venerdì 4 novembre 2016

Emil Cioran. Un apolide metafisico. Terribile come uno scrittore riesca a diventare celebre. E' come portare un' uniforme; quando si porta un'uniforme non si è più gli stessi: ebbene accedere al potere è come portare un'uniforme invisibile, sempre la stessa.



Terribile come uno scrittore riesca a diventare celebre. 
E' come portare un' uniforme; quando si porta un'uniforme non si è più gli stessi: 
ebbene accedere al potere è come portare un'uniforme invisibile, sempre la stessa. 


Emil Cioran, Un apolide metafisico


Sono giuridicamente apolide, e ciò corrisponde a qualcosa di profondo, ma non di ideologico, né di politico; è il mio statuto metafisico. Voglio essere senza patria, senza identità. Bevevo molto in gioventù, nei Balcani si beve molto per disperazione. Leggevo il Buddha, quando mi ubriacavo, avevo un’antologia buddhista in tedesco, era il mio libro prediletto, lo leggevo prima di andare a dormire. […] Il mio filosofo era Sestov, un ebreo russo che ebbe una certa influenza in Francia nel dopoguerra. Il suo discepolo, Fondane, un ebreo rumeno, era il mio migliore amico… è morto ad Auschwitz […]. Rimase a casa invece di nascondersi e fu fatto prigioniero, era uno dei tipi più interessanti che conobbi a Parigi. […] Sestov era un Dostoevskij in versione contemporanea, un Dostoevskij filosofo.
Emil Cioran “Un apolide metafisico. Conversazioni”


In ogni nostro atto c'è un retroscena, e proprio questo è psicologicamente interessante, noi non conosciamo che la superficie, il lato superficiale. Si accede a ciò che è detto, ma l'importante è ciò che non è detto, ciò che è implicito, il segreto di un atteggiamento o di una frase. Per questo tutti i nostri giudizi sugli altri, ma anche quelli su noi stessi, sono parzialmente sbagliati. Il lato meschino è camuffato, ma il lato meschino è profondo, e direi quasi che è quanto di più profondo ci sia negli esseri umani, e di più inaccessibile per noi."
Emil Cioran, Un apolide metafisico


“Io posso esprimere soltanto dei risultati. I miei aforismi non sono veri e propri aforismi, ciascuno è la conclusione di tutta una pagina, il punto finale di una piccola crisi epilettica. […] Lascio perdere tutto e do soltanto la conclusione, come in tribunale, dove alla fine non c’è che il verdetto: condannato a morte. Senza lo svolgimento del pensiero, il risultato e basta. È il mio modo di procedere, la mia formula. Per questo sono stato paragonato ai moralisti francesi, e non senza qualche ragione, visto che conta solo la conclusione. […] Io do soltanto il veleno, senza specificarne i componenti”.
Emil Cioran, Un apolide metafisico


Credo che il potere sia una gran brutta cosa. Sono rassegnato e fatalista di fronte al dato di fatto della sua esistenza, ma penso che sia una calamità. Senta, io ho conosciuto individui che sono arrivati al potere, ed è una cosa terribile. Terribile come uno scrittore che riesca a diventare celebre. È come portare un'uniforme; quando si porta un'uniforme non si è più gli stessi: ebbene, accedere al potere è come portare un'uniforme invisibile, sempre la stessa. Mi domando: perché un uomo normale o apparentemente normale accetta il potere, accetta di vivere in ansia dalla mattina alla sera, e via dicendo? Probabilmente perché dominare è un piacere, un vizio. Per questo non esiste praticamente nessun caso di dittatore o di capo assoluto che rinunci di buon grado al potere: quello di Silla è l'unico che mi venga in mente. Il potere è diabolico: il diavolo non era altro che un angelo con ambizioni di potere. Desiderare il potere è la grande maledizione dell'umanità.
Emil Cioran, Un apolide metafisico

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