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giovedì 29 maggio 2014

Burhanuddin Herrmann. Tutti voi indossate abiti e scarpe di marca come se foste i rappresentanti di queste compagnie. Questa è la vostra forma, la vostra religione. Avete uno stile di vita inconsapevole, creato dalla tv, dalla pubblicità. Pensate di essere liberi e in grado di decidere liberamente ma siete gli esseri più manipolati del mondo. La scelta del vostro vestito è la scelta di uno schiavo. Quello che compare sulle riviste è lo standard della moda dell'anno, lo seguite e siete così manipolati che arrivate perfino al punto di dire che vi vestite così perchè vi piace. Siete forzati dai vostri desideri, dalle vostre immagini. E la pubblicità funziona con desideri e immagini, è per questo che avete tutti lo stesso aspetto.

"Tutti voi indossate abiti e scarpe di marca come se foste i rappresentanti di queste compagnie. Questa è la vostra forma, la vostra religione. Avete uno stile di vita inconsapevole, creato dalla tv, dalla pubblicità. Pensate di essere liberi e in grado di decidere liberamente ma siete gli esseri più manipolati del mondo. La scelta del vostro vestito è la scelta di uno schiavo. Quello che compare sulle riviste è lo standard della moda dell'anno, lo seguite e siete così manipolati che arrivate perfino al punto di dire che vi vestite così perchè vi piace. Siete forzati dai vostri desideri, dalle vostre immagini. E la pubblicità funziona con desideri e immagini, è per questo che avete tutti lo stesso aspetto."
Burhanuddin Herrmann


"Le forze esterne ti ingannano, ti manipolano. Ciò in cui credi è un prodotto elaborato ad arte. In parte l'hai creato tu, in parte i tuoi genitori e la società in cui vivi. La sola cosa che ci serve è l'autenticità: dobbiamo vedere le cose per quello che sono. Perchè è così difficile dire la verità, vivere la verità? Per le conseguenze. Se inizi ad essere vero, a vivere nella verità, tutti i tuoi giochetti che hai fatto finora devono finire. La mente può adattarsi ai compromessi, il cuore no. Può darsi che tu viva rettamente, però non vivi nella verità. Se trovi il coraggio di seguire ciò che è vero per te, forse perdi il tuo lavoro, forse resti da solo o finisci sotto un ponte. Ma una cosa ti succede di sicuro: raggiungi la pace del cuore. La verità è oltre la concezione umana del bene e del male; è il nome più alto del divino: da lì ogni cosa si manifesta."
Burhanuddin Herrmann





lunedì 22 ottobre 2012

Dante e l’Arte dei medici e degli speziali. Nella vita di Dante compaiono spesso figure e botteghe di speziali. Il luogo nel quale, stando al racconto della Vita Nova, disegna angeli potrebbe essere una bottega di speziale aperta sulla strada. Del resto, gli speziali non preparavano solo i farmaci, ma anche le tinte per i pittori, e tinte, colori



Dante e l’Arte dei medici e degli speziali.

Nella vita di Dante compaiono spesso figure e botteghe di speziali. Il luogo nel quale, stando al racconto della Vita Nova, disegna angeli potrebbe essere una bottega di speziale aperta sulla strada. Del resto, gli speziali non preparavano solo i farmaci, ma anche le tinte per i pittori, e tinte, colori e loro preparazione non sono affatto estranei alla cultura pratica di Dante. 


Ancora: Boccaccio racconta di Dante al quale, in una bottega di Siena, viene portato un «libretto» famoso, ma che lui non aveva mai letto. Preso il libro, Dante si siede su una panca davanti alla bottega e si immerge nella lettura. Ebbene, si tratta della bottega di uno speziale: gli speziali erano anche venditori di libri. Ancora: il 13 maggio 1304 ad Arezzo, nella casa di un notaio, alla presenza di due testimoni – uno speziale aretino di nome Tedesco e un secondo aretino di nome Baldinetto di Scorzone – Dante contrae con lo speziale Foglione di Giobbo un prestito di 12 fiorini d’oro. La presenza di tanti speziali sarà casuale? Sembra proprio che Dante abbia avuto familiarità con questa corporazione


Chi può averlo introdotto? Forse Brunetto Latini. Il famoso notaio, infatti, bazzicava quegli ambienti: nel 1270 un documento lo mostra interessato a un commercio di spezie a Bologna; alla fine del 1293, un altro documento, proprio quello da cui apprendiamo che in tale data egli era già defunto, attesta che suo figlio Cresta, lui pure notaio, praticava il commercio delle spezie. Deve essersi trattato di una attività coltivata da Brunetto, diciamo, come secondo lavoro, ma in modo continuativo, e passata in eredità, sempre come lavoro collaterale, ad almeno uno dei suoi figli. E allora, seguitando a congetturare, non potremmo pensare che Dante, quando entra nell’agone politico (estate del 1295), si iscrive all’Arte dei medici e degli speziali (all’interno della quale, almeno a partire dal 1295 – manca la documentazione per gli anni precedenti –, i pittori fiorentini formavano una loro sezione), non solo perché era la corporazione alla quale, dati i legami universitari tra medici e filosofi, si iscrivevano quelli che oggi chiameremmo gli intellettuali, ma anche per via dei suoi rapporti con il mondo degli speziali e dei pittori.



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