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sabato 16 maggio 2015

"Paradigmi e rivoluzioni scientifiche" (Thomas Khun) o "Rivoluzione permanente" (Karl Popper)? Quali idee ne avete?


"Paradigmi e rivoluzioni scientifiche" (Thomas Khun) o "Rivoluzione permanente" (Karl Popper)? Quali idee ne avete?




Khun colse meglio i meccanismi evolutivi di adattamento, necessità e selezione che sono alla base dell'affermazione temporanea di un sistema, sia esso biologico-sociale che scientifico-teorico. 
Sono comunque convinto che gli apporti epistemologici di Khun e di Popper (soprattutto l'ultimo periodo), siano complementari.



Conoscendo meglio il pensiero di K. Popper di cui ignoro, come Carlo il concetto di "rivoluzione permanente", credo che da epistologo Popper abbia indicato come s'individua la pseudoscienza. Il processo di falsificabilità ha posto un un criterio di "demarcazione" tra scienza e non scienza. Lo studioso-filosofo Dario Antiseri ci ha dato la "cifra" della modernità del filosofo austriaco sotto un duplice aspetto: come epistomologo e come politico. Del primo ne abbiamo detto sopra , del secondo Antiseri riporta "Si vive in una democrazia quando esistono istituzioni che permettono di rovesciare il governo senza ricorrere alla violenza, cioè senza giungere alla soppressione fisica dei suoi componenti. E' questa la caratteristica di una demcrazia". Circa la locuzione Rivoluzione permanente", va intesa metaforicamente come progresso della scienza, senza un intento politico-rivoluzionario.



Rivoluzione, sia nel senso politico che nel senso scientifico (pur ben distinti) è un concetto che implica un nuovo sguardo antropologico-culturale nella considerazione del mondo, ovvero, una ri-considerazione.




Ma è proprio questo che credo Popper non faccia. Mentre Kuhn introduce i cambi di paradigma (quando i vecchi muoiono), Popper introduce un metodo scientifico basato sul falsificazionismo cioè nel momento in cui esprimo un'ipotesi devo cercare di falsificarla. Lakatos, che purtroppo morì troppo presto introdusse le "ipotesi ad hoc" che a fronte di "anomalie" lo scienziato produce per salvare la sua teoria. 



la vedrei così: un cambio di paradigma rappresenta in se una rivoluzione delle percezioni del mondo tangibile (mondo uno di Popper) rappresentando un nuovo modo di osservarlo (mondo due) che poi si evolve in nuovi mondi tre, se non falsificati come congetture e confutazioni: in sintesi un nuovo paradigma rivoluziona il modo di vedere le cose e se non è falsificato funziona e va bene. Questo nella scienza come nella politica, intesa come arte del decidere, e non di salir sul carro del vincitore di congetture e confutazioni.




Il confronto tra il "cambio di paradigma" e la "teoria dei tre mondi" come rappresentata da Fantuzzi va al cuore del problema: la centralità del mondo 2 (le menti e gli stati mentali). 
Senza questi ultimi, i mondi 1 e 3 non possono interagire. 
La critica ha parlato di "realismo astratto del mondo 3 "(pari alle idee platoniche) in quanto gli oggetti del mondo 3 "possono trovarsi tra loro in <relazioni logiche> (equivalenza logica, deducibilità, compatibilità (Popper)". Continua:" Queste relazioni logiche possono sussistere esclusivamente fra contenuti astratti del mondo 3, come le congetture e le teorie, e non si danno mai tra i processi mentali concreti del mondo 2".In buona sostanza Popper fa una netta distinzione tra "processi mentali" da una parte e "contenuti mentali" dall'altra. S. Moravia vede nel terzo mondo popperiano " un mondo eterno,assoluto e unico" in contrasto con "certe istanze pluralistiche avanzate dal filosofo in altri scritti".



giovedì 25 ottobre 2012

Ken Robinson. Cambiare i Paradigmi dell'Educazione.

(1) CAMBIARE I PARADIGMI DELL'EDUCAZIONE. KEN ROBINSON PARLA DEL PENSIERO DIVERGENTE E DELLA NECESSITÀ DI RIPENSARE IL SISTEMA SCOLASTICO
“Molti paesi nel mondo stanno riformando il sistema educativo per due motivi: 

• Il primo è di carattere economico: COME FACCIAMO AD EDUCARE I NOSTRI STUDENTI A TROVARE IL PROPRIO POSTO NELLE ECONOMIE DEL XXIESIMO SECOLO? MA COME SI FA A FARE QUESTO SE NON SAPPIAMO NEANCHE COME SARÀ L’ECONOMIA FRA DUE SETTIMANE? 

• Il secondo motivo è di carattere CULTURALE: come facciamo ad educare i nostri studenti in modo che abbiano UN SENSO DI IDENTITÀ, in modo da mantenere viva la comunità e trasmettere il patrimonio culturale mentre siamo parte di un processo di globalizzazione?
Il problema è che si sta cercando di rispondere a questo due quesiti facendo quello che si faceva in passato: ALIENANDO MILIONI DI RAGAZZI CHE NON VEDONO MOTIVI VALIDI NELL’ANDARE A SCUOLA. Quando noi andavamo a scuola CRESCEVAMO CON L’IDEA CHE SE UNO LAVORAVA SODO E BENE POI POTEVA ANDARE ALL’UNIVERSITÀ E TROVARE UN BUON LAVORO. I RAGAZZI DI OGGI NON CREDONO PIÙ A QUESTO MODELLO e non si sbagliano del tutto. E’ vero che è meglio avere una laurea, ma questo non garantisce il fatto di trovare un lavoro, specialmente se il percorso per raggiungerlo ti porta a marginalizzare le cose che tu pensi siano importanti.


Si parla così di ALZARE GLI STANDARD: 
tutti parlano di alzare gli standard, del resto perché bisognerebbe abbassarli? Il punto è che il nostro sistema educativo E’ STATO PROGETTATO E PENSATO PER UN EPOCA DIVERSA. E’ STATO SVILUPPATO NELLA CULTURA INTELLETTUALE DELL’ILLUMINISMO E NELLE CIRCOSTANZE ECONOMICHE DELLA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Prima del XVIIIesimo secolo non c’erano sistemi di educazione pubblica, al massimo si poteva essere ISTRUITI DAI GESUITI, se uno fortunatamente aveva i soldi. L’idea di EDUCAZIONE PUBBLICA PAGATA ATTRAVERSO LE TASSE, OBBLIGATORIA PER TUTTI E GRATIS PER CHI LA RICEVE, è stata una IDEA RIVOLUZIONARIA e molti erano contrari ad essa, dicendo che non era possibile per i figli della classe lavoratrice beneficiarne, ritenendoli GENETICAMENTE INCAPACI DI LEGGERE E SCRIVERE. Quindi, perché spendere tempo su quest’utopia? Si tratta di considerazioni che alla base hanno una idea precisa della STRUTTURA SOCIALE PIRAMIDALE DELLE CAPACITA’. Il sistema di istruzione sviluppato è stato guidato da un imperativo economico di quell’epoca e da un MODELLO COGNITIVO, QUELLO DELL’ILLUMINISMO, SECONDO CUI L’INTELLIGENZA E’ BASATA SUL RAGIONAMENTO DEDUTTIVO E SULLA CONOSCENZA DEI CLASSICI, SVILUPPANDO COSÌ UNA ABILITÀ DI TIPO ACCADEMICO. E QUESTO È NEI GENI DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA, CHE DIVIDE LE PERSONE IN DUE TIPI DI PROFILI: L’ACCADEMICO E IL NON ACCADEMICO, L’INTELLIGENTE E IL NON INTELLIGENTE. La conseguenza è che MOLTE PERSONE BRILLANTI PENSANO DI NON ESSERLO AFFATTO, PERCHÉ SONO STATE GIUDICATE ATTRAVERSO QUESTA SPECIFICA VISIONE DELLA MENTE E DELL’INTELLIGENZA. A mio avviso, QUESTO MODELLO HA CAUSATO CAOS NELLE VITE DI TANTE PERSONE: PER ALCUNI HA FUNZIONATO BENE, MA PER MOLTI ALTRI NO. COLORO CHE NON NE HANNO BENEFICIATO HANNO SOFFERTO DI UNA MALATTIA CHE RAPPRESENTA LA PESTE MODERNA: I DISTURBI DELL’ATTENZIONE.

Pensiamo un attimo all’ARTE, la VITTIMA PRINCIPALE DI QUESTA MENTALITA’. Le arti si focalizzano su quella che viene definita una ESPERIENZA ESTETICA. Una esperienza estetica è quella in cui tutti i tuoi sensi stanno operando al massimo, in cui tu sei presente nel momento in cui stai ragionando su questa eccitante esperienza che stai vivendo quando sei totalmente vivo. AN-ESTETICO è invece quando SPEGNI I TUOI SENSI E PERDI IL CONTATTO CON CIO’ CHE STA SUCCEDENDO e molti farmaci producono questo risultato. EBBENE, STIAMO FACENDO VIVERE AI NOSTRI FIGLI LA LORO ISTRUZIONE DA ANASTETIZZATI. Io penso che dovremmo fare l’esatto opposto: NON DOVREMMO METTERLI A DORMIRE, BENSÌ DOVREMMO SVEGLIARLI. MA IL MODELLO CHE ABBIAMO È PLASMATO SUGLI INTERESSI DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE E SULL’IMMAGINE DI QUESTA. Vi do qualche esempio: LA SCUOLA E’ ORGANIZZATA SUL MODELLO DI UNA LINEA DI FABBRICA; CI SONO CAMPANE CHE SUONANO, SPAZI DIVISI PER SESSO, I BAGNI, [i docenti sono] specializzati in diverse materie e gli studenti sono divisi in gruppi basati sull’ETA’. Perché lo facciamo? Perché CREDIAMO CHE LA COSA PIU’ IMPORTANTE CHE I RAGAZZI HANNO IN COMUNE E’ LA LORO ETA’. Beh, io conosco molti ragazzi che sono piu’ bravi di altri coetanei in certe materie o in certi momenti della giornata, o vanno meglio in piccoli gruppi che in grandi gruppi o semplicemente, da soli. Se sei interessato a un MODELLO EDUCATIVO, non puoi partire dal MODELLO DELL’IDEA DI LINEA DI PRODUZIONE: è un modello che prevede una crescita standardizzata e conformizzata, come si vede dal crescere dell’utilizzo di test e curricula standard.

Io propongo di andare esattamente nella direzione opposta: questo è quello che per me significa CAMBIARE IL PARADIGMA. C’è uno studio sul PENSIERO DIVERGENTE: IL PENSIERO DIVERGENTE non è la stessa cosa della creatività. Io definisco la CREATIVITA’ come il PROCESSO CHE GENERA LE IDEE ORIGINALI CHE HANNO UN VALORE. Il pensiero divergente è comunque una capacità essenziale per la creatività. E’ l’ABILITA’ DI VEDERE MOLTEPLICI RISPOSTE AD UNA MEDESIMA DOMANDA. Ci sono dei modi per misurare tutto questo. Ad esempio, un test dice: quanti modi diversi ci sono per usare un fermaglio per la carta? La gente normale trova dieci o quindici modi diversi per usarlo. Coloro che utilizzano un PENSIERO DIVERGENTE possono trovare addirittura duecento risposte e lo fanno chiedendosi, ad esempio: può essere che il fermaglio per la carta dieci centimetri ed è fatto di schiuma di gomma? Insomma, non deve per forza essere un fermaglio come lo intendiamo normalmente. Questo test è stato fatto a 1500 persone ed è riportato in un libro che si intitola “Breck Point & Beyond”. SECONDO IL SISTEMA DI VALUTAZIONE DI QUESTO LIBRO, SE SEI SOPRA UN CERTO VALORE, SEI CONSIDERATO UN GENIO DEL PENSIERO DIVERGENTE. La mia domanda è: quante delle persone testate hanno superato questo limite? Preciso che le persone sottoposte al test erano BAMBINI DELLA SCUOLA MATERNA. EBBENE, LA PERCENTUALE ERA DEL 98%. Poiché era uno studio a lungo termine, hanno ritestato gli stessi bambini cinque anni dopo, tra gli otto ed i dieci anni e poi di nuovo tra i tredici ed i quindici anni. Beh, di solito cominci che non sei molto bravo e crescendo migliori, invece in questo caso è accaduto esattamente il contrario. Questo studio dimostra quindi due cose: la prima è che TUTTI ABBIAMO QUESTA CAPACITÀ IN MANIERA INNATA e che nella maggior parte dei casi si deteriora. A questi bambini succedono molte cose in dieci anni, ma LA COSA PRINCIPALE E’ CHE VANNO A SCUOLA e a scuola gli viene detto che c’è una risposta sola che si trova alla fine del libro, e che non devono guardare e tanto meno copiare, perché copiare significa imbrogliare; invece FUORI DALLA SCUOLA QUESTA E’ CHIAMATA COLLABORAZIONE. Ciò accade non perché gli insegnanti lo vogliono, ma perché è parte del DNA del sistema scolastico. Dobbiamo incominciare a PENSARE DIVERSAMENTE a proposito delle capacità umane, dobbiamo USCIRE DA QUESTO TRADIZIONALE MODELLO CHE DIVIDE ACCADEMICO DA NON ACCADEMICO, ASTRATTO, TEORETICO, VOCAZIONALE e vederlo per quello che è: ovvero una leggenda. Poi dobbiamo riconoscere che IL MIGLIOR APPRENDIMENTO AVVIENE IN GRUPPI e che LA COLLABORAZIONE È UN ELEMENTO FONDAMENTALE DELLA CRESCITA E SE ATOMIZZIAMO LE PERSONE LE SEPARIAMO E SE LE GIUDICHIAMO SEPARATAMENTE CREIAMO UNA SORTA DI DISGIUNZIONE TRA LORO E IL LORO AMBIENTE NATURALE DI APPRENDIMENTO. Terzo punto è un punto cruciale: la cultura delle nostre scuole intesa come abitudine delle istituzioni e degli habitat che occupano. BISOGNA CONSIDERARE IL CONTESTO SOCIALE, POLITICO, ECONOMICO e CULTURALE in cui esse operano e poi valutarle.

https://youtu.be/SVeNeN4MoNU


sono cose vecchie e stravecchie già Tolstoj più di 150 anni fa parlava di scuola "descolarizzata" cioè sottratta dalla logica dell’istituzione chiusa e predeterminata nei suoi obiettivi ! voleva una pedagogia antiautoritaria , una scuola senza classi ! diceva infatti “Sorgeranno scuole spontanee, che avranno come base la libertà delle generazioni di studenti.” 



sabato 8 settembre 2012

Thomas Samuel Kuhn. La struttura delle rivoluzioni scientifiche


Thomas Samuel Kuhn 


Fu un epistemologo che scrisse vari saggi di storia della scienza, sviluppando alcune fondamentali nozioni di filosofia della scienza. Formulò un'epistemologia alternativa a quella dell'empirismo logico e di Karl Popper, suoi principali bersagli polemici.

In La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962), la sua opera più celebre e conosciuta, Kuhn sostiene che la scienza invece di progredire gradualmente verso la verità è soggetta a rivoluzioni periodiche che egli chiama slittamenti di paradigma.
Il modo migliore di valutare l'impatto del pensiero di Kuhn consiste nel misurare l'effetto che la sua opera ha avuto sul vocabolario della storia della scienza: accanto agli "slittamenti di paradigma", Kuhn impone l'uso del termine "paradigma" per indicare l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca in cui le teorie sono accettate universalmente, conia l'espressione scienza normale per riferirsi al lavoro di routine degli scienziati che seguono un determinato paradigma, ed è largamente responsabile dell'uso dell'espressione "rivoluzioni scientifiche", declinata al plurale per poter essere distinta dalla "rivoluzione scientifica" sviluppatasi intorno alla fine del Rinascimento e nel seicento. A seguito di una di queste rivoluzioni scientifiche cambia il paradigma di riferimento. Il criterio con cui un paradigma risulta vincitore sugli altri consiste nella sua forza persuasiva e nel grado di consenso all'interno della comunità scientifica.


La struttura delle rivoluzioni scientifiche (The Structure of Scientific Revolutions, 1962) è un celebre saggio di filosofia della scienza di Thomas Samuel Kuhn. L'opera rappresenta una pietra miliare nel dibattito epistemologico moderno. All'enorme influenza di quest'opera si deve, tra l'altro, l'introduzione nel gergo filosofico-scientifico del termine "paradigma".
L’opera si compone di 13 capitoli che analizzano il processo di graduale formazione della scienza nella storia, seguendo le dinamiche della scienza normale, della crisi del paradigma e del momento rivoluzionario fino al ristabilimento di una situazione di normalità. Come già aveva fatto Galileo, Kuhn utilizza un linguaggio creativo, che tratta della scienza in maniera "qualitativa" attingendo dal vocabolario tipico di altri contesti. Questo stesso modus operandi è in effetti uno degli argomenti del saggio, che mostra come ogni rivoluzione scientifica sia stata contraddistinta anche da un nuovo linguaggio, non direttamente confrontabile con i precedenti; un cosiddetto mutamento di paradigma (paradigm shift).


Paradigma e scienza normale

La nozione di paradigma sviluppata da Kuhn, su cui si centra tutta l'opera, parte da una innovativa definizione di scienza: per Kuhn, la "scienza normale" è una ricerca stabilmente fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunità scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore. Gli elementi fondanti della scienza normale possono essere fissati in opere acclamate, come la Fisica di Aristotele o i Principia di Isaac Newton. La scienza "normale" si basa su un insieme di princìpi di fondo che non vengono messi in discussione, e sostanzialmente si prefigge di riconfermarli attraverso la loro applicazione. Secondo Kuhn, persino gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale sono in gran parte determinati dai princìpi accettati dalla scienza normale, e quindi tendono implicitamente a confermarne il sistema di concetti, ovvero farne un paradigma.
Attraverso un'analisi della storia della scienza, Kuhn giunge alla conclusione che i sistemi scientifici che si sono affermati come paradigmi sono caratterizzati da due elementi fondamentali: presentare risultati sufficientemente nuovi per attrarre un gruppo stabile di seguaci (distogliendoli da forme di attività scientifica contrastanti) e nello stesso tempo essere sufficientemente aperti da lasciare al gruppo di scienziati costituitosi su queste basi la possibilità di risolvere problemi di ogni genere. Kuhn riformula anche questo concetto dicendo che un paradigma rappresenta una "promessa di successo" nello studio di un problema, e la scienza normale da esso derivata è la realizzazione in più parti di tale promessa. Infine, il paradigma viene a configurare una scienza "matura" quando diventa abbastanza esoterico, ovvero quando definisce un'élite limitata di studiosi che possono vantarne una conoscenza profonda.
La visione di Kuhn ribalta l'immagine tradizionale della scienza come "esplorazione dell'ignoto": gli scienziati svolgono essenzialmente un lavoro di consolidamento e ripulitura dei principi del paradigma, focalizzandosi spesso su esperienze e casi "canonici" e adatti allo scopo.


Paradigmi e rivoluzioni scientifiche

Nell'ottica di Kuhn, una rivoluzione scientifica (come la rivoluzione copernicana, la rivoluzione della chimica operata da Lavoisier, la rivoluzione dell'elettrostatica di Franklin, la rivoluzione darwiniana o la Relatività di Einstein) è la conseguenza di una crisi, quest'ultima determinata dalla falsificazione del paradigma fino ad allora accettato. Nel periodo della scienza rivoluzionaria, si creeranno paradigmi diversi, e si aprirà una discussione all'interno della comunità scientifica su quali di questi accettare.
In opposizione alla scienza normale, nella quale vengono sviluppate solo ricerche a sostegno della teoria dominante, nella scienza straordinaria vengono messi al centro della ricerca quegli argomenti atti a falsificarne la teoria.
I nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente (come un naturale proseguimento del "progresso" scientifico) ma, piuttosto dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante. Certamente, il nuovo paradigma dovrà consentire di spiegare tutti quei fenomeni che i precedenti paradigmi spiegavano, e altri; ma non sempre (o meglio, quasi mai) incorporerà le teorie dei paradigmi precedenti, limitandosi a estenderle. Sarà però non necessariamente il più vero o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di seguaci, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. Kuhn infatti sostenne, in una maniera da molti ritenuta ambigua o quantomeno poco chiara, l'incommensurabilità delle teorie concorrenti nella fase rivoluzionaria, rifacendosi a pensatori come Quine (che fece cadere l'inviolabilità dei presupposti analitici) e di Hanson (fautore della teoria della pregnanza teorica delle percezioni).


Critiche

La dinamica descritta da Kuhn è stata profondamente criticata da altri epistemologi, e in particolare da Karl Popper. Popper ha sostenuto che quella che Kuhn chiama "scienza normale" è il frutto di un pericoloso dogmatismo che deve essere sradicato dal pensiero scientifico. La scienza normale, ammesso che rappresenti ciò che gli scienziati realmente fanno nella pratica, è secondo Popper l'antitesi di quel che essi dovrebbero fare per raggiungere i propri obbiettivi. "Rivoluzione permanente" è il motto popperiano in ambito epistemologico: ogni scienziato dovrebbe sempre sforzarsi di mettere in crisi le concezioni accettate, tentando di falsificarle e poi migliorale, in un avvicinamento asintotico alla verità. Dal canto suo Kuhn ribatte che l'idea stessa di "rivoluzione permanente" è ossimorica: solo l'esistenza di una scienza normale, ovvero tesa alla conservazione e all'articolazione del paradigma, può mettere in luce quelle anomalie che mettono in crisi il paradigma consentendo la sua evoluzione verso un nuovo sistema di modelli.



Le "Fasi" della Scienza per Kuhn


Kuhn ci dice che la scienza attraversa ciclicamente alcune fasi che sono indicative di come essa operi. Per Kuhn la scienza è paradigmatica, e la demarcazione tra scienza e pseudoscienza è riconducibile all'esistenza di un paradigma.
La Fase 0 è dunque il periodo chiamato pre-paradigmatico, caratterizzato dall'esistenza di molte scuole differenti in competizione tra di loro e l'assenza di un sistema di principi condivisi. In questa fase, lo sviluppo di una scienza assomiglia più a quello delle arti ed è presente molta confusione. A un certo punto della storia della scienza in esame, viene sviluppata una teoria in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti; nasce così il paradigma, l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca all'interno della quale le teorie sono accettate da tutti i cultori.
Questa adesione sancisce la Fase 1, ovvero, l'accettazione del paradigma. Una volta definito il paradigma ha inizio la Fase 2, ovvero, quella che Kuhn chiama la scienza normale. Nel periodo di scienza normale gli scienziati sono visti come risolutori di rompicapi, che lavorano per migliorare l'accordo tra il paradigma e la natura. Questa fase, infatti, è basata sull'insieme dei principi di fondo dettati dal paradigma, che non vengono messi in discussione, ma ai quali, anzi, è affidato il compito di indicare le coordinate dei lavori successivi. In tale fase vengono sviluppati gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale, vengono prodotti la maggior parte degli articoli scientifici, ed i suoi risultati costituiscono la maggior parte della crescita della conoscenza scientifica.
Durante la fase di scienza normale si otterranno successi, ma anche insuccessi; tali insuccessi, per Kuhn, prendono il nome di anomalie, ovvero eventi che vanno contro il paradigma. Lo scienziato normale, da buon risolutore di rompicapo quale è, tenta di risolvere tali anomalie.
Si passa così alla Fase 3, nella quale il ricercatore si scontra con le anomalie. Quando il fallimento è particolarmente ostinato o evidente, può avvenire che l'anomalia metta in dubbio tecniche e credenze consolidate con il paradigma, aprendo così la Fase 4, ovvero la crisi del paradigma. Come conseguenza della crisi, in tale periodo si creeranno paradigmi diversi. Tali nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente ma, piuttosto, dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.
Si entra così nella Fase 5, la rivoluzione (scientifica). Nel periodo di scienza straordinaria, si aprirà una discussione all'interno della comunità scientifica su quali dei nuovi paradigmi accettare.
Però non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. I paradigmi che partecipano a tale scontro, secondo Kuhn, non condividono nulla, neanche le basi e quindi non sono paragonabili. La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche (giovani scienziati sostituiscono quelli anziani).
La battaglia tra paradigmi risolverà la crisi, sarà nominato il nuovo paradigma e la scienza sarà riportata a una Fase 1.


http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn

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