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lunedì 19 agosto 2013

Train de vie. Monologo del pazzo. L'UOMO SI DISTINGUE DALL'ANIMALE PER LA RATIO, IL LOGOS, INSOMMA, IL SUO ESSERE RAZIONALE, MA SECONDO ME È L'EGOISMO...E SECONDO ME QUESTE PAROLE LO DIMOSTRANO "L'UOMO HA CREATO DIO SOLO PER INVENTARE SE STESSO"


Train de vie,  Monologo del pazzo.
“Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?
Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste?
Dio creò l'uomo a sua immagine...
È bello: Schloime a immagine di Dio.
Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non Dio, l'uomo.
L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio.
Dio forse ha creato l'uomo,
ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso...
L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio...
Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo.
Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti:
cosa ci importa di Dio per come è?,
ci preoccupiamo solo di noi stessi.
Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.


https://youtu.be/dKgdlp2Lk8w




Ekaterina Ukleeva:
gran bel discorso...tanto SI È PARLATO DEL FATTO CHE L'UOMO SI DISTINGUE DALL'ANIMALE PER LA RATIO, IL LOGOS, INSOMMA, IL SUO ESSERE RAZIONALE, MA SECONDO ME È L'EGOISMO...E SECONDO ME QUESTE PAROLE LO DIMOSTRANO "L'UOMO HA CREATO DIO SOLO PER INVENTARE SE STESSO"


CFSCOMPANY:
Ho dato una mia interpretazione a questa tua questione, ma forse è forzata: in quel periodo c'era un pazzo che comandava sul modo intero: Hitler. IN QUESTO FILM È IL "PAZZO" A GUIDARE LA SUA COMUNITÀ. Il significato di ciò forse sta nell'idea del regista: È LA PAZZIA, NON LA RAGIONE, NON LA CIVILTÀ, A GUIDARE IL MONDO, È L'IRRAZIONALITÀ A GUIDARCI E CIÒ LO SI EVINCE ANCHE DALLA FORTE PRESENZA DELL'EROS CHE È CAPACE DI FAR CAMBIARE IDEA AD UN POTENZIALE ASSASSINO


FallenAngel478:
ma ha tagliato il pezzo più bello.. ci sono credente e comunista che si stanno per menare e litigano.. dio esiste! dio non esiste! poi lui si mette in mezzo e dice: vi siete mai chiesti se L'UOMO esiste?

Nicolò Burini:
e poi bellissimo pochi secondi dopo quando uno del gruppo, per spiegare brevemente il succo del discorso a un altro, gli dice "DIO NON SA SE L'UOMO ESISTE"


TheShade1990:
Da quello che hai scritto deduco che del monologo non hai capito niente o poco. Il pazzo non ha mai messo in discussione l'esistenza di un dio, ma invece mette in evidenza che L'UOMO HA SEMPRE PREGATO DIO NON PERCHÈ LO AMA VERAMENTE MA PERCHÈ È TERRORIZZATO DALLA REALTÀ e per realizzare se stesso in quanto tale (in altre parole dare un senso alla vita).
La conclusione quindi, spettacolare a mio parere, è che non è importante il fatto che esista un Dio, ma capire il perchè della vita.

gnatos14:
esempio convincente sull'USO DELLA PAROLA... DI PER SE LA PAROLA NON HA SIGNIFICATO: È CIÒ CHE STA DIETRO AD ESSA A CONFERIRNE IL SIGNIFICATO


VideoMega6:
Vi ricordo di leggere la cosa NEL CONTESTO GIUDAICO, DOVE ELOHIM È SIGNORE SU TUTTE LE COSE, MA DISTACCATO DA ESSE. La stessa parola immagine ha un altro senso, visto che la rappresentazione fisica del divino e' bestemmia... solo con queste due variabili il discorso cambia. Non ne viene messa in discussione l'esistenza, ma il suo rapporto con l'uomo.




venerdì 30 novembre 2012

Salomé. L’amante non si interessa di come è veramente l’altro. Tutto preso dal suo orribile egoismo, gli basta sapere che l’altro gli fa incomprensibilmente bene

LE TRE STAGIONI DI LOU SALOMÈ
(…) “Ha lo sguardo dell'aquila e il coraggio del leone” (appena conosciuta); “i seni falsi e una moralità effettuale, per cui il carcere e il manicomio potrebbero essere i luoghi più adatti a lei”(dopo il rifiuto). Infine, è “l'animale umano più repellente che ho trovato; l'ho battezzato parassita: non voleva amare e tuttavia voleva vivere d'amore” (...).
Friedrich Nietzsche



Lou Andreas-Salomé
Freud era grande solo quando pensava agli altri e al mondo, ma quando era da solo era un bamnino:
"si chiudeva in camere per ore a giocare con il gatto come un bambino".
Così la Lou Andreas-Salomé descrive il grande Freud!!
Era una donna particolarmente intelligente e affascinante, l'hanno amata follemente Nietzsche, Paul Rée e Freud che ha perso la testa per lei.
Ha voluto fare una foto particolare dove mette grandi uomini al posto dei buoi e lei sul carro a guidarli.
Nella foto Lou sul carro e Nietzsche e Paul Rée fanno da buoi !!!!



"[..]Fino a oggi non ho mai frequentato una persona misera come Lei - ignorante ma acuta [..] senza sentimento e incapace di amore [...] pronta a sostituire nei suoi rapporti qualunque persona con qualunque altra [..] non 'per bene' [..] un cervello con un principio d'anima - carattere del gatto - l'animale da preda che si atteggia ad animale domestico [..] sensualità crudelmente deviata
tardivo egoismo infantile conseguente all'atrofia e al ritardo della sessualità [...] senza amore per il prossimo, ma amore di Dio [..] astuta e perfettamente padrona di sè in relazione alla sensualità maschile".
Adieu, mia cara Lou, Io non La rivedrò. Preservi la Sua anima da simili azioni e ripari con altri, e soprattutto con il mio amico Rèe, quel che non può più riparare con me.
Nietzsche




L’amante non si interessa di come è veramente l’altro.Tutto preso dal suo orribile egoismo, gli basta sapere che l’altro gli fa incomprensibilmente bene.
L. A. Salomé, Rivolta dell’eros


Chi può sfuggirti, che tu abbia afferrato e sfiorato col tuo sguardo severo? Non vò fuggire quando tu mi afferri, perché distruggere tu non vuoi soltanto! Io so che tu attraversi ogni esistenza, nulla d'intatto lasci sulla terra: vivere senza te sarebbe bello, ma degno sei anche tu d'essere vissuto! Certo non sei un fantasma della notte, tu vieni, e allo spirito ricordi la sua forza: nella lotta i più grandi furon grandi, fissi alla meta, sulle vie più impervie. Perciò, o dolore, in luogo della gioia sol la vera grandezza tu puoi darmi, vieni dunque, lottiamo petto a petto vieni, foss'anche per la vita, porta via con te la felicità sognata, e quanto è indegno di sforzi infiniti. Su un uomo vero non avrai vittoria, se anche il petto ai tuoi colpi denuda e crolla, abbattuto alla morte: del grande spirito non sei che il piedistallo!". 
Lou Salomè. Inno al dolore.







Se vi capita, provate a leggere il romanzo di Irvin Yalom "Le lacrime di Nietzsche"...




sabato 17 novembre 2012

Sarà sempre così. La gente ti parlerà della sua unghia spezzata, anche quando sarai a terra con tutte le ossa rotte


Sarà sempre così. La gente ti parlerà della sua unghia spezzata, anche quando sarai a terra con tutte le ossa rotte
D. Fables




 Le persone pensano solo a loro stesse e ti possono passare anche sopra ma loro nn ti vedono.......



venerdì 9 novembre 2012

L'amicizia. L'amicizia non è mai malsana. E' l'idea dell'egoistica costruzione che la rende tale. Volere a tutti i costi che l'altro ci somigli, sia identico a noi, rifletta come noi, parli come noi, faccia silenzio nel momento opportuno, che ci sia quando occorre e che sparisca quando non ne abbiamo bisogno. Ma è la diversità di ognuno a rendere sana l'amicizia... L'amicizia... è emozionarsi per l'arrivo di chi da lontano prepara valigie per tornare e stringere chi ci è accanto prima che si prepari ad andare via




L'amicizia non è mai malsana. E' l'idea dell'egoistica costruzione che la rende tale. Volere a tutti i costi che l'altro ci somigli, sia identico a noi, rifletta come noi, parli come noi, faccia silenzio nel momento opportuno, che ci sia quando occorre e che sparisca quando non ne abbiamo bisognoMa è la diversità di ognuno a rendere sana l'amicizia...
L'amicizia... è emozionarsi per l'arrivo di chi da lontano prepara valigie per tornare e stringere chi ci è accanto prima che si prepari ad andare via.
A. Olino

martedì 18 settembre 2012

Enrico Marzetti. Donaci il coraggio e la semplicità. In una società inutilmente indaffarata ma ubriaca di esigente utilitarismo, per molti la vita è diventata […] una gara per l’affermazione del proprio ego in cui si guarda con diffidenza a chi offre gratuitamente un aiuto disinteressato

 
In una società inutilmente indaffarata ma ubriaca di esigente utilitarismo, per molti la vita è diventata […] una gara per l’affermazione del proprio ego in cui si guarda con diffidenza a chi offre gratuitamente un aiuto disinteressato, è diventata una lotta spietata per soddisfare le proprie necessità egoistiche in cui prevalgono individualismo e separazione, divenuti sinonimi di forza e potere. Il potere senza la forza interiore dell’unità è solo un’illusione della mente: il vero potere è quello interiore, ha natura spirituale, non mentale; la vera forza nasce dallo Spirito e solo quando si superano del tutto i bisogni fisici ritenendoli marginalmente importanti può cominciare una vita veramente spirituale.
 Enrico Marzetti, Donaci il coraggio e la semplicità, il Ciliegio, Como 2010
 

giovedì 6 settembre 2012

Non è importante come ti vedono gli altri.. Ciò che realmente conta.. è come ti vedi tu



Non è importante come ti vedono gli altri.. 
Ciò che realmente conta.. è come ti vedi tu



ma se non riusciamo a trasmetterlo.......




 Il fatto e' che noi impariamo a guardarci proprio attraverso gli occhi degli altri a cominciare dai nostri genitori quando siamo piccini. Viviamo attraverso il nostro interagire. Come possiamo amare noi stessi se siamo sempre stati criticati, giudicati etc etc....Ecco perche' dovremmo imparare ad amarci l'un altro....e' giusto amare se stessi, ma nel tentativo di capire come farlo spesso si cade nell'illusione egoica di poterci amare e bastare a noi stessi indipendentemente dagli altri. Noi siamo gli altri, gli altri sono noi. Se guardiamo solo a noi stessi e' finita...finiremmo per restare da soli. Solo imparando questa semplice formula del guardarci l'un l'altro con amore arriveremo ad essere davvero uno e a creare un mondo migliore, perche' ci sentiremo finalmente migliori.




è importante ciò che sei, come ti vedi potrebbe essere falsato dall'ego!




 la nonna ha comunque una fantasia immensa......ma è vero per Lei quello che vede!!!




 In una società dove ormai conta solo l'apparire, riconoscere anche di "essere" è veramente tanto,credo che questo sia il segreto per vivere bene, aldilà dei beni materiali che contano fino ad un certo punto, l'interiorità ci fa stare bene con noi stessi


 Capisco, ma per me stessa il "come mi vedono gli altri" (lla maschera) è importantissima: mi permette di nascondere la vera me stessa, cioè sostanzialmente di farmi i fatti miei. :-D



martedì 28 agosto 2012

Wolfgang Goethe. L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé

"L’Italia è un paese nemico della cultura e mal governato da tempo immemorabileGoethe lo definì un paese bello e inutile, oggi è solo inutile, visto che diventa di giorno in giorno sempre più brutto […]. L’Italia è un paese che non ha rispetto di sé ed è disastrosamente impari al proprio passato. Gli italiani, con le debite eccezioni, non sono il miglior popolo del mondo; sono un popolo molto pressappochista e presuntuoso con dei geni isolati e spesso bistrattati. È inutile starsi a sciacquare la bocca con la romanità e con il Rinascimento: è roba vecchia e irrimediabilmente passata – roba che gli italiani, tra parentesi, non conoscono, salvo rare eccezioni. Credo che per un intellettuale una delle peggiori disgrazie sia quella di nascere in Italia. Mi attirerò molti nemici ma è quello che penso, e lo penso con molto dolore."
Brano di un’intervista a Riccardo Reim,1953 – 2014, attore, regista, drammaturgo, apparsa su Il Giornale di Letterefilosofia.it


L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano,  c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;  ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé. 
Wolfgang Goethe


Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori
Johann Wolfgang Goethe. Parlando di Roma. 


Oggi sono stato alla Ninfa Egeria, poi alle Terme di Caracalla e nella Via Appia a vedere le tombe ruinate e quella meglio conservata di Cecilia Metella, che dà il giusto concetto della solidità dell'arte muraria. Questi uomini lavoravano per l'eternità ed avevano calcolato tutto, meno la ferocia devastante di coloro che sono venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cadere
Johann Wolfgang Goethe. Viaggio in Italia, 1786






Johann Wolfgang von Goethe è nato Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749.
Goethe non era assolutamente portato per i viaggi non visitò mai le grandi capitali europee; il solo paese in cui soggiornò a lungo fu l'Italia. Perché, chiederete voi?

Il suo viaggio in Italia inizia, in gran segreto, alle tre di mattina del 3 settembre 1786, da Karlsbad, dove il poeta e scrittore si trova per accompagnare in villeggiatura il suo mecenate, committente e datore di lavoro, il duca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar.
All'inizio viaggia sotto il falso nome di Giovanni Filippo Moeller: non vuole essere riconosciuto, per godersi il viaggio senza dover rendere conto a nessuno. Per molto tempo nemmeno sua madre e i suoi amici più stretti hanno notizie di lui. Viaggia con poco bagaglio, su una carrozza di posta, con una valigetta e uno zaino di pelo di tasso.

Questo viaggio è una specie di fuga.
Dal 1775 Goethe ha lavorato come precettore del diciottenne Karl August, duca di Weimar.
Nel suoi dieci anni a Weimar, grazie alle sue straordinarie capacità di organizzatore e amministratore, ha trasformato la piccola capitale in un vivace centro culturale, attirando alcuni fra i migliori ingegni del tempo.
Ma il lavoro come ministro a Weimar, dopo più di dieci anni, ha soffocato la sua creatività.
L'Italia, come per molti altri letterati e artisti, rappresenta il sogno, l'Italia classica della Magna Grecia e dei Romani; qui spera di poter rinascere come artista.
Ma fugge anche da un amore, che da undici anni lo tiene prigioniero.
A Weimar infatti ha intrecciato un'appassionata, ma assolutamente platonica (non certo per volere di Goethe), storia d'amore con Charlotte von Stein, moglie del maestro di scuderia del duca di Sassonia-Weimar e madre di sette figli.
Charlotte ha sette anni più di lui ed è una vera gran dama colta, elegante, affascinante e....sigh... virtuosa! Questa musa di grande fascino e intelligenza, gli ispira liriche e ballate, ma, a parte questo, nisba.
Anche lei si diletta a scrivere in prosa e in versi, seppur con risultati non eccelsi.
Così scrive Pietro Citati nella prefazione alle «Lettere alla signora von Stein»:
«L'amore di Charlotte aveva rinchiuso Goethe in un cerchio troppo esclusivo; mille rughe avevano scavato il loro solco dentro il suo animo: lo spirito si era irrigidito; mentre la rassegnazione nascondeva le gioie e i dolori nel grigiore della consuetudine».

Il sommo tedesco le scrive migliaia di lettere dal tono enfaticamente romantico, come per esempio questa:
Il tuo amore è per me come la stella della sera e quella dei mattino: 
tramonta dopo il sole e sorge prima di esso.
Come la stella polare che non tramonta mai, 
e intreccia sopra le nostre teste una corona eternamente viva.
Prego gli dèi che mi concedano di non veder mai oscurato il cammino della mia vita”.

Solo durante il suo soggiorno in Italia, Goethe le invia la bellezza di 1600 lettere.
Quando parte di soppiatto nottetempo, il nostro Johann Wolfgang ha appena compiuto 37 anni e ancora non conosce le gioie dell’amore fisico.
Assetato di bellezza e di classicità, visita Trento, Verona, Padova; a Venezia vede per la prima volta il mare e definisce la città “una repubblica dei castori”.
Arriva a Roma a tappe forzate dedicando, incredibilmente, appena tre ore a Firenze.
Si sente subito a casa e si comporta come se non fosse mai vissuto da un altra parte.
Prende in affitto un bell’appartamento in centro e frequenta artisti e intellettuali tedeschi.
Fa amicizia anche con Vincenzo Monti.
Si rimette in viaggio verso sud e visita Napoli, Pompei, Ercolano e la Sicilia, che lo entusiasma e gli ispira questi versi:
Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?

Dalla Sicilia torna a Napoli, dove sale sul Vesuvio e poi eccolo nuovamente a Roma, all’inizio di giugno, qui si ferma per quasi un anno, anche perché finalmente riesce a perdere la sua attempata verginità con una popolana, bruna, formosa, dai grandi occhi fieri e vellutati, molto più giovane di lui, scoprendo che l’amore platonico con gran dame sposate e virtuose non è poi tutta ‘sta meraviglia.
Probabilmente la Faustina, delle “Elegie romane” è appunto questa bella romana, ed è di lei che parla in questi versi:
Ma di notte Amore m’impegna in altro modo; 
Imparo solo a metà, eppure sono due volte felice. 
E non m’educo forse spiando le forme del seno 
e guidando la mano giù per i fianchi?”.

E qua il nostro poeta si prende qualche bella soddisfazione, scrivendo a Charlotte von Stein: «A Weimar non mi era mai successo di sentirmi così bene, come qui, per sedici giorni di fila» (Tié!!!).
In Italia il grande scrittore sta finalmente vivendo: libero dagli impegni di lavoro presso il duca e dalla piccola vita ordinata di Weimar, si muove secondo l' estro del momento, godendosi il paesaggio, la natura, il clima, le città e i piccoli villaggi incontrati lungo la strada, affascinato perfino dall'aria che respira, in preda ad una seconda giovinezza che lo riempie di entusiasmo e di voglia di scrivere. «Sono diventato un' altra persona» scrive continuamente agli amici in Germania, e anche a Charlotte, pur tentando, con lei, di essere un po’ più diplomatico.
Comunque, alla fine della fiera, non pago di aver dedicato ben dieci anni della sua vita ad adorare la signora Von Stein, e illudendosi di avere finalmente qualche speranza, decide, se pur con il cuore molto addolorato, di lasciare l’Italia, e la sua appassionata Faustina, poveretta.
Torna a Weimar, dove la tremenda Charlotte lo accoglie gelidamente, dimostrando interesse pressoché zero per i suoi racconti del “paese dove fioriscono i limoni”.
Ma a questo punto il nostro poeta ha imparato la lezione: è passato solo un mese dal suo ritorno quando incontra al parco un’altra bella popolana dai riccioli neri, Christiane Vulpius, 23 anni come Faustina, ex operaia in un fabbrica di fiori finti. Senza dire ne a ne ba, in quattro e quattro otto la sistema di nascosto, nella sua casa di campagna, ma presto, alla faccia delle malelingue, la porta a vivere nella sua residenza di Weimar. Al contrario di Charlotte, Christiane è un po’ volgarotta, sa a stento leggere e scrivere e si veste sempre di abiti vistosi e colorati.
Quando la signora von Stein viene a sapere, per ultima e non dal diretto interessato, che il suo platonico amante si è portato a casa la Vulpius, si offende a morte e rompe i rapporti con Goethe.
Da allora e per tutta la vita, comunque, Christiane si occuperà di lui e della casa, diventando la madre dell' unico figlio del poeta. Dopo 18 anni di convivenza, alla fine, si sposeranno.

L’esperienza nel nostro paese è raccontata nel libro “Il viaggio in Italia”, che è stato pubblicato, dopo molte revisioni e modifiche, molti anni dopo il viaggio. È un libro molto interessante e insolito. Non è tanto una descrizione del paese, ma una raccolta di impressioni personali sull’Italia e sulla gente, con riflessioni originali su arte, cultura e letteratura.
Tra l’altro Goethe ritornò in Italia una seconda volta ma non riuscì a rivivere le stesse impressioni, anzi fu colpito soprattutto dal disordine e dal cattivo funzionamento delle cose pubbliche.

Negli “Epigrammi veneziani” così scrive:
L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Cerchi la correttezza tedesca in ogni angolo invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa solo per sé, è vanitoso, diffida del prossimo,
e i capi dello Stato, pure loro, provvedono solo per sé stessi.
È bella questa terra; ma, oh! non ritrovo più Faustina. 
Non c’è più l’Italia, quella che ho lasciato con dolore.”

mercoledì 30 maggio 2012

Senza Lavoro, Senza Ascolto, Senza Coscienza: Empatia o Indifferenza.


Egoismo e Indifferenza.
Noah: "Al supermercato mentre aspetto di essere servito al banco del pesce il rivenditore (un uomo sulla sessantina e con la faccia da buonone ^_^) sta raccontando ad una signora che dal primo giugno il suo banco chiuderà perchè l'azianda non ha rinnovato il contratto con il marchio che ospitava la sua attività... Praticamente sarebbe rimasto senza lavoro... La signora, dopo aver, "distrattamente" ascoltato, con un sorriso stampato sulle labbra, esordisce con: "ora vado, in TV mi aspettano Le 3 Rose di Eva"... non è mia intenzione giudicare... ma sono rimasto un po' perplesso [... il signore era veramente avvilito... e quando la signora lo ha liquidato un po' bruscamente perchè doveva andare a guardare la TV era con le lacrime agli occhi......." ^_^ 



Il fatto che tu sia rimasto perplesso va incontro alla tua sensibilità... quante volte capita, se siamo presenti veramente, di trovarsi in situazioni di non-ascolto, anche davanti a condivisioni "tragiche" o intime? La persona media è troppo presa dal proprio egocentrismo, è la malattia del millennio e non vedo grandi spiragli.
 
 
 


Diana Acri:
aveva ragione Pirandello quando pensava che ciascuno è chiuso nel proprio mondo e nn c'è contatto !!!



Lucia Lo Bello:
della serie "ognuno pensa a se stesso" che tristezza.....[...]



con tristezza dico che questi attegiamenti manifestano quell'indifferenza ormai così diffusa....un male che ormai ha inquinato lo spirito delle persone....che fa più male del dolore...
 
 
 


Errichelli Daniela:
[...] ....ci sono tanti cuori aridi, tanta indifferenza, molto menefreghismo .......e per fortuna ci sono tanti cuori pieni di amore e di compassione , che sentono il disagio delle altre persone. le tristezze ....a volte servono parole di conforto, ...a volte serve essere ascoltati ...




Mirella Tonati:
E' triste ciò che dico di seguito, ma penso che il nostro paese è nella situazione in cui si trova perchè purtroppo un'alta percentuale di Italiani pensa alla fiction e crede alla favola di Bin Laden .


al giorno d'oggi stiamo diventando tutti superficiali, io dico che è la vita che porta a questo si sente nell'aria questa strafottenza, però per fortuna si dice nn facciamo di tutta l'erba un fascio chi è buono si salva da solo...poveri noi!


Monica Quadraroli Repetto:
...ogni tanto, fra esseri umani, ci trattiamo cosi`....il dolore le difficolta`altrui ci fanno paura e spesso non sappiamo nemmeno essere degni di rivelazioni cosi`toccanti....e cosi`nemmeno il conforto arriva a una persona in difficolta`grave. Che triste realta`vero?

Rossella Kundalini:
cioe son formalità che non concepisco... meglio una che se ne frega piuttosto di un finto e squallido :"mi dispiace" come quando incontri qualcuno e la domanda è come stai?? e tutti rispondono: "bene grazie!" anche se magari hanno avuto disgrazie fino a poco prima...


Paola Doria:
...e soprattutto, smettiamola di chiedere alle persone "come sta?"...è assurdo...se non si ha confidenza, non risponderebbe in modo sincero comunque...quindi, piantiamola con i vari "piacere" e i vari "come sta?"....


Cristian Pavone:
[...] Cmq sia è anche vero che ormai la maggior parte delle persone non è più abituata ad ascoltare ma al contrario purtroppo è abituata a raccontare i propri problemi dalla mattina alla sera in maniera anche fastidiosa. Ultimamente si parla di mancanza di posti di lavoro e di crisi, tutti si lamentano ma nessuno fa qualcosa. La Tv trasmette anche dalla mattina alla sera notizie negative, per renderci super negativi, abituandoci in questo modo a lamentarci. E' semplicemente un disequilibrio tra ascoltare e raccontare problemi. Fin chè non si troverà un equilibrio a ciò, chi proverà ad ascoltare i problemi di tutti si riempirà di spazzatura e negatività. Quindi dovremmo tutti ascoltare un po di più e lamentarci di meno.


Extension NO Cheratina Cagliari:
la TV annienta la prospettiva della realtà, non c'è dubbio, e la signora ci vivrà dentro chissà da quanto! L'attitudine acquisita è quella di cambiare canale, se non ci piace sentire del terremoto ..CLIC ... ci si distrae con un intrattenimento...il ritorno all'UNO urge più che mai!




Antonella Florio:
Io ascolto troppo e mi sono rotta di ascoltare i problemi di tutti. Preferìsco guardare le tre rose di eva e non pensare ai problemi degli altri. Ne ho già troppi di miei e non li dico a nessuno ma sto sempre con il sorriso e sembrò agli occhi di tutti fortunata. Inoltre sto in piedi 11 ore al giorno e si lamentano tutti
‎..io posso capire che ognuno senta il suo, ma é soltanto una questione di sensibilità e anche intelligenza...una persona che dice a un malato terminale che non sa più come combattere un'unghia incarnita...non é nient'altro che stupida..
Empatica la signora...comunque certe persone non sono in grado di farsi carico emotivamente delle sofferenze degli altri...
Francesca Furlan:

Io penso che sia solo un limite di tante persone. Io vedo un limite sia nella persona che racconta che in quella che ascolta. L'intelligenza e la sensibilità sta anche nel raccontare le cose giuste alla persone giuste. La risposta 'politica' 'sto bene grazie' la dico quasi sempre ma perché so che ci sono persone che non sanno ascoltare. E che non sanno sostenere un 'no non sto bene'.
Che menefreghismo, lo stesso che hanno i nostri politici che avendo la pancia piena non pensano mai a chi ce la vuota.
Purtroppo la tv ha monopolizzato anche i nostri cervelli..."l'importante è che sto bene io", questo è l'italiano medio...!
La Signora non ha il dono dell'empatia, che avrebbe potuto dimostrare semplicemente stando zitta in attento ascolto. Oltre a ciò credo che non si renda neppure conto, poverina lei, di quanto sia assurdo il suo desiderio di seguire tali programmi con un simile coinvolgimento.
forse si è troppo abituati a tener alzato lo scudo che ci protegge dal dolore e dalla disperazione altrui...non credo si faccia a posta...sicuramente quel negoziante aveva proprio bisogno di sfogarsi e esternare la sua preoccupazione e il suo dolore...



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