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giovedì 14 gennaio 2016

James Jeans. L'universo comincia a presentarsi più come un gran pensiero che una grande macchina.

L'universo comincia a presentarsi più come un gran pensiero che una grande macchina.
James Jeans

domenica 8 novembre 2015

Aristeo. I legni, il ferro, le pietre sono dissolti dal fuoco, e tutti sono ricondotti al loro stato primitivo. La medesima causa della generazione lo è anche della corruzione, benché in modi diversi

“I legni, il ferro, le pietre sono dissolti dal fuoco, e tutti sono ricondotti al loro stato primitivo. La medesima causa della generazione lo è anche della corruzione, benché in modi diversi”.
“Lettera di Aristeo a suo figlio sul Magistero Filosofico”

mercoledì 11 giugno 2014

Il fisico Hans Peter Dürr, in un suo intervento, ci ha ricordato che guardiamo all'universo come un analfabeta che si ritrova tra le mani una poesia stupenda. Costui, non sapendo né leggere né scrivere, esamina il tutto con grande attenzione e si accorge che alcuni segni si ripetono più volte. Comincia dunque a contare tali segni, a riordinarli e a catalogarli. Alla fine sa che sul foglio è riportato un certo numero di a, di b, di c, ecc.... È orgoglioso del risultato ottenuto dalla sua ricerca. Però della poesia non ha capito proprio nulla.

Il fisico Hans Peter Dürr, in un suo intervento, ci ha ricordato che guardiamo all'universo come un analfabeta che si ritrova tra le mani una poesia stupenda. Costui, non sapendo né leggere né scrivere, esamina il tutto con grande attenzione e si accorge che alcuni segni si ripetono più volte. Comincia dunque a contare tali segni, a riordinarli e a catalogarli. Alla fine sa che sul foglio è riportato un certo numero di a, di b, di c, ecc.... È orgoglioso del risultato ottenuto dalla sua ricerca. Però della poesia non ha capito proprio nulla.




sabato 24 maggio 2014

sabato 19 aprile 2014

Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.



Daniel Clement Dennett, Le idee, i geni, i memi.
Una volta che i nostri cervelli hanno costruito le strade di entrata e di uscita per i veicoli del linguaggio, essi vengono rapidamente ‹parassitati› (in senso letterale […]) da entità che si sono evolute per prosperare proprio in tali nicchie: i ‹memi›.
Le linee fondamentali della teoria dell’evoluzione per selezione naturale sono chiare: l’evoluzione si verifica ogni volta che siano presenti le seguenti condizioni:

1. variazione: una continua abbondanza di elementi differenti
2. eredità o replicazione: gli elementi hanno la capacità di creare copie o repliche di se stessi.
3. «adeguatezza» differenziata: il numero di copie di un elemento che vengono create in un dato momento varia, a seconda delle interazioni tra le caratteristiche di quell’elemento (qualunque cosa sia ciò che lo rende differente dagli altri elementi) e le caratteristiche dell’ambiente in cui continuare ad esistere.

Si noti che in questa definizione, benché sia tratta dalla biologia, non si dice specificatamente nulla su molecole organiche, nutrimento o perfino vita. È una caratterizzazione molte generale ed astratta dell’evoluzione per selezione naturale.

Come lo zoologo Richard Dawkins* ha sottolineato, il principio fondamentale è

<che ogni genere di vita si evolve mediante la sopravvivenza differenziata di entità che si replicano … Il gene, la molecola di DNA, è l’entità replicante che si trova a predominare sul nostro pianeta. Ce ne possono essere altre. Se ci sono, purché siano soddisfatte certe altre condizioni, esse tenderanno quasi inevitabilmente a diventare la base di un processo evolutivo.
Ma è proprio necessario andare su mondi lontani per trovare altri generi replicanti e, di conseguenza, altri generi di evoluzione? Io credo che proprio su questo pianeta sia venuto recentemente alla luce un genere nuovo di replicante. L’abbiamo sotto gli occhi: è ancora in una fase infantile, si muove goffamente qua e là nel suo brodo primordiale, ma sta già conoscendo cambiamenti evolutivi a una velocità tale che il vecchio gene ansimante gli resta parecchio indietro.> (1976, p. 206)

Questi nuovi replicanti sono, grosso modo, le idee. Non le «idee semplici» di Locke e Hume (l’idea del rosso o l’idea del cerchio o del caldo o del freddo), ma quel tipo di idee complesse che si strutturano in distinte unità degne di essere memorizzate – come idee di

ruota
indossare vestiti
vendetta
triangolo retto
alfabeto
l’‹Odissea›
calcolo
sacchi
disegno prospettico
evoluzione per selezione naturale
impressionismo
la tarantella
il decostruzionismo

Intuitivamente queste sono delle unità culturali più o meno identificabili, ma possiamo dire qualcosa di più preciso sul modo in cui tracciamo i confini – sul perché «RE-Fa#-La› non è un’unità e lo è invece il tema dell’adagio della Settima Sinfonia di Beethoven: le unità sono gli elementi più piccoli che replicano se stessi con affidabilità e fecondità, Dawkins conia un termine per tali unità: ‹memi› –
<unità di trasmissione culturale o unità di ‹imitazione›. «Mimema» potrebbe andare, perché deriva da una radice greca appropriata, ma io voglio un bisillabo che suoni un po’ come «gene» … lo si può vedere come imparentato con «memoria» o con la parola francese ‹même›.
Esempi di memi sono le melodie, le idee, gli slogan e i modi di dire, le mode dell’abbigliamento, le tecniche per fabbricare vasi o per costruire archiCome i geni si propagano nel fondo comune dei geni passando da un corpo all’altro con gli spermatozoi o gli ovuli, così i memi si propagano nel fondo comune dei memi passando da un cervello all’altro con un processo che, in senso lato, si può chiamare imitazione. Se uno scienziato legge o sente parlare di una buona idea, la trasmette ai suoi colleghi e ai suoi studenti, la menziona nei suoi articoli e nelle sue lezioni. Se l’idea attecchisce, si può dire che essa si propaga da sola diffondendosi da un cervello all’altro.> (1976).”

* [RICHARD DAWKINS (1941), “The Selfish Gene”, Oxford University Press, Oxford 1976 (“Il gene egoista”, trad. di G. Corte e A. Serra, Mondadori, Milano 1992)]

DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “Coscienza. Che cos’è” (1991), trad. di Lauro Colasanti, illustrazioni di Paul Weiner, Laterza, Roma-Bari 2009 (I ed. it. RCS Rizzoli 1993), Parte seconda ‘Una teoria empirica della mente’, 7. ‘L’evoluzione della coscienza’, 6. ‘Il terzo processo evoluzionistico: memi ed evoluzione culturale’, pp. 225 – 227.





Daniel Clement Dennett. I primi giorni della vita. 
Per vivere avete bisogno di energia. È stato il Sole a fornire la prima energia utile alla vita o sono state le sorgenti termali situate nelle viscere della Terra? Questa è, al momento, una questione aperta, con un allettante spettro di ipotesi sull’origine della vita, tutte in competizione tra loro e in attesa di conferma.

Comunque abbia avuto inizio, la vita – o comunque la maggior parte di essa – è alla fine diventata dipendente dalI’energia proveniente dal Sole. Per rimanere in vita e per riprodurvi avreste dovuto galleggiare nelle prossimità o sulla superficie delle acque, crogiolandovi alla luce solare. Si è prodotta un’innovazione rilevante quando alcuni di questi esseri mutarono, «scoprendo» in tal modo che, invece di fare tutto da soli, potevano ottenere di meglio ingoiando e scomponendo alcuni degli esseri vicini a loro, utilizzandoli come comoda scorta di pezzi di ricambio già costruiti. L’invasione è ciò che rende la vita interessante. Invasori e invasi hanno così inaugurato una corsa agli armamenti che ha condotto entrambi gli schieramenti a sviluppare nuove varietà. In poco tempo - più o meno in un miliardo di anni - sono emersi molti e vari «modi per guadagnarsi da vivere» (come Richard Dawkins ha sottolineato); ma questi modi non saranno mai nulla più di una trama «evanescente» di condizioni reali nell’«enorme» spazio delle possibilità logiche. Quasi tutte le combinazioni di queste componenti elementari rappresentano un modo di non essere vivi.
Una delle più importanti innovazioni in questa corsa agli armamenti della progettazione competitiva è stata la mutazione accidentale conosciuta come rivoluzione eucariotica, che è avvenuta più di un miliardo di anni fa. I primi esseri viventi, le cellule relativamente semplici note come procarioti, hanno avuto tutto il pianeta a loro disposizione per tre miliardi di anni, fino a quando uno di loro non è stato invaso da un vicino e la coppia risultante si è rivelata più adatta dei suoi parenti non modificati, quindi ha prosperato e si è moltiplicata passando tale predisposizione al lavoro di squadra alla propria progenie. Ecco un primo esempio di una sorta di cooperazione: la ‹simbiosi›, un caso in cui X e Y si scontrano, ma invece di avere una situazione in cui X distrugge Y, o quella opposta o, anche peggio, invece di avere la mutua distruzione – il risultato abituale degli scontri in questo mondo difficile –, X e Y uniscono le loro forze, creando Z, un essere nuovo, più grande e più versatile, con maggiori possibilità di scelta. Questo potrebbe essere accaduto molte volte nel mondo dei procarioti, ovviamente; ma quando successe la prima volta, il pianeta cambiò a beneficio delle forme di vita successive. Queste super-cellule, gli ‹eucarioti›, vivevano a fianco dei loro cugini procarioti ma, grazie ai loro «autostoppisti», erano enormemente più complessi, versatili e competenti. Questa era una cooperazione involontaria, ovviamente. I membri delle squadre eucarioti erano all’oscuro del lavoro di équipe nel quale erano impegnati! Non avevano – e non avevano bisogno di avere –alcuna comprensione della razionalità fluttuante che era alla base del loro vantaggio nella competizione. I primi eucarioti non erano nemmeno pluricellulari; ma dovevano aprire lo spazio dei progetti agli organismi pluricellulari, poiché si erano ritrovati con un sufficiente numero di pezzi di ricambio sì da specializzarsi in differenti modi.
DANIEL CLEMENT DENNETT (1942), “L’evoluzione della libertà”, trad. di Massimiliano Pagani, Cortina, Milano 2004 (I ed.), 5. ʻDa dove viene tutto il progetto?’, ‘I primi giorni’, pp. 191 – 192.







“ Once our brains have built the entrance and exit pathways for the vehicles of language, they swiftly become ‹parasitized› (and I mean that literally […]) by entities that have evolved to thrive in just such a niche: memes. The outlines of the theory of evolution by natural selection are clear: evolution occurs whenever the following conditions exist:
(1) variation: a continuing abundance of different elements
(2) heredity or replication: the elements have the capacity to create copies or replicas of themselves
(3) differential «fitness»: the number of copies of an element that are created in a given time varies, depending on interactions between the features of that element (whatever it is that makes it different from other elements) and features of the environment in which it persists.
Notice that this definition, though drawn from biology, says nothing specific about organic molecules, nutrition, or even life. It is a more general and abstract characterization of evolution by natural selection.
As the zoologist Richard Dawkins has pointed out, the fundamental principle is 
<that all life evolves by the differential survival of replicating entities…
The gene, the DNA molecule, happens to be the replicating entity which prevails on our own planet. There may be others. If there are, provided certain other conditions are met, they will almost inevitably tend to become the basis for an evolutionary process.
But do we have to go to distant worlds to find other kinds of replication and other, consequent, kinds of evolution? I think that a new kind of replicator has recently emerged on this very planet. It is staring us in the face. It is still in its infancy, still drifting clumsily about in its primeval soup, but already it is achieving evolutionary change at a rate which leaves the old gene panting far behind.> [1976, p. 206]
These new replicators are, roughly, ideas. Not the «simple ideas» of Locke and Hume (the idea of red, or the idea of round or hot or cold), but the sort of complex ideas that form themselves into distinct memorable units — such as the ideas of
wheel
wearing clothes
vendetta
right triangle
alphabet
calendar
the Odyssey
calculus
chess
perspective drawing
evolution by natural selection
impressionism
«Greensleeves»
deconstructionism
Intuitively these are more or less identifiable cultural units, but we can say something more precise about how we draw the boundaries — about why ‹D-F# -A› isn’t a unit, and the theme from the slow movement of Beethoven’s Seventh Symphony is: the units are the smallest elements that replicate themselves with reliability and fecundity. Dawkins coins a term for such units: memes — 
<a unit of cultural transmission, or a unit of ‹imitation›. «Mimeme» comes from a suitable Greek root, but I want a monosyllable that sounds a bit like «gene»… it could alternatively be thought of as
being related to memory' or to the French word même…
Examples of memes are tunes, ideas, catch-phrases, clothes fashions, ways of making pots or of building arches. Just as genes propagate themselves in the gene pool by leaping from body to body via sperm or eggs, so memes propagate themselves in the meme pool by leaping from brain to brain via a process which, in the broad sense, can be called imitation. If a scientist hears, or reads about, a good idea, he passes it on to his colleagues and students. He mentions it in his articles and his lectures. If the idea catches on, it can be said to propagate itself, spreading from brain to brain.> [1976, p. 206]”

DANIEL CLEMENT DENNETT, “Consciousness explained”, illustrated by Paul Weiner, Back Bay Books-Little, Brown and Company, New York 1991 (First Paperback Edition), Part II ‘An empirical theory of the mind’, 7 ‘The evolution of Consciousness’, 6. ‘The Third Evolutionary Process: Memes and Cultural Evolution’, pp. 200 – 202.







“ To live you need energy. Did the first energy exploited for life come from the sun, or from thermal sources deep in the earth? This is currently an open question, with a tantalizing array of hypotheses about the origins of life competing for confirmation. However it got started, life – most of it, in any case – eventually became dependent on energy from the sun. To stay alive and reproduce you had to float on or near the surface of the sea, basking in sunlight. A major innovation occurred when some of the baskers mutated, «discovering» thereby that instead of doing it all themselves, they could do better by engulfing and dissembling some of their neighbors, using them as a handy store of fancy spare parts already constructed. Encroachment is what makes life interesting. Encroachers and encroachees inaugurated an arms race, leading to new varieties of both. Soon – in billion years or so – there were many «ways of making a living» (as Richard Dawkins has put it), but these many ways will always be but a Vanishing thread of faculty in the Vast space of logical possibility. Almost every combination of building blocks is a way of not being alive.
One of the most important innovations in this arms race of competitive design was the accident known as the eukaryotic revolution, which happened some billion years ago. The first living things, the relatively simple cells known as prokaryotes, had the planet to themselves for around three billion years, until one of them got invaded by a neighbor, and the resulting team-of-two more fit than their uninfected cousins, so they prospered and multiplied, passing their teamwork on to their offspring. It was an early instance of a sort of cooperation: ‹symbiosis›, a case in which X and Y collide, but instead of X destroying Y, or vice versa, or even worse, mutual self-destruction – the usual result of collisions in this hard world – X and Y join forces, creating Z, a new, bigger, more versatile thing, with better options. This may have happened many times in the prokaryotic world, of course, but once it happened the first time, the planet was changed for all subsequent life. These super-cells, eukaryotes, lived alongside their prokaryotic cousin, but were enormously more complex, versatile, and competent thanks to their hitchhikers. This was unwitting cooperation, of course. The eukaryotic teams were utterly oblivious of the teamwork in which they engaged. They had – and needed – no appreciation of free-floating rationale for their advantage over the competition. The early eukaryotes were not themselves multicellular, but they opened up the design space of multicellular organisms since they had enough spare parts to become different kinds of specialists.”
DANIEL CLEMENT DENNETT, “Freedom Evolves”, Viking, New York 2003, Chapter 5 ‘Where does all the design come from?’, ‘Early Days’, pp. 144 – 145.

lunedì 24 febbraio 2014

Buco Nero. Un'idea interessante è che il seme di un universo possa essere simile al seme di una pianta: un granello di materiale essenziale, ben compresso, nascosto all'interno di un guscio protettivo. E questo descrive esattamente ciò che viene creato all'interno di un buco nero. I buchi neri sono i cadaveri di stelle giganti. Quando una stella esaurisce il combustibile, il suo nucleo collassa verso l'interno. La gravità attira tutto in una morsa sempre più spietata. Le temperature raggiungono i 100 miliardi di gradi. Gli atomi vanno in pezzi. Gli elettroni vengono triturati. I residui vengono ulteriormente sgualciti. La stella, a questo punto, si è trasformata in un buco nero

..E SE VIVESSIMO AL DI LA' DI UN BUCO NERO ?

Ogni buco nero è una porta verso un altro universo, e il nostro universo si è formato all'interno di un buco nero presente in un universo più grande. Uno sguardo alla teoria affascinante (e per ora indimostrabile) del fisico Nikodem Poplawski.
Mettiamo indietro le lancette dell'orologio. Prima che gli esseri umani esistessero, prima che la Terra si fosse formata, prima che il Sole si fosse acceso, prima della nascita delle galassie, prima ancora che la luce potesse persino brillare, c'era il Big Bang. Questo avvenne 13, 8 miliardi anni fa. E prima di questo?
Molti fisici sostengono che non ci sia un prima. Il tempo ha iniziato il suo ticchettio, insistono, nel momento stesso del Big Bang, e credono che qualsiasi cosa avvenuta in precedenza non sia nel regno della scienza. Non riusciremo mai a capire come apparisse la realtà pre-Big Bang, o di che fosse formata o perché sia esplosa per creare il nostro universo. Tali nozioni sono al di là della comprensione umana.

Ma alcuni scienziati meno ortodossi non sono d'accordo. Questi fisici teorizzano che, un attimo prima del Big Bang, tutta la massa e l'energia dell'universo nascente sia stata compattata in un incredibilmente denso - ma finito - granello. Chiamiamolo pure il seme di un nuovo universo.
Si pensa che questo seme fosse inimmaginabilmente piccolo, forse migliaia di miliardi di volte più piccolo di ogni particella che gli esseri umani sono mai stati in grado di osservare. Eppure si tratta di una particella che può innescare la produzione di ogni altra particella, per non parlare di ogni galassia, sistema solare, pianeta e persona.
Se davvero si vuole chiamare qualcosa "la particella di Dio", questa sembra essere la candidata più adatta. Ma come è stato creato un tale seme? Un'idea, sbandierata da diversi anni - in particolare da Nikodem Poplawski della University of New Haven - è che il seme del nostro universo sia stato forgiato in quello che è il forno definitivo, probabilmente l'ambiente più estremo in tutta la natura: all'interno di un buco nero.

I multiversi si moltiplicano
È importante sapere, prima di andare oltre, che negli ultimi due decenni molti fisici teorici sono giunti a credere che il nostro universo non sia l'unico. Potremmo infatti essere parte di un multiverso, un'immensa serie di universi separati, ognuno con la sua sfera brillante di cielo notturno.

Come e se un universo possa essere effettivamente collegato a un altro è fonte di molte discussioni, tutte altamente speculative e, finora, completamente indimostrabili. Ma un'idea interessante è che il seme di un universo possa essere simile al seme di una pianta: un granello di materiale essenziale, ben compresso, nascosto all'interno di un guscio protettivo.
E questo descrive esattamente ciò che viene creato all'interno di un buco nero. I buchi neri sono i cadaveri di stelle giganti. Quando una stella esaurisce il combustibile, il suo nucleo collassa verso l'interno. La gravità attira tutto in una morsa sempre più spietata. Le temperature raggiungono i 100 miliardi di gradi. Gli atomi vanno in pezzi. Gli elettroni vengono triturati. I residui vengono ulteriormente sgualciti.
La stella, a questo punto, si è trasformata in un buco nero, il che significa che la sua attrazione gravitazionale è così forte che nemmeno un fascio di luce può sfuggirle. Il confine tra l'interno e l'esterno di un buco nero è chiamato orizzonte degli eventi. Buchi neri enormi, alcuni dei quali milioni di volte più massicci del Sole, sono stati scoperti al centro di quasi tutte le galassie, compresa la nostra Via Lattea.

Domande senza fondo
Se si utilizzano le teorie di Einstein per descrivere ciò che avviene sul fondo di un buco nero, troviamo un posto che è infinitamente denso e infinitamente piccolo: un concetto ipotetico chiamato singolarità. Ma gli infiniti in genere non si trovano in natura. Le teorie di Einstein, che prevedono meravigliosi calcoli per la maggior parte del cosmo, non funzionano più di fronte alle forze enormi, come quelle all'interno di un buco nero o quelle presenti alla nascita del nostro universo.
I fisici come il dottor Poplawski dicono che la materia all'interno di un buco nero raggiunge un punto in cui non può essere compattata oltre. Questo "seme" potrebbe essere incredibilmente piccolo, ma avere il peso di miliardi di Soli. A differenza di una singolarità, però, è reale.
Il processo si ferma, secondo il dottor Poplawski, perché i buchi neri girano. Essi ruotano molto rapidamente, probabilmente vicino alla velocità della luce. E questa rotazione conferisce al seme compattato una quantità enorme di torsione. Non è solo piccolo e pesante, è anche attorcigliato e compresso, come uno di quei serpenti a molla dentro le lattine. Che può improvvisamente esplodere, con un botto. Come in un Big Bang, o come il dottor Poplawski preferisce chiamarlo, un Big Bounce, un "grande rimbalzo".
È possibile, in altre parole, che un buco nero sia un condotto, una "porta a senso unico", dice il Dott. Poplawski, tra due universi. Ciò significa che se vi trovaste a cadere nel buco nero al centro della Via Lattea, è possibile che voi (o almeno le particelle triturate che una volta eravate voi) finirete in un altro universo. Questo altro universo non è dentro il nostro, aggiunge il dottor Poplawski, perché il buco è solo il link, come una radice comune che collega due alberi di pioppo.

E che dire di tutti noi, qui nel nostro universo? Potremmo essere il prodotto di un altro universo più anziano. Chiamatelo pure il nostro universo madre. Il seme di questo universo madre, forgiato all'interno di un buco nero, può aver avuto il suo Big Bounce 13, 8 miliardi anni fa, e anche se il nostro universo è in rapida espansione da allora, potremmo ugualmente essere ancora nascosti dietro l'orizzonte degli eventi di un qualche buco nero.


Spaventoso Video di una Supercella di Tempesta
Ecco uno scenario da apocalisse! Si tratta della ripresa in timelapse della formazione di grandi tempeste detta a "supercella" sopra i cieli vicino a Booker, nel Texas, USA. Una supercella è un cumulonembo che si sviluppa all'interno di un mesociclone, ossia di una bassa pressione ampia dai 10 ai 100 km. 
Fotografia di Mike Olbinski.

https://www.facebook.com/photo.php?v=674958242568398&set=vb.512471868817037&type=2&theater


su piccola scala il principio fisico che ha dato vita al sistema solare...



In realtà, il principio fisico è totalmente diverso; spiacente di deluderti!



mercoledì 19 febbraio 2014

Edda. Nove mondi ricordo nove sostegni, e l'albero misuratore, eccelso che penetra la terra.


So che un frassino s'erge
Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d'acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.
Sempre s'erge verde
su Urðarbrunnr.


Nove mondi ricordo
nove sostegni,
e l'albero misuratore, eccelso
che penetra la terra.
Ljóða Edda. Vǫluspá







venerdì 14 febbraio 2014

Origene. Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.

Il seme del pero si ingrandisce per diventare un pero, il seme del noce per diventare noce, il seme di Dio per diventare Dio. Poiché Dio stesso ha seminato, sotterrato, generato questo seme, esso può essere coperto o nascosto, ma non è mai distrutto o estinto: è ardente, luminoso, chiaro, e brucia e tende incessantemente verso Dio.
Origene


Renditi conto di essere in piccolo un secondo mondo, e che in te sono il Sole, la Luna e anche le stelle
Origene


Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa: La poesia della fisica.
«La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra.
È la cosa più poetica che conosco della fisica: Tu sei polvere di stelle.
Voi non potreste essere qui se le stelle non fossero esplose, perché gli elementi che concernono l’evoluzione – il carbonio, l’azoto, l’ossigeno, il ferro – non furono creati all’inizio del tempo. Sono stati creati nella fornace nucleare delle stelle, e il solo modo perché si trovassero nel tuo corpo, non è se non che le stelle fossero così gentili da esplodere. Dunque, dimentica Gesù. Le stelle sono morte perché tu potessi essere qui adesso
Lawrence Krauss


stars-and-planets-photo-img355-JPG

giovedì 6 febbraio 2014

David Böhm. Quasi tutti conoscono gli ologrammi, immagini tridimensionali proiettate nello spazio per mezzo di un laser. Ora, due grandi scienziati - David Böhm, fisico quantistico presso la University of London e Karl Pribram, neurofisiologo di Stanford, uno degli artefici della nostra attuale concezione del cervello suppongono che l'universo stesso sia organizzato come un ologramma, in cui ogni parte contiene il tutto. Questo nuovo modo di considerare l'universo dovrebbe chiarire non solo molti degli enigmi insoluti della fisica, ma anche quegli accadimenti misteriosi come la telepatia, le esperienze extracorporee e di premorte, i sogni "lucidi", e perfino le esperienze religiose e mistiche di unità cosmica e le guarigioni miracolose. La realtà è molto diversa da come oggi viene vista e immaginata. Deve esistere una spiegazione di fondo delle capacità paranormali della mente umana della sua influenza continua sul mondo corporeo e fisico. La fisica quantistica e la neurofisiologia stanno elaborando un nuovo paradigma di interpretazione della realtà basato sull’ologramma l’immagine tridimensionale in cui ogni parte contiene il tutto.

Le persone non cambiano, si rivelano.
David Lynch


C'è un oceano di pura, vibrante coscienza dentro ciascuno di noi e si trova proprio alla sorgente della mente, alla sorgente del pensiero e anche alla sorgente di tutta la materia. Questo oceano di pura coscienza viene chiamato "campo unificato" dalla fisica moderna e gli scienziati oggi dicono che tutta la materia, ogni cosa che esiste, emerge da questo campo.
David Lynch


Circa trecento anni fa gli scienziati iniziarono a studiare la materia per comprendere di cosa fosse fatta. Scoprirono che è composta di molecole, cellule, atomi, particelle subatomiche, fino alle particelle più elementari. …Negli anni '70 la scienza moderna, la fisica quantistica, ha scoperto il campo unificato; cioè l’unita di tutte le particelle, di tutte le forze nella manifestazione della creazione. Si tratta di un campo di nessuna cosa, di nullità, e gli scienziati dicono che da questo campo possono emergere cose, questo campo non è ancora manifesto, ma tutte le manifestazioni provengono da questo.
David Lynch


Qualsiasi tradizione, buona o cattiva, fa in modo che la gente accetti una certa struttura della realtà, in modo molto sottile, senza rendersi conto che lo si sta facendo per imitazione o per esempio con parole. Così il bambino sviluppa fortemente un approccio in cui il cervello attribuisce le cose che sono nella tradizione a una realtà che è indipendente dalla tradizione stessa. E gli dà tremenda importanza. Ciò avviene in ogni cultura. La tradizione ha effetti reali di tutti i tipi, che possono anche avere un qualche valore, ma condiziona contemporaneamente il cervello a una certa visione della realtà, che è fissa. Nella nostra cultura assumiamo un condizionamento in riferimento a quello che è percepito come reale, necessario e giusto, ciò che dobbiamo fare della nostra vita, che tipo di persona vorremmo essere, qual è realmente la cosa giusta da fare e così via. Tutto questo è raccolto attraverso piccole, minuscole indicazioni che sembrano scaturire direttamente dalla realtà. Una persona può guardare quella realtà e dire: "Questa è la realtà, devo tenere i piedi per terra". Ma questa terra è stata creata dalla tradizione, dal pensiero; non c'è niente sotto di essa. È sostenuta e nutrita solo da questo cervello "danneggiato", che non è in grado di uscire da quel cerchio vizioso che si è autocreato."
David Bohm


Il sistema fisico in cui siamo immersi non si manifesta a tutti nello stesso modo, ma in rapporto al grado di conoscenza che si ha di esso. Siamo inseriti in un contesto totalmente virtuale e la realtà non può che apparirci nel modo in cui crediamo che sia.
David Bohm



"Il grande fisico David Bohm ci ha insegnato che più si accede agli aspetti quantici della materia più si riconosce che il mondo agisce come una unità indivisibile dove la natura intrinseca di ogni sua parte appare in continua interazione con tutto ciò che la circonda. La comprensione di questa realtà ci può indurre a pensare all'universo come un insieme di "stati di coscienza" le cui implicazioni non solo nei domini dell'infinitamente piccolo ma anche e soprattutto nelle sue implicazioni etiche, relazionali, biosistemiche ed eco-psico-spirituali, cambieranno la natura profonda di ciascuno di noi nella nostra relazione con il tutto a cominciare dalla consapevolezza della natura e del significato della nostra stessa anima e del nostro "Fare-anima" ed "Essere-anima" in relazione. Comprenderemo allora che davvero PSICHE è MONDO."





"Il fisico nucleare David Bohm ha detto che un elettrone non è un'entità a sè stante ma è fatto di tutti gli altri elettroni. Questa è una manifestazione della natura di "paratantra", la natura dell'inter-essere: non ci sono entità separate, ci sono solo manifestazioni che per poter esistere si basano le une sulle altre."


"Quasi tutti conoscono gli ologrammi, immagini tridimensionali proiettate nello spazio per mezzo di un laser.
Ora, due grandi scienziati - David Böhm, fisico quantistico presso la University of London e Karl Pribram, neurofisiologo di Stanford, uno degli artefici della nostra attuale concezione del cervello suppongono che l'universo stesso sia organizzato come un ologramma, in cui ogni parte contiene il tutto.
Questo nuovo modo di considerare l'universo dovrebbe chiarire non solo molti degli enigmi insoluti della fisica, ma anche quegli accadimenti misteriosi come la telepatia, le esperienze extracorporee e di premorte, i sogni "lucidi", e perfino le esperienze religiose e mistiche di unità cosmica e le guarigioni miracolose.
La realtà è molto diversa da come oggi viene vista e immaginata. Deve esistere una spiegazione di fondo delle capacità paranormali della mente umana della sua influenza continua sul mondo corporeo e fisico.
La fisica quantistica e la neurofisiologia stanno elaborando un nuovo paradigma di interpretazione della realtà basato sull’ologramma l’immagine tridimensionale in cui ogni parte contiene il tutto".



giovedì 30 gennaio 2014

Richard Feynman. L'universo intero in un bicchiere di vino - Richard Feynman Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi. Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie. Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!


Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino
Una volta un poeta disse: «L'universo intero è in un bicchiere di vino». 
Probabilmente non sapremo mai in che senso lo disse, perché i poeti non scrivono per essere compresi.
Ma è vero che se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l'intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. Il vetro è un distillato di rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti dell'età dell'universo, e l'evoluzione delle stelle. Ci sono i fermenti, gli enzimi, i substrati e i prodotti. Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione. Non si può scoprire la chimica del vino senza scoprire, come fece Louis Pasteur, la causa di molte malattie.
Com'è vivido il novello, che imprime la sua esistenza nella consapevolezza di chi lo osserva! 
Se le nostre fragili menti, per convenienza, dividono il bicchiere di vino, l'universo, in parti (fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia e così via) ricordiamo sempre che la natura non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme, e non dimentichiamo qual è il suo scopo. Togliamoci un ultimo piacere: beviamo, e dimentichiamo!
Richard Feynman, L'universo intero in un bicchiere di vino



«In generale, il procedimento per scoprire una nuova legge è questo: per prima cosa tiriamo a indovinare - non ridete è proprio così che facciamo - poi calcoliamo le conseguenze della nostra intuizione per vedere quali circostanze si verificherebbero se la legge che abbiamo immaginato fosse giusta. Infine confrontiamo i risultati dei nostri calcoli con la natura, con gli esperimenti, con l'esperienza, con i dati dell'osservazione, per vedere su funziona. Se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. In questa piccola affermazione c'è la chiave della scienza. Non importa quanto bella sia la tua intuizione, non importa quanto intelligente sia la persona che l'ha formulata o quale sia il suo nome, se non è in accordo con gli esperimenti è sbagliata. E' tutto qui. Ora immaginate di aver avuto una buona intuizione, e di aver calcolato che tutte le conseguenze della vostra premessa sono in accordo con gli esperimenti, la teoria allora è giusta? No, semplicemente non si è potuto dimostrare che sia sbagliata perché in futuro, un numero maggiore di esperimenti potrebbe scoprire qualche discrepanza e la teoria si rivelerebbe sbagliata. E' per questo che le leggi di Newton per il moto dei pianeti sono rimaste valide per così tanto tempo. Newton ha ipotizzato la legge della gravitazione, con questa ha calcolato i moti dei pianeti e li ha confrontati con gli esperimenti. Ci sono volute diverse centinaia di anni prima che un minuscolo errore nel moto di Mercurio fosse osservato. Durante tutto quel periodo nessuno era stato in grado di dimostrare che la teoria fosse sbagliata e poteva essere considerata temporaneamente giusta. Ma una teoria non può mai essere dimostrata giusta, perché le osservazioni di domani possono svelare che quello che credevamo giusto era in realtà sbagliato. Per cui non abbiamo mai la certezza di essere nel giusto, possiamo essere sicuri solo di esserci sbagliati».

Richard Phillips Feynman (1918 – 1988), scienziato statunitense, premio Nobel per la fisica.




giovedì 21 novembre 2013

Pier Luigi Ighina - La legge del Ritmo. circa 15 anni or sono hanno determinato che il suono di fondo dell'Universo sono note di un flauto ..........

La Crepa nel muro



circa 15 anni or sono hanno determinato che il suono di fondo dell'Universo sono note di un flauto 


Là "in fondo c'è un bellissimo giovane che suona ed affascina i mondi" suona e danza assieme alla Sua amata e gli universi si muovono al loro ritmo 

Jaya Radhe Jaya Shyam





Non so quale sia il suono .. ma tutto è frequenza, tutto è suono, tutto è "musica", e noi balliamo e cantiamo, più o meno intonati .. 


venerdì 22 novembre 2013


Pier Luigi Ighina - La legge del Ritmo


Alberto Tavanti

Penso di poter affermare senza ombre di dubbio, che tutto ciò che è vivo e vitale si esprime con funzioni ritmiche. Se non vi è Ritmo, non vi può essere vita. Ma cos’è il Ritmo in se stesso? Vi sono tanti tipi di ritmi in natura: il Ritmo diurno e notturno che alterna il passaggio della notte al giorno e viceversa; il Ritmo mensile della Luna; il Ritmo delle stagioni. Nell’uomo poi, vi è il Ritmo cardiaco, il Ritmo respiratorio, quello digestivo, ecc. ecc. Si può dire che la presenza del Ritmo caratterizza non solo l’esistenza degli esseri viventi, ma altresì di tutto ciò che appare nell’Universo creato.

Se si volesse dare una definizione il più possibile sintetica del Ritmo, dovremmo dire che esso consiste in un moto alterno esteriore, che può avere la forma di un moto ciclico, sia parabolico che spiraliforme, che esprime una Pulsazione interna che si espande e si contrae di continuo. Ora se la Pulsazione è l’aspetto interno e quindi nascosto del Ritmo, lo spostamento ritmico spaziale esteriore di aspetto variabile che lo manifesta in successione più o meno rapida, è tutto ciò che può essere conosciuto in maniera apparente dai sensi di un essere umano.

Ne deriva che i nostri sensi captano solo ciò che è esteriore e quindi superficiale del Ritmo e questo pone un limite notevolissimo fra l’uomo e la vera conoscenza di quanto lo circonda. Ighina ha portato sulla Terra la rivelazione di ciò che è il Ritmo nella sua interiorità, ma come sempre accade in questi casi, nessuno o quasi ha creduto alle sue parole, che implicavano una realtà sconosciuta alle percezioni sensoriali. 



Come amico intimo e fedele collaboratore di Ighina, io cerco di portare avanti la sua opera di diffusione di queste importantissime verità, che se venissero comprese ed accettate, contribuirebbero a trasformare in modo evolutivo l’esistenza dell’umanità, indirizzandola verso un avvenire spirituale di salvezza.

Il sistema più semplice per comprendere le sue rivelazioni, consisterebbe nel Credere alle sue parole per Fede, così come ho fatto io e pochi altri a suo tempo, perché “sentivamo” interiormente che era la Verità quella che ci veniva proposta e solo in seguito ci siamo accorti che la ricompensa alla nostra fiducia, era una comprensione anche logica e razionale di tutti i fenomeni misteriosi che avvengono di continuo in noi e attorno a noi. Ma nel nostro tempo dominato da una mentalità materialistica che crede solo a ciò che vede e tocca con le mani, pur interpretandolo nei modi più diversi, chi crederà alle nostre parole, ad una visione energetica e quindi spirituale della vita, l’unica che può fondere nell’armoniosa Unità della Realtà tutti i contrasti e le contraddizioni?

La visione dell’Universo di Ighina è meravigliosa, perché spiega tutti i fenomeni in maniera semplice ed unitaria, perché fonde in sé in una visione di insieme, non solo ciò che si scopre nella natura coi mezzi di indagine scientifici, ma ne rivela le corrispondenze in campo religioso. Ighina affermava che non era possibile tener separata la Scienza dalla Religione, dal momento che entrambe rispondono a fondamentali esigenze dell’essere umano, che ha nella mente il desiderio di conoscere l’intima natura di ciò che lo circonda e percepisce tramite i sensi, e nel cuore il bisogno di credere che tutto ciò che esiste ha un Creatore ed uno scopo da realizzare anche per suo tramite.
Purtroppo ormai da millenni, si è realizzata nell’uomo questa dicotomia, che tiene separata la mente dal cuore dell’uomo, impedendogli di gustare appieno la meravigliosa Unità del Creato che tutto collega, tutto spiega e a tutto dà un significato. Ultimamente mi sono reso conto che forse è eccessivo pretendere di cambiare una erronea mentalità umana, consolidatasi nei secoli, con semplici argomentazioni ben fondate su prove, che in passato mi hanno spinto addirittura a desiderare di mettere in atto per convincere il mio prossimo, segni straordinari; ma poi ho eliminato da me questo ingenuo desiderio pensando a Gesù che di miracoli strepitosi ne ha compiuti tanti, senza tuttavia riuscire a cambiare la mentalità dominante del suo tempo, che si è liberata di Lui inchiodandoLo alla Croce.

Pertanto ho deciso di ridimensionare le mie aspettative, rinunciando a voler convincere chicchessia della Verità contenuta nel profetico messaggio diIghina, ma accontentandomi solo di far nascere nella mente di chi legge quanto ormai da anni vado scrivendo, un ragionevole dubbio. Qualche tempo fa è venuto a farmi visita un caro amico, che si interessa molto di Ighina e dei suoi studi, ma che si chiude come un riccio quando tocco l’argomento Religione, che per lui non è altro che un infame retaggio di superstizioni instillate nei cuori semplici da parte di chi voleva dominare tramite l’ignoranza, la vita dei popoli.

E’ con lui che mi è venuto spontaneo iniziare un discorso, che invece di proporre cose nuove difficilmente accettabili, cerca di far vedere i limiti delle così dette “certezze scientifiche” che ormai sono entrate nel D.N.A mentale dell’odierna umanità.
Così ho iniziato a parlare di cinematografia, dicendo: “ Tu sai senz’altro che quando assistiamo alla proiezione di un film, riusciamo a vederlo solo in virtù della persistenza delle immagini sulla retina. Un improvviso lampo di luce può accecarci, ma anche la proiezione di un film ci “acceca”, dal momento che ci fa vedere come movimento continuo e coerente sullo schermo, ciò che in realtà è continuamente interrotto da “ombre” che si inseriscono fra i singoli fotogrammi.

La cinematografia esiste, perché sfrutta l’incapacità dei nostri occhi di cogliere la presenza di elementi estranei alla luce, nella proiezione del film. Infatti, nel momento in cui l’otturatore taglia il fascio luminoso del proiettore, nasconde allo sguardo l’intervallo che separa ogni singolo fotogramma da quello che lo segue, offrendoci così una continuità di visione del tutto falsa in se stessa. Quegli attimi di ombre non avvertite, ma che pur rappresentano una parte sostanziale del film a cui assistiamo, dal momento che hanno una durata quasi pari a quella in cui percepiamo le immagini luminose, dovrebbero farci riflettere seriamente e porci dei dubbi sulla validità della attendibilità dei nostri mezzi percettivi, sui quali tuttavia abbiamo fondato tutta la nostra vita, tutta la nostra mentalità.

Ighina affermava che noi vediamo solo una parte della realtà, dal momento che anche la luce del Sole è ritmica, pulsante, poichè riassorbe in sé come “ombre” inavvertite dai sensi umani, le riflessioni della sua luce che riceve non solo dai Pianeti, ma anche dal Firmamento, che è lo schermo su cui il Sole proietta il film della Creazione, che poi si evidenzia in modo apparente ed illusorio in virtù della persistenza retinica, come materia più o meno in moto nello Spazio. Dopo aver visto un film, dovremmo chiederci: “ Che cosa sarà successo in quella proiezione tenebrosa che pur si è verificata sotto i miei occhi, senza che io ne abbia avuto coscienza?

Ora, se anche la luce del Sole si comporta nella stessa maniera, sono costretto a dedurne che metà della mia vita mi viene sottratta, dal momento che non riesco ad averne coscienza e tanto meno ricordo! “ Ighina sosteneva che sono quelle inavvertite pause tenebrose, che ci nascondono il Mistero della Riflessione e del Riassorbimento della Luce, la parte ignota del Ritmo; ma chi crederà? L’amico al quale ho rivolto per primo questo discorso, mi ha confidato di non riuscire a liberarsi dal dubbio che possa essere vero quanto gli ho detto. La cosa mi ha fatto molto piacere e mi fa ben sperare che possa servirgli a distaccarsi da una concezione arida ed incompleta della vita, per aprirsi alla fecondità del Mistero che appare tenebroso, ma che contiene in sé i germi di Verità di una visione spirituale della vita.


Parte seconda

Nella prima parte di questa esposizione, parlando di cinematografia, ho cercato di mettere in evidenza alcune verità pienamente riconosciute come tali dalla Scienza Ufficiale, sia in campo fisico che tecnologico, ma le cui conseguenze a livello filosofico ed esistenziale sono completamente ignorate dalla quasi totalità degli esseri umani. Tutti assistono ogni giorno e per più ore, a trasmissioni televisive e a spettacoli cinematografici, ma nessuno si rende conto che ciò che si vede sul piccolo o grande schermo, non è reale (ovviamente non parlo della trama degli spettacoli, ma del mezzo che ne permette la percezione), ma una illusione scambiata per realtà dai nostri sensi, soprattutto dalla vista che viene ingannata di continuo dalla persistenza degli impulsi luminosi sulla retina, che trasforma una ritmica proiezione luminosa, frammentata da interruzioni tenebrose provocate dall’otturatore, in una continua e coerente successione di immagini in movimento collegate fra loro.

L’invenzione della cinematografia avrebbe dovuto provocare una crisi esistenziale di proporzioni mondiali nell’umanità, abituata a considerare le percezioni sensoriali come fedeli testimoni della realtà oggettiva e quindi come fondamento della comune mentalità basata sulla logica, che aveva ed ha tuttora nella supposta veridicità delle percezioni, il presupposto delle sue deduzioni. E’ stupefacente pensare come i fratelli Lumière (parola che in francese significa Luce), con la invenzione del cinematografo hanno rivelato al mondo il fondamento ritmico della creazione, ma praticamente nessuno ha compreso il vero significato di questa straordinaria realizzazione, che se da un lato insegna a creare illusioni talmente verosimili, da essere capaci di eccitare, commuovere, spaventare chi le guarda al pari dei più comuni avvenimenti della vita, dall’altro stimola a ricercare al di là delle apparenze sensoriali, la vera natura della realtà.

L’opera dei fratelli Lumière è stata un forte richiamo del tutto incompreso, alla revisione dei principi fondamentali della metodologia conoscitiva sensoriale, richiamo completamente ignorato e frainteso, ma solo considerato nel suo aspetto superficiale di semplice spettacolo. Dopo i Lumière, è stato il grande scienziato Heisemberg, a mettere in guardia la comunità scientifica internazionale sugli effetti provocati dalla luce nel campo delle indagini atomiche e sub atomiche.
Diceva Heisemberg: “ Per vedere è indispensabile la luce, ma la luce interferisce con gli atomi e ne altera posizione e moto.

NE CONSEGUE CHE NON SARA’ MAI POSSIBILE UNA INDAGINE SENSORIALE VERAMENTE OBBIETTIVA DELLA STRUTTURA ATOMICA.

Riassumendo, i fratelli Lumière hanno evidenziato la facilità con cui il senso della vista può essere ingannato, dal momento che reagisce ad uno stimolo luminoso per un tempo superiore alla durata dell’impulso stesso (persistenza), gettando le basi per una revisione della attendibilità delle percezioni soggettive. A sua volta Heisemberg ha messo in risalto le interferenze oggettive che la luce provoca nell’ambiente atomico – particellare, ma nessuno ha voluto rinunciare alle proprie ricerche per motivi di stupido orgoglio e si è cercato di sostituire alla luce le accelerazioni operate tramite enormi campi magnetici, come se questi non operassero sugli atomi influenze determinanti. 

Poiché l’intero universo materiale è composto di atomi, doveva essere facile dedurne che i rapporti fra l’uomo e l’ambiente circostante, sono viziati dagli effetti provocati dalla luce sulla materia e che è impossibile scoprire con mezzi esteriori, ciò che avviene nel suo interno. Personalmente fin da quando ero un ragazzo, ho sempre osservato con stupore gli effetti provocati dalla luce sul radiometro, cioè su quella ampolla di vetro contenente delle palette di colore bianco e nero fra loro alternate, che ruotavano velocemente su un perno se venivano esposte alla luce.

Era più che evidente che il radiometro rivelava LA PRESSIONE DELLA LUCE SULLA MATERIA, ma in nessun libro di fisica o di astronomia ho mai riscontrato alcuna teoria che contemplasse gli inevitabili sviluppi di tale comprovata constatazione.
Quando ho conosciuto Pier Luigi Ighina e ne ho ascoltato e seguito gli insegnamenti, finalmente ho compreso la vera natura dei rapporti fra Luce e Materia e le conseguenti illusioni di cui sono vittime inconsapevoli tutti gli uomini. Da Ighina ho appreso la Legge del Ritmo, di cui Luce e Materia sono le contrapposte polarità di manifestazione e le cause dell’Effetto Stroboscopico, che è il “velo” che nasconde agli uomini la vera natura della Realtà.

Non conoscendo la fondamentale Legge del Ritmo, gli uomini credono che ciò che serve per conoscere ciò che è esteriore, serva anche per scoprire i segreti dell’interiorità e costruiscono teorie del tutto erronee. Cosa fa la luce quando entra all’interno di una camera oscura? Si inverte, cambia polarità e questo gli uomini lo sanno e nei processi di sviluppo fotografico agiscono di conseguenza; ma se andate a raccontare loro che per conoscere la realtà interiore devono invertire la propria mentalità, sono subito pronti a lapidarvi! Ighina affermava che esiste una sola Energia Fondamentale Creatrice da cui ogni cosa creata deriva; tale Energia di per sé omogenea e quindi indifferenziata, Ighina la chiamava Spirito.

Lo Spirito distaccando da Sé una parte di Sé, dava inizio con tale parte ad un ritmico rapporto d’Amore, sotto forma di invisibile Emanazione e susseguente Riflessione, che aumentava sempre più il reciproco Amore e quindi l’interiore Energia.
Tali ritmiche effusioni sempre più rapide ed intense, portavano ad uno stato di immobile Tensione, che poi esplodeva generando la Luce Creatrice. Si può dire quindi, che è la Luce il primo aspetto concreto e quindi visibile assunto dallo Spirito, la quale irradiandosi sotto forma di Aloni che si dilatavano allontanandosi e poi si contraevano verso il punto esplosivo di origine, davano inizio al Ritmo Creativo. Infatti la Luce dilatata ormai in via di contrazione, scontrandosi con quella ancora in fase di dilatazione, dava origine a tutti i tipi di materia, a seconda del punto dello Spazio in cui avveniva lo scontro.

Ecco dunque spiegata in rapida sintesi, l’Origine della Luce e della Materia, che in realtà sono forme diverse di una sola Energia Creatrice e che tramite il Ritmo si trasformano di continuo una nell’altra. Ora la Luce quando appare ai sensi, è sempre in fase dilatante, in quanto quando è in fase contraente in seguito alla Riflessione sul Limite che la contiene, assume un aspetto tenebroso e cioè non visibile. Luce e Tenebra si manifestano superficialmente con un moto spiraliforme di senso contrario uno all’altro e con una diversa velocità che è maggiore nella fase dilatante luminosa.

E’ questa diversa velocità che origina sulla superficie dei Pianeti la Pressione altrimenti detta Forza di Gravità, che si manifesta anche come Effetto Stroboscopico, che fa vedere in certi casi in movimento ciò che è fermo e fermo ciò che si muove nello Spazio. E qui anch’io mi fermo, perché ho deciso che è più importante evidenziare ciò che è sbagliato in ciò che si è creduto e si crede tuttora, al fine di suscitare ragionevoli dubbi, piuttosto che proporre rivoluzionarie teorie innovative, che per essere accettate richiedono il non facile abbandono di una mentalità superata, ma mantenuta in vita anche se cristallizzata, perché consolidata dalla tradizione e dalla abitudine.


Terza parte

Per non scandalizzarvi troppo, sottopongo con gradualità alla vostra attenzione, le logiche conseguenze che si possono trarre da un dato di fatto incontrovertibile, citato nella prima parte di questa esposizione e cioè che LA DURATA DI UNO STIMOLO LUMINOSO SULLA RETINA DEGLI OCCHI UMANI, IN VIRTU’ DEL FENOMENO DELLA PERSISTENZA, E’ PIU’ LUNGA DI QUELLA DELLO STIMOLO STESSO. Visto che si tratta di logiche conseguenze desunte da una realtà riconosciuta tale dalla Scienza Ufficiale, sembrerebbe assurdo il timore di scandalizzare coloro che credono nel valore e nella importanza della logica come Metodo conoscitivo; ma purtroppo il fenomeno fisico della Persistenza luminosa, ha equivalenti analogici in quello della Caparbietà psicologica, che di per sé è completamente irrazionale.

Volete costringere una persona a reagire in maniera violenta del tutto immotivata? Mettetela con le spalle al muro, tentando di cambiare le sue convinzioni con prove documentate e argomentazioni logiche: diventerà una belva. Per molti anni sia Ighina che io, abbiamo cercato di far cambiare mentalità ad un grande numero di persone senza riuscirci; così ci siamo resi conto che non esiste una sola Logica valida per tutti, ma che esistono tante Logiche quanti sono i presupposti su cui esse sono fondate. Ora, dal momento che non esistono presupposti per così dire “asettici”, ma tutti sono più o meno coscientemente inquinati da elementi estranei tenebrosi, che derivano dal subconscio di persone solo in apparenza equilibrate e degne di stima morale e professionale, vi sono ben poche speranze di cambiare o aprire varchi con argomentazioni razionali, in mentalità chiuse nelle prigioni di logiche egoistiche basate su motivazioni e presupposti per lo più inconsci.

In teoria, dovrebbe essere possibile ad una mente che ama la Verità e quindi la conosce, riuscire a modificare un’altra mente che “mente” inconsciamente a se stessa, per far comunque sopravvivere l’orgoglio che ne ha determinato la formazione. Ma in realtà riuscirvi è quasi impossibile, dal momento che nessuno è disposto a cedere alle migliori ragioni di un’altro, per cui reagisce con odio e invidia, cioè in modo del tutto irrazionale ed istintivo. A conclusione di tali premesse, stiliamo la sentenza di morte della validità della Logica come metodo conoscitivo, con queste parole:

“ Dal momento che ogni conclusione di un percorso logico di causa – effetto, dipende dal presupposto su cui è fondato e che tutti i presupposti anche se in apparenza simili, sono inquinati da “ombre” soggettive ignote alla coscienza, che al pari del senso della vista ignora la ritmicità implicita nelle sue percezioni sensoriali, si decreta la condanna a morte della Logica, che per tanti secoli ha ingannato l’umanità, separando e contrapponendo gli uomini fra loro, provocando di continuo lunghe e sanguinose guerre fratricide, illudendo gli schieramenti avversi di essere entrambi nel vero e di avere ragione.

Si raccomanda a tutti gli uomini che vogliono vivere nell’armonia e nella pace, di adottare come sistema conoscitivo e di giudizio LA LEGGE DEL RITMO che ha un valore universale, dal momento che sottintende non solo tutte le funzioni vitali, ma anche tutto ciò che esiste nell’intero universo.” La Legge del Ritmo è semplice nel suo ricorrente dinamismo; non si comporta stupidamente come la Logica, che una volta stabilito un presupposto, si precipita come una valanga lungo la china degli inevitabili effetti con risultati disastrosi, sempre in disaccordo con quanto implicito nel presupposto stesso.

A differenza della Logica che ha come punto di partenza più o meno visibile, un presupposto di origine esteriore e materiale, scelto per motivi non sempre chiari o in base a percezioni sensoriali quasi sempre errate o incomplete, il Metodo di conoscenza Ritmico parte sempre da un Centro Spirituale invisibile, scelto per Fede o per Amore, da cui si irradia un concetto di cui si “sente” interiormente con certezza la validità. Tale concetto che all’origine è sempre abbastanza vago e indistinto, parte dal Centro da cui nasce e con un moto convettivo o parabolico, ritorna di continuo al suo punto di partenza, che aggiorna con l’esperienza del suo viaggio e dove si ritempra assorbendo nuove forze per un ulteriore viaggio più esteso e proficuo.

Naturalmente tutto ciò avviene con ritmo rapidissimo che a livello psicologico si conclude in breve tempo in modo chiaro, con una illuminazione di tipo intuitivo. C’è da dire che nel processo Ritmico – Intuitivo, a differenza di ciò che avviene nel processo Logico – Deduttivo, il Tempo non esiste, se non in modo provvisorio, in quanto pur nascendo dal Centro e identificandosi nel Moto Convettivo ascendente che crea il Tempo che passa verso il Futuro, una volta toccato il vertice della Parabola questo Tempo cessa di esistere, dal momento che comincia a regredire nel moto discendente che rappresenta il viaggio verso il Passato fino al Centro in cui viene riassorbito, prima di venir riemanato per un nuovo viaggio verso un futuro del tutto relativo, data la sua brevissima durata; ma di tutto ciò gli esseri umani non hanno assolutamente coscienza.

Infatti non riuscendo a percepire gli intervalli che caratterizzano lo svolgersi del Tempo, così come non percepiscono i ritmici intervalli esistenti nella luce del Sole o in una proiezione cinematografica, essi attribuiscono al Tempo una continuità ed una direzione unilaterale che esso non possiede assolutamente. Quindi nel Processo Ritmico di conoscenza, il Tempo nasce e muore di continuo dall’Eterno e nell’Eterno Presente Divino di un Centro Spirituale.


Il sole è come un proiettore cinematografico che proietta la sua rotazione


Il Metodo di conoscenza Ritmico, offre a chi lo pratica e crede con Fede certa nella sua validità, dei vantaggi straordinari, primo fra tutti il contatto con Dio che è Verità e Unica Realtà; poi la possibilità di viaggiare, in teoria, nello spazio e nel tempo sia in avanti che a ritroso, dal momento che nell’Eterno Presente di Dio, tutto è già accaduto e nel contempo tutto deve ancora accadere, offrendo così all’uomo che si identifica pienamente nell’Attimo Presente, l’incredibile possibilità di modificare sia il Passato che il Futuro. Ma per riuscire in questo, non è sufficiente credere nella realtà di un simile potere. Per questo ho scritto “in teoria”, dal momento che nonostante io creda senza ombra dubbio, nella Verità assoluta di quanto ho enunciato, al momento attuale non sono ancora riuscito a concretizzarla.

Infatti non basta conoscere la Verità per avere il potere di modificare a proprio piacimento la ritmica Realtà dell’esistenza, ma è necessario
DIVENTARE LA VERITA’, RINUNCIANDO A TUTTE LE ILLUSIONI CHE CI MANTENGONO SEPARATI DALLA REALTA’.
LA VERITA’ E’ UN ESSERE VIVENTE CHE SI IDENTIFICA NELLA REALTA’ DIVINA, COSI’ COME CI HA INSEGNATO IL CRISTO, QUANDO HA DETTO: 

“ IL PADRE ED IO SIAMO UNA COSA SOLA.”
E’ NECESSARIO CHE L’UOMO RINUNCI ALL’ILLUSIONE DELLA SEPARAZIONE E GIUNGA ALL’IDENTIFICAZIONE CON DIO, DAL MOMENTO CHE E’ STATO DA LUI CREATO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA.
E’ QUESTO IL VERO SCOPO DELLA VITA, ED IO SPERO DI ESSER RIUSCITO A SUSCITARE IN CHI HA LETTO QUESTE PAROLE, UN RAGIONEVOLE DUBBIO.

Alberto Tavanti, ha collaborato con PierLuigi Ighina per 40 anni, dal 1964 fino alla sua morte.

Un link molto utile per chi vuole approfondire:

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