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domenica 15 aprile 2012

Luigi Pirandello. Sei personaggi in cerca d'autore. Video

Sei personaggi in cerca d'autore



venerdì 27 gennaio 2012

Roberto Benigni. Dante: Gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte

Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano 
Tucidide

Chi non impedisce un'ingiustizia ne è complice.
Lucio Anneo Seneca

I più ondeggiano infelici tra il timore della morte e le angosce della vita:
non vogliono vivere, né sanno morire.
Lucio Anneo Seneca. Lettere a Lucilio. 62/65


Gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte 
Gian Carlo Visani
Il caro Dante non sopportava soprattutto gli ignavi, che non erano degni nemmeno dell'inferno. D'altra parte i punti di vista sul mondo sono innumerevoli: si va dal classico "in medio stat virtus" a "uno il coraggio non se lo può dare", come afferma don Abbondio, a "tengo famiglia", per cui si mandavano allo sbaraglio i celibi o i drogati.
Il mondo è un posto pericoloso non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma a causa di quelli che osservano "senza dire nulla".
 Albert Einstein

 Gli Ignavi.
http://youtu.be/s-S7EVJGLo8

Gli IGNAVI si evolvono


I cosiddetti IGNAVI sono una categoria di peccatori incontrati da Dante Alighieri nell'Antinferno .
Questi dannati sono coloro che, nella vita terrena non agirono né in direzione del bene né nel male , non osarono mai avere una propria idea, ma si adeguarono sempre ai flussi delle maggioranze.


Non a caso Dante definisce queste anime come coloro "che mai non fur vivi"

Traspare da queste parole il massimo disprezzo del poeta verso tali peccatori.

Non siamo certamente noi a stabilire cos'è il bene e cos'è il male e tanto meno vogliamo usare un linguaggio da predicatori idoneo ad altre epoche storiche. Abbiamo riportato il pensiero diDante sull'ignavia, soltanto per rimarcare che la mancata partecipazione dei cittadini su problematiche che li riguardano, rallenta o affossa la possibilità di trasformazione della società.

Anche nel Medioevo schierarsi e partecipare alla vita del Comune erano considerate azioni fondamentali nella vita di un cittadino.


Siamo nel 2011 e gli IGNAVI non sono più quelli descritti dal Sommo Poeta, ma hanno subito una mutazione antropologica.

Non solo sono indifferenti a tutto, ma si adoperano con solerzia a rompere i c******i a chi sta faticando per produrre qualche cambiamento in positivo. Li potremmo definire IGNAVI EVOLUTI.

Ci rendiamo conto che molti ritengono che esista una via individuale alla soluzione dei propri problemi, senza capire che i suoi problemi sono anche quelli degli altri e si risolvono in manieracollettiva o semplicemente, non si risolvono.



Gli IGNAVI devono “portare il pane a casa”, non si espongono, non prendono mai posizione e si riconoscono dalle loro risposte.

Gli IGNAVI EVOLUTI (vedi sopra) non si limitano all'indifferenza, ma creano problemi in modo strumentale per portare acqua al proprio mulino. Si arrampicano sugli specchi e non danno mai una spiegazione consequenziale agli interlocutori.



Se dici loro che ti stai organizzando per rendere l'acqua un bene comune grazie ad una proposta di modifica allo statuto comunale, e che chiunque ha la volontà di farlo è ben accetto, loro ti rispondono: “Ma è solo un codicillo, non è importante e c'è il

referendum che ha abrogato le leggi in materia”.

Il referendum, però, ha creato un vuoto legislativo in cui gli ignavi sguazzano. Non pretendiamo di spostare gli altri sulle nostre posizioni, ma almeno seguano l'esempio di altri comuni (vedi Napoli) .



Esistono poi gli IGNAVI EVOLUTI ANONIMI BENALTRISTI che rispondono sistematicamente ad ogni questione che tu poni con un “c'è ben altro di importante da fare”.

Potremmo continuare per ore, ma ormai avete capito l'andamento delle discussioni con questi personaggi.



La pena del contrapasso per gli ignavi, non a caso, è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati da mosche e vespe, poichè nella vita, non sono stati pungolati da niente. In poche parole, non hanno vissuto.

La pena per gli IGNAVI moderni è peggiore, ed applicata già in vita, non hanno più un futuro, non avranno la pensione, sono condannati a vivere sotto il peso di un enorme debito pubblico che loro non hanno creato, ma non hanno fatto nulla per opporsi.
Assistono ogni giorno alla cementificazione del loro territorio, vedono peggiorare inesorabilmente le loro condizioni di vita, ma non se ne curano. Nelle urne scelgono il meno peggio o vendono il loro voto al miglior offerente.

Per quanto tempo ancora???

Noi, con i nostri limiti e le nostre possibilità, ci proviamo, speriamo che qualche ignavo si risvegli ed abbia voglia di partecipare.

domenica 18 dicembre 2011

Francesco Guccini. Lettera. In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole, il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole. All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti, le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti; come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda, ... ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda, punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate, di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate... Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo, ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo, in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini, frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini; come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte, ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte, di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare, di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare... Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo, le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo. Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato, ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato; come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi, in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi, dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti, di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti... Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti? Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa, l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita... Francesco Guccini - Lettera

Alcuni schizzi su lettere di Vincent Van Gogh accompagnati dalla canzone Lettera di Francesco Guccini.

  • Francesco Guccini - Lettera 
    In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole, 
    il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole. 
    All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti, 
    le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti; 
    come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda, 

    ... ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda, 
    punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate, 
    di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate... 

    Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo, 
    ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo, 
    in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini, 
    frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini; 
    come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte, 
    ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte, 
    di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare, 
    di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare... 

    Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo, 
    le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo. 
    Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato, 
    ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato; 
    come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi, 
    in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi, 
    dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti, 
    di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti... 

    Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni 
    di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, 
    gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, 
    l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti? 
    Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa 
    e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa, 
    l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, 
    il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...
    Francesco Guccini - Lettera 

    Di: Maria Barletta 

venerdì 16 dicembre 2011

Monet. Paesaggi.


  • "VEDERE UN MONDO IN UN GRANELLO DI SABBIA,
    E un Cielo in un fiore selvatico,
    Tenere l'Infinito nel cavo della mano
    E l'Eternità in un'ora"
    William Blake - "Auguries of Innocence"

    Gabriella Palmerio:
    Monet, un grande paesaggista, che riesce a cogliere tutti i fenomeni della luce

    Cinzia Negrini:
    Claude Monet, il mio artista preferio di tutti i tempi, la sua delicatezza,
    il continuo richiamo all'acqua, la sua tonalità neii colori:
    un vero genio dell'arte e del toccare gli animi

    This presentation includes Monet's paintings of water lilies, lake, river etc. Set to Franz Liszt's "Au lac de Wallenstadt"

martedì 13 dicembre 2011

Martin Lutero. Liberatore della COSCIENZA dalle catene imposte dalla Chiesa.

I CINQUE "SOLA" della Riforma sono:
Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
Sola Fide (con la sola fede);
Sola gratia (con la sola grazia);
Solus Christus (soltanto Cristo);
Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).


Fiorella Giunta:
L'espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del protestantesimo, i criteri che ne definiscono l'identità, le sue colonne portanti.
Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del cattolicesimo romano del tempo, i cinque "sola" della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l'esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.




La medicina crea persone malate, la matematica persone tristi e la teologia peccatori
Martin Lutero


Dalla violenza non viene mai nulla di buono
Martin Lutero



[Chiese e Governi]
“Sono stati bravi a capovolgere tutto: essi dovevano governare le anime interiormente mediante la Parola di Dio, e invece governano esteriormente castelli, città terre e genti, e martirizzano le anime con delitti indicibili. Così pure i signori mondani dovrebbero governare esteriormente terra e gente, ma questo non lo fanno. Non riescono a fare altro che tartassare e spennare [i loro sudditi], impongo una tassa sopra l'altra, una gabella sull'altra; qui sguinzagliano un orso, là un lupo.”
― Martin Lutero, “L'autorità secolare” (1523), II, 265



Martin Lutero. Liberatore della COSCIENZA dalle catene imposte dalla Chiesa.
LA MIA COSCIENZA E' PRIGIONIERA DELLA PAROLA DI DIO 
"A meno che non venga convinto dalla Scrittura o da ragioni evidenti, non accetto l'autorità di papi e concili poichè si sono spesso contraddetti a vicenda; la mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio...Dio mi aiuti! Non posso fare altrimenti"
Queste famose parole di Martin Lutero dette nell'Aprile 1521 davanti ai suoi accusatori a Worms, i quali gli diedero un ultimatum per ritrattare la sua ferma convinzione nella completezza e nella chiarezza delle Scritture; possono essere applicate in molte situazioni della nostra vita!




Il 3 gennaio 1521 Papa Leone X scomunica Martin Lutero con la bolla 'Decet Romanum Pontificem'.
FEDE E LIBERTÀ
“Anche così, ciascuno corre un suo proprio rischio scegliendo come credere, e deve vedere per se stesso che la sua fede sia corretta. […] Poiché dunque dipende dalla coscienza di ciascuno come crede o non crede, e affinché non si giunga alla rottura con l'autorità secolare, questa deve accontentarsi di occuparsi delle sue faccende, lasciare che ciascuno creda così o altrimenti, come può e vuole, e non costringere nessuno con la forza. Infatti la fede è un'opera libera. Nessuno può imporla. […] Da qui proviene il detto universalmente noto, citato da Agostino: non si può e non si deve forzare nessuno alla fede.
Infatti non vedono, quei poveri ciechi, quanto vana e impossibile sia la loro impresa.
Infatti, per quanto severi siano i loro ordini e grande la loro furia, non possono costringere le persone a fare di più che seguirli con la bocca e le mani, ma il cuore non lo possono forzare, dovessero pure farsi in quattro. […] Che senso ha, quindi, voler costringere la gente a credere nel loro cuore, pur vedendo che è impossibile? In questo modo spingono con la forza le coscienze deboli a mentire e a dire cose diverse da quelle che sentono in cuor loro, e così caricano se stessi di orribili peccati altrui.”
Martin Lutero, “L'autorità secolare” (1523), II, 264


http://youtu.be/Bewst-s6SeY
Credevo che Lutero ci avesse regalato una speranza. Non ci ho messo molto a capire che l'aveva subito rivenduta ai potenti. IL VECCHIO FRATE CI HA SBARAZZATI DEL PAPA E DEI VESCOVI, MA CI HA CONDANNATO A ESPIARE IL PECCATO IN SOLITUDINE, NELLA SOLITUDINE DELL'ANGOSCIA INTERIORE, FICCANDOCI UN PRETE DENTRO L'ANIMA, UN TRIBUNALE NELLA COSCIENZA CHE GIUDICA OGNI GESTO, che CONDANNA LA LIBERTÀ DELLO SPIRITO IN NOME DELL'INESPIABILE CORRUZIONE DELLA NATURA UMANA. Lutero ha strappato ai preti il vestito nero, soltanto per ricucirlo nel cuore di tutti gli uomini.
Luther Blisset


Il 31 ottobre 1517 nasce la religione protestante. Con l’affissione sul portale della chiesa d’Ognissanti di Wittemberg, in Sassonia, delle 95 tesi con le quali si contesta Roma e la pratica delle indulgenze, si consuma di fatto lo strappo tra il pastore Martin Lutero e la Chiesa di papa Leone X. Oggi, il giorno della Riforma è una festa religiosa a tutti gli effetti che serve per celebrare la Riforma protestante da parte dei Luterani e dei Riformati. [...]
Nel 1517, dunque, Martin Lutero affisse sul portale della chiesa di Ognissanti a Wittenberg, in Germania, come si usava all’epoca, delle proposte per cambiare la Chiesa cattolica, secondo lui profondamente corrotta. Passate alla storia come le 95 Tesi, avevano lo scopo di modificare teologicamente la dottrina e in particolare le pratiche delle indulgenze. Le intenzioni di Lutero, però, a differenza di quello che si è sempre pensato, non non erano quelle di separarsi dalla Chiesa ufficiale, ma semplicemente di discuterne pubblicamente con altri teologi, per dare un freno alle indulgenze, che andavano a pesare sulle già precarie tasche dei poveri. Le tesi, che furono scritte in latino, la lingua della chiesa cattolica, crearono una controversia tra Lutero e i sostenitori del papato. Martin Lutero e i suoi seguaci furono scomunicati nel 1520, a quel punto la separazione per protesta dalla Chiesa cattolica fu inevitabile.   [...]

http://www.meteoweb.eu/2016/10/accadde-oggi-con-le-95-tesi-di-lutero-nel-1517-nasce-la-religione-protestante/776769/#7ml8BUOKM8rcLy1m.99








venerdì 2 dicembre 2011

Respiro della Natura.


La Natura si libererà dell'unico essere vivente che la distrugge, e anche se Gaia non sarà più la stessa, sopravviverà come ha fatto per milioni di anni...noi, piccoli e insignificanti, siamo solo di passaggio

Anna Turco


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