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sabato 26 novembre 2016

Norbert Wiener. Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente che adesso dobbiamo modificare noi stessi per sopravvivere nell'ambiente nuovo.

Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente
che adesso dobbiamo modificare noi stessi
per sopravvivere nell'ambiente nuovo.
Il 26 novembre 1894 nasceva Norbert Wiener



venerdì 17 luglio 2015

Nel nostro corpo c'è circa un trilione di cellule umane, ma ci sono anche dieci trilioni di cellule batteriche che ci vivono o dentro, o addosso. In maggioranza questi batteri ci aiutano assorbendo sostanze nutrienti, digerendo il cibo, producendo vitamine e sostenendo il sistema immunitario; ma quando sono i "batteri cattivi" a prendere il sopravvento possiamo ammalarci. Quando si addiziona tutto il DNA che vive in una persona, viene fuori che conteniamo circa trentamila geni umani e - tre milioni(!) - di germi batterici. Si può quindi affermare che siamo umani per l'1% e batteri per il 99%! Saperlo, se già non ci è sufficiente osservare quanto è minuscola l'umanità vista dall'alto di un aereo, di un grattacielo, dalla cima di una montagna, non dovrebbe ulteriormente mettere in discussione l'umana, presuntuosa e ridicola visione antropocentrica della vita e dell'universo e l' altrettanto ridicola idea di un "Dio Padre Nostro"? Semmai un Dio esistesse, non sarebbe più logico pensare che i batteri siano la sua creatura prediletta a cui tutta la sua creazione è destinata?




Nel nostro corpo c'è circa un trilione di cellule umane, ma ci sono anche dieci trilioni di cellule batteriche che ci vivono o dentro, o addosso. In maggioranza questi batteri ci aiutano assorbendo sostanze nutrienti, digerendo il cibo, producendo vitamine e sostenendo il sistema immunitario; ma quando sono i "batteri cattivi" a prendere il sopravvento possiamo ammalarci. Quando si addiziona tutto il DNA che vive in una persona, viene fuori che conteniamo circa trentamila geni umani e - tre milioni(!) - di germi batterici. Si può quindi affermare che siamo umani per l'1% e batteri per il 99%!
Saperlo, se già non ci è sufficiente osservare quanto è minuscola l'umanità vista dall'alto di un aereo, di un grattacielo, dalla cima di una montagna, non dovrebbe ulteriormente mettere in discussione l'umana, presuntuosa e ridicola visione antropocentrica della vita e dell'universo e l' altrettanto ridicola idea di un "Dio Padre Nostro"? Semmai un Dio esistesse, non sarebbe più logico pensare che i batteri siano la sua creatura prediletta a cui tutta la sua creazione è destinata?

lunedì 23 marzo 2015

Tyrannosaurus rex. Gli esperti, grazie all'identificazione di una proteina, hanno scoperto che uno dei più mastodontici animali della preistoria (vissuto tra 70 e 65 milioni di anni fa in America settentrionale), a livello molecolare non è l'antenato delle lucertole, come si è sempre ritenuto, ma dei polli e degli struzzi. La struttura molecolare di quella sua proteina, infatti, è analoga in tutto e per tutto a quella di un'identica proteina che è presente nei due pennuti, mentre è totalmente assente dalle contemporanee lucertole. "Ora siamo in grado di stabilire una fortissima relazione dal punto di vista evolutivo tra il dinosauro T.Rex e gli uccelli"

"E' nato prima l'uovo o la gallina? E' nato prima il Tyrannosaurus rex. 
Al vecchio paradosso oggi si dovrebbe rispondere così, almeno stando ad una ricerca condotta presso le università americane di Harvard e della North Carolina e pubblicata oggi su Science. 
Una notizia che mette sotto una luce nuova un pezzo dell'evoluzione (e l'innocuo pollo), ma che alcuni scienziati hanno accolto con scetticismo.

Gli esperti, grazie all'identificazione di una proteina, hanno scoperto che uno dei più mastodontici animali della preistoria (vissuto tra 70 e 65 milioni di anni fa in America settentrionale), a livello molecolare non è l'antenato delle lucertole, come si è sempre ritenuto, ma dei polli e degli struzzi. La struttura molecolare di quella sua proteina, infatti, è analoga in tutto e per tutto a quella di un'identica proteina che è presente nei due pennuti, mentre è totalmente assente dalle contemporanee lucertole.

"Ora siamo in grado di stabilire una fortissima relazione dal punto di vista evolutivo tra il dinosauro T.Rex e gli uccelli", ha spiegato John Asara, della Harvard medical School, precisando che per fare la ricerca è stato scelto un nuovo rispetto a quelli tradizionali. Gli scienziati non sono partiti tanto dalla struttura degli scheletri dei fossili a disposizione, ma dalla struttura molecolare delle proteine contenute in quelle ossa.

Che una proteina così vecchia possa essere trovata intatta nelle ossa di un fossile è elemento controverso, alcuni scienziati americani hanno definito "uno scherzo" questo nuovo approccio scientifico, ma la paleontologa molecolare Mary H. Schweitzer, della North Carolina State University, garantisce che la teoria è corretta. Ha spiegato di aver estratto intatta quella proteina dalle ossa del dinosauro. "Non c'è alcuna traccia di contaminazione possibile - ha detto - e siamo certi che la nostra teoria evolutiva è corretta"."

Schweitzer Mary Higby, Suo Zhiyong, Avci Recep, Asara John M., Allen Mark A., Arce Fernando Teran, Horner John R. 2007. Analyses of Soft Tissue from Tyrannosaurus rex Suggest the Presence of Protein. In "Science", Vol. 316. no. 5822, pp. 277 – 280, 13 aprile 2007, DOI: 10.1126/science.1138709
Tratto da: http://www.repubblica.it/…/pol…/pollo-t-rex/pollo-t-rex.html






mercoledì 25 febbraio 2015

Edward Wilson. “Il significato dell’esistenza umana”. C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

IL SENSO DELLA VITA SECONDO WILSON

C’è stato un tempo, un tempo anche piuttosto lungo, in cui abbiamo creduto di essere i protagonisti assoluti della storia naturale. Le cose, però, non stavano così, e alla fine siamo stati noi stessi a mandare in pezzi il piedistallo che ci eravamo tanto accuratamente costruiti. Non è stato indolore, ma con gli anni abbiamo scoperto che la Terra non è il centro del cosmo, che la nostra specie è solo una tra milioni, in continuo mutamento, e che la nostra presenza sul pianeta è il frutto di una combinazione accidentale di caso e necessità.

Abbiamo finito per accettare il fatto di non essere poi così importanti, non in questo mondo qui, figuriamoci nell’intero universo. Ma cosa ne possiamo fare, oggi, di questa nostra consapevolezza?

L’ultimo libro di Edward O. Wilson (Codice Edizioni, 2014) affronta temi generali e profondissimi, e ha un titolo solenne: “Il significato dell’esistenza umana”. Eppure è un volume snello, meno di 200 pagine, scritto con mano leggera. Secondo molti sarà il suo ultimo libro. Per questioni biografiche: l’entomologo, professore di Harvard in pensione, padre nobile di socioboiologia e biodiversità compirà 86 anni a giugno. [...]
Concentrato in poche pagine c’è tutto il Wilson che uno si aspetta di trovare: le parti in cui sottolinea l’urgenza di un ambientalismo moderno (che poggi su basi scientifiche e non puramente emotive), i capitoli che vanno alla ricerca delle radici biologiche delle azioni umane, qualche paragrafo di punzecchiatura razionalista contro le organizzazioni religiose e i creazionisti. E naturalmente ampio spazio all’organizzazione sociale delle formiche, del cui comportamento Wilson è forse il più grande esperto di sempre e di cui in 60 anni di ricerca ha identificato 450 nuove specie. [...] 
Le formiche, per esempio. Ok le formiche, guidate solo dal loro istinto eppure organizzate in strutture sociali complesse e funzionali. Sono così interesanti, è vero, ma la cosa che davvero tutti si chiedono, e che chiedono continuamente anche a Wilson a quanto pare, è: cosa fare quando ce le troviamo in cucina? La risposta: “non bisogna pensare alle formiche come ad animali nocivi o a una seccatura, ma come a un superorganismo ospite a casa vostra” - provate a tenerlo a mente prima della prossima disinfestazione, se ci riuscite.
Alla ricerca di una visione olistica della vita nel cosmo Wilson prova anche, a metà libro, a stilare l’identikit di un ipotetico essere alieno. Dati alla mano, una creatura proveniente da un altro pianeta ma che sia scientificamente accurata e aggiornata con le ultime ricerche, secondo lo scienziato dovrebbe essere più o meno così: un animale di taglia relativamente grande, con una grande testa ben delimitata e in posizione centrale, che vive su terre emerse, che presenta appendici locomotorie libere, una notevolissima intelligenza sociale e che biologicamente si affida a vista e udito. Sì, sembra quasi di conoscerlo.

Incastonati nel libro ci sono poi diversi incisi personali della vita professionale di Wilson. Nelle pagine che dedica alla ricerca dello spirito competitivo della natura umana, per esempio, racconta candidamente di un suo antico peccato di invidia: quando l’astronomo e grande divulgatore Carl Sagan vinse il premio Pulitzter, Wilson liquidò la faccenda come un avvenimento di scarsa importanza nella carriera di uno scienziato. Era il 1978. Appena un anno dopo fu lo stesso Wilson a vincere il Pulitzer (per Le Formiche, edito in Italia per Adelphi). Quel riconoscimento divenne di colpo, allora, ai suoi occhi e nelle sue parole, un premio letterario imprescindibile, fondamentale.

Non rimarrà deluso neanche chi sfoglierà il libro alla ricerca delle ormai usuali frecciatine a Richard Dawkins, etologo britannico, diventato negli anni arcinemico di Wilson. Le divergenze scientifiche tra i due si sono ingrandite a tal misura da assumere i toni del melodramma:  Dawkins qualche anno fa ha recensito il libro di Wilson “La conquista sociale della Terra” in un articolo dal titolo “Il tramonto di Edward Wilson”, dove invitava i lettori a gettare via con gran forza il volume (citando a sua volta una famosa frase attribuita a Dorothy Parker). In tutta risposta, in “Il significato dell’esistenza umana”, Wilson introduce Dawkins con la stessa particolare e perfida qualifica che gli ha affidato ormai da qualche tempo: un incisivo giornalista scientifico che divulga e spiega le idee di altri al grande pubblico. [...] 
La premessa da cui parte è chiara: la scienza e l’evoluzione sono le fondamenta per comprendere il senso dell'esistenza umana, per capire come noi, in quanto Homo sapiens, ci inseriamo nell’intelaiatura composta da tutti gli altri esseri viventi, sulla Terra e nel resto dell’universo. 

Il significato dell'esistenza umana è allora, in poche parole, tutto qua: se siamo davvero un incidente evolutivo come la scienza sembra mostrarci, e se rimaniamo comunque indissolubilmente legati al resto del regno animale, è anche vero che la storia ci ha portato ad essere oggi "la mente del pianeta”. Il pianeta è nostro, e abbiamo tra le mani la possibilità di salvarlo o di distruggerlo. Siamo soli nell’universo, ci dice Wilson, ma non dobbiamo avere paura: vuol dire che siamo liberi. Completamente liberi di plasmare il futuro. Come? Wilson ha una sua ricetta. 
Bisogna riunire i due grandi rami del sapere, la scienza e la cultura umanistica, in quello che egli stesso chiama un “nuovo Illuminismo”. Le due culture sono radicalmente diverse nei modi in cui descrivono la nostra specie. Eppure, secondo Wilson, sono una cultura sola. Perché una e comune è la fonte del pensiero creativo, e comuni devono essere allora anche i tentativi di comprensione della natura. 
Quella di Wilson è una chiamata alle armi perché scienza e discipline umanistiche uniscano le forze. Il biologo sembra però avere ben chiare le gerarchie e i ruoli da rispettare (e qui forse qualcuno inizierà a storcere il naso). L’autorità generale secondo Wilson è della scienza, è la scienza che costituisce l’impalcatura più solida dell’edificio del sapere umano. Gli ultimi secoli di scienza hanno visto enormi rivoluzioni. Ma il tasso di crescita delle conoscenze scientifiche rallenterà inevitabilmente nei prossimi anni, e toccherà allora alle scienze umanistiche mantenere alta la fiaccola del progresso. [...]

Matteo De Giuli, 24 febbraio 2015





http://www.treccani.it/magazine/piazza_enciclopedia_magazine/scienze/Il_senso_della_vita_secondo_Wilson.html


sabato 10 gennaio 2015

Convergenza evolutiva, ovvero, quel procedimento evolutivo che porta specie, famiglie, ordini e addirittura classi, a mostrare una conformazione di zone del corpo analoghe tra loro.

Arthropedia
Tutti conosciamo la cosidetta convergenza evolutiva, ovvero, quel procedimento evolutivo che porta specie, famiglie, ordini e addirittura classi, a mostrare una conformazione di zone del corpo analoghe tra loro.

Oggi parliamo di un ortottero davvero singolare e distribuito in quasi tutto il globo rappresentato da pochissimi generi ( circa una decina ).

In particolar modo parliamo del Gryllotalpa sp.
Questo genere di ortottero, come gli altri generi appartenenti alla famiglia Gryllotalpidae, si è evoluto per scavare gallerie profonde al massimo un metro. Seppur possa sembrare una profondità esigua, occorre ricordare che queste gallerie vengono create da un esapode lungo 5 cm ( Gryllotalpa gryllotalpa ), e se consideriamo quanto il terreno possa divenire duro col passare dei centimetri di profondità, possiamo immaginare quanta forza debba usare il Gryllotalpa per giungere sino a quella profondità.

Ovviamente il corpo si è adattato a questa vita sotterranea, e di fatto il Gryllotalpa presenta un corpo affusolato, con il primo paio di arti anteriori dotato di grosse estroflessioni esoscheletriche della tibia a forma di artigli, che vanno ad assomigliare in modo straordinario agli artigli delle talpe.
Tra genere e genere questi artigli variano in forma, dimensione e numero.

Interessante è inoltre la suddivisione del corpo in due zone principali. 
Osservandolo attentamente , infatti, troviamo una zona anteriore costituita da capo e protorace, e una seconda zona costituita da mesotorace , metatorace e addome.

Questa pseudodivisione è dovuta certamente alla meccanica del corpo durante lo scavo: la parte anteriore, mobile rispetto alla zona posteriore, è libera di procedere in avanti con lo scavo, mentre la zona posteriore provvede alla deambulazione e funziona un po come un "trattore", capace quindi di muovere l'animale avanti e indietro durante lo scavo.

Il protorace è molto sviluppato e il capo vi trova una protezione parziale.

Le ali del Gryllotalpa sono ben sviluppate seppur vengano utilizzate molto di rado.

Il Gryllotalpa inoltre è capace di emettere uno dei suoni più potenti del regno animale, e durante il suo "canto" esso utilizza una delle sue gallerie come megafono, emettendo un suono capace di essere udito a grandi distanze.

-Liberati Simone-

Link alla foto: http://upload.wikimedia.org/…/1024px-Gryllotalpa_2009_G6.jpg




lunedì 25 agosto 2014

Evoluzione. Speciazione simpatrica. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente.


Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. Due tipi di formiche brasiliane molto simili tra loro sono in realtà due specie distinte, separatesi circa 37.000 anni fa, pur vivendo sullo stesso albero e nella stessa colonia. La scoperta dimostra l'esistenza del meccanismo di speciazione simpatrica, che si verifica anche quando le due popolazioni non sono separate geograficamente. 

[...]

La speciazione è il processo evolutivo attraverso cui si formano nuove specie a partire da quelle esistenti, e può verificarsi secondo meccanismi diversi. Quello meglio documentato è la speciazione allopatrica, che si verifica quando un ostacolo fisico, per esempio l'innalzamento del livello del mare o il cambiamento di percorso di un fiume, separa geograficamente due popolazioni di una specie. Le diverse condizioni ambientali possono poi selezionare tratti genetici differenti, e dare cosi inizio a una nuova specie.

Un tipo ancora controverso di speciazione, documentato in pochi casi - per esempio nei ciclidi, una famiglia di pesci d'acqua dolce - è quella definita simpatrica, che si verifica quando la nuova specie emerge a partire da due popolazioni che non sono geograficamente separate.

Rabeling e colleghi hanno studiato le formiche del genere Mycocepurus che vivono in una colonia in un albero di eucalipto nel campus dell'università di San Paolo, in Brasile. Nella colonia vivono due gruppi di formiche, denominati, rispettivamente, Mycocepurus goeldii, e Mycocepurus castrator, che è un parassita della prima.

Le analisi genetiche hanno mostrato che pur essendo molti simili, i due gruppi sono effettivamente due specie distinte, incompatibili dal punto di vista della riproduzione, che si sono separate filogeneticamente circa 37.000 anni fa. In particolare, il confronto tra il DNA nucleare e il DNA mitocondriale ha rivelato che fu M. castrator a diffenziarsi geneticamente da M. goeldii evolvendo nuovi caratteri genetici e acquisendo anche come nuovo comportamento il parassitismo. 

“E dai tempi della pubblicazione dell'Origine delle Specie di Charles Darwin che i biologi evoluzionisti discutono sulla possibilità che due specie evolvano da un comune antenato senza essere geograficamente separate”, ha commentato Ted Schultz, coautore dell'articolo. “Grazie a questo studio, siamo in grado di documentare un caso di evoluzione simpatrica che offrirà nuovi spunti nel dibattito sulla speciazione in queste formiche, negli insetti sociali e in generale nella biologia evoluzionistica”.



Scoperto nelle formiche un tipo alternativo di speciazione
Formica regina della specie M. goeldii 
(Cortesia Christian Rabeling/University of Rochester)

Scoperto nelle formiche un tipo alternativo di speciazione
Formica regina della specie M. castrator 
(Cortesia Christian Rabeling/University of Rochester)





Ma non c'era anche il caso del curculium? 
Il punteruolo della quercia e quello del nocciolo che vivono nello stesso giardino e mi pare anche un tipo di mosca, la pomonella? Una sul melo e una ? Sul biancospino mi sembra. 
A scuola noi li citiamo già come simpatrica.




[...] Si sa da tempo che la speciazione simpatrica è mediata da selezione sessuale.



http://www.lescienze.it/news/2014/08/25/news/formica_speciazione_sintropica-2259986/

sabato 19 aprile 2014

Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.



Daniel Clement Dennett, Le idee, i geni, i memi.
“Una volta che i nostri cervelli hanno costruito le strade di entrata e di uscita per i veicoli del linguaggio, essi vengono rapidamente ‹parassitati› (in senso letterale […]) da entità che si sono evolute per prosperare proprio in tali nicchie: i ‹memi›.
Le linee fondamentali della teoria dell’evoluzione per selezione naturale sono chiare: l’evoluzione si verifica ogni volta che siano presenti le seguenti condizioni:

1. variazione: una continua abbondanza di elementi differenti
2. eredità o replicazione: gli elementi hanno la capacità di creare copie o repliche di se stessi.
3. «adeguatezza» differenziata: il numero di copie di un elemento che vengono create in un dato momento varia, a seconda delle interazioni tra le caratteristiche di quell’elemento (qualunque cosa sia ciò che lo rende differente dagli altri elementi) e le caratteristiche dell’ambiente in cui continuare ad esistere.

Si noti che in questa definizione, benché sia tratta dalla biologia, non si dice specificatamente nulla su molecole organiche, nutrimento o perfino vita. È una caratterizzazione molte generale ed astratta dell’evoluzione per selezione naturale.

Come lo zoologo Richard Dawkins* ha sottolineato, il principio fondamentale è

<che ogni genere di vita si evolve mediante la sopravvivenza differenziata di entità che si replicano … Il gene, la molecola di DNA, è l’entità replicante che si trova a predominare sul nostro pianeta. Ce ne possono essere altre. Se ci sono, purché siano soddisfatte certe altre condizioni, esse tenderanno quasi inevitabilmente a diventare la base di un processo evolutivo.
Ma è proprio necessario andare su mondi lontani per trovare altri generi replicanti e, di conseguenza, altri generi di evoluzione? Io credo che proprio su questo pianeta sia venuto recentemente alla luce un genere nuovo di replicante. L’abbiamo sotto gli occhi: è ancora in una fase infantile, si muove goffamente qua e là nel suo brodo primordiale, ma sta già conoscendo cambiamenti evolutivi a una velocità tale che il vecchio gene ansimante gli resta parecchio indietro.> (1976, p. 206)

Questi nuovi replicanti sono, grosso modo, le idee. Non le «idee semplici» di Locke e Hume (l’idea del rosso o l’idea del cerchio o del caldo o del freddo), ma quel tipo di idee complesse che si strutturano in distinte unità degne di essere memorizzate – come idee di

ruota
indossare vestiti
vendetta
triangolo retto
alfabeto
l’‹Odissea›
calcolo
sacchi
disegno prospettico
evoluzione per selezione naturale
impressionismo
la tarantella
il decostruzionismo

Intuitivamente queste sono delle unità culturali più o meno identificabili, ma possiamo dire qualcosa di più preciso sul modo in cui tracciamo i confini – sul perché «RE-Fa#-La› non è un’unità e lo è invece il tema dell’adagio della Settima Sinfonia di Beethoven: le unità sono gli elementi più piccoli che replicano se stessi con affidabilità e fecondità, Dawkins conia un termine per tali unità: ‹memi› –
<unità di trasmissione culturale o unità di ‹imitazione›. «Mimema» potrebbe andare, perché deriva da una radice greca appropriata, ma io voglio un bisillabo che suoni un po’ come «gene» … lo si può vedere come imparentato con «memoria» o con la parola francese ‹même›.
Esempi di memi sono le melodie, le idee, gli slogan e i modi di dire, le mode dell’abbigliamento, le tecniche per fabbricare vasi o per costruire archi. Come i geni si propagano nel fondo comune dei geni passando da un corpo all’altro con gli spermatozoi o gli ovuli, così i memi si propagano nel fondo comune dei memi passando da un cervello all’altro con un processo che, in senso lato, si può chiamare imitazione. Se uno scienziato legge o sente parlare di una buona idea, la trasmette ai suoi colleghi e ai suoi studenti, la menziona nei suoi articoli e nelle sue lezioni. Se l’idea attecchisce, si può dire che essa si propaga da sola diffondendosi da un cervello all’altro.> (1976).”

* [RICHARD DAWKINS (1941), “The Selfish Gene”, Oxford University Press, Oxford 1976 (“Il gene egoista”, trad. di G. Corte e A. Serra, Mondadori, Milano 1992)]

DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “Coscienza. Che cos’è” (1991), trad. di Lauro Colasanti, illustrazioni di Paul Weiner, Laterza, Roma-Bari 2009 (I ed. it. RCS Rizzoli 1993), Parte seconda ‘Una teoria empirica della mente’, 7. ‘L’evoluzione della coscienza’, 6. ‘Il terzo processo evoluzionistico: memi ed evoluzione culturale’, pp. 225 – 227.





Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. 
Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.

Comunque abbia avuto inizio, la vita – o comunque la maggior parte di essa – è alla fine diventata dipendente dalI’energia proveniente dal Sole. Per rimanere in vita e per riprodurvi avreste dovuto galleggiare nelle prossimità o sulla superficie delle acque, crogiolandovi alla luce solare. Si è prodotta un’innovazione rilevante quando alcuni di questi esseri mutarono, «scoprendo» in tal modo che, invece di fare tutto da soli, potevano ottenere di meglio ingoiando e scomponendo alcuni degli esseri vicini a loro, utilizzandoli come comoda scorta di pezzi di ricambio già costruiti. L’invasione è ciò che rende la vita interessante. Invasori e invasi hanno così inaugurato una corsa agli armamenti che ha condotto entrambi gli schieramenti a sviluppare nuove varietà. In poco tempo - più o meno in un miliardo di anni - sono emersi molti e vari «modi per guadagnarsi da vivere» (come Richard Dawkins ha sottolineato); ma questi modi non saranno mai nulla più di una trama «evanescente» di condizioni reali nell’«enorme» spazio delle possibilità logiche. Quasi tutte le combinazioni di queste componenti elementari rappresentano un modo di non essere vivi.
Una delle più importanti innovazioni in questa corsa agli armamenti della progettazione competitiva è stata la mutazione accidentale conosciuta come rivoluzione eucariotica, che è avvenuta più di un miliardo di anni fa. I primi esseri viventi, le cellule relativamente semplici note come procarioti, hanno avuto tutto il pianeta a loro disposizione per tre miliardi di anni, fino a quando uno di loro non è stato invaso da un vicino e la coppia risultante si è rivelata più adatta dei suoi parenti non modificati, quindi ha prosperato e si è moltiplicata passando tale predisposizione al lavoro di squadra alla propria progenie. Ecco un primo esempio di una sorta di cooperazione: la ‹simbiosi›, un caso in cui X e Y si scontrano, ma invece di avere una situazione in cui X distrugge Y, o quella opposta o, anche peggio, invece di avere la mutua distruzione – il risultato abituale degli scontri in questo mondo difficile –, X e Y uniscono le loro forze, creando Z, un essere nuovo, più grande e più versatile, con maggiori possibilità di scelta. Questo potrebbe essere accaduto molte volte nel mondo dei procarioti, ovviamente; ma quando successe la prima volta, il pianeta cambiò a beneficio delle forme di vita successive. Queste super-cellule, gli ‹eucarioti›, vivevano a fianco dei loro cugini procarioti ma, grazie ai loro «autostoppisti», erano enormemente più complessi, versatili e competenti. Questa era una cooperazione involontaria, ovviamente. I membri delle squadre eucarioti erano all’oscuro del lavoro di équipe nel quale erano impegnati! Non avevano – e non avevano bisogno di avere –alcuna comprensione della razionalità fluttuante che era alla base del loro vantaggio nella competizione. I primi eucarioti non erano nemmeno pluricellulari; ma dovevano aprire lo spazio dei progetti agli organismi pluricellulari, poiché si erano ritrovati con un sufficiente numero di pezzi di ricambio sì da specializzarsi in differenti modi.
DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “L’evoluzione della libertà”, trad. di Massimiliano Pagani, Cortina, Milano 2004 (I ed.), 5. ʻDa dove viene tutto il progetto?’, ‘I primi giorni’, pp. 191 – 192.







“ Once our brains have built the entrance and exit pathways for the vehicles of language, they swiftly become ‹parasitized› (and I mean that literally […]) by entities that have evolved to thrive in just such a niche: memes. The outlines of the theory of evolution by natural selection are clear: evolution occurs whenever the following conditions exist:
(1) variation: a continuing abundance of different elements
(2) heredity or replication: the elements have the capacity to create copies or replicas of themselves
(3) differential «fitness»: the number of copies of an element that are created in a given time varies, depending on interactions between the features of that element (whatever it is that makes it different from other elements) and features of the environment in which it persists.
Notice that this definition, though drawn from biology, says nothing specific about organic molecules, nutrition, or even life. It is a more general and abstract characterization of evolution by natural selection.
As the zoologist Richard Dawkins has pointed out, the fundamental principle is 
<that all life evolves by the differential survival of replicating entities…
The gene, the DNA molecule, happens to be the replicating entity which prevails on our own planet. There may be others. If there are, provided certain other conditions are met, they will almost inevitably tend to become the basis for an evolutionary process.
But do we have to go to distant worlds to find other kinds of replication and other, consequent, kinds of evolution? I think that a new kind of replicator has recently emerged on this very planet. It is staring us in the face. It is still in its infancy, still drifting clumsily about in its primeval soup, but already it is achieving evolutionary change at a rate which leaves the old gene panting far behind.> [1976, p. 206]
These new replicators are, roughly, ideas. Not the «simple ideas» of Locke and Hume (the idea of red, or the idea of round or hot or cold), but the sort of complex ideas that form themselves into distinct memorable units — such as the ideas of
wheel
wearing clothes
vendetta
right triangle
alphabet
calendar
the Odyssey
calculus
chess
perspective drawing
evolution by natural selection
impressionism
«Greensleeves»
deconstructionism
Intuitively these are more or less identifiable cultural units, but we can say something more precise about how we draw the boundaries — about why ‹D-F# -A› isn’t a unit, and the theme from the slow movement of Beethoven’s Seventh Symphony is: the units are the smallest elements that replicate themselves with reliability and fecundity. Dawkins coins a term for such units: memes — 
<a unit of cultural transmission, or a unit of ‹imitation›. «Mimeme» comes from a suitable Greek root, but I want a monosyllable that sounds a bit like «gene»… it could alternatively be thought of as
being related to memory' or to the French word même…
Examples of memes are tunes, ideas, catch-phrases, clothes fashions, ways of making pots or of building arches. Just as genes propagate themselves in the gene pool by leaping from body to body via sperm or eggs, so memes propagate themselves in the meme pool by leaping from brain to brain via a process which, in the broad sense, can be called imitation. If a scientist hears, or reads about, a good idea, he passes it on to his colleagues and students. He mentions it in his articles and his lectures. If the idea catches on, it can be said to propagate itself, spreading from brain to brain.> [1976, p. 206]”

DANIEL CLEMENT DENNETT, “Consciousness explained”, illustrated by Paul Weiner, Back Bay Books-Little, Brown and Company, New York 1991 (First Paperback Edition), Part II ‘An empirical theory of the mind’, 7 ‘The evolution of Consciousness’, 6. ‘The Third Evolutionary Process: Memes and Cultural Evolution’, pp. 200 – 202.







“ To live you need energy. Did the first energy exploited for life come from the sun, or from thermal sources deep in the earth? This is currently an open question, with a tantalizing array of hypotheses about the origins of life competing for confirmation. However it got started, life – most of it, in any case – eventually became dependent on energy from the sun. To stay alive and reproduce you had to float on or near the surface of the sea, basking in sunlight. A major innovation occurred when some of the baskers mutated, «discovering» thereby that instead of doing it all themselves, they could do better by engulfing and dissembling some of their neighbors, using them as a handy store of fancy spare parts already constructed. Encroachment is what makes life interesting. Encroachers and encroachees inaugurated an arms race, leading to new varieties of both. Soon – in billion years or so – there were many «ways of making a living» (as Richard Dawkins has put it), but these many ways will always be but a Vanishing thread of faculty in the Vast space of logical possibility. Almost every combination of building blocks is a way of not being alive.
One of the most important innovations in this arms race of competitive design was the accident known as the eukaryotic revolution, which happened some billion years ago. The first living things, the relatively simple cells known as prokaryotes, had the planet to themselves for around three billion years, until one of them got invaded by a neighbor, and the resulting team-of-two more fit than their uninfected cousins, so they prospered and multiplied, passing their teamwork on to their offspring. It was an early instance of a sort of cooperation: ‹symbiosis›, a case in which X and Y collide, but instead of X destroying Y, or vice versa, or even worse, mutual self-destruction – the usual result of collisions in this hard world – X and Y join forces, creating Z, a new, bigger, more versatile thing, with better options. This may have happened many times in the prokaryotic world, of course, but once it happened the first time, the planet was changed for all subsequent life. These super-cells, eukaryotes, lived alongside their prokaryotic cousin, but were enormously more complex, versatile, and competent thanks to their hitchhikers. This was unwitting cooperation, of course. The eukaryotic teams were utterly oblivious of the teamwork in which they engaged. They had – and needed – no appreciation of free-floating rationale for their advantage over the competition. The early eukaryotes were not themselves multicellular, but they opened up the design space of multicellular organisms since they had enough spare parts to become different kinds of specialists.”
DANIEL CLEMENT DENNETT, “Freedom Evolves”, Viking, New York 2003, Chapter 5 ‘Where does all the design come from?’, ‘Early Days’, pp. 144 – 145.

lunedì 7 aprile 2014

Georges Bataille. La vita è un lusso di cui la morte è il culmine. Non sapremmo immaginare, a dire il vero, un procedimento più dispendioso. La vita è possibile a costi ben più bassi: paragonato a quello di un infusore, l’organismo individuale di un mammifero, soprattutto di un carnivoro, è un abisso in cui vengono inghiottite e ‹distrutte› immense quantità d’energia. La crescita delle piante presuppone l’ammasso di sostanze corrotte. Gli erbivori inghiottono tonnellate di sostanza vivente (vegetale), prima che una piccola quantità di carne permetta al carnivoro i suoi grandi scatti, i suoi grandi dispendi nervosi. Sembra anche che più i procedimenti che generano la vita sono dispendiosi, più la produzione degli organismi ha richiesto lo scialo, più l’operazione si rivela soddisfacente.

Un uomo, una donna, attratti l’uno verso l’altra, si uniscono nella lussuria. La comunicazione che li confonde insieme dipende dalla nudità delle loro ferite. Il loro amore rivela che essi non vedono, l’uno nell’altro, il loro essere, ma la loro ferita, e il bisogno di perdersi. Non v’è desiderio più grande di quello del ferito per un’altra ferita.
Georges Bataille
Billom, 10 settembre 1897 – Parigi, 9 luglio 1962


Georges Bataille. La vita è un lusso di cui la morte è il culmine.
“Non sapremmo immaginare, a dire il vero, un procedimento più dispendioso. La vita è possibile a costi ben più bassi: paragonato a quello di un infusore, l’organismo individuale di un mammifero, soprattutto di un carnivoro, è un abisso in cui vengono inghiottite e ‹distrutte› immense quantità d’energia. La crescita delle piante presuppone l’ammasso di sostanze corrotte. Gli erbivori inghiottono tonnellate di sostanza vivente (vegetale), prima che una piccola quantità di carne permetta al carnivoro i suoi grandi scatti, i suoi grandi dispendi nervosi. Sembra anche che più i procedimenti che generano la vita sono dispendiosi, più la produzione degli organismi ha richiesto lo scialo, più l’operazione si rivela soddisfacente. Il principio di produrre a minor costo è un’idea non tanto umana, quanto strettamente capitalistica (essa non ha che un significato limitato: dal punto di vista della società per azioni). Non arriva fino all’angoscia alla quale aspira il movimento della vita umana, poiché essa è segno di dispendi perfino eccessivi, che oltrepassano il limite di ciò che abbiamo in potere di tollerare. Tutto esige in noi che la morte ci distrugga: anticipiamo queste prove moltiplicate, questi ricominciamenti sterili dal punto di vista della ragione, quest’ecatombe della forza efficace che si compie nel vano passaggio dalla vita di un individuo ad altre più giovani. Comunque vogliamo profondamente la condizione che ne risulta, che è pressoché intollerabile, questa condizione d’individui promessi al dolore e all’annientamento inevitabile. O piuttosto, se questa condizione non fosse intollerabile, talmente dura che la nostra volontà rifluisce senza posa, non saremmo soddisfatti. Significativo che oggi un libro s’intitoli risibilmente ‹Affinché nulla muoia!›… I nostri giudizi si formano oggi in circostanze fallaci: coloro tra noi che si fanno sentire ignorano (e vogliono ‹a ogni costo› ignorare) che la vita è un lusso di cui la morte è il culmine, che tra i lussi della vita la vita umana è la più follemente dispendiosa infine, che, infine, al momento in cui la sicurezza della vita ‹scema›, un’apprensione accresciuta della morte è posta al culmine di un raffinamento rovinoso… Tuttavia, ignorandolo, non fanno che rendere maggiore l’angoscia senza la quale una vita consacrata tutt’intera al lusso sarebbe meno arditamente lussuosa. Poiché se è umano essere lussuosi, che dire di un lusso di cui l’angoscia è il prodotto e che l’angoscia non modera?”

GEORGES BATAILLE (1897 – 1962), “Storia dell’erotismo” (1950 – 1951. “L’histoire de l’érotisme” in Id., “Œuvres complètes”, Gallimard, Paris, tome VIII, 1976, pp. 7 – 165.), a cura di Franco Rella, trad. di Susanna Mati, con un saggio di Susanna Mati, Fazi, Roma 2006 (I ed.), Parte terza ‘Gli oggetti naturali nei divieti’, III. ‘La morte’, 5. ‘La morte è in definitiva la forma più lussuosa di vita’, pp. 67 – 68.



martedì 30 luglio 2013

Luis Buñuel. Accanto al CASO, suo fratello, il MISTERO. L'ATEISMO - il mio almeno - porta inevitabilmente ad ACCETTARE L'INESPLICABILE. TUTTO IL NOSTRO UNIVERSO É MISTERO. Poiché RIFIUTO DI FAR INTERVENIRE UNA DIVINITÀ ORGANIZZATRICE, LA CUI AZIONE MI SEMBRA ANCORA PIÙ MISTERIOSA DEL MISTERO STESSO, non mi rimane che vivere in una specie di tenebra. E l'accetto, non esistono spiegazioni, anche le più semplici, valide per tutti. FRA DUE MISTERI HO SCELTO IL MIO, CHE ALMENO MI GARANTISCE UNA LIBERTÀ MORALE


Accanto al CASO, suo fratello, il MISTERO. L'ATEISMO - il mio almeno - porta inevitabilmente ad ACCETTARE L'INESPLICABILE. TUTTO IL NOSTRO UNIVERSO É MISTERO. Poiché RIFIUTO DI FAR INTERVENIRE UNA DIVINITÀ ORGANIZZATRICE, LA CUI AZIONE MI SEMBRA ANCORA PIÙ MISTERIOSA DEL MISTERO STESSO, non mi rimane che vivere in una specie di tenebra. E l'accetto, non esistono spiegazioni, anche le più semplici, valide per tutti. FRA DUE MISTERI HO SCELTO IL MIO, CHE ALMENO MI GARANTISCE UNA LIBERTÀ MORALE.

Luis Buñuel

lunedì 22 luglio 2013

Cavalli-Sforza. La ricerca di un argomento non è mai finita; quindi io continuo ad interessarmene, ho tutt'altro che smesso di occuparmene. Quello che è caratteristica di una popolazione è che LA DIVERSITÀ TRA INDIVIDUI NON PUÒ FAR ALTRO CHE AUMENTARE IN MEDIA, ANCHE SE LENTAMENTE PERCHÉ L'AUMENTO È DOVUTO AL FATTO DI NUOVE MUTAZIONI, LA VARIAZIONE GENETICA NON PUÒ MORIRE MAI... sarebbe una cosa terribile che diventassimo tutti uguali, no? Pensate che noia, che cosa brutta!


La ricerca di un argomento non è mai finita; quindi io continuo ad interessarmene, ho tutt'altro che smesso di occuparmene. Quello che è caratteristica di una popolazione è che LA DIVERSITÀ TRA INDIVIDUI NON PUÒ FAR ALTRO CHE AUMENTARE IN MEDIA, ANCHE SE LENTAMENTE PERCHÉ L'AUMENTO È DOVUTO AL FATTO DI NUOVE MUTAZIONI, LA VARIAZIONE GENETICA NON PUÒ MORIRE MAI... sarebbe una cosa terribile che diventassimo tutti uguali, no? Pensate che noia, che cosa brutta!

Luigi Luca Cavalli-Sforza


Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 25 gennaio 1922) è un genetista e scienziato italiano che si è occupato anche di antropologia e di storia. I suoi studi si sono incentrati in maniera particolare sulla genetica delle popolazioni e delle migrazioni dell'uomo; Cavalli-Sforza è professore emerito all'Università di Stanford in California, nonché socio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche e membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. È Premio Balzan 1999 per la scienza delle origini dell'uomo, è anche socio onorario della Società italiana di biologia evoluzionistica. 
(fonte Wikipedia) ---isa

venerdì 4 gennaio 2013

Charles Darwin. La perdita degli interessi per la musica, la pittura, la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura

"Noi li chiamiamo animali. Ma sono bambini di un’altra specie." 
L'olocausto animale 

Ogni razza decide da sé cosa è indecente.
La natura non conosce indecenze. È l'uomo a inventarle.
Mark Twain

Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà.
Questa è la principale differenza tra il cane e l'uomo.
Mark Twain


 "Il bambino produce l’umanità stessa." 
Maria Montessori 

 “Quando un contadino lavora fa cultura” 
 Masanobu Fukuoka 

 “La vera cultura nasce dalla natura, ed è semplice, umile, pura.” 
 Masanobu Fukuoka 

 ‎"Gli animali hanno una coscienza lo ammette anche la scienza..." 
(ma i media censurano la notizia) 

 "La principale differenza tra il nostro cervello e quello dello scimpanzè è che noi siamo capaci di usare lo scimpanzè come animale sperimentale e non viceversa." 
Thomas Waldren 

 "Tutti gli esseri tremano di fronte alla violenza. Tutti temono la morte. Tutti amano la vita." 
Buddha 

 "Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà." 
Emile Zola 

 "Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, contamini la terra." 
Fëdor Michajlovič Dostoevskij 

 “Il vecchio Lakota era saggio. Sapeva che lontano dalla Natura il cuore dell'uomo diventa duro. Sapeva che la mancanza di rispetto per le cose che vivono e crescono, presto porta anche alla mancanza di rispetto verso gli uomini. Tenete i vostri bambini vicini alla Natura.” Luther Standing Bear (Orso in Piedi) 

 "Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi, il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra, ci avete rubato il Paradiso." Piccola Foglia ‎"Cos'è l'uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morrebbe di una grande solitudine dello spirito. Perché tutto quello che accade agli animali presto accade all'uomo. Tutte le cose sono collegate..." 
 Dal discorso di Capo Seattle al Governo degli Stati Uniti, 1853 

 "Abitiamo in un paradiso, ma non ci curiamo di saperlo." 
F. Dostoevskij 

"Educate i bambini fin dall'infanzia affinché diventino estremamente buoni e misericordiosi verso gli animali." 
 Abdul-Baha 

 "L'uomo è il più grande nemico dell'uomo" 
 Hume 

 "Homo Homini lupus" 
 Plauto 

"L'uomo, il più grande errore di Dio" 
 Nietzsche 

 "L'uomo è il cancro della terra" 
 Cioran 

"L'uomo appare come una macchia ignominiosa nella natura" 
 Schopenhauer 

"L'uomo, insignificante e tardiva comparsa di una grandiosa rappresentazione" 
 Odifreddi Fuori dal coro, 

Seneca: "L'uomo è per l'uomo qualcosa di sacro" 
(Diverrà il motto di tutto l'Umanesimo). ‎

"Là dove senti cantare fermati, gli uomini malvagi non hanno canzoni." 
L. S. Senghor 

 "Ci sono corde nel cuore umano... Che sarebbe meglio non fossero fatte vibrare." 
Charles Dickens 

 "La perdita degli interessi per la musica, la pittura, la poesia costituiscono una perdita di felicità e non è escluso che possa risultare lesiva per l'intelletto e, più probabilmente ancora, per il carattere morale, perché indebolisce il risvolto emozionale della nostra natura." 
Charles Darwin 

 "L'uomo che dentro di se non ha la musica, o che l'armonia delle note non commuove, è incline al furto al tradimento e alla menzogna. Oscura come la notte è la sua intelligenza, buio come l'ermo il suo pensiero. Diffida da quell'uomo e ascolta la musica."
William Shakespeare 

 ‎"La Musica scava il cielo" 
 Charles Beaudelaire 

Pressoché sotto silenzio da parte dei media è passata la notizia che il 7 luglio scorso è stata siglata da un gruppo di scienziati, alla presenza di Stephen Hawking, la “Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza”, la quale afferma che molti animali sono coscienti e consapevoli allo stesso livello degli esseri umani. E la lista comprende tutti i vertebrati e, tra gli invertebrati, il polpo. Non è una scoperta di poco conto, verificare scientificamente che molti, moltissimi animali, non hanno solo l’istinto, che si contrappone alla ragione umana, ma hanno una vera e propria intelligenza. Questo, da un lato, sminuisce notevolmente il reputato, stupido predominio dell’uomo sulla natura, e, dall’altro, dovrebbe introdurre una maggiore consapevolezza del diritto degli animali a non essere trattati come cose al semplice servizio dell’uomo. Con buona pace di quel Cartesio, sulla cui filosofia la nostra società si è sfortunatamente sviluppata. La dimostrazione scientifica, del resto, segue alla sensazione empirica che molti avevano già da tempo. E magari non è che il primo passo verso quella consapevolezza che tutto il mondo, sia animale, sia vegetale ha proprietà senzienti e pensanti. Sapere che un animale che sta per essere ucciso lo capisce, o che una pianta che viene abbattuta sente avvicinarsi la morte e nello stesso tempo emette un grido di dolore che altre piante intorno sentono, dovrebbe indurre nell’uomo un po’ più di umiltà e quel rispetto nei confronti del vivente che fino ad oggi non ha avuto. In pratica, quello che è il sentimento panico potrebbe trovare una dimostrazione scientifica? 
(da Il Fatto Quotidiano, 15 Settembre 2012)



martedì 28 febbraio 2012

Friedrich Engels. Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni

La profezia di Friedrich Engels, 1887.
"Non è possibile alcuna altra guerra per la Prussia-Germania, eccetto una guerra mondiale e una guerra mondiale di un'estensione e di una violenza davvero finora impensabili, in cui da otto a dieci milioni di soldati si massacreranno l'un l'altro e nel fare questo devasteranno l'intera Europa finché non l'avranno resa più spoglia di quanto qualsiasi sciame di locuste abbia mai fatto. La devastazione della guerra dei Trent'anni concentrata in soli tre o quattro anni e distribuita sull'intero continente; fame, pestilenza, disperazione generale di entrambi gli eserciti e di tutte le persone civili, causata da un grande dolore; disperata confusione dei nostri meccanismi nel commercio, nell'industria e nei crediti bancari, per finire in una bancarotta generale, nel collasso dei vecchi Stati e della loro tradizionale saggezza statale, fino al momento in cui le corone rotoleranno a dozzine sui pavimenti e non ci sarà nessuno a raccoglierle. E' assolutamente impossibile prevedere come andrà a finire e chi uscirà vittorioso dallo scontro; solo una cosa è assolutamente certa: lo sfinimento generale e lo stabilirsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia".
Friedrich Engels, 1887.


Friedrich Engels, Teoria della violenza.
"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza


IL RAPPORTO TRA STRUTTURA ECONOMICA E LE DIVERSE SOVRASTRUTTURE (ENGELS)
 Il materialismo dialettico.
"L'evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. poggia sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte l'una sull'altra e sulla base economica. Non è che la situazione economica sia causa essa sola attiva e tutto il resto nient'altro che effetto passivo. Vi è al contrario azione reciproca sulla base della necessità economica che, in ultima istanza, sempre s'impone."
Friedrich Engels


"L'imposta in quanto tale grava in modo diseguale sulle differenti classi del paese. Per i poveri è un onere insopportabile, mentre sui ricchi incide in modo insignificante. [...] Non appena il paese sarà conquistato alla democrazia sociale, non passeranno pochi mesi, anzi poche settimane, e la bandiera rossa sventolerà dalle Tuileries all'Eliseo. Soltanto allora sarà possibile abbattere dalle fondamenta il vecchio e oppressivo sistema finanziario con un colpo solo che spazzi via il debito nazionale e introduca un sistema di imposte dirette e progressive e altre misure di carattere non meno energico".
Friedrich Engels


Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni
Friedrich Engels


LA MORALE MUTA AL MUTARE DELLA SOCIETA' (ENGELS)
"Noi respingiamo ogni pretesa di imporci una qualsiasi dogmatica morale come legge etica eterna, definitiva, immutabile nell'avvenire, col pretesto che anche il mondo morale abbia i suoi princìpi permanenti, che stanno al di sopra della storia e delle differenze tra i popoli. Affermiamo per contro, che ogni teoria morale sinora esistita è, in ultima analisi, il risultato della condizione economica della società del tempo. E come la società si è mossa sinora sul piano degli antagonismi di classe, così la morale è sempre stata una morale di classe; o ha giustificato il dominio e gli interessi della classe dominante, o, divenuta la classe oppressa sufficientemente forte, ha rappresentato la rivolta contro questo dominio e gli interessi futuri degli oppressi (...) Ma non abbiamo ancora superato la morale di classe. Una morale che superi gli antagonismi delle classi e le loro sopravvivenze nel pensiero, una morale veramente umana è possibile solo a un livello sociale in cui gli antagonismi delle classi non solo siano superati, ma siano anche dimenticati per la prassi della vita."
Friedrich Engels, dall'Antidühring



LA LIBERA CONCORRENZA E LA LOTTA PER L'ESISTENZA SI TROVANO NEL REGNO ANIMALE (ENGELS)
"Nei paesi industriali piú progrediti noi abbiamo domato le forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo cosí moltiplicato all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce piú di quello che producevano ieri cento adulti. E quali sono i risultati? Crescente sopralavoro e miseria crescente delle masse, e una grande crisi ogni dieci anni. Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il piú alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale.
Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie. L’evoluzione storica rende ogni giorno piú indispensabile, ma anche ogni giorno piú realizzabile una tale organizzazione.
Essa segnerà la data iniziale di una nuova epoca storica nella quale l’umanità stessa, e con essa tutti i rami della sua attività, in particolare la scienza della natura, prenderanno uno slancio tale da lasciare in una profonda ombra tutto ciò che c’è stato prima."
Friedrich Engels. Dialettica della natura


È PIÙ UTILE LO SCONTRO DI PIAZZA O LA COSTRUZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE RIVOLUZIONARIA? (ENGELS)
"E’ passato il tempo dei colpi di sorpresa, delle rivoluzioni fatte da piccole minoranze coscienti alla testa di masse incoscienti. Dove si tratta di una trasformazione completa delle organizzazioni sociali, ivi devono partecipare le masse stesse; ivi le masse stesse devono già aver compreso di che si tratta, per che cosa danno il loro sangue e la vita… Ma affinché le masse comprendano quel che si deve fare è necessario un lavoro lungo e paziente, e questo lavoro è ciò che noi stiamo facendo adesso. [...]
Le ribellioni vecchio stile, la lotta di strada con le barricate, che sino al 1848 erano state l’elemento decisivo in ultima istanza, erano considerevolmente invecchiate. Questo processo era accaduto perché la borghesia ed il governo apparivano temere molto di più l’azione legale che l’azione illegale del partito operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione. [...]
Vuol dire ciò che nell’avvenire la lotta di strada non avrà più nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le condizioni sono diventate molto più sfavorevoli ai combattenti civili e molto più favorevoli all’esercito. Una futura lotta di strada potrà dunque essere vittoriosa soltanto se questa condizione sfavorevole verrà compensata da altri fattori."
Friedrich Engels dalla prefazione a "Le lotte di classe in Francia"


In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà
Friedrich Engels



IL MONDO MATERIALE È IL SOLO MONDO REALE! (ENGELS)
"Il mondo materiale, percepibile dai sensi e a cui noi stessi apparteniamo, è il solo mondo reale. La nostra coscienza e il nostro pensiero, per quanto appaiano soprasensibili, sono il prodotto di un organo materiale, corporeo, il cervello. La materia non è un prodotto dello spirito, ma lo spirito stesso non è altro che il più alto prodotto della materia."
Friedrich Engels


"Giacché Robinson ha potuto procurarsi una spada possiamo altrettanto ammettere che Venerdì compaia un bel mattino con una rivoltella carica in mano, e allora tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson è costretto a sgobbare. Dunque, la rivoltella trionfa della spada ed anche il più puerile amante di assiomi capirà certo che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma esige, per la sua messa in atto, condizioni preliminari molto reali, in particolare strumenti, di cui il più perfetto ha il sopravvento sul meno perfetto; che inoltre questi strumenti devono venir prodotti, il che significa che anche il produttore di strumenti di di violenza più perfetti, grossolanamente parlando, delle armi, ha il sopravvento sul produttore dei meno perfetti e che in una parola la vittoria poggia sulla produzione di armi, e questa a sua volta sulla produzione in generale, dunque... sulla "potenza economica", sull'ordine economico, sui mezzi materiali che sono a disposizione della violenza."
Friedrich Engels, Teoria della violenza



LA CENTRALITÀ FONDAMENTALE DEL MATERIALISMO DIALETTICO (ENGELS)

Le tre leggi della dialettica:
"La legge della conversione della quantità in qualità e viceversa.
La legge della compenetrazione degli opposti.
La legge della negazione della negazione."
Friedrich Engels, "Dialettica della natura", 1883


Engels enuncia le tre leggi della dialettica (la legge della conversione della quantità in qualità, la legge della compenetrazione degli opposti e la legge della negazione della negazione) non solo come ‘leges mentis’ (leggi poste dalla mente), giacché, se il loro àmbito di applicazione fosse esclusivamente questo, resteremmo chiusi nel cerchio magico del soggettivismo epistemologico kantiano, ma anche, e innanzitutto, come ‘leges entis’ (leggi della realtà stessa). Questa è la tesi fondamentale del materialismo dialettico. Una tesi che, a causa delle sue conseguenze rivoluzionarie, la borghesia attacca in tutti i modi, con tutti i mezzi ed in tutti i campi del sapere da almeno 160 anni; una tesi che i filosofi della borghesia (quale che sia la famiglia filosofica di appartenenza) combattono con tutte le armi a loro disposizione (non escluse quelle del fideismo e della superstizione); una tesi che tutti coloro che hanno sottoposto a revisione il marxismo hanno sempre cercato di stemperare, deformare, adattare, svuotare del suo duro contenuto materialistico.




«Lo stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, è di norma lo stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. Ad un determinato grado dello sviluppo economico, legato alla divisione della società in classi e proprio a causa di questa divisione, lo stato è diventato necessario. Ma ora ci avviciniamo ad uno stadio di sviluppo in cui l'esistenza delle classi non solo ha cessato di essere una necessità, ma diventa un ostacolo alla produzione. Perciò esse cadranno così inevitabilmente come sono sorte. E con esse cadrà ineluttabilmente lo stato. La società che riorganizza la produzione in base ad una libera ed uguale associazione di lavoratori, relega l'intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all'ascia di bronzo».
Friedrich Engels




LA VITA RIVOLUZIONARIA DI FRIEDRICH ENGELS

"Ci si domandava: Che cosa è Dio? E la filosofia tedesca ha risposto: è l'uomo."

Socialista, nato a Barmen il 28 novembre 1820 da famiglia borghese politicamente conservatrice.
Nel 1838 Engels, senza aver completato le scuole superiori, fu costretto da circostanze familiari a trovarsi un lavoro in un'impresa commerciale come impiegato a Brema. Gli affari commerciali non hanno impedito a Engels di proseguire la sua educazione politica e scientifica. Iniziò a disprezzare l'autocrazia e la tirannia dei burocrati quando ancora era studente. Lo studio della filosofia lo portò oltre. A quel tempo gli insegnamenti di Hegel dominavano la filosofia tedesca, ed Engels divenne un suo seguace. Per quanto Hegel fosse un ammiratore dello Stato autocratico prussiano, al cui servizio fu docente all'Università di Berlino, i suoi insegnamenti erano rivoluzionari. La fede hegeliana nella ragione umana e nei suoi diritti e le fondamentali tesi della sua filosofia sul fatto che l'universo è sempre in un costante processo di cambiamento e sviluppo, portarono alcuni filosofi berlinesi suoi discepoli – quelli che si rifiutavano di accettare la situazione esistente – a concepire l'idea che la lotta contro questa situazione, la lotta contro l'ingiustizia del presente e i suoi mali prevalenti, avesse anch'essa radici nella legge dell'eterno sviluppo.

Mentre accettarono l'idea dell'eterno processo di sviluppo, Marx ed Engels rigettarono i suoi preconcetti idealistici; in relazione alla vita reale, essi videro che non è lo sviluppo della mente che spiega lo sviluppo della natura ma che, al contrario, la spiegazione dello sviluppo mentale può essere derivata dalla natura, dalla materia... a differenza di Hegel e di altri hegeliani, Marx ed Engels furono materialisti. Insieme agli studi filosofici Engels cominciò a intraprendere, pur senza porre fine alle sue attività commerciali, un'attività di propaganda di idee radicali e socialiste in articoli di giornale e discorsi. Dopo aver lavorato come commesso a Bremen ed essere stato arruolato come soldato volontario a Berlino per un anno (nel 1842), si trasferì per due anni a Manchester, dove suo padre era co-proprietario di un'impresa cotoniera.

Qui Engels non stette tutto il tempo seduto in ufficio ma vagabondò per i sobborghi nei quali i lavoratori vivevano ingabbiati ed ebbe modo di vedere con i propri occhi la miseria e la povertà in cui questi versavano. Ma non si limitò alle sole considerazioni personali. Lesse tutto ciò che era già stato precedentemente rilevato da altri sulla condizione del proletariato inglese e studiò accuratamente tutti i documenti ufficiali che poté procurarsi. Il risultato di questi studi e di queste osservazioni fu la stesura di un libro apparso nel 1845: La Condizione della classe operaia in Inghilterra.

Già prima di Engels molte persone avevano descritto le sofferenze del proletariato ed indicato la necessità di aiutarlo. Engels fu però il primo a dire che il proletariato non era semplicemente una classe sofferente e che è, infatti, la vergognosa condizione economica in cui vive il proletariato a guidarlo in modo inarrestabile verso la sua lotta per la definitiva emancipazione, la quale poteva arrivare solo attraverso il socialismo.

Nel 1844 lavorò per il Deutsch-Französische Jahrbücher, pubblicato a Parigi da Arnold Ruge e Karl Marx. Lo stesso anno tornò a Barmen e l'anno successivo partecipò all'assemblea comunista organizzata da Moses Hess a Elberfeld. Quindi, fino al 1848, visse tra Parigi e Bruxelles. Nel 1846 si unì, con Marx, alla Lega dei Comunisti (organizzazione segreta tedesca) e rappresentò i comunisti parigini ai due congressi che la Lega tenne a Londra nel 1847.

Su istruzione della Lega egli scrisse, con Marx, il Manifesto Comunista indirizzato ai "proletari di tutti i paesi", pubblicato pochi mesi prima della rivoluzione del febbraio 1848. Nel 1848 e nel 1849 Engels lavorò a Colonia per la Neue Rheinische Zeitung pubblicata da Marx, e, dopo la sua soppressione, contribuì nel 1850 alla Politisch-oekonomische Revue. Egli assistette alle rivolte di Elberfeld, Palatinate e di Baden e partecipò come volontario alla campagna di Baden-Palatinate. Dopo la sconfitta dei ribelli di Baden, Engels tornò in Inghilterra come rifugiato e riprese a lavorare a Manchester nell'impresa del padre. Con questo suo lavoro egli rese possibile a Marx la continuazione della stesura del Capitale. Nel 1869 egli decise di ritirarsi dagli affari e l'anno seguente raggiunse l'amico e compagno Marx a Londra.

I due ripresero a lavorare congiuntamente. Il risultato di questa "ri-unificazione" fu, per Marx, il Capitale, il più grandioso lavoro di politica economica dei nostri tempi, e, per Engels, uno svariato numero di lavori fondamentali come La guerra dei contadini in Germania (1850), Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1852), Anti-Dühring (1878), L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza (1880), Storia e lingua dei Germani (1882), Dialettica della natura (1883), L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884), Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca (1886). Engels, con questi scritti, si occupò di problematiche scientifiche più generiche e di diversi fenomeni del passato e del presente, analizzati nell'ottica della concezione materialistica della storia e dell'economia politica marxiana.

Durante il lungo periodo passato in Inghilterra, Engels non smise mai di lavorare per l'Internazionale, sorta nel 1864, all'interno della quale ricoperse il ruolo di Segretario per l'Italia, la Spagna e il Portogallo. Marx morì prima di poter dare gli ultimi ritocchi al suo vasto lavoro sul capitale. Le linee generali conclusive erano però già state tracciate e, dopo la morte del suo amico, Engels si assunse l'oneroso compito di sistemare e pubblicare il secondo ed il terzo volume del Capitale. Dopo la morte di Marx, Engels continuò da solo la sua attività di leader e consigliere dei socialisti europei. I suoi consigli e le sue istruzioni erano ricercati con pari intensità sia dai socialisti tedeschi, la cui forza, nonostante le persecuzioni del Governo, cresceva con costanza e rapidità, sia dagli spagnoli, dai rumeni e dai russi, che erano costretti a ponderare e soppesare tutti i loro primi passi. Tutti loro trassero insegnamenti dal bagaglio di conoscenze e dall'esperienza dell'ormai vecchio Engels.

Frederick Engels morì a Londra il 5 agosto 1895. Con queste parole Lenin diede l'ultimo addio all'uomo che tanto fece per la costruzione di un mondo socialista: "Dopo il suo amico Karl Marx (che morì nel 1883), Engels fu il più grande scienziato e maestro del proletariato moderno dell'intero mondo civilizzato. Dal momento in cui il fato unì Karl Marx e Frederick Engels, i due amici dedicarono il lavoro di tutta una vita ad una causa comune [...] Questo severo combattente ed austero pensatore possedeva un animo profondamente affettuoso [...] Il servizio reso da Marx ed Engels al proletariato può essere espresso con queste poche parole: essi hanno insegnato alla classe operaia a conoscere se stessa e ad avere coscienza di se stessa, ed essi hanno sostituito la scienza a dei sogni. Questo è il motivo per cui il nome di Engels sarà ricordato da ogni lavoratore [...] Sia reso sempre onore alla memoria di Frederick Engels, grande lottatore e maestro del proletariato!"

[Per approfondire la vita e il pensiero di Engels si consiglia, oltre alle opere citate sopra, la lettura de: "La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels" di Hunt Tristram]















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