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sabato 16 maggio 2015

"Paradigmi e rivoluzioni scientifiche" (Thomas Khun) o "Rivoluzione permanente" (Karl Popper)? Quali idee ne avete?


"Paradigmi e rivoluzioni scientifiche" (Thomas Khun) o "Rivoluzione permanente" (Karl Popper)? Quali idee ne avete?




Khun colse meglio i meccanismi evolutivi di adattamento, necessità e selezione che sono alla base dell'affermazione temporanea di un sistema, sia esso biologico-sociale che scientifico-teorico. 
Sono comunque convinto che gli apporti epistemologici di Khun e di Popper (soprattutto l'ultimo periodo), siano complementari.



Conoscendo meglio il pensiero di K. Popper di cui ignoro, come Carlo il concetto di "rivoluzione permanente", credo che da epistologo Popper abbia indicato come s'individua la pseudoscienza. Il processo di falsificabilità ha posto un un criterio di "demarcazione" tra scienza e non scienza. Lo studioso-filosofo Dario Antiseri ci ha dato la "cifra" della modernità del filosofo austriaco sotto un duplice aspetto: come epistomologo e come politico. Del primo ne abbiamo detto sopra , del secondo Antiseri riporta "Si vive in una democrazia quando esistono istituzioni che permettono di rovesciare il governo senza ricorrere alla violenza, cioè senza giungere alla soppressione fisica dei suoi componenti. E' questa la caratteristica di una demcrazia". Circa la locuzione Rivoluzione permanente", va intesa metaforicamente come progresso della scienza, senza un intento politico-rivoluzionario.



Rivoluzione, sia nel senso politico che nel senso scientifico (pur ben distinti) è un concetto che implica un nuovo sguardo antropologico-culturale nella considerazione del mondo, ovvero, una ri-considerazione.




Ma è proprio questo che credo Popper non faccia. Mentre Kuhn introduce i cambi di paradigma (quando i vecchi muoiono), Popper introduce un metodo scientifico basato sul falsificazionismo cioè nel momento in cui esprimo un'ipotesi devo cercare di falsificarla. Lakatos, che purtroppo morì troppo presto introdusse le "ipotesi ad hoc" che a fronte di "anomalie" lo scienziato produce per salvare la sua teoria. 



la vedrei così: un cambio di paradigma rappresenta in se una rivoluzione delle percezioni del mondo tangibile (mondo uno di Popper) rappresentando un nuovo modo di osservarlo (mondo due) che poi si evolve in nuovi mondi tre, se non falsificati come congetture e confutazioni: in sintesi un nuovo paradigma rivoluziona il modo di vedere le cose e se non è falsificato funziona e va bene. Questo nella scienza come nella politica, intesa come arte del decidere, e non di salir sul carro del vincitore di congetture e confutazioni.




Il confronto tra il "cambio di paradigma" e la "teoria dei tre mondi" come rappresentata da Fantuzzi va al cuore del problema: la centralità del mondo 2 (le menti e gli stati mentali). 
Senza questi ultimi, i mondi 1 e 3 non possono interagire. 
La critica ha parlato di "realismo astratto del mondo 3 "(pari alle idee platoniche) in quanto gli oggetti del mondo 3 "possono trovarsi tra loro in <relazioni logiche> (equivalenza logica, deducibilità, compatibilità (Popper)". Continua:" Queste relazioni logiche possono sussistere esclusivamente fra contenuti astratti del mondo 3, come le congetture e le teorie, e non si danno mai tra i processi mentali concreti del mondo 2".In buona sostanza Popper fa una netta distinzione tra "processi mentali" da una parte e "contenuti mentali" dall'altra. S. Moravia vede nel terzo mondo popperiano " un mondo eterno,assoluto e unico" in contrasto con "certe istanze pluralistiche avanzate dal filosofo in altri scritti".



lunedì 30 luglio 2012

Karl Popper. Perché la democrazia? «CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”.


Perché la democrazia? La risposta di K. Popper


«CHI DEVE COMANDARE?»: senza dubbio questa sembra essere stata la questione principale di ogni teoria politica, da Platone in poi; ma sembra anche essere la questione che ogni cittadino si pone nel momento in cui è chiamato al voto. È nota la risposta che diede Platone: devono comandare i filosofi. E, dopo di lui, una lunga schiera di teorici della politica hanno risposto: deve comandare il migliore, il re voluto da Dio, la casta dei sacerdoti, il popolo, fino a giungere ai drammatici esiti del Novecento, quando si è detto che a comandare dovesse essere la “razza ariana”. Già dopo queste primissime battute, «Chi deve comandare?» si rivela veramente come la domanda su cui si è costruita la teoria politica occidentale. Eppure, secondo Popper, questa è una domanda “irrazionale”. Chi si pone tale questione va infatti alla ricerca di della Ragione per cui a comandare deve essere uno piuttosto che un altro, quando in realtà, sostiene Popper, NON ESISTE ALCUNA RAGIONE PER CUI UNO DEBBA DI NECESSITÀ COMANDARE. LA DOMANDA È IRRAZIONALE POICHÉ CI SPINGE ALLA RICERCA DI QUALCOSA CHE NON ESISTE. NON ESISTE ALCUN FONDAMENTO ASSOLUTO ED INCONTROVERTIBILE CHE POSSA LEGITTIMARE IL GOVERNO DI UNA PERSONA, DI UN GRUPPO O DI UN INTERO POPOLO. Ed è proprio verso questo “fondamento assoluto” che la tale domanda ci spinge: infatti, il presupposto di un tale domandare è che chi viene additato come COLUI CHE DEVE COMANDARE, UNA VOLTA ASSUNTO IL POTERE, LO POSSA GESTIRE SENZA ALCUN LIMITE: tale questione sottende una TEORIA DELLA SOVRANITÀ INCONTROLLATA.

SE LA DOMANDA «CHI DEVE COMANDARE?» È IRRAZIONALE, CON QUALE QUESTIONE LA SOSTITUIREMO? «COME POSSIAMO ORGANIZZARE LE ISTITUZIONI POLITICHE IN MODO DA IMPEDIRE CHE I GOVERNANTI CATTIVI O INCOMPETENTI FACCIANO TROPPO DANNO: questa la riposta (meglio sarebbe dire la domanda) di Popper. Vediamo di inoltrarci un po’ più a fondo in questa questione. IL PUNTO È QUELLO RELATIVO LA QUALITÀ DEI GOVERNANTI: NON SEMPRE ESSI SONO ALL’ALTEZZA DEL LORO COMPITO, ANZI, IL PIÙ DELLE VOLTE ESSI SONO “CATTIVI” GOVERNANTI,  MOSSI ESCLUSIVAMENTE DAI LORO INTERESSI. SPOSTARE L’ACCENTO SULLA QUESTIONE DEL CONTROLLO PERMETTE DI EVITARE CHE GOVERNANTI INADATTI AL COMPITO PER IL QUALE SONO STATI CHIAMATI ARRECHINO TROPPI DANNI. Si potrebbe chiamare questo punto “euristica dei cattivi governanti” e visto i tempi che corrono, essa si rivela sorprendentemente attuale.
La questione che ora si pone è se è veramente possibile scindere le due domande, cioè se è veramente possibile sostituire la prima con la seconda. In altri termini, non è che la seconda domanda riproponga la prima? CHI SI INTERROGA SU COME CONTROLLARE CHI GOVERNA, nel porre dei limiti alla sovranità del governante, non sta forse implicitamente rispondendo alla prima questione? Non sta forse dicendo che CHI DEVE COMANDARE È UN GOVERNO SOTTOPOSTO A LEGGI E REGOLE TRASPARENTI, ELETTO DEMOCRATICAMENTE E CON POTERI LIMITATI? Non è che il presupposto di tutto questo ragionamento è che la forma politica debba essere quella democratica?

A tale questione si deve rispondere affermativamente. La seconda domanda non è ingenua, ma è la domanda di un democratico preoccupato di legittimare (non di fondare) LA DEMOCRAZIA (QUELLA CHE POPPER CHIAMA “SOCIETÀ APERTA”). UN DEMOCRATICO NON PUÒ, SECONDO QUANTO CI SUGGERISCE POPPER, GIUSTIFICARE LA DEMOCRAZIA DICENDO: «DEVE COMANDARE IL POPOLO». INFATTI, SE CIÒ AVVENISSE, IL POPOLO SI TROVEREBBE CONFERITO DI UN POTERE SENZA LIMITI, CHE POTREBBE UTILIZZARE A PROPRIO PIACIMENTO. ESSO POTREBBE ANCHE DECIDERE DI PASSARE IL SUO POTERE AD UNO SOLO, CHE RITIENE PIÙ ADATTO DI LUI A GOVERNARE. Tentare una tale giustificazione della democrazia porterebbe dunque ad uno scacco teorico. I REGIMI TOTALITARI DEL NOVECENTO ERANO INFATTI ANDATI AL POTERE ATTRAVERSO ELEZIONI DEMOCRATICHE. Da qui la necessità di cambiare domanda.

Ed è sempre da qui che si può TRARRE IL VERO INSEGNAMENTO DI POPPER. IMPRONTARE LE ISTITUZIONI SUL CONTROLLO DEL POTERE SIGNIFICA IMPRONTARLE IN MODO TALE DA POTER MANDARE A CASA I GOVERNANTI SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE, MA CON UN SEMPLICE VOTO DEL PARLAMENTO. Ed è questo ciò che, a nostro avviso, LEGITTIMA LA DEMOCRAZIA (NONOSTANTE TUTTE LE SUE IMPERFEZIONI) RISPETTO A QUALSIASI ALTRO SISTEMA POLITICO: NON VI È BISOGNO DELLA VIOLENZA PER POTER CAMBIARE CHI GOVERNA. E si badi: questa non è la Ragione per cui deve comandare un governo democratico; piuttosto essa è una ragione per cui si dovrebbe scegliere un siffatto governo.

 commenti su:
 “ Perché la democrazia? La risposta di K. Popper”

1.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 18:07

Il problema oggi è COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”. Il riferimento di Popper era, come dici tu, agli EVENTI TRAUMATICI CHE NEL ’900 AVEVANO PORTATO L’AFFERMAZIONE PER VIE DEMOCRATICHE DI REGIMI TOTALITARI. ma se la dittatura per noi oggi è riconosciuta come un “cattivo” regime politico, è pur vero che NELLA STESSA BUONA DEMOCRAZIA ESISTONO PERICOLOSE DEVIAZIONI. Quando per esempio un governo troppo amato eccede nel clientelismo, attua lo spoil system in modo radicale, permea i meccanismi della burocrazia, allora si è di fronte a uno dei limiti della democrazia. Ecco che un’altra delle ragioni per sceglierla è proprio che ESSA PUÒ GARANTIRE L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO. E QUANDO QUESTO NON ACCADE?


2. Filippo Costantini - maggio 31st, 2011 - 18:59

Non vi è dubbio che Popper si riferisse ai regimi totalitari, tuttavia l’attualità della sua proposta consiste, a mio avviso, nel fatto che SI PUÒ GARANTIRE “L’EQUILIBRIO E IL RICAMBIO” SOLO A PATTO DI PORRE SOTTO CONTROLLO CHI DETIENE IL POTERE. NON MI PARE POI CHE SI POSSA ASSUMERE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO (IL SUO ESSERE AMATO) COME PARAMETRO PER GIUDICARLO UN “BUON GOVERNO”.

3.Leonardo Ebner - maggio 31st, 2011 - 21:20

appunto! (riguardo a POPOLARITÀ = BONTÀ)

4.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 07:33

Hai tirato in ballo Platone, che sicuramente si muove sul versante del: «CHI DEVE COMANDARE»? Che è una domanda che mi pare strettamente legata alla DETERMINAZIONE DEL BUONO E DEL GIUSTO IN SÈ, determinazione che parte dagli sforzi elenctici socratici fino alle evoluzioni della dialettica platonica. Ma lo stato giusto è quello che garantisce l’armonia tra le sue parti, e quindi la felicità dell’uomo. La domanda, allora, diventa più “razionale”: se siamo tutti d’accordo che far governare una data cerchia di persone sia in sè giusto perchè queste persone sono fuori di ogni dubbio atte a governare con giustizia, e cioè che il governo di queste persone sia il mezzo più perfetto per farmi essere virtuoso=felice, perchè non dovremmo semplicemente cedere a queste persone il governo?
Ora, la risposta di Popper risente della “crisi dei fondamenti” e, per quanto mi riguarda, ha un PROBLEMA FONDAMENTALE, CHE È QUELLO DI STABILIRE I CRITERI PER CUI UN GOVERNANTE È UN BUON GOVERNANTE. Ma è un problema a parte (per questo discorso… in realtà va al nocciolo della questione) che ha per me a che fare con l’OGGETTIVITÀ DELL’INFORMAZIONE, che una società dell’informazione, paradossalmente, a mio avviso non può garantire affatto. (Chi studia marketing o comunicazione, cioè chi attualmente governa il nostro modo di pensare alleato all’ICT, oppure anche chi semplicemente ha un blog o un account facebook o twitter, lo sa da tempo.) AL GIORNO D’OGGI, DOBBIAMO PER FORZA FARE I CONTI COL FATTO CHE LA POPOLARITÀ SIA UN CRITERIO VALIDO PER DECIDERE DELLA BONTÀ DELL’OPERATO DI UN GOVERNO, per un motivo o per l’altro. NON POSSIAMO ACCETTARE IL FATTO CHE SIA L’UNICO CRITERIO, OVVIAMENTE. In questa direzione mi sembrava andare il commento di Leonardo, anche se mi pare un po’ circolare, ma solleva due grossi problemi:

1) può esistere UN GOVERNO AMATO (=PERCEPITO COME BUONO) CHE PERÒ SI COMPORTI IN MODO DA FORZARE I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA, IMPEDENDO IL SUO RICAMBIO -> È VERAMENTE UN GOVERNO BUONO? UN BUON GOVERNO SI COMPORTEREBBE MAI IN MODO TALE DA VOLERSI PERPETURARE ALL’INFINITO? (PROBLEMA GROSSO!) LA QUALITÀ PERCEPITA È SINTOMO DI VERA QUALITÀ? Da come è impostato il commento, mi pare che la risposta sia negativa a tutte e tre le domande

2) come comportarsi se non c’è equilibrio? -> se un governo si comporta in maniera tale da non essere buono pur sembrando buono, e riesce nel suo intento di longevità, c’è una via d’uscita? oppure abbiamo minato la democrazia al fondo e non saremo più capaci di sollevarci? DI CHI È LA COLPA? DEI GOVERNANTI CHE HANNO MISTIFICATO, DEL POPOLO CHE HA ABDICATO O DISATTESO AL SUO RUOLO DI CONTROLLORE, OPPURE DI ENTRAMBI?

Spero di aver bene inteso, altrimenti sono disponibile a ricevere sonore bacchettate dall’interessato.

5.Leonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 09:21

Ma LA QUESTIONE È PROPRIO QUESTA: SONO I GOVERNI MOLTO (TROPPO) AMATI CHE FORZANO LA DEMOCRAZIA! quelli che non hanno forza nelle istituzioni e nell’opinione pubblica nessuno se li fila e vengono cambiati con facilità.
È per questo che non vedo la circolarità nell’argomento: GOVERNO TROPPO AMATO > MANCANZA DI CRITICA > PERVASIVITÀ DEI GOVERNANTI NELLE ISTITUZIONI > DIFFICOLTÀ DI CAMBIAMENTO. IL PERICOLO È PROPRIO IDENTIFICARE L’ISTITUZIONE DEMOCRATICA CON PERSONE POLITICHE, PERCHÉ QUANDO RICOPRONO INCARICHI PER TROPPO TEMPO “DIVENTANO” LE ISTITUZIONI STESSE.

Ah, OVVIAMENTE POPOLARITÀ NON SIGNIFICA BONTÀ DEL GOVERNO. Ma quando voi andate a votare lo fate perché giudicate i fatti o perché usate la vostra identità politica? A MENO DI CASI ECCEZIONALI, SI VOTA PER IDENTITÀ, CIOÈ SI RESTA NELL’AMBITO DELLA POPOLARITÀ, DELLA RAPPRESENTAZIONE.

La controprova è che SE SIETE (PONIAMO) DI DESTRA E UN GOVERNO DI SINISTRA FA TUTTO QUELLO CHE VOI RITENETE GIUSTO, ALLE ELEZIONI DI FINE MANDATO VOI MOLTO PROBABILMENTE VOTERETE COMUNQUE PER LA DESTRA, perché è quella parte da cui vi sentite rappresentati e che sapete attuerà (o promette di farlo) un certo programma.


6.Luca Bozzato - giugno 1st, 2011 - 10:56

Sul voto sono d’accordo, infatti. Sulla circolarità: RESTA DA PROVARE CHE LA POPOLARITÀ DI UN GOVERNO SIA UN CRITERIO PER STABILIRE LA SUA BONTÀ, OPPURE CHE NON LO SIA. POPOLARITÀ non significa bontà tout court, ma la può significare? PUÒ DARSI UN GOVERNO POPOLARE (CHE AGGETTIVO AMBIGUO!) CHE SIA ANCHE BUONO? Per come la metti, sembra di no: UN GOVERNO POPOLARE PER FORZA DI COSE È ANCHE UN GOVERNO IN CUI LA CAPACITÀ CRITICA DEGLI ELETTORI È SOPITA. Ma appunto, i criteri si confondono. Se un governo non dura, era magari un governo cattivo, grazie democrazia che lo possiamo cambiare. Se un governo dura troppo, democrazia in pericolo, come facciamo per cambiarlo. «IL PROBLEMA OGGI È COME FARE PER RIMUOVERE ANCHE CHI GOVERNA “BENE”.» MA A ME SEMBRA CHE, IN QUESTA PROSPETTIVA, SI FATICHI PRECISAMENTE A CAPIRE CHI GOVERNA BENE E CHI GOVERNA “BENE”.


7.L eonardo Ebner - giugno 1st, 2011 - 11:30

Ma popolarità e bontà sono due cose per lo più indipendenti. Che sia buono o cattivo (e per capirlo, benvenute teorie della giustizia assortite e valutazioni delle politiche pubbliche) poco importa, L’IMPORTANTE È CHE SIA CAMBIABILE (PAROLA ORRIBILE!), SOSTITUIBILE. LA POSSIBILITÀ DEL CAMBIAMENTO È SPAZIO CRITICO E QUINDI OPPOSIZIONE ANCHE A UN GOVERNO POPOLARE, che sia buono o cattivo poco importa. In democrazia prima bisogna salvaguardare la forma, poi curare la sostanza.

8. Filippo Costantini - giugno 1st, 2011 - 11:49

Mi sembra (se sbaglio ditemelo) che i vostri commenti soffrano di un PICCOLO DIFETTO: PENSARE CHE CHI GOVERNA SIA CONTROLLATO ESCLUSIVAMENTE DAI CITTADINI MEDIANTE IL VOTO. Sicuramente QUESTA È UNA DELLE PRINCIPALI FORME DI CONTROLLO, MA NON È L’UNICA. Le altre sono, per esempio, IL PARLAMENTO (CHE PUÒ SFIDUCIARE UN GOVERNO – NON IN ITALIA VISTO CHE È NOMINATO DA CHI VINCE LE ELEZIONI E NON ELETTO DAGLI ELETTORI); LA MAGISTRATURA (per quanto riguarda i reati); ma SOPRATTUTTO LA LEGGE. E quest’ultima potrebbe rispondere alla questione, sollevata da Luca, di un governo che tenti di perdurare all’infinito: LIMITANDO, PER ESEMPIO, IL NUMERO DI MANDATI CHE UNO STESSO PRESIDENTE PUÒ FARE.

Ciò che così viene a configurarsi È UN SISTEMA ISTITUZIONALE COMPOSTO DA UNA PLURALITÀ DI POTERI CHE VERREBBERO A CONTROLLARSI RECIPROCAMENTE. L’EQUILIBRIO NON STA SOLO NEL RICAMBIO PERIODICO DEI GOVERNI, MA ANCHE NEL RAPPORTO FRA DIFFERENTI POTERI AUTONOMI. IN TAL MODO NESSUN GOVERNO PUÒ PENSARSI SOPRA LA LEGGE (o sopra gli altri poteri dello stato) SOLO PERCHÉ È MOLTO AMATO DAGLI ELETTORI. ANCHE CHI GOVERNA “BENE” (NEL SENSO CHE GODE DI POPOLARITÀ) DEVE ESSERE SOTTOPOSTO AL CONTROLLO. Non vi possono dunque essere poteri incontrollati, nemmeno quel particolare potere che è la volontà popolare.

Il tentativo di Popper è quello di pensare al di là della domanda circa i criteri per stabilire della bontà dei governanti. INDIPENDENTEMENTE DA CHI CI GOVERNA, DOBBIAMO PENSARE LE ISTITUZIONI IN MODO TALE CHE NON VI SIANO POTERI INCONTROLLATI ED INCONTROLLABILI. IL CONTROLLO DEL POTERE SI CONFIGURA COME CONDIZIONE NECESSARIA PER LA DEMOCRAZIA, MA NON PER QUESTO SUFFICIENTE. LA LEGGE E LE ISTITUZIONI NON SONO DEGLI IMMUTABILI, MA CAMBIANO AL CAMBIARE DEI TEMPI. E a cambiarle sono gli uomini. È per questo che il passo successivo è quello che sposta l’ATTENZIONE SULL’EDUCAZIONE DEI CITTADINI AD ESSERE CRITICI E AUTOCONSAPEVOLI (su questo tema, dibattuto negli incontri del Metaclub, pubblicherò qualcosa nei prossimi giorni). L’EDUCAZIONE MI SEMBRA ESSERE UNA DELLE POCHE VIE EFFETTIVAMENTE PERCORRIBILI, anche se ritengo non poter essere la panacea a tutti i mali.

I PILASTRI DELLA PROPOSTA DI POPPER SONO DUNQUE IL CONTROLLO DEL POTERE E L’EDUCAZIONE. Tuttavia questa prospettiva non è esente da problemi: È SEMPRE POSSIBILE CONTROLLARE CHI DETIENE IL POTERE? AL DI LÀ DEI SINGOLI GOVERNI NAZIONALI, È POSSIBILE CONTROLLARE L’APPARATO SOCIO-ECONOMICO E L’APPARATO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO, CHE APPAIONO ESSERE LE AUTENTICHE FORME DI POTERE DELLA CONTEMPORANEITÀ?

giovedì 8 dicembre 2011

Karl Popper. Il desiderio di libertà è qualcosa di originario che troviamo già negli animali e nei bambini piccoli. In campo politico, però, la libertà diventa un problema perché la libertà illimitata di ogni singolo rende impossibile la convivenza umana. Quando sono libero di fare tutto ciò che voglio, allora sono anche libero di derubare gli altri della loro libertà.

"Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l'abuso della libertà."
Karl Popper, filosofo austriaco morto il 17 settembre 1994


Tutti i nostri valori hanno dei limiti. Ed è difficile tracciare questi limiti.
Karl Popper

Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.
Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici

Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l'attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
Karl R. Popper

Coloro che credono nell’uomo quale è, e non hanno dunque abbandonato la speranza di vincere la violenza e l’irrazionalità, devono esigere che a ogni uomo sia dato il diritto di organizzare autonomamente la propria vita, nella misura in cui ciò è compatibile con gli eguali diritti degli altri
Karl Popper




della serie la mia libertà finisce dove comincia la tua



Se la democrazia è distrutta, tutti i diritti sono distrutti; anche se fossero mantenuti certi vantaggi economici goduti dai governati, essi lo sarebbero solo sulla base della rassegnazione
Karl Popper


Il desiderio di libertà è qualcosa di originario che troviamo già negli animali e nei bambini piccoli. In campo politico, però, la libertà diventa un problema perché la libertà illimitata di ogni singolo rende impossibile la convivenza umana. Quando sono libero di fare tutto ciò che voglio, allora sono anche libero di derubare gli altri della loro libertà.
Karl Popper


Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà stato pienamente scoperto.
Karl Popper






Forse il primo e più accanito nemico della tv fu Marcuse che la ritenne invincibile finché... ...si svuoterà da sola di contenuti e resterà una stupida scatola vuota... Ma si sono già armati.... 


E in che cosa consiste fondamentalmente un modo civilizzato di comportarsi? Consiste nel ridurre la violenza. È questa la funzione principale della civilizzazione ed è questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civiltà delle nostre società.
Karl Popper


La Storia non ha nessun senso. 
Siamo noi che le diamo un senso
Karl Popper



I nostri sogni e i nostri desideri cambiano il mondo
Karl Popper



All'uomo irrazionale interessa solamente avere ragione.
All'uomo razionale interessa imparare
Karl Popper


Nessuno può evitare di fare errori; la cosa più grande è imparare da essi
Karl Popper



Occorrono di continuo delle soluzioni da provare e da scartare se non hanno riflessi positivi; come nella ricerca il dogmatico è l'illuso possessore di una verità definita, così in politica l'utopista è l'illuso possessore di una verità politica perfetta.
Karl Popper



Nella scienza, come nella vita, vige il metodo dell'apprendimento per prove ed errori, cioè di apprendimento dagli errori. L'ameba ed Einstein procedono allo stesso modo: per tentativi ed errori e la sola differenza rilevabile nella logica che guida le loro azioni è data dal fatto che i loro atteggiamenti nei confronti dell'errore sono profondamente diversi. Einstein, infatti, diversamente dall'ameba cerca consapevolmente di fare di tutto, ogni qualvolta gli capiti una nuova soluzione, per coglierla in fallo e di scoprire in essa un errore: egli tratta o si avvicina alle proprie soluzioni criticamente. Egli cioè assume un atteggiamento consapevolmente critico nei confronti delle proprie idee, cosicché mentre l'ameba morirà a causa dei suoi errori, Einstein sopravviverà proprio grazie ai suoi errori.
Karl Popper




La priorità per riformare la Scuola secondo Karl R. Popper
«Fui tra i primi studenti dell'Istituto di Pedagogia di Vienna, ed era il primo anno accademico, 1925-1926. [...] Ero anch'io un entusiasta riformatore della scuola. Contrariamente alla prassi dei riformatori scolastici ho sempre diffidato delle teorie sulla riforma scolastica, e sono sempre stato critico nei loro confronti. Ho riflettuto, a quel tempo, su cosa sia più importante in una riforma scolastica. Come si può riformare davvero la scuola? Poiché riflettevo sulle mie esperienze come giovane insegnante in cattive scuole, sono arrivato alla conclusione che la cosa più importante sia di dare ai cattivi insegnanti la possibilità di lasciare la scuola. Ho visto che solo persone che hanno una certa dote - non si tratta di una dote propriamente intellettuale, si tratta di un rapporto interiore con i bambini - possono essere buoni insegnanti. Molti insegnanti vengono, per così dire, fatti prigionieri dalla scuola, vi stanno dentro da infelici e non possono più uscirne. Ho fatto una proposta molto semplice: a queste persone, che non sono affatto peggiori delle altre, bisogna costruire ponti d'oro perché se ne possano andare dalla scuola; al loro posto verranno dei giovani che in parte sono insegnanti nati. Fino a quando molti insegnanti sono insegnanti amareggiati, amareggeranno i bambini e li renderanno infelici. Rimangono nella scuola fino al pensionamento, e tirano un sospiro di sollievo quando la pensione arriva. Fintantoché nella scuola restano insegnanti amareggiati, e molti insegnanti amareggiati, che per comprensibili motivi terrorizzano i bambini - anche perché essi stessi vengono intimoriti dai loro superiori, ad esempio dagli ispettori -, la scuola non potrà diventare migliore.»
[Parole pronunciate a un simposio organizzato a Vienna nel maggio del 1983 per celebrare i suoi 80 anni.]
Karl R. Popper e Konrad Lorenz, "Il futuro è aperto" (1985), tr. it. Rusconi 1989, pp. 153-154.


Nato a Vienna nel 1902 da una famiglia della media borghesia di origini ebraiche, KARL POPPER studia presso l'Università di Vienna. Nel 1919 rimane attratto dal marxismo e di conseguenza entra a far parte dell’Associazione degli Studenti Socialisti e diventa anche membro del Partito Socialdemocratico Austriaco, partito che a quel tempo aveva adottato pienamente l’ideologia marxista. DELUSO DALLE RESTRIZIONI FILOSOFICHE IMPOSTE DAL MATERIALISMO STORICO DI MARX, ABBANDONA L’IDEOLOGIA MARXISTA RIMANENDO UN SOSTENITORE DEL LIBERALISMO SOCIALE PER TUTTA LA SUA VITA. (........)"
Democrazia e sistemi totalitari.
In LA SOCIETÀ APERTA E I SUOI NEMICI e in MISERIA DELLO STORICISMO, POPPER CRITICA LO STORICISMO E DIFENDE LO STATO DEMOCRATICO E LIBERALE. PER LO STORICISMO LA STORIA SI SVILUPPA INESORABILMENTE E NECESSARIAMENTE SECONDO LEGGI RAZIONALI. SECONDO POPPER LO STORICISMO È IL PRINCIPALE PRESUPPOSTO TEORICO DI MOLTE FORME DI AUTORITARISMO E TOTALITARISMO.
Di conseguenza EGLI ATTACCA LO STORICISMO, OSSERVANDO CHE ESSO SI FONDA SU UNA CONCEZIONE ERRONEA DELLA NATURA DELLE LEGGI E DELLE PREVISIONI SCIENTIFICHE. Dal momento che la crescita della conoscenza umana è un fattore causale nella evoluzione della storia umana e che "NESSUNA SOCIETÀ PUÒ PREDIRE SCIENTIFICAMENTE IL PROPRIO FUTURO LIVELLO DI CONOSCENZA", NON PUÒ ESISTERE UNA TEORIA PREDITTIVA DELLA STORIA UMANA. POPPER SI SCHIERA DALLA PARTE DELL'INDETERMINISMO METAFISICO E STORICO.
frammenti di testo dal web : http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper


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