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domenica 23 aprile 2017

I matrimoni politici. Matrimoni incrociati nel 1500. Il futuro Carlo V fu il primo dei maschi. Se Carlo poté ereditare Paesi Bassi, Castiglia, Aragona e Austria (ed essere infine eletto imperatore) ciò dipese dunque da un’incredibile serie di morti precoci e parti falliti.

I matrimoni politici.
In una monarchia il matrimonio del re o di un principe è al tempo stesso un atto politico che presuppone tempestività e lungimiranza.

La politica matrimoniale venne abitualmente usata in tutte le epoche nei rapporti fra le monarchie europee, con lo scopo di stringere un’alleanza, di suggellare una pace, di preparare il passaggio di un territorio sotto una diversa sovranità. Essa divenne nel XV secolo un elemento essenziale del sistema internazionale e fu usata coscientemente come mezzo per favorire la creazione di vasti complessi territoriali prima dai duchi di Borgogna e poi dagli Asburgo. Nel 1477 le sorti delle due dinastie furono unite da un altro matrimonio politico, quello fra Maria di Borgogna e Massimiliano d’Asburgo.


Matrimoni incrociati.
La strategia dei matrimoni regali si fece decisamente più complessa quando mirò a stabilire unioni incrociate. Fu un’unione di questo tipo il doppio matrimonio del 1496 e 1497 tra Filippo d’Asburgo e Giovanna di Spagna, da un lato, e fra Margherita, sorella di Filippo (e quindi futura zia di Carlo V) e il figlio dei re cattolici, Giovanni di Spagna, dall’altro. 

Margherita aveva allora diciassette anni, ma già all’età di tre anni era stata protagonista di un altro tentato matrimonio politico con il futuro re di Francia, il tredicenne Carlo VIII, fallito quando questi preferì sposare la duchessa di Bretagna. 

Era normale che i fidanzamenti politici fossero precoci. Un decisivo incrocio di fidanzamenti (che precedette i matrimoni avvenuti nel 1522) fu quello del 1515 fra Luigi Jagellone, che l’anno dopo divenne re d’Ungheria e Boemia, e Maria d’Asburgo (sorella di Carlo), e tra Ferdinando d’Asburgo (fratello di Carlo) e Anna Jagellona. A questa data i fidanzati avevano rispettivamente nove, tredici e dodici anni. 

Fra i grandi doppi matrimoni del Cinquecento va ricordato ancora quello che unì Carlo V e il re portoghese Giovanni III con le loro rispettive sorelle, Caterina d’Austria e Isabella del Portogallo.


Successi, fallimenti, imprevisti.
Questi doppi matrimoni raggiunsero a volte il loro scopo, anche se spesso attraverso vicende tragiche. Nel 1526 il ventenne Luigi II Jagellone morì senza eredi nella battaglia di Mohács, consentendo a Ferdinando d’Asburgo di candidarsi felicemente a essere eletto dalle diete di Boemia e Ungheria alle due corone, che da quel momento divennero un possedimento stabile della dinastia. Nel 1578 la morte senza eredi di Sebastiano del Portogallo preparò l’unione del Portogallo stesso con la Spagna.
In molti altri casi una o più morti precoci fecero, invece, fallire l’operazione politica e aprirono prospettive del tutto impreviste. Giovanni, l’unico erede maschio dei sovrani di Spagna, morì nel 1497 a ventun’anni, appena sei mesi dopo il suo matrimonio così accuratamente preparato, lasciando sua moglie incinta. Ma il figlio maschio generato poco dopo dalla diciassettenne Margherita nacque morto. Dal lato maschile la discendenza della dinastia spagnola si era dunque estinta. 
La stessa unione delle due corone di Castiglia e Aragona parve allora diventare precaria. Isabella di Castiglia morì nel 1504 dopo aver riconosciuta come unica erede la figlia Giovanna, benché già allora cominciasse a essere chiamata “Giovanna la pazza”. Giovanna e suo marito Filippo d’Asburgo giunsero in Castiglia nell’aprile 1506. Ma già nell’ottobre precedente Ferdinando d’Aragona, che non voleva lasciare il suo regno a un Asburgo, aveva contratto un secondo matrimonio con una nipote del re di Francia, con il proposito di creare una nuova dinastia separata. Ma l’unico figlio che Ferdinando ebbe nel 1509 morì solo poche ore dopo la nascita. 

Nel frattempo era morto (nel 1506, a ventotto anni) anche Filippo d’Asburgo, dopo aver avuto da Giovanna la Pazza ben sei figli. Il futuro Carlo V fu il primo dei maschi. Se Carlo poté ereditare Paesi Bassi, Castiglia, Aragona e Austria (ed essere infine eletto imperatore) ciò dipese dunque da un’incredibile serie di morti precoci e parti falliti.

https://keynes.scuole.bo.it/siti_tematici/farestoria/approfondimenti/a04_05.html


martedì 7 aprile 2015

Antonia Pozzi da “lettera a Vittorio Sereni”. Non sai che cosa spietata è la convivenza quotidiana: quell’essere giorno per giorno di fronte, a misurare le proprie diversità sul metro delle piccole realtà materiali, come sminuzza i sentimenti, come seppellisce i concetti idealizzati…….

Non sai che cosa spietata è la convivenza quotidiana: quell’essere giorno per giorno di fronte, a misurare le proprie diversità sul metro delle piccole realtà materiali, come sminuzza i sentimenti, come seppellisce i concetti idealizzati…….
Antonia Pozzi da “lettera a Vittorio Sereni”

domenica 1 dicembre 2013

Eva-Maria Zurhorst. Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi. L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi.

Non importa chi sposate. Tanto incontrate sempre voi stessi
L'altro è sempre solo lo schermo sul quale proiettare le vostre esigenze non appagate, la vostra capacità (o incapacità) di amare, i vostri blocchi interiori e le vostre ferite, la vostra vitalità, ma soprattutto la vostra profonda scissione interiore tra desideri e paure. Nessun partner può aiutarvi a star bene e può garantirvi l'autostima e la fiducia in voi stessi
Non importa chi incontrate, alla fine incontrate voi stessi. [...]
Per questo potete, secondo la mia esperienza, tranquillamente restare con l'attuale partner - non importa quanto fastidiosa vi sembri questa situazione. Proprio là, dove vi sembra di essere arrivati a un punto morto, dove la relazione vi sembra fredda, carica di rabbia, piena di odio o ripugnante, c'è molto da fare - e precisamente dentro di voi.
Eva-Maria Zurhorst (psicoterapeuta)

martedì 24 settembre 2013

Oblomov. Vivendo sempre insieme, si erano venuti a noia reciprocamente. Una intimità quotidiana non è mai innocua né per l'uno né per l'altro: è necessaria, dall'una e dall'altra parte, molta esperienza di vita, molta logica e cordialità, per potere, godendo solo delle qualità positive, non offendere e non essere offeso dalle reciproche manchevolezze

 Nell’Oblomov di Ivan Aleksandrovič Gončarov, per gli abitanti del villaggio di Oblòmovka la vita scorre “accanto ad essi” come un fiume, sulle cui rive si fermano a contemplarla. Se l’esistenza è solo un ininterrotto congedo da se stessa, sulla sua fuga s’innalza di continuo la domanda di Oblomov: quando si vive? L’età moderna non sembra conoscere il presente, ma soltanto un trascorrere, un divenire percepito non quale arricchimento, quale itinerario verso una meta che infonde significato e sostanza a ogni tappa del cammino, bensì quale dileguare, quale continuo non-essere, mancanza di ogni valore cui afferrarsi saldamente (…) In luogo di un fine ultimo è subentrata una miriade di obiettivi momentanei e parziali, che si susseguono l’uno l’altro senza sosta e senza prender fiato, come nella catena di montaggio d’una immane produzione, sacrificando e bruciando ogni attimo a quello che gli succede, per raggiungere uno scopo meramente pratico e ignaro di valori, che non illumina perciò - né a ritroso nella memoria, né in avanti, nell’attesa – la strada che è necessario percorrere per raggiungerlo. (…)Il presente per bastare a se stesso, deve poggiare su dei valori, ma il pulviscolo di scopi e obblighi convenzionali, con i quali l’organizzazione sociale bersaglia l’individuo, offusca e vela questi valori, quando non li distrugge; impedisce al pensiero di soffermarsi sull’essenziale e lo incalza in una corsa affannosa, che lo distoglie da ciò ch’esso ama e vorrebbe amare.
Brano tratto da Da Claudio Magris - Itaca e oltre


Riflettevo sul fatto che il conflitto, a volte blocca l'azione cioé ha anche un suo opposto mortifero l'inazione, il rifiuto del confronto, l'immobilità, in una parola il terrore di vivere, di esporsi, quindi “la fuga dalla vita”. C'é un personaggio della Letteratura russa, narrato da Ivan Goncarov, ( 1812/1891) Oblomov, da cuii il nome al romanzo omonimo, il cui modo d'essere e di vivere rappresenta una trasposizione, il tropo vivente di una peculiare maniera di abitare il mondo. Oblòmov é un inetto, ecco, come nell'incipit lo descrive Goncarov “un uomo sui trentadue trentratré anni, di media statura, di piacevole aspetto, con degli occhi grigio scuri e l'assenza di qualsivoglia idea precisa, di qualsivoglia capacità di concentrazione nei tratti del viso. Il pensiero vagava come un libero uccello sopra quel viso, svolazzava sugli occhi, si posava sulle labbra semiaperte, si nascondeva nelle pieghe della fronte poi spariva del tutto, e allora il viso brillava di un uguale candore di spensieratezza.. Dal viso, la spensieratezza si trasferiva agli atteggiamenti del corpo, e perfino alle pieghe della vestaglia.....aveva difficoltà nello scegliere a cosa pensare: alla lettera allo starosta, al trasloco nel nuovo appartamento , alla verifica dei conti? Si smarriva in una congestione di piccole preoccupazioni e intanto restava sdraiato, voltandosi ora su un fianco, ora sull'altro. Di tanto in tanto si sentivano solo delle brusche esclamazioni:Ah, Dio mio! Che vita! Che destino!”.

Oblomov veniva ritenuto un buono, infatti evitava le relazioni con il prossimo e quando costretto si conformava sempre al suo interlocutore, non voleva impicci di nessun genere, la sua bontà era solo il riflesso della sua passività che gli suggeriva di stare sempre fuori, di non compromettersi mai, di fatto ammazzava il tempo, in attesa che passasse come se il vivere fosse un impegno troppo gravoso ed intollerabile da subire. Le stesse tormentate introspezioni, avevano la funzione di avvolgerlo in un ossessivo processo di autoconvalida del suo modo di vivere.

Augusto Romano, brillante analista junghiano ne ha fatto una affascinante lettura nel suo saggio “ll flaneur all'inferno. Viaggio attorno all'eterno fanciullo”, di cui riporto alcuni brani, proseguendo il nostro discorso.. “Allo stesso modo Oblomov può permettersi il lusso di non odiare, di fare come se non avesse un'Ombra, poiché il gioco dei sentimenti attivi implica l'accettazione del rischio della relazione, che corrisponde a quell'essere nel presente da cui Oblomov rifugge. L'universo di Oblomov é un universo claustrofilico(“...aveva scoperto alla fine che l'orizzonte della sua attività ed esistenza era chiuso in lui stesso”)” in cui tutto può diventare minaccioso persino le persone che lo vengono a trovare nella sua casa a cui egli dice”Non avvicinarti, non avvicinarti!Porti dentro il freddo!

Significativamente il tema del cibo é l'ethos tematico e simbolico di tutto il romanzo.
La preoccupazione del mangiare era la prima e principale preoccupazione in casa Oblomov
....Il cibo che entra dentro e il cibo che sta intorno, sempre a portata di mano;lo si mangia con la bocca e con gli occhi. Una droga non violenta ed estremamente catturante, seduttiva. Viene spontaneo far convergere in un unico plesso le figure del cibo, della madre, della culla e della tomba. La madre é la materialità in cui Oblomov é rinserrato, e cullandolo lo stringe in un abbraccio mortale..... Autoindulgenza, riposo, beatitudine, tranquillità, oceano: la costellazione archetipa che presiede alla storia di Oblomov é quella del figlio amante divorato dalla madre
Infatti Oblomov morirà giovane, divorato da un inconsapevole cupio dissolvi, che troverà il suo epilogo in un colpo apoplettico”apparentemente senza dolore, senza patimenti, come un orologio che si fosse fermato, che si erano domenticati di caricare”.

Il deuteragonista del romanzo, Stoltz, amico di Oblomov e suo opposto, quindi due personaggi che si commentano per ironia, appassionato abitante del mondo, chiamerà questo modo d'essere, oblomovismo.

Nikolaj Dobroljubov contemporaneo di Goncarov definì in suo celebre saggio “Cos'é l'oblomovismo? Oblomov il principale rappresentante della serie di uomini superflui che avevano affollato la letteratura russa dell'Ottocento...che soffrono per il fatto che non vedono che scopo abbia la propria vita e non trovano per sé un'occupazione” , basti pensare all'Eugene Oniegin di Puskin, ma non solo, aggiungo io come non ricordare i personaggi sveviani, da Zeno della “Coscienza di Zeno” ad Emilio Brentani di “Senilità”, o ai personaggi di Beckett, considerato che il dramamturgo irlandese, come riferisce Augusto Romano, fu un appassionato lettore di Goncarov. L'oblomovismo, ritengo, che rappresenti, come dice Augusto Romano, una possibile incarnazione dell'umano, una categoria dello Spirito, che credo sia molto più diffusa di quanto non si creda, verosimilmente occultata e soffocata tra le pareti domestiche, quando non altrimenti definita categoria nosografica tra le pieghe dei codici psichiatrici. Ecco alcune scene mirabili del vecchio quanto suggestivo sceneggiato televisivo, Oblomov, quando la televisione faceva cultura.

https://youtu.be/kInENyUFsIM


Oh santo Dio, la vita ci raggiunge dovunque
Ivan Gončarov, Oblomov

Vivendo sempre insieme, si erano venuti a noia reciprocamente. Una intimità quotidiana non è mai innocua né per l'uno né per l'altro: è necessaria, dall'una e dall'altra parte, molta esperienza di vita, molta logica e cordialità, per potere, godendo solo delle qualità positive, non offendere e non essere offeso dalle reciproche manchevolezze. 
Ivan Gončarov, Oblomov

Appena alzato da letto, al mattino, dopo aver preso il tè, si coricava subito sul divano, appoggiava la testa alle mani e si metteva a riflettere, senza risparmiare le forze, fino al momento in cui, alla fine, la testa era stremata dal duro lavoro e la coscienza diceva: abbiam fatto abbastanza, oggi, per il nostro bene. Solo allora decideva che si poteva riposare dalle fatiche e cambiava la sua posa diligente in un’altra, meno lavorativa e severa, più adatta ai sogni e al languore. Liberatosi così dalle cure connesse agli affari, a Oblomov piaceva rinchiudersi in sé e vivere nel mondo che si era creato.
Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov


Tarantiev nutriva una specie di avversione istintiva verso gli stranieri.
Ai suoi occhi, francese, tedesco, inglese erano sinonimi di imbroglione, volpone e brigante.
Egli non faceva neppure distinzione fra le varie nazionalità: erano tutti uguali, ai suoi occhi.
Ivan Aleksandrovic Goncarov, Oblomov: Parte prima, IV


«Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchiere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi. A vederli, sembrano tutti intelligenti, persone piene di dignità, e non senti altro che “A quello hanno dato questo, quest’altro ha avuto un appalto”. “Ma per quale ragione, di grazia?” grida un terzo. “Tizio ieri sera si è rovinato al gioco, al club; Sempronio ha guadagnato trecentomila rubli!” Non è che noia, noia e ancora noia!…Dov’è l’uomo, in tutto questo? Dov’è finita la sua dignità? Dove si è nascosto? Come mai si è abbassato a tal punto?….E la nostra migliore gioventù che fa? Non dorme, forse, ballando, passeggiando, scorazzando per il viale Nevsky? Il loro è un continuo, vuoto passare di giorni. Ma con quale superbia e con quale indicibile dignità, con che sguardo di riprovazione guardano chi non è vestito come loro, chi non ha i loro nomi e i loro titoli! E s’illudono, quei disgraziati, di stare al di sopra della gran massa. E quando si riuniscono tra di loro, litigano e si ubriacano come selvaggi. E queste sarebbero persone vive, che non dormono? Ma non soltanto i giovani. Guarda gli adulti. Si invitano, si offrono l’un l’altro da mangiare senza cordialità, senza bontà, senza reciproca simpatia! Si riuniscono per un pranzo, per una serata, come se andassero all’ufficio, freddamente, senza allegria, per fare sfoggio del proprio cuoco, della propria casa, per ridere poi l’uno dell’altro e farsi lo sgambetto. L’altro giorno, a pranzo, non sapevo dove guardare, avrei voluto nascondermi, mi sarei cacciato sotto la tavola, quando han cominciato a massacrare la reputazione degli assenti: quello era stupido, quell’altro vile, il terzo un ladro, il quarto ridicolo! Non si salvava nessuno. E mentre dicevano queste cose si guardavano con certi occhi, come per dire:”Fa tanto che l’uscio si richiuda alle tue spalle, e ti faremo lo stesso servizio!” Perchè si riuniscono se si giudicano così? Perchè si stringono la mano? Non hanno mai uno scoppio sincero di risa, una simpatia schietta! Cercano di attirare loro chi abbia un grado elevato, un nome sonante: “Ho avuto ospite il tale, sono stato dal talaltro”. Si vantano poi. Ma che vita è questa? Non me ne faccio proprio nulla, la rifiuto. Che ci posso imparare? Cosa ci posso ricavare?»
Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov, Обло́мов, 1859.


«Gli abitanti di Oblomovka credevano poco anche alle agitazioni dell'anima, e non ritenevano vita il turbine delle eterne aspirazioni verso chissà quali luoghi e cose; temevano come il fuoco l'entusiasmo delle passioni; e come in altri uomini il corpo è rapidamente consumato dal lavoro vulcanico del fuoco interno, spirituale, così l'anima degli abitanti di Oblomovka annegava tranquillamente, senza scosse nei flaccidi corpi.
La loro vita non era segnata, come in altri, da rughe precoci, né da colpi e sofferenze morali distruttori. Quella brava gente non concepiva la vita altrimenti che come un ideale di tranquillità e d'inerzia, disturbata di tempo in tempo da vari casi spiacevoli, come le malattie, le perdite, le contese, e tra l'altro il lavoro. »

« Sulla natura dell'Inghilterra non dico nulla! Pare che essa non esista e che sia coltivata in modo che tutto cresca e viva secondo un programma. Gli uomini l'hanno dominata e hanno livellato le sue caratteristiche. I campi sono come parquets dipinti: con gli alberi e con l'erba è stato fatto lo stesso lavoro che con i cavalli e con i buoi. L'erba ha l'aspetto, il colore e la morbidezza del velluto. Nei campi non trovi un pugno di terra incolta, nei parchi non c'è un cespuglio nato spontaneamente. E gli animali subiscono la stessa sorte. Sono tutti di razza: pecore, cavalli, buoi e cani. Altrettanto dicasi degli uomini e delle donne. Tutto è solido, bello, audace: negli animali l'aspirazione a compiere la propria missione è portata sino a una consapevolezza intelligente, e negli uomini, al contrario, è abbassata al livello di istinto animale. Agli animali si insegnano le regole di come comportarsi, cosicché si direbbe che un bue capisca perché ingrassa, mentre l'uomo si sforza di dimenticare per quale ragione tutto il giorno, tutto l'anno, tutta la vita non faccia altro che metter carbone nella stufa o chiudere e aprire qualche valvola. »
Ivan Alexandrovič Gončarov,  Oblomov





giovedì 6 settembre 2012

La nostra è la cultura dove prevale non la sostanza bensì le apparenze: conta più il contratto del matrimonio che l'amore, conta (e costa) di più il funerale che il morto, conta di più i vestiti e le diete che il corpo, vale di più la messa che Dio...




La nostra è la cultura dove prevale 
non la sostanza bensì le apparenze: 
conta più il contratto del matrimonio che l'amore, 
conta (e costa) di più il funerale che il morto, 
conta di più i vestiti e le diete che il corpo, 
vale di più la messa che Dio...




 ‎---è il Paese delle MEZZE-VERITà.





domenica 2 settembre 2012

I Ponti di Madison County. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noi’. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

Facevo dei pensieri su di Lui che non riuscivo a controllare e Lui li seguiva tutti. Qualunque cosa provassi, qualunque cosa volessi, Lui mi seguiva, e in quel momento tutte le cose che avevo saputo di me stessa fino ad allora, sparirono! Mi comportavo come un’altra donna, eppure non ero mai stata così me stessa prima di allora.
I ponti di Madison County 


E tutte le considerazioni filosofiche non bastano a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello spietato gemito del tempo, del tempo che non potrò mai vivere con te.
dal film I ponti di Madison County 


“Non voglio avere bisogno di te"
“Perché?“
“Perché non posso averti!”
 I ponti di Madison County


Io non posso fingere che questo mi basti perché così dev'essere. 
E non posso fingere di non provare quello che provo, perché domani sarà finita.
dal film “I ponti di Madison County"


Mi rendevo conto che l'amore non obbedisce alle nostre aspettative: è mistero puro e semplice.
Robert James Waller, I ponti di Madison County



...in quattro giorni mi regalò una vita intera, un universo, ricompose i frammenti del mio essere in un tutto. Non ho mai smesso di pensare a lui, anche se non lo ricordavo consciamente, lo sentivo vicino a me, c'era sempre 
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti replicò lui. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama 'noi'. No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County



Tu pensi che quanto è successo a noi succeda a tutti? Parlo di quello che proviamo l'uno per l'altra. Non siamo... non siamo più due persone separate. C'è gente che cerca una cosa simile per tutta la vita e non la trova, altri non sanno nemmeno che esiste...
Robert Kincaid (Clint Eastwood), I ponti di Madison County


Lei non può capire... Una donna quando si sposa ed ha dei figli ferma la sua vita per dedicarsi completamente alla famiglia, poi i figli crescono se ne vanno e tu ti trovi sola a cercare di ricominciare la tua vita ma non ne sei più capace, è passato troppo tempo!
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Noi siamo le nostre scelte.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County


Voglio mantenerlo per sempre. Voglio amarti come ti amo ora per il resto della mia vita. Non capisci...lo perderemo se ce ne andiamo. Non posso far scomparire un'intera vita per iniziarne un'altra di nuova. Tutto quello che posso fare è cercare di mantenerle entrambe. Aiutami. Aiutami a non smettere di amarti.
Francesca Johnson (Meryl Streep), I ponti di Madison County



Francesca: Ah, ha saputo tutta la storia...
Robert: Già, il cassiere del supermercato è stato molto loquace!
Francesca: Sì, quello è il gazzettino ufficiale della contea!
Robert: Adesso so di più sull'affare Delerine che sul mio matrimonio! Se per lei è un problema venire stasera non deve sentirsi obbligata a farlo. Non sono bravo a capire le reazioni della gente io... Ecco, non vorrei metterla in una situazione compromettente.
Francesca: Sì, sì capisco, è molto gentile a preoccuparsi. Robert, io voglio venire. Ci vediamo al ponte come avevamo stabilito. E non si faccia scrupoli, io non ne ho.
Robert: Se vuoi che mi fermi, dimmelo ora.
Francesca: Nessuno te lo sta chiedendo.
Robert: Non voglio aver bisogno di te.
Francesca: Perché?
Robert: Perché non posso averti.
 I ponti di Madison County




Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama ‘noiNo, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo siamo…

I Ponti di Madison County




Una coppia non è un uomo più una donna: è una terza persona che formano insieme. 
Francoise Giroud

L'amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.
Italo Svevo




per completare la frase: L'amore sano è quello che abbraccia un uomo solo e intero, compreso il suo carattere e la sua intelligenza. Ecco ora è Yin e yang




Nel rapporto di coppia ciascuno dei due deve rimanere fermamente se stesso [...] Due rimangono due e creano insieme un loro UNO... [...] L'amore dei due contribuisce a formare una terza persona ideale, composta dalla parte migliore di ciascuno dei due partner. Quando invece uno dei due "annulla" l'altro, l'amore cessa di esistere
Cit. Agostino Degas 



Vanja Pegoiani ‎...e questo ci voleva....[I Ponti di Madison County]  il film + romantico e struggente che abbia mai visto....tipo love story...

sabato 30 giugno 2012

Plutarco. Considerazioni sull'amore coniugale.


Mario Fabi

Plutarco. Considerazioni sull'amore coniugale.

Quanto ai giovani che, pur non essendo perversi per natura, sono stati indotti dall'inganno o dalla violenza a concedere e ad offrire se stessi, non c’é nessun uomo che essi guardino con sospetto e odino di più di quelli che hanno abusato di loro e si vendicano in modo terribile, quando se ne presenta l'occasione: così, Cratea uccise Archelao, che n’aveva fatto il suo amante, e Pitolao fece lo stesso con Alessandro di Fere; Periandro, il tiranno di Ambracia, domandò al suo amante se non fosse ancora in gravidanza e quello, preso dall'ira, lo uccise.
Invece l’unione carnale con la legittima sposa è fonte di amicizia, come una comune partecipazione ai grandi misteri. Il piacere è di breve durata, ma da esso fiorisce, giorno per giorno, tra gli sposi il rispetto reciproco, la compiacenza, l’affetto e la fedeltà. Non vaneggiavano i Delfici quando chiamavano Afrodite “Armonia” e neppure Omero, quando chiamo una simile unione “Amicizia”...


PLUTARCO - Sulle donne
Perché parlare ancora della loro saggezza, intelligenza, fedeltà e lealtà, quando in molte di loro é apparso chiaramente un coraggio, un valore, una grandezza d'animo virile? E sarebbe davvero strano, rimproverare alla loro natura, bella per altri aspetti, d’essere incompatibile con la sola amicizia. Le donne amano i figli e i mariti e la capacità di amare in loro é come una terra fertile, pronta ad accogliere il seme dell'amicizia e non è priva di seduzione e di grazia. Come la poesia, applicando al discorso gli ornamenti del canto, del metro e del ritmo, rende la sua capacità educativa più forte e la sua capacità di danneggiare più irresistibile, così la natura, dotando la donna del fascino dello sguardo, della forza persuasiva della voce e dell’attrattiva della bellezza del corpo, da una parte assiste con grandi mezzi colei che é dissoluta per il piacere e la seduzione, dall'altra assiste anche colei che é saggia per guadagnarsi l'affetto e l'amicizia del marito. Platone invitava Senocrate, che era di animo nobile ed elevato per alcuni aspetti, ma troppo serio di carattere, lo invitava, dunque, a "sacrificare alle Cariti"; così si potrebbe consigliare alla donna virtuosa e saggia di sacrificare all'Amore, affinché il dio abiti nella sua casa come protettore delle nozze e la fornisca di tutti quegli ornamenti propri del sesso femminile e suo marito non la lasci per un'altra e sia costretto a dire, come nella commedia:
CHE DISGRAZIATO SONO, QUALE DONNA INGANNO !
Infatti, nel matrimonio, amare é un bene più grande che essere amati; quando si ama si evitano molti errori, o meglio si evitano tutti quelli che rovinano e alterano le nozze.....

....Per quanto riguarda il sentimento doloroso che si prova all'inizio del matrimonio, questo non si deve temere come una ferita o una bruciatura e perciò anche dopo una ferita, non é una cosa terribile l'unione con una donna onesta; é come l'innesto di un albero. Del resto, una ferita é anche all'inizio della gravidanza, infatti, non esiste un'unione completa se l'uno non subisce qualche modificazione da parte dell'altro.
All'inizio, lo studio della matematica mette in agitazione i bambini e quello della filosofia i giovani, ma questo studio non resta sempre arido per loro. Così per gli amanti succede come quando due liquidi si mischiano tra loro; l'amore all'inizio sembra produrre un fervore e un turbamento, ma poi, col tempo, si calma, si purifica e mostra una più grande stabilità. Quest’unione che é detta "assoluta" é veramente quella di due sposi che si amano; mentre l'unione di quelli che vivono insieme senza questo profondo legame, assomiglia a quei contatti e intrecci di cui parla Epicuro e porta con se urti e repulsioni, non arrivando mai a quell’unione che solo l'Amore produce, quando presiede la convivenza degli sposi. Non esistono piaceri più grandi ne vantaggi più continui e nessun altro affetto é così splendente e invidiabile come
L’ACCORDO DI TUTTI I SENTIMENTI, IN CASA, TRA MARITO E MOGLIE. ( PLUTARCO)

giovedì 19 gennaio 2012

Bukowski. IL GRANDE DIO AVEVA TROPPI CANNONI, PER ME, ERA TROPPO GIUSTO E TROPPO POTENTE. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. VOLEVO QUALCOSA DI MENO, QUALCOSA CHE NON FOSSE TROPPO

Secoli di poesia e siamo sempre al punto di partenza
Charles Hank Bukowski

Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto, quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani, quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma, quando Dio creò l’odio ci ha dato una normale cosa utile, quando Dio creò Me creò Me, quando Dio creò la scimmia stava dormendo, quando creò la giraffa era ubriaco, quando creò i narcotici era su di giri e quando creò il suicidio era a terra. Quando creò te distesa a letto sapeva cosa stava facendo, era ubriaco e su di giri e creò le montagne e il mare e il fuoco allo stesso tempo. Ha fatto qualche errore, ma quando creò te distesa a letto fece tutto il Suo Sacro Universo.
Charles Bukowski


Tutti abbiamo sentito la vecchietta che diceva: 'È terribile quello che fanno i giovani a se stessi con la droga", ma poi tu guardi questa vecchietta; è senza occhi, senza bocca, senza culo, senza anima, senza cervello e senza calore umano e ti chiedi come abbiano fatto a ridurla così il tè coi pasticcini e la chiesa.
Charles Hank Bukowski



Duemila anni di cristianità e che abbiamo ottenuto? poliziotti che cercano di tener insieme una merda che va putrefazione, e che altro? guerre a non finire, bombardamenti, grassatori per le strade, rapine, gente accoltellata, tanti pazzi che ne hai perduto il conto, non ci fai più caso lasci che vadano in scorribanda per le strade, in divisa poliziotti, oppure no.
Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia, 1972



SPESSO LO STATO DELLA CUCINA RIFLETTE LO STATO DELLA MENTE. Gli uomini confusi e insicuri, d'indole remissiva, sono dei PENSATORILe loro cucine sono come le loro menti, ingombre di rifiuti, stoviglie sporche, impurità, ma essi sono coscienti del loro stato mentale e ne vedono il lato umoristico. A volte, presi da uno slancio focoso, essi sfidano le eterne deità e si danno a metter ordine nel caos, cosa che a volte chiamano creazione; così pure a volte, mezzo sbronzi, si danno a pulire la cucina. Ma ben presto tutto torna nel disordine e loro a brancolare nelle tenebre, bisognosi di pillole e preghiere, di sesso, di fortuna e salvazioneL'UOMO CON LA CUCINA SEMPRE IN ORDINE È, INVECE, UN MANIACO. DIFFIDATENE. LO STATO DELLA SUA CUCINA E QUELLO DELLA SUA MENTE COINCIDONO: costui, così preciso e ordinato, si è in realtà lasciato condizionare dalla vita e la sua mania dell'ordine, dentro e fuori, è solo un avvilente compromesso, un complesso difensivo e consolatorio. Basta che l'ascolti per dieci minuti e capisci che lui, in vita sua, non dirà mai altro che cose insensate e noiose. È un uomo di cemento. Vi sono più uomini di cemento, al mondo, che altri. Sicché: se cerchi un uomo vivo, dà un'occhiata alla sua cucina, prima, e ti risparmierai un sacco di tempo.
Ora, la donna con la cucina sporca è un'altra questione: dal punto di vista maschile. Se non lavora altrove e non ha figli, LA PULIZIA O LA SPORCIZIA DELLA SUA CUCINA SONO QUASI SEMPRE (CON QUALCHE ECCEZIONE) IN PROPORZIONE DIRETTA ALL'AFFETTO CHE NUTRE PER TE. Alcune donne hanno teorie su come salvare il mondo ma non son buone a lavare una tazzina di caffè. Se glielo fai osservare ti rispondono: "lavare tazzine non è importante". Purtroppo, lo è. Specie per un uomo che ha lavorato otto ore filate, magari dieci, con lo straordinario, a una fresa o a un tornio. S'incomincia a salvare il mondo salvando un uomo alla volta. Tutto il resto è magniloquenza romantica o politica.
Charles Bukowski. Storie di ordinaria follia


“[…] Mica potevan limitarsi a dirmi che eran senza sigarette. No. Bisognava mi facessero capire che erano d’un’altra fede, loro. Il tabacco è pei borghesi. Loro andavano invece a Malibù, in qualche baracca, a fumare un po’ d’erba, con gente di presunta avanguardia. Tutti costoro mi fanno pensare, in certo senso, a quelle vecchiette che, all’angolo della via, vendono “La Torre di Guardia." Questi adepti della streppa, LSD, marijuana, eroina, hascish e compagnia bella, hanno la stessa mentalità dei Testimoni di Geova: o sei con noi, amico, o sennò sei fuori, uomo, sei morto, questo è il credo di tutti gli utenti della droga, sfido che vengano arrestati di continuo. Mica son buoni a drogarsi in silenzio, no, devono farlo sapere a tutti che loro fanno parte della consorteria. Inoltre, tendono a collegare la streppa con l’Arte, con il Sesso, con l’ambiente d’avanguardia e del dissenso. Il loro Acido Dio, Timothy Leary, gli dice: “lasciate tutto e seguitemi." poi lui prende in affitto un teatro e gli fa pagare 5 dollari a testa, per andarlo a sentire.” 
Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia. Erezioni, eiaculazioni, esibizioni


“Tu credi nella guerra?" Mi domandò il dottore.
“No"
“Sei disposto a andare in guerra?"
“Sì"
(era un’idea pazzesca: mi vedevo saltar fuori di una trincea e andar all’assalto, avanti, finché m’ammazzavano.)
Lui non disse più niente per un pezzo e scriveva su un foglio di carta, poi alzò gli occhi:
“A proposito, Mercoledì abbiamo un party, per i medici e gli artisti, gli scrittori. Io ti posso invitare, vuoi venirci?"
“No"
"All right," disse, “non occorre che ci vai."
“Dove?"
“Alla guerra."
Lo guardai senza fiatare.
“Non credevi che l’avremmo capito, dì, eh?"
“No"
“Consegna questo foglio all’ufficio qui accanto."
Percorsi un corridoio. Il foglio era spillato alla mia cartella. Ne sollevai lembo. Riuscii a leggere "…cela una estrema sensibilità sotto una scorza di indifferenza…"
Che barzelletta, pensai. Perdio! Io, sensibile! Questa poi!
Dunque addio Moyamensing. E è così che io vinsi la guerra.”
Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia

Che differenza c'è fra poesia e prosa?
La poesia dice troppo in pochissimo tempo,
la prosa dice poco e ci mette un bel pò.
Charles Bukowski, "Storie di ordinaria follia"


Qualsiasi cosa, del resto, è una perdita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma-amore-felicità. Tanto tutti finiamo nel mondezzaio della sconfitta: chiamala morte, chiamala errore. Io non son bravo con le parole. Direi però, dato che tutti ci s'adatta alle circostanze, che certe cose accrescono la tua esperienza, anche se magari non si tratta di saggezza. È possibile peraltro che uno resti per tutta la vita nell'errore, vivendo in uno stato come d'intontimento o di paura. Ne avrete viste, di queste facce. Io ho visto la mia.
Charles Bukowski, "Storie di ordinaria follia" - "Altra storia di cavalli"



“Maledizione, ho pensato, maledizione maledizione maledizione maledizione. La Famiglia, Dio, la Patria, i Soldi. Il Senso di Colpa, e il Dovere. Cristo. Il Peccato. Maledizione, maledizione e maledetti i postumi di sbronza, a sudare sulla croce, con il culo che puzza, le budella che si torcono, il cervello oscurato, la lana in gola, il dolce sonno come unica possibilità, il dolce sonno come unica cura…”
Charles Bukowski, Shakespeare non l’ha mai fatto


Alcune persone vengono al mondo ricche ma tutte se ne vanno senza un soldo. 
Naturalmente per l’artista è diverso: si lascia dietro la sua scia di profumo che alcuni chiamano immortalità e, naturalmente, più è bravo nella sua arte più grande sarà il tanfo che si lascia alle spalle - nei colori, nei suoni, nella pagina stampata, nella pietra e in altre forme. Ma la colpa di questa immortalità è solo di chi vive - si aggrappano a questo tanfo, lo idolatrano. Non è colpa dell’artista. L’artista sa che non appartiene all’immortalità più di quanto è appartenuto alla vita - un lampo fugace, e questo basta: che il prossimo tenti la sorte.” 
Charles Bukowski, Shakespeare non l’ha mai fatto 


IL GRANDE DIO AVEVA TROPPI CANNONI, PER ME, ERA TROPPO GIUSTO E TROPPO POTENTE. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. VOLEVO QUALCOSA DI MENO, QUALCOSA CHE NON FOSSE TROPPO [...]
Charles Bukowski. "Shakespeare non l’ha mai fatto"


Siamo andati a visitare la cattedrale, mi ha abbastanza impressionato, era una costruzione architettonica fantastica, siamo entrati e stava piovendo un po' (fuori), e dentro puzzava un po' di piscia, e l'interno era più stupefacente dell'esterno, saliva e saliva e MI HA FATTO QUASI DESIDERARE DI POTER ACCETTARE IL DIO DEI CRISTIANI INVECE DEI MIEI 17 MINUSCOLI DEI PROTETTORI PERCHÉ UN GRANDE DIO MI AVREBBE AIUTATO A SUPERARE UN MUCCHIO DI PORCHERIE E DI TERRORE E DI DOLORE E DI ORRORE, sarebbe stato più facile e forse persino più ragionevole, mi avrebbe aiutato a capire qualcuna delle puttane con cui ho vissuto e qualcuna delle donne, i lavori monotoni e la mancanza di lavoro, le notti di rabbia e di fame, e suppongo che tutte le persone che sono entrate in quella cattedrale abbiano avuto dei pensieri, e che qualcuno di quei pensieri avrebbe potuto condurle a convertirsi, MA IO, HO PENSATO, SE MI FOSSI CONVERTITO, SE AVESSI CREDUTO, AVREI DOVUTO LASCIARE IL DIAVOLO LAGGIÙ, TUTTO SOLO TRA LE FIAMME, E NON SAREBBE STATO GENTILE DA PARTE MIA, perché negli avvenimenti sportivi quasi sempre faccio il tifo per i perdenti e in quelli spirituali sono colpito dalla stessa malattia, perché non sono un uomo che pensa, seguo ciò che sento, e i miei sentimenti stanno con gli handicappati, i torturati, i dannati e i perduti, non per simpatia ma per fratellanza, perché sono stato uno di loro, perduto, confuso, indecente, meschino, spaventato e codardo; ingiusto, e gentile solo a piccoli lampi e sebbene fossi fregato, sapessi che non serviva a niente, che non curava niente, lo rafforzava soltanto.
Charles Bukowski



Quelli là pensano che per avere un'anima devi essere per forza in croce e sanguinare.
Ti vogliono mezzo matto, che ti sbavi sul davanti della camicia.
Ne ho avuto abbastanza di croci, ne ho le tasche piene.
Se riesco a tenermi alla larga dalla croce,
ho ancora parecchie cose da dire. Troppe....
Charles Bukowski


Cominciai a sentire lo stomaco che andava su e giù.
Mi sentivo male, mi sentivo inutile, triste. Ero innamorato di lei. 
Charles Bukowski


Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi. 
Perdono il senso dell'umorismo. 
Diventano irritabili, psicotici e noiosi.
Ammazzano perfino la gente. 
Charles Bukowski


Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorato.
Va così, rhum e pera, perché ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita. […]
Charles Hank Bukowski


Quando Dio...
creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo
ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo
Charles Hank Bukowski



"Non aspettare la donna giusta. non esiste. ci sono donne che riescono a farti provare qualcosa di più col loro corpo e con la loro anima, ma sono esattamente le stesse che ti accoltelleranno proprio sotto gli occhi della folla."
Charles Bukowski, "Birra, fagioli, crackers e sigarette"


Non ho mai trovato un vero amico. Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi. Lo capii subito, smisi di cercare la 'ragazza dei sogni'; me ne bastava una che non fosse un incubo  
Charles Bukowski


"Sembrava più bella che mai. Una bionda tiziano che scoppiava di vita; il naso un pò troppo berutto, un pò troppo grosso, ma una volta che ci avevi fatto l'abitudine, finivi per amare anche quello. Sentiva il cuore che ticchettava come una bomba ad orologeria in uno sgabuzzino vuoto, era come se qualcuno gli avesse scodellato via le budella e che solo il cuore si trovasse al solito posto, a gemer vuoto."
"Taccuino di un vecchio sporcaccione"
Charles Hank Bukowski


L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.
Charles Bukowski, Musica per organi caldi, 1983




D'altra parte Eros era figlio di Poros (espediente) e di Penia (povertà)... che ci aspettiamo?



Un uomo deve provare tante donne per trovare l'unica, e se aveva fortuna lei sarebbe stata al suo fianco. Per un uomo sistemarsi con la prima o la seconda donna della vita è comportarsi da ignorante; non ha idea di che cosa sia una donna. Un uomo deve compiere il percorso fino in fondo, e ciò non significa solo andare a letto con le donne, scoparle una volta o due; vuole dire "vivere" con loro per... mesi e anni. Non biasimo gli uomini che hanno paura di una cosa simile, significa mettere l'anima a disposizione di tutte. Naturalmente alcuni uomini si sistemano con una donna, rinunciano, dicono ecco, è il meglio che posso fare. Ce ne sono moltissimi, in effetti la maggior parte delle persone vive sotto la bandiera della tregua: si rende conto che le cose non funzionano in modo proprio perfetto, ma non importa, accontentiamoci, dicono, non serve a niente percorrere di nuovo tutta la trafila, che cosa danno alla tv, stasera? Niente. Bene, guardiamola lo stesso. È meglio che guardarsi in faccia, è meglio che pensare a "quello". La tv tiene insieme più coppie male assortite di quanto non facciano i figli o la chiesa.
Charles Bukowski


Dato che ero nato uomo, impazzivo per tutte le donne, e più erano volgari meglio era. Eppure le donne - le donne che valevano qualcosa - mi spaventavano perché finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che ne restava. Di solito andavo matto per le prostitute, le donne da poco, perché erano dure e insopportabili e non chiedevano niente. E quando se ne andavano non perdevo niente. Eppure desideravo con tutto me stesso una donna dolce, buona, nonostante il prezzo tremendo che sapevo di dover pagare. In entrambi i casi ero perduto. Un uomo forte avrebbe lasciato perdere. Io non ero forte. E così continuavo a lottare con le donne, con l'idea stessa di donne.
Charles Bukowski, "Donne"



Le feci tener su le scarpe coi tacchi alti. Sono un freak. Il corpo al naturale non lo reggo, ho bisogno di farmi ingannare. Gli psichiatri hanno un termine specifico per questo, ed io ho un termine specifico per gli psichiatri.
Charles Bukowski, "Taccuino di un vecchio sporcaccione"




Attenti ai predicatori
attenti ai sapienti
attenti a quelli che leggono sempre libri
attenti a quelli che o detestano
la povertà o ne sono orgogliosi
attenti a quelli pronti a elogiare
poiché hanno bisogno di elogi in cambio
attenti a quelli veloci nel censurare
perché hanno paura di ciò che non sanno
attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno

attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore il loro è un amore comune 
che mira alla mediocrità
ma c'è il genio nel loro odio
c'è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti,
per uccidere chiunque
non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere
tutto ciò che si differenzia da loro stessi
non sapendo creare l'arte
non capiranno l'arte
considereranno il loro fallimento come creatori
solo come un fallimento del mondo
non essendo in grado di amare pienamente
crederanno Il tuo Amore Incompleto
e poi odieranno te

e il loro odio sarà perfetto
come un diamante splendente
come un coltello
come una montagna
come una tigre
come cicuta
la loro arte più raffinata.
Charles Hank Bukowski







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