vuol dire contro ogni potere che opprime. Chi ha una responsabilità dev'essere al servizio e non esercitare un potere, od una repressione, od un dispotismo. Il vero anarchico può scegliere la non violenza, la svolta epocale dell'umanità".
Don Andrea Gallo







lunedì 2 marzo 2015

Max Horkheimer. "Eclisse della ragione". Il principio di maggioranza [...] è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi. È il nuovo dio, ma non nel senso in cui gli araldi delle grandi rivoluzioni lo concepivano – cioè come una forza di opposizione all'ingiustizia esistente – bensì come una forza di opposizione a tutto ciò che non si uniforma.


Il principio di maggioranza [...] è diventato la forza sovrana davanti alla quale il pensiero deve inchinarsi. È il nuovo dio, ma non nel senso in cui gli araldi delle grandi rivoluzioni lo concepivano – cioè come una forza di opposizione all'ingiustizia esistente – bensì come una forza di opposizione a tutto ciò che non si uniforma.
Max Horkheimer, "Eclisse della ragione"


«Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all'incirca così.
Su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti gli altri, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati. Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall'orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione. Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l'indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l'inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali... Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.»
Max Horkheimer, citato in Lorenzo Guadagnucci, Restiamo animali, Terre di mezzo, 2012.



mercoledì 25 febbraio 2015

Edward Wilson. “Il significato dell’esistenza umana”. C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

IL SENSO DELLA VITA SECONDO WILSON

C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

Abbiamo finito per accettare il fatto di non essere poi così importanti, non in questo mondo qui, figuriamoci nell’intero universo. Ma cosa ne possiamo fare, oggi, di questa nostra consapevolezza?

L’ultimo libro di Edward O. Wilson (Codice Edizioni, 2014) affronta temi generali e profondissimi, e ha un titolo solenne: “Il significato dell’esistenza umana”. Eppure è un volume snello, meno di 200 pagine, scritto con mano leggera. Secondo molti sarà il suo ultimo libro. Per questioni biografiche: l’entomologo, professore di Harvard in pensione, padre nobile di socioboiologia e biodiversità compirà 86 anni a giugno. [...]
Concentrato in poche pagine c’è tutto il Wilson che uno si aspetta di trovare: le parti in cui sottolinea l’urgenza di un ambientalismo moderno (che poggi su basi scientifiche e non puramente emotive), i capitoli che vanno alla ricerca delle radici biologiche delle azioni umane, qualche paragrafo di punzecchiatura razionalista contro le organizzazioni religiose e i creazionisti. E naturalmente ampio spazio all’organizzazione sociale delle formiche, del cui comportamento Wilson è forse il più grande esperto di sempre e di cui in 60 anni di ricerca ha identificato 450 nuove specie. [...] 
Le formiche, per esempio. Ok le formiche, guidate solo dal loro istinto eppure organizzate in strutture sociali complesse e funzionali. Sono così interesanti, è vero, ma la cosa che davvero tutti si chiedono, e che chiedono continuamente anche a Wilson a quanto pare, è: cosa fare quando ce le troviamo in cucina? La risposta: “non bisogna pensare alle formiche come ad animali nocivi o a una seccatura, ma come a un superorganismo ospite a casa vostra” - provate a tenerlo a mente prima della prossima disinfestazione, se ci riuscite.
Alla ricerca di una visione olistica della vita nel cosmo Wilson prova anche, a metà libro, a stilare l’identikit di un ipotetico essere alieno. Dati alla mano, una creatura proveniente da un altro pianeta ma che sia scientificamente accurata e aggiornata con le ultime ricerche, secondo lo scienziato dovrebbe essere più o meno così: un animale di taglia relativamente grande, con una grande testa ben delimitata e in posizione centrale, che vive su terre emerse, che presenta appendici locomotorie libere, una notevolissima intelligenza sociale e che biologicamente si affida a vista e udito. Sì, sembra quasi di conoscerlo.

Incastonati nel libro ci sono poi diversi incisi personali della vita professionale di Wilson. Nelle pagine che dedica alla ricerca dello spirito competitivo della natura umana, per esempio, racconta candidamente di un suo antico peccato di invidia: quando l’astronomo e grande divulgatore Carl Sagan vinse il premio Pulitzter, Wilson liquidò la faccenda come un avvenimento di scarsa importanza nella carriera di uno scienziato. Era il 1978. Appena un anno dopo fu lo stesso Wilson a vincere il Pulitzer (per Le Formiche, edito in Italia per Adelphi). Quel riconoscimento divenne di colpo, allora, ai suoi occhi e nelle sue parole, un premio letterario imprescindibile, fondamentale.

Non rimarrà deluso neanche chi sfoglierà il libro alla ricerca delle ormai usuali frecciatine a Richard Dawkins, etologo britannico, diventato negli anni arcinemico di Wilson. Le divergenze scientifiche tra i due si sono ingrandite a tal misura da assumere i toni del melodramma:  Dawkins qualche anno fa ha recensito il libro di Wilson “La conquista sociale della Terra” in un articolo dal titolo “Il tramonto di Edward Wilson”, dove invitava i lettori a gettare via con gran forza il volume (citando a sua volta una famosa frase attribuita a Dorothy Parker). In tutta risposta, in “Il significato dell’esistenza umana”, Wilson introduce Dawkins con la stessa particolare e perfida qualifica che gli ha affidato ormai da qualche tempo: un incisivo giornalista scientifico che divulga e spiega le idee di altri al grande pubblico. [...] 
La premessa da cui parte è chiara: la scienza e l’evoluzione sono le fondamenta per comprendere il senso dell'esistenza umana, per capire come noi, in quanto Homo sapiens, ci inseriamo nell’intelaiatura composta da tutti gli altri esseri viventi, sulla Terra e nel resto dell’universo. 

Il significato dell'esistenza umana è allora, in poche parole, tutto qua: se siamo davvero un incidente evolutivo come la scienza sembra mostrarci, e se rimaniamo comunque indissolubilmente legati al resto del regno animale, è anche vero che la storia ci ha portato ad essere oggi "la mente del pianeta”. Il pianeta è nostro, e abbiamo tra le mani la possibilità di salvarlo o di distruggerlo. Siamo soli nell’universo, ci dice Wilson, ma non dobbiamo avere paura: vuol dire che siamo liberi. Completamente liberi di plasmare il futuro. Come? Wilson ha una sua ricetta. 
Bisogna riunire i due grandi rami del sapere, la scienza e la cultura umanistica, in quello che egli stesso chiama un “nuovo Illuminismo”. Le due culture sono radicalmente diverse nei modi in cui descrivono la nostra specie. Eppure, secondo Wilson, sono una cultura sola. Perché una e comune è la fonte del pensiero creativo, e comuni devono essere allora anche i tentativi di comprensione della natura. 
Quella di Wilson è una chiamata alle armi perché scienza e discipline umanistiche uniscano le forze. Il biologo sembra però avere ben chiare le gerarchie e i ruoli da rispettare (e qui forse qualcuno inizierà a storcere il naso). L’autorità generale secondo Wilson è della scienza, è la scienza che costituisce l’impalcatura più solida dell’edificio del sapere umano. Gli ultimi secoli di scienza hanno visto enormi rivoluzioni. Ma il tasso di crescita delle conoscenze scientifiche rallenterà inevitabilmente nei prossimi anni, e toccherà allora alle scienze umanistiche mantenere alta la fiaccola del progresso. [...]

Matteo De Giuli, 24 febbraio 2015





http://www.treccani.it/magazine/piazza_enciclopedia_magazine/scienze/Il_senso_della_vita_secondo_Wilson.html


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