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lunedì 28 dicembre 2015

Inclusione. Metà dei nostri ministri sono donne. Metà sono uomini! Due dei nostri ministri hanno antenati indigeni (Kwakwaka’wakw e Inuit). Due dei nostri ministri sono dei credenti sikh. Tre dei nostri ministri sono nati all’estero (precisamente in India e Afghanistan). Almeno uno dei nostri ministri è musulmano. Almeno due dei nostri ministri sono atei. Uno dei nostri ministri è malata di cancro al seno. Uno dei nostri ministri è in sedia a rotelle. Uno dei nostri ministri è cieco. Uno dei nostro ministri è apertamente gay. Uno dei nostri ministri è apertamente rosso di capelli. Infine, il ministro per l’Innovazione Naveep Bains ha dei baffi meravigliosi




Il nuovo governo canadese guidato dal 43enne Justin Trudeau, che si è insediato mercoledì 4 novembre:
Metà dei nostri ministri sono donne.
Metà sono uomini!
Due dei nostri ministri hanno antenati indigeni (Kwakwaka’wakw e Inuit).
Due dei nostri ministri sono dei credenti sikh.
Tre dei nostri ministri sono nati all’estero (precisamente in India e Afghanistan).
Almeno uno dei nostri ministri è musulmano.
Almeno due dei nostri ministri sono atei.
Uno dei nostri ministri è malata di cancro al seno.
Uno dei nostri ministri è in sedia a rotelle.
Uno dei nostri ministri è cieco.
Uno dei nostro ministri è apertamente gay.
Uno dei nostri ministri è apertamente rosso di capelli.
Infine, il ministro per l’Innovazione Naveep Bains ha dei baffi meravigliosi

giovedì 16 gennaio 2014

martedì 13 agosto 2013

FOLLIA DERIVA DAL LATINO FOLLIS, CHE INDICAVA APPROSSIMATIVAMENTE UN QUALCHE SACCO O CONTENITORE "PIENO D'ARIA".




Etimologia di FOLLIA: Sotto il profilo etimologico, FOLLIA DERIVA DAL LATINO FOLLIS, CHE INDICAVA APPROSSIMATIVAMENTE UN QUALCHE SACCO O CONTENITORE "PIENO D'ARIA". Riferire tale termine ai (cosiddetti) folli, nel senso più moderno e ordinario della parola, risulta già un'operazione metaforica più in grado di aprire ulteriori interrogativi che non di offrire risposte chiarificatrici al problema in questione. CHE COS'È, IN EFFETTI, 'PIENO D'ARIA'? L'UOMO NELLA SUA TOTALITÀ? O FORSE LA SUA TESTA, CONSIDERATA GIÀ NELL'ANTICHITÀ LA SEDE DELLE FACOLTÀ INTELLETTIVE? E perché l'aria dovrebbe evocare in modo immediato una condizione di ANORMALITÀ avvicinabile alla penosa situazione del pazzo? Si è detto pazzo come se fosse un quasi sinonimo di folle, e la cosa appare per più versi legittima. Ma proprio questa dualità terminologica richiama alla mente che LA CULTURA DELL'OCCIDENTE HA ELABORATO UN NUMERO ESTREMAMENTE AMPIO DI PAROLE DENOTANTI UNO STATO DI FOLLIA. La lingua latina possedeva almeno INSANIA: UN TERMINE CHE ESPRIME IN MANIERA ASSAI CHIARA LA NATURA "NON SANA", PATOLOGICA DELLA FOLLIA. Ma oltre a follia, a pazzia e a insania la nostra cultura ha impiegato anche ALIENAZIONE, DEMENZA, DISORDINE (sovente accompagnato dai qualificativi mentale o morale), MANIA, DEVIANZA. E l'elenco potrebbe ancora continuare. Certo sarebbe possibile osservare che ognuna di queste parole ha, almeno per noi oggi, un'accezione abbastanza specifica, non completamente coincidente con quella delle altre. Ma ciò non cancella il problema storico-teorico suggerito da questa sovrabbondanza terminologica.


lunedì 22 luglio 2013

Cavalli-Sforza. La ricerca di un argomento non è mai finita; quindi io continuo ad interessarmene, ho tutt'altro che smesso di occuparmene. Quello che è caratteristica di una popolazione è che LA DIVERSITÀ TRA INDIVIDUI NON PUÒ FAR ALTRO CHE AUMENTARE IN MEDIA, ANCHE SE LENTAMENTE PERCHÉ L'AUMENTO È DOVUTO AL FATTO DI NUOVE MUTAZIONI, LA VARIAZIONE GENETICA NON PUÒ MORIRE MAI... sarebbe una cosa terribile che diventassimo tutti uguali, no? Pensate che noia, che cosa brutta!


La ricerca di un argomento non è mai finita; quindi io continuo ad interessarmene, ho tutt'altro che smesso di occuparmene. Quello che è caratteristica di una popolazione è che LA DIVERSITÀ TRA INDIVIDUI NON PUÒ FAR ALTRO CHE AUMENTARE IN MEDIA, ANCHE SE LENTAMENTE PERCHÉ L'AUMENTO È DOVUTO AL FATTO DI NUOVE MUTAZIONI, LA VARIAZIONE GENETICA NON PUÒ MORIRE MAI... sarebbe una cosa terribile che diventassimo tutti uguali, no? Pensate che noia, che cosa brutta!

Luigi Luca Cavalli-Sforza


Luigi Luca Cavalli-Sforza (Genova, 25 gennaio 1922) è un genetista e scienziato italiano che si è occupato anche di antropologia e di storia. I suoi studi si sono incentrati in maniera particolare sulla genetica delle popolazioni e delle migrazioni dell'uomo; Cavalli-Sforza è professore emerito all'Università di Stanford in California, nonché socio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche e membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. È Premio Balzan 1999 per la scienza delle origini dell'uomo, è anche socio onorario della Società italiana di biologia evoluzionistica. 
(fonte Wikipedia) ---isa

giovedì 18 luglio 2013

Italiani. Generalmente SONO DI PICCOLA STATURA E DI PELLE SCURA. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti


«Generalmente SONO DI PICCOLA STATURA E DI PELLE SCURA. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».


Fonte: Relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli IMMIGRATI ITALIANI, ottobre 1919.

Eldo Stellucci. Non c'e' vera identità senza alterità...


Non c'e' vera identita' senza alterita'...

sabato 22 dicembre 2012

Paul Claudel. La chiave di un uomo si trova negli altri: è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi

Quando pensiamo che sia giunta la fine,
 ecco che un pettirosso si mette a cantare.
Paul Claudel


La chiave di un uomo si trova negli altri:
è il contatto con il prossimo quello che ci illumina su noi stessi
Paul Claudel


L'ordine è il piacere della ragione;
ma il disordine la delizia dell'immaginazione
Paul Claudel



mercoledì 19 dicembre 2012

Rubin. Devo imparare a voler bene allo stupido che è in me




Devo imparare a voler bene allo stupido che è in me
quello che è troppo sensibile, che parla troppo, corre troppi rischi, qualche volta vince e troppo spesso perde, che non ha autocontrollo, che ama e odia, fa male e si fa male, promette e non mantiene le promesse, ride e piange. Solo lui mi protegge da quel tiranno autoritario e sempre troppo equilibrato che vive in me e che, se non fosse per il mio lato stupido, mi ruberebbe la vitalità, l’umiltà e la dignità.
T. Rubin


 già, la doppia personalità che c'è in noi spesso, ma ben venga quando vince il primo dei due, cioè quello non troppo equilibrato !:)


[...] nè doppia personalità, ne autocritica. Ma la consapevolezza di imparare a vivere con tanti aspetti diversi di noi stessi.


Il nostro genitore critico interiore.......condizionante nelle scelte che si fanno troppo spesso non con l'essere autentico...

sabato 8 dicembre 2012

LA MENTE UMANA FRONTIERA TRA REALTÀ E FANTASIA, TRA IL MONDO DELLA MATERIA E QUELLO DELLO SPIRITO. La mente è l'incontro dell'energia dello spirito con quella del fisico, è il modo in cui le potenze dell’anima (intelletto e volontà) decodificano ed assimilano le energie. Il cuore nostro funziona come un campo MAGNETICO: se lo carichi solo di negatività la mente magnetizza solo forze negative e si diventa duri, insensibili, indifferente, immorali, ecc … ma se lo carichi soltanto con energia positiva la mente diventa molle, quindi sei una persona delicatissima, ipersensibile e permalosa, debole, timida e rigida




LA MENTE UMANA FRONTIERA TRA REALTÀ E FANTASIA, TRA IL MONDO DELLA MATERIA E QUELLO DELLO SPIRITO. La mente è l'incontro dell'energia dello spirito con quella 
del fisico, è il modo in cui le potenze dell’anima (intelletto e volontà) decodificano ed assimilano le energie. Il cuore nostro funziona come un campo MAGNETICO: se lo carichi solo di negatività la mente magnetizza solo forze negative e si diventa duri, insensibili, indifferente, immorali, ecc … ma se lo carichi soltanto con energia positiva la mente diventa molle, quindi sei una persona delicatissima, ipersensibile e permalosa, debole, timida e rigida. Dovete caricarvi alla pari, un po’ di dolce e un po’ di amaro … NON RINUNCIATE MAI A NESSUNO DI QUESTI ELEMENTI. Non esiste giusto o sbagliato, esiste il diverso; non esiste il giudizio assoluto, esiste l'opinione. Non prendiamocela se qualcuno la vede differentemente da noi, se te la prendi non sei sicuro di quello che pensi e cerchi nell'approvazione dell‘altro la tua sicurezza. Se siamo realmente sicuri di ciò che pensiamo, non abbiamo alcun bisogno di imporlo agli altri come se fosse verità assoluta. Chi impone, è tutto tranne che sicuro della propria verità.

martedì 27 novembre 2012

Tahar Ben Jelloun. Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. E' trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi

Non si ritorna mai 
da così lontano 
come da se stessi.
Tahar Ben Jelloun 


Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. E' trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi. 
Tahar Ben Jelloun


Alla scuola coranica non c'era tempo per farsi degli amici. 
Ci depositavano al mattino nella piccola moschea del quartiere. Toglievamo le scarpe, ci sedevamo sulle stuoie dure e ripetevamo all'infinito i versetti del giorno. Dovevamo imparare il Corano a memoria. Il maestro - “fqih” - enunciava la prima frase e noi la ripetevamo dopo di lui in coro. Che piacere può provare un bambino di cinque anni a imparare a memoria versetti di cui non comprende il senso? Inoltre non avevamo ricreazione. Si andava avanti tutta la mattina. A mezzogiorno lasciavamo la scuola augurandoci di non tornarci più. Al pomeriggio ci tornavamo, approfittando della sonnolenza del fqih per dire qualsiasi cosa.
Il mio vicino avrebbe potuto diventare mio amico. Mi teneva un posto accanto a lui e, come me, smaniava d'impazienza all'avvicinarsi del mezzogiorno. Provavamo lo stesso senso di costrizione, ma non osavamo dirlo ai mostri genitori.
Lo fqih aveva un bastone abbastanza lungo per svegliare i bambini che si addormentavano in fondo all'aula. Non lo amavamo. Era un brutto vecchio. Aveva una barba chiazzata e sporca. Aveva lo sguardo cattivo. Ci domandavamo perché. In ogni caso a lui non piaceva il mio amico, Hafid, che aveva la testa grossa in modo anormale. Gli rimproverava di non essere come gli altri ragazzi. Non capivo quel suo modo di fare.
Avremmo potuto, Hafid e io, diventare buoni amici se la morte non l'avesse portato via durante l'anno.
Tahar Ben Jelloun, L’amicizia, Einaudi 
(collana Tascabili; traduzione di Egi Volterrani), 1999⁹; pp. 4-5.
[Edizione originale: La soudure fraternelle, Arléa, Paris, 1994]



L’amicizia è una religione senza Dio né Giudizio finale.
E non c’è neppure il diavolo.
Una religione che non è estranea all’amore.
Ma un amore dove la guerra e l’odio sono proscritti, dove il silenzio è possibile.
Potrebbe essere lo stato ideale dell’esistenza.
Uno stato tranquillo. Un legame necessario e raro.
Non sopporta impurità alcune.
L’altro, di fronte, la persona che si ama, non è solamente uno specchio che riflette, è anche l’altro se stesso sognato.
L’amicizia perfetta dovrebbe essere una sorta di solitudine felice, spurgata dai sentimenti d’angoscia, di rifiuto e di isolamento.
Non si tratta di una semplice storia di sdoppiamento nella quale l’immagine di sé sarebbe passata attraverso un filtro, un esame che dovrebbe ingrandire i difetti e le carenze e ridurre le qualità.
Lo sguardo dell’amico dovrebbe riconsegnarci la nostra immagine considerata in modo esigente.
L’amicizia allora consisterebbe in questa reciprocità senza sfasature, guidata dallo stesso principio di amore: il rispetto che ciascuno deve a se stesso se vuole che gli altri glielo ricambino, naturalmente.
Tahar Ben Jelloun, L'amicizia.





Tahar Ben Jelloun

(Premi Global Tollerance Award, Goncourt, Grinzane Cavour)
LO SPECCHIO DELLE FALENE
(La nuit de l'herreur)

Capitolo primo

Bisogna che io racconti questa storia. Devo svuotarmene, come un sacco pieno di grano. 
Riversero' il suo contenuto in un mulino e aspetterò l'alba per fare pane della sua farina. 
La storia che porto dentro mi pesa; se non me ne sbarazzo divento matta, perderò la ragione e il senso delle cose. Non ho chiesto di esserne depositaria, ne' di vivere con i suoi fantasmi. Ciascuno di noi ha un segreto. Lo custodisce gelosamente dentro di se'. A volte e' un segreto da poco, parole sussurrate da un vagabondo all'orecchio di un passante; a volte qualcosa che non si puo' dire, che non si deve svelare, una promessa fatta a primavera, un amore impossibile, un errore o semplicemente un tesoro nascosto in fondo al giardino. Il segreto e' il mio destino.
Ricordo di aver stretto un patto con una donna, l'ombra di una donna bella e inquieta, giovane e conturbante. Quando mi guardo allo specchio, la mia immagine svanisce. E' l'altra quella che vedo. Non ci assomigliamo. Lei ha gli occhi neri. I miei sono chiari, almeno a quanto mi dicono. Da quel giorno vado errando, abbandonata da coloro che amavo, dimenticata da quelli che frequentavo, separata da me stessa come se mi fossi sdoppiata. Vado girando intorno ai luoghi della mia infanzia, i tetti a terrazza delle mie fantasie. Sono stata concepita nella Notte dell' Errore, la notte senza amore. ................................................

***

...come nelle Mille e una notte, la storia di una donna e di una citta' diventa mille altre storie, narrate da tante voci diverse, in un romanzo in cui il mondo arabo si svela poco a poco raccontando le proprie paure e superstizioni, proprio come per le strade di Tangeri si racconta, a mezza voce e a testa bassa, la terribile leggenda di Zina. (Dal risvolto)






venerdì 9 novembre 2012

Simona Oberhammer. Ali di farfalla: sono diversa e mi sento sbagliata.

Quando una donna vive troppo a lungo addomesticata arriva a un certo punto in cui in lei scatta qualcosa. E' una fuga. E' positiva questa fuga. Perché finalmente scappa dalle troppe richieste e impara a dire di no. Scappa dai troppi doveri e comincia a fare quello che le piace. Scappa dal troppo perfezionismo e inizia ad accettarsi così com'è. Scappa dalla paura di non essere mai all'altezza. Scappa.. alla ricerca di se stessa.
Simona Oberhammer


ALI DI FARFALLA: SONO DIVERSA E MI SENTO SBAGLIATA 
di Simona Oberhammer

Ci sono donne che SI SENTONO PROFONDAMENTE DIVERSE.
Diverse perché i loro desideri non sono quelli di tutte le altre.
Diverse perché non si esprimono come tutte le altre.
Diverse perché vorrebbero andare in posti diversi da tutte le altre.
Diverse perché non pensano e non sentono come tutte le altre.
Queste donne si sentono così diverse da PENSARE DI ESSERE SBAGLIATE. "COS'HO CHE NON VA?" si chiedono qualche volta con le lacrime agli occhi. "Perché sento queste cose?" si domandano sbigottite. Vorrebbero TRASFORMARSI IN QUELLO CHE NON SONO. Ma non succede. Perché c'è una voce dentro di loro che parla e dice "Vai da un'altra parte", "Segui un'altra strada".
E' LA VOCE DELLE ALI DI FARFALLA. SONO ALI CHE SPESSO LE DONNE NON SANNO DI AVERE. PERCHÉ NON LE VEDONO. SONO DIETRO DI LORO. Sono proprio quelle ali a renderle diverse: SPECIALI. Sono quelle ali che le spingono a volare nessuno vola. A cercare dove nessuno cerca. A sperare dove nessuno spera. A cantare dove nessuno canta. Ad amare dove nessuno ama.
Sono ali grandi e maestose, dei colori della notte e del giorno. Sono cariche di promesse quelle ali. Basta muoversi verso la direzione in cui ti spingono, per iniziare a volare verso spazi misteriosi, ricchi di promesse tutte da scoprire….

«Sono insoddisfatta, anche se non capisco la causa».
«C'è qualcosa che mi agita, ma non riesco a dargli un nome».
«In certi momenti vorrei spaccare tutto, per sfogare il mio nervosismo, poi… apro il frigorifero e ingoio qualsiasi cosa».
Certe volte le donne si sentono agitate ma non conoscono bene il motivo.

Quando succede, quando l'ansia, il nervosismo o l'agitazione come serpenti s'insinuano nella vita delle donne, un motivo c'è, ed è sempre lo stesso: qualcosa dentro cerca di muoversi.
C'è un grido che vuole ascolto, vuole scuotere, vuole far vibrare, per uno scopo ben preciso: portare un cambiamento.
Una trasformazione.
Per ottenere un raccolto abbondante è necessario spezzare, rompere e smuovere il terreno. L'irrequietezza fa proprio questo: scuote. È l'antidoto alla sterilità, a quell'aridità che da qualche parte si è insediata nella vita. Viene per togliere lo sguardo spento, per sciogliere i nodi irrisolti, per scatenare una reazione. Viene per liberare da una schiavitù in cui tante volte le donne scivolano, perdendo il fuoco della propria anima creativa e libera.
L'irrequietezza non è negativa.
È un dono.
Un dono a una vita scandita solo dai: «Lo faccio perché va fatto », «Ogni giorno è uguale all'altro», «Mi manca l'aria », «Lavoro, casa, lavoro, casa… e poi?».
L'inquietudine è tipica della donna “prigioniera”. E' il dono dell'anima che le dice: «Adesso scuotiti, ti voglio vicino a me, corri fuori… respira… esprimiti…salta….balla».
L'anima fa di tutto per far fiorire i doni del femminile: per lei non è importante se ci agitiamo, per lei importante svegliarci e donarci vita vera e pulsante, passionale e ricca di noi stesse.
Oh, l'anima non ci chiede di fare tutto questo facendoci impazzire, spingendoci verso scelte strane. No, lei prima di tutto ci vuole vive nella vita di ogni giorno. Certe volte succede che le donne, in preda a quest'agitazione, afferrino la prima cosa che sembra promettere una nuova vita: un amore senza senso, una virata esistenziale priva di riflessione, una relazione conclusa sotto l'influenza di un atto isterico.
No, l'anima non vuole questo. Lei vuole che dentro di noi nasca nuova vita, risvegliando quel femminile che può nutrirci e guidarci.… che ci risveglia e ci appassiona.
L'irrequietezza senza nome viene per svegliare le donne… se ascoltata porta a nuova vita.
Simona Oberhammer, La Via Femminile








domenica 29 luglio 2012

Agostino Degas. Siamo fatti per piacere a pochi. Cercare di piacere a tutti significa annullarsi, rinunciare a essere se stessi e ridursi a diventare proiezione dei desideri altrui. Siamo unici, fragili ed imperfetti, e non siamo fatti per piacere a tutti







Siamo fatti per piacere a pochi.... [...]
Cercare di piacere a tutti significa annullarsi, rinunciare a essere se stessi e ridursi a diventare proiezione dei desideri altrui. 
Siamo unici, fragili ed imperfetti, e non siamo fatti per piacere a tutti
Agostino Degas



Agostino Degas:
 Scopo della nostra vita è quello di incontrarci, ma non con tutti...




Laura Angeli:
personalmente trovo giusto ed essenziale.....piacere, prima di tutto, a noi stessi...


Nella Curci:
Molto Vero .....L'auto stima è importante



Il dipinto è di Vladimir Volegov

giovedì 28 giugno 2012

IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO


Birdlip, 16 luglio, 1941
IL CONCETTO DI COSCIENZA MORALE NEL LAVORO
Coscienza intellettuale e Coscienza morale sono similari nelle loro rispettive sfere, stando una nel Centro Intellettuale, l’altra nel Centro Emozionale.
Coscienza intellettuale è conoscere tutto simultaneamente.
Coscienza morale è sentire tutto simultaneamente.

COSCIENZA MORALE
Come si sa, nell’esperienza religiosa come mezzo di trasmettere l’insegnamento dell’umanità cosciente all’umanità addormentata, una delle cause del fallimento proviene dal fatto che ogni persona si stabilisce un proprio dogma come fosse una verità assoluta, e in questo modo gli uomini si perseguitano, si disprezzano, si uccidono in nome di Dio. Lo fanno con tutto il fervore e adducono nel fare così che è in accordo con la loro coscienza. Ma questa coscienza è Falsa o Meccanica ed ha la sua origine nella Personalità. Questa Coscienza Falsa o Acquisita non si basa nella comprensione interiore. È vincolata alla Falsa Personalità e in questo modo con il sentimento d’essere meritorio e pertanto con il sentimento di avere ragione e d’essere migliore degli altri, e considera coloro che hanno credenze religiose differenti come inferiori, disprezzabili o meritevoli di morte.
La differenza tra Coscienza Vera e la Coscienza Meccanica o Falsa si fonda sul fatto che la Coscienza Vera è la stessa per tutti gli uomini e parla la stessa lingua. La Coscienza Meccanica o Falsa è diversa per ogni persona, secondo la nazione, l’educazione, i costumi, forme di credenze, ecc.
Se tutti gli uomini potessero svegliarsi, la Coscienza Vera parlerebbe a tutti loro e starebbero in accordo gli uni con gli altri, perché parlerebbe ad ognuno nella stessa maniera.
La Coscienza Vera esiste in tutti gli uomini però è sotterrata e fuori della loro portata. La Personalità è cresciuta sopra di essa ed il risultato è che i nostri sentimenti, il nostro senso di noi stessi, si è trasferito nella Personalità. Per questo sentire tutto simultaneamente” è impossibile e sicuramente sarebbe insopportabile così come siamo. “Sentire tutto simultaneamente” equivale a dire che siamo uno. Ma la Personalità è divisa in pezzetti. L’idea fondamentale che è necessario capire sulla Personalità è che essa è multipla. Per questo motivo ora ci si sente in un modo e poi in un altro, ma separatamente e non allo stesso tempo e senza nemmeno ricordarlo, ci si comporta ora in una forma e dopo in un’altra. E a tutto questo cangiante caleidoscopio che è dentro di noi lo si chiama “Io”. Cioè, uno s’immagina di essere una persona. Fintanto che un uomo prende se stesso come una persona mai si muoverà da dov’é. Per svegliare la Coscienza è necessario che cominci a vedere le contraddizioni che stanno in se stesso. Ma se cerca di vedere le contraddizioni in se stesso considerandosi sempre come fosse una persona non otterrà alcun risultato. Sarà come se credesse che tutto quanto ciò che vede davanti a lui sia una parte del suo corpo.
Quello che soprattutto impedisce che un uomo possa vedere le contraddizioni in lui sono i respingenti. Al posto di avere una Vera Coscienza l’uomo ha una Coscienza Artificiale e respingenti. Dietro ogni persona ci sono anni e anni di vita sbagliata e stupida, compiacente ad ogni classe di vizi (debolezze), di sonno, di ignoranza, di affettazione, di mancanza di sforzo, di lasciarsi portare dagli avvenimenti, di chiudere gli occhi, di lottare per evitare i fatti sgradevoli, di mentire costantemente a se stesso, di abusare degli altri e attribuire la colpa agli altri, di trovare difetti in tutti, di giustificare se stesso, di essere vuoto, di parlare male, e così via. Il risultato di ciò è che la macchina umana è sudicia e lavora male. E questo non è tutto, perché si creano in essa strumenti artificiali dovuti al suo cattivo funzionamento. E per una persona che desideri svegliarsi e convertirsi in un’altra persona e fare un'altra vita, questi strumenti artificiali ostacolano le sue buone intenzioni. Sono chiamati respingenti. Come i dispositivi dei vagoni della ferrovia, la loro azione è di smorzare gli shock nelle collisioni. Ma nel caso dei respingenti in un uomo la loro azione proviene dal motivo di prevenire che i due lati contradditori di se stessi arrivino ad essere simultaneamente Coscienza Intellettuale.
I respingenti sono creati gradualmente ed involontariamente intorno a noi dalla vita, attraverso la nostra educazione. La sua azione tende ad impedire che un uomo esperimenti la Coscienza Morale, cioè, che senta “tutto simultaneamente”. Per esempio, esistono dei respingenti molto forti in ciò che ci piace e ciò che ci disgusta, nei nostri sentimenti gradevoli verso qualcuno e i nostri sentimenti sgradevoli. Per rompere un respingente è necessario osservare se stessi per un lungo periodo e ricordare in che modo si sentiva e in che modo si sente ora. Cioè, è necessario vedere nello stesso momento i due lati di un respingente, vedere i lati contraddittori di se stesso che sono separati dal respingente. Una volta che un respingente è rotto non si può più riformare.
I respingenti fanno sì che la vita dell’uomo sia più facile. Gl’impediscono di sentire la Vera Coscienza. Ma gl’impediscono anche che si sviluppi. Lo sviluppo interiore dipende dagli shocks. Solo gli shocks possono tirar fuori un uomo da dov’é. Quando un uomo comprende qualcosa su di se, ha uno shock, ma la presenza dei respingenti che sono in lui gl’impediscono di comprendere alcunché, perché i respingenti sono fatti per attutire gli shock. Quanto più un uomo osserva se stesso, più probabilità avrà di cominciare a veder i respingenti in lui. Quanto più ci si osserva, tanto più facile vi sarà avere indizi di voi come un tutto. Se si osservano differenti momenti della propria vita, dopo qualche tempo si ottiene un indizio di se che copre simultaneamente un periodo, cioè, ci amplia il nostro grado di coscienza. Ma per prima cosa si deve cercare di osservare tutto di voi in un preciso momento, lo stato emozionale, i pensieri, le sensazioni, le intenzioni, la postura, i movimenti, il tono della voce, le espressioni facciali e così via. Tutto questo deve essere fotografato insieme. Questa è un’osservazione completa e da essa si originano tre cose:
1) una nuova memoria di se, 2) un cambio completo del concetto che si ha su di se, 3) lo sviluppo del sapore interiore in relazione alla qualità di ciò che si osserva internamente. Per esempio, per il sapore interiore si può riconoscere senza nessuna difficoltà che si sta mentendo o che si è in uno stato negativo, quantunque ci si giustifichi e si protesti che non è così. Qui tutto si fonda nel porsi o no la sincerità interiore. Se non si pone, è meglio abbandonare il lavoro. Tocca dire del sapore interiore che è il debole inizio della Vera Coscienza, perché è qualcosa che riconosce la qualità dello stato interiore in cui si sta. L’osservazione di se e il sapore interiore non sono la stessa cosa però possono coincidere. Quanto più si comprende il lavoro, più corretta sarà la disposizione nella vostra mente rispetto al lavoro e più capirà il suo significato, più facilmente passerà alla Vera Coscienza. Si è detto alcune volte che se si possedesse la Vera Coscienza il lavoro non sarebbe più necessario perché lo si conoscerebbe di già.
 
 

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