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domenica 2 settembre 2012

I Ponti di Madison County. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

Facevo dei pensieri su di Lui che non riuscivo a controllare e Lui li seguiva tutti. Qualunque cosa provassi, qualunque cosa volessi, Lui mi seguiva, e in quel momento tutte le cose che avevo saputo di me stessa fino ad allora, sparirono! Mi comportavo come un’altra donna, eppure non ero mai stata così me stessa prima di allora.
I ponti di Madison County 


E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.
dal film I ponti di Madison County 


“Non voglio avere bisogno di te"
“Perché?“
“Perché non posso averti!”
 I ponti di Madison County


Io non posso fingere che questo mi basti perché così dev'essere. 
E non posso fingere di non provare quello che provo, perché domani sarà finita.
dal film “I ponti di Madison County"


Mi rendevo conto che l'amore non obbedisce alle nostre aspettative: è mistero puro e semplice.
Robert James Waller, I ponti di Madison County



...in quattro giorni mi regalò una vita intera, un universo, ricompose i frammenti del mio essere in un tutto. Non ho mai smesso di pensare a lui, anche se non lo ricordavo consciamente, lo sentivo vicino a me, c'era sempre 
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti replicò lui. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama 'noi'. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County



Tu pensi che quanto è successo a noi succeda a tutti? Parlo di quello che proviamo l'uno per l'altra. Non siamo... non siamo più due persone separate. C'è gente che cerca una cosa simile per tutta la vita e non la trova, altri non sanno nemmeno che esiste...
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County


Lei non può capire... Una donna quando si sposa ed ha dei figli ferma la sua vita per dedicarsi completamente alla famiglia, poi i figli crescono se ne vanno e tu ti trovi sola a cercare di ricominciare la tua vita ma non ne sei più capace, è passato troppo tempo!
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Noi siamo le nostre scelte.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Voglio mantenerlo per sempre. Voglio amarti come ti amo ora per il resto della mia vita. Non capisci...lo perderemo se ce ne andiamo. Non posso far scomparire un'intera vita per iniziarne un'altra di nuova. Tutto quello che posso fare è cercare di mantenerle entrambe. Aiutami. Aiutami a non smettere di amarti.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Francesca: Ah, ha saputo tutta la storia...
Robert: Già, il cassiere del supermercato è stato molto loquace!
Francesca: Sì, quello è il gazzettino ufficiale della contea!
Robert: Adesso so di più sull'affare Delerine che sul mio matrimonio! Se per lei è un problema venire stasera non deve sentirsi obbligata a farlo. Non sono bravo a capire le reazioni della gente io... Ecco, non vorrei metterla in una situazione compromettente.
Francesca: Sì, sì capisco, è molto gentile a preoccuparsi. Robert, io voglio venire. Ci vediamo al ponte come avevamo stabilito. E non si faccia scrupoli, io non ne ho.
Robert: Se vuoi che mi fermi, dimmelo ora.
Francesca: Nessuno te lo sta chiedendo.
Robert: Non voglio aver bisogno di te.
Francesca: Perché?
Robert: Perché non posso averti.
 I ponti di Madison County




Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noiNo, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

I Ponti di Madison County




Una coppia non è un uomo più una donna: è una terza persona che formano insieme. 
Francoise Giroud

L'amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.
Italo Svevo




per completare la frase: L'amore sano è quello che abbraccia un uomo solo e intero, compreso il suo carattere e la sua intelligenza. Ecco ora è Yin e yang




Nel rapporto di coppia ciascuno dei due deve rimanere fermamente se stesso [...] Due rimangono due e creano insieme un loro UNO... [...] L'amore dei due contribuisce a formare una terza persona ideale, composta dalla parte migliore di ciascuno dei due partner. Quando invece uno dei due "annulla" l'altro, l'amore cessa di esistere
Cit. Agostino Degas 



Vanja Pegoiani ‎...e questo ci voleva....[I Ponti di Madison County]  il film + romantico e struggente che abbia mai visto....tipo love story...

martedì 22 maggio 2012

Critone. Quando il dialogo è un "monologo assistito"

Vieni avanti, Critone. Quando il dialogo è un "monologo assistito"


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«Una confessione per iscritto è sempre menzognera». Lo diceva Italo Svevo, o meglio lo diceva Zeno, o forse entrambi, e questo è solo il primo di molti tranelli. Non per nulla l’autobiografia ha fama di essere il più malfido dei generi letterari; si presta a tutte le reticenze e le compiacenze, agli accomodamenti retrospettivi, alle civetterie. Qui si lascia osservare l’analogia fondamentale tra l’ego umano e il soufflé in cottura, che è tutto un informe gonfiarsi e ribollire finché non lo trafigga la punta di una forchetta. Ecco, questa forchetta potrebbe provvederla il formato del libro-intervista, dove il narcisismo dell’autore cozza a ogni pagina con un emissario del principio di realtà, l’intervistatore. In altre parole, l’unico rimedio all’espansione incontrollata del soufflé è il dialogo, e anche per questo c’è chi mette in capo all’albero genealogico degli intervistatori Platone, fondatore del libro-intervista in forma di dialogo filosofico. Genealogia rivelatrice da qualunque lato la si guardi, perché:
1) Platone scriveva sia le domande sia le risposte, se la suonava e se la cantava;
2) certi intervistatori di Socrate erano, per dire il meno, piuttosto accomodanti: Critone non fa che punteggiare gli sproloqui del maestro con i suoi «vero», «è chiaro», e «come no?».
Ergo, dire che Platone è il padre del libro-intervista equivale a dire, grosso modo, che ogni intervista è un’intervista immaginaria o un monologo camuffato.
Nella nostra epoca, il modello platonico puro va ricercato nelle interviste ai leader politici, e in particolare in un sottogenere assai nutrito: l’intervista a Fidel Castro. Il Critone di turno si è chiamato di volta in volta Frei Betto, Gianni Minà o Tomás Borge, tutti impegnati in una strenua gara di resistenza. Minà resse sedici ore, tanto che Valerio Riva lo candidò al Guinness dei primati per «la più lunga intervista fatta in ginocchio». Ma i record sono fatti per essere battuti, e così Ignacio Ramonet accumulò tra il 2002 e il 2005 ben cento ore di conversazione con il facondo líder maximo, che divennero un libro di settecento pagine. Ma lo si dovrebbe squalificare dalla competizione: come dimostrò all’epoca il giornalista spagnolo Arcadi Espada, l’intervista dell’allora direttore di «Le Monde diplomatique» era per buona parte un copia-e-incolla di vecchi discorsi di Castro e articoli usciti sulla stampa di regime. Il libro, ironicamente, s’intitolava Autobiografia a due voci. Presentandolo, Ramonet si premurava di ricordare che anche «i dialoghi platonici erano interviste». Appunto, e le scriveva tutte Platone.
Se non piace il modello asimmetrico maestro-discepolo, con Socrate che sproloquia e Critone che annuisce, il panorama dei libri- intervista offre soluzioni più franche, paritarie, intonate al fair play. Esempio insuperato è la vecchia conversazione tra il magistrato Marcello Maddalena e un Marco Travaglio poco più che trentenne, pubblicata da Donzelli nel 1997 con il titolo Meno grazia, più giustizia. Qui si respira tutt’altra aria, non è l’Accademia, è un tavolo da ping-pong: domanda, risposta, domanda, risposta. Senonché, dopo un po’ di scambi, siamo costretti a notare che i due giocatori sono sulla stessa metà del campo, e che il modello occulto non è il ping-pong ma la pallavolo: io alzo, tu schiacci, io alzo, tu schiacci. «Ma insomma, avete o no invaso il campo della politica, svolgendo un “ruolo di supplenza”?» ; «Direi proprio di no». «Siamo il paese più garantista del mondo?»; «Che io sappia, sì». Pare un dialogo, ed è un altro monologo assistito.
Accanto al Critone e al Pallavolista, la tradizione del libro-intervista conosce almeno una terza variante, assai diffusa in quel regno dell’adulazione reciproca universale che è la società delle lettere. Qui l’effetto monologo si ottiene alla radice, per via di blandizie e ammiccamenti, dalla fusione genetica tra gli interlocutori: erunt duo in carne una. La progressione ricorda quello sketch dei Monty Python in cui un intervistatore si rivolge all’intervistato chiamandolo prima sir Edward Ross, poi Edward, poi Ted e infine «zuccherino» e «micetto». Un esempio estremo, aggravato dal cameratismo da corregionali, è il libro-intervista di Marcello Sorgi ad Andrea Camilleri, La testa ci fa dire (Sellerio). Si parte in guardia: «Per prima cosa, scambiamoci una raccomandazione: di non esagerare, da siciliani». Ma non c’è verso, la compenetrazione del giornalista palermitano e dello scrittore di Porto Empedocle è tale che dopo neppure trenta pagine, tra pacche sulla spalla e divagazioni sulla sicilitudine, il Dna siciliano, l’amicizia siciliana e la diffidenza siciliana, le due voci risuonano indiscernibili, come se i parlanti si fossero fusi a livello genetico (il Dna siciliano, appunto). Risultato? Pare un dialogo, ed è di nuovo un monologo a due.
Si dirà che un’intervista non è un interrogatorio, che una disposizione accomodante è un’astuzia per conquistare la fiducia dell’interlocutore ed estorcergli confidenze. Sarà. Ma perché privare il lettore dell’occasionale spettacolo di una forchetta che affonda nel soufflé? Per questo c’è una sola via: che l’intervistatore esca dall’angolo e si faccia sotto. Vieni avanti, Critone.

Twitter @guidotweet
Corriere della Sera. Guido Vitiello
Illustrazione di Antonello Silverini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 18 gennaio 2012

Italo Svevo. Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.

Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.
Italo Svevo






"Smise di fumare allorchè si accorse che al suo cane dava fastidio".



il fumo é solo una metafora. 
Potrebbe anche essere un qualsiasi altro vizio. 



L'uomo dovrebbe poter vivere due vite:
una per sé e l'altra per gli altri
Italo Svevo, "Una vita"

Con le donne bisogna saper agire.
Baciare per esempio, baciare una mano, un volto, un collo, un piede magari,
quello ch'è più vicino. I buoni parlatori non sono mai fortunati con le donne.
Italo Svevo, "Una vita"



Tullio s’era rimesso a parlare della sua malattia ch’era anche la sua principale distrazione. Aveva studiato l’anatomia della gamba e del piede. Mi raccontò ridendo che quando si cammina con passo rapido, il tempo in cui si svolge un passo non supera il mezzo secondo e che in quel mezzo secondo si movevano nientemeno che cinquantaquattro muscoli. Trasecolai e subito corsi col pensiero alle mie gambe a cercarvi la macchina mostruosa. Io credo di avercela trovata. Naturalmente non riscontrai i cinquantaquattro ordigni, ma una complicazione enorme che perdette il suo ordine dacché io vi ficcai la mia attenzione.
Uscii da quel caffè zoppicando e per alcuni giorni zoppicai sempre. Il camminare era per me divenuto un lavoro pesante, e anche lievemente doloroso.
A quel groviglio di congegni pareva mancasse ormai l’olio e che, movendosi, si ledessero a vicenda. Pochi giorni appresso, fui colto da un male più grave di cui dirò e che diminuì il primo. Ma ancora oggidì, che ne scrivo, se qualcuno mi guarda quando mi movo,cinquantaquattro movimenti s’imbarazzano ed io sono in procinto di cadere.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno



Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923


"Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandí e trasformò il suo piede.
Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha piú alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie".
Italo Svevo, La coscienza di Zeno


«A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio».
Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”


La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo si è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinato l'aria, ha impedito il libero spazio [...]. L'occhialuto uomo inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comprano, si vendono e si rubano [...]. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno


«– Chissà se l'amo? – È un dubbio che m'accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l'amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore».
Italo Svevo, La coscienza di Zeno


Io credo, sinceramente credo che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che quella di scribacchiare giornalmente. Si deve tentare di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualcosa che sia o non sia il pensiero, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti facilmente si cade, - il giorno in cui si crede d’essere autorizzati a prendere la penna - in luoghi comuni o si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disanimato. Insomma fuori della penna non c’è salvezza.
Italo Svevo




Ci sono piante curve che vivono molto più a lungo di piante dritte. Le piante a volte devono superare ostacoli e turbolenze che il mondo gli lancia addosso. Alcune soccombono, altre si piegano e altre rimangono al loro posto. L'importante non è come rimangono dopo la tempesta, ma che la sappiano superare, rimanendo in vita







Tra i romanzi di Svevo La coscienza di Svevo è quello che preferisco, ma sono interessanti anche Una vita e Senilità, scritti in gioventù. Segnalo un divertente e acuto racconto: Argo e il suo padrone, scritto dal punto di vista di un cane.


Italo Svevo (1861-1928), Argo e il suo padrone e altri racconti, 1991 ed. Morano.
Nelle prime pagine è Svevo che parla, poi parla il cane: ci descrive un soggiorno in montagna assieme al padrone,con gioie, dolori, scoperte, dubbi e paure e soprattutto con tanti odori. Argo sa contare solo fino a tre.
"Esistono tre odori a questo mondo: L'odore del padrone, l'odore degli altri uomini, l'odore di Titì, l'odore di diverse razze di bestie (lepri che sono talvolta ma raramente cornute e grandi, e uccelli e gatti) e infine l'odore delle cose. L'odore del padrone, quello degli uomini, di Titì e di tutte le bestie è vivo e lucente, mentre quello delle cose è noioso e nero." (pag.8).




Ironico e sferzante Italo Svevo de La coscienza di Zeno, con i suoi attacchi alla "psicoanalisi definita ́una sciocca illusione, un trucco buono per commuovere qualche vecchia donna isterica".In realtà l'attacco di Zeno é riferito a quelle correnti di pensiero che ritengono di poter esaurire il conoscibile, mentre in realtà nessun sistema di pensiero é in grado di comprendere l'uomo il suo destino e se la vita può essere proiettata ha significato escatologico ..Ecco "Le ultime pagine del diario spedite al dottore", quando avrà ricevuta quest'ultima parte del mio manoscritto, dovrebbe restituirmelo tutto. Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la mia vita quando non ne conoscevo quest'ultimo periodo? Forse io vissi tanti anni solo per prepararmi ad esso!
Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie."








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