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mercoledì 3 febbraio 2016

Henry Beston. «Noi trattiamo gli animali con condiscendenza, come se fossero creature incomplete alle quali un tragico destino abbia imposto delle forme molto inferiori alle nostre. E lì è il nostro errore, il nostro grave errore. Perché non si devono misurare gli animali con il metro dell'uomo. Sono creature complete e finite, dotate di un'estensione dei sensi che noi abbiamo perso o mai posseduto, e che agiscono in ottemperanza a voci che noi non udiremo mai. Non sono per noi dei fratelli inferiori; non sono degli schiavi. Appartengono ad altri gruppi di viventi, presi, insieme a noi, nella rete della vita e del tempo. Sono nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio di questa terra».


Noi trattiamo gli animali con condiscendenza, come se fossero creature incomplete alle quali un tragico destino abbia imposto delle forme molto inferiori alle nostre. E lì è il nostro errore, il nostro grave errore. Perché non si devono misurare gli animali con il metro dell'uomo. Sono creature complete e finite, dotate di un'estensione dei sensi che noi abbiamo perso o mai posseduto, e che agiscono in ottemperanza a voci che noi non udiremo mai. Non sono per noi dei fratelli inferiori; non sono degli schiavi. Appartengono ad altri gruppi di viventi, presi, insieme a noi, nella rete della vita e del tempo. Sono nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio di questa terra.
Henry Beston  (1888-1968), The Outermost House, 1928

mercoledì 16 settembre 2015

Federica Bosco. Non tutti gli uomini vengono per nuocere.

“E… cosa si prova quando incontri quello giusto?” […]
- “E' come quando torni a casa la sera, stanca morta, e chiudendo la porta hai quella sensazione di pace e di protezione che ti avvolge e non vedi l'ora di sdraiarti sul divano con una bella cioccolata calda e un libro. Ecco, trovare la persona giusta dovrebbe farti quell'effetto lì, l'effetto di tornare a casa.”
Federica Bosco, Non tutti gli uomini vengono per nuocere





lunedì 8 giugno 2015

La parità femminile è stata raggiunta nella direzione sbagliata il che equivale a dire più che raggiunta altrettanto persa: anziché elevare l’uomo al livello della donna, la donna si è abbassata a quello dell’uomo.




...mulier cupido quod dicit amanti / 
in vento et rapida scribere oportet aqua 
(c. 70, 3-4). 
Il distico catulliano ha precedenti e imitatori. 

Tra i primi basta ricordare un frammento di Sofocle 
giuramento di donna lo scrivo sull’acqua», fr. 741 Nauck2) 

e soprattutto un epigramma del poeta alessandrino Callimaco, 
A.P. V 6, vv. 1-4 («Ha giurato Callignoto a Ionide che mai avrà più caro di lei né un amico né un’amica. Ha giurato, ma è vero quello che dicono, che i giuramenti d’amore non giungono alle orecchie degli immortali»), del quale Catullo ha utilizzato anche la soluzione formale consistente nel riprendere l’affermazione dell’enunciato per rettificarla alla luce di una considerazione generale 
(«Ha giurato... Ha giurato, ma...; cfr. Catullo: dicit... Dicit: sed...).

«È la fede degli amanti / come l’araba fenice: / 
che vi sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa»: 
così dice un’arietta di Metastasio (1698-1782) paragonando la fedeltà degli amanti alla fenice, il mitico uccello che ogni 500 anni moriva e rinasceva dalle proprie ceneri. 

Ma non sono necessarie molte citazioni a riprova della fortuna goduta dal topos dell’inaffidabilità femminile in una letteratura maschilista come quella europea: basta pensare al detto del poeta Calpurnio Siculo (I sec. d.C.) Mobilior ventis o femina!, «Sei più mobile dei venti, o donna!» o all’etimologia popolare medievale Mulier id est mollis aer, «Donna, vale a dire aria labile». Siamo già in vista del distico del Rigoletto di Verdi La donna è mobile qual piuma al vento; / muta d’accento e di pensier.






La parità femminile è stata raggiunta nella direzione sbagliata il che equivale a dire più che raggiunta altrettanto persa: anziché elevare l’uomo al livello della donna, la donna si è abbassata a quello dell’uomo.


questa frase mi fa pensare che la sola parità raggiunta è quella della libertà sessuale... ma la parola parità è un pretesto, una presa in giro, un soffocare qualcosa che è sempre stato proprietà di tutti tenendolo taciuto e ben nascosto! la donna è già ad un alto livello, superiore a quello maschile, solo che non ne è consapevole o non ne prende diritto e possesso... e sappiamo - se si vuol essere sinceri - che in parte è x colpa delle strategie maschiliste e in parte per lo scarso coraggio e un certo modo di pensare ed essere donne



Deidda Stefania
Se il potere è al maschile le donne che vi aspirano non possono che mascolinizzarsi...

mercoledì 16 aprile 2014

Rodney Collin. Un'abitudine caratteristica, diffondendosi gradualmente in tutti i lati della vita di un uomo, con il tempo diventa la sua principale debolezza. Per esempio, un uomo ha da una parte una tendenza ad essere timido e da un'altra una tendenza a essere meticoloso nell'esecuzione di piccoli compiti. Mentre è ancora un ragazzo egli acquista l'abitudine di desiderare di finire quello che sta facendo piuttosto che incontrare gli amici. Gradualmente gli comincerà a sembrare giusto e inevitabile finire anche il compito più semplice, prima di prendere un impegno. Inoltre, se non esiste nessun compito da svolgere, per ritardare il suo incontro con la gente, egli se ne inventerà uno. Ed alla fine succede che – del tutto letteralmente – egli non prende mai un impegno. Una tale debolezza principale può rovinare la vita di un uomo, gettarlo in dubbi senza fine, impedirgli di compiere qualsiasi cosa egli tenta di fare. E la cosa curiosa è che all'uomo stesso la sua debolezza può rimanere completamente sconosciuta e invisibile. Perché per lui ogni esempio sembrerà separato e inevitabile, e non gli capiterà mai di poter agire in qualche altra maniera. La debolezza principale è quindi costruita sulle abitudini, le abitudini sulle azioni involontarie, e le azioni involontarie su movimenti senza scopo.

Un'abitudine caratteristica, diffondendosi gradualmente in tutti i lati della vita di un uomo, con il tempo diventa la sua principale debolezza. Per esempio, un uomo ha da una parte una tendenza ad essere timido e da un'altra una tendenza a essere meticoloso nell'esecuzione di piccoli compiti. Mentre è ancora un ragazzo egli acquista l'abitudine di desiderare di finire quello che sta facendo piuttosto che incontrare gli amici. Gradualmente gli comincerà a sembrare giusto e inevitabile finire anche il compito più semplice, prima di prendere un impegno. Inoltre, se non esiste nessun compito da svolgere, per ritardare il suo incontro con la gente, egli se ne inventerà uno. Ed alla fine succede che – del tutto letteralmente – egli non prende mai un impegno.
Una tale debolezza principale può rovinare la vita di un uomo, gettarlo in dubbi senza fine, impedirgli di compiere qualsiasi cosa egli tenta di fare. E la cosa curiosa è che all'uomo stesso la sua debolezza può rimanere completamente sconosciuta e invisibile. Perché per lui ogni esempio sembrerà separato e inevitabile, e non gli capiterà mai di poter agire in qualche altra maniera.
La debolezza principale è quindi costruita sulle abitudini, le abitudini sulle azioni involontarie, e le azioni involontarie su movimenti senza scopo.
Rodney Collin


Se pensiamo al circolo della vita dell'uomo come ad una sfera, la sua essenza è la natura fisica dell'interno della sfera, la sua consistenza, densità, composizione fisica e così via. La sua personalità è allora qualcosa di immaginario che non esiste affatto nella sfera. Non ha ne spessore ne dimensione. Viene soltanto dall'esterno. E' come la luce dal mondo circostante che si riflette sulla superficie della sfera... Possiamo ottenere maggiore comprensione sulla natura della personalità, se capiamo che questa luce che l'uomo riflette è proprio quella che egli non assorbe. Quello che è più evidente in un uomo è quello che rifiuta, ed il particolare modo in cui lo rifiuta. Egli viene riconosciuto da quello che ancora non capisce, da quello che lo divide dal resto. Questa è la personalità. Quando egli capisce ed assorbe veramente qualcosa, questo entra in lui e diventa parte della sua essenza. Allora non appare più agli altri come la sua personalità, questo è lui e lui è questo. 
La separazione caratteristica della personalità è scomparsa.
Rodney Collin


lunedì 19 agosto 2013

Train de vie. Monologo del pazzo. L'UOMO SI DISTINGUE DALL'ANIMALE PER LA RATIO, IL LOGOS, INSOMMA, IL SUO ESSERE RAZIONALE, MA SECONDO ME È L'EGOISMO...E SECONDO ME QUESTE PAROLE LO DIMOSTRANO "L'UOMO HA CREATO DIO SOLO PER INVENTARE SE STESSO"


Train de vie,  Monologo del pazzo.
“Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?
Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste?
Dio creò l'uomo a sua immagine...
È bello: Schloime a immagine di Dio.
Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo.
L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio.
Dio forse ha creato l'uomo,
ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso...
L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio...
Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo.
Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti:
cosa ci importa di Dio per come è?,
ci preoccupiamo solo di noi stessi.
Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.


https://youtu.be/dKgdlp2Lk8w




Ekaterina Ukleeva:
gran bel discorso...tanto SI È PARLATO DEL FATTO CHE L'UOMO SI DISTINGUE DALL'ANIMALE PER LA RATIO, IL LOGOS, INSOMMA, IL SUO ESSERE RAZIONALE, MA SECONDO ME È L'EGOISMO...E SECONDO ME QUESTE PAROLE LO DIMOSTRANO "L'UOMO HA CREATO DIO SOLO PER INVENTARE SE STESSO"


CFSCOMPANY:
Ho dato una mia interpretazione a questa tua questione, ma forse è forzata: in quel periodo c'era un pazzo che comandava sul modo intero: Hitler. IN QUESTO FILM È IL "PAZZO" A GUIDARE LA SUA COMUNITÀ. Il significato di ciò forse sta nell'idea del regista: È LA PAZZIA, NON LA RAGIONE, NON LA CIVILTÀ, A GUIDARE IL MONDO, È L'IRRAZIONALITÀ A GUIDARCI E CIÒ LO SI EVINCE ANCHE DALLA FORTE PRESENZA DELL'EROS CHE È CAPACE DI FAR CAMBIARE IDEA AD UN POTENZIALE ASSASSINO


FallenAngel478:
ma ha tagliato il pezzo più bello.. ci sono credente e comunista che si stanno per menare e litigano.. dio esiste! dio non esiste! poi lui si mette in mezzo e dice: vi siete mai chiesti se L'UOMO esiste?

Nicolò Burini:
e poi bellissimo pochi secondi dopo quando uno del gruppo, per spiegare brevemente il succo del discorso a un altro, gli dice "DIO NON SA SE L'UOMO ESISTE"


TheShade1990:
Da quello che hai scritto deduco che del monologo non hai capito niente o poco. Il pazzo non ha mai messo in discussione l'esistenza di un dio, ma invece mette in evidenza che L'UOMO HA SEMPRE PREGATO DIO NON PERCHÈ LO AMA VERAMENTE MA PERCHÈ È TERRORIZZATO DALLA REALTÀ e per realizzare se stesso in quanto tale (in altre parole dare un senso alla vita).
La conclusione quindi, spettacolare a mio parere, è che non è importante il fatto che esista un Dio, ma capire il perchè della vita.

gnatos14:
esempio convincente sull'USO DELLA PAROLA... DI PER SE LA PAROLA NON HA SIGNIFICATO: È CIÒ CHE STA DIETRO AD ESSA A CONFERIRNE IL SIGNIFICATO


VideoMega6:
Vi ricordo di leggere la cosa NEL CONTESTO GIUDAICO, DOVE ELOHIM È SIGNORE SU TUTTE LE COSE, MA DISTACCATO DA ESSE. La stessa parola immagine ha un altro senso, visto che la rappresentazione fisica del divino e' bestemmia... solo con queste due variabili il discorso cambia. Non ne viene messa in discussione l'esistenza, ma il suo rapporto con l'uomo.




mercoledì 14 agosto 2013

L' etica è la scienza del "sia" e certamente non solo in relazione alla vita insieme agli esseri umani, ma anche in relazione alle creature che vivono con noi e in relazione all' intera natura. È stato un errore fatale che gli esseri umani abbiano creduto per così lungo tempo che l' etica debba essere ristretta solo ai rapporti umani.



L' etica è la scienza del "sia" e certamente non solo in relazione alla vita insieme agli esseri umani, ma anche in relazione alle creature che vivono con noi e in relazione all' intera natura. È stato un errore fatale che gli esseri umani abbiano creduto per così lungo tempo che l' etica debba essere ristretta solo ai rapporti umani.
Gotthard M. Teutsch

giovedì 7 marzo 2013

Bentham. Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia

Il problema degli animali non è "Possono ragionare?",
nè "Possono parlare?", ma "Possono soffrire?".
Jeremy Bentham


C'è stato un giorno, e mi rattrista dire che in molti posti non è ancora passato, in cui la maggior parte del genere umano, grazie all'istituzione della schiavitù è stata trattata dalla legge esattamente nello stesso modo in cui, per esempio in Inghilterra, sono trattate ancora le razze inferiori di animali.
Forse verrà il giorno in tutte le altre creature animali si vedranno riconosciuti quei diritti che nessuno, che non sia un tiranno, avrebbe dovuto negar loro. I Francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è una buona ragione perché un uomo debba essere abbandonato, per motivi diversi da un atto di giustizia, al capriccio di un torturatore. Forse un giorno si giungerà a riconoscere che il numero delle zampe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono ragioni altrettanto insufficienti per abbandonare a quello stesso destino un essere senziente. In base a che cos'altro si dovrebbe tracciare la linea insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? Ma un cavallo o un cane che abbiano raggiunto l'età matura sono senza confronto animali più razionali e più aperti alla conversazione di un bambino di un giorno, di una settimana o di un mese. Supponiamo che così non fosse; che cosa conterebbe? La domanda da porsi non è se sanno ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire. 
Jeremy Bentham. Principles of Morals and Legislation


Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell’osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è “Possono ragionare?”, né “Possono parlare?”, ma “Possono soffrire?”.
Jeremy Bentham. Principles of Morals and Legislation


Forse verrà il giorno in tutte le altre creature animali si vedranno riconosciuti quei diritti che nessuno, che non sia un tiranno, avrebbe dovuto negar loro. I Francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è una buona ragione perché un uomo debba essere abbandonato, per motivi diversi da un atto di giustizia, al capriccio di un torturatore. Forse un giorno si giungerà a riconoscere che il numero delle zampe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono ragioni altrettanto insufficienti per abbandonare a quello stesso destino un essere senziente. In base a che cos'altro si dovrebbe tracciare la linea insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? Ma un cavallo o un cane che abbiano raggiunto l'età matura sono senza confronto animali più razionali e più aperti alla conversazione di un bambino di un giorno, di una settimana o di un mese. Supponiamo che così non fosse; che cosa conterebbe? La domanda da porsi non è se sanno ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire.
Jeremy Bentham da Principles of Morals and Legislation



15 febbraio 1748 nasceva Jeremy Bentham (Londra, 15 febbraio 1748 – Londra, 6 giugno 1832) è stato un filosofo e giurista inglese.

Crea tutta la felicità che sei in grado di creare, elimina tutta l'infelicità che sei in grado di eliminare: ogni giorno ti darà l'occasione, ti inviterà ad aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, o a diminuire qualcosa delle loro sofferenze. E per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro, troverai un raccolto nel tuo petto, mentre ogni dispiacere che toglierai dai pensieri e sentimenti di un'altra creatura sarà sostituito da meravigliosa pace e gioia nel santuario della tua anima.
Jeremy Bentham





E' recente come personaggio, e aveva idee che condivido appieno. 
Ma perchè con l'andare del tempo, la percentuale di persone che condividono questo pensiero, continuano a rimanere così poche, o il numero cresce così lentamente?


martedì 22 gennaio 2013

Diderot. Giovane ancora una parola e ti lascio. Abbi sempre presente alla mente che la natura non è Dio; che un uomo non è una macchina; che un'ipotesi non è un fatto



Giovane ancora una parola e ti lascio. Abbi sempre presente alla mente che la natura non è Dio; che un uomo non è una macchina; che un'ipotesi non è un fatto: e sta' sicuro che non avrai ben compreso, là dove crederai di scorgere qualche cosa di contrario a questi principi
Diderot
 

domenica 13 gennaio 2013

Arnold Gehlen. L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo.



Arnold Gehlen. L’esonero dalla pressione degli stimoli.
Il piccolo umano è aperto in alta misura agli stimoli, perché il mondo percettivo dell’uomo non si restringe, come quello animale, a pochi contenuti selezionati e istintualmente rilevanti. Se dunque ci troviamo di fronte a una marea di impressioni non delimitata da opportunità biologiche – quale è consona a un essere non specializzato, - ci troviamo anche di fronte al conseguente ‘compito’ di padroneggiarla; al compito cioè di un’attività nei confronti del mondo che s’impone attraverso i nostri sensi. Questa consiste di tante attività comunicative ed esaustive, ‘prive’ di un diretto valore di soddisfacimento istintuale, il risultato delle quali è da definirsi «esperienza». Ciò accade in azioni sensomotorie […]. I contenuti dell’illimitatamente aperta sfera mondana sono affrontati in un vivo rapporto di comunicazione che coinvolge tutti i sensi dell’uomo e si esplica in riavvertiti movimenti non suscitati da bisogni. Se definiamo «comunicative» queste azioni, ciò significa che in esse non tanto si profila l’utile vitale, quanto invece la vitalità del rapporto con tali contenuti, la fecondità e il continuo arricchirsi del «potere» e del poter disporre, l’«esonero», cioè l’affrancamento dalla pressione di stimoli interni e esterni, allo stesso modo che solo nel «trasferirsi» in un’altra cosa, proprio di ogni comunicazione, si dischiudono il mondo dei fatti e la ricchezza delle cose; i quali altresí si dischiudono in quelle azioni che continuamente aumentano, sviluppano e mettono in luce questa ricchezza. ‘Oggettività’ significa questo: porre in valore le cose in un rapporto scevro da bisogni.
ARNOLD GEHLEN (1904 - 1976), “L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo”(1978), introd. di Karl-Siegbert Rehberg, trad. di Carlo Mainoldi, Feltrinelli, Milano 1983, Parte seconda ‘Percezione, movimento, linguaggio’, 26. ‘Ricapitolazione dei fondamenti del linguaggio’, p. 275.


“Das mennchlische Kind ist in hohem Grade reizoffen, weil die Wahrnehmungswelt des Menschen nicht wie die tierische auf wenige ausgelesene, triebwichtige Inhalte eingeengt ist. Haben wir also eine solche biologisch-zweckmäßig nicht eingegrenzte Eindrucksüberflutung, wie sie einem nichtspezialisierten Wesen entspricht, so haben wir auch die daraus folgende ‘Aufgabe’ einer Bewältigung derselben, d. h. einer akiven Tätigkeit gegenüber der sinnlich andringenden Welt. Diese besteht in kommunikativen und erledigenden Tätigkeiten ‘ohne’ unmittelbaren Triebbefriedigungswert, deren Resultat «Erfahrung» genannt warden muß . Es gibt einen von uns nachgezeichneten Aufbau sensomorischer Aktionen, in denen dies geschieht; in selbstempfundenen, bedürfnislosen Bewegungen erfolgt eine lebendig umgehende, über alla Sinne des Menschen sich erstreckende Auseinandersetzung mit den Inhalten der unbegrenzt offenen Weltsphäre. wenn diese Aktionen «kommunikativ» genannt warden, so bedeutet dies vor allem: nicht der vitale Nutzen, sondern die Lebendigkeit des Umgangs, die Fruchtbarkeit stets neu bereicherten Könnens und Verfügenkönnens, die «Entlastung» vom inneren und äußeren Reizdruck erscheinen darin ebenso, wie das in jeder Kommunikation steckende «Sichversetzen» inein anderes erst di Welt der Tatsachen und die Fülle der Dinge aufschlie t auch noch in Handlungen, die diese Fülle immerfort vermehren, entwickeln und erscheinen lassen. ‘Objektivität ‘ ist diese Seite, die Dinge im bedürfnislosen Umgang zur Geltung kommen zu lassen.”
ARNOLD GEHLEN, “Der Mensch. Seine Natur und seine Stellug in der Welt” (Akademische Verlagsgesellschaft Athenaion, Wiesbaden 1978), in ID., “Gesmtausgabe”, Herausgegeben von Karl-Siegbert Rehberg, Bd. 3., Vittorio Klostermann, Frankfurt am Main, Teilband 1, II. Teil. ‘Wahrnehmung, Bewegung, Sprache’, 26. ‘Wiederholung der Sprachgrundlage’, S. 276 - 277.

venerdì 28 dicembre 2012

Pico della Mirandola. Oratio de hominis dignitate. Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est. Non ti ho fatto del tutto nè celeste nè terreno, nè mortale, nè immortale perchè tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine


Ubi hominis dignitate est? 
Omnia caritas est
Pico della Mirandola

Tu potrai degenerare abbassandoti sino agli esseri inferiori che sono i bruti, oppure, seguendo l’impulso del tuo animo, rigenerarti elevandoti agli spiriti maggiori che sono divini.
Pico della Mirandola



"La filosofia mi ha insegnato a dipendere dalla mia coscienza, piuttosto che dalle opinioni altrui, e a pensare sempre non tanto a non essere giudicato male, quanto a non dire o fare io stesso qualcosa di male. [...] Ormai tutta questa speculazione filosofica (tale è la sventura del nostro tempo!) è fonte di disprezzo e di discredito, piuttosto che di onore e di gloria. A tal punto ha invaso quasi tutte le menti questa perniciosa e perversa convinzione, secondo cui la filosofia non deve essere assolutamente coltivata, o deve esserlo soltanto da pochi: come se avere chiarissime davanti agli occhi e a portata di mano le cause dei fenomeni, le vie della natura, il principio ordinatore dell'universo, i disegni divini, i misteri dei cieli e della terra, non abbia il benchè minimo valore, a meno che non si possa ricavarne un qualche prestigio o procurarsene un qualche guadagno. Anzi, siamo giunti (ahimè) a tal punto, che ormai non vengono ritenuti sapienti se non quanti rendono lucroso lo studio della sapienza."
Giovanni Pico della Mirandola, "Discorso sulla dignità dell'uomo"


Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.- [...] Nell'uomo nascente il Padre ripose semi d'ogni specie e germi d'ogni vita. E a seconda di come ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. [...] se sensibili, sarà bruto, se razionali, diventerà anima celeste, se intellettuali, sarà angelo, e si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, [...]. »
Giovanni Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate


Pico della Mirandola: ORATIO DE HOMINIS DIGNITATE. Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est.
Già il sommo Padre, già l'architetto divino aveva costruito, con le leggi della sua arcana sapienza, questa dimora terrena, questo tempio augustissimo della divinità, che è il nostro mondo. Già aveva posto gli spiriti ad ornamento della regione superna; già aveva seminato di anime immortali i globi eterei e riempito di ogni genere di animali le impure e lercie parti del mondo inferiore. Ma compiuta la sua opera, l'artefice divino vide che mancava qualcuno che considerasse il significato di così tanto lavoro, ne amasse la bellezza, ne ammirasse la grandezza. Avendo, quindi, terminata la sua opera, pensò da ultimo - come attestano Mosè e Timeo- di produrre l'uomo. [...] Ormai tutto era pieno, tutto era stato occupato negli ordini più alti, nei medii e negl'infimi. [...] Stabilì, dunque, il sommo Artefice, dato che non poteva dargli nulla in proprio, che avesse in comune ciò che era stato dato in particolare ai singoli. Prese pertanto l'uomo, fattura priva di un'immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, così parlò «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, nι un'immagine propria, nι alcuna peculiare prerogativa, perchè tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volontà quella dimora, quell'immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sarà pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz'essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell'arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perchè potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo. Non ti ho fatto del tutto nè celeste nè terreno, nè mortale, nè immortale perchè tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine.» O somma liberalità di Dio Padre, somma e ammirabile felicità dell'uomo! Al quale è dato di poter avere ciò che desidera, ed essere ciò che vuole. I bruti nascendo, assorbono dal seno materno ciò che possederanno. Gli spiriti superiori furono invece, sin dall'origine, o poco di poi, ciò che saranno eternamente. Il Padre infuse all'uomo, sin dalla nascita, ogni specie di semi e ogni germe di vita. Quali di questi saranno da lui coltivati cresceranno e daranno i loro frutti: se i vegetali, sarà come pianta, se i sensuali, diventerà simile a un bruto, se i razionali, da animale si trasformerà in celeste; se gl'intellettuali, diverrà angelo e figlio di Dio. E se di nessuna creatura rimarrà pago, rientrerà nel centro della sua unità, e lo spirito, fatto uno con Dio, verrà assunto nell'umbratile solitudine del Padre che s'aderge sempre al di sopra di ogni cosa. Chi ammira questo nostro camaleonte, o, anzi chi altri può ammirare di più?


L'uomo è un camaleonte che può servirsi a piacimento e secondo l'esigenza di una qualsiasi delle qualità che possiede, e questo gli da un vantaggio considerevole rispetto alle altre speci viventi. L'uomo è dotato quindi di una adattabilità invidiabile nonché del libero arbitrio. Questa libertà di realizzazione umana pone l'uomo al di sopra degli angeli stessi, i quali sono fissi nelle gerarchie celesti, senza alcuna possibilità di miglioramento.
Pico della Mirandola




Ubi hominis dignitate est? Omnia caritas est



Sintesi straordinaria sulla nostra responsabilità di essere ciò che siamo













sabato 22 dicembre 2012

Paul Claudel. La chiave di un uomo si trova negli altri: è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi

Quando pensiamo che sia giunta la fine,
 ecco che un pettirosso si mette a cantare.
Paul Claudel


La chiave di un uomo si trova negli altri:
è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi
Paul Claudel


L'ordine è il piacere della ragione;
ma il disordine la delizia dell'immaginazione
Paul Claudel



mercoledì 21 novembre 2012

giovedì 8 novembre 2012

Roger Doiron. Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute





Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute.
Roger Doiron


Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i 
fiori.
Fabrizio De André


Tutte le cose sono collegate.
Tutto quello che accade agli animali presto accade all'uomo.
Quel che avviene alla terra, avviene ai figli della terra. 
Continua a contaminare il tuo letto e una notte soffocherai nei tuoi stessi rifiuti.
Capo pellerossa Seathl. American Chief Seathl



Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla le popolazioni, chi controlla il denaro controlla il mondo intero.”

Henry Kissinger



L'obbedienza è un vizio al quale cedere fa sempre molto comodo
Don Lorenzo Milani  




Io Voglio: Un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza.

Bartolomeo Vanzetti, anarchico


La storia ci insegna che uomini e nazioni si comportano con saggezza solo dopo aver esaurito tutte le altre alternative
Abba Eban



La storia insegna, ma non ha scolari
Antonio Gramsci


La natura non conosce indecenze...L'uomo le ha invent
ate!
Mark Twain 






Viva il teatro, dove tutto è finto e niente è falso.
Gigi Proietti





C'è sempre un modo giusto e un modo sbagliato, e il modo sbagliato sembra sempre il più ragionevole
(there is always a right way; there is always a wrong way. The wrong way always seems more reasonable)
George Moore



L’uomo ragionevole adegua se stesso al mondo; l’uomo irragionevole persiste nel tentare di adeguare il mondo a se stesso: Perciò tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.
George Bernard Shaw



The reasonable man 
adapts himself to the world; 
the unreasonable one persists 
in trying to adapt the world to himself. 
Therefore all progress 
depends on the unreasonable man.

-George Bernard Shaw, Maxims for Revolutionists-


Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola.
Primo Levi, 8 maggio 1974


L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
Pier Paolo Pasolini, 1972


La democrazia occidentale nelle sue attuali caratteristiche, è una forma diluita di nazismo o fascismo. Al più è un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo. Perché oggi vi è la guerra, se non per la brama della spartizione delle spoglie del mondo?
Mohandas Gandhi



Quando una nazione ricca installa una discarica di rifiuti

 chimici o nucleari in un paese povero sta saccheggiando il futuro di quell'agglomerato umano. Per quale ragione, se i rifiuti sono, come dicono, "inoffensivi", non hanno installato la discarica sul proprio territorio?"
da 'Il mondo alla fine del mondo'
Luis Sepúlveda



Ci sarà un giorno in cui gli uccelli cadranno dal cielo, gli animali che popolano i boschi moriranno, il mare diventerà nero e i fiumi scorreranno avvelenati. 
Quel giorno, uomini di ogni razza si uniranno come guerrieri dell’arcobaleno per lottare contro la distruzione della Terra.

Le Profezie Hopi e i Guerrieri Arcobaleno, i Figli della Terra 



Abbiamo sferrato uno spaventoso attacco contro ogni forma di vita sulla terra 
e questo massacro minaccia ora noi stessi. E' venuto il momento di riconoscerlo e di correre ai ripari.
Tiziano Terzani









La più grande discarica del mondo, infatti, è ospitata nelle sue acque. «Un’area enorme, una gigantesca zuppa di plastica», commenta Marcus Eriksen dell’Algalita Marine Research Foundation, che sta studiando questa incredibile ammasso di rifiuti. Al momento, il gioco delle correnti oceaniche ha formato, in realtà, due vortici che racchiudono altrettante discariche, tra loro collegate, formate complessivamente da 100 milioni di tonnellate di plastica. La prima si trova 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane e circonda, con il suo micidiale girotondo, le Hawaii. La seconda interessa invece la parte orientale del Pacifico e lambisce le coste giapponesi. «La Grande Massa di Rifiuti del Pacifico — spiega Charles Moore oceanografo e scopritore nel 1997 di questo gigantesco ammasso di spazzatura — sta espandendosi ad un ritmo costante. Si è formata negli anni ‘50 ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma».
Moore si trova attualmente a bordo di Arguita, un catamarano di 15 metri di lunghezza, impegnato in una campagna invernale di studi della Grande Massa di Rifiuti. Partiti il 22 gennaio da Hilo, nelle Hawaii, i biologi stanno raccogliendo campioni di plastica per capire la degradazione di alcune nuove plastiche e analizzare la densità della massa di rifiuti. Durante i mesi invernali, infatti, le correnti tendono a raggruppare la spazzatura, che raggiunge la sua massima concentrazione in primavera; in seguito il gioco delle correnti estive disperderà, in parte, i detriti galleggianti. Arguita e il suo equipaggio si trovano attualmente in una zona centrale della North Pacific Gyre (Vortice del Nord Pacifico), un sistema formato da quattro correnti oceaniche (quella del Nord Pacifico, quella della California, la nord equatoriale e la Kuroshio,) localizzato tra l’equatore il 50˚ di latitudine nord. Questo sistema forma, di fatto, le due discariche.



Precedenti studi di Moore hanno dimostrato che la concentrazione della plastica nella Grande Massa di Rifiuti è di oltre 3 milioni di frammenti per chilometro quadrato. Questi, formati principalmente da monofilamenti di plastiche e da fibre di polimeri, si estendono dalla superficie, sino a circa 10 metri di profondità; qui la loro concentrazione è poco meno della metà di quella in superficie. «La scia di spazzatura è traslucida, aggiunge l’oceanografo, e non è quindi possibile localizzarla dai satelliti. L’unico modo per studiarla è direttamente da un’imbarcazione. Questa enorme massa di rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi dieci anni, se non si adottano comportamenti più responsabili sia da parte dei consumatori, nell’utilizzo degli oggetti di plastica, che da parte di chi disperde in mare la spazzatura».
«Ho rinvenuto nelle stomaco di uccelli marini accendini, spazzolini da denti, siringhe — sottolinea Marcus Eriksen. Questa enorme massa flottante di rifiuti rappresenta però un pericolo non solo per pesci, volatili, tartarughe e mammiferi marini, ma anche per la vita dell’uomo. La plastica si degrada molto lentamente e frammenti e detriti agiscono come spugne che assorbono composti chimici micidiali per la nostra salute e per quella degli animali, come DDT e policlorobifenili. Ingeriti dagli organismi marini, entrano nella catena alimentare e da qui raggiungono l’uomo».



Secondo l’UNEP, il programma ambiente delle Nazioni Unite, ogni anno, nei mari e negli oceani della Terra, i frammenti di plastica causano la morte di più di un milione di uccelli e di più di 100.000 mammiferi. La plastica costituisce il 90% di tutta la spazzatura che galleggia sulle superfici marine; secondo l’UNEP ogni miglio quadrato di oceano (corrispondente a 2,59 chilometri quadrati), contiene 46.000 pezzi di plastica galleggiante.


da: Eco(R)esistenza

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